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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com
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31 ottobre 2011

Dove va l'Italia? Generazioni in movimento

Spesso, quando si chiede ai giovani che cosa pensano della politica si ottiene la risposta “la politica fa schifo”. Questa risposta è sbagliata, sono i politici che si stanno dimostrando insufficienti, mentre la politica rimane l’unico strumento possibile per risolvere i problemi della gente. Invito i giovani a sporcarsi le mani, a fare politica in prima persona, ad impegnarsi per dare ricambio alla classe di politici attualmente in carica ed a migliorare il paese in cui vivono. (Benedetto Adragna,  senatore PD)



Io la vedo cosi: 


Quelli che premono da dentro


Big Bang 2011 alla Leopolda


Le prime 100 proposte emerse dal Big Bang











Quelli che premono da fuori








Adesso pubblica un libro: Dietrologia - I soldi non finiscono mai. Con un ivito: Ragazzi, spegnete la tv e andatevene dall’Italia. La tv è uscita dalla tv, i personaggi televisivi sono intorno a te e non sai più nemmeno tu se sei ancora tu o sei un prodotto della tv. Sembrano tutti cloni di qualcosa che si vede in televisione, guarda la gente in aeroporto, la fila davanti all’Alitalia, guarda come sono vestiti e senti come parlano. Sono pronti per un reality.

Quelli messi fuori gioco



30 ottobre 2011

Il più fedele tra i confalonieri

Anche il Fedele Confalonieri ha sentito il bisogno di intervenire per difendere l'amico Silvio e giustificarlo per la castroneria extragalattica dallo stesso pronunciata. 
In sintesi: L'euro è una moneta strana che non ha convinto nessuno; perciò è in balia della speculazione

In un colloquio con il Corriere della Sera il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, a proposito delle ultime parole e precisazioni del premier sull'euro (moneta strana che non ha convinto nessuno), dice: una cosa che pensano tutti, solo che lui lo dice, perché non è ipocrita. O forse perché non ha la qualità dell'ipocrisia, che in politica passa per essere una dote

Si apprezzano sempre le buone intenzioni. Ma a me la toppa del Fedele appare peggiore del buco. Il premier non era un signore qualsiasi davanti a un caminetto a parlare in privato con quattro amici. In un intervento pubblico, in un momento delicato in cui l'Europa ha fatto finta di credere alla lettera d'intenti e cerca di sostenere la nostra economia a pezzi e il nostro debito pubblico, chi ci governa non può venire fuori ad attaccare l'euro (meno male che c'è e ci supporta); e chi ne guida l'azienda non può convincerci con l'argomento che è una cosa che pensano tutti, solo che lui lo dice, perché non è ipocrita

Non si tratta di ipocrisia o spontaneità, di qualità o difetti della politica. Anche un bambino vede che si tratta di una questione di opportunità e buon senso. Come se in una congiuntura economica negativa, ottenuto un sostegno finanziario da un nostro partner, dicessimo che da soli, senza di lui, ce la caveremmo meglio. 
E Confalonieri, che non è un bambino, sa bene che la cantonata è ingiustificabile, frutto soltanto di irresponsabilità e della convinzione di potere disporre sempre di amici come lui o come l'elefantino, sempre solleciti a toglierlo dai pasticci. A quale prezzo?


Fino a quando funzionerà la difesa ad oltranza contro la logica e il buon senso? 


Leggi anche:
L'Europa ci protegge ma diffida di lui - di Eugenio Scalfari

29 ottobre 2011

L'euro, una moneta strana. No, la nostra bandiera!

Se riuscissero per qualche tempo a tappargli la bocca! Ieri, tra le altre fandonie, ha dichiarato quanto segue: 



E questo mentre i rendimenti per i titoli di Stato italiani a 10 anni volano oltre il 6% e mentre l'Europa tenta di convincere la Cina ad acquistare il nostro debito. 

Salvo, qualche minuto dopo, dichiarare che è stato frainteso, mal interpretato. Come al solito, si cerca di alzare pretestuose polemiche su una mia frase interpretata in maniera maliziosa e distorta. L’euro è la nostra moneta, la nostra bandiera. È proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici - spiega la nota di Berlusconi. 

No bello! L'euro regge bene, è la nostra economia che va male per la mancanza di quelle riforme, sempre promesse, sbandierate e mai prodotte, diventate adesso lettera d'intenti
Provi a spiegare agli italiani perché l’euro va su e i nostri Btp vanno giù - lo incalza Prodi. 


L'ultimo strappo del Cavaliere disperato - di Massimo Riva 

Come la storia del Ponte sullo Stretto, l'opera faraonica cui dovevano essere legati i fasti berlusconiani. Si fa; no, non si fa; si fa, si fa; e giù documenti, articoli, studi, grafici pro e contro. 
Anche se il governo smentisce, l’ennesimo stop al Ponte sullo Stretto ci costringe a un bilancio imbarazzante: quante energie inutili e quante parole a vuoto sono state spese attorno a questo mirabolante manufatto? Quanti articoli scritti, documenti pro e contro redatti, lettere infocate ai giornali spedite, interrogazioni parlamentari presentate, riunioni convocate, manifestazioni minacciate, perizie eseguite, controperizie controeseguite, sottosegretari mobilitati, grafici pubblicati, perizie sulla mortalità delle triglie e dei cardellini depositate in tribunale, addirittura prime pietre posate? Ci si è scannati per lunghi anni attorno a disegnini che parevano tratti da un’edizione aggiornata del Barone di Munchausen, con la campata che scavalca Scilla e Cariddi per sola forza della fantasia. E poi un pomeriggio qualunque, a freddo, nelle pagine interne dei quotidiani, leggiamo che il mitico Ponte non si farà, mancano i soldi anche solo per i cartelli di indicazione, figurarsi per il resto. E tutto il titanico duello tra Progresso e Reazione? E i previsti scontri a fuoco tra ambientalisti e mafiosi? Niente, era solo un’esercitazione retorica, come tutto o quasi in un paese dove non succede mai niente, ma di quel niente si discute tantissimo. (l'Amaca di Michele Serra su Repubblica)
Dietrofront del governo: Il ponte sullo stretto di Messina si farà
E tutto questo mentre Cinque Terre e Lunigiana affondano nel fango e mentre Ferrara si accinge ad occupare su Rai Due lo spazio che fu di Annozero.

E che dire della barzelletta raccontata nella stessa occasione, tra l'imbarazzo dei presenti? Una sola cosa: se avesse continuato a fare l'animatore sulle navi da crociera, staremmo forse tutti meglio!



Come si fa a sopportare senza reagire!



Il Times, dopo le dure parole di ieri, il Clown, deve lasciare, lo immortala in due scene. Nella prima Berlusconi tocca il didietro alla cancelliera tedesca e poi esclama: Bella, stiamo toccando il fondo. Nella seconda il Cavaliere è con altri leader europei, a vegliare sul cadavere dell'Euro: l'unica differenza con gli altri è che lui stringe in mano una pistola. The Economist, invece, preferisce affidare il racconto sulla credibilità di Silvio Berlusconi a un'immagine che si commenta da sola: un premier vestito da clown con alle spalle l'Euro in fiamme

28 ottobre 2011

Piove su Roma... ma l'amo ugualmente

È difficile immaginare qualcosa di più rattristante di una folla di quasi diecimila persone che fa a botte per entrare in un megastore e accaparrarsi televisori, ferri da stiro, frullatori in offerta speciale. È accaduto ieri a Roma vicino a Ponte Milvio, la città è rimasta ingorgata per ore. C’era gente in coda dall’alba, c’era gente accampata, e non era una coda per il pane, era una coda per sentirsi in regola con l’identità del consumatore medio, degno di vivere in questo mondo senza sentirsi di troppo. Mi basterebbe che qualcuno (anche solo uno su diecimila) all’improvviso si fosse sentito umiliato, in quella ressa di schiavi, per avere qualche speranza in più sul nostro futuro. Mi basterebbe che qualcuno, anche uno solo su diecimila, avesse improvvisamente scartato di lato, respirato forte, e fosse fuggito ovunque pur di non rimanere lì a fare la comparsa a pagamento (pagare per apparire, pagare per esistere). Non riesco a credere che un tostapane con lo sconto, pure se in tempi di crisi nera, sia in grado di trasformare le persone in uno sciame di mosche disposte a schiacciarsi l’una con l’altra pur di posare le zampe sulla propria briciola. (L'Amaca di Michele Serra su Repubblica)
La salvano lo scetticismo e l'ironia dei suoi abitanti, anche se spesso diventano spacconeria e spavalderia, astuzia e cialtroneria.


27 ottobre 2011

Quando i sogni svaniscono... e mostrano la cruda realtà

Da leggere, assolutamente da leggere, il bell'editoriale di Massimo Giannini su Repubblica di oggi. Ma anche la nota di Michela Marzano sulla fiducia tradita, che ripropongo di seguito.

IL LIBRO DEI SOGNI di un premier che non fa più sognare. Il manifesto di politica economica di un governo che non può più governare. Il piano anti-crisi, illustrato da Berlusconi alla Ue, dissolve i sorrisi ironici di Sarkozy e della Merkel. Ma non risolve i problemi drammatici del Paese. Né sul fronte interno, né sul fronte internazionale. L'Europa chiede decreti legge. L'Italia offre pezzi di carta. L'Europa invoca misure concrete. L'Italia evoca promesse future. Con la sceneggiata di Bruxelles, il Cavaliere compra un po' di tempo. Ma il tempo, ormai, lavora contro di lui. La lettera inviata ai partner europei sembra l'ultimo atto di un governo morente. Per tre anni e mezzo ha dissipato e tirato a campare, nell'inedia e nell'accidia. E ora, nel suo crepuscolo dannunziano, tenta il "gesto inimitabile", la "bella morte". In quelle undici cartelle c'è infatti un compendio di intenzioni magnifiche e di provocazioni ideologiche.  (da Il libro dei sogni - di Massimo Giannini)
SE GLI ITALIANI NON CI CREDONO PIÙ - di MICHELA MARZANO
Gli italiani non hanno più alcuna fiducia nel governo, nei partiti, nelle riforme. Nemmeno più nelle istituzioni. A parte forse, come dicono alcuni sondaggi, nella figura del Presidente della Repubblica. La loro sfiducia nei confronti del futuro è altissima. Soprattutto quella dei giovani che non credono più che studiare e impegnarsi possa servire a qualcosa. E allora si indignano. E hanno ragione. Perché quando la fiducia crolla, forse non resta altro che indignarsi nella speranza che qualcuno li ascolti, li prenda sul serio, cominci a chiamare le cose col proprio nome e, smettendola di raccontare loro solo tante bugie, si rimbocchi le maniche per affrontare una volta per tutte i problemi del Paese. Ma quale fiducia si può ancora avere in una classe dirigente che non ha fatto altro che tradire sistematicamente le promesse, raccontare menzogne e negare la realtà? Come si può ancora chiedere la fiducia dei cittadini quando, di fronte alla crisi mondiale del neoliberalismo, il nostro presidente del Consiglio è solo capace di promettere ancora una volta di fare “quella rivoluzione liberale per la quale siamo scesi in campo”? Ormai lo sappiamo bene tutti. La fiducia deve tornare perché il paese possa sbloccarsi, rimettersi in marcia, trasformarsi. Peccato che la fiducia non possa essere decretata e che, una volta persa, ci voglia poi tanto tempo perché possa di nuovo tornare. Peccato che, per parlare di nuovo di fiducia, si debba prima riscoprire il valore dell’affidabilità e della credibilità. Perché la fiducia nasce e si sviluppa solo quando si ha la possibilità di constatare che coloro in cui si ha fiducia non ci tradiscono, prendono sul serio le nostre aspettative e fanno di tutto per rispettare la parola data.Un tempo lo si sapeva bene: non si facevano mai promesse alla leggera, perché promettere qualcosa significava assumersi la responsabilità della propria parola; perché tutti sapevano che, un giorno o l’altro, la promessa sarebbe diventata un debito e che non rispettarla avrebbe compromesso il proprio onore. Pensiamo a uomini politici come Churchill durante la guerra o Roosevelt di fronte alle lobby della finanza. La parola aveva il valore di un atto: la fiducia scaturiva dall’affidabilità di coloro che si erano mostrati capaci di rispettare le promesse fatte. Certo, con questo non voglio dire che un tempo tutte le promesse venissero rispettate e che tutti fossero affidabili. Incertezze e tradimenti sono sempre esistiti. Ma non c’era questa moda assurda di promettere sistematicamente quello che si sapeva già di non poter realizzare. Né c’era questa malafede che negli ultimi anni ha spinto tanti responsabili politici a raccontare bugie nella speranza che, a forza di ripeterle cento, mille, un milione di volte, come diceva Joseph Goebbels, le menzogne si trasformassero magicamente in verità. Quando Berlusconi ha preso il potere, ha illuso gli Italiani con l’assurda promessa di trasformare il Paese in un’azienda e di farla prosperare e arricchire in poco tempo come la Fininvest. Ha utilizzato le bieche tecniche del management manipolatore che consiste a far credere ai lavoratori che “tutto è possibile”, che basta “volere” per “potere”, e che se ognuno si impegna al massimo realizzerà tutti i propri sogni. Le stesse tecniche di alcuni amministratori delegati che, dopo aver promesso mari e monti, delocalizzano le proprie aziende e sacrificano i propri dipendenti, magari dopo averli colpevolizzati, accusandoli – ironia della sorte – di non essersi “sufficientemente impegnati”. Le stesse parole in libertà che non vogliono dire nulla, anche se per anni sono state accolte con entusiasmo e ottimismo, come la prova di una capacità fuori dal comune a saper parlare alla gente e farla sognare. Oggi, però, il re è definitivamente nudo. Il risultato disastroso delle bugie e delle manipolazioni è davanti agli occhi di tutti. E ormai nessuno ha più fiducia in nessuno.Come fare allora per uscire da questo circolo vizioso? Il sociologo Georg Simmel spiega bene come in ogni relazione di fiducia si ha tendenza a “credere” in qualcuno anche quando non si è del tutto certi della sua affidabilità. Ogni volta che si parla di fiducia – dalla fiducia in amore o nell’amicizia, alla fiducia nei rapporti di lavoro e nelle relazioni pubbliche – si parla anche di “scommessa”. Avere fiducia in qualcuno, significa accettare di “saltare nel buio”, perché nessuno può mai essere sicuro che la fiducia accordata sarà sempre e solo onorata. Ma Simmel non è così ingenuo da confondere “fiducia” e “fede”, e dice anche che, come nel caso della conoscenza, nell’universo della fiducia si avanza lentamente, un passo dopo l’altro. Perché dopo il “salto” iniziale c’è anche bisogno di raccogliere una serie di “prove” capaci di confortarci nelle scelte fatte. Sarebbe assurdo continuare ad aver fiducia in chi ci tradisce ogni giorno, in chi non è capace mai di rispettare la parola data. Ecco perché oggi, di fronte a tanta sfiducia, solo la credibilità e l’affidabilità possono pian piano permetterci di ricucire il rapporto ormai lacerato tra il mondo della politica e i cittadini. Una credibilità e un’affidabilità che devono poter essere sperimentate quotidianamente e che non possono non fondarsi su un discorso di verità.Oggi gli Italiani non vogliono più promesse improbabili che non saranno mai tenute. Vogliono parole capaci di tradursi poi in fatti. Parole vere che per anni non sono state più pronunciate perché era più facile far sognare che sporcarsi le mani nella realtà di tutti i giorni. Parole sincere che possano far di nuovo germogliare il seme della fiducia e permettere alla gente di passare dall’indignazione all’impegno, dalla sfiducia alla speranza.

26 ottobre 2011

Ridere (per non piangere) delle nostre disgrazie

Riporto la lettera e la risposta di Corrado Augias "Non ridete delle nostre disgrazie", pubblicata sulla rubrica delle lettere di la Repubblica di oggi, perché la condivido in pieno e, come italiano, non mi sento offeso dallo sgarbo che era rivolto esclusivamente alla persona impresentabile che ha portato il nostro Paese al tracollo, sempre intento alla salvaguardia dei suoi personali interessi.
Caro Augias, ormai ci ridono dietro. Il nostro barzellettiere leader è oggetto di ironia. In Europa basta citarlo o riferirsi a lui che parte la risata. Ma per noi è una tragedia, e non solo di immagine. Aveva promesso di tutto e di più: sviluppo, milioni di posti di lavoro, meno tasse. E per pubblico contratto. Sembra passato un tempo infinito da quando i suoi fedeli cantavano rapiti: “Meno male che Silvio c’è”. Il Narciso si specchiava in loro e non vedeva il Paese che affondava. Arrivò a negare la crisi come Don Ferrante la peste. La buttava in psicologia derubricandola a fattore psicologico, con l’opposizione considerata alla stregua di un monatto portatore di infezione. La peste era soltanto greca e spagnola. All’apparir del vero, il premier, frastornato e strattonato, faticava persino a designare il governatore della Banca d’Italia. Che si stia avverando la profezia sessantottina, che una risata lo seppellirà? (e-mail firmata)
La risata di Bruxelles resterà agli atti di questa spaventosa stagione. Credo che valga la pena di analizzarla al rallentatore per valutare meglio da dove  venga un gesto che non ha precedenti nella diplomazia europea ed internazionale.
Una giornalista chiede, rivolgendosi in particolare al presidente Sarkozy, se dopo l’incontro con Berlusconi si senta rassicurato dalle garanzie che questi ha offerto a nome del governo.
Sarkozy non risponde subito, si volge verso la Merkel, volendola tirare dentro, e dice che all’ incontro erano insieme.
Quindi ne cerca lo sguardo già con una smorfia ironica sul viso. La cancelliera si gira verso di lui e i due si aprono ad un sorriso al quale, ecco il dettaglio rivelatore,  fa eco la risata sonora dell’intera sala. A quel punto Sarkozy dà una risposta abile e rivelatrice: Abbiamo fiducia nel senso di responsabilità dell’insieme delle istituzioni italiane politiche, finanziarie, economiche. La giornalista si rivolge allora alla Merkel per chiedere se in quell’ “insieme” rientri anche Berlusconi. La risposta, seria, richiama i contatti con il grande Paese italiano e con i suoi rappresentanti.

Lo sgarbo, di questo si è trattato, non riguardava insomma l’Italia, aveva come unico destinatario il  presidente del Consiglio.
Tra le sue cause bisogna mettere in primo luogo il discredito di questo governo, inoltre due precedenti ad personam .
Il gesto che alcuni mesi fa fece Berlusconi accennando a Sarkozy mentre ruotava l’indice sulla tempia per far capire che quello era matto.
L’apprezzamento postribolare sulla Merkel di cui la cancelliera è certamente stata informata e che qui, per decenza, ometto.
Si rinfoderi quindi l’indignazione nazionale riservandola per occasioni più degne. L’Italia c’entra poco nell’ umiliante risata di Bruxelles.

25 ottobre 2011

Come siamo ridotti (tra immagini e parole)

SARKASMI Il premier ridens seppellito da una risata - di Luca Telese
"Una risata vi seppellirà", profetizzavano gli anarchici nel secolo Novecento.
Ma nel farlo immaginavano che il potere sarebbe stato rovesciato da una risata catartica, ribelle, liberatoria, la risata delle foto color seppia con gli scioperanti che si opponevano a braccia disarmate contro la polizia.
Mai nessuno avrebbe immaginato – invece – che Silvio Berlusconi sarebbe stato sepolto da una risata affilata, sarcastica e feroce, una euro-risata avvelenata, una sarko-risata. Ovvero: dalla manifestazione plateale della sfiducia che la lingua della diplomazia non poteva esplicitare, e che quella del corpo ha reso invece un punto senza ritorno nella storia del crepuscolo berlusconiano. Cosa dice, all’opinione pubblica di mezza Europa, il sorriso di Sarkozy? Se la domanda era “Lei crede che l’Italia rispetterà i suoi impegni?”, la risposta disegnata da quel sorriso era un plateale no. Ed è davvero curioso, dopo anni in cui Berlusconi ha provato ad affermare in politica estera una sua lingua informale, che quel sorriso sia un contravveleno omeopatico, un atto di diplomazia altrettanto informale, aggressiva e anti-protocollare.
Il bluff delle Finanziarie  Ma se la risata di Nicolas Sarkozy e di Angela Merkel è letale per la nostra diplomazia e per la nostra credibilità, lo è perché il premier di Arcore, in questi anni, ha aperto con le sue stesse mani la breccia attraverso cui ha ricevuto il colpo. E lo è anche perché questa estate, con l’epopea delle cinque Finanziarie (in cinque giorni) ha minato le basi stesse della propria credibilità. Il sorriso di Sarkozy è figlio di quel “contributo di solidarietà” presentato, dibattuto e poi ritirato come se nulla fosse. Ed è figlio di quella ridicola ed eterna diatriba sulle pensioni da tagliare, anzi da non tagliare perché Bossi si arrabbia, anzi sì, forse no. Quel sorriso è figlio della saga delle province cancellate con un tratto di penna, poi in realtà solo le meno popolose, poi anche le meno estese e meno popolose, e poi nessuna, finché non si tocca la Costituzione.
L’Europa ha cominciato a ridere di Berlusconi (e non ha più finito) quando ha visto un premier che non riesce a mantenere più nemmeno gli impegni che prende con se stesso.
È curioso anche un altro paradosso della risata sarkostica (o sarkastica). A seppellire la credibilità del governo italiano, sono i due leader che politicamente gli dovrebbero essere più vicini: il gollista di centrodestra e la popolare, ovvero i genitori delle due famiglie europee a cui il Pdl vorrebbe ancorare la sua storia. Almeno questo sottrae ogni possibile alibi allo scenario del complotto di qualche fantomatica internazionale ulivista o socialdemocratica: non sono stati Tony Blair o il detestato José Luis Rodríguez Zapatero a dare lo sfratto al premier, e nemmeno “l’abbronzato” Obama. Ma quelli che gli avevano concesso il loro credito.
Emma: “Risolini inaccettabili”
Ieri le fonti diplomatiche del governo tedesco provavano a tappare la pezza con un rammendo più esteso del buco: “Le allusioni italiane sul sorriso scambiato ieri in conferenza stampa tra Merkel e Sarkozy sono basate su un equivoco”.
Un equivoco a cui nessuno potrebbe credere, dopo quel filmato. E ieri facevano più male le manifestazioni di solidarietà che gli attacchi, ad esempio la solidarietà di Emma Marcegaglia che, definendo “inaccettabili quei risolini”, non facevano che sottolineare la gravità irreversibile del “sarko-sorriso”. In questi giorni, per capire come Berlusconi ha metabolizzato l’euro-sgarro di Bruxelles, bastava gettare l’occhio sui telegiornali Mediaset e sull’informazione minzoliniana: il sorriso era stato sbianchettato. Il Tg4 non lo faceva vedere. Il Tg5 diceva che l’Europa riconfermava la fiducia all’Italia. E il Tg1 di Minzolini si esibiva in un capolavoro di taglia-e-cuci. Prima mossa: far scomparire la domanda della giornalista (senza cui il Sarko-sorriso non aveva senso). Seconda mossa: accorciare il lungo imbarazzato silenzio, l'occhiata di Sarkozy, lo scambio di silenziosa complicità tra i due leader. Terza mossa: far partire il servizio dalle risate. Il clima goliardico era dovuto all’irritualità della domanda, e non al suo contenuto.
 
La vendetta dello smalto
Ma se vuoi capire cosa direbbe Berlusconi, se non ci fossero le forbici dei suoi zelanti chierici, basta leggere la prima pagina de Il Giornale, dove Feltri e Sallusti (in questo facendo giornalismo senza pecette o censure) davano corpo a quello che il premier pensa davvero: “Sarkozy come Zidane”. Sottotitolo: “Il marito di Carla Bruni ci offende ridendo di noi. Così imita il calciatore che aggredì Materazzi con un colpo basso. Una ripicca per non aver liberato il posto di Bini Smaghi alla Bce. Berlusconi lo gela”. Ecco, Il Giornale – sia pure con toni di patriottico alzabandiera, spiega che l’ultima patacca rifilata dall’Italia all’Europa è l’eurobanchiere imbullonato che – come ha scritto
Eugenio Scalfari – mette in difficoltà il suo paese per difendere la sua poltrona. Ma se si allarga lo sguardo, e si consultano i precedenti, ci si rende subito conto che la Sarko-risata è una legge del taglione con cui Berlusconi paga le sue corna ai ministri spagnoli, i suoi “Mr Obamaaa!”, il suo Cucù alla Merkel, il suo “lavitolese ” sulla “culonainchiavabile”, la sua diplomazia panamense che è perfetta per il Sudamerica, ma fuori da ogni senso nell’Europa dei parametri econometrici inviolabili.
Non è bello che il premier abbandoni per un commissariamento internazionale, che sia squalificato con un cartellino rosso e un sorriso di scherno. Ma, da ieri – con buona pace di Minzolini – è semplicemente quello che sta accadendo.
 Prima pagina - La Repubblica e il Fatto di oggi

24 ottobre 2011

I giornali che fanno informazione, quelli che la mitigano e quelli che la falsano

A leggerne i titoli di prima pagina, si capisce perfettamente che queste due testate fanno l'occhiolino all'opposizione. Figurarsi! 


Di queste due si può dire che sono totalmente schierate con i rossi! I comunisti ortodossi? 



Qua sta sempre, intera, la verità. 
Tutta la verità, nient'altro che la verità!
Quella immaginaria, spesso immaginifica. 
Che l'accoglienza  al vertice di Bruxelles sia arrivata al nostro premier 
come un pugno allo stomaco, è comprensibile. 
Ma di chi è la colpa? Provi il Giornale a ragionare seriamente sui fatti. 
E il problema non è la sinistra antipatriottica 
ma la sua incapacità, da troppo tempo, a gestire la situazione 
con i suoi e con gli alleati, oltre che con l'opposizione.

Risatine e sguardi di intesa tra la Merkel e Sarkozy nel corso della conferenza stampa congiunta al termine della sessione a 27 del vertice europeo. Ieri Berlusconi aveva risposto, trionfante, ai giornalisti che gli chiedevano se l'Italia avrebbe superato l'esame al vertice europeo che si è aperto a Bruxelles : "Ma che domande fate? Io non sono mai stato bocciato nella vita". Quando invece una giornalista chiede alla Merkel e a Sarkozy "Siete stati rassicurati da Berlusconi?", Nicolas Sarkozy tace un attimo, fa una smorfia, guarda la Merkel e sorridono. E scoppia l'ilarità nella sala.

Ecco, checché ne pensi il Giornale, il video che ci squalifica:

23 ottobre 2011

LA SCUOLA PUBBLICA - Gestione Gelmini

Occorre ripartire dal dettato costituzionale per capire cosa è diventata la scuola pubblica gestione Gelmini. 
La maggior parte degli edifici scolastici sono in uno stato d'incuria e abbandono che chiamare degrado è un eufemismo. 
Le classi scoppiano per il numero di alunni che vi vengono stipati; scarseggiano gli insegnanti, per non parlare di quelli di sostegno. 
Il diritto allo studio non è più garantito.
Se è vera la notizia data ieri dal TG3 delle ore 19.00, a Noto (SR) 72 bambini in età scolare vengono privati del servizio perché mancano le maestre e le aule.
Art. 33. L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
Art. 34. La scuola è aperta a tutti.
L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.
Gli articoli 33 e 34 della Costituzione nel commento di Sergio Lariccia

Una volta, in tempi non proprio remoti, le istituzioni scolastiche si facevano carico di denunciare le famiglie che non assolvevano all'obbligo scolastico dei loro figli avviandoli prematuramente al lavoro invece che a scuola. Oggi avviene il contrario.
A Noto (SR) e chissà in quanti altri centri, le mamme accompagnano a scuola i loro figli che devono tornare a casa perché non c'è posto.



TAGLI ALLA SCUOLA PUBBLICA, UNA MAESTRA RACCONTA
Scuola dell'infanzia: 27 sezioni tagliate - Genitori e bimbi scendono in piazza
Scuola, le maestre dell'infanzia a lutto
Senza diritto di asilo

22 ottobre 2011

Dal 3 Novembre Santoro torna in TV con Comizi d'Amore

La prima puntata sarà trasmessa da Cinecittà e sarà ripresa anche da Sky Tg24

Il messaggio che Michele Santoro lancia agli utenti: Mi sento come quel tunisino da cui è nata la rivolta nel Maghreb, l'ambulante che si dette fuoco per protesta contro tasse e gabelle insostenibili, dando l'avvio alla rivoluzione araba. Anche noi siamo con il carrettino a cercare di vendere la nostra frutta e la nostra verdura su Internet, sulle tv a diffusione regionale, su Sky e potrebbero esserci pressioni governative per limitarci o impedirci di andare in onda. Solo che noi non ci daremo fuoco e faremo il programma lo stesso.
Siamo di fronte a un crollo verticale di audience della tv generalista terrestre, gli spettatori cercano di difendersi e si muovono nell'offerta con maggiore libertà rispetto al passato.



Quando La7 trasmetterà Saviano e la Dandini seguiremo La7, quando Sky ha dato voce e volto a Corrado Guzzanti abbiamo scelto quella emittente, e se e quando un consorzio di emittenti, grazie anche alla passione civile di Sandro Parenzo, combattivo editore di TeleLombardia, deciderà di restituirci Michele Santoro e la sua squadra, sceglieremo di guardare quel programma, perché chi lo ha cancellato dalle reti della Rai non ha offeso solo gli autori, ma ha anche colpito a morte il diritto di scelta dei cittadini, architrave dell’articolo 21 della Costituzione.
Non solo seguiremo il programma, ma chiederemo anche a tutte le associazioni che hanno condiviso la battaglia contro la legge bavaglio di fare altrettanto, di promuovere, in occasione della prima  puntata, cento occasioni di ascolto collettivo, di trasformare l’evento in una grande manifestazione nazionale contro la censura, contro i bavagli prossimi venturi, dal momento che il grande molestatore ha già annunciato che vuole far approvare la nuova legge del silenzio  e della vergogna a colpi di voti di fiducia. (Giuseppe Giulietti)
Quando ce li tolgono, ci accorgiamo quanto ci mancano!







Torna Santoro, torna il servizio pubblico
Santoro torna anche su Sky con Comizi d'amore
Santoro lancia Servizio pubblico
Il sito Servizio Pubblico 

21 ottobre 2011

Sic transit gloria mundi

Questa locuzione latina, di non ambiguo significato, è stata usata dal nostro per commentare la morte drammatica dell'amico Gheddafi. L'espressione, che deriva dal De Imitatione Christi, invita a riflettere sulla vacuità della reputazione mondana e delle ricchezze materiali e, in ultima analisi, sulla fugacità del tempo che ci è dato da vivere, sulla sua importanza e sull'opportunità di usarlo al meglio, al fine di guadagnarsi un'altra vita, un altro stato. Per dirla con Virgilio, Breve et irreparabile est tempus vitae, sed famam extendere factis hoc virtutis est opus

In bocca al nostro, e riferita al compagno di bagordi e al socio in affari caduto in disgrazia, la citazione latina suona incredibilmente inautentica e insulsa.
A lui che crede ancora di poter modificare il giudizio popolare sugli esiti del suo impegno in politica, cambiando nome al suo partito e facendo un po' di maquillage al suo giocattolo, consiglierei di riflettere seriamente sulla seguente massima: Bonum necessarium extra terminos necessitatis non est bonum.

20 ottobre 2011

Come finiscono, prima o dopo, i despoti e gli affamatori del popolo

Hosni Mubarak, dopo le dimissioni da presidente egiziano, lasciato il Cairo per raggiungere la sua residenza a Sharm-el-Sheik, è stato arrestato con l'accusa di corruzione e appropriazione indebita ed il suo processo è tutt'ora in corso; Ben Ali, dopo aver lasciato precipitosamente la Tunisia per Jedda, in Arabia Saudita, inseguito da una serie di condanne per appropriazione indebita di beni dello Stato, per detenzione di armi, stupefacenti e reperti archeologici, sembra sia morto dopo essere rimasto in coma per un ictus; Muammar Gheddafi è stato, finalmente, catturato e ucciso mentre cercava di fuggire da Sirte, l'ultima roccaforte del regime, espugnata dalle truppe del Cnt. 

Chi rimane ancora a piede libero? 

La classe politica degenerata



... che ha superato di gran lunga quella degli ultimi anni della prima repubblica,
nei titoli dei giornali di oggi:

Dietrofront sullo stipendio dei ministri
via i tagli e il contributo sarà restituito

Il giudice: chiudere i ministeri del Nord
“Condotta antisindacale, legalità violata”. Bossi: “Non ci riguarda”

Lavitola, bufera su Frattini
L’Albania smentisce il ministro

“Bertolaso se n’è andato
fatti avanti con il premier
sarai padrone dell’Abruzzo”
I piani di Valter e i consigli di Colucci

“La Camera autorizzi l’uso dei nastri di Romano”
Richiesta del gip per il reato di corruzione. Il ministro: per me va bene, non li temo

Palazzo Koch schierato con Saccomanni
lui pronto all’addio se passa il terzo uomo
Il Consiglio superiore: la nostra sarà una scelta motivata e meditata

“CHIEDI CINQUE COSE”
B. AL MERCATO DEI DEPUTATI
Dopo l’on. Di Biagio, anche Muro di Fli denuncia al Fatto le offerte
di Verdini e poi del premier. Ma sullo scandalo nessun monito

Palazzo Chigi vuole Bini Smaghi
Rivolta alla Banca d’Italia

Sedotti sulla soglia di Palazzo Grazioli
DA RAZZI A DE GREGORIO: DEPUTATI
E SENATORI ARRIVATI ALLA CORTE DI B.

NON PAGANO MAI
Niente contributo di solidarietà per ministri
e sottosegretari: riavranno pure i soldi trattenuti

MUTUI FACILI AI POLITICI, I CITTADINI PENANO
Il Credito cooperativo concesse 63 milioni
a Verdini (Pdl), alla moglie e ai parenti


19 ottobre 2011

Per ricordare Andrea Zanzotto

... morto ieri all'ospedale di Conegliano Veneto in seguito a collasso cardiocircolatorio.


Il 10 ottobre aveva compiuto 90 anni e il suo nome era stato caldeggiato più volte per il Nobel della letteratura. Per Giorgio Napolitano, la terra veneta e l'Italia perdono un grande figlio, un interprete sensibile dell'esperienza di vita e dei sentimenti del suo popolo, una personalità civilmente impegnata nella difesa del patrimonio culturale e dei valori nazionali della nostra Italia.



Colloquio

Per il deluso autunno, 
per gli scolorenti 
boschi vado apparendo, per la calma 
profusa, lungi dal lavoro 
e dal sudato male. 
Teneramente 
sento la dalia e il crisantemo 
fruttificanti ovunque sulle spalle 
del muschio, sul palpito sommerso 
d'acque deboli e dolci. 
Improbabile esistere di ora 
in ora allinea me e le siepi 
all'ultimo tremore 
della diletta luna, 
vocali foglie emana 
l'intimo lume della valle. E tu 
in un marzo perpetuo le campane 
dei Vesperi, la meraviglia 
delle gemme e dei selvosi uccelli 
e del languore, nel ripido muro 
nella strofe scalfita ansimando m'accenni; 
nel muro aperto da piogge e da vermi 
il fortunato marzo 
mi spieghi tu con umili 
lontanissimi errori, a me nel vivo 
d'ottobre altrimenti annientato 
ad altri affanni attento. 


Sola sarai, calce sfinita e segno, 
sola sarai fin che duri il letargo 
o s'ecciti la vita. 


Io come un fiore appassito 
guardo tutte queste meraviglie 


E marzo quasi verde quasi 
meriggio acceso di domenica 
marzo senza misteri 


inebetì nel muro. 



Opere di Andrea Zanzotto

18 ottobre 2011

Sfatato, almeno in parte, il luogo comune dei "Torinesi falsi e cortesi"

Sono appena rientrato da un soggiorno breve ma non tanto - 10 giorni - a Torino, la città che da anni ho avuto in animo di visitare senza riuscirci. Stimolato dalla ricorrenza del 150° dell'Unità e, forse, anche dal desiderio di vedere come la grande capitale del Nord reagisca alla becera propaganda leghista, finalmente mi sono deciso. Ho trovato una città fantastica, tutta pavesata dal tricolore. Non solo gli edifici pubblici e i palazzi monumentali ma anche i servizi commerciali e i balconi delle case private facevano sfoggio della bella bandiera italiana. Ai margini della cosiddetta padania mi si è stagliata di fronte, imponente, la bella, nordica Torino che non intende rimuovere il suo profondo legame con il Sud d'Italia. E a chi parla di Torino come di una città periferica e provinciale, voglio far notare come in essa convivano, perfettamente integrati, assieme ai nativi e agli autoctoni, tanti meridionali, africani e orientali; in un mosaico di colori, di culture e idiomi rispettosi e tolleranti. 

Certamente anche Torino vivrà la grave crisi di questi anni che all'occhio del visitatore non appare nella sua profonda drammaticità, vuoi per il garbo degli abitanti, vuoi anche per l'eleganza e la sontuosità dei palazzi, delle piazze, dei giardini e, aggiungerei, per la funzionalità dei servizi urbani. 
Ringrazio, inoltre, Torino per avermi liberato di quel luogo comune che vuole i suoi abitanti falsi e cortesi. Nei miei contatti casuali li ho trovati, invece, aperti, corretti, cordiali, disponibili e generosi. 
Anche se la mia amica Adriana mi ha fatto opportunamente notare che stiamo parlando di una città la cui popolazione è autoctona soltanto in piccola parte. 

05 ottobre 2011

Così Wikipedia sospende il servizio contro il ddl intercettazioni

Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.
Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.
Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.
In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.

L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.
Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.
Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".
Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?
 
Gli utenti di Wikipedia

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo - Articolo 27
Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.


Il Disegno di legge - Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc.
p. 24, alla lettera a) del comma 29 recita:
«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Bavaglio, non si può che resistere

Impediamo che una legge ingiusta sia approvata. Oggi alle 17 tutti al Pantheon

04 ottobre 2011

I consigli e gli affari di Lavitola

Nella telefonata che segue, Valter Lavitola sembra un consigliere ascoltato dal premier sulle scelte politiche del momento. Lavitola, il ministro degli esteri ombra in giro per il mondo, l'intraprendente imprenditore-faccendiere, il direttore fino a pochi giorni fa dell'Avanti!, la storica testata del socialismo italiano.
Non colpisce particolarmente che un personaggio di tal fatto abbia accesso a delicate questioni di governo. Considerato il numero dei lestofanti con i quali il nostro mantiene strette relazioni, uno in più non cambia la realtà. Quello che fa senso è che lo stesso ha diretto e gestito, per oltre un decennio, il quotidiano socialista fondato da Leonida Bissolati che, nella sua storia tormentata, ha annoverato come direttori, tra gli altri, Nenni, Lombardi, Pertini, De Martino.
Con buona ragione Bobo Craxi ha definito l'Avanti! di Lavitola (...) un foglio di spionaggio politico e, direi, di falsi scoop come quello, famoso, della casa di Montecarlo.
Sta di fatto che per i suoi buoni servigi l’Avanti!, la testata-imbroglio, il giornale-fantasma di Lavitola è stato foraggiato con i contributi per l’editoria e tra il 2003 e il 2009 ha incassato annualmente una cifra sempre superiore ai 2 milioni e mezzo: vale a dire, una somma complessiva superiore a 15 milioni di euro.





Valter Lavitola, da Craxi ad Arcore passando per De Gregorio. Ecco chi è davvero l'uomo che ha trasformato l'Avanti! in un «foglio di spionaggio politico»

Editoria: 20 milioni in sette anni a Lavitola

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