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26 ottobre 2011

Ridere (per non piangere) delle nostre disgrazie

Riporto la lettera e la risposta di Corrado Augias "Non ridete delle nostre disgrazie", pubblicata sulla rubrica delle lettere di la Repubblica di oggi, perché la condivido in pieno e, come italiano, non mi sento offeso dallo sgarbo che era rivolto esclusivamente alla persona impresentabile che ha portato il nostro Paese al tracollo, sempre intento alla salvaguardia dei suoi personali interessi.
Caro Augias, ormai ci ridono dietro. Il nostro barzellettiere leader è oggetto di ironia. In Europa basta citarlo o riferirsi a lui che parte la risata. Ma per noi è una tragedia, e non solo di immagine. Aveva promesso di tutto e di più: sviluppo, milioni di posti di lavoro, meno tasse. E per pubblico contratto. Sembra passato un tempo infinito da quando i suoi fedeli cantavano rapiti: “Meno male che Silvio c’è”. Il Narciso si specchiava in loro e non vedeva il Paese che affondava. Arrivò a negare la crisi come Don Ferrante la peste. La buttava in psicologia derubricandola a fattore psicologico, con l’opposizione considerata alla stregua di un monatto portatore di infezione. La peste era soltanto greca e spagnola. All’apparir del vero, il premier, frastornato e strattonato, faticava persino a designare il governatore della Banca d’Italia. Che si stia avverando la profezia sessantottina, che una risata lo seppellirà? (e-mail firmata)
La risata di Bruxelles resterà agli atti di questa spaventosa stagione. Credo che valga la pena di analizzarla al rallentatore per valutare meglio da dove  venga un gesto che non ha precedenti nella diplomazia europea ed internazionale.
Una giornalista chiede, rivolgendosi in particolare al presidente Sarkozy, se dopo l’incontro con Berlusconi si senta rassicurato dalle garanzie che questi ha offerto a nome del governo.
Sarkozy non risponde subito, si volge verso la Merkel, volendola tirare dentro, e dice che all’ incontro erano insieme.
Quindi ne cerca lo sguardo già con una smorfia ironica sul viso. La cancelliera si gira verso di lui e i due si aprono ad un sorriso al quale, ecco il dettaglio rivelatore,  fa eco la risata sonora dell’intera sala. A quel punto Sarkozy dà una risposta abile e rivelatrice: Abbiamo fiducia nel senso di responsabilità dell’insieme delle istituzioni italiane politiche, finanziarie, economiche. La giornalista si rivolge allora alla Merkel per chiedere se in quell’ “insieme” rientri anche Berlusconi. La risposta, seria, richiama i contatti con il grande Paese italiano e con i suoi rappresentanti.

Lo sgarbo, di questo si è trattato, non riguardava insomma l’Italia, aveva come unico destinatario il  presidente del Consiglio.
Tra le sue cause bisogna mettere in primo luogo il discredito di questo governo, inoltre due precedenti ad personam .
Il gesto che alcuni mesi fa fece Berlusconi accennando a Sarkozy mentre ruotava l’indice sulla tempia per far capire che quello era matto.
L’apprezzamento postribolare sulla Merkel di cui la cancelliera è certamente stata informata e che qui, per decenza, ometto.
Si rinfoderi quindi l’indignazione nazionale riservandola per occasioni più degne. L’Italia c’entra poco nell’ umiliante risata di Bruxelles.

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