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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
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17 febbraio 2011

Anche noi, come Montanelli, aspettiamo di potere urlare: FINALMENTE!


Non sopportiamo più quei mantra che diventano verità indiscutibili a forza di ripeterli:

Questo è un ribaltamento della realtà 
Il Presidente è un uomo buono e generoso 
Al posto suo con quei soldi tutti faremmo lo stesso 
Questa è una grave violazione della privacy da parte della magistratura

 
E dai e dai che diventa vero!

Ieri ho riportato l'editoriale di Indro Montanelli su La Voce del 23 dicembre 1994. Per me è stato sconvolgente constatare che da 17 anni viviamo tutti come in una specie di sortilegio; un incantesimo che fissa e scandisce e ingloba da 17 anni la vita di ciascuno di noi intorno alle vicende pubbliche e private di Berlusconi. Chi appartiene alla mia generazione ha, per sua fortuna, la possibilità di verificare che viviamo in una condizione eccezionale, che non è stato sempre così e che,  per fortuna, non lo sarà ancora a lungo. Ma quanti sono nati negli anni '80, e oggi hanno trent'anni, hanno vissuto la maggior parte della propria vita consapevole nell'era berlusconiana, alimentati con i prodotti forniti dalle sue aziende, cibo per la mente e per il corpo. E se non hanno avuto altri strumenti per costruirsi un'autonoma prospettiva per analizzare la realtà, pensano che ciò che viene loro prospettato dai media asserviti sia la realtà vera. E tanti di loro hanno ammirato il loro campione che scendeva in campo per rinnovare il mondo della politica dalle fondamenta, considerando addirittura un fatto spurio che qualche altro potesse, per brevi periodi, sostituirsi a lui.
Indro Montanelli, che ben conosceva l'indole e gli interessi di quel cavaliere senza macchia e senza paura, ne prese immediatamente le distanze sebbene avesse fino allora diretto il Giornale di famiglia, comprendendo l'anomalia e condannandola apertamente.

In questo documento fa riferimento al I governo Berlusconi durato otto mesi, dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995, al quale seguì il governo Dini in seguito all'uscita della Lega di Bossi dalla maggioranza. Già in nuce quella breve esperienza, a leggere il bell'articolo, conteneva in sè tutta la singolare anomalia del tycon entrato in politica. E il grande giornalista chiudeva così il suo editoriale: Non sappiamo cosa ci aspetta domani, magari una confusione ancora più grossa di quella in cui Berlusconi ci ha precipitato ed ora ci lascia. Per il momento ci si consenta di assaporare, delibare, esalare, urlare a pieni polmoni questo sospirato liberatorio finalmente (e al diavolo il diavolo che, rimpiattato sotto il nostro tavolo, ci mormora ghignando: «Ma sei proprio sicuro che si tratti di un finalmente?»).

Dopo appena otto mesi di governo (me li ricordo, con i Previti e i Ferrara ministri) arrivò il liberatorio finalmente, turbato dalla preoccupazione che potesse non essere definitivo.

Chissà cosa pensa adesso Montanelli di lui e di noi, ovunque si trovi!
Al suo finalmente non c'è nulla da aggiungere. Ma il nostro, quando lo potremo urlare a pieni polmoni? Come faremo a farlo giungere fino a lui e a quanti altri hanno sperato di poterlo urlare insieme a noi senza riuscirci?


Da una riflessione di ieri a una testimonianza di oggi


Indro Montanelli profetizza il berlusconismo


La lezione di Concita 

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