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14 febbraio 2011

Perché non invidio la dott.ssa Di Censo

Non vorrei essere nei panni della Dott.ssa Cristina Di Censo, G.I.P. presso il tribunale di Milano, che in queste ore sta analizzando le carte, ricevute dalla procura, con le quali si richiede il rito immediato nei confronti di Silvio Berlusconi per i reati di concussione e prostituzione di minori in connessione tra loro.

E si può capire perchè. Non si tratta di una decisione riguardante un privato cittadino qualsiasi, che rimarrebbe nell'ambito esclusivamente giudiziario.
In questo caso l'attesa sulla decisione che prenderà questo giudice monocratico coinvolge il capo del governo; una maggioranza politica che si è schierata in modo compatto col suo leader accusando la procura di Milano di intromissione indebita nella sua vita privata; un'opinione pubblica che, in seguito alla pubblicazione delle intercettazioni, si è fatta un'idea non univoca sui fatti, spesso condizionata dall'appartenenza politica; un'opposozione politica che, pur non volendo entrare nei compiti di pertinenza della magistratura, giudica riprovevole il comportamento del presidente del consiglio;  un movimento femminile che si organizza per chiedere nelle piazze rispetto per la dignità delle donne, viste solo come oggetto di desiderio e di piacere a pagamento.

In seguito alla delegittimazione subita dai giudici di Milano da parte del presidente del consiglio e dei suoi supporter, qualunque decisione, sicuramente sofferta, scaturirà dalla valutazione degli atti, diventerà immediatamente di dominio pubblico e correrà il rischio di apparire, comunque, ingiusta a seconda dei punti di vista, e verrà dibattuta sui giornali, nelle TV, nel mondo politico e produrrà effetti a catena oltre l'ambito proprio. 

Ma io sono certo che la decisione che verrà assunta dal GIP, ancorché particolarmente delicata, sarà rispettosa della legge e della Costituzione, come in qualsiasi altra fattispecie, considerato che si tratta di decisioni, giudizi e sentenze pronunciate in nome del popolo italiano.

Mi conforta, infine, sapere che questa patata bollente viene maneggiata da un giudice donna. E per usare un'espressione piuttosto volgare, le donne in Italia, non solo in magistratura, stanno dimostrando di avere le palle.

P.S.: quanto meglio sarebbe stato se il presidente del consiglio si fosse dimesso favorendo uno svolgimento più sereno del procedimento giudiziario!

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