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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
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02 giugno 2011

Lui non cambia, non può cambiare! E gli Italiani lo mollano.

Richiama Feltri al Giornale al posto del Sallusti, corresponsabile con i Lassini e le Santanchè della débâcle di Milano. Entra così in rotta di collisione con il deputato Antonio Angelucci, editore di Libero, pronto a passare al gruppo misto o, addirittura, all'UDC.
S'inventa la carica di segretario politico del PDL e la affida ad Alfano, lasciandogli però a fianco i tre pilastri della sconfitta: Bondi, Verdini, La Russa.
Non riconosce minimamente le sue colpe e responsabilità come:
  • avere tradito le attese dei suoi elettori con riforme sempre annunciate e mai realizzate; 
  • avere sfruttato il potere istituzionale per evitare i suoi processi con leggi ad personam;
  • avere favorito, utilizzando il potere politico, le sue aziende e i suoi interessi;
  • avere sottovalutato la crisi e le richieste provenienti dal mondo del lavoro e delle imprese;
  • avere trasformato le elezioni amministrative e i ballottaggi in un referendum su di sè e la sua politica, con accuse volgari e infamanti non solo nei confronti dei candidati dell'opposizione ma anche dei cittadini che avessero deciso di votarli .
Dopo avere utilizzato i suoi giornali, le sue Tv e quelle pubbliche come meglio ha creduto, guadagnando multe da AGCOM a Tg1, Tg4, Tg2, Tg5 e Studio aperto per le sue comparsate senza regole, scarica spudoratamente la responsabilità della sconfitta sui media. 
Una delle cause per cui il centrodestra ha perso le elezioni sarebbe stata, a detta di Berlusconi, la serie di trasmissioni tv della Rai come Annozero; trasmissioni micidiali che hanno dato una visione distorta della realtà di Milano e delle città in cui si votava. E aggiunge: ci impegneremo in Parlamento affinché questo non possa più accadere.
Ci vuole coraggio e una gran faccia di bronzo!


P.s.: Juan Carlos è un amico storico dell'Italia e quindi ci sarà passato sopra, ma sul palco delle autorità c'è stato uno strappo al protocollo quando il premier ha agganciato il re di Spagna toccandolo. Chissà, forse avrà tentato di raccontare anche a lui la barzelletta della dittatura dei giudici di sinistra.  
Napolitano ha dovuto redarguirlo ricordandogli che re e regine non si possono toccare, né si può stringere loro la mano a meno che non siano essi a porgerla. 

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