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13 giugno 2011

Oggi l'Italia gli presenta il conto e lo sollecita a fare le valigie

Ventimilioni e passa di vecchi e nuovi coglioni hanno affollato ieri i seggi elettorali per dirgli perentoriamente che è finita. Non sappiamo ancora quanti oggi se ne aggiungeranno, certamente molti di più di quelli che servono per raggiungere il 50% + 1 del quorum. E non sono andati soltanto per smantellare la politica ambientalista ed energetica del governo, per dire cioè che l'acqua è un bene comune su cui non si può lucrare, che il nucleare venga bandito dai nostri piani energetici; sono andati soprattutto per riaffermare il principio costituzionale della legge uguale per tutti, compresi i ministri e il presidente del consiglio. Oggi saranno di più, molti di più, quelli che daranno il benservito a lui e a tutta la cricca che lo ha assecondato e sostenuto non solo in parlamento ma anche nei giornali e nelle tv; a lui e a quanti hanno sempre minimizzato la sua inadeguatezza e giustificato e avallato i colpi micidiali inferti alle regole della convivenza civile e agli organismi istituzionali.
L'Italia onesta, civile e democratica, quel popolo sovrano che da qualche tempo non cita più se non per dire che è senza cervello, oggi finalmente si ribella e gli scrive un verdetto chiaro, puntuale e incontrovertibile. Gli dice che è giunta l'ora di sollevare le chiappe dalla sede istituzionale per troppo tempo improvvidamente occupata. Diversamente non saranno le monetine evocate dalla Santanchè ma tante pasticche di viagra  a subissarlo.
C'è sempre un modo idoneo - anche se odioso - per liquidare i tiranni, specialmente quando non sentono più gli umori del popolo e ne disprezzano i bisogni, le speranze e le attese;  quando, cioè, si ritengono investiti di una superiore missione e pensano di poterlo dominare sempre e comunque (jure divino?).

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