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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com

16 marzo 2011

A ridaje coi puritani, talebani, chi non ha peccato...! A Giulià, lassa perde!

Amore, carità, misericordia! Linciaggio morale ad una giovane donna. Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Sulla tua bocca queste espressioni suonano false e invereconde.


Non puoi venire a prenderci per il culo continuando a parlare di peccati, fai torto alla nostra intelligenza! Quelli li andiamo a confessare - se crediamo - al sacerdote. In questo caso si tratta, come sai bene, di presunti reati per i quali attendiamo sereni la sentenza dei giudici.

E poi Ruby l'ha trovata la pace, caro il mio Ferrara, e qualcosa di più: viaggia in limousine, va al ballo delle debuttanti a Vienna (cachet da 40mila euro) su invito del magnate re del mattone Richard Lugner. Da quando, come dici tu, alcuni amici di Berlusconi l'hanno scoperta e l'hanno portata dal tuo cavaliere che l'ha denudata, la piccola Ruby ha trovato la pacchia e in questa società in cui i media riescono a trasformare il fango in perle, rischia di diventare un modello di vita e di comportamento. E ti meravigli se un gruppo di ragazzi puliti l'ha contestata? Mettila nel conto, Giulianone caro, la contestazione! È il prezzo che, qualche volta, si paga per una fama fasulla e immeritata. Qualche volta il buon senso e la ragione hanno il sopravvento sul mondo di lustrini e paillettes dietro il quale si nasconde l'abisso del nulla.
Ruby, insomma, sta sfruttando al meglio, da par sua, il colpo di culo che le è capitato e, d'altra parte, è vittima e parte lesa in un processo a carico dei Lele, dei Fede, dei Berlu che l'hanno scoperta. Di che cincischi, di che vaneggi?

Ma poi, a ripensarci, non eri il talebano che voleva cancellare la legge sull'aborto? Che voleva vietare la pillola del giorno dopo? Che portava l'acqua alla povera Eluana perché i carnefici volevano farla morire di fame e di sete? O mi sbaglio?

Come avresti fatto meglio (senza offendere la sensibilità di Ruby e il buonsenso comune, senza nemmeno turbare i sonni del tuo padrone) a guadagnarti i tremila euro di ieri sera parlando, ad esempio, dell'atto indegno e inqualificabile dei soliti leghisti col fazzoletto verde, che sono usciti dall'aula del Consiglio regionale della Lombardia per non presenziare al canto dell'inno nazionale! Vergogna!

Ora capisco perché tanti, troppi teleutenti scappano da RAI1 quando arrivi tu! 
Ti percepiscono falso, opportunista e asservito.

Giuliano Ferrara - Qui Radio Kabul

P.S.: se a scoprirla fossero stati due magnaccia di borgata e l'utilizzatore finale un vecchiaccio malvissuto, per i giornali e le tv la piccola sarebbe rimasta una sgualdrinella extracomunitaria al centro di un brutto fatto di cronaca, i tre sarebbero già al fresco e il nostro Giulianone nazionale non avrebbe modo e voglia di occuparsene. Quando si dice la forza del potere e del denaro!

15 marzo 2011

A difesa della Costituzione - 9 Video da rivedere e conservare

Con gli interventi di:
Nando Dalla Chiesa
Salvatore Borsellino
Gioacchino Genchi
Dario Fo
Ascanio Celestini
Beppe Giulietti
Maria Luisa Busi
Roberto Natale
Roberto Vecchioni

A difesa della Costituzione - Intervento di Nando Dalla Chiesa (1 di 2)


A difesa della Costituzione - Intervento di Salvatore Borsellino


A difesa della Costituzione - Intervento di Gioacchino Genchi


A difesa della Costituzione: Intervento di Dario Fo (1 di 2) 


A difesa della Costituzione - Intervento di Ascanio Celestini


A difesa della Costituzione - Intervento di Beppe Giulietti 


A difesa della Costituzione - Intervento di Maria Luisa Busi 


A difesa della Costituzione - Intervento di Roberto Natale


A difesa della Costituzione - Intervento di Roberto Vecchioni

14 marzo 2011

Libera nos a malo, Domine!

Una vecchia invocazione religiosa che può assumere valenza civile.
  1. A peste, fame, bello * Libera nos a malo, Domine!
  2. Da una Chiesa soggiogata dal denaro e dai privilegi * Libera nos a malo, Domine!
  3. Da un premier che corrompe tutto quello che tocca * Libera nos a malo, Domine!
  4. Da una masnada di banditi che gozzoviglia all'ombra della politica e a spese dei cittadini * Libera nos a malo, Domine!
  5. Da una criminalità diffusa che interagisce con la politica * Libera nos a malo, Domine!
  6. Da un capopolo che persegue l'obiettivo di dividere un Paese unificato dalla volontà e dalla lotta di popolo * Libera nos a malo, Domine!
  7. Da una ministra della Scuola, della Ricerca e dell'Università che mira a distruggere i settori di sua competenza * Libera nos a malo, Domine!
  8. Da un ministro dei Beni culturali che depaupera la Cultura * Libera nos a malo, Domine!
  9. Da un ministro dell'Economia che sa usare solo le cesoie * Libera nos a malo, Domine!
  10. Dalla scelta del nucleare e del Ponte sullo Stretto * Libera nos a malo, Domine!
  11. Dall'ottundimento delle coscienze * Libera nos a malo, Domine!
  12. Dalla disinformazione prezzolata * Libera nos a malo, Domine!
  13. A peste, fame, bello * Libera nos a malo, Domine!
Canto Gregoriano - Dies Irae


Ligabue - A che ora è la fine del mondo?

13 marzo 2011

CAMICIE ROSSE di Adriana Castellucci in scena a Torino

Oggi, per non parlare delle solite, volgari provocazioni che la politica mediatica giornalmente ci ammannisce (ultima quella sentita in bocca alla ministra Prestigiacomo: Trovo strumentale e macabra la polemica sul nucleare italiano - Chi trae spunto dalla tragedia che ha colpito il Giappone per dare vita a una polemica politica è uno sciacallo - le fa eco Chicco Testa, presidente del Forum nucleare italiano), voglio fare il punto sull'ultimo lavoro dell'amica Adriana Castellucci, docente presso il Liceo Altiero Spinelli di Torino e apprezzata autrice di testi teatrale che lei stessa mette in scena coinvolgendo con passione i giovani studenti della sua scuola. 
Dopo il successo ottenuto con Un uomo vestito di bianco, spettacolo teatrale dedicato a Mauro Rostagno, che ha ricevuto anche in Trentino importanti riconoscimenti, la brava autrice si appresta a mettere in scena l'ultimo suo lavoro Camicie rosse. L'opera vede la luce in un momento cruciale per il nostro Paese, quello della crisi della nostra democrazia e dei valori unitari (messi in discussione dalle tendenze centrifughe presenti nella nostra società) e della voglia di recupero della tradizione, della storia, dei tanti episodi di lotta e di impegno che hanno reso grande il nostro Paese, espressa da milioni di italiane e italiani nelle grandi manifestazioni pacifiche che hanno riempito le piazze delle nostre città nelle scorse settimane, fino all'ultima del 12 febbraio.

La prima di Camicie rosse andrà in scena mercoledì 23 marzo alle ore 20.00 presso il Teatro Ragazzi e Giovani, Corso Galileo Ferraris 266/C - Torino. 
In occcasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
Dallo scoglio di Quarto all’incontro di Teano, l’epopea garibaldina viene rivissuta attraverso i suoi più giovani protagonisti, alcuni studenti liceali, che nel maggio del 1860 al grido di “Italia e Vittorio Emanuele” lasciarono i loro banchi di scuola per lanciarsi in un’avventura rischiosa e dall’esito improbabile: la liberazione del Regno delle Due Sicilie dai Borboni.
Mai presente materialmente sulla scena, Garibaldi con il suo carisma agisce prepotentemente da elemento propulsivo, una sorta di deus ex machina, ad animare i giovani volontari, a galvanizzarne le energie morali e fisiche. L’entusiasmo coinvolge la popolazione civile, dai “picciotti” siciliani delle campagne ai borghesi e ai popolani delle città, uomini e donne di diversa estrazione sociale: un entusiasmo che i giornali del tempo riverberano fin nei salotti dell’opinione pubblica europea.
Spettacolo corale, “Camicie rosse” pone a confronto le diverse anime ideologiche dell’impresa: speranze, utopie, pragmatismo dei singoli si intrecciano fra loro, a delineare i contorni di un affresco storico e sociale di quello che è stato un momento centrale della nostra storia di Italiani, con le sue illusioni di risorgimento politico e palingenesi sociale e il suo amaro disinganno.
150° Unità d'Italia - I Mille dimenticati...


UN UOMO VESTITO DI BIANCO - Omaggio a Mauro Rostagno

L’ultima vittoria di Mauro Rostagno. Si sta celebrando a Trapani il processo per l’omicidio del giornalista ed ex leader di Lc

Teniamo acceso il fuoco di Mauro Rostagno

Chi volesse seguire le fasi del processo per l’omicidio di Mauro Rostagno, si colleghi a Radio Radicale che propone l’audio integrale di tutte le udienze.

12 marzo 2011

Terremoto geologico e tsunami politico

Oggi dovremmo riflettere sugli effetti devastanti del terremoto in Giappone che, anche a causa del catastrofico tsunami ha prodotto oltre mille vittime e messo fuori controllo una centrale nucleare. 
Stiamo parlando del Paese che ha fatto della previsione e prevenzione dei terremoti e della messa in opera di sistemi avanzatissimi di protezione civile una priorità assoluta. In mancanza di tali interventi, il terremoto di ieri, per la potenza distruttiva che ha sprigionato, verrebbe ricordato come una delle più gravi catastrofi della storia.

Dovremmo pensare a dimostrare concreta e fattiva solidarietà a quel Paese colpito dall'immane disastro. 
Dovremmo riflettere sulla situazione di profondo degrado in cui la speculazione edilizia e il mancato rispetto delle norme urbanistiche hanno lasciato tante nostre zone a rischio.
Dovremmo considerare e farci carico delle enormi difficoltà in cui procede la ricostruzione dell'Aquila e il risanamento del suo territorio.

Siamo, invece, costretti, a partecipare in massa alle grandi manifestazioni che oggi hanno luogo in molte città italiane per richiedere quello che in una nazione civile e democratica dovrebbe darsi per acquisito: 
  1. il rispetto e la salvaguardia della Costituzione che il governo e la sua maggioranza parlamentare vorrebbero smantellare al fine di rendere più agevole ad un'oligarchia corrotta la permanenza al potere; 
  2. la difesa della scuola pubblica, unico strumento di crescita per le nuove generazioni e baluardo di emancipazione civile e democratica; 
  3. il sostegno agli organismi di ricerca e alle istituzioni culturali atraverso le quali passa il processo di sviluppo della socierà e del Paese; 
  4. la difesa della magistratura e della legge che una casta corrotta vorrebbe annientare; 
  5. il riordino del sistema dell'informazione perché torni ad essere al servizio del cittadino e non più asservito al potere.

I nostri governanti farebbero bene a riflettere sullo tsunami che i popoli in rivolta hanno prodotto in tutta l'area del Maghreb. 
Tirare troppo la corda, sottovalutare e fingere di non vedere le richieste pressanti e urgenti che giungono dai cittadini può rappesentare un errore imperdonabile e fatale per un potere politico che si ritenga legittimato dal popolo.

11 marzo 2011

La buona informazione scaccia sempre la cattiva

Dunque, da lunedì, dopo il TG targato Minzolini, gli italiani da bere saranno allietati per cinque minuti dalla mole corpulenta di Giuliano Ferrara che, con la sua naturale oggettività, farà il punto sui fatti del giorno. Per mettere subito le mani avanti, ha già dichiarato: spero di fare polemica, di rompere la cappa di ipocrisia, di dispiacere a certi giornali, a certi commentatori.  
Non c'è che dire! Per la modica cifra di 600 euro al minuto per cinque giorni la settimana - contratto per due anni - gli italiani che pagano il canone avranno a disposizione anche questo pezzo da novanta che li aiuterà a formarsi un'opinione. In quello stesso spazio pubblico d'informazione, gestito sapientemente e con onore dal compianto Enzo Biagi.

Il mio modesto consiglio è di lasciarlo vomitare la sua bile perché sarà in grado di spegnersi da solo. Del resto il suo discepolo Minzolini è riuscito da solo ad affossare il primo TG della RAI.
Gli spazi di RAI 1 dedicati all' informazione politica e all' approfondimento, come milioni di italiani, io li evito deliberatamente. Per fortuna il telecomando serve a questo. E chi non volesse sintonizzarsi sul terzo canale della RAI (perché lo trova troppo appiattito) ha a disposizione il bel TG di Mentana su La7, equilibrato, documentato e completo. E gli spazi di approfondimento che La7 offre a tutte le ore, a partire da 8 1/2 che, da quando è condotto da Lilli Gruber, ha visto aumentare vertiginosamente il suo share.


 La buona informazione  scaccia sempre la cattiva.

Ecco il personaggio che vi intratterrà dopo il tg di Minzolini


Tremila euro al giorno, così difendo Silvio senza ipocrisie
L’intervista di Giuliano Ferrara a Goffredo De Marchis

Tanto oro quanto pesa - il commento di Marco Travaglio

Due commenti raccattati online:
Io pago il cannone a rate perché 110 € sono tanti per me operaio, e voi mi dite che sono obbligato a pagare per dare a Ferrara 3000 € al di !!! l'imposibilità di difesa, di gridare per l'ingiutizia, per l'arroganza con la quale siamo trattati, ha superato ogni decenza!

Vergognati !!! pagato dal servizio pubblico per una crociata a favore del tuo datore di lavoro che fino a ieri diceva di non pagare il canone rai ...vai a fare il James Bond per la CIA che è meglio per tutti !!!

10 marzo 2011

Solo ora, cara Concita? E solo INADATTO AL COMPITO?

Nel suo bell'editoriale di oggi sull'Unità, Inadatto al compito, Concita De Gregorio ci dimostra una verità lapalissiano, che non si riforma la giustizia con chi è imputato. Con la stessa modalità lapalissiana, Concita scopre che Allo stesso modo non si discute di riassetto del sistema radiotelevisivo con chi ne detiene il monopolio. Infine, la cara direttrice scopre che Semplicemente: si impedisce a chi detiene il monopolio del sistema radiotelevisivo di governare.


D'accordissimo, ovvio, lapalissiano, cara Concita. Un solo appunto mi va di fare alla tua analisi tanto disarmante quanto corretta: che è tardiva perché arriva con un ritardo di oltre 17 anni.

Per me la grave anomalia è stata tale sin dalla famosa discesa in campo. E da allora mi sono chiesto, con vero rammarico, come mai fior di liberali ed esponenti di rilievo di una sinistra matura non se ne accorgessero o fingessero di non accorgersene. Il centro-sinistra ha avuto due buone occasioni per legiferare sul conflitto di interessi e per regolamentare il servizio pubblico televisivo e il monopolio dell'etere da parte dell'unico detentore delle TV private. 
Per insipienza, per mancanza di coraggio, per connivenza o chissà perché, non l'ha fatto.

A questo punto le opposizioni farebbero bene a sgombrare il campo. I responsabili delle omissioni di cui sopra avrebbero dovuto, già da tempo, togliersi dai piedi e, per amor di patria, fare spazio a figure più idonee e capaci di produrre un cambiamento radicale per tornare alla normalità. Le stesse firme raccolte dal povero Bersani dimostrano, da sole, che i cittadini sono più consapevoli dello sfascio vergognoso in cui viviamo, di quanto lo siano gli stessi vertici del più grande partito di opposizione.
Giunti a questo punto, cosa si può fare se non sperare che s'impicchi con le sue stesse mani o che il padreterno lo chiami a miglior vita?  
Gli si può dar torto quando accusa l'opposizione di essere senza leader né idee? 


A meno che questi parlamentari della cosiddetta opposione, consapevoli delle loro responsabilità pregresse e della loro incapacità di metterlo in crisi e costringerlo alle dimissioni, non facciano l'unico atto coraggioso e responsabile che potrebbe portarci al voto: dimettersi in massa facendo harakiri. I cittadini elettori, eccetto quelli che hanno portato il cervello all'ammasso delle TV Mediaset e del Giornale, sono pronti a rimpiazzarli degnamente e mi sembrano in numero sufficiente a creare le condizioni per nuove e diverse maggioranze politiche.

Abbiamo firmato in massa e sostenuto l'iniziativa del PD Berlusconi dimettiti, parteciperemo compatti alla manifestazione di sabato 12 Marzo A difesa della Costituzione ma ci aspettiamo quell'atto di coraggio e di responsabilità che finora è mancato!


p.s.: per evitare sin dall'inizio la vergogna, sarebbe bastato applicare, anche per il parlamento e il governo, le norme relative a ineleggibilità, incandidabilità e incompatibilità vigenti negli enti locali.

09 marzo 2011

Il Mediterraneo: ponte o barriera tra i popoli?

Nelle settimane scorse abbiamo assistito al mutare repentino della situazione geopolitica del Nord Africa e alla caduta, come birilli, dei vecchi raìs sotto i colpi di una rivolta popolare che si è estesa a macchia d'olio in tutta l'area del Maghreb ed oltre.
In Libia lo scontro cruento è ancora in corso perché il sistema politico strutturatosi attorno al colonnello Gheddafi è duro a cadere e intende vendere cara la pelle.
Mentre le giovani popolazioni del Maghreb abbattono i loro vecchi tiranni che già si preparavano a lasciare ai figli l'eredità del potere corrotto, e chiedono democrazia, lavoro e migliori condizioni di vita, gli Stati dell'Europa civile e democratica sembrano guardare con sorpresa e timore ai sommovimenti in corso in quell'area, che mettono in discussione i vecchi assetti politici ed economici.
L'Italia, in particolare, che con gli Stati maghrebini coltiva stretti rapporti politici ed economici, è stata presa in contropiede e si mostra assai tentennante ad abbandonare al loro destino i vecchi referenti. Mentre occorrerebbe, con realismo e lungimiranza, iniziare un avvicinamento serio alle forze nuove che hanno soppiantato i vecchi regimi, per orientarne e guidarne il cammino verso la democrazia. Il nostro governo sembra, invece, preoccupato quasi esclusivamente di contenere la pressione che masse di profughi nordafricani esercitano sulle nostre coste, e poco o niente dell'opportunità per il nostro Paese di rinsaldare i vincoli di collaborazione e solidarietà con quelle popolazioni che si affacciano prepotentemente alla ribalta della storia.

Se la politica degli Stati è lenta e talvolta miope, specie quando si chiude nel proprio orticello, è la cultura che spesso apre le strade dell'innovazione e del cambiamento.
Mi è capitato sottomano in questi giorni, visitando il sito del CENSIS, il Sondaggio che precedeva di un mese la Conferenza internazionale Mediterraneo: Porta d’Oriente tenutasi a Palermo nel mese di maggio 2010.
La Fondazione Roma Mediterraneo ha promosso la realizzazione della Conferenza con l’obiettivo di fornire un contributo originale al dibattito in corso, tramite il coinvolgimento di esperti, studiosi, imprenditori, uomini di cultura. Dal Mediterraneo orientale all’Egitto, alla Mesopotamia, all’Asia minore, alla Grecia, fino a Roma, qui si è dipanato il cammino di popoli, di culture, di civiltà che hanno segnato la storia dell’intera umanità e che sono la madre di questa nostra Europa. Così si è espresso il presidente della Fondazione Roma, Emanuele, aprendo i lavori della conferenza, aggiungendo che La Sicilia è una testa di ponte avanzata dell’Europa verso l’Africa e parte dell’Asia.
Il Mediterraneo deve costituire per l’Unione europea un’area geo-politica prioritaria all’interno dello scacchiere internazionale - ha detto Emanuele -, e l’Italia deve spingere fortemente in questa direzione, assai più di quanto ha fatto finora.

Dal Sondaggio di cui sopra si rileva che il 49,1% degli italiani (con un picco del 62,8% tra i residenti al Sud) manifesta un prevalente sentimento di appartenenza al Mediterraneo. Mentre per oltre il 57% dei rispondenti l’area mediterranea è destinata a giocare un ruolo sempre più determinante nello scenario globale. Gli italiani  individuano rilevanti possibilità di sviluppo economico per la regione mediterranea, strategicamente caratterizzata, per un verso, dalla stabilità europea, per l'altro dalle grandi potenzialità di sviluppo dei paesi che si affacciano alla sponda sudorientale del Mare Nostrum. 
In un ambito di fattiva collaborazione e integrazione, la regione, contraddistinta da un'importante eredità storica e culturale, dalla bellezza dei paesaggi e da un clima particolarmente favorevole, potrebbe produrre una spinta propulsiva sul piano economico, sociale e culturale nei confronti della vecchia Europa.

Cinque sono i pilastri della nuova cooperazione euromediterranea, secondo Emanuele: sicurezza internazionale, immigrazione, ambiente, partnership economica, formazione e cultura.
Con questi persupposti il Mediterraneo potrebbe tornare ad essere un laboratorio politico-culturale dove sperimentare un modello alternativo all’accumulazione incontrollata del capitale e alla finanziarizzazione dell’economia perché si possano costruire le condizioni per un sistema economico che operi a vantaggio della produzione e dei bisogni fondamentali delle persone.

In questi termini, camicie verdi permettendo, andrebbe costruito l'approccio con quel mondo, apparentemente tanto lontano, ma a noi sostanzialmente così vicino.

07 marzo 2011

I miei auguri per l'otto marzo delle donne

Con il dono di questa mimosa, un fascio di auguri sentiti, validi anche per gli altri giorni dell'anno: 


  1. che le donne, tutte le donne, siano riconosciute nel lavoro che svolgono alla pari dell'uomo; 
  2. che le donne, tutte le donne, abbiano lo spazio che meritano in politica e nella società; 
  3. che lo stupro venga condannato ovunque come uno dei reati più odiosi; 
  4. che il lavoro domestico della donna venga riconosciuto come un servizio sociale primario; 
  5. che le donne, tutte le donne, siano riconosciute in Italia e nel mondo come costruttrici di pace; 
  6. che le donne, tutte le donne, vengano apprezzate anche per quello che sono dentro e non solo per quello che mostrano fuori; 
  7. che finisca lo sfuttamento vergognoso del corpo della donna; 
  8. che tutti boicottino quei prodotti pubblicizzati attraverso messaggi ammiccanti al sesso femminile; 
  9. che le donne, tutte le donne, si emancipino totalmente dalla subordinazione ad un potere corrotto; 
  10. che le donne, tutte le donne, aiutino i loro uomini a diventare o rimanere persone libere.

L'arte del lecchinaggio a oltranza

Si direbbe che di questi tempi molti parlamentari, (rappresentanti del popolo dovrebbero essere) si distinguano in lecchinaggio viscido e appiccicoso nei confronti del padrone del vapore. 
Hanno bisogno di esserci, di farsi notare per ottenere di essere posti nella lista dei fedelissimi a futura memoria. Sono morti che camminano anche i cosiddetti responsabili che saranno ricordati per avere consentito il perdurare della vergogna con la possibilità della riproposizione vendicativa e relativa approvazione di nuove e turpi indecenze. 
Con il loro sperticato attivismo alcuni di loro riescono ad infastidire perfino gli addetti ai lavori, coloro, cioè, che impegnano la vita e le preziose giornate a costruire scudi al loro signore.
Ci ha provato l'on. Vitali con la prescrizione brevissima e la concessione delle attenuanti generiche per tutti gli ultrasessantacinquenni e per gli incensurati. 
Stracquadaniopensiero
Avrebbe potuto essere più chiaro: per tutti gli ultrasettantenni che hanno rivestito o rivestono la carica di presidente del consiglio, che sono nati a Milano e risultano divorziati allo stato civile, l'eventuale processo per ogni grado di giudizio non potrà prolungarsi oltre i 6 mesi. La norma vale anche per i processi in corso.
A meno che l'emerito rappresentante del popolo non abbia avuto in mente qualche altro caso spinoso e si comprenderebbe perché si sia allargato.

Poi c'è l'indegna proposta del sen. Butti, membro della Commissione di Vigilanza Rai. A suo dire, per evitare il determinarsi di una evidente posizione dominante da parte di alcuni operatori dell'informazione rispetto ad altri, la Rai dovrebbe sperimentare l'apertura di altri spazi informativi affidati ad altri conduttori, da posizionare negli stessi giorni alla stessa ora sulle stesse reti e con le stesse risorse esistenti secondo una equilibrata alternanza settimanale.

Quest'ultima sconcezza non voglio commentarla e riproduco, invece, la nota di Michele Serra da L'Amaca di ieri su Repubblica.
Nell'asfissiante pressing che gli uomini del governo infliggono alla RAI, e alle persone che per la RAI lavorano e alla RAI portano ascolti e quattrini (Gabanelli, Santoro, Floris, Fazio, Dandini e a chi tocca tocca), c'è un aspetto particolarmente grave e particolarmente insopportabile. Nessuno di questi censori, regolamentatori, suggeritori ha ombra di titolo professionale per dare lezioni di televisione a persone che la televisione la fanno - e bene -  da una vita. Non ne sanno niente, e se discettano di un prodotto della cui natura e della cui fattura ignorano tutto, è solo in virtù di un mandato politico. Sono, di fatto, pretoriani di partito che fanno irruzione in una fabbrica pretendendo (come fa l'onorevole Butti con la sua ridicola proposta di "alternanza dei conduttori" di insegnare alle maestranze di quella fabbrica come si lavora. E il colmo è che accusano di "politicizzazione" (proprio loro, che senza un mandato politico in RAI non potrebbero mettere piede nemmeno come figuranti), interi pezzi di palinsesto, guarda caso tra i più premiati dagli ascolti.
La pura verità è che del prodotto non gli importa un fico, e anzi (vedi il caso di "Vieniviaconme") li rattrista un'impennata di ascolti che, fossero davvero interessati dei destini della RAI, dovrebbe farli felici. Al di là del tentativo di controllo politico, quando li senti parlare lasciano l'impressione di mediocri che odiano i meritevoli.

P.S.: quanto sarebbe apprezzabile che tanti rappresentanti del popolo (si fa per dire) sollevassero gli occhi e qualcos'altro dal culo del padrone e guardassero ai reali bisogni dei cittadini a carico dei quali gozzovigliano e intendono continuare a farlo! 
Potrebbero esercitare la loro fantasia in proposte utili al Paese e, morti per morti, lascerebbero un messaggio onorevole. 
Ma quando si nasce servi e leccaculi, purtroppo, ... non si può morire eroi!

06 marzo 2011

Attualità di Piero Calamandrei e del suo discorso sulla scuola

Ieri sera, da Fazio, Massimo Gramellini ne ha letto un brano. Vi si sente tutta la passione dell'antifascista che visse gli anni bui della dittatura ma anche tutta la fiducia dell'uomo che credette nella lotta di liberazione e nella capacità di rinascita di un popolo. Questo discorso sulla scuola pubblica e sui rischi del sostegno alla scuola privata a detrimento della scuola di tutti ha qualcosa di profetico. Perciò merita un'attenta rilettura e un'accurata riflessione.

Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950
“Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo. La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre:
- che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre.
- che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione.
Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c’erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l’espressione, “più ottime” le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione. Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. La fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […].


Le parole di Piero Calamandrei ritornano attuali



Piero Calamandrei Discorso sulla Costituzione - 1955


Piero Calamandrei Biografia

05 marzo 2011

La realtà rovesciata tutto l'anno e la saggezza del carnevale

 Venite tutti al bunga bunga!
Una volta il carnevale rappresentava il rovesciamento della realtà. Re Carnevale, tra lazzi, frizzi e sberleffi assicurava tre giorni di licenza gioiosa contro la serietà e l'ipocrisia dell'ordinario quotidiano.

Oggi, purtroppo, carnevale non fa più ridere perchè consente per pochi giorni di riflettere seriamente sulla realtà diventata farsa durante l'arco dell'anno.

Volete qualche esempio? Ne offro solo alcuni ma chiunque, volendo, può trovarne a iosa.

1. Il tiranno di Tripoli qualche giorno fa ha dichiarato che il popolo lo ama e che lui è la Libia.  Prima aveva detto che lui non ha alcun potere e che tutto il potere è nelle mani del popolo. 

2. Un ministro italiano, durante una manifestazione in teatro, ha scalciato un giornalista importuno; ha invitato, poi, la sicurezza ad allontanarlo dalla sala sostenendo che fosse l'altro a prendere lui a calci.

3. Un premier di un paese, fanalino di coda fra le nazioni europee, dichiara di essere il miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni e non arrossisce.

4. Un ministro degli interni dello stesso paese in crisi non riesce ad accorpare due scadenze elettorali in un'unica data, fissandole separatamente a 15 giorni di distanza l'una dall'altra, con un dispendio aggiuntivo calcolato in 300 milioni di euro.

5. Qualche giorno prima, lo stesso ministro e altri due della stessa razza avevano votato contro la festività per i 150 anni dell'Unità nazionale, adducendo la scusa del risparmio di denaro.

6. Un premier, di cui non faccio il nome perché siamo a carnevale, impegna incessantemente governo e parlamento del suo paese alla ricerca ossessiva di proposte e progetti di legge al fine di evitare di farsi giudicare per reati più o meno presunti.

7. Lo stesso premier dichiara imperterrito che la scuola pubblica (che, va detto, viene saccheggiata da un ministero guidato da una sua femmina) non va bene perchè gli insegnanti inculcano agli alunni principi contrari a quelli dei genitori degli stessi.

8. Lo stesso premier dichiara imperterrito che la Costituzione, sulla quale ha giurato, non va bene perché bolscevica.

9. Un altro premier di un altro paese (ex bolscevico sia il premier che il paese) vedendo che l'amico premier di cui sopra si trova in palese difficoltà, dichiara che l'amico non si interessa solo di ragazze ma anche di tante cose concrete.

10. Il nostro premier, ai vertici di una democrazia occidentale fra le più avanzate nel mondo, si è vantato (adesso, però, un po' meno visto l'andazzo) di essere amico personale dei peggiori dittatori del mondo.

11. Lo stesso premier, mentre si fa sostenitore dei valori irrinunciabili della famiglia, si costruisce un lupanare in casa dove pratica l'innocente bunga bunga, presenti anche fanciulle minorenni.

12. Una di queste, la più famosa (diventata intanto maggiorenne) partecipa, su invito di un vecchio magnate austriaco e pagata con 40.000 euro, al tradizionale ballo delle esordienti.

13. C'è poi una sottosegretaria, famosa nel mondo, che quando non trova le parole giuste per rispondere (anche se le parole a vanvera non le mancano) mostra il dito medio della mano destra alzato.

14. C'è, infine, un dirigente di una grande azienda che, dopo aver costretto col ricatto la maggioranza dei suoi lavoratori a votare sì ad un contratto capestro, adesso ottenuto il risultato, ha dichiarato di volere ugualmente delocalizzare perché gli torna più conveniente. (tra parentesi, i suoi compensi come AD dell'azienda nel 2010 sono stati intorno a 4 milioni di euro, sufficienti per rinnovare il guardaroba e dismettere quell'arcaico maglione dolcevita). 

15. Gli uomini di Chiesa, almeno quelli che la governano, non trovano nel Vangelo che predicano ai poveri cristi le parole e gli esempi per denunciare le malefatte dei potenti.

Quando la realtà è di tal fatta, cosa volete che serva carnevale? Non può farci più sorridere e nemmeno dimenticare per qualche giorno la durezza della vita. Ci costringe, piuttosto, a riflettere seriamente sulla realtà rovesciata cui assistiamo quotidianamente.

Eppure, una prerogativa gli è rimasta: quella dell'abbuffata alimentare ancora in voga.
Una volta ci si rimpinzava nei giorni di carnevale, a fronte della miseria diffusa nel resto dell'anno (almeno tra la gente del popolo) e per affrontare con decenza il lungo periodo di digiuno e astinenza dell'imminente quaresima.
Adesso persiste la vecchia abitudine, ma come contrappeso alle ferree diete che servono a tenere il corpo sempre in linea e, apparentemente, sempre giovane.
Riguardo alle trasgressioni sessuali, non occorre che venga carnevale: il lassismo e l'indecenza sono in vigore tutto l'anno.

POVERO CARNEVALE! 
VUOI VEDERE CHE CI INSEGNERÀ LA DECENZA E I BUONI COSTUMI?

03 marzo 2011

Col denaro si possono comprare ville, giornali, pulzelle e altro ancora, non dignità e onore

Nella sua collezione di vergogne pensavo mancasse solo il plagio d'autore. Adesso scopro che c'è stato anche quello. Certo, aveva una ventina di anni in meno e non era presidente del consiglio. Era, tuttavia, un uomo di potere e successo, in grado di intendere e di volere, già padrone di Mediaset.

Mi piacerebbe rivederlo quel programma su canale 5 con la giovane dipendente che ne vanta l'enorme bagaglio culturale e a lui che si schermisce per il pudore - pensate - quella di rincalzo: Lei è anche un grande studioso dei classici, non faccia il modesto. Lei, dottore, ha appena pubblicato un’edizione pregiata dell’Utopia di Tommaso Moro, con una bellissima prefazione e una perfetta traduzione dal latino.

In questa storia c'è già in nuce tutto il personaggio: l'essersi appropriato della traduzione dell'Utopia di Tommaso Moro, prefazione di Luigi Firpo compresa, averla fatta pubblicare a suo nome in un'edizione pregiata per pochi cultori e averla fatta circolare fra gli amici, mi sembra una cosa inverosimile ma è successa. Fa il paio col modo spregiudicato col quale si è appropriato di Villa San Martino strappandola ad un'orfana minore, non in grado di proteggersi.

Un personaggio del genere, capace di tanto, che poi vada a caccia di belle fanciulle, anche minorenni, per allietare le sue serate oscene, se fosse il nostro vicino di casa, lo terremmo alla larga e cercheremmo di evitare di incrociarlo per strada. Essendo, invece, il padrone di mezza Italia e il presidente del consiglio, non solo lo giustifichiamo ma addirittura gli permettiamo di distinquere ciò che è lecito da ciò che non lo è, ciò che è legale da ciò che legale non è, e ci accingiamo a conformarci ai suoi voleri.

Adesso, per esempio, mentre gli Italiani chiedono, tra l'altro, una giustizia giusta, efficace nei tempi e nella certezza della pena, il miglior imbonitore degli ultimi 150 anni e passa è tutto preso da leggi, leggine e sotterfugi vari che gli consentano di scansare i processi che lo riguardano e i conseguenti giudizi. E si ritrova intorno tanti yesman proni, pronti ad assecondarne ogni velleità perchè nati per essere servi.
In un Paese in cui il 30% dei giovani e il 50% delle donne non trova lavoro, con la situazione esplosiva sulle coste del Mediterraneo meridionale, l'agenda di governo ha come priorità assolute il processo breve, l'immunità parlamentare, la legge sulle intercettazioni, contrabbandate come urgenti e, addirittura, reclamate dagli Italiani.

Le dimissioni da ministro e da deputato del barone tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg, in seguito allo scandalo della sua tesi di dottorato ampiamente scopiazzata, ha riportato alla ribalta il caso italiano dell'appropriazione da parte di Berlusconi di una versione dell'Utopia di Tommaso Moro, prodotta dal compianto professor Luigi Firpo, emerito studioso di cultura rinascimentale, con particolare attenzione alla stagione tra Rinascimento e Controriforma.

Grazie al professor Firpo e alla moglie, signora Laura Salvetti, per averci dato modo di completare il quadro sull'uomo in tutta la sua cialtronesca volgarità.

Riproduco qui il racconto che la Sig.ra Laura ha fatto dell'episodio, riportato da Olga Piscitelli in Libertà e Giustizia

Da la Repubblica del 23 marzo 2006 -
Il Cavaliere e il libro copiato allo storico.
Così mio marito Firpo lo smascherò, di Marco Travaglio
TORINO – Un giorno d’estate di metà anni 80 Luigi Firpo se ne stava in poltrona nella sua villa sulla collina torinese con la moglie Laura. Faceva zapping in tv. Su Canale 5 una graziosa signorina intervistava il padrone, Silvio Berlusconi. E ne magnificava l’enorme bagaglio culturale: «Lei è anche un grande studioso dei classici». Il Cavaliere si schermiva: «Ma no, non dica così». E lei: «Sì, invece, non faccia il modesto. Lei, dottore, ha appena pubblicato un’edizione pregiata dell’Utopia di Tommaso Moro, con una bellissima prefazione e una perfetta traduzione dal latino». E lui: «Beh, in effetti il latino non lo conosciamo tutti, bisogna tradurlo». Firpo, grande intellettuale torinese, polemista della Stampa con i suoi “Cattivi pensieri”, ma soprattutto docente universitario di Storia delle dottrine politiche e fra i massimi esperti di cultura rinascimentale, drizzò le antenne. Anche perché aveva da poco tradotto e commentato un’edizione dell’Utopia per l’editore Guida di Napoli. L’intervistatrice attaccò a leggere la prefazione del Cavaliere. Dopo le prime due frasi, l’anziano studioso fece un salto sul divano: «Ma quella prefazione è la mia! È tutta copiata! Ma chi è questo signore? Ma come si permette?». L’episodio è tornato in mente a Laura Salvetti, la vedova di Firpo, qualche giorno fa, quando Silvio Berlusconi in una delle sue tele-esternazioni elettorali si è così descritto in terza persona: «Il presidente del Consiglio si è nutrito di ottime letture e ha un curriculum di studi rilevantissimo …». È corsa in archivio, ha estratto una cartella intitolata “Berlusconi”, ne ha cavato uno strano bigliettino autografo del Cavaliere e ha deciso di raccontarne il retroscena. «Era subito dopo le vacanze estive, credo in settembre. Firpo (lei lo chiama rispettosamente così, ndr), quando scoprì in tv che Berlusconi aveva copiato la sua versione dell’Utopia, si attaccò subito al telefono per avere quel libro. Gli risposero che era un’edizione privata, in pochi esemplari, riservata all’entourage del Cavaliere. Ma lui, tramite l’associazione milanese degli Amici di Thomas More, riuscì a procurarsi una copia in visione. La sfogliò e sbottò: “Non è un plagio, è peggio! Quello ha copiato interi brani della mia prefazione e la mia traduzione integrale dal latino, mettendoci la sua firma. Non ha cambiato nemmeno le virgole!“. Prese carta e penna e scrisse a Berlusconi, intimando di ritirare subito tutte le copie e annunciando che avrebbe sporto denuncia. Qualche giorno dopo squillò il telefono di casa: era Berlusconi». A questo punto inizia un irresistibile balletto telefonico, con il Cavaliere che cerca scuse puerili per placare l’ira dell’austero cattedratico, e questi che, sbollita la furia, si diverte a giocare al gatto col topo. Firpo minaccia di mettere in piazza tutto e trascinarlo in tribunale. «Berlusconi – ricorda la moglie – incolpò subito una collaboratrice, che a suo dire avrebbe copiato prefazione e traduzione a sua insaputa. E implorò Firpo di soprassedere, pur precisando di non poter ritirare le mille copie già stampate e regalate ad amici e collaboratori. Firpo, capito il personaggio, cominciò a divertirsi alle sue spalle. Lo teneva sulla corda con la causa giudiziaria. E Berlusconi continuava a telefonare un giorno sì e un giorno no, con una fifa nera. Pregava di risparmiarlo, piagnucolava che uno scandalo l’avrebbe rovinato». Pure Franzo Grande Stevens, famoso avvocato e consigliere di casa Agnelli, che di Firpo era amico anche per via della comune candidatura nel Pri, seguì la faccenda da vicino: «Firpo mi raccontò di quel plagio. Era esterrefatto. Anche perché Berlusconi, anziché scusarsi, dava la colpa a una segretaria. Poi cercò di rabbonirlo con regali costosi, che il professore rispedì sdegnosamente al mittente». «Passava – ricorda la moglie Laura – intere mezz’ore al telefono col Cavaliere. E alla fine correva a raccontarmele, fra l’indignato e il divertito: sapessi quante barzellette conosce quel Berlusconi. E’ un mercante di tappeti, una faccia di bronzo da non credere, sembra di essere in una televendita». Il tira e molla si trascinò per mesi. Anche con uno scambio di lettere, ancora riservate (saranno pubbliche solo nel 2009, vent’ anni dopo la morte dello studioso). Per ora c’è solo quel bigliettino rimasto nei cassetti della signora Laura, visto che era indirizzato anche a lei: «Accompagnava un doppio regalo per Natale, credo del 1986. Nel frattempo Berlusconi aveva pubblicato un’edizione riveduta e corretta dell’Utopia, senza più la prefazione copiata e con la traduzione di Firpo regolarmente citata. Ma Firpo seguitava a fare l’offeso, ripeteva che la cosa era grave e la stava ancora valutando con gli avvocati. Un giorno lo invitarono a Canale 5 per parlare del Papa e si ritrovò Berlusconi dietro le quinte che gli porgeva una busta con del denaro, “per il suo disturbo e l’onore che ci fa”. Naturalmente la rifiutò. Poi a Natale arrivò un corriere da Segrate con un bouquet di orchidee che non entrava neppure dalla porta e un pacco: dentro c’era una valigetta ventiquattr’ore in coccodrillo con le cifre LF in oro». Il biglietto d’accompagnamento è intestato Silvio Berlusconi, datato “Natale 1986? (ma l’ultima cifra è uno scarabocchio) e scritto a penna: “Molti cordiali auguri ed a presto. Spero! Silvio Berlusconi”. Poi una frase aggiunta a biro: “Per carità non mi rovini!!!”. Ma Firpo continuò il suo gioco: «Rispedì la borsa a Berlusconi, con un biglietto beffardo: “Gentile dottore, la ringrazio della sua generosità, ma gli oggetti di lusso non mi si confanno: sono un vecchio professore abituato a girare con una borsa sdrucita a cui sono molto affezionato. Quanto ai fiori, la prego anche a nome di mia moglie Laura di non inviarcene più: per noi, i fiori tagliati sono organi sessuali recisi” Non lo sentimmo mai più».
Questa è l'ultima volta (giuro) che dedico il mio tempo e la mia attenzione a tratteggiare aspetti della vita e dell'opera di un personaggio tanto spregevole. Gli Italiani hanno da tempo tutti gli strumenti per capire in quali mani hanno affidato le sorti del Paese.
Mi riservo di tornare a parlare ancora di lui quando sarà costretto a lasciare, con grande infamia spero, la guida di un governo del fare solo ciò che a lui aggrada e fa comodo. Per esultare assieme a quanti, da tempo, ne osservano con raccapriccio le indecenti gesta.

Leggi: Thomas More - Utopia, a cura di Luigi Firpo

Quel libro di Firpo firmato Berlusconi

Visita anche la Fondazione Luigi Firpo

02 marzo 2011

A proposito di testamento biologico

Qualunque porcata andranno ad approvare con le loro maggioranze acerebrate - simili a truppe cammellate - e in combutta con le gerarchie vaticane, io, assieme a milioni di cittadini, ritengo di avere il diritto di conoscere la verità sulla mia eventuale malattia e il diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte (consenso informato).

Nell'ipotesi, pertanto, di una malattia gravemente invalidante che dovesse togliermi la capacità di intendere e di volere per motivi biologici, ritengo mio diritto inviolabile quello di poter  lasciare una dichiarazione anticipata di trattamento a un mio congiunto o a un rappresentante legale, di cui il medico curante non potrà non tenere conto.


Ripubblico qua il modulo di testamento biologico, come proposto dalla Fondazione Umberto Veronesi.


TESTAMENTO BIOLOGICO
IO SOTTOSCRITTO/A


Nome ................................................................................................

Cognome ...........................................................................................

Luogo di nascita ..................................................................................

Data di nascita ....................................................................................

Domicilio ...........................................................................................

Documento di identità ........................................................................

NEL PIENO DELLE MIE FACOLTÀ MENTALI E IN TOTALE LIBERTÀ DI SCELTA DISPONGO QUANTO SEGUE:
IN CASO DI
• malattia o lesione traumatica cerebrale invalidante e irreversibile CHIEDO DI NON ESSERE SOTTOPOSTO AD ALCUN TRATTAMENTO TERAPEUTICO O DI SOSTEGNO (alimentazione e idratazione forzata)

DISPOSIZIONI PARTICOLARI.
• Autorizzo la donazione dei miei organi per trapianti SÌ NO

NOMINO MIO RAPPRESENTANTE FIDUCIARIO IL SIGNORE/LA SIGNORA:

Nome ................................................................................................

Cognome ...........................................................................................

Luogo di nascita .................................................................................

Data di nascita ...................................................................................

Residente a ....................................................................................

Recapito telefonico ........................................................................

LE PRESENTI VOLONTÀ POTRANNO ESSERE DA ME REVOCATE O MODIFICATE IN OGNI MOMENTO CON SUCCESSIVA/E DICHIARAZIONE/I.
Luogo e data .........................................................................................

Firma del sottoscrittore ..........................................................................

Documento di identità .............................................................................

Firma del fiduciario .................................................................................

Documento di identità .............................................................................


Per un maggiore approfondimento sull'argomento, rinvio alla Carta di Autodeterminazione, prodotta dalla Consulta di bioetica  e alle Riflessioni di dieci giuristi sul Testamento biologico, edite dalla Fondazione Umberto Veronesi

TESTAMENTO BIOLOGICO - Modulo

Leggi anche:

Legge sul testamento biologico L'esame al Senato slitta al 19 marzo
La legge proposta dal governo sul testamento biologico viola i diritti umani
Testamento biologico regno dell’ambiguità
Dichiarazione anticipata di trattamento


Lo chiamano testamento biologico: l'ultimo aborto di un governo "liberale"


Testamento biologico - la libertà di scegliere - Carla Castellacci

01 marzo 2011

PIOVE. POPOLO BUE!


Da oltre 17 anni, con un accanimento mai visto prima, attacca a testa bassa tutto quanto non gli sembra perfettamente in linea con i suoi desiderata. 
Ma la sua vita pubblica e privata, le sue azioni come cittadino, imprenditore e politico screditano, demoliscono, smantellano alla base tutto il suo bla bla bla. 


Ecco un elenco, approssimato per difetto, di persone e istituzioni che hanno avuto l'onore di un suo attacco sconsiderato:

1. il presidente della Repubblica (ultimamente perché troppo puntiglioso);

2. il presidente della Camera (traditore);

3. la Corte costituzionale (covo di comunisti);

4. la magistratura (giudici rossi);

5. il parlamento (pletorico, rallenta l'attività del governo);

6. la stampa (quella di sinistra, l'altra la controlla lui direttamente);

7. i programmi TV (quelli comunisti, gli altri sono tutti nelle sue mani);

8. la scuola pubblica e i suoi insegnanti (non educano liberamente e inculcano principi contrari ai suoi);

9. i comunisti (la sua ossessione);

10. tutti quelli che non lo votano (coglioni, perché non fanno il proprio interesse);

11. la Carta Costituzionale (perché filosovietica).


PIOVE. POPOLO BUE!

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