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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
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27 maggio 2011

Un consiglio al Presidente Obama per capire l'uscita di Berlusconi a Deauville

Caro Presidente Obama, per capire il senso di quella sceneggiata tutta berlusconiana a Deauville, mentre gli altri partners parlano di primavera araba e di atomo, Le consiglio di guardare il monologo di Silvio Berlusconi a Porta a porta.
Qui, assistito e spalleggiato da un giornalista di fiducia, parla e straparla delle riforme che da 17 anni dice di voler fare per il bene del Paese.
Forse Lei lo sa, ma è il presidente del Consiglio che, in un'Italia estenuata dalla crisi - che avrebbe bisogno di un governo autorevole che prenda a cuore i problemi concreti delle persone - cambia le leggi per non farsi processare e indica la magistratura come un cancro da estirpare.
Noi La ringraziamo per aver finto di dargli retta senza dargli alcuna risposta. Anche noi vorremmo fare finta e non rispondere. Ma non sempre è possibile!

Berlusconi ad un Obama sbigottito: "In Italia dittatura dei giudici di sinistra"


Silvio Berlusconi a Porta a porta - 25/05/2011


P.S.: Non vorrei che dopo aver monopolizzato per vent'anni molti sentimenti  pubblici (ira, vergogna, e quella forma di avvilimento che è la noia), il nostro premier riuscisse a strapparci anche qualche stilla di commiserazione. Quello che è andato a disturbare Obama per metterlo a parte di certe sue manie (i giudici cattivi, eccetera) non è il Caimano, è un signore anziano, stanco, preoccupato, che riceve in cambio solo lo sguardo assente di chi ha ben altro per la testa. Il Berlusconi di Deauville, per la prima volta, fa più pena che rabbia, ed è anche questo il segno dei tempi che cambiano. D'improvviso ci sembra un caratterista, una figura marginale che si intrufola in un vertice mondiale per rubare all'ordine del giorno uno spicchio di attenzione, e per chiedere udienza (non concessa) al più potente tra i potenti. Non avendo altra misura delle cose che se medesimo, è un uomo in balia del proprio umore e dei propri casi privati. Quando era allegro il suo contributo alla politica mondiale erano le barzellette e le pose spiritose per i fotografi. Oggi che è triste lo si vede vagare attorno al tavolo del mondo, indifferente all'ordine del giorno, al protocollo, al suo ruolo pubblico, e attaccare la solita pippa della persecuzione giudiziaria al povero Obama. In parole povere, è uno che non sa fare il proprio lavoro. Quando perderà, è solo per questo che avrà perso. Da L'AMACA di Michele Serra. 

 

A me, chissà perché, ha fatto venire in mente Mazzarò, il personaggio della bella novella del Verga, La roba:  Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all'anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: - Roba mia, vientene con me! 

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