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02 settembre 2009

LA TRISTE ESTATE DEL CAVALIERE CORRUCCIATO

ovvero, quando la ricchezza e il potere non bastano più a dare la felicità.

Mi ero ripromesso di rinunciare, per qualche tempo, a parlare nel mio blog del signore di Arcore, convinto che su di lui non ci fosse più molto da pensare e dire. Ma non è così, purtroppo: le sue uscite balzane e avventate, i suoi sproloqui bugiardi riempiono costantemente i media nazionali e non, a tal punto che, anche a volerlo, non si può fare a meno di dedicargli qualche spazio.

Si rientra dalle ferie con quel senso di stanchezza e di estranietà che ci prende all'impatto con la routine quotidiana. Ma questa volta c'è qualcosa di più: una diffusa sensazione di smarrimento e di attesa, un senso di nausea e un gran bisogno di pulizia.

Un paese stremato e incapace di riprendere il passo verso la normalità è costretto a vivere ogni giorno le sparate e le intemperanze di un uomo solo, sebbene circondato di servi privati e pubblici, che si rifiuta di prendere serenamente consapevolezza del proprio declino fisico e psicologico, del proprio fallimento sul piano politico, e s'inventa ogni giorno una maniera abborracciata per uscire dall'angolo. Assomiglia sempre più a quel Mazzarò di verghiana memoria che, sentendo approssimarsi la fine dei suoi giorni, piuttosto che acquietarsi saggiamente e rasserenarsi, dopo una vita impegnata furbescamente a fare la roba, sgambetta il suo garzone che mangiando pane e cipolla ha però tutta la vita davanti, e prende a randellate nell'aia le sue anitre e i suoi tacchini strillando come un pazzo: - Roba mia, vientene con me! -













Il caudillo nostrano, unico leader politico europeo presente alle celebrazioni gheddafiane per il 40° anniversario della rivoluzione libica, porta con sè le frecce tricolore, che sarebbero diventate verdi se, oltre a Gheddafi, glielo avesse imposto anche Bossi. Meno male che le due tonalità di verde non coincidono!
Avrebbe voluto partecipare all'Aquila alla Perdonanza celestiniana dimenticando che la stessa era stata istituita da Celestino V per permettere anche ai potenti di ottenere il perdono previo atto pubblico di umiliazione e riconoscimento delle proprie colpe. Per fortuna di una chiesa troppo compromessa col potere, ci ha pensato un "coraggioso scherano", da poco chiamato dal premier alla direzione del Giornale di famiglia, ad evitare il vergognoso pranzo, imbastendo una polpetta avvelenata ai danni del direttore del giornale dei vescovi.
Pochi giorni fa ha intentato causa a Repubblica per quelle fastidiose 10 domande che il quotidiano si ostina a pubblicare per le quali, invece di fornire plausibili risposte, chiede un milione di euro di risarcimento.
Ieri ha dichiarato che non può rispondere alle domande di Repubblica perchè, a suo dire, quel quotidiano è "un super partito politico di un editore svizzero e con un direttore dichiaratamente evasore fiscale", suscitando l'ilarità di Di Pietro che ha fotografato eccellentemente la situazione comica ricorrendo all'espressione popolare del "bue che dà del cornuto all'asino". Forse è per quest'uscita che ha dato mandato ai suoi legali di portare in tribunale anche Di Petro. Leggi, in proposito, il commento di Ezio Mauro "La strategia della menzogna".

Partecipando alla cerimonia di Danzica per il 70° anniversario dell'inizio della 2° guerra mondiale, ha dato, infine, "precise istruzioni" all'Europa che "deve parlare solo con la voce del Presidente della Commissione e non con quella di portavoce e commissari, diversamente bloccheremo il funzionamento dell'UE e chiederemo il dimissionamento dei commissari". Unico portavoce accreditato a dare notizie, il simpatico Capezzone!

L'Italia si prepara ad un autunno difficile con decine di migliaia di lavoratori al lastrico, con centinaia di aziende chiuse, con migliaia di insegnanti e pubblici dipendenti che perdono il posto di lavoro, con una crescente difficoltà per i più giovani di entrare nel circuito produttivo, con le famiglie oberate dai debiti e da difficoltà crescenti a far quadrare il bilancio, e nella TV e sui giornali si parla, invece, dell'insegnamento dei dialetti e delle culture locali nelle scuole, dell'opportunità di aggiungere il vessillo regionale alla bandiera nazionale, dei sondaggi sul livello del consenso al premier e al suo governo, delle sparate gigantesche di un uomo che dichiara spudoratamente "non solo non sono malato ma sono superman".
Lui, poveretto, si rappresenta come Superman, cioè un uomo rappresentativo delle nostre smanie di potenza, un uomo dotato di superpoteri, che mette al servizio della collettività.

Per fortuna che c'è questo simulacro di Europa unita; se fossimo un paese dell'America latina a quest'ora il potere del caudillo nostrano sarebbe diventato irreversibile e il nostro futuro molto più incerto di quanto oggi appare. Tuttavia i danni arrecati al paese, alle sue istituzioni, alla democrazia da Berlusconi e dal berlusconismo dureranno a lungo e sarà assai difficile emendarli.

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