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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com

12 dicembre 2008

Morti sul Lavoro - Pagina nera per l'Italia

Oggi, in occasione dello sciopero generale indetto dalla CGJL, anch’io voglio ricordare i caduti sul lavoro, morti spesso dovute alla mancata applicazione, nei luoghi di lavoro, delle norme di sicurezza e alla deficienza di controlli. Già questo tema, da solo, avrebbe giustificato la partecipazione allo sciopero di tutte le sigle sindacali.

Per citare un dato de La Repubblica, “Dal rogo del 6 dicembre 2007 che causò la morte dei sette operai torinesi all'orribile fine (due giorni fa) del venticinquenne Matteo Bozza, schiacciato da una pressa nell'azienda cartotecnica di Verona di cui era contitolare, ci sono mille funerali, mille dolori inestinguibili e l'incapacità complessiva del Paese di uscire dal tunnel delle morti causate da lavoro.” Paola Agnello Modica, segretaria confederale Cgil con responsabilità su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, indica le cause:

“precarietà, lavoro nero, forte e deregolato utilizzo di lavoratori migranti, sistema di appalti basato quasi sempre sul prezzo più basso e quasi mai sulla qualità, manutenzioni insufficienti, scarsa attenzione alla salute e all'antinfortunistica considerati, in fondo, costi superflui. In poche parole: un grave regresso culturale in termini di prevenzione e di attenzione alla sicurezza sul lavoro". Un regresso che, tra parentesi, costa (calcolo dell'Inail sulle conseguenze della mancata prevenzione) qualcosa come 45 miliardi di euro pari a tre punti percentuali di Prodotti Interno Lordo.

I nostri primati in Europa sono purtroppo tutti negativi, spesso scandalosamente negativi, come quello del Paese col maggior numero d’incidenti mortali sul lavoro.


Ma voglio citare, in particolare, una interessante ricerca sul tema, prodotta e messa online dalla classe I sez. Operatore Informatico Aziendale dellIstituto Tecnico Industriale "E. Fermi" di Siracusa. Il sito del gruppo di lavoro è: http://www.europaallalavagna.it/200839/index.html I temi affrontati sono di grande interesse; per citarne alcuni, si va da Energia e sviluppo a Difesa dell’ambiente, a Inqinamento, da Leggi razziali a Società multietnica, da Bullismo a Criminalità organizzata, da ONU oggi a Tolleranza e civiltà, a Morti sul lavoro ecc.


Mi soffermo con interesse sul lavoro prodotto da questi ragazzi di 15 anni, guidati dai loro bravi insegnanti, per sfatare (e ce n’è bisogno) quel pregiudizio sul nostro Meridione arretrato, tutto mafia e spazzatura. Nel Sud ci sono punte di eccellenza, in tutti i campi, compresa la scuola, Sig.ra Ministra Gelmini, che andrebbero valutate, sostenute e portate all’attenzione dei media.

Bravi ragazzi, immagino quanto entusiasmo, quanta partecipazione attiva e quanta conoscenza hanno prodotto in voi queste ricerche! Si tratta, certamente, di un’esperienza didattica che vi fa andare volentieri a scuola e che plasmerà positivamente la vostra vita.


11 dicembre 2008

LETTERA APERTA AI CITTADINI RISPETTOSI DELLE LEGGI E DELLE ISTITUZIONI

Per fermare la deriva eversiva di un (per rispetto alla carica istituzionale che ricopre taccio l’appellativo che avevo in mente, trovalo tu) a cui sono state affidate per altri cinque anni le sorti del nostro paese, occorre che al più presto si mobilitino i milioni di Italiani che guardano storditi a quello che accade ogni giorno sotto i loro occhi. Che l' “unto del Signore” fosse una grave anomalia nella vita politica italiana ce n'eravamo accorti in tanti, già all'indomani della sua discesa in campo, ma che fosse capace di stravolgere ogni regola del vivere civile con quella spudoratezza, disprezzo della verità e spregiudicatezza di cui sono capaci lui (l'uomo del partito dell'amore) e i suoi (per rispetto alla funzione istituzionale che dovrebbero svolgere, taccio l’appellativo che avevo in mente, trovalo tu), questo forse molti nostri concittadini non l'avevano messo nel conto.

Quest'uomo, stando agli esiti di alcuni suoi processi, conclusisi con l'amnistia o con la prescrizione grazie alle leggi ad personam volute da lui e prodotte dalla sua maggioranza, meriterebbe forse di trascorrere qualche tempo (idem, taccio il luogo che avevo in mente, trovalo tu). Ma i giornalisti del servizio pubblico, perché mettersi nella condizione di essere additati al pubblico ludibrio? E gli altri leaders della sua maggioranza, perché non hanno uno scatto d'orgoglio pensando al futuro delle loro formazioni politiche? E' sconcertante dover riconoscere che l'unica persona di buon senso, il povero Follini, uscito da quel calderone di (idem, taccio l’appellativo che avevo in mente, trovalo tu) appaia come una mosca bianca ormai resa ininfluente. Io penso che sia ora di reagire in difesa almeno del buon nome del nostro Paese. Non si può tollerare ulteriormente che venga data all'esterno un'immagine dell'Italia prona ai voleri di un (idem, taccio gli appellativi che avevo in mente, trovali tu) alla guida di (idem, taccio l’appellativo che avevo in mente, trovalo tu). Rimanere ancora sulla difensiva, mostrarsi ancora corretti di fronte alla barbarie sarebbe gravemente colpevole. Occorre passare immediatamente alla riscossa con una grande mobilitazione di massa, chiamando a raccolta tutti i cittadini onesti e rispettosi delle leggi e delle istituzioni perché gridino forte il loro no all'occupazione spudorata della TV pubblica da parte di un (idem, taccio gli appellativi che avevo in mente, trovali tu); perché gridino no ad un'informazione non solo schierata ma anche disposta a nascondere e falsificare la verità; chiedano di essere correttamente informati sui programmi, sui progetti, sulle realizzazioni, sulla base dei quali dovranno esprimere il loro voto; dicano di voler vivere in un paese civile e degno di far parte di una comunità di paesi liberi. Poi non so, si potrebbe avviare una campagna per la disintossicazione dalla droga soporifera vespina, per esempio vedere se una significativa parte dei nostri concittadini sarebbe disposta, in cambio di qualche passeggiata ossigenante fuori porta, a rinunciare per qualche tempo al rito del Porta a porta.

Mi auguro che lo sciopero indetto dalla GGIL per domani abbia un buon esito, e sia una manifestazione pacifica e civile, con cui i cittadini che non ce la fanno più chiedano un cambiamento di rotta a questo Governo che finora si è dimostrato insensibile e autoreferenziale.


P. S.: sono una persona equilibrata e sufficientemente moderata, ma se arrivo quasi a litigare con amici e conoscenti parlando di Berlusconi e dell'Italia, vuol dire che anche nelle coscienze è stato prodotto un inquinamento non da poco.

da Libera - Il trionfo dei diritti umani. Chi è più anti-Gelmini?

E' stato come se in quattro ore tutti, anche noi adulti, avessimo acquisito tanta, tanta consapevolezza in più. Mi ha colpito alla fine un'osservazione di Giuseppe Teri, il vero animatore dell'incontro. Teri, insegnante siciliano (averne, caro Bossi), è sotto ogni profilo un "lavoratore socialmente utile", nel senso che fa del bene alla società. Viene dai "Siciliani" di Giuseppe Fava, è stato un protagonista in "Società civile" e nella Rete e ora (dopo una pausa nell'impegno pubblico) lavora meravigliosamente con Libera. Ecco, Teri ha detto una cosa, con un certo orgoglio: "questa mattinata spiega anche che cos'è la scuola pubblica".
Ha ragione, ho pensato. Ma poi ho pensato anche alle notizie che mi arrivano da alcune scuole, dove per protestare contro la Gelmini gli insegnanti hanno deciso di non fare nulla più di ciò che gli spetti. Ebbene, io dico che la ricetta di Teri (lavorare oltre il dovuto e costruire culture e generazioni diverse) mi convince molto di più. E' molto più antiGelmini. Peccato che questa dimostrazione di vitalità studentesca abbia, nella stampa, stuzzicato solo la curiosità di Radio Popolare. Il resto nisba. Capite, ora, perché queste cose io le voglio raccontare?
Scritto da Nando dalla Chiesa
http://www.nandodallachiesa.it

Capiamo, caro Nando; è la stessa ragione per cui fioriscono nella rete tanti blog con tante voci che diversamente sarebbero completamente mute; è la stessa ragione - o meglio, l'opposta - per cui qualcuno vorrebbe normalizzare anche internet, dopo avere acquisito quasi per intero il controllo della TV, mentre va ripetendo senza imbarazzo che l' 80% dell'informazione è in mano alla sinistra. Viviamo tempi bui ma sono convinto che la primavera, di cui tu parli, presto spazzerà via queste nubi nere e ci darà un'aria più respirabile. E' solo un sogno? Non lo so, ma occorre, comunque, sperare e non mollare!

10 dicembre 2008

Compie 60 anni la DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO

“In Italia c’è un capitale enorme che testardamente non viene valorizzato, che non si vuole né mostrare né ascoltare. La politica e l’informazione (con poche lodevoli eccezioni) lo ignora o lo guarda con fastidio. Ma se si vuole difendere davvero i diritti umani e, allo stesso tempo, tentar di uscire dalla grave crisi che stiamo vivendo non si può farne a meno.
Sono le migliaia di cittadini, giovani, amministratori locali, insegnanti, gruppi, associazioni, organizzazioni ed enti locali che dedicano una parte importante del proprio tempo, delle proprie competenze e del proprio denaro per difendere e promuovere i diritti umani, per diffondere solidarietà, moltiplicare la cooperazione, promuovere la giustizia sociale, accrescere la consapevolezza, sollecitare la partecipazione, costruire la cultura della pace, della nonviolenza e dei diritti umani. - Il paradosso è che mentre il mondo precipita nella crisi più difficile, mentre i problemi si moltiplicano e le soluzioni diventano più difficili e complesse, in Italia, chi si impegna per la pace e i diritti umani viene quasi sempre escluso, marginalizzato, attaccato o deriso. O servi a qualcuno o sei cancellato. Il paradosso è che questa straordinaria energia vitale anziché essere intelligentemente sfruttata e potenziata per migliorare la convivenza dentro e fuori il nostro paese, non suscita alcun interesse sia nel mondo politico che in quello dell’informazione che spesso la mal sopportano, ne ignorano le proposte e gli allarmi. Non mancano mai naturalmente i tentativi di strumentalizzazione e le pacche sulle spalle.”
Da La Stampa: http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=90&ID_articolo=347&ID_sezione=163&sezione

Qui puoi trovare il testo integrale della DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO: http://www.boes.org/un/itahr-b.html#atop

Bella e da vedere, ma soprattutto da utilizzare nella scuola, la scheda sui Diritti Umani proposta dal VIS: Scheda didattica per le scuole medie inferiori, a cura di Elena Perla Simonetti
http://www.volint.it/scuolevis/diritti2/scheda.htm
Dall'introduzione alla scheda:
• L’educazione ai diritti umani è di fondamentale importanza perché permette di far interiorizzare ai bambini una serie di principi e di valori che saranno da guida per il loro agire quotidiano, assicurando consapevolezza dell’esistenza di una serie di diritti fondamentali che spettano a ciascun individuo in quanto essere umano. L’educazione ai diritti umani è finalizzata anche a far nascere un sentimento di responsabilizzazione nei confronti dei diritti degli altri. Le parole chiave sono, quindi, consapevolezza e responsabilizzazione.
• I diritti umani sono diritti che spettano a ciascun individuo in quanto essere umano: non dipendono dalla razza, dalla religione, dalla lingua, dalla provenienza geografica, dall’età o dal sesso. Sono diritti fondamentali, universali, inviolabili e indisponibili. Il primo documento che contiene un elenco di tali diritti è la Convenzione Universale dei diritti dell’uomo, proclamata nel 1948.

Purtroppo con questo Governo, fortemente condizionato dalla Lega e da una Chiesa che recentemente ha assunto su questo tema posizioni contraddittorie, in Italia la Giornata sembra passare sottotono al livello istituzionale. Unica manifestazione di rilievo quella organizzata da “Articolo 21” e altre sigle, oggi, alle 11.00 di fronte alla RAI, per dare voce a chi ne è privato, ai diritti troppo spesso ignorati. Sempre oggi, nel pomeriggio a Piazza del Popolo, una manifestazione contro i tagli alla cultura operati dal Governo, che metterebbero in liquidazione la produzione culturale e lo spettacolo, finora ignorata dalla comunicazione.

09 dicembre 2008

PAPA: PREGO PER CHI NON ARRIVA A FINE MESE E DISOCCUPATI

MENTRE IL PAPA PREGA I VESCOVI MINACCIANO

Condivisibili le parole del Papa quando ricorda gli anziani soli, gli ammalati, gli immigrati che fanno fatica ad ambientarsi, i nuclei familiari che stentano a far quadrare il bilancio e le persone che non trovano occupazione, o hanno perso un lavoro indispensabile per andare avanti; quando invita a coltivare un più vivo senso del bene comune, del rispetto di ciò che è pubblico. Rimangono, però, parole rivolte al Cielo che non sappiamo se, quando e come risponde. Altri sono i fatti che la Chiesa mette in atto quando cerca, da parte del potere politico, la tutela dei propri interessi: in questi casi non si limita a pregare ma chiede con forza a chi di dovere, e questi risponde in modo concreto e senza indugi. E' bastata la minaccia della mobilitazione delle scuole cattoliche per far cambiare idea al Governo della Repubblica nel giro di qualche ora. I fondi per le scuole paritarie "vengono ripristinati"- ha assicurato il sottosegretario all' Economia Giuseppe Vegas – "Possono stare tranquilli, dormire su quattro cuscini". Nonostante le rassicurazioni, anche il Papa ha fatto sentire, al riguardo, la propria voce: "Gli aiuti per l'educazione religiosa dei figli - ha detto - sono un diritto inalienabile".

Ma a tale pretesa si oppone decisamente l’art. 33 della Costituzione italiana che, dopo aver affermato: “L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”, nel comma 2 recita: "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

Mentre l'art. 9 solennemente sancisce: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione."


Ciò che fa meraviglia è il modo scomposto e diseguale in cui il Governo ha reagito a quanti hanno chiesto più sostegno e tutela per la scuola pubblica, rispetto al modo prono dei "4 cuscini " che ha usato davanti alla minaccia dei vescovi.

L'Italia è, davvero una Repubblica democratica fondata sul lavoro?

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione? O a un Ente oltretevere?

08 dicembre 2008

Il Contagio della felicità, di Elena Dusi

Una ricerca americana, durata 20 anni, con 5.000 persone osservate, dimostra come la gioia passi di persona in persona. La felicità non riesce a stare sola. Traspare dagli occhi, trasuda nelle mani, vibra nel corpo e alla fine come un virus scappa e si trasmette a chi si trova accanto. E c'è un gruppo di scienziati che ha provato a disegnare una mappa del "contagio", chiedendo a 5mila individui, per ben vent'anni di seguito, quanto si sentissero felici, facendo il riscontro con mogli, fratelli, amici e vicini di casa.


Il servizio di E. Dusi su Repubblica è interessante e bello da leggere, ma non mi sembra che la ricerca americana sulla felicità approdi a risultati significativi e originali - come spesso succede alle ricerche degli americani, rese ovvie e scontate dal buon senso comune. "Il riso - come diceva Abramo Lincoln - ha il duplice privilegio di essere affascinante e contagioso". C'è arrivato senza fare una ricerca costosa e ventennale sul fenomeno, ma osservando i suoi simili e i loro comportamenti. Risulta evidente, per averlo verificato spesso, che la gioia, ma anche la malinconia, si trasmette a ciascuno di noi quando si sta vicini a persone allegre o malinconiche. Gran parte dei comportamenti umani sono contagiosi: a teatro, ad esempio, l'applauso parte spesso dal singolo spettatore e si amplifica in tutta la platea. Mi sembra la scoperta dell'acqua calda!

07 dicembre 2008

Oggi è Domenica

Oggi è domenica, 18 giorni a Natale e 14 dalla riapertura del mio blog. Si impone per me una pausa di riflessione su quanto in questi giorni è accaduto e ho commentato, e su ciò che prevedibilmente ci aspetta per il prossimo anno.

Abbiamo visto:

- la solita difficoltà della classe politica, ripiegata com’è sulle piccole dispute di bottega, a fronteggiare adeguatamente la crisi che incombe, sull’Italia come un macigno;

- il tentativo maldestro del premier d’infondere fiducia negli italiani, invitandoli a spendere quello che non hanno e ad essere ottimisti come lui (a sentirlo, qualche volta, mi è sembrato come il capitano di una nave che, mentre l’imbarcazione affonda, va facendo scherzi incredibili, con pacche sulle spalle e barzellette, ai marinai che si affannano vanamente a turare le falle; questo per tenere loro alto il morale mentre lui sa che, nel momento del “si salvi chi può” lo raggiungerà il suo yacht di lusso che lo porterà lontano dalla tempesta);

- la propensione dei cittadini a mettere in salvo i propri risparmi, ma non sapendo come, o ad evadere dalle contraddittorie e ansiogene comunicazioni dei media, dandosi al gioco, nel vano tentativo di mantenere il proprio stile di vita.

Se, poi, si dà un’occhiata al Rapporto 2008 del Censis sulla situazione sociale del Paese, si rileva che quasi una famiglia su due è a «rischio default», una su quattro che taglia i consumi, 81 mila che potrebbero non riuscire a pagare le rate del mutuo, un italiano su quattro che teme di perdere il posto di lavoro e famiglie che aspettano i saldi per fare shopping.

Certo, la situazione non è per niente rosea – mi viene in mente la canzone di Celentano “Dormi amore, la situazione non è buona” – però è possibile uscirne con due precondizioni: che non ci si lasci prendere dal panico; che il governo sappia prendere responsabilmente provvedimenti adeguati alla gravità della crisi. Poi è chiaro, ognuno nel proprio ambito deve fare la sua parte.

Quanto sarebbe utile, in questa congiuntura, essere rappresentati a tutti i livelli istituzionali da personalità credibili, coerenti e degne di fiducia? Da uomini e donne non condizionati da piccoli o grandi interessi personali e di bottega, capaci di guardare seriamente al bene comune e ai bisogni più urgenti dei più disagiati?

Lo siamo?

06 dicembre 2008

Rodotà: «No a leggi restrittive, sì a regole dal basso» - l'Unità.it

A cosa porterebbe una legislazione globale sulla Rete?
«La dimensione in cui ci muoviamo è uno spazio globale dove la legislazione nazionale non basta. L’attitudine tipica di tutti i regimi autoritari è frenare le manifestazioni di libertà su Internet. Da Pechino a Singapore, gli stati che cercano di mettere le mani su Internet lo fanno perché offre al dissenso possibilità inedite. Non dimentichiamo che dalla Birmania, nei giorni della repressione, filtravano online notizie superando la rigida censura. Andare in senso opposto sarebbe assolutamente inaccettabile».

Quindi, le regole devono provenire dal basso?
«Esattamente. Anche se io non parlerei di regole che fanno pensare all’”ingabbiare”. Due sono i punti fermi. Il primo è che si deve intervenire non per restringere bensì per garantire le libertà. Il secondo è di non imporre regole dall’alto ma conformemente alla natura della Rete attraverso un processo aperto e condiviso».

Internet deve rimanere libera perchè è uno spazio per sua natura democratico, aperto a chiunque abbia qualcosa da dire o voglia informarsi andando direttamente alle fonti. Chi, non contento ancora dei mezzi di cui dispone, voglia ingabbiarla con regolamenti restrittivi, anche se guida la cosiddetta casa della libertà, non sa dove stia di casa la libertà. O lo sa fin troppo bene?

05 dicembre 2008

Ma non riesco ad evitare questa citazione

"Internet non ha bisogno di Berlusconi" di Antonio Di Pietro | 4 Dicembre 2008
Tieniti aggiornato: www.antoniodipietro.it


Internet deve rimanere libera perchè è uno spazio per sua natura democratico, aperto a chiunque abbia qualcosa da dire o voglia informarsi andando direttamente alle fonti. Chi, non contento ancora dei mezzi di cui dispone, voglia ingabbiarla con regolamenti restrittivi, anche se guida la cosiddetta casa della libertà, non sa dove stia di casa la libertà. O lo sa fin troppo bene?

Grazie ad Adriana



Oggi non mi va di commentare le solite cose che ci costringono giornalmente ad avere sotto gli occhi o riecheggianti nelle orecchie fino a stordirci. Grazie ad Adriana, che mi ha indirizzato su YouTube, provo a volare più alto. O più in basso, negli abissi?

04 dicembre 2008

È allarme per l'economia italiana

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti si dice preoccuopato per il mercato finanziario e per i titoli di Stato. "La politica economica italiana deve essere dettata dalla «prudenza» perché «il nostro Paese ha il terzo debito pubblico del mondo e questo debito sarà in competizione con le emissioni crescenti fatti da altri Paesi a sostegno delle ricapitalizzazioni bancarie». In altre parole, come ha reso più esplicito il ministro Sacconi c'è un rischio bancarotta per il Paese, certo «non probabile, ma non impossibile».
Sacconi, nel corso del suo intervento, ha poi sottolineato come «non possiamo permetterci neanche lontanamente che vada deserta un'asta pubblica di titoli di Stato. Ci sarebbe una carenza di liquidità per pagare pensione e stipendi e faremmo come l'Argentina»."

La reazione del Pd non si è fatta attendere: "Quanto affermato dal ministro Sacconi è segno di assoluta irresponsabilità: manifestare preoccupazione per un rischio di default per il nostro paese è di una gravità inaudita", afferma Michele Ventura, ministro dell'attuazione del programma nel governo ombra del Pd, che attacca: "un allarme di bancarotta dello stato può avere infatti pesanti ripercussioni proprio sulla questione della fiducia che invece il governo dovrebbe trasmettere al paese e ai mercati internazionali". "Per fortuna che per il governo i pessimisti eravamo noi. Se l'ottimismo invece è quello del ministro Sacconi, allora c'è poco da stare allegri" gli fa eco Andrea Orlando, portavoce del Pd. «Tremonti chiarisca», ha chiesto il Senatore Tiziano Treu. «I pessimisti sono al Governo, che non riesce a mettere in campo provvedimenti coraggiosi», gli ha fatto eco il compagno di partito Giorgio Tonini.
"Noi chiediamo di mettere più coraggio e decisione" dice il ministro dell'Economia del governo ombra del Pd Pier Luigi Bersani. '"on siamo matti, ma chiediamo interventi a sostegno dei redditi e un'accelerazione degli investimenti", spiega Bersani in una audizione del titolare del Tesoro sul piano europeo anti-crisi. Secondo l'esponente del Pd siamo 'di fronte a un problema sociale acuto' ed è per questo che chiediamo al governo di mettere in campo ulteriori interventi". (mix da L'Unità, La Repubblica, Corriere della Sera e ANSA)

Ma possibile che siamo davvero alla bancarotta? Ma è normale che di fronte ad una situazione economica e finanziaria di una gravità senza pari, la maggioranza e l'opposizione non riescano a trovare un comune terreno di confronto? A volte mi sembrano come i polli di manzoniana memoria, che si beccano a sangue, inconsapevoli del loro destino. Purtroppo per noi, è il nostro destino che è nelle loro mani! C'è da augurarsi che qualche volta se ne ricordino.

03 dicembre 2008

SANTA SEDE CONTRO

Dopo il caso sull'omosessualità, oggi la controversia è sulla Convenzione Onu sui diritti dei disabili. Alla vigilia della giornata internazionale delle persone con disabilità, promossa dalle Nazioni Unite sul tema "Dignità e giustizia per tutti noi", il Vaticano annuncia ufficialmente di non voler firmare la suddetta Convenzione. "La protezione dei diritti, della dignità e del valore delle persone con disabilità - aveva spiegato monsignor Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso l'Onu - rimane una delle preoccupazioni e dei capisaldi dell'azione della Santa Sede, e la Convenzione contiene molti articoli utili" al riguardo. Però, aveva aggiunto, la Santa Sede "si oppone all'inclusione nel testo dell'espressione 'salute sessuale e riproduttiva' perchè in alcuni Paesi i servizi sanitari e riproduttivi comprendono l'aborto, negando dunque il diritto alla vita di ogni essere umano, affermato peraltro dall'art. 10 della Convenzione stessa" e, quindi, "non è in grado di firmarla" (sic).
Ma com'è pensabile che la Chiesa che vanta - almeno quando si rifà alle parole di Gesù - una tradizione e un ministero impegnati nella difesa dei più deboli, dei marginali, dei peccatori, diventi sostenitrice delle posizioni degli stati e dei governi più retrogradi quando si tratta di affermare alcuni principi che sostanzialmente condivide? Nessuno impedisce alla Chiesa di considerare peccato l'omosessualità, ma temere che la depenalizzaziome della stessa consenta di mettere alla gogna gli stati con legislazioni omofobe è una vera aberrazione! La Chiesa può e deve (?) continuare a considerare l'aborto come un abominio, ma può, condividendone il merito, rifiutare la firma alla Convenzione Onu sui diritti dei disabili perchè in alcuni Paesi i servizi sanitari e riproduttivi comprendono l'aborto?
Queste posizioni grottescamente causidiche non possono che avere un solo effetto, quello di isolare sempre di più la chiesa "benedettina" dagli stati con legislazioni civili e democratiche, spingendola in un mortale abbraccio con le posizioni più reazionarie e codine, con buona pace di tanti cattolici impegnati nel sociale e sensibili ai segni dei tempi. Leggi in proposito l'intervista all'ex ministro francese:Lang: che errore

02 dicembre 2008

Depenalizzazione dell'omosessualità. No del Vaticano alla proposta Onu

Da "La Repubblica" di oggi
CITTA' DEL VATICANO - E' scontro tra Onu e Vaticano. La Santa Sede boccia, con decisione, il progetto di una depenalizzazione universale dell'omosessualità. Un' iniziativa presa dalla presidenza di turno francese dell'Unione europea, e accolta da tutti i 27 Paesi della Ue. Immediato il "no" della Santa Sede: "Gli stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' - dice monsignor Celestino migliore - verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni". Affermazioni che scatenano una serie di reazioni polemiche che, in serata, provocano una nuova presa di posizione del Vaticano. Che, però, nella sostanza è tutt'altro che una retromarcia. "Nessuno vuole difendere la pena di morte per gli omosessuali", afferma padre Federico Lombardi che ricorda come altri 150 paesi non abbiano aderito alla proposta - ma la proposta cerca di 'introdurre una dichiarazione di valore politico che si puo' riflettere in meccanismi di controllo in forza dei quali ogni norma che non ponga esattamente sullo stesso piano ogni orientamento sessuale, puo' venire considerata contraria al rispetto dei diritti dell'uomo''. In pratica il rischio paventato è che gli Stati che non riconoscono le unioni gay vengano "mesi alla gogna".
Durissima la replica dell'associazione Arcigay: "È di una gravità inaudita che il Vaticano, e quindi, la Chiesa cattolica tutta, si adoperi affinché questa richiesta non passi e, si prefigura come un vero e proprio atto di condanna a morte contro i milioni di gay e di lesbiche che hanno la sfortuna di abitare in paesi sanguinari".
L'Arcigay ricorda che in decine di paesi del mondo sono previste sanzioni, torture, pene e persino l'esecuzione capitale contro le persone omosessuali. "La scusa per cui la richiesta francese non dovrebbe passare perché da quel momento gli stati che non riconoscono le unioni gay sarebbero messi all'indice, - conclude l'Arcigay - non solo non ha alcun senso, ma è una studiata e cinica bugia per nascondere ciò che realmente il Vaticano vuole: mantenere la pena di morte e il carcere per le persone omosessuali".

Incredibile la posizione della Chiesa al riguardo. Vedi: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/12/02/ossessione-del-peccato.html di Michele Serra su La Repubblica. Sono convinto che Giovanni Paolo II, per quanto conservatore, non avrebbe mai avallato un atteggiamento così discriminante, ingiustificato e illogico. Sono curioso di vedere come lo commenterà il prossimo numero di Famiglia Cristiana. E per sapere cosa pensa il Cardinale Carlo Maria Martini (peccato che nell'ultimo conclave lo Spirito Santo non li abbia illuminati abbastanza!) vai al blog: http://www.cardinalrating.com/cardinal_60__article.htm
Leggi anche il comunicato stampa di NoiSiamoChiesa

01 dicembre 2008

La fiducia nel futuro

(da: "il filo rosso di oggi", 1 dicembre)
Scrive oggi Marco Travaglio nella sua "Ora d'aria" che evocare il conflitto d'interessi per raccontare dell'assalto di Berlusconi alle tv del concorrente Murdoch è riduttivo e ormai persino ridicolo. Ha ragione, siamo oltre. Siamo a «un impresario che impossessatosi dello Stato usa le istituzioni e addirittura la crisi finanziaria per spezzare le reni alle imprese rivali». Poi si lamenta, per giunta. È qui che farebbe ridere, avendone la forza. Riassumiamo. In teoria raddoppiare l'Iva sugli abbonamenti alla pay tv sarebbe giusto in tempi di crisi e di tagli. Se non che ecco come il premier padrone delle tv usa la crisi economica a vantaggio delle sue imprese private: se per Mediaset la pay tv conta 1 per Murdoch conta 100. Sky è solo e tutta sul satellite. Gli oltre 4 milioni e mezzo di italiani abbonati (quelli che pagheranno d'ora in avanti il doppio di Iva) sono liberissimi di rinunciare al satellite: vedano pure la tv in chiaro. Quella di Mediaset, quella della Rai alla quale Berlusconi ha appena fornito un presidente della Vigilanza su misura, il tenace senatore Villari. La parabola (in senso biblico) del presidente padrone è da mandare a memoria, quella di Murdoch (in senso tecnico) si può anche buttare. Tanto c'è Emilio Fede, che c'importa. Tenete d'occhio RaiTre, prossima merce di scambio.

Siamo messi male davvero! Quando gli italiani non asserviti apriranno gli occhi e gli daranno il benservito, in tutti i sensi?

30 novembre 2008

Bossi junior non ce la fa: bocciato per la terza volta all'esame di maturità - Corriere della Sera


Bossi junior non ce la fa: bocciato per la terza volta all'esame di maturità
Era la ripetizione della prova già fallita in luglio. Il figlio del Senatùr non si è presentato di persona a vedere i risultati
VARESE - Neanche al terzo tentativo Renzo Bossi è riuscito a superare l'esame di maturità. Il secondogenito del leader leghista ha ottenuto 'esito negativo' anche alla prova orale-bis.
La bocciatura, seguita alla ripetizione dell'esame che ebbe già esito negativo in luglio, è stata formalizzata nell'albo del Collegio Arcivescovile Bentivoglio di Tradate (Varase) dove Bossi junior venerdì mattina aveva ripetuto da privatista la parte orale della maturità. L'interessato non si è presentato di persona a guardare il tabellone (che peraltro conteneva solo il suo nome). A quanto pare la scuola ha avvisato telefonicamente la famiglia."

Poveretto! La Commissione si è riunita straordinariamente solo per lui, sotto il controllo occhiuto di un ispettore ministeriale mandato direttamente dalla Gelmini, ma non ce l'ha fatta: è riuscito a farsi bocciare di nuovo! Verrebbe da pensare che la scuola è uguale per tutti, anche per i figli dei potenti.
No comment.
P.S.: Mi chiedo solo quanto è costata questa prova di forza del senatur con la "scuola ladrona"!

29 novembre 2008

Berlusconi ai ministri: «Non andate ospiti in tv da Maurizio Crozza»


Una voce "sfuggita" dal Consiglio dei ministri racconta che Berlusconi ha lanciato un nuovo editto contro i conduttori televisivi: non più dai microfoni durante le conferenze stampa (come quando dalla Bulgaria attaccò Biagi, Santoro e Luttazzi), ma niente meno che nelle sale di Palazzo Chigi.
Secondo Berlusconi - a quanto riporta l'agenzia di stampa AdnKronos - i politici che vanno da Crozza hanno pochissimo tempo per rispondere, ma chi fa la trasmissione ha almeno una settimana per studiare delle domande che possono mettere in difficoltà... Che è esattamente quello che dovrebbe fare un buon giornalista: prepararsi coscienziosamente. Qui, invece, si tratta addirittura di una trasmissione e di domande satiriche, che spesso non vogliono neppure risposta.
Crozza ha replicato a stretto giro di posta: ha ringraziato il premier «per aver pensato a me, nonostante tutti gli impegni che ha». E invitato Silvio Berlusconi alla puntata del suo programma del 7 dicembre, assicurando che gli darà una settimana di tempo per «pensare alle risposte». «Ringrazio il presidente del Consiglio che nonostante tutte le cose importanti che ha da fare trova sempre un minuto per me, è davvero carino», premette Crozza. Che subito dopo aggiunge: «In ogni caso non voglio sfuggire al dibattito, riconosco che è vero: io preparo le domande con anticipo e un povero ministro deve rispondere al volo. Gli verremo incontro: domenica prossima, in diretta, farò qualche domanda a Berlusconi, e lui avrà una settimana per pensare alle risposte. Lo aspettiamo dunque in diretta la domenica successiva, 7 dicembre, ultima puntata di Crozza Italia Live. Venga, Presidente!».

La terza volta di Bossi jr alla maturità

Il figlio del leader leghista scherza: «Una tesina in fisica, niente politica»

TRADATE (VARESE)
Ha ripetuto stamani l’esame orale di maturità scientifica, Renzo Bossi, figlio del segretario federale della Lega Nord e ministro delle Riforme. Al Collegio arcivescovile Bentivoglio di Tradate, nel Varesotto, Bossi junior è tornato, da privatista, dopo la bocciatura all’esame lo scorso mese di luglio (la seconda per lui) e il conseguente ricorso della famiglia al Tar. Non è tuttavia servita la pronuncia del Tribunale amministrativo per ripetere la prova, perchè la commissione esaminatrice è stata riconvocata nel frattempo alla presenza di un ispettore del ministro dell’Istruzione e ha deciso di far ripetere l’orale al ragazzo, che aveva contestato di essere stato interrogato la scorsa volta su parti del programma che non erano state affrontate nel corso dell’anno scolastico.
L’esito dell’interrogazione ripetuta stamani, lontano da curiosi e riflettori, non si saprà oggi, ma probabilmente a partire da domani. Renzo Bossi si è presentato comunque rilassato al collegio Bentivoglio. Nessun familiare stretto con lui, il secondogenito del leader leghista è stato accompagnato da alcuni amici. L’esame è iniziato con un pò di ritardo per via della neve che ha reso difficoltoso l’accesso alla scuola. Al termine, Bossi junior ha anche scherzato: «Questa volta ho portato una tesina in fisica, niente politica», ricordando che a luglio il testo che aveva preparato era su Carlo Cattaneo e il federalismo.

Non voglio commentare il fatto che il figlio del boss abbia potuto ripetere la prova orale dopo la seconda bocciatura, su un argomento diverso da quello presentato in prima istanza (si provi ad immaginare a quanti altri maturandi sarebbe possibile!), ma la bocciatura, attraverso l'esame del figlio, dell'uso strumentale e di parte che Bossi e la Lega fanno del pensiero di Carlo Cattaneo. In verità, a differenza dei "lumbard", l'obiettivo principale del programma del grande storico ed economista milanese era la fondazione di tante repubbliche da unire in una Federazione. Non era favorevole, a differenza di Mazzini, ad una repubblica unitaria; temeva che l'accentramento avrebbe sacrificato l'autonomia dei comuni, delle regioni e delle zone più povere, soprattutto il Mezzogiorno. Il raggiungimento di una vera libertà e di una reale indipendenza era possibile, per Cattaneo, solo attraverso l'educazione delle masse lavoratrici e l'eliminazione delle grandi ingiustizie sociali, delle troppo marcate differenze tra ricchi e poveri. Al problema politico Cattaneo abbinava anche la questione sociale.
A chi lo legge in modo obiettivo, quella di Carlo Cattaneo appare una visione politica illuminata, liberale e progressista; utopistica, se si vuole, per i suoi tempi, ma ben lontana dalle pratiche opportunistiche e strumentali della Lega di potere al governo!

28 novembre 2008

Bersani: «Servono interventi, non bonus e social card»


Non va bene che il governo chieda all'opposizione di collaborare quando ormai sulle misure anti-crisi ha già deciso gli interventi. È il ministro dell'Economia nel governo ombra del Pd, Pierluigi Bersani, a replicare alla sollecitazione arrivata oggi dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «Non ci siamo. Qua e là - risponde Bersani in una nota - sbuca qualcosa delle nostre proposte ma siamo molto al di sotto delle esigenze. Dopo tre decreti e una finanziaria sui quali abbiamo inutilmente avanzato proposte, suona davvero curioso che a giochi fatti Berlusconi ci chieda collaborazione». «Per le famiglie e per il lavoro - sostiene l'esponente del Pd - ci voglio interventi strutturali e non bonus o social card. Tra l'altro l'insieme di queste risorse non arriva alla metà di quello che finiremo di spendere per Alitalia. Per le imprese gli interventi sono ben lontani da quelli che qualche ministro aveva incautamente lasciato intravedere. E infine per gli investimenti non succede nulla di concreto e dovremmo nei prossimi mesi appassionarci di nuovo alle procedure».

Ponte sullo stretto. Ne vale la pena?

Alla vigilia della riunione del Cipe emergono nuovi dubbi sull'iter e sulla fattibilità. E i soldi già stanziati potrebbero finire altrove

Ponte: impossibile fare espropri, i tempi si allungano ancora.

Nonostante le garanzie del governo e le speranze di Cuffaro e Lombardo, la Grande Opera non ha ancora un progetto definitivo.

Ponte, impossibile fare espropri i tempi si allungano ancoraREGGIO CALABRIA - Il sogno del Ponte sullo Stretto di Messina passa per la riunione del Cipe in programma domani. E non è solo una questione di soldi. L'amministratore delegato della "Stretto", Pietro Ciucci, ma soprattutto il General Contractor, vincitore dell'appalto per la progettazione e la realizzazione della megaopera, aspettano i finanziamenti necessari per far ripartire l'iter e, ancor di più, garanzie dal Governo affinché questo non venga più bloccato.

Sono un siciliano che pensa, e se i tempi per la realizzazione di questo "mostro" si allungano, non può che farmi piacere. A voler prescindere dall'impatto ambientale, dai rilevantissimi problemi tecnici e dai costi che l'opera comporta, rilevo quanto segue:
  • la Sicilia e la Calabria sono tra le regioni più carenti d'infrastrutture (strade, ferrovie, porti, per non parlare di scuole e ospedali). In epoca di alta velocità i collegamenti ferroviari in Sicilia sono da terzo mondo. La tratta Agrigento-Catania non elettrificata, binario unico (minimo 4 ore di percorrenza) penso sia conosciuta soltanto dal personale viaggiante e di servizio nelle stazioni e da qualche turista non organizzato;
  • la rete stradale interprovinciale e intercomunale che convoglia, oltre a quello locale, tutto il traffico pesante è da ristrutturare totalmente (nella tratta Agrigento-Trapani della statale 115, che ci ostiniamo a definire strada a scorrimento veloce, se capiti dietro una colonna di mezzi pesanti, sei costretto ad andare alla loro velocità, spesso fino a destinazione;
  • la Calabria si trova nella medesima situazione: la SA-RC è un cantiere aperto e non s'intravede la conclusione dell'opera.
  • in tale contesto, il ponte sullo stretto, sempre che sia fattibile, rappresenterebbe un punto di accelerazione del traffico fra la Sicilia e il "continente", insostenibile dalle attuali reti viarie e ferroviarie; insomma un collo di bottiglia rigonfiato.
Di ben altro avrebbe bisogno il nostro Sud e con costi forse più sostenibili. Questo le persone di buon senso lo sanno, solo i politici non vogliono capirlo. Certamente non occorre che vengano progettate opere faraoniche a vantaggio di imprese controllate dalla mafia.

«Il dito di Bossi all'inno di Mameli? Vilipendio ma non da ministro»

La richiesta del Procuratore aggiunto al collegio dei giudici del Tribunale dei ministri

VENEZIA - Il «gestaccio» di Umberto Bossi verso l'inno di Mameli configura l'ipotesi di vilipendio, ma non commesso in veste di ministro. A decidere sul dito medio alzato dal leader del Carroccio nel corso di un comizio il 20 luglio scorso dovrebbe così essere l'autorità giudiziaria di Padova e non il Tribunale dei ministri.

Ormai siamo abituati ai gesti volgari dei leghisti, ma questo è qualcosa di più, è un'offesa grave a tutti coloro che si sentono italiani, a quanti in nome dell'Italia hanno patito e sono morti, a quanti all'estero vivono nel ricordo della terra d'origine. Un gesto simile è intollerabile e va severamente punito, anche se a compierlo è un ministro in carica di bassa lega.

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