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10 maggio 2012

Perché la ricetta Monti non poteva funzionare

Quello di Monti è un governo anomalo di tecnici che si regge su una maggioranza anch'essa anomala, entrato in campo per volontà del Capo dello Stato nel momento in cui il legittimo governo e la maggioranza parlamentare indicati dagli elettori hanno dato forfait dopo aver trascinato il Paese sull'orlo del baratro. 

Quello di Monti è un governo che avrebbe avuto, forse, tutti gli strumenti non solo per rimettere in sesto i conti pubblici, ma anche per combattere la corruzione, rendere efficiente la pubblica amministrazione, sconfiggere la criminalità organizzata, eliminare gli sprechi e l'evasione. Ma non avrebbe dovuto dipendere nel suo operato dal voto di un Parlamento screditato, condizionato fortemente da una parte preponderante dell'ex maggioranza. Non avrebbe dovuto, inoltre, avere un limite temporale tanto ristretto, coincidente con la scadenza della legislatura. 

Sono sempre convinto che il governo tecnico guidato da Mario Monti avrebbe avuto buone chances di riuscita se avesse potuto operare senza la palla al piede del voto parlamentare e del compromesso sempre da ricercare. 

Qualcuno potrebbe obiettare che si sarebbe trattato di un'ipotesi improponibile che giustificherebbe la sospensione della democrazia. Io sostengo che la democrazia è stata già sospesa dal momento che Monti ha governato senza mandato popolare e, per di più, controllato da un Parlamento che gli ha impedito, non solo di attuare tutte quelle riforme necessarie al Paese che le forze politiche e le precedenti maggioranze non avevano saputo proporre e approvare, ma anche di esprimere qualche giudizio negativo sull'operato dei governi precedenti; giudizi che gli Italiani esprimono liberamente senza peli sulla lingua. 

Si direbbe che questi politici - mi riferisco soprattutto agli esponenti della maggioranza decomposta - mostrino una lunga coda di paglia quando chiedono a Monti di smentire le sue frasi riguardo alle responsabilità di chi lo ha preceduto. 

Non è chiaro a tutti che egli si trova ancora lì per l'inefficienza del miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni? Non sanno tutti benissimo che a quest'ultimo gli elettori e gli alleati hanno voltato le spalle costringendolo a fare il maquillage al partito - come ha cercato di farlo a se stesso - per potersi ripresentare a chiedere il voto, nella speranza che gli Italiani dimentichino? 

Ne parlo, ormai, al passato perché il governo dei tecnici ha fallito, non solo e non sempre per propria responsabilità, e le aspettative che i cittadini avevano riposto in esso appaiono ormai deluse. 

Cosa occorrerebbe a questo punto? 
Io penso che ci serva urgentemente una buona legge elettorale, l'unica cosa che le forze politiche presenti in Parlamento potrebbero lasciare al Paese come eredità positiva per una ripresa della vita politica su basi rinnovate. Anche al costo di segnare con tale atto pubblico la fine dello strapotere di partiti che godono ormai della fiducia del 2% del corpo elettorale (meno dei loro iscritti e simpatizzanti), come cittadini e nell'interesse del Paese non dovrebbero sottrarsi a tale impegno. 

Soltanto un ritorno dei cittadini alle urne attraverso libere elezioni potrebbe assicurare un governo legittimo e una ripartenza assai difficile ma non impossibile. 

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