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18 marzo 2009

Un ricordo di Danilo Dolci

Di Danilo Dolci, grande e bella figura della seconda metà del ‘900, ho un chiaro ricordo per aver frequentato il suo Centro Studi nella Menfi dei mesi che seguirono il terremoto del ’68. Era un omone alto e corpulento, con un vocione corrispondente alla stazza, ma straordinariamente amabile e disponibile. Era circondato da giovani e meno giovani, molti provenienti da paesi stranieri, tutti impegnati a dare vita alla sua utopia di sviluppo socio-economico e culturale. Erano riconoscibili, in un paese contadino come il mio, gravemente danneggiato dal sisma, per il loro modo casual ma non trasandato di vestire, i più giovani anche dai capelli lunghi e dalle barbette incolte da intellettuali. Erano venuti nella convinzione di fare uscire dall’isolamento i piccoli e poveri centri contadini della Valle del Belice (costruiti in pietra, tufo e fango) ai quali il terremoto aveva assestato un colpo mortale, proponendo la realizzazione di un polo aggregato che doveva sorgere lungo un asse attrezzato facente perno sulla strada veloce Palermo – Mazara del Vallo. Nel centro avevano istituito un servizio di doposcuola e dei corsi di lingue straniere discretamente frequentati. Ricordo il convegno indetto a Menfi per la presentazione del Piano di Sviluppo della Valle del Belice. In teoria risultava convincente anche se i più anziani rimanevano legati ad una visione tradizionale del paese che volevano ricostruire in loco senza contaminazioni con i centri vicini. C’è da dire che Menfi era stato meno colpito rispetto al centri vicini, godeva di un’economia agricola in fase di sviluppo in seguito alla realizzazione di un sistema irriguo che sfruttava l’acqua proveniente dalla diga sul lago Arancio, aveva un tratto di costa suscettibile di sviluppo turistico; queste erano tutte buone ragioni per giustificare i dubbi che sorgevano rispetto alle idee proposte dal Dolci e dai suoi tecnici e collaboratori. Ma i maggiorenti del paese, per lo più legati alla vecchia DC, vedevano Danilo Dolci come il diavolo, i loro giudizi erano privi di razionalità e immotivati, temevano di perdere il controllo sociale sulla popolazione; temevano soprattutto l’emancipazione culturale prodotta dalla comunicazione fra persone alla pari su cui il progetto di Danilo Dolci era basato. Per questo fecero fallire in malo modo quel convegno e tentarono di mettere in cattiva luce il Centro Studi e Iniziative in quanti lo frequentavano.
In seguito a quelle iniziative, tuttavia, si costituì a Menfi una società di piccoli viticoltori che diede vita ad una seconda Cantina Sociale in concorrenza con la “Settesoli”. Successivamente questa struttura, in difficoltà finanziarie e gestionali, fu assorbita nella cooperativa Settesoli.

Oggi è ancora attivo in Sicilia il Centro Studi e Iniziative di Partinico e l’eredità del grande sociologo non è del tutto scomparsa. Rimangono le sue opere e una ventata di cambiamento e di rinnovamento che lambisce ancora i centri toccati dalla sua utopia.





A chi volesse approfondire l'argomento, consiglio di collegarsi al Centro per lo Sviluppo Creativo "Danilo Dolci"; chi volesse consultare una ricca bibliografia di opere di o su Danilo Dolci vada a Danilo Dolci nell'Accademia del Villaggio Globale; infine per un esempio di applicazione didattica del pensiero del Nostro, consiglio Il Laboratorio






In conclusione, un caro saluto e un grazie a Maurizio Ambria , assiduo lettore e sostenitore del mio blog, che mi ha dato l'idea di ricordare Danilo Dolci.

1 commento:

  1. Anonimo8.9.09

    un sito molto interessante è
    Danilo Dolci. Fare presto (e bene) perchè si muore
    http://www.inventareilfuturo.com

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