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15 aprile 2011

Asor Rosa e la democrazia sospesa

L'analisi e l'appello del professor Asor Rosa sul Manifesto, Non c'è più tempo, dettati da un profondo turbamento interiore, fanno riflettere seriamente sullo stato delle cose in Italia. La prima parte, l'analisi, risulta condivisibile a ben guardare allo stato miserando della nostra democrazia. Quando si afferma che
un gruppo affaristico-delinquenziale ha preso il potere (si pensi a cosa ha significato non affrontare il «conflitto di interessi» quando si poteva!) e può contare oggi su di una maggioranza parlamentare corrotta al punto che sarebbe disposta a votare che gli asini volano se il Capo glielo chiedesse. I mezzi del Capo sono in ogni caso di tali dimensioni da allargare ogni giorno l'area della corruzione, al centro come in periferia: l'anormalità della situazione è tale che rebus sic stantibus, i margini del consenso alla lobby affaristico-delinquenziale all'interno delle istituzioni parlamentari, invece di diminuire, come sarebbe lecito aspettarsi, aumentano
non c'è chi, avendo seguito con mente limpida e intelletto schietto l'evolvere della situazione politica da tangentopoli ai giorni nostri, non riconosca il degrado raggiunto dalle istituzioni del nostro Paese a causa dello strapotere politico-economico-sociale dell'uomo al governo e dello stravolgimento delle regole dallo stesso prodotto.

Anche l'appello ad una forza che
congela le Camere, sospende tutte le immunità parlamentari, restituisce alla magistratura le sue possibilità e capacità di azione, stabilisce d'autorità nuove regole elettorali, rimuove, risolvendo per sempre il conflitto d'interessi, le cause di affermazione e di sopravvivenza della lobby affaristico-delinquenziale, e avvalendosi anche del prevedibile, anzi prevedibilissimo appoggio europeo, restituisce l'Italia alla sua più profonda vocazione democratica, facendo approdare il paese ad una grande, seria, onesta e, soprattutto, alla pari consultazione elettorale
risulta suggestivo. Chi, dotato di sani principi, non ha sognato in cuor suo che intervenga un Deus ex machina a riportare ordine e pulizia in questo sconquassato Paese?


Allora mi domando: Ma chi potrebbe svolgere tale compito? E per quanto tempo? Chi dovrebbe instaurare il normale «stato d'emergenza» avvalendosi dei Carabinieri e della Polizia di Stato? Non credo che il Presidente della Repubblica abbia un potere di tale natura e penso che, anche ad averlo, un uomo responsabile non lo utilizzerebbe col rischio di portare il Paese in una guerra civile, senza sbocchi per una vera soluzione democratica.

La Repubblica romana, come ben sa il professor Asor Rosa, aveva una magistratura straordinaria, la dittatura, cui i Romani facevano ricorso in situazioni di emergenza, come per sedare una rivolta (dictator seditionis sedandae causa) o per affrontare pericoli esterni e governare lo Stato in situazioni di difficoltà (dictator rei gerendae causa). Il dittatore era dotato di summum imperium, tutti gli altri magistrati erano a lui subordinati ma durava in carica non più di sei mesi e inoltre usciva dalla propria carica una volta scaduto l'anno di carica del console che lo aveva nominato.
Ma con la crisi della repubblica, da Silla in poi, l'istituto divenne a tempo indeterminato, sempre più simile alle moderne dittature.

Alla luce di queste riflessioni appare inopportuno e rischiosissimo prendere in seria considerazione il libero sfogo del professor Asor Rosa, che rimane comprensibile come provocazione al dibattito e invito ad una forte presa di coscienza della dittatura strisciante in cui galleggia la nostra Repubblica.
D'altra parte i popoli del Nord Africa - i cosidetti clandestini quando raggiungono le nostre coste - ci stanno dimostrando che si possono abbattere tirannie ben più dure e radicate di quella con la quale noi dobbiamo fare i conti.
Sarà proprio il popolo sovrano a liberarsi dell'impostura al potere con tutti gli strumenti leciti a disposizione: le manifestazioni di piazza, l'impegno nella diffusione del sapere e della conoscenza, il voto finalmente.
Quanti, poi, verranno chiamati al governo della cosa pubblica, devono sapere sin d'ora che non si tratterà solo di gestire la normale amministrazione dell'esistente ma dovranno avere la capacità, la volontà e la forza di ristabilire l'ordinamento democratico, oggi gravemente compromesso. 
Questo è quanto onestamente possiamo augurarci e, parafrasando il poeta, 
codesto solo oggi possiamo dirti, 
ciò che eravamo, ciò che vogliamo.

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