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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

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15 aprile 2012

Per quelli che lasciati soli non ce la fanno più

I politici che fanno ammuina riguardo alle decisioni che da tempo avrebbero dovuto prendere per ridurre i loro privilegi, le amministrazioni pubbliche che si ostinano a procrastinare i tempi dei pagamenti delle commesse, i banchieri che hanno dimenticato la loro primaria funzione di servizio, gli evasori incalliti che credono di scaricare impunemente sulle spalle dei cittadini onesti la loro turpe e vile scelta di prendere senza dare, tengano a mente i nomi del seguente, lugubre elenco, destinato inesorabilmente ad allungarsi, cerchino di immaginare la disperazione delle famiglie rimaste sul lastrico e provino il sentimento della vergogna, se ci riescono. 
Suicidi, una strage silenziosa - Imprenditori che non riescono a riscuotere i propri crediti e professionisti sommersi dai debiti. Ma negli ultimi mesi il numero di lavoratori che si sono tolti la vita è in rapida crescita. Ecco una breve scheda per ricordare le loro storie 
  • 13 aprile 2012. Sesto Fiorentino (Firenze). Giuliano V, ex manager di 42 anni, si è ucciso lanciandosi sotto un treno merci. Quattro mesi fa aveva perso il suo impiego in una azienda del settore del marmo in Garfagnana. Caduto in depressione, aveva provato ad avviare una nuova attività, ma senza fortuna.  
  • 12 aprile 2012. Altivole (Treviso). Paolo Tonin, 53 anni, imprenditore agricolo, si è impiccato nella sua azienda. Secondo i familiari, il suicidio è da collegare alla difficile situazione economica in cui versava l'impresa. 
  • 9 aprile 2012. Valtiberina (Arezzo). Imprenditore di 27 anni, titolare di una ditta occupata nel taglio di alberi. Si è ucciso nel bosco, collegando il gas di scarico all'abitacolo dell'auto. Familiari e compaesani raccontano che era ossessionato dai debiti, e che aveva appena ricevuto una cartella fiscale per circa 50.000 euro. 
  • 5 aprile 2012. Savona. Vittorio Galasso, artigiano edile di 52 anni. Si è impiccato nell'appartamento che stava ristrutturando. Secondo gli amici, l'uomo non ce la faceva più a tirare avanti per la scarsità di lavoro e per i debiti. Lascia la moglie e due figli, di 15 e 17 anni. 
  • 3 aprile 2012. Roma. Mario Frasacco, imprenditore di 59 anni. La sua impresa di progettazione e costruzione con profilati di alluminio era in fallimento, e gli operai in cassa integrazione. Si è ucciso con una fucilata nella sua azienda. Il corpo è stato ritrovato la mattina dopo dal figlio ventenne. 
  • 2 aprile 2012. Roma. Pasqualino Clotilde, artigiano di 57 anni. L'uomo si è impiccato nel suo negozio di cornici. Un biglietto spiegava il motivo del gesto: "problemi economici insormontabili". Il giorno prima, la moglie aveva iniziato a lavorare in una ditta di pulizie per aiutarlo a pagare i debiti. 
  • 23 Marzo 2012. Cepagatti (Pescara). E.F, imprenditore di 44 anni, si è impiccato perché disperato per le condizioni economiche della sua azienda. E' stato trovato senza vita dai dipendenti della sua ditta di infissi.  
  • 21 Marzo 2012. Scorrano (Lecce). Antonio Maggio, artigiano di 29 anni, si è impiccato dopo aver perso il lavoro in una cava, con cui contribuiva al sostentamento della madre rimasta vedova. Pochi giorni prima di perdere il lavoro, alla famiglia era stato notificato il pagamento della tassa sui rifiuti. 
  • 21 Marzo 2012. Belluno. Giampietro Benvegnù, imprenditore edile, si suicida dopo aver subito il fermo amministrativo dell'auto per guida senza patente. La sua azienda, già in difficoltà, avrebbe avuto difficoltà ad accedere ad appalti avendo il suo titolare la fedina pedale inquinata dalla denuncia. 
  • 9 Marzo 2012. Ginosa Marina (Taranto). Vincenzo Di Tinco, commerciante di 60 anni, si è impiccato dopo essersi visto rifiutato un fido dalla sua banca. L'uomo era proprietario di un negozio di abbigliamento e non ha ottenuto un prestito da 1.300 euro nonostante 40 anni di attività. 
  • 9 Marzo 2012. Noventa di Piave (Venezia). Un falegname di 60 anni si è tolto la vita a causa dei ritardi nei pagamenti dei suoi clienti. Il suo corpo è stato trovato da un collaboratore nel capannone dell'azienda. 
  • 26 febbraio 2012. Firenze. Un imprenditore di 64 anni è stato trovato impiccato nel capannone della sua azienda in un comune vicino Firenze. Il gesto sarebbe motivato dalle difficoltà economiche contratte dalla ditta. 
  • 15 febbraio 2012. Paternò (Catania). Il proprietario di una ditta specializzata in macchine per l'agricoltura si è impiccato nel magazzino di sua proprietà. L'uomo, 57 anni, aveva contratto numerosi debiti per la sua azienda. 
  • 11 gennaio 2012. Montebelluna (Treviso). Franco Nardi, proprietario di un distributore di benzina, si è impiccato nello sgabuzzino dell'impianto. L'uomo di 47 anni si è trovato schiacciato dai debiti della sua impresa, che provava a vendere da circa un anno, e da una situazione sentimentale difficile. 
  • 3 gennaio 2012. Milano. Giancarlo Chiodini, elettricista di 64 anni, si è sparato alla testa nel furgoncino parcheggiato davanti alla sede della sua ditta. L'uomo aveva dedicato la vita al lavoro, ma negli ultimi tempi tra commesse sparite e ritardi nei pagamenti la preoccupazione per la crisi era diventata un'ossessione. 
  • 3 gennaio 2012. Trani. Antonio Losciale, proprietario di un negozio di climatizzatori, si è impiccato nel deposito del suo locale. L'uomo, 49 anni e padre di famiglia, sarebbe stato travolto dai debiti e dalle pressioni degli strozzini a cui si era affidato. 
  • 2 gennaio 2012. Montecchio Maggiore (Vicenza). Antonio Tamiozzo, imprenditore edile, si è tolto la vita nella sua azienda. L'uomo aveva 54 anni e una ditta con più di trenta dipendenti, i cui conti dalle prime indagini sono apparsi in regola, ma secondo i familiari la situazione del mercato aveva angosciato l'imprenditore negli ultimi tempi. 
  • 2 gennaio 2012. Catania. Roberto Manganaro, proprietario di tre concessionarie, si è impiccato in casa. L'imprenditore aveva 47 anni, aveva da poco dovuto licenziare una sua dipendente per motivi economici e presto avrebbe dovuto fare lo stesso con un altro impiegato. 
  • 30 dicembre 2011. Longarone (Belluno). Giovanni Schiavinato, imprenditore di 71 anni, si è gettato in un fiume. Proprietario di una ditta di stampi a iniezione per scarponi e suole, la sua impresa era sbarcata in Cina ma era fallita nel 2005. Il giorno del ritrovamento del suo cadavere è combaciato con la messa all'asta della sua casa per il recupero crediti da parte di Equitalia. 
  • 29 dicembre 2011. Capodarsego (Padova). R.S., proprietario di una ditta individuale di pitture edili, si è impiccato ad una grondaia. In un biglietto lasciato ai familiari ha parlato di una "situazione insostenibile", legata a una serie di crediti non riscossi per dei lavori già fatti. 
  • 12 dicembre 2011. Vigonza (Padova). Giovanni Schiavon, imprenditore edile, si è sparato alla testa. L'uomo aveva 59 anni, due figli ed era titolare da 25 anni di una ditta edile. All'origine del gesto la decisione delle banche che gli avevano chiesto di restituire i prestiti, nonostante un credito di 200 mila euro nei confronti degli enti pubblici. Schiavon aveva dovuto mettere in cassa integrazione sette operai.  
  • 12 dicembre 2011. Spresiano (Treviso). Una donna, ex proprietaria di due ristoranti, si è gettata sotto le rotaie del treno. L'imprenditrice di 43 anni aveva appena accompagnato i tre figli a scuola. Il gesto, secondo le testimonianze, sarebbe riconducibile a ragioni economiche. 
  • 26 novembre 2011. Borgoricco (Padova). Giancarlo Perin, imprenditore edile, si è impiccato a una gru della sua ditta. L'uomo aveva 52 anni e due figli. All'origine del gesto, secondo un bigliettino lasciato dallo stesso Perin, la situazione di crisi e la preoccupazione di non poter garantire un futuro alla famiglia. Fonte: l'Espresso 

«Sono suicidi di Stato»
Suicidi di Stato 


Questa, invece, è vergogna di Stato

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