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22 gennaio 2011

Non so come ne usciremo

Non so se, come e quando ne usciremo ma, a vedere lo stallo e l'arrocco, mi sa che siamo messi molto male. Se questi nostri politici - si fa per dire - pensassero seriamente che le loro scelte e decisioni non rimangono sul piano del privato ma interessano il paese e contribuiscono a crearne il futuro, forse sarebbero molto più attenti a quello che fanno, dicono e propongono. Mi chiedo, adesso, quale futuro ci stiano preparando; come sia possibile che l'Italia normale, quella della gente comune, quella che vota e produce la tanto proclamata sovranità popolare, non entri nei loro pensieri e nel loro fare. A pensarci bene sarebbero lì per questo, delegati a gestire la cosa pubblica nell'interesse di tutti, in particolar modo dei meno fortunati. Assistiamo, invece, ad un pubblico, inverecondo mercimonio  di corpi e anime, di sogni e illusioni, di utilità e prebende.

Come potrà questo paese devastato da una classe politica indegna risalire la china? Quando potremo dire che abbiamo toccato il fondo per iniziare la risalita? Quali sono le colpe di noi cittadini che ci sforziamo di rispettare le leggi e siamo colpiti anche da quelle che non conosciamo - la legge non ammette ignoranza - per essere costretti a sopportare uno spettacolo indegno e rivoltante che sembra senza fine? 

Chi ha la forza e l'autorevolezza per dire: ADESSO BASTA! E non mi riferisco ad un uomo della provvidenza - non serve, abbiamo già dato e visto cosa può produrre. Quale autorità - intendo - quale istituzione democratica, quale organismo istituzionale, quale componente sociale può indicarci la via per uscire dalle sabbie mobili?

Come me, tante cittadine e cittadini sono smarrite/i e deluse/i, e non intravedono la luce all'orizzonte.
Forse, nell'attesa, assumendoci le nostre responsabilità, potremo riflettere su questa bella e profetica canzone di Battiato. Ascoltala, come se fosse stata scritta solo ieri.

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