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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

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05 febbraio 2011

Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!

... abbiamo il coraggio di urlarlo, non solo di pensarlo, mugugnarlo o bofonchiarlo!!!

Quando si dice:  
mettere le mani avanti!

Mai pagato una donna in vita mia 
Mai frequentato minorenni 


Foto del Presidente svestito in atteggiamenti intimi con ragazze, laddove effettivamente esistenti, devono ritenersi sicuramente false, frutto di fotomontaggi e/o di manipolazioni




IL RE È COTTO di Massimo Fini   
Silvio Berlusconi, fatte le debite proporzioni, è nella stessa situazione di Mubarak. Dopo sedici anni di regime personale mascherato da democrazia c'è quasi un intero Paese che non ne può più di lui, di questo energumeno che ha monopolizzato per tre lustri la vita politica, e non solo la vita politica, italiana. Importanti pezzi della sua coalizione lo hanno abbandonato, prima l'Udc di Casini, poi il "cofondatore" Fini con Futuro e libertà. Anche giornali, Libero, e uomini, Feltri e Belpietro, che lo hanno sempre sostenuto a spada tratta cominciano a prenderne le distanze. Solo tre o quattro anni fa Libero non m'avrebbe mai chiesto di scrivere un articolo, cui è stato dato il posto dell'editoriale, sul tema “Perché sono antiberlusconiano da sempre” (Libero, 29/1). Il ministro dell'Interno Maroni dà chiari segni di insofferenza. La Lega lo sostiene solo perché spera che concluda sul federalismo fiscale (e garantiteglielo voi, sinistre, cretine. È una stronzata? E chi se ne frega, l'importante, al momento, è liberarsi dell'energumeno). Il presidente della Repubblica Napolitano ne sopporta sempre più a fatica le devastanti sortite contro le Istituzioni e la Magistratura (“Bisogna punire i pm”, è solo l'ultima della serie), anche se poi il suo ruolo lo costringe a dichiarazioni generiche tipo “bisogna abbassare i toni” quando c'è uno che urla da mane a sera. L'intera opposizione ne chiede le dimissioni. La Chiesa, che in verità non dovrebbe metter becco ma in Italia conta, è sempre più imbarazzata. Il Cavaliere è inseguito da una serie di processi per reati gravissimi (concussione, corruzione di testimone in giudizio, colossali evasioni fiscali) cui si sottrae cambiando, in corsa, le regole del gioco. L'uomo è cotto, politicamente, fisicamente, mentalmente, come dicono i dispacci diplomatici riservati degli americani che, dopo averlo sostenuto per anni, come Mubarak, sarebbero ora dispostissimi a mollarlo, come Mubarak, purché il suo sostituto dimostri la consueta fedeltà canina agli Usa e mantenga le nostre inutili truppe in Afghanistan. Ma, come Mubarak, Berlusconi resiste, asserragliato nel Palazzo, circondato dai suoi giannizzeri. Dopo aver sputato per anni sulle opposizioni adesso "in articulo mortis", proprio come Mubarak, cerca di blandirle. In alternativa manda in piazza i suoi carri armati, vale a dire i media di cui è proprietario o di cui si è impadronito, costringendo il direttore del Giornale a sparare a salve su Ilda Boccassini perché 28 anni fa ha dato un bacio a un giornalista di Lotta Continua, o un poveraccio, allampanato, dall'aspetto di uno spaventapasseri, a fargli sul Tg1 di Minzolini un'intervista così comicamente servile da risultare inutile se non controproducente anche per il più sprovveduto degli ascoltatori. Anche i carri armati di Berlusconi, come quelli di Mubarak, sembrano avere i cannoni spuntati. Ma lui non se ne va.
In Tunisia sono bastati due giorni di manifestazioni, non armate, ma nient'affatto pacifiche, per cacciare Ben Alì, un dittatore che vi spadroneggiava da ventitré anni.
Sarebbe sufficiente una spallata del genere per abbattere Silvio Berlusconi. Ma in Italia non si può. Siamo una democrazia, la violenza, anche minima, è bandita. Basta un cazzotto a Capezzone e siamo già al golpe. Ma qui si pone una domanda. Che difesa ha, in democrazia, il cittadino quando c'è un personaggio che l'ha svuotata di tutti i suoi contenuti e proprio grazie a questo inganno si mantiene al potere?
Meditate, suorine democratiche del Fatto, meditate. Fonte: Il Fatto Quotidiano

B, il carisma dell’impunito
È in libreria “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani. Seguito dai pensieri d'un italiano d’oggi” di Giacomo Leopardi / Franco Cordero (Bollati Boringhieri, 10 euro; 100 pagg). Un dialogo a distanza di quasi due secoli intorno al costume nazionale. Ecco, dall’indice dei nomi e degli argomenti, la voce che riguarda il presidente del Consiglio, di Franco Cordero.
Berlusconi, Silvio: dove nasce e come rampa, figura minore nella P2; ermetico silenzio sull’origine dei capitali affluiti sotto varie sigle societarie, quando edificava quartieri residenziali; Berlusco felix, benedetto dalla sorte, vi mette del suo, visto come compra Villa Casati (500 milioni in comode rate: ipotecandola, incassa quindici volte tanto, 7 miliardi e passa); i particolari svelano gli arcani della sua resistibile ascesa e meccanismi sottostanti; in una villetta annessa insedia Mangano, pseudofattore o stalliere, professionista nella mafia dei rapimenti, estorsioni, narcotraffico (ancora recentemente l’ha definito eroe, confermandosi incline a compagnie eccepibili); l’impresario edile diventa Re Lanterna, egemone delle televisioni commerciali, alias Olonese, pirata con patente governativa; disinvolto corruttore, comprando un giudice acquisisce Mondadori, colosso editoriale; una legge dagl’intuibili retroscena lo installa duopolista dell’etere; quando cade il regime guasto del quale era figlio, salta in politica adoperando teste frollate dalla narcosi televisiva, a miriadi; presidente del Consiglio, propone guardasigilli l’avvocato d’affari occulti, quello che gli aveva portato Villa Casati e Mondadori; cade dopo sei mesi, tradito dal leader padano, ma sopravvive felicemente, salvato dagl’intrighi bicamerali d’un avversario (gli garantisce le aziende, gestite in enorme conflitto d’interessi), e rivince (primavera 2001); insuperabile in imbonimento, corruzione, frode, plagio, falso, nonché predone senza fondo, intento ai suoi straripanti interessi, governa talmente male da perdere le elezioni d’un soffio; ancora salvato dal suicidio avversario (primavera 2008), esige l’immunità sapendosi molto vulnerabile in sede penale; siccome la Carta gli lega le mani, vuol riscriverla sulle sue misure e ordina leggi pro se ipso (ad esempio, dovendo al fisco 350 milioni, ne paga 8,6); gazzette familiari massacrano chi gli arreca disturbo; le sferra contro l’antagonista interno; diciotto anni fa, presentandosi agl’italiani esibiva voce sommessa, sguardo mansueto, lieve sorriso, fotografia della famiglia alle spalle; medita uno slam elettorale, aprés de quoi usare l’Italia come roba sua; demiurgo nel senso nefasto, alleva una specie senza organo pensante, refrattaria al sentimento morale, dai gusti sporchi; occhiata ai famigli; sta cambiando look, nero, pesante, torvo, con radi finti sorrisi; non gli conviene simulare décor perché molti lo vogliono volgare, bugiardo, puttaniere, pirata, istrione, e strangolando Dike, acquista il carisma dell’impunito, caso senza precedenti nella storia italiana; quanti servizi gli rendono gl’insufflatori dell’opinione “moderata ”; va dove lo portano gli spiriti animali, organicamente incapace del controllo nel quale l’animale umano evoluto differisce dai caimani, con perfidie da tiranno vendicativo; in tale quadro belluino fissa gli obiettivi, i consulenti elaborano grossolane formule tecniche e la mandria parlamentare le converte in legge premendo i pulsanti; nell’ordalia elettorale ha ancora larghe chances, qualunque cosa salti fuori sul suo conto, né desisterebbe mai; sotto quest’aspetto ricorda Hitler, due giocatori d’azzardo, uomini della catastrofe; non sarà una Göterdämerung quieta. Fonte: Il Fatto Quotidiano

La discesa in campo



Un mixer di battute



Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!


Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!
... abbiamo il coraggio di urlarlo, non solo di pensarlo, mugugnarlo o bofonchiarlo!!!

2 commenti:

  1. Maurizio6.2.11

    Mi ripeto.
    Ora che sei incazzato, incazzato, incazzato all'infinito che cazzo hai risolto????

    RispondiElimina
  2. L'ho fatto sapere anche a te, Maurizio. Ti sembra poco?

    RispondiElimina

Stai per lasciare un commento? Lo leggerò volentieri ma ti chiedo per correttezza di firmarlo. In caso contrario sarò costretto a cestinarlo.
Ti ringrazio, Victor

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