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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
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12 marzo 2011

Terremoto geologico e tsunami politico

Oggi dovremmo riflettere sugli effetti devastanti del terremoto in Giappone che, anche a causa del catastrofico tsunami ha prodotto oltre mille vittime e messo fuori controllo una centrale nucleare. 
Stiamo parlando del Paese che ha fatto della previsione e prevenzione dei terremoti e della messa in opera di sistemi avanzatissimi di protezione civile una priorità assoluta. In mancanza di tali interventi, il terremoto di ieri, per la potenza distruttiva che ha sprigionato, verrebbe ricordato come una delle più gravi catastrofi della storia.

Dovremmo pensare a dimostrare concreta e fattiva solidarietà a quel Paese colpito dall'immane disastro. 
Dovremmo riflettere sulla situazione di profondo degrado in cui la speculazione edilizia e il mancato rispetto delle norme urbanistiche hanno lasciato tante nostre zone a rischio.
Dovremmo considerare e farci carico delle enormi difficoltà in cui procede la ricostruzione dell'Aquila e il risanamento del suo territorio.

Siamo, invece, costretti, a partecipare in massa alle grandi manifestazioni che oggi hanno luogo in molte città italiane per richiedere quello che in una nazione civile e democratica dovrebbe darsi per acquisito: 
  1. il rispetto e la salvaguardia della Costituzione che il governo e la sua maggioranza parlamentare vorrebbero smantellare al fine di rendere più agevole ad un'oligarchia corrotta la permanenza al potere; 
  2. la difesa della scuola pubblica, unico strumento di crescita per le nuove generazioni e baluardo di emancipazione civile e democratica; 
  3. il sostegno agli organismi di ricerca e alle istituzioni culturali atraverso le quali passa il processo di sviluppo della socierà e del Paese; 
  4. la difesa della magistratura e della legge che una casta corrotta vorrebbe annientare; 
  5. il riordino del sistema dell'informazione perché torni ad essere al servizio del cittadino e non più asservito al potere.

I nostri governanti farebbero bene a riflettere sullo tsunami che i popoli in rivolta hanno prodotto in tutta l'area del Maghreb. 
Tirare troppo la corda, sottovalutare e fingere di non vedere le richieste pressanti e urgenti che giungono dai cittadini può rappesentare un errore imperdonabile e fatale per un potere politico che si ritenga legittimato dal popolo.

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