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18 febbraio 2011

Riprendo la mia capretta e vado per i monti

Ricevo e volentieri pubblico questo pezzo di Paola Mauri. Il brano rispecchia lo stato d'animo di tante persone che vivono l'attuale temperie socio-culturale alla quale si sentono profondamente estranee. 

Forse sono cresciuta sulla luna, o su un altro pianeta; forse la mia sorellina è stata Heidi; forse sono una creatura inventata da Lewis Carroll, quello di Alice nel paese delle meraviglie.  

Dico questo perché non ho più radici, me le sono perse. O meglio, tutt’intorno è uno scenario che non è più quello in cui sono nata e cresciuta. Sì, difficoltà tante. Una vita difficile, ma non me ne lamento. Si viveva, non molto tempo fa, con tanti problemi e senza molto per scapricciarsi. Poi pian piano, la situazione è cambiata. Leggo sui giornali, per non dire che vedo intorno a me, parecchie cose incomprensibili, non trascendentali, ma proprio difficilmente metabolizzabili. Alcuni commentatori o opinionisti, di fronte a recenti fatti di cronaca riportati dai quotidiani, si meravigliano del fatto che si può morire giovani; questo “tema” ovviamente è sconvolgente, ma, aggiungo, è sempre stato così. La morte di un giovane è una tragedia, ma la cosa è vecchia come il cucco perché la morte non guarda in faccia a nessuno, basta andare in un ospedale pediatrico. Altra cosa, è questo desiderio di arrivare, possedere, avere a tutti i costi. Pure questo lascia parecchio perplessi o almeno a me lascia un po’ con l’amaro in bocca. Si sa che desiderare una cosa la rende ancor più desiderabile. E’ pure vero che ciò che si desidera rimane molto spesso solo un desiderio. Ma oggi il ragionamento è diverso. Si deve arrivare, si deve raggiungere, si deve avere, ottenere. Allora siamo su un piano completamente non commentabile. E poi, non si deve soffrire e si deve attutire qualsiasi sofferenza a tutti i costi. Ricordo una vigilatrice scolastica che sosteneva doversi aiutare il bambino a sopportare un piccolo dolore, invece che intervenire immediatamente per toglierlo con dei medicinali. Capisco che questa cosa potrebbe essere impopolare ma ha un suo perché che comunque oggi è forse impossibile da capirsi. Il mal di testa deve sparire subito. 
E poi se un giorno arriva qualcosa che non sparisce subito, come si fa?  

Ancora, dalla cronaca o dalle notizie, si assiste a tutto questo mercimonio, e questo urlare su chi o su che cosa. Tutto è, però, piatto e immobile. Gli urli ci sono, ma non sono fonte di spiegazione. Più ci si sovrappone e più la “missione è compiuta”. Hanno imparato, i frequentatori degli studi televisivi, a seguirsi sui monitor e quando inquadrati, fanno le espressioni di circostanza. Ci hanno preso per incapaci di intendere e volere. Rimango a questo punto, un alieno con il suo fardello quotidiano. Non capisco più e non mi va più nemmeno di mettermi a capire. Evidentemente tutto è sempre stato come ora, perché la matrice umana è la stessa; forse, oggi le idee, i commenti, le opinioni, viaggiando in tempo reale, non ci danno la possibilità di rifiatare, di riordinare di capire.

Prendo atto anche se non sono convinta. Ma altri discorsi non si possono fare perché altrimenti ti affibbiano la patente di moralista, di puritano, di mutandaro, di comunista, insomma tutto il repertorio. Meglio quindi prendere atto e pensare al potere contrattuale che ognuno può avere in una democrazia. I soldi, è vero, non hanno odore ma è pure vero che non tutto si compra. Quello che sta accadendo in questi giorni, ha veramente della nemesi storica, da qualunque parte si guardi, e con questo intendo non solo da una parte ...
Riprendo la mia capretta e vado per i monti. Paola Mauri

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