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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com
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01 novembre 2015

EXPO, tra cardo e decumano


Attraverso expo 2015 molti italiani hanno scoperto il 'decumano' e forse anche il 'cardo'. Non c'è stata trasmissione televisiva in cui conduttore ed ospiti non li citassero, specialmente il primo. 
Cosa sarà mai 'sto decumano, si saranno chiesti! 
Chi ha cercato di informarsi consultando qualche enciclopedia, ha scoperto che le due parole non sono peculiarità di expo ma antichi termini che indicavano gli assi principali della struttura dell'accampamento militare e poi dell'urbanistica romana. 
Mi vien da pensare che per molti, forse, questa è stata la più importante scoperta fatta grazie ad expo.
Il resto, per dirla alla lombarda, è fuffa. 

29 dicembre 2014

ANNO NUOVO. VITA VECCHIA ?

Fra poche decine di ore festeggeremo in tutto il mondo (intendo su questo nostro pianeta) il passaggio dall'anno 2014 al 2015. Lo faremo non tutti nello stesso momento ma secondo lo scaglionamento in 24 fusi orari; pertanto l'inizio dei festeggiamenti avverrà nell'arco di 24 ore nelle 24 sezioni nelle quali il nostro globo è diviso. Il capodanno islamico e il cinese non coincidono con quello occidentale fissato dal Calendario gregoriano. 
Già solo questi fatti ci dicono che il tempo storico è una pura convenzione e si calcola secondo criteri più o meno precisi di aggiustamento al tempo astronomico. 
Anche questo, però, è una formulazione scientifico-filosofica intorno alla quale fior di studiosi hanno dibattuto costruendo diverse concezioni del tempo, dalla ciclica, alla lineare fino alla spirale. 

Non mi dilungherò sulla concezione sidero-spaziale, filosofica, scientifica del tempo per la quale rinvio i miei lettori alla puntuale esposizione presente in Wichipedia
Solo un cenno al tempo storico che è quello della sistemazione cronologica e periodizzazione che gli storici fanno della loro materia. 

Mi soffermerò, invece, sul concetto di tempo individuale che è quello che a ciascuno di noi è dato da vivere e che procede secondo criteri del tutto personali e, direi, interiori. E per far ciò mi rifaccio alla teoria di Henri Bergson secondo cui per il tempo non esistono singoli istanti ma un loro continuo fluire non scomponibile; istanti vissuti nella loro durata reale nella coscienza di ognuno dove gli stati psichici non si succedono ma convivono. Diverso è quindi il tempo della scienza da quello reale che ciascuno di noi vive nella propria coscienza. 

Per questa ragione il mio/nostro tempo può contrarsi o dilatarsi. Non è un tempo scandito dallo scorrere lineare e regolare delle ore e dei giorni del calendario, ma costituito di ritagli della realtà percepita in un tempo fuori dal tempo, una durata che la memoria poi raccoglie e incasella nel tempo reale. E qui soccorre Proust che nella sua Recherche fece uso della concezione bergsoniana: Un'ora, non è solo un'ora, è un vaso colmo di profumi, di suoni, di progetti, di climi

Questa concezione del tempo legata alle nostre percezioni è affascinante, ci libera dalla costrizione nel tempo come svolgimento monotono e lineare, dalla concezione ciclica dell'eterno ritorno e sprigiona, invece, le nostre potenzialità creative perché ci dà modo di ritagliarci il nostro tempo da vivere, liberi dall'estenuante riferimento all'orologio fisico a vantaggio di quello interiore. 

Esperienze di questo tipo tutti ne abbiamo fatte. Quante volte ci accorgiamo che il tempo dell'attesa non passa mai - sembra durare più a lungo di quanto stimiamo - e guardiamo insofferenti i minuti che scorrono sull'orologio. Altre volte, invece, il tempo dell'azione e delle esperienze piacevoli sembra sfuggirci di mano, tanto passa in fretta! 
E questa percezione del tempo è comune a tutti gli uomini - occidentali, cinesi, musulmani - senza distinzione culturale o religiosa. 

Per tornare ai festeggiamenti che accompagneranno l'arrivo del 2015, anch'io allo scoccare della mezzanotte del 31 Dicembre (fuso orario di Roma) parteciperò al brindisi augurale perché mi troverò in compagnia di persone accomunate dalla stessa voglia di salutare l'anno nuovo. Altre volte, invece, mi sono ritrovato solo in casa, sono andato a dormire prima e l'anno è entrato ugualmente. 

22 dicembre 2014

... e fra due giorni è ancora Natale!

 A volte mi trovo a riflettere sulla efferatezza di certi comportamenti umani che supera di gran lunga quella degli animali più feroci. Ultimo fatto atroce che mi viene in mente è l'uccisione crudele di Loris, un bambino di otto anni, a Santa Croce Camerina. Penso poi a questo mondo, abitato da miliardi di persone in estreme difficoltà materiali ed esistenziali a fronte di una minoranza che possiede ricchezze incommensurabili. E mi chiedo che senso abbia condividere questo cielo, questo paesaggio straordinario, tanti beni che la natura è propensa ad offrire a tutti se non riusciamo a condividere gli elementi primari di sussistenza. Molti abitanti di questo pianeta non riescono neanche a godere di quello che possiedono, tanto è eccessivo e - in sostanza - superfluo, altri debbono arrabattarsi in tutti i modi per mettere insieme il pranzo con la cena. 


Non occorre nemmeno proporre la rilettura del bel saggio di Erich From, Avere o Essere, per rendersi conto di quella che sarebbe la via per realizzare la felicità universale. Basterebbe tener presenti i precetti contenuti nelle dottrine delle grandi religioni o, anche, gli insegnamenti dei grandi filosofi - da Platone a Kant - per capire che la nostra attuale società è gravemente malata. Ma l'egoismo spropositato che ci possiede non ci permette di cambiare rotta. 

Al di là di ogni altra considerazione, Il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me - la bella frase di Kant a chiusura della sua Critica della ragion pratica - se adeguatamente considerata, oltre a lasciarci con occhi stupiti dinnanzi alla bellezza della natura, dovrebbe stimolarci a ritrovare dentro di noi, in quanto esseri umani, la primordiale distinzione tra Bene e Male, che dovrebbe guidare sempre le nostre azioni. 
Ma in un'epoca in cui il dio denaro governa gli Stati, le comunità grandi e piccole, il cuore stesso dei singoli uomini che lo adorano spesso solo per accumularlo, altre volte per soddisfare bisogni voluttuari ed effimeri, i valori primari sono passati in secondo piano a favore di una corsa distruttiva all'avere. E non voglio parlare della corruzione e degli scandali sempre attuali che coinvolgono politici ed amministratori perché non meritano neanche di essere citati in quest'occasione.

 

In questi giorni mi sono chiesto, piuttosto, come apparirà a Samantha Cristoforetti - la nostra astronauta di Missione Futura - questo nostro piccolo atomo opaco del male e quali sensazioni susciti da quelle altezze. 
Ma è già Natale e per un giorno le convenzioni e le buone maniere ci impongono di essere più buoni con il Prossimo. Con l'anno nuovo riprenderemo la forsennata corsa verso un traguardo già fissato da sempre. 

04 marzo 2013

M5S: Uno vale Uno. DUE quanto valgono?


Il fascismo si è presentato come l'anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. È divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano. 
Antonio Gramsci,1921  
Io vengo confuso.. oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro. Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento.. mi hanno proposto un'alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico... noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. È un movimento che non può essere fermato... non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta.. noi non siamo un partito, rappresentiamo l'intero popolo, un popolo nuovo..." 
Adolf Hitler, 1932 
Ho seguito con interesse e una certa simpatia la nascita e propagazione del verbo grillino in un Paese impoverito e offeso dalla mala politica e poi violentato da interventi economici che colpivano proditoriamente le classi più deboli della popolazione, salvaguardando gli interessi e i privilegi di tutte le caste. 
Ho visto quanta presa avessero sui disoccupati, sui giovani, sul ceto medio i comizi palingenetici dell'ex comico sin dalle ultime amministrative. Già da allora le piazze si riempivano per ascoltare quello che tutti in cuore sentivano contro i politici indegni assieme alla visione utopica di una democrazia dal basso in cui 1 vale 1. 

L'exploit vero per il M5S iniziò, però, con l'attraversamento a nuoto dello Stretto che simboleggiava una pacifica occupazione dell'isola e le successive tappe nelle città le cui piazze straripavano di tanti, nuovi seguaci che applaudivano il nuovo profeta. Il risultato fu strepitoso e incredibile: il M5S diventava il primo partito in Sicilia con 15 deputati mentre la coalizione PD - UDC eleggeva il nuovo presidente nella persona di Rosario Crocetta. 
Questo avveniva nell'ottobre 2012 mentre al livello romano si continuava a minimizzare e snobbare la portata del fenomeno proseguendo insolentemente nelle vecchie pratiche dilatorie. 

Alle Politiche 2013 l'esito era ampiamente prevedibile: il M5S conquista 109 seggi alla Camera diventando in percentuale il primo partito, e 54 al Senato dove si piazza al 2° posto dopo il PD. Ma una cosa, forse, neanche Grillo ha previsto: senza i suoi voti non è possibile costituire un governo che avvii il cambiamento dal momento che sarebbe contro natura e impraticabile la formazione di una maggioranza PD - PDL. Diventa, pertanto, auspicabile che il M5S e la coalizione che fa capo a Bersani trovino un'intesa su punti programmatici comuni per favorire l'uscita dall'emergenza sociale, politica ed economica di un Paese ormai allo stremo. Questo è quanto la maggioranza degli Italiani auspica e, mi permetto di dire, la maggioranza di quanti hanno votato M5S. 

Il sogno di governare da soli con almeno il 51% dei voti non solo è un'utopia dei duri e puri in un sistema parlamentare come il nostro così frammentato, penso sia anche pericoloso e figlio di una concezione autoritaria come ci dimostra il tentativo più volte fatto e, per fortuna fallito, dal leader della destra. 

La politica in democrazia è l'arte nobile di governare al meglio nelle condizioni date, ricercando e trovando le intese possibili e abbandonando i sogni palingenetici che producono soltanto mostri

Grillo e i suoi non dimentichino che molti dei voti presi nelle ultime tornate elettorali erano il prodotto di una crisi politica prima che economica e della delusione di tanti elettori nei confronti dei vecchi partiti che si erano mostrati incapaci di farvi fronte. Non pensino che, tornando alle urne nella condizione attuale, i loro voti possano aumentare continuando con la violenza verbale e mettendo tutti sullo stesso piano, ladri e politici responsabili, destra e sinistra.  

C'è da augurarsi che vengano a più miti consigli. Diversamente, i rischi che tutti corriamo - sia in campo politico che economico - sono davvero inimmaginabili. 

Solo per riflettere un poco, leggi:
5 BUONE RAGIONI PER NON VOTARE GRILLO
Sulla fragilità dell’onestà

23 dicembre 2012

Perché conoscere e amare la nostra Costituzione

La riflessione di Gustavo Zagrebelsky sulla nostra Costituzione, a margine della bella prestazione di Benigni sul primo canale della RAI, è un invito pressante e accorato a leggerla, a conoscerla la nostra Carta, per capirla, farla nostra e amarla. 
 
Perché è possibile e doveroso amare l'atto fondativo della nostra Nazione libera e democratica. Quello che da sudditi intende trasformarci in cittadini consapevoli, da oggetti di dominio a soggetti responsabili, costruttori del proprio destino. 

Ripropongo i due documenti: il testo dell'ex Presidente della Corte Costituzionale e il video integrale del discorso spettacolo di Roberto Benigni su RAI 1.  
Si può amare la nostra Costituzione? - di Gustavo Zagrebelsky 
IL DISCORSO di Roberto Benigni sulla Costituzione è stato per molti una rivelazione: rivelazione, innanzitutto, di principi fino a lunedì scorso, probabilmente, ignoti ai più; ma, soprattutto, rivelazione di ciò che sta nel nucleo dell’idea stessa di Costituzione. In un colpo solo, è come se fosse crollata una crosta fatta di tante banalità, interessate sciocchezze, luoghi comuni, che impedivano di vedere l’essenziale. Non si è mancato di leggere, anche a commento di quel discorso, affermazioni che brillano per la loro vuotaggine: che la Costituzione è un ferrovecchio della storia, superata dai tempi, figlia della guerra fredda e delle forze politiche di allora. Benigni, non so da chi, è stato definito “un comico”, “un guitto”. Il suo discorso è stato la riflessione d’un uomo di cultura profonda e di meticolosa preparazione, il quale padroneggia in misura somma una gamma di strumenti espressivi che spaziano dall’ironia leggera, alla tenerezza, all’emozione, all’indignazione, alla passione civile. La Costituzione, collocata in questo crogiuolo d’idee e sentimenti, ha incominciato o ricominciato a risuonare vivente, nelle coscienze di molti. È stato come svelare un patrimonio di risorse morali ignoto, ma esistente. Innanzitutto, è risultata la natura della Costituzione come progetto di vita sociale. La Costituzione non è un “regolamento” che dica: questo si può e questo non si può, e che tratti i cittadini come individui passivi, meri “osservanti”.
La Costituzione non è un codice di condotta, del tipo d’un codice penale, che mira a reprimere comportamenti difformi dalla norma. È invece la proposta d’un tipo di convivenza, secondo i principi ispiratori che essa proclama. Il rispetto della Costituzione non si riduce quindi alla semplice non-violazione, ma richiede attuazione delle sue norme, da assumersi come programmi d’azione politica conforme. L’Italia, o la Repubblica, “riconosce”, “garantisce”, “rimuove”, “promuove”, “favorisce”, “tutela”: tutte formule che indicano obiettivi per l’avvenire, per raggiungere i quali occorre mobilitazione di forze. La Costituzione guarda avanti e richiede partecipazione attiva alla costruzione del tipo di società ch’essa propone. Vuole suscitare energie, non spegnerle. Vuole coscienze vive, non morte. Queste energie si riassumono in una parola: politica, cioè costruzione della pòlis.
A differenza d’ogni altra legge, la cui efficacia è garantita da giudici e apparati repressivi, la Costituzione è, per così dire, inerme: la sua efficacia non dipende da sanzioni, ma dal sostegno diffuso da cui è circondata. La Costituzione è una proposta, non un’imposizione. Anche gli organi cosiddetti “di garanzia costituzionale” – il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale – nulla potrebbero se la Costituzione non fosse già di per sé efficace. La loro è una garanzia secondaria che non potrebbe, da sola, supplire all’assenza della garanzia primaria, che sta presso i cittadini che la sostengono col loro consenso. Così si comprende quanto sia importante la diffusione di una cultura costituzionale. L’efficacia del codice civile o del codice penale non presuppone affatto che si sia tutti “civilisti” o “penalisti”. L’efficacia della Costituzione, invece, comporta che in molti, in qualche misura, si sia “costituzionalisti”. Non è un’affermazione paradossale. Significa solo che, senza conoscenza non ci può essere adesione, e che, senza adesione, la Costituzione si trasforma in un pezzo di carta senza valore che chiunque può piegare o stracciare a suo piacimento.
Così, comprendiamo che la prima insidia da cui la Costituzione deve guardarsi è l’ignoranza. Una costituzione ignorata equivale a una Costituzione abrogata. La lezione di Benigni ha rappresentato una sorpresa, un magnifico squarcio su una realtà ignota ai più. È lecito il sospetto che sia ignota non solo a gran parte dei cittadini, ma anche a molti di coloro che, ricoprendo cariche pubbliche, spensieratamente le giurano fedeltà, probabilmente senza avere la minima idea di quello che fanno. La Costituzione, è stato detto, è in Italia “la grande sconosciuta”. Ma c’è una differenza tra l’ignoranza dei governanti e quella dei governati: i primi, ignoranti, credono di poter fare quello che vogliono ai secondi; i secondi, ignoranti, si lasciano fare dai primi quello che questi vogliono. Così, l’ignoranza in questo campo può diventare instrumentum regni nelle mani dei potenti contro gli impotenti.
A questo punto, già si sente l’obiezione: la Costituzione come ideologia, paternalismo, imbonimento, lavaggio del cervello. La Costituzione come “catechismo”: laico, ma pur sempre catechismo. La Costituzione presuppone adesione, ma come conciliare la necessaria adesione con l’altrettanto importante libertà? Questione antica. Non si abbia paura delle parole: ideologia significa soltanto discorso sulle idee. Qualunque costituzione, in questo senso, è ideologica, è un discorso sulle idee costruttive della società. Anche la costituzione che, per assurdo, si limitasse a sancire la “decostituzionalizzazione” della vita sociale, cioè la totale libertà degli individui e quindi la supremazia dei loro interessi individuali su qualunque idea di bene comune, sarebbe espressione d’una precisa ideologia politica. L’idea d’una costituzione non ideologica è solo un’illusione, anzi un inganno. Chi s’oppone alla diffusione della cultura della costituzione in nome d’una vita costituzionale non ideologica, dice semplicemente che non gli piace questa costituzione e che ne vorrebbe una diversa. Se, invece, assumiamo “ideologia” come sinonimo di coartazione delle coscienze, è chiaro che la Costituzione non deve diventare ideologia. La Costituzione della libertà e della democrazia deve rivolgersi alla libertà e alla democrazia. Deve essere una pro-posta che non può essere im-posta. Essa deve entrare nel grande agone delle libere idee che formano la cultura d’un popolo. La Costituzione deve diventare cultura costituzionale.
La grande eco che il discorso di Benigni ha avuto nell’opinione pubblica è stata quasi un test. Essa dimostra l’esistenza latente, nel nostro Paese, di quella che in Germania si chiama WillezurVerfassung, volontà di costituzione: anzi, di questa Costituzione. È bastato accennare ai principi informatori della nostra Carta costituzionale perché s’accendesse immediatamente l’immagine d’una società molto diversa da quella in cui viviamo; perché si comprendesse la necessità che la politica riprenda il suo posto per realizzarla; perché si mostrasse che i problemi che abbiamo di fronte, se non trovano nella Costituzione la soluzione, almeno trovano la direzione per affrontarli nel senso d’una società giusta, nella quale vorremmo vivere e per la quale anche sacrifici e rinunce valgono la pena. In due parole: fiducia e speranza. Ma senza illusioni che ciò possa avvenire senza conflitti, senza intaccare interessi e posizioni privilegiate: la “volontà di costituzione” si traduce necessariamente in “lotta per la Costituzione” per la semplice ragione che non si tratta di fotografare la realtà dei rapporti sociali, ma di modificarli.
La Costituzione vive dunque non sospesa tra le nuvole delle buone intenzioni, ma immersa nei conflitti sociali. La sua vitalità non coincide con la quiete, ma con l’azione. Il pericolo non sono le controversie in suo nome, ma l’assenza di controversie. Una Costituzione come è la nostra, per non morire, deve suscitare passioni e, con le passioni, anche i contrasti. Deve mobilitare. Tra i cittadini c’è desiderio di mobilitazione, cui mancano però i punti di riferimento. I quali dovrebbero essere offerti dalle strutture organizzate della partecipazione politica, innanzitutto i partiti che dicono di riconoscersi nella Costituzione. Ma tra questi spira piuttosto un’aria di smobilitazione, come quando ambiguamente si promettono (o minacciano, piuttosto) “stagioni”, “legislature” costituenti, senza che si chiarisca che cosa si vorrebbe costituzionalizzare, al posto della Costituzione che abbiamo. Possibile che non si veda a quale riserva d’energia così si rinuncia, in cambio di flosce e vaghe prospettive?



Si può amare la nostra Costituzione? di Gustavo Zagrebelsky
COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA (testo e note)

26 settembre 2012

Potranno gli elettori ridare dignità alla politica?

Lo scandalo alla Regione Lazio ci segnala lo squallore a tutti i livelli di una politica che è vissuta ormai come mestiere ben remunerato e non come servizio fornito alla cittadinanza. 

Se i signori che siedono ancora in Parlamento - nominati dalle segreterie dei partiti - sull'onda dell'indignazione di un'opinione pubblica imbestialita  si degneranno di modificare l'attuale legge elettorale restituendo agli elettori l'indicazione della preferenza, i cittadini potranno scegliere i loro candidati escludendo gli indegni a rappresentarli. 

C'è da augurarsi che si riduca il numero degli elettori decisi a disertare le urne perché in tal modo darebbero ai votanti anche la loro delega a rappresentarli. 

Mi sembra, infine, positivo l'ingresso in Parlamento di una quota rilevante di neofiti di m5s che, se non altro, avranno un merito: quello di lasciare fuori dal consesso un buon numero di vecchie cariatidi; così come vedo positivamente le primarie vere che si annunciano nell'area di centro-sinistra: produrranno un reale rinnovamento ai vertici di quel partito, in qualunque modo si concludano. 

La politica non ha saputo riformarsi, come sarebbe stato auspicabile alla luce dei vergognosi scandali e malefatte denunciati aspramente dall'opinione pubblica. 
C'è da augurarsi che siano i cittadini con il loro voto oculato e responsabile a fare il miracolo. 

Diversamente rimangono solo i forconi! 


21 aprile 2012

La città di Sciacca merita di più?

Tre anni fa, l'11 maggio 2009, alla viglilia delle Elezioni Amministrative del 6-7 giugno che avrebbero confermato Sindaco al primo turno il Dottor Vito Bono, pubblicavo il seguente post La città di Sciacca merita di più che anche il sito L'ALTRASCIACCA aveva condiviso con vero entusiasmo. 

Oggi, senza voler entrare nelle motivazioni che hanno portato alla crisi, alle dimissioni del Sindaco e alle elezioni anticipate, a due settimane dalle prossime Amministrative del 6-7 Maggio, rileggendo il post di cui sopra, mi sono accorto che le condizioni della città appaiono - se possibile - peggiorate, e che gli argomenti in esso trattati sono tutti ancora validi.  
Per questa ragione mi accingo a rieditarli chiedendomi perché e, soprattutto, per chi i cittadini di Sciacca dovrebbero andare a votare. 

Dotata da madre natura di una posizione geografica incantevole, protetta a Nord dalle estreme propaggini dei monti Sicani, Sciacca si affaccia ad anfiteatro sul Canale di Sicilia. La storia antica e travagliata l'ha fornita di splendide chiese e dimore patrizie, oggi in grave degrado; di una cinta muraria assai compromessa a causa di dissennati interventi urbanistici e di edilizia selvaggia. La città è servita da un porto peschereccio e da una marineria che sopravvive e opera in grande difficoltà; possiede un centro storico di notevole bellezza che, con adeguati interventi, potrebbe mettere in luce le sue importanti vestigia. Il suo tracciato viario, d'impianto medievale, è soffocato dall'attuale, caotico traffico automobilistico ma, attraverso un'adeguata bonifica, potrebbe soddisfare un movimento di piccoli mezzi pubblici di trasporto urbano, di bici, motocicli, sempre che ampi e comodi parcheggi vengano costruiti nelle aree periferiche; è dotata, inoltre, di una consistente ricettività turistico-alberghiera e di uno stabilimento termale con impianti, attrezzature e personale adeguati, ma in perenne crisi finanziaria. 
Ha tutto quello che serve, insomma, ad assicurarle uno sviluppo economico, basato principalmente sul turismo, e farne una ridente cittadina termale.  

Cosa le manca? 
A parere mio, e di molti altri concittadini, le è mancata una sana gestione della cosa pubblica, l'impegno in politica di persone creative, capaci di programmare il futuro partendo dall'esistente, per trasformarlo nel medio-lungo periodo.  
Tra gli interventi da realizzare, immagino:  
  • un sano recupero del centro storico (strade, plazzi, chiese ecc.); 
  • una bonifica dei quartieri storici (Marina, S. Michele); 
  • la realizzazione di parchi, giardini e parcheggi nelle zone periferiche e l'introduzione di un agile servizio di bus-navetta tra le periferie e il centro storico; 
  • il recupero della bella scalinata che collega la piazza Scandaliato al porto;
  • il rilancio delle terme e il completamento del teatro Samonà;
  • il rifacimento e completamento del sistema idrico e fognario e di depurazione;
  • un forte sostegno all'iniziativa privata nei settori della pesca, agricoltura, turismo e servizi. 
Per fare quanto sopra, occorre che amministratori seri e di grande spessore abbiano la visione di una città proiettata nel futuro e la voglia di coinvolgere la comunità cittadina in un grande progetto di cambiamento. In vista della campagna elettorale per il rinnovo dell'amministrazione civica si assiste, invece, al solito balletto di nomi, alle solite schermaglie fra "vecchi arnesi" della politica politicante, che sono tra i maggiori responsabili dell'attuale oblìo.  

Penso che la maggioranza dei cittadini, profondamente delusi e nauseati della gestione che si è fatta della città, chieda a chi si candida al difficile compito di amministratore, queste poche cose: 
  • un programma serio, concreto e fattibile di sviluppo;
  • una chiara visione d'insieme dei problemi da affrontare;
  • la scelta di collaboratori onesti e competenti;
  • la capacità di gestire la cosa pubblica con la responsabilità e l'equilibrio del buon padre di famiglia;
  • la totale autonomia d'azione, per non sottostare a ricatti e condizionamenti da parte di chi vuole avere sempre le mani in pasta;
  • l'ambizione di volere operare guardando al bene comune e non al piccolo o grande tornaconto personale, di bottega, di partito o fazione. 

So bene che questi concetti suoneranno fastidiosi e risibili alle orecchie di quei mestieranti della politica che spesso nel degrado e nell'impoverimento della loro comunità fanno affari e s'ingrassano, ma sappiano che questo è il pensiero più diffuso fra i cittadini e, insieme, la ragione dell'allontanamento dalla vita politica di tante persone per bene. 

* L'introduzione storico-paesaggistica è stata scritta a vantaggio di quanti la città non la conoscono, ma anche di quei concittadini che spesso se ne dimenticano! 


Ps: valeva tre anni fa e ancor di più vale oggi! 

02 aprile 2012

Buona Pasqua di cuore...

ai diseredati, 
ai nullatenenti, 
ai tartassati dai mutui, 
agli sfrattati, 
agli sfruttati, 
ai terremotati di oggi, di ieri, di domani, 
agli sfollati, 
a quelli che dipendono dagli aiuti dei volontari, 
ai barboni, 
a quelli che dormono sotto un cielo di stelle perché non hanno più un tetto o non l'hanno mai avuto, 
a quelli che di tetti ne hanno troppi e non sanno più sotto quale ripararsi, 
ai bambini dell'Africa, 
a tutti i bambini del mondo offesi dalla guerra e dalla fame, 
ai disoccupati, 
ai cassintegrati, 
a quelli che non possono avere la cassa integrazione perché figli di un altro dio, 
ai migranti, 
a quanti hanno trovato accoglienza, 
a quelli ricacciati lontano, anche a quelli che il mare ricopre, 
a tutti quelli che il poco che non basta lo dividono con gli altri, 
ai carcerati, 
a quelli in attesa di giudizio,  
a quanti innocenti sono costretti in cella,  
a tutti quelli che non hanno scarpe ai piedi, 
ai disperati colpiti dalle manovre disumane del cosiddetto governo tecnico, 
a quanti ogni giorno fanno fatica a mettere insieme l'indispensabile per campare. 

Buona Pasqua a tutti quelli che lottano perché questo stato di cose possa presto cambiare, 
ai credenti e a quelli che la fede non hanno, 
agli agnostici e agli atei, 
a tutti quelli che vedono nel prossimo il fratello, 
a coloro che si ricordano del fratello sempre e non quando fa comodo, 
a chi fa il proprio dovere in silenzio, senza sperare in una ricompensa, 
a chi sa vivere bene nell'ombra perché sa che i riflettori accecano. 

Buona Pasqua anche a loro, agli accecati perché possano vedere presto una luce! 


Buona Pasqua, infine, a quegli animaletti indifesi che quest'anno la sensibilità di tanti riuscirà a salvare dallo sterminio pasquale. 


Ps: nelle ultime settimane il mio post del 23 aprile 2011 BUONA PASQUA ANCHE A LORO è stato il più cliccato, perciò ho voluto riproporlo anche quest'anno con qualche piccola modifica, poche per la verità perché la situazione non è granché cambiata, se possibile è peggiorata. 

31 marzo 2012

La solitudine impenetrabile e dolente di questo nostro tempo sciagurato

L'estro di proporre questo argomento ai miei lettori mi è venuto leggendo il bel post di Ilvo Diamanti La community degli individui che parlano da soli sulla sua rubrica Bussole in Repubblica e, quasi contemporaneamente, il testo di Luciano Gianazza Soli in mezzo alla folla su medicinenon.it.

Ilvo Diamanti, da attento e acuto osservatore dei fenomeni sociali qual è, ci mostra con turbamento l'effetto prodotto dagli strumenti delle nuove tecnologie della comunicazione (tablet, portatile, smartphone, micropc, ecc.) che ci consentono di connetterci a distanza, dialogare in chat, accedere a Skype o ai social network mentre stiamo a contatto di gomito con gente in carne e ossa che non riusciamo più neanche a vedere; un fenomeno questo che, fino a qualche tempo fa, rimaneva appannaggio delle giovani generazioni e adesso coinvolge persone di ogni età e ceto. Dovunque sciamano persone che parlano ad alta voce da sole, oppure dialogano con gli altri e con il mondo per sms. Le cuffie alle orecchie, non sentono e non vedono ciò che gli sta intorno. 

Più dolente, invece, la riflessione di Luciano Gianazza che in Soli in mezzo alla folla racconta la disperazione derivante dalla condivisione con altri, per lo più sconosciuti, di emozioni profonde, nascoste quando cadono le barriere e si scambiano sensazioni e stati d'animo anche senza parole. Quello che ho realizzato - conclude Gianazza - è che ogni essere umano ha nel profondo di sé questa sofferenza sopra la quale l’individuo costruisce una vita fatta di convenzioni, di comportamenti socialmente accettabili, una vita condotta da una personalità fittizia che fa da scudo all’essenza. 
La sofferenza è il risultato del non manifestare pienamente la propria essenza. La società in cui viviamo non lo permette impunemente. La maggior parte degli esseri umani sono come dei gusci chiusi. Non è facile aprire il proprio animo in questa società dove i principi etici sono pressoché scomparsi. Occorre rendere consapevoli le persone per creare una società dove un essere senza guscio non venga colpito, deriso, ingannato. Altrimenti si continuerà ad essere soli in mezzo alla folla. 

La community degli individui che parlano da soli di Ilvo Diamanti 
Soli in mezzo alla folla By Luciano Gianazza 

25 marzo 2012

La vergognosa escalation nei prezzi dei carburanti in Italia


L'escalation nel prezzo dei carburanti alla pompa dipende minimamente dal prezzo del greggio e dai costi della trasformazione e trasporto. Ad incidere significativamente sono le accise caricate sul prezzo di vendita a partire dal 1934 ai giorni nostri. E pochi sanno che sul prodotto in vendita e su questi balzelli incide l'IVA al 21%, prossimamente al 23%. Vistosamente in questo caso come in altri, le imposte indirette eccessive non fanno che contribuire pesantemente a deprimere i consumi, non solo dei carburanti, incidendo in modo differenziato sui cittadini e sugli utenti. 


Se un litro di benzina costa € 1,80 di cui 0,70 di accise e 0,37 di IVA - in totale € 1,07 di imposte - ci accorgiamo che il prezzo effettivo del prodotto finito non raggiunge € 0,80 - aggio dei gestori compreso. 
Se tale differenza, e anche più, possono pagarla tranquillamente alcune categorie di consumatori, non è sopportabile per i trasportatori, per quanti usano il mezzo proprio per raggiungere il luogo di lavoro in mancanza dei pubblici servizi, ecc. Anche il turismo e tutte le attivtà connesse sono fortemente penalizzate. 


Non è più tollerabile che su un bene di prima necessità le imposte debbano superare notevolmente il costo di produzione, trasporto e vendita. Sarebbe come se su un chilogrammo di pane che costa, mettiamo, € 2 si caricasse un'imposta di € 3 portando il prezzo finale a € 5. 

Pensino, dunque, mister Monti e il suo governo a defiscalizzare, almeno parzialmente, il prezzo dei carburanti, partendo dall'eliminazione delle accise più vecchie, quelle che si riferiscono a catastrofi ormai da tempo risolte. E trovino denaro buono per le casse dello Stato cercandolo dove sanno bene di poterlo trovare. 

Benzina: Prezzi in Europa e in Italia
L'elenco delle vergognose accise sui carburanti
Costo Benzina: l’accise della vergogna
Dati della Camera dei Deputati aggiornati all'inizio del 2004


Prodotto
(1.000 litri)
Prezzo
al consumo
Accisa
IVA
Totale
Imposte
Prezzo
Netto
Sif/Siva
Benzina senza piombo
1.771,22
704,20
307,40
1.011,60
759,62
Gasolio auto
1.716,18
593,20
297,85
891,05
825,13
GPL auto
847.89
147,27
147,15
294,42
553,47
Gasolio riscaldamento
1.471,67
403,21
255,41
658,62
813,05
Prezzi medi convenzionali in euro per 1.000 litri in Italia (5 marzo 2012)


Questa è una lista dei prezzi (€/l) della benzina senza piombo in alcuni paesi europei:
Paese
Dic 2004
Mag
2005
15/03/
2006
16/02/
2007
03/03/
2008
02/02/
2009
18/02/
2010
03/02/
2011
24/02/
2012
16/
03/
'12
-
-
-
0,889
0,977
0,814
1,014
1,094
1,265

0,94
1
1,059
0,992
1,237
0,956
1,111
1,294
1,431

1,1
1,24
1,303
1,283
1,491
1,204
1,322
1,48
1,713

-
-
-
0,895
1,002
0,767
0,997
1,072
1,253

-
-
0,825
0,869
1,085
0,864
1,012
1,174
1,335

-
-
1,058
1,029
1,093
0,882
1,085
1,255
1,37

1,26
1,23
1,28
1,241
1,423
1,218
1,423
1,6
1,693

-
-
0,853
0,812
0,971
0,767
1,029
1,21
1,289

-
-
1,241
1,176
1,423
1,156
1,354
1,514
1,692

1,05
1,15
1,208
1,182
1,399
1,144
1,323
1,53
1,606

1,19
1,18
1,259
1,254
1,416
1,155
1,315
1,495
1,706

-
-
1,018
0,907
1,11
0,864
1,243
1,593
1,719

-
-
1,075
1,034
1,169
0,946
1,224
1,426
1,57

1,059
1,23
1,248
1,203
1,394
1,147
1,315
1,461
1,789
1,800/
1,900
-
-
0,887
0,938
0,972
0,75
1,037
1,153
1,391

-
-
0,875
0,837
1,034
0,916
1,146
1,278
1,373

0,92
0,99
1,034
1,029
1,154
0,911
1,101
1,249
1,394

-
-
-
0,964
1,064
0,756
1,037
1,229
1,303

-
-
-
-
-
-
0,687
0,841
1,026

-
-
0,957
1,18
1,08
0,99
1,09
1,26
1,38

-
-
1,369
1,436
1,552
1,103
1,531
1,75
1,949

1,26
1,33
1,406
1,365
1,537
1,313
1,499
1,661
1,803

0,800
0,920
0,948
0,936
1,205
0,821
1,087
1,262
1,339

-
-
1,246
1,228
1,369
1,125
1,324
1,406
1,6

-
-
1,306
1,295
1,38
0,943
1,287
1,529
1,607

0,87
0,92
0,971
0,974
1,204
0,841
1,173
1,375
1,464

-
-
0,961
0,902
1,017
0,77
0,994
1,147
1,284

-
-
0,534
0,581
0,602
0,535
0,565
0,65
0,736

-
-
0,957
1,009
1,238
0,945
1,084
1,115
1,276

-
0,9
1,004
1,019
1,195
0,979
1,175
1,382
1,508

-
0,9
0,938
0,954
1,067
0,941
1,157
1,279
1,438

-
-
1,01
0,949
1,119
0,87
1,1
1,24
1,38

-
-
1,243
1,175
1,333
1,061
1,289
1,511
1,718

0,92
0,98
1,001
0,935
1,139
1,061
1,097
1,292
1,485

-
-
0,667
0,667
0,666
0,474
0,702
0,709
0,955

1
1,01
0,984
0,974
1,128
0,911
1,159
1,318
1,466

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