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04 aprile 2011

L'Italia è in pericolo, siamo tutti in pericolo

 
Rubo le parole del titolo a Pietro Spataro, vicedirettore vicario de l'Unità, perché le condivido, e non da ora. 
Da quando l'eversione è scesa in campo, ho avuto la netta sensazione che rappresentasse un pericolo grave per la nostra democrazia e per il futuro del nostro Paese. 
Ci sono sensazioni a pelle che non ingannano!

Eversione di governo, di Pietro Spataro
Un premier che giura vendetta contro la magistratura, il Parlamento, la Corte Costituzionale. Un ministro della giustizia che, oltre a cercare i migliori cavilli legislativi per salvare il suo padrone dai processi, chiama la gente in piazza per difendere una pericolosa e devastante riforma. Un ministro della Difesa che, mentre l'Italia è in guerra, manda a quel paese il presidente della Camera dopo aver urlato con gli occhi di fuori contro il capogruppo del Pd. Un ministro delle Riforme che a quelle disperate persone che fuggono dalla guerra e che spesso muoiono in mare grida in perfetto dialetto padano "fora da i ball". Non c'è dubbio: l'eversione è al governo. I colpi di coda del berlusconismo si stanno dimostrando più pericolosi e insistenti di ogni immaginazione e sono la dimostrazione di quel che Gramsci chiamava il "sovversivismo delle classi dirigenti". L'Italia è in pericolo, siamo tutti in pericolo. Se non si riesce a fermare questa banda di distruttori ci troveremo alla fine con un paese fuori dalla democrazia e in mano a un uomo che, statene certi, dallo scranno del Quirinale ce ne farà vedere ancora delle belle. L'opposizione oggi più che mai ha un dovere fondamentale: usare tutti gli strumenti, anche quelli eccezionali, per chiudere con questo indicibile attacco alla libertà e alla democrazia e portare gli elettori al voto. Smettetela quindi di fare a gara a chi è il più bravo, il più intelligente, il più duro o il più morbido. Smettetela di farvi gli sgambetti, di farvi addosso l'un l'altro per rosicchiare uno zero virgola nei sondaggi. Il rischio è che quello zero virgola serva solo a mantenere al potere un governo del disfare. Intanto si potrebbe tutti insieme andare dal capo dello Stato e dirgli: presidente per noi c'è un solo modo per mettere fine a questo strazio democratico, andare al voto subito. E poi visto che, come ci suggerisce il vecchio Ingrao dall'alto dei suoi 96 anni, non basta indignarsi, mettere in campo idee e uomini che diano al paese la certezza che il dopo Berlusconi esiste e non è un'armata brancaleone.
Per questa ragione ripropongo in questa pagina l'allarme lanciato da Pietro Spataro e aggiungo l'auspicio di Concita De Gregorio che chiude il suo pezzo Il futuro e la palude in questo modo:
E certo gioverebbe all’Italia, in un momento di stagnazione come questo, l’avanzata di una generazione nuova, all’opposizione, che sapesse opporre alle ragioni dei soldi quella degli ideali e delle passioni in un modo credibile e autentico, credibile perché autentico. Gioverebbe al paese che l’alternativa ad un vecchio miliardario ossessionato dalle sue debolezze fosse costituita da un gruppo di giovani ricchi solo dei loro progetti, capaci di vedere e di indicare, oltre la palude, un futuro.
Perché sono convinto che ci sia ancora un barlume di speranza che si possa, insieme, uscire dal guado.

Leggi anche:
L’ora della mobilitazione, di Gustavo Zagrebelsky

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