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15 gennaio 2011

La fuga precipitosa dell'amico Ben Ali copre sulla stampa estera le vergogne italiane

Questa volta è l'amico Ben Ali a correre, involontariamente, in soccorso del dittatorello nostrano. Sotto l'incalzare delle violente proteste popolari che hanno interessato gran parte delle città tunisine, Ben Ali è stato costretto a lasciare il paese che governa da 23 anni. I giornali stranieri oggi dedicano le loro prime pagine a quest'evento tralasciando, per una volta, le nostre patrie miserie. 

Mentre Barack Obama invita i tunisini alla calma e ad evitare inutili spargimenti di sangue, consigliando al governo tunisino il rispetto dei diritti umani e libere elezioni, Berlusconi e il suo governo restano muti sui fatti di Tunisia e sulla sorte dell'amico Ben Ali. Forse non per paura ma perchè forsennatamente impegnati a mettere a tacere tutti gli scandali nostrani che li coinvolgono e che spuntano quotidianamente come da una matrioska che si apra all'incontrario, dal più piccolo al più grande.

Propongo ai miei lettori un'analisi tagliente sulla sitazione attuale da parte di Daniele Martinelli e poi un video più datato in cui lo stesso giornalista ci spiega che Berlusconi cadrà sulla giustizia.
”Chiedo con urgenza a tutte le parti di mantenere la calma ed evitare la violenza e chiedo al governo tunisino di rispettare i diritti umani, di indire elezioni libere e corrette.‘
Sono le parole di Barack Obama al suo rientro dai funerali di Tucson dopo la strage dello “squilibrato” 22enne al comizio della deputata Gifford. Mentre il presidente americano plaude alla dignità e al coraggio del popolo tunisino, Berlusconi, del fuggiasco amico Ben Alì, non ha ancora proferito parola.
Tace per paura di fare la sua stessa fine come tacciono il dittatore algerino Bouteflika (possibile prossimo alla fuga), come il logoro dittatore egiziano Mubarak (la sua finta nipote Ruby ha messo nei guai per prostituzione minorile l’amico Berlusconi), come il golpista libico Gheddafi (che difficilmente potrà vedere realizzata l’autostrada dagli italiani promessa dal solito compagno di merende Berlusconi) e come pure Mohammed VI, re del Marocco, altro rais al quale nessuno può garantire regno eterno. La spinta delle nuove generazioni del nord Africa, potrebbe trasformare presto il piccolo Maghreb in un gruppo di stati avviati a forme di democrazia simili all’Europa, e di essa diventarne una sorta di prolungamento. Ovviamente non prima di rivolte e bagni di sangue di cui è difficile prevederne la durata.
Quanto all’Italia di Berlusconi siamo l’appendice fascista e fondamentalista dei sultanati nordafricani. Ci accomuna l’integralismo religioso, bugie quotidiane, frasi eversive, puttanelle minorenni, corruzione, mafia e impunità. Come in Tunisia gli italiani sanno di vivere in un regime corrotto dalla cui parte sono rimasti si e no resti umani come i conviviali ermellini della Consulta Mazzella e Napolitano, che fosse stato per loro, l’impedimento alla legge uguale per tutti sarebbe stata una certezza piena. Secondo il sultano italiano finanziatore dei boss mafiosi e indagato per strage a Firenze, la bocciatura del legittimo impedimento indurrà “la speculazione ad approfittarne, pensando di attaccare un paese con un capo di governo sotto processo…“. Magari succedesse!
Intanto l’amico di Berlusconi Ben Alì se l’è data a gambe dalla Tunisia per non finire linciato dalla piazza come fu per Ceausescu in Romania nell’89. Pare abbia raggiunto in fretta e furia la sua famiglia a Dubai con volo privato scortato da 3 aerei francesi. La tunisina Nessma Tv di Berlusconi ha dato notizia dell’arresto del genero di Ben Alì, ma si è rivelata una bufala. In Tunisia continua il caos nonostante i ministri di governo si siano organizzati in un governo provvisorio in vista delle elezioni. Obama, tanto per non dimenticare, plaude. Berlusconi tace. Come Mangano. Fonte: Diritto.net


Leggi anche: Tunisia chiama Italia

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