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05 luglio 2009

POTREBBE ESSERE IGNAZIO MARINO IL RIFONDATORE DEL PD?

Dalle prime avvisaglie e dall'analisi delle candidature in lizza è prevedibile che il Congresso di ottobre porti alla rifondazione del PD. Molto dipenderà dalla partecipazione massiccia al dibattito precongressuale, dalle tematiche presenti nei programmi dei candidati alla segreteria, dall'onestà con cui gli stessi metteranno in evidenza gli errori commessi dalla fase fondativa ad oggi.
Non vi è dubbio che il PD è nato mettendo insieme, oltre ai gruppuscoli minori, i due grandi filoni della sinistra democratica, laica e cattolica, con l'intento di costituire un unico soggetto riformatore a vocazione maggioritaria. Il tentativo è riuscito solo in parte perchè i vertici sono rimasti tendenzialmente legati alle ideologie e alle metodologie dei vecchi gruppi di appartenenza mentre la base, specialmente quella giovanile, si è sentita tradita nel suo tentativo di reale cambiamento e delusa nel suo bisogno di far valere dentro il nuovo partito le istanze presenti e urgenti nella società.




Mentre l'apparato, costituito dalle vecchie classi dirigenti, si chiudeva a riccio nella difesa immobilistica e paralizzante di piccole o grandi posizioni di potere, quella che doveva diventare la linfa vitale del partito è rimasta all'esterno, inascoltata; e quando le si è aperto qualche varco, non solo ha saputo prospettare idee di reale rinnovamento cogliendo le aspettative dell'elettorato di riferimento, ma è riuscita anche a raccogliere consensi e voti oltre ogni più ottimistica aspettativa.
Le cose che sono mancate al partito sono facilmente intuibili e non più rinviabili o eludibili, pena il totale fallimento del progetto iniziale:
  • un passo indietro coraggioso da parte dei "padri nobili" che avranno sicuramente molto ancora da dire e da fare, ma da posizioni di retrovia;
  • una forte e coraggiosa presa di possesso del partito da parte delle giovani generazioni che, sole, possono rifondarlo perchè portatrici sane e consapevoli delle attese, delle speranze, dei bisogni di un paese stanco, incerto e deluso.
I candidati che hanno ufficializzato la loro disponibilità a guidare il partito (Bersani, Franceschini, Marino) hanno dato prova, in ambiti e con compiti diversi, di sapere interpretare questo bisogno di cambiamento; sta sicuramente agli iscritti scegliere quello che meglio saprà realizzare la svolta coraggiosa tanto attesa. Occorre ribadire, comunque, che un nuovo modo di gestione va applicato senza remore. Occorre sempre un dibattito ampio e approfondito sui temi sociali, economici ed etici più scottanti, in modo da consentire che tutti i punti di vista possano trovare nel partito corretta espressione; ma alla fine, come ben dice Ignazio Marino nel suo manifesto, occorre un voto che consenta alla maggioranza di operare concretamente senza gli intralci deleteri e paralizzanti di quanti non si trovassero d'accordo.

Per quanto mi riguarda, io personalmente, che mi professo agnostico, scommetto sul cattolico Ignazio Marino, un professionista giunto alla politica per gli alti meriti conseguiti nel suo specifico settore professionale; perchè è rimasto estraneo, durante la sua militanza nel PD, alle logiche correntizie di appartenenza e ai rituali verticistici; perchè ha saputo affrontare, lui cattolico, generosamente con spirito laico e in prima persona, le battaglie su temi etici e sociali di grande attualità; battaglie che tutto il partito unito avrebbe dovuto far proprie, animato dallo stesso spirito laico e rispettoso delle leggi fondamentali dello Stato e dei diritti della persona umana.

Perciò faccio mio l'invito di Ignazio Marino, che estendo ai lettori del mio blog, a iscriversi al PD per poter votare il prossimo segretario, per potere tutti partecipare attivamente a quella che io chiamo "Rifondazione del PD", perchè il sogno obamiano di Veltroni possa finalmente trovare concreta realizzazione; per non rimanere sempre a giudicare e criticare dall'esterno ma per produrre dall'interno il cambiamento auspicato. Se lo dico io che ho i miei anni, mi auguro che i più giovani operino concretamente per realizzare l'ultima irrinunciabile speranza dei più autentici democratici.

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