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17 aprile 2011

CHI INCULCA A CHI

A volte, sconsolato, mi chiedo quali gravi, antiche colpe debbano scontare il nostro popolo e il nostro Paese per avere la sventura di vivere questa lunga fase crepuscolare dei valori civili, sociali e politici che fino a qualche tempo fa sembravano sufficientemente condivisi. Non voglio entrare nei dettagli delle eversive, maniacali, gravissime espressioni usate ieri dal presidente del consiglio contro i giudici, gli insegnanti della scuola pubblica, l'opposizione ecc. Non voglio più parlarne perché ormai è un disco rotto e le sue parole si commentano da sole.
Mi chiedo, piuttosto, come facciano milioni di italiani a sopportare lo scempio
dei valori condivisi, che da troppo tempo ormai si sta facendo, da parte di un plurinquisito che straparla da una posizione di forza e di potere.
Mi chiedo come faccia il capo dello Stato a consentire tanta barbarie senza fornire un'indicazione e un orientamento chiaro e forte.
Mi chiedo come facciano i giornali e le TV a non dire un BASTA grande quanto una casa.





Io sono stato insegnante e ho cercato nel mio piccolo di fornire ai miei giovani studenti gli strumenti idonei ad analizzare la realtà che li circonda; a guardare agli avvenimenti della storia con atteggiamento critico e curioso; a leggere le pagine immortali dei nostri grandi perché, oltre all'aspetto estetico, ne apprezzasero il messaggio morale e civile che da esse emana; non ho dedicato particolare attenzione allo studio della Costituzione, e me ne rammarico, perché non era ancora sottoposta - e non era pensabile che lo fosse da lì a breve - ai violenti attacchi ai quali quotidianamente soggiace ad opera di chi ha giurato di difenderla.
Quando entravo in classe sentivo che mi stavano di fronte giovani vite facilmente plagiabili, assetate di conoscenza, desiderose di verità assolute. Sapevo che non potevo e non dovevo profittare del loro stato di minorità e dipendenza e mi sforzavo - come la maggior parte dei colleghi che ho conosciuto nel mio lavoro mal pagato ma bellissimo - di farli riflettere sugli aspetti contraddittori della vita e della storia, di seminare in loro il dubbio fecondo che li spingesse ad approfondire ogni aspetto della realtà data senza indugiare in facili semplificazioni. Mi interessava, insomma, che acquisissero un metodo di indagine che andasse oltre gli anni di scuola, e servisse loro anche nella vita adulta.
Quando li incontro, diventati padri e madri di famiglia, professionisti seri e responsabili, politici un po' meno, ancora mi mostrano affetto e gratitudine e ripenso con qualche nostalgia a quegli anni belli trascorsi con loro, e sento che il mio lavoro non è stato inutile.

Se rifletto sul lavoro dell'insegnante, difficile, scarsamente remunerato ma gratificante,  è perché considero denigratorie e oltraggiose le affermazioni del presidente del Consiglio sugli insegnanti che inculcano...

E mi chiedo, allora, cosa inculchi lui, dall'alto della sua cattedra amplificata, alla luce della sua vita pubblica e privata; a chi attribuire la responsabilità di avergli inculcato quella concezione della vita, della società, della realtà di cui si fa portatore; quanto danno possano produrre nei giovani di oggi e di domani i suoi insulti infamanti e gratuiti.

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