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18 aprile 2012

Se Angelino Alfano fosse un normale segretario di un partito normale

Certo, parlare oggi di normalità dei partiti è cosa ardua ma, in quanto rappresentanza di interessi diffusi nella società, i partiti si caratterizzano ancora come forze di destra, di centro e di sinistra con tutte le sfaccettature e sfumature del caso. C'è solo un'anomalia vistosa che ancora resiste: quella del partito-azienda facente capo al padrone di Mediaset. 


Se Angelino Alfano fosse un normale segretario di un partito normale, avrebbe tutto l'interesse a considerare la sua una formazione rapresentativa di una destra o centro-destra normale, presente nella realtà italiana e giustamente desiderosa di rappresentanza sul piano politico. 
Ma non è così. L'Angelino ha ereditato dal fondatore, per i suoi meriti di fedeltà, un partito personale, votato a rappresentare gli interessi dell'azienda di riferimento, per di più confermato segretario con un applauso dell'assemblea dopo essere stato nominato dal padrone del logo. 

Comunque si chiamerà prossimamente il partito di Berlusconi, Alfano non potrà metterne in discussione il peccato d'origine, cioè quello di partito che, nato per salvaguardare gli interessi del suo creatore, si è trovato a gestire per diversi anni il governo del Paese portandolo - esso Paese - nelle condizioni in cui si trova adesso sotto la guida dei tecnici ma garantendo all'azienda del padrone la gestione monopolistica del settore. 

Se l'Angelino fosse un segretario normale di un normale partito di destra, non griderebbe allo scandalo se il governo dei tecnici, dopo aver tartassato tutte le categorie sociali, con particolare accanimento nei confronti delle più deboli, decida di ottenere qualche miliardo dalla messa all'asta delle frequenze televisive digitali svolgendo, tra l'altro, una funzione di liberalizzazione ed equità in linea con le raccomandazioni europee. 
Ma l'Angelino, come detto, non è un segretario normale di un normale partito. Perciò sbraiterà, insieme agli altri sodali, contro il delitto di lesa maestà perpetrato dal governo dei tecnici finora amico. E questo mentre il Paese affonda nella crisi economica più nera, osserva la corruzione diffusa in tutti gli ambiti e livelli del sistema politico-economico, vive la precarietà e l'incertezza del domani. 

E già i Romani, i Cicchito, i Quagliariello sembrano fare a gare per sostenere gli interessi del padrone. Posso capire le prese di posizione aspre di Confalonieri nel ruolo di Presidente Mediaset al fine di tutelare gli interessi dell'azienda, potrei capire anche il disagio acre di Berlusconi. Ma questi signori testè citati, Alfano in testa, hanno una delega speciale a rappresentare in Parlamento con un'energia spropositata gli interessi esclusivi di un'azienda o dovrebbero essere lì nell'interesse quanto meno degli elettori se non dei cittadini? 

Appena viene toccato il nervo scoperto del padrone del partito-azienda saltano sù come molle, reagiscono come per un riflesso involontario. Come fanno a non capire che comportamenti del genere potrebbero non piacere e non essere condivisi dagli stessi loro elettori che nell'attuale temperie sono presi, anch'essi, da ben altri problemi? 

Tant'è! Il governo dei tecnici amici rischia la crisi per una ragione incredibilmente misera sul piano politico-sociale: l'annullamento del beauty contest e l'indizione di un'asta per l'attribuzione delle frequenze digitali disponibili. Amen! 



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