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29 maggio 2011

Ballottaggi - Referendum - Governo del Paese

Tutto sommato, i ballottaggi di Milano, Napoli, Cagliari, Trieste - e gli altri di piccoli centri meno alla ribalta - dovrebbero essere la coda appassionante di normali tornate amministrative per l'elezione di sindaci e consigli comunali delle città interessate. E non dovrebbero, di per sè, mettere in discussione il governo centrale e la sua maggioranza a cui, al massimo e solo indirettamente, dovrebbero fornire valutazioni politiche sulle tendenze emergenti nel Paese.
In questo clima, però, di fine regime e di caccia alle streghe, sono stati caricati di significati altri, più dall'una e che dall'altra parte, e al loro esito sembrano ormai affidati le sorti e il destino di questo governo e del suo sistema di potere. Il primo turno ha favorito nettamente le proposte e i programmi dei candidati di sinistra e i ballottaggi di oggi e domani sembrano confermare questa tendenza che appare irreversibile. In questo caso i cittadini tutti vivranno come un vero terremoto - liberatorio o catastrofico a seconda dei punti di vista - l'esito annunciato e pretenderanno che il cambiamento produca altre conseguenze.

Qualunque cosa abbiano detto e fatto in queste settimane il premier, i suoi uomini e le sue donne, è certo che il governo continuerà il suo percorso se manterrà in parlamento la sua maggioranza, se la sua compagine politica non si sfalderà, se la Lega sarà disposta a proseguire nell'alleanza.

Si assiste, tuttavia, già da ora ad uno sfaldamento preoccupante nelle fila della maggioranza - si è avviata la fase del si salvi chi può - e a scossoni pericolosi all'interno del partito del Nord che vede ridursi significativamente la propria rappresentanza nelle città padane dove il suo controllo è stato finora notevole.

Io auguro a Pisapia, a De Magistris, a Zedda, a Cosolini - e a tutti gli altri candidati della sinistra al ballottaggio - di vincere in modo chiaro e indiscutibile e di dedicarsi immediatamente a costruire la svolta nei loro comuni con una gestione sana e pulita del cambiamento.
Auguro all'opposizione in parlamento e nel Paese di valutare seriamente le ragioni e le condizioni in cui sarà maturata la vittoria e di tenerne conto per il futuro. Auguro al governo e alla maggioranza di governare, se ne sono capaci, fino alla fine della legislatura (sebbene, nell'ipotesi suaccennata, considerata l'ossessiva e violenta politicizzazione impressa al voto, come si trattasse di un referendum sul governo e la sua maggioranza, il premier farebbe bene a togliere le tende)

Vogliamo, infatti, che vengano battuti politicamente - non da Pisapia, non da De Magistris, non dalla procura di Milano - ma con il voto responsabile di milioni e milioni di cittadini consapevoli che vogliono chiudere definitivamente questa fase vergognosa della gestione politica del Paese che dura, ormai, da 17 anni.

Dopo questa abbuffata elettorale, andremo il 12 e il 13 giugno a dire i nostri ai referendum contro il nucleare, contro la privatizzazione dell'acqua, contro il legittimo impedimento.

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