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04 novembre 2011

Diteglielo, per favore, che il Paese non lo regge più

Mi sembra che in Italia non ci sia una forte crisi. La vita in Italia è la vita di un paese benestante, i consumi non sono diminuiti, per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto, i ristoranti sono pieni

Ma a chi la racconta mentre l'Italia frana sotto i debiti e sotto il fango materiale e morale? Cosa dice? Ha bevuto? Si è fatto? Sembra davvero fuori di testa! Aiutatelo, per favore, a togliersi di torno. Non ha vergogna! Non ha pudore!

Dice queste cose mentre il Capo dello Stato afferma che il nostro paese e tanti altri nel mondo sono stretti in una crisi economica di intensità, durata ed estensione senza precedenti nel periodo seguito alla Seconda guerra mondiale. E Christine Lagarde, direttore dell'Fmi, al G20 sostiene che il problema dell'Italia è la mancanza di credibilità sulle misure annunciate nei giorni scorsi dal governo.





Sicuramente più onesto, orgoglioso e appassionato l'appello di Giuliano Melani: Italiani, compriamoci il debito! in un avviso a pagamento sul Corriere della Sera.



Lucida follia o autentica opportunità? Possiamo versare nel pozzo senza fondo i nostri sudati risparmi? Forse lo dovremmo fare. Mostrando fiducia nell'Italia e nel suo futuro e non in chi si adopera in tutti i modi per portarla al fallimento. 


PS: Condivido totalmente L’AMACA odierna - di Michele Serra e l'editoriale di Ezio Mauro   
Dicono tutti che c'è la crisi ma i ristoranti sono pieni è un classico dell'uomo della strada. Lo dice il tassista, lo dice l'avventore del bar, probabile che lo abbia detto ciascuno di noi in uno di quei momenti di spensierata dabbenaggine che costellano la vita di ogni persona qualunque. Sentire per la prima volta pronunciare quella frase al G20, da un capo di governo, è una svolta storica: vuol dire che l'uomo della strada, con tutta la sua spensierata dabbenaggine, è arrivato al vertice. Ci ritroviamo dunque a essere governati da uno qualunque, che quando pensa una fesseria qualunque la dice a tutti. Probabile che alcuni italiani ne siano soddisfatti: che bello, finalmente un pirla come me è al potere, questa sì che è democrazia. Ma è probabile, anche, che altri italiani, tra i quali mi annovero, ne siano invece desolati. Forse suggestionati da vecchie letture scolastiche (Pericle, per esempio) pensavano che la democrazia fosse una selezione dei migliori. Aperta a tutti, ma destinata a individuare i migliori. Il vecchio concetto di classe dirigente, insomma. Ritrovarsi rappresentati nel mondo da uno che pensa e parla come l'ultimo di noi è un bruciante fallimento. Votare per uno come noi significa sprecare il voto e sprecare la democrazia. Vogliamo votare per uno che sia migliore di noi. Per questo – soprattutto – non abbiamo mai votato Berlusconi.
Un atto di dignità - di Ezio Mauro 

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