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13 dicembre 2008

13 Dicembre – SANTA LUCIA

Oggi voglio dedicarmi solamente al ricordo di questa Vergine martire, la ricorrenza della cui nascita è celebrata in vario modo, non solo in Italia – da Venezia a Siracusa – ma in diverse aree del Nord Europa. Particolarmente cara a tutti i Siciliani, essendo nata e avendo subito il martirio a Siracusa, è la santa patrona della vista e delle persone sofferenti di questo organo. E’ ricordata sia nella chiesa cattolica che in quella protestante e ortodossa. Amata anche dagli Svedesi che la onorano con una festa tradizionale e dei biscotti preparati per l’occasione. In Sicilia e in molte regioni del sud è tradizione, per onorarne la memoria, mangiare per il 13 dicembre solo la cuccìa, un piatto che si affida a una lontanissima tradizione. Ricordo che quando ero bambino non vedevamo l’ora che le nostre mamme ci chiamassero per dirci che la cuccìa era pronta. La mangerò anche oggi perché mia mamma ci ha invitati a casa sua e ci rimarrebbe male se non andassi. E’ un piatto nato povero, nelle case del popolo, ma adesso si può trovare anche nelle pasticcerie siciliane più rinomate, a prezzi scandalosi. Ho riscontrato che fanno qualcosa di simile anche in Polonia come una delle 12 portate di Natale, ed è chiamata kutia. Se trovate il frumento e non trovate il vino cotto, al posto di quest’ultimo si può aggiungere cioccolato amaro tagliato finissimo o anche miele. Il frumento e i ceci sono la base indispensabile.


A Siracusa

Nacque a Siracusa, ma non si conosce con certezza la data. La sua vita d'altra parte è intessuta di elementi leggendari, che stanno a testimoniare l'enorme venerazione di cui la santa ha goduto e gode. La sua passio afferma che Lucia subì il martirio sotto Diocleziano, per cui si è voluto fissare la data di nascita al 283. Il più antico documento che la riguarda è un'iscrizione del V secolo in cui si parla di una certa Euskia. Secondo la passio la
giovane apparteneva a una ricca famiglia siracusana, promessa sposa a un pagano. Per una malattia della madre compì un viaggio a Catania, per visitare il sepolcro di S. Agata, sul quale pronunciò il voto di conservare la verginità. Distribuì perciò i beni ai poveri e rinunciò al matrimonio. Arrestata su denuncia del fidanzato, fu sottoposta a diverse torture: condotta in un lupanare, trascinata da una coppia di buoi, cosparsa di pece bollente, posta sulla brace ardente. Per sfuggire al carnefice si strappo gli occhi. e solo dopo questi tremendi tormenti cadde sfinita e morì. Le sue ossa non si trovano a Siracusa in quanto, come pare, trafugate dai bizantini, furono portate a Costantinopoli, da dove furono saccheggiate dai Veneziani. L'iconografia risente fortemente dell'episodio dello strappo volontario degli occhi in quanto la santa è raffigurata con una tazza in mano su cui sono posti gli occhi. Altri attributi possono essere una spada oppure anche una tazza da cui esce una fiamma. A Siracusa le stampe popolari riproducono la santa su un fercolo d'argento, con un mazzo di spighe in mano, la tazza con gli occhi e un pugnale conficcato in gola. La sua festa cade il 13 dicembre. Prima dell'introduzione del calendario moderno (1580) si celebrava il 21 dicembre il giorno del solstizio invernale, da cui il detto "S. Lucia il giorno più corto che ci sia". La festa è caratterizzata da pratiche devozionali di tipo magico-esorcistico e solare-agrario. Si confezionano in questo giorno pani a forma di occhi che, benedetti, si mangiano con lo scopo di preservarsi da malattie oculari. A lei si offrono anche ex voto d'argento a forma di occhi, che vengono appesi sulla "vara" il giorno della festa. I fuochi accesi la vigilia della festa sono l'indicazione più evidente che ci troviamo in presenza di rituali festivi legati al trapasso stagionale più delicato dell'anno, col progressivo scemare della luce, per cui occorre esorcizzare, il pericolo del non ritorno della luce. La Santa è stata più volte messa in relazione con la dea greca Demetra o con la romana Cerere, i cui attributi principali erano il mazzo di spighe e la fiaccola. I fedeli recano come offerta frumento bollito, cibo cerimoniale che veniva consumato anche nei misteri della dea greca. "Luce degli occhi, della vista", "luce del mondo", "luce cosmica": le espressioni rivelano non solo una chiara simbologia spirituale di grandissima intensità, ma soprattutto quella visione cosmologica delle civiltà passate e delle moderne culture contadine in cui s'alternano luce e notte, vita e morte, in un percorso che nella sua circolarità è garanzia di un eterno fluire e ritornare delle cose.



A Verona
La testimonianza più antica del culto a Verona risale all’anno 973, quando è attestata, in documento testamentario, la presenza di un oratorio officiato da un sacerdote “Sadalbertus presbyter de oratorio Sanctae Luciae”. L’oratorio, già popolare tanto da essere oggetto di un importante lascito, fa ritenere che il culto nel Veronese risalga ad epoche più antiche.
Nel documento non viene precisato dove si trovasse esattamente, ma è legittimo ritenere che fosse lungo l’attuale corso Porta Palio, dove nel XXII° secolo è presente una comunità di “Frati di Santa Lucia” con una chiesa ed un convento. Nello stesso secolo un altare della Basilica di San Zeno venne consacrato a Santa Lucia. La comunità di frati possedeva anche un piccolo convento, una chiesa ed un ospedale sulla via Postumia, fuori dalla città in direzione di Mantova. Nel 1200 vi erano quindi a Verona due chiese dedicate alla Santa che vennero successivamente chiamate Santa Lucia Intra e Santa Lucia Extra. Intorno al 1260 gli edifici di Santa Lucia Extra vennero distrutti dalle scorribande di Ezzelino da Romano e la zona venne abbandonata. Nel 1308 un ricco possidente di nome Pace, figlio di Giovanni, “drappiere” (commerciante di drappi di lana), collaboratore di Cangrande della Scala, ottenne l’istantanea miracolosa guarigione da una grave e mortale cancrena alla gamba, per l’intercessione di Santa Lucia di cui era devoto. Per voto fece “rifabbricare in onore di Santa Lucia la Chiesa insieme co'l Monasterio ora per le guerre ruinati, e distrutti”. Le opere vennero completate nel 1319 ed ospitarono una comunità di monache benedettine col nome di Santa Lucia: questo insediamento è il primo nucleo del moderno borgo di Santa Lucia. Estinta nel frattempo la comunità dei frati, le monache divennero proprietarie anche di Santa Lucia Intra con i suoi annessi, estendendo così la loro importanza per la città. Nel 1517, a causa della “spianata” militare decretata dai Veneziani per un miglio veneto attorno alla città, gli edifici costruiti da Pace vennero distrutti e le monache si stabilirono a Santa Lucia Intra. Paradossalmente è in questo secolo che il culto alla Santa si espande ulteriormente, con l’edificazione di nuovi oratori e chiese in tutta la provincia e con la dedicazione di molti altari in diverse chiese cittadine. E’ il periodo in cui artisti rinascimentali e manieristi, veronesi e non, le dedicano innumerevoli opere. Nella zona di Santa Lucia Extra, ma più lontano dalla città, venne costruita dagli abitanti una piccola chiesa che avrebbero voluto intitolare alla Santa ma, per l’opposizione delle monache, fu dedicato alla Visitazione (chiamata anche Santa Elisabetta in campagna). Le monache costruirono poco dopo nella zona un oratorio di Santa Lucia, ma la popolazione continuò a chiamare “Santa Lucia” la chiesetta dedicata alla Visitazione. Nel 1649 la chiesa della Visitazione nella contrada di Santa Lucia Extra, venne eretta parrocchia. Anche altre chiese dedicate alla santa divennero successivamente parrocchie ed oggi sono cinque nel territorio veronese (quattro nella diocesi) a venerala quale patrona. Santa Lucia Intra ed il suo monastero vennero invece soppressi dal decreto napoleonico del 1806 e la chiesa della Visitazione ebbe finalmente anche il titolo di Santa Lucia.
Durante la prima guerra di indipendenza, il 6 maggio 1848, Santa Lucia Extra fu investita dalla furia bellica durante la battaglia che è ricordata con il suo nome. Da allora questo borgo è noto anche con il toponimo di Santa Lucia della Battaglia.
La figura di Santa Lucia ha ispirato artisti, poeti e scrittori di ogni epoca, in Italia prima di tutto, dove il culto è molto diffuso e fortemente radicato fin dall’inizio, ma anche in ogni paese europeo e in tutto il mondo. Un segno della sua grande popolarità, che non conosce flessioni, è testimoniata dalla diffusione del suo nome in ogni lingua, dai numerosissimi toponimi ed anche dai vari siti internet che ne parlano; ad esempio http://www.santiebeati.it/ in cui la classifica dei santi più visitati vede Santa Lucia al nono posto. Unitamente al culto e ai diversi patronati (es. i ciechi), anche le leggende legate alla sua vita e le numerose diverse tradizioni contribuiscono a mantenere vivo il fascino di una Santa da sempre molto amata. Uno dei suoi più famosi devoti è Dante che in Lucia trova la sua guida nel viaggio attraverso l’inferno, il purgatorio e il paradiso nella Divina Commedia:


"Or ha bisogno il tuo fedele
di te, e io a te lo raccomando
Lucia, nimica di ciascun crudele,
si mosse, e venne al loco dov'i' era…"

Le immagini più antiche si trovano in alcune chiese rupestri in Sicilia mentre risale al VI secolo il raffinato mosaico a San Apollinare Nuovo in Ravenna. Di grande rilievo è l’affresco del XIV secolo di Altichiero nell’oratorio di San Giorgio a Padova con le “scene del martirio di Santa Lucia”. Famosi sono “Il martirio di Santa Lucia” dipinto nel XVI secolo da Paolo Veronese e conservato nel museo di New York, “Santa Lucia trainata dai buoi” di Leandro Bassano della stessa epoca, così come “La sepoltura di Santa Lucia” del XVII secolo, opera del Caravaggio conservata nella basilica di Santa Lucia al sepolcro di Siracusa. Anche G.B. Tiepolo ha dipinto una bella “Comunione di Lucia” nel XVIII secolo, collocata nella chiesa dei SS. Apostoli a Venezia.
Della stessa epoca è la “Santa Lucia morente” di Gregorio Tedeschi che si trova nel tempietto eretto sulle catacombe di Santa Lucia a Siracusa. L’elenco, che si dilata fino ai nostri giorni, sarebbe interminabile. Nelle rappresentazioni più antiche la Santa è solitamente proposta in ricche vesti (a simboleggiare l’agiatezza della famiglia), con un ramo di palma in mano (simbolo del martirio) ed una lucerna nell’altra (simbolo evangelico di luce spirituale). A partire dal XV secolo la lucerna viene spesso sostituita da un piatto recante gli occhi, iconografia più immediata per la Protettrice della vista. Alcune volte è presente anche un pugnale conficcato nella gola, per ricordare la modalità del martirio, come nel grande “Simulacro di Santa Lucia” in argento realizzato nel 1600 da Pietro Rizzo e conservato nella Cattedrale di Siracusa. Alcune pale e sculture, considerate disperse da vari autori o cadute nel completo oblìo, sono state ritrovate recentemente e riportate alla originale bellezza per mezzo di accurati restauri. Si trovano nella parrocchiale di Santa Lucia Extra in Verona e rappresentano solo una parte della copiosa produzione di opere d’arte che in tutto il territorio sono dedicate alla Santa più cara ed amata dai Veronesi. Singolari coincidenze quali il culto assai diffuso, simbologia della luce, 13 dicembre antico solstizio ed usanze precristiane ad esso legate, favorirono il nascere, fin da epoche antiche, di numerose e diversificate tradizioni popolari intorno alla figura di Santa Lucia, molte delle quali sopravvivono ancor oggi con inalterata genuinità. Il detto popolare “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia” o meglio “… la notte più lunga che ci sia” ha origine antica e si riferisce al calendario giuliano che con numerosi adattamenti fu utilizzato fino alla fine del ‘500, quando venne sostituito da quello gregoriano. Il 13 dicembre coincideva anticamente con il solstizio d’inverno, momento in cui, in epoca precristiana, la gente si scambiava doni augurali in vista della nuova stagione.

La notte tra il 12 e il 13 dicembre era la più lunga dell’anno. Ma dal mattino del 13, festa di Santa Lucia, il sole riprendeva a splendere di più: in maniera quasi impercettibile all’inizio (a Santa Lussia na’ ponta de ùcia), ma sempre un po’ di più passando i giorni (da Santa Lussia a Nadal on passo de gal). Anche il nome Lucia, singolare coincidenza, è collegato alla promessa di giorni più chiari, di nuova luce fisica e spirituale. Alcune espressioni legate al mondo dei non vedenti sono molto antiche come il detto augurale del mendicante cieco “Santa Lucia ti conservi la vista” da cui è nata la scherzosa risposta “perché l’appetito ce l’hai”.
Una bella tradizione è tutt’oggi viva in Danimarca e Svezia, sopravvissuta alla riforma protestante: il 13 dicembre una ragazza, vestita di bianco e con una corona di sette candele sul capo, percorre le strade dei villaggi scortata da compagne ugualmente vestite (chiamate “le lucie”) e distribuisce doni alle persone bisognose. E’ difficile stabilire quanto l’usanza precristiana abbia influito su questa ed altre tradizioni, certamente forte influenza ha avuto la vita stessa di Santa Lucia che, per vivere più coerentemente lo spirito del Vangelo, aveva distribuito tutti i suoi beni ai poveri di Siracusa. Tradizioni diverse sono presenti in varie regioni italiane, in tanti paesi d’Europa e del mondo. “Gli occhi di Santa Lucia”: pasta, dolciumi, pane, molluschi portano questo nome e sono legati a tradizioni di vari paesi mediterranei.
Anche Verona ha una suggestiva e dolce tradizione con protagonista Santa Lucia: è lei che, accompagnata dal Castaldo e aiutata dall'asinello (musseto), la notte tra il 12 e 13 dicembre, porta i doni ai bambini buoni (ma anche carbone e una significativa bacchettina a quelli più birbanti!) entrando nelle case attraverso i camini. L’origine è antica, come testimoniano poesie e filastrocche in dialetto arcaico, tradizioni orali mai interrotte, avvenimenti provenienti da un lontano passato ma ancor oggi in essere. Vari storici dei secoli scorsi fanno concordemente risalire la tradizione al XIII secolo, quando si diffuse a Verona una pericolosa malattia agli occhi che colpiva soprattutto i bambini. Genitori e familiari invocarono l’intervento di Santa Lucia, protettrice della vista, per far cessare l’epidemia, promettendo (facendo voto) di portare ogni 13 dicembre i loro figli in pellegrinaggio a piedi scalzi alla sua chiesa. Ottenuta la guarigione rimase la tradizione dell’annuale pellegrinaggio votivo, inizialmente nella chiesa di Santa Lucia Intra e poi in piazza Bra nella chiesa di Santa Agnese (demolita nel 1837 per far posto all’attuale municipio), in cui era conservata una pala di Bernardino India con le Santa Agnese e Lucia. La stagione fredda non invogliava certo ad una passeggiata a piedi nudi e non era facile convincere i bambini a lasciare scarpe e calze a casa! Ma l’arguzia dei genitori superava la ritrosìa dei figli: con la promessa che Santa Lucia avrebbe riempito scarpe e calze di doni e dolciumi, li convincevano a partecipare al pellegrinaggio.
Un’antica filastrocca è testimone di questa tradizione:


“Santa Lussia, mama mia
porta conse in scarpa mia,
se la mama no gh’in mete
reste ude le scarpete
s’el bupà no’ghe ne porta
resta ‘uda anca la sporta”


A partire dal XIV secolo l’usanza si estese alle città dominate dagli Scaligeri ed ebbe ulteriore impulso dal XV secolo quando i Veneziani, inclusa Verona nella Repubblica Veneta, estesero via via il loro dominio ad altre città, diffondendo anche le nostre tradizioni ben oltre i confini della Repubblica. Ancor oggi sono diverse le zone del nord Italia in cui è viva questa bella usanza, così come alcune aree dell’Austria e della Cecoslovacchia. Non sappiamo quando cessarono i pellegrinaggi a piedi scalzi, ma l’abitudine di accompagnare i figli nella chiesa di Piazza Bra continuò fino alla sua soppressione. L’affluenza di tanti bambini e genitori riuniti nella piazza più grande di Verona, richiamava la presenza di venditori di dolciumi e giocattoli da ogni parte del Veneto e, oggi, d’Italia. Così è nata la “Fiera di Santa Lucia” specialsta in dolciumi e giocattoli, che il 12 dicembre di ogni anno riempie piazza Bra di colori, suoni e profumi indimenticabili. Passeggiando fra i “bancheti” sembrano ancora risuonare i versi in vernacolo del grande Berto Barbarani, insuperato cantore della Verona del passato.


“I l’à fati su de note,
co le asse e col martel
co le tòle mese rote
piturade da cortel,
co ‘na tenda trata sora
co i lumeti trati là
l’è così che salta fora
i bancheti de la Bra!”
.........
Ed ecco spiegato perché Santa Lucia è così cara ai Veronesi, cantata in ogni epoca da bambini, poeti e “pori cani”, amata da tutti ieri e oggi, dolce sogno di grandi e piccini.


Dai paesi del Nord Europa ….
Il re Canuto di Svezia proclamò che il Natale sarebbe durato un mese, dal 13 dicembre - all'epoca giorno del solstizio d'inverno - fno al 13 gennaio, giorno appunto in cui veniva festeggiato San Canuto. Non conosciamo i motivi per cui Lucia, una santa siciliana del IV secolo, fosse cosi onorata nella lontana e fredda Svezia. Si racconta che avesse visitato personalmente il Paese oppure che furono i missionari cristiani a parlare di lei al popolo e a diffonderne il culto. comunque, qualunque sia l’origine, gli svedesi dimostrarono subito molto amore per Lucia, ”colei che porta luce”, festeggiata proprio il giorno del ritorno del sole e della vita. Nel 1927 poi un quotidiano di Stoccolma decise di bandire un concorso per eleggere la cosidetta “Lucia di Svezia” che, con una corona di sette candele e vestita di una tunica bianca, doveva raccogliere le offerte e i doni da distribuire ai poveri e ai bisognosi in occasione delle feste natalizie. L’iniziativa ebbe un successo clamoroso che persiste tutt’oggi, tanto che, a Stoccolma, ad incoronare la prescelta è il vincitore del premio Nobel per la letteratura.



.... a Siracusa
Dal 1950 la festa svedese è collegata a quella siciliana, così la Lucia svedese si reca a Siracusa per partecipare alla processione che conclude i festeggiamenti in onore della Santa. "Alle ore 16,30 di giovedì 13 dicembre 2007 l’Ospedale ha ricevuto una simpaticissima visita, che veniva da un grande paese del Nord Europa, ricco di storia: la Svezia. Era la Santa Lucia “svedese” con le sue damigelle. Gli ospiti dell’ospedale hanno gustato per un’ora una rappresentazione artistica, piena di freschezza e poesia: con la leggerezza di un sogno che diffondeva serenità. Nella grande palestra-basket sette bravissime adolescenti italo-svedesi si sono esibite in una raccolta e gioiosa processione. Vestite di una lunga veste candida: al centro Lucia, con in capo una luminosa corona di candele, cinta con una fascia rossa (ricordando il martirio della Santa); intorno a lei le altre sei con una candela accesa in mano. Il simpatico corteo, in semicerchio con Lucia in mezzo, ha eseguito con leggerezza e… compostezza la canzone napoletana di Santa Lucia in italiano e svedese ed altri suggestivi canti natalizi della tradizione svedese. La celebrazione svedese di Santa Lucia, che abbiamo goduto in ospedale la sera di giovedì 13, nasce da un suggestivo simbolismo della natura fondendosi poi con la memoria storica di Santa Lucia, adolescente vergine e martire, vissuta a Siracusa e morta nel 304 dopo Cristo. Lucia, festeggiata dal nord al sud dell’Europa, è dovunque riconosciuta come simbolo della luce che illumina gli occhi del corpo e dello spirito"




Chiedo scusa agli autori dei blog da cui ho tratto le notizie, miscelate in questa pagina, per non averli potuto citare; li ringrazio.

12 dicembre 2008

Morti sul Lavoro - Pagina nera per l'Italia

Oggi, in occasione dello sciopero generale indetto dalla CGJL, anch’io voglio ricordare i caduti sul lavoro, morti spesso dovute alla mancata applicazione, nei luoghi di lavoro, delle norme di sicurezza e alla deficienza di controlli. Già questo tema, da solo, avrebbe giustificato la partecipazione allo sciopero di tutte le sigle sindacali.

Per citare un dato de La Repubblica, “Dal rogo del 6 dicembre 2007 che causò la morte dei sette operai torinesi all'orribile fine (due giorni fa) del venticinquenne Matteo Bozza, schiacciato da una pressa nell'azienda cartotecnica di Verona di cui era contitolare, ci sono mille funerali, mille dolori inestinguibili e l'incapacità complessiva del Paese di uscire dal tunnel delle morti causate da lavoro.” Paola Agnello Modica, segretaria confederale Cgil con responsabilità su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, indica le cause:

“precarietà, lavoro nero, forte e deregolato utilizzo di lavoratori migranti, sistema di appalti basato quasi sempre sul prezzo più basso e quasi mai sulla qualità, manutenzioni insufficienti, scarsa attenzione alla salute e all'antinfortunistica considerati, in fondo, costi superflui. In poche parole: un grave regresso culturale in termini di prevenzione e di attenzione alla sicurezza sul lavoro". Un regresso che, tra parentesi, costa (calcolo dell'Inail sulle conseguenze della mancata prevenzione) qualcosa come 45 miliardi di euro pari a tre punti percentuali di Prodotti Interno Lordo.

I nostri primati in Europa sono purtroppo tutti negativi, spesso scandalosamente negativi, come quello del Paese col maggior numero d’incidenti mortali sul lavoro.


Ma voglio citare, in particolare, una interessante ricerca sul tema, prodotta e messa online dalla classe I sez. Operatore Informatico Aziendale dell’Istituto Tecnico Industriale "E. Fermi" di Siracusa. Il sito del gruppo di lavoro è: http://www.europaallalavagna.it/200839/index.html I temi affrontati sono di grande interesse; per citarne alcuni, si va da Energia e sviluppo a Difesa dell’ambiente, a Inqinamento, da Leggi razziali a Società multietnica, da Bullismo a Criminalità organizzata, da ONU oggi a Tolleranza e civiltà, a Morti sul lavoro ecc.


Mi soffermo con interesse sul lavoro prodotto da questi ragazzi di 15 anni, guidati dai loro bravi insegnanti, per sfatare (e ce n’è bisogno) quel pregiudizio sul nostro Meridione arretrato, tutto mafia e spazzatura. Nel Sud ci sono punte di eccellenza, in tutti i campi, compresa la scuola, Sig.ra Ministra Gelmini, che andrebbero valutate, sostenute e portate all’attenzione dei media.

Bravi ragazzi, immagino quanto entusiasmo, quanta partecipazione attiva e quanta conoscenza hanno prodotto in voi queste ricerche! Si tratta, certamente, di un’esperienza didattica che vi fa andare volentieri a scuola e che plasmerà positivamente la vostra vita.


11 dicembre 2008

LETTERA APERTA AI CITTADINI RISPETTOSI DELLE LEGGI E DELLE ISTITUZIONI

Per fermare la deriva eversiva di un (per rispetto alla carica istituzionale che ricopre taccio l’appellativo che avevo in mente, trovalo tu) a cui sono state affidate per altri cinque anni le sorti del nostro paese, occorre che al più presto si mobilitino i milioni di Italiani che guardano storditi a quello che accade ogni giorno sotto i loro occhi. Che l' “unto del Signore” fosse una grave anomalia nella vita politica italiana ce n'eravamo accorti in tanti, già all'indomani della sua discesa in campo, ma che fosse capace di stravolgere ogni regola del vivere civile con quella spudoratezza, disprezzo della verità e spregiudicatezza di cui sono capaci lui (l'uomo del partito dell'amore) e i suoi (per rispetto alla funzione istituzionale che dovrebbero svolgere, taccio l’appellativo che avevo in mente, trovalo tu), questo forse molti nostri concittadini non l'avevano messo nel conto.

Quest'uomo, stando agli esiti di alcuni suoi processi, conclusisi con l'amnistia o con la prescrizione grazie alle leggi ad personam volute da lui e prodotte dalla sua maggioranza, meriterebbe forse di trascorrere qualche tempo (idem, taccio il luogo che avevo in mente, trovalo tu). Ma i giornalisti del servizio pubblico, perché mettersi nella condizione di essere additati al pubblico ludibrio? E gli altri leaders della sua maggioranza, perché non hanno uno scatto d'orgoglio pensando al futuro delle loro formazioni politiche? E' sconcertante dover riconoscere che l'unica persona di buon senso, il povero Follini, uscito da quel calderone di (idem, taccio l’appellativo che avevo in mente, trovalo tu) appaia come una mosca bianca ormai resa ininfluente. Io penso che sia ora di reagire in difesa almeno del buon nome del nostro Paese. Non si può tollerare ulteriormente che venga data all'esterno un'immagine dell'Italia prona ai voleri di un (idem, taccio gli appellativi che avevo in mente, trovali tu) alla guida di (idem, taccio l’appellativo che avevo in mente, trovalo tu). Rimanere ancora sulla difensiva, mostrarsi ancora corretti di fronte alla barbarie sarebbe gravemente colpevole. Occorre passare immediatamente alla riscossa con una grande mobilitazione di massa, chiamando a raccolta tutti i cittadini onesti e rispettosi delle leggi e delle istituzioni perché gridino forte il loro no all'occupazione spudorata della TV pubblica da parte di un (idem, taccio gli appellativi che avevo in mente, trovali tu); perché gridino no ad un'informazione non solo schierata ma anche disposta a nascondere e falsificare la verità; chiedano di essere correttamente informati sui programmi, sui progetti, sulle realizzazioni, sulla base dei quali dovranno esprimere il loro voto; dicano di voler vivere in un paese civile e degno di far parte di una comunità di paesi liberi. Poi non so, si potrebbe avviare una campagna per la disintossicazione dalla droga soporifera vespina, per esempio vedere se una significativa parte dei nostri concittadini sarebbe disposta, in cambio di qualche passeggiata ossigenante fuori porta, a rinunciare per qualche tempo al rito del Porta a porta.

Mi auguro che lo sciopero indetto dalla GGIL per domani abbia un buon esito, e sia una manifestazione pacifica e civile, con cui i cittadini che non ce la fanno più chiedano un cambiamento di rotta a questo Governo che finora si è dimostrato insensibile e autoreferenziale.


P. S.: sono una persona equilibrata e sufficientemente moderata, ma se arrivo quasi a litigare con amici e conoscenti parlando di Berlusconi e dell'Italia, vuol dire che anche nelle coscienze è stato prodotto un inquinamento non da poco.

da Libera - Il trionfo dei diritti umani. Chi è più anti-Gelmini?

E' stato come se in quattro ore tutti, anche noi adulti, avessimo acquisito tanta, tanta consapevolezza in più. Mi ha colpito alla fine un'osservazione di Giuseppe Teri, il vero animatore dell'incontro. Teri, insegnante siciliano (averne, caro Bossi), è sotto ogni profilo un "lavoratore socialmente utile", nel senso che fa del bene alla società. Viene dai "Siciliani" di Giuseppe Fava, è stato un protagonista in "Società civile" e nella Rete e ora (dopo una pausa nell'impegno pubblico) lavora meravigliosamente con Libera. Ecco, Teri ha detto una cosa, con un certo orgoglio: "questa mattinata spiega anche che cos'è la scuola pubblica".
Ha ragione, ho pensato. Ma poi ho pensato anche alle notizie che mi arrivano da alcune scuole, dove per protestare contro la Gelmini gli insegnanti hanno deciso di non fare nulla più di ciò che gli spetti. Ebbene, io dico che la ricetta di Teri (lavorare oltre il dovuto e costruire culture e generazioni diverse) mi convince molto di più. E' molto più antiGelmini. Peccato che questa dimostrazione di vitalità studentesca abbia, nella stampa, stuzzicato solo la curiosità di Radio Popolare. Il resto nisba. Capite, ora, perché queste cose io le voglio raccontare?
Scritto da Nando dalla Chiesa
http://www.nandodallachiesa.it

Capiamo, caro Nando; è la stessa ragione per cui fioriscono nella rete tanti blog con tante voci che diversamente sarebbero completamente mute; è la stessa ragione - o meglio, l'opposta - per cui qualcuno vorrebbe normalizzare anche internet, dopo avere acquisito quasi per intero il controllo della TV, mentre va ripetendo senza imbarazzo che l' 80% dell'informazione è in mano alla sinistra. Viviamo tempi bui ma sono convinto che la primavera, di cui tu parli, presto spazzerà via queste nubi nere e ci darà un'aria più respirabile. E' solo un sogno? Non lo so, ma occorre, comunque, sperare e non mollare!

10 dicembre 2008

Compie 60 anni la DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO

“In Italia c’è un capitale enorme che testardamente non viene valorizzato, che non si vuole né mostrare né ascoltare. La politica e l’informazione (con poche lodevoli eccezioni) lo ignora o lo guarda con fastidio. Ma se si vuole difendere davvero i diritti umani e, allo stesso tempo, tentar di uscire dalla grave crisi che stiamo vivendo non si può farne a meno.
Sono le migliaia di cittadini, giovani, amministratori locali, insegnanti, gruppi, associazioni, organizzazioni ed enti locali che dedicano una parte importante del proprio tempo, delle proprie competenze e del proprio denaro per difendere e promuovere i diritti umani, per diffondere solidarietà, moltiplicare la cooperazione, promuovere la giustizia sociale, accrescere la consapevolezza, sollecitare la partecipazione, costruire la cultura della pace, della nonviolenza e dei diritti umani. - Il paradosso è che mentre il mondo precipita nella crisi più difficile, mentre i problemi si moltiplicano e le soluzioni diventano più difficili e complesse, in Italia, chi si impegna per la pace e i diritti umani viene quasi sempre escluso, marginalizzato, attaccato o deriso. O servi a qualcuno o sei cancellato. Il paradosso è che questa straordinaria energia vitale anziché essere intelligentemente sfruttata e potenziata per migliorare la convivenza dentro e fuori il nostro paese, non suscita alcun interesse sia nel mondo politico che in quello dell’informazione che spesso la mal sopportano, ne ignorano le proposte e gli allarmi. Non mancano mai naturalmente i tentativi di strumentalizzazione e le pacche sulle spalle.”
Da La Stampa: http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=90&ID_articolo=347&ID_sezione=163&sezione

Qui puoi trovare il testo integrale della DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO: http://www.boes.org/un/itahr-b.html#atop

Bella e da vedere, ma soprattutto da utilizzare nella scuola, la scheda sui Diritti Umani proposta dal VIS: Scheda didattica per le scuole medie inferiori, a cura di Elena Perla Simonetti
http://www.volint.it/scuolevis/diritti2/scheda.htm
Dall'introduzione alla scheda:
• L’educazione ai diritti umani è di fondamentale importanza perché permette di far interiorizzare ai bambini una serie di principi e di valori che saranno da guida per il loro agire quotidiano, assicurando consapevolezza dell’esistenza di una serie di diritti fondamentali che spettano a ciascun individuo in quanto essere umano. L’educazione ai diritti umani è finalizzata anche a far nascere un sentimento di responsabilizzazione nei confronti dei diritti degli altri. Le parole chiave sono, quindi, consapevolezza e responsabilizzazione.
• I diritti umani sono diritti che spettano a ciascun individuo in quanto essere umano: non dipendono dalla razza, dalla religione, dalla lingua, dalla provenienza geografica, dall’età o dal sesso. Sono diritti fondamentali, universali, inviolabili e indisponibili. Il primo documento che contiene un elenco di tali diritti è la Convenzione Universale dei diritti dell’uomo, proclamata nel 1948.

Purtroppo con questo Governo, fortemente condizionato dalla Lega e da una Chiesa che recentemente ha assunto su questo tema posizioni contraddittorie, in Italia la Giornata sembra passare sottotono al livello istituzionale. Unica manifestazione di rilievo quella organizzata da “Articolo 21” e altre sigle, oggi, alle 11.00 di fronte alla RAI, per dare voce a chi ne è privato, ai diritti troppo spesso ignorati. Sempre oggi, nel pomeriggio a Piazza del Popolo, una manifestazione contro i tagli alla cultura operati dal Governo, che metterebbero in liquidazione la produzione culturale e lo spettacolo, finora ignorata dalla comunicazione.

09 dicembre 2008

PAPA: PREGO PER CHI NON ARRIVA A FINE MESE E DISOCCUPATI

MENTRE IL PAPA PREGA I VESCOVI MINACCIANO

Condivisibili le parole del Papa quando ricorda gli anziani soli, gli ammalati, gli immigrati che fanno fatica ad ambientarsi, i nuclei familiari che stentano a far quadrare il bilancio e le persone che non trovano occupazione, o hanno perso un lavoro indispensabile per andare avanti; quando invita a coltivare un più vivo senso del bene comune, del rispetto di ciò che è pubblico. Rimangono, però, parole rivolte al Cielo che non sappiamo se, quando e come risponde. Altri sono i fatti che la Chiesa mette in atto quando cerca, da parte del potere politico, la tutela dei propri interessi: in questi casi non si limita a pregare ma chiede con forza a chi di dovere, e questi risponde in modo concreto e senza indugi. E' bastata la minaccia della mobilitazione delle scuole cattoliche per far cambiare idea al Governo della Repubblica nel giro di qualche ora. I fondi per le scuole paritarie "vengono ripristinati"- ha assicurato il sottosegretario all' Economia Giuseppe Vegas – "Possono stare tranquilli, dormire su quattro cuscini". Nonostante le rassicurazioni, anche il Papa ha fatto sentire, al riguardo, la propria voce: "Gli aiuti per l'educazione religiosa dei figli - ha detto - sono un diritto inalienabile".

Ma a tale pretesa si oppone decisamente l’art. 33 della Costituzione italiana che, dopo aver affermato: “L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”, nel comma 2 recita: "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

Mentre l'art. 9 solennemente sancisce: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione."


Ciò che fa meraviglia è il modo scomposto e diseguale in cui il Governo ha reagito a quanti hanno chiesto più sostegno e tutela per la scuola pubblica, rispetto al modo prono dei "4 cuscini " che ha usato davanti alla minaccia dei vescovi.

L'Italia è, davvero una Repubblica democratica fondata sul lavoro?

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione? O a un Ente oltretevere?

08 dicembre 2008

Il Contagio della felicità, di Elena Dusi

Una ricerca americana, durata 20 anni, con 5.000 persone osservate, dimostra come la gioia passi di persona in persona. La felicità non riesce a stare sola. Traspare dagli occhi, trasuda nelle mani, vibra nel corpo e alla fine come un virus scappa e si trasmette a chi si trova accanto. E c'è un gruppo di scienziati che ha provato a disegnare una mappa del "contagio", chiedendo a 5mila individui, per ben vent'anni di seguito, quanto si sentissero felici, facendo il riscontro con mogli, fratelli, amici e vicini di casa.


Il servizio di E. Dusi su Repubblica è interessante e bello da leggere, ma non mi sembra che la ricerca americana sulla felicità approdi a risultati significativi e originali - come spesso succede alle ricerche degli americani, rese ovvie e scontate dal buon senso comune. "Il riso - come diceva Abramo Lincoln - ha il duplice privilegio di essere affascinante e contagioso". C'è arrivato senza fare una ricerca costosa e ventennale sul fenomeno, ma osservando i suoi simili e i loro comportamenti. Risulta evidente, per averlo verificato spesso, che la gioia, ma anche la malinconia, si trasmette a ciascuno di noi quando si sta vicini a persone allegre o malinconiche. Gran parte dei comportamenti umani sono contagiosi: a teatro, ad esempio, l'applauso parte spesso dal singolo spettatore e si amplifica in tutta la platea. Mi sembra la scoperta dell'acqua calda!

07 dicembre 2008

Oggi è Domenica

Oggi è domenica, 18 giorni a Natale e 14 dalla riapertura del mio blog. Si impone per me una pausa di riflessione su quanto in questi giorni è accaduto e ho commentato, e su ciò che prevedibilmente ci aspetta per il prossimo anno.

Abbiamo visto:

- la solita difficoltà della classe politica, ripiegata com’è sulle piccole dispute di bottega, a fronteggiare adeguatamente la crisi che incombe, sull’Italia come un macigno;

- il tentativo maldestro del premier d’infondere fiducia negli italiani, invitandoli a spendere quello che non hanno e ad essere ottimisti come lui (a sentirlo, qualche volta, mi è sembrato come il capitano di una nave che, mentre l’imbarcazione affonda, va facendo scherzi incredibili, con pacche sulle spalle e barzellette, ai marinai che si affannano vanamente a turare le falle; questo per tenere loro alto il morale mentre lui sa che, nel momento del “si salvi chi può” lo raggiungerà il suo yacht di lusso che lo porterà lontano dalla tempesta);

- la propensione dei cittadini a mettere in salvo i propri risparmi, ma non sapendo come, o ad evadere dalle contraddittorie e ansiogene comunicazioni dei media, dandosi al gioco, nel vano tentativo di mantenere il proprio stile di vita.

Se, poi, si dà un’occhiata al Rapporto 2008 del Censis sulla situazione sociale del Paese, si rileva che quasi una famiglia su due è a «rischio default», una su quattro che taglia i consumi, 81 mila che potrebbero non riuscire a pagare le rate del mutuo, un italiano su quattro che teme di perdere il posto di lavoro e famiglie che aspettano i saldi per fare shopping.

Certo, la situazione non è per niente rosea – mi viene in mente la canzone di Celentano “Dormi amore, la situazione non è buona” – però è possibile uscirne con due precondizioni: che non ci si lasci prendere dal panico; che il governo sappia prendere responsabilmente provvedimenti adeguati alla gravità della crisi. Poi è chiaro, ognuno nel proprio ambito deve fare la sua parte.

Quanto sarebbe utile, in questa congiuntura, essere rappresentati a tutti i livelli istituzionali da personalità credibili, coerenti e degne di fiducia? Da uomini e donne non condizionati da piccoli o grandi interessi personali e di bottega, capaci di guardare seriamente al bene comune e ai bisogni più urgenti dei più disagiati?

Lo siamo?

06 dicembre 2008

Rodotà: «No a leggi restrittive, sì a regole dal basso» - l'Unità.it

A cosa porterebbe una legislazione globale sulla Rete?
«La dimensione in cui ci muoviamo è uno spazio globale dove la legislazione nazionale non basta. L’attitudine tipica di tutti i regimi autoritari è frenare le manifestazioni di libertà su Internet. Da Pechino a Singapore, gli stati che cercano di mettere le mani su Internet lo fanno perché offre al dissenso possibilità inedite. Non dimentichiamo che dalla Birmania, nei giorni della repressione, filtravano online notizie superando la rigida censura. Andare in senso opposto sarebbe assolutamente inaccettabile».

Quindi, le regole devono provenire dal basso?
«Esattamente. Anche se io non parlerei di regole che fanno pensare all’”ingabbiare”. Due sono i punti fermi. Il primo è che si deve intervenire non per restringere bensì per garantire le libertà. Il secondo è di non imporre regole dall’alto ma conformemente alla natura della Rete attraverso un processo aperto e condiviso».

Internet deve rimanere libera perchè è uno spazio per sua natura democratico, aperto a chiunque abbia qualcosa da dire o voglia informarsi andando direttamente alle fonti. Chi, non contento ancora dei mezzi di cui dispone, voglia ingabbiarla con regolamenti restrittivi, anche se guida la cosiddetta casa della libertà, non sa dove stia di casa la libertà. O lo sa fin troppo bene?

05 dicembre 2008

Ma non riesco ad evitare questa citazione

"Internet non ha bisogno di Berlusconi" di Antonio Di Pietro | 4 Dicembre 2008
Tieniti aggiornato: www.antoniodipietro.it


Internet deve rimanere libera perchè è uno spazio per sua natura democratico, aperto a chiunque abbia qualcosa da dire o voglia informarsi andando direttamente alle fonti. Chi, non contento ancora dei mezzi di cui dispone, voglia ingabbiarla con regolamenti restrittivi, anche se guida la cosiddetta casa della libertà, non sa dove stia di casa la libertà. O lo sa fin troppo bene?

Grazie ad Adriana



Oggi non mi va di commentare le solite cose che ci costringono giornalmente ad avere sotto gli occhi o riecheggianti nelle orecchie fino a stordirci. Grazie ad Adriana, che mi ha indirizzato su YouTube, provo a volare più alto. O più in basso, negli abissi?

04 dicembre 2008

È allarme per l'economia italiana

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti si dice preoccuopato per il mercato finanziario e per i titoli di Stato. "La politica economica italiana deve essere dettata dalla «prudenza» perché «il nostro Paese ha il terzo debito pubblico del mondo e questo debito sarà in competizione con le emissioni crescenti fatti da altri Paesi a sostegno delle ricapitalizzazioni bancarie». In altre parole, come ha reso più esplicito il ministro Sacconi c'è un rischio bancarotta per il Paese, certo «non probabile, ma non impossibile».
Sacconi, nel corso del suo intervento, ha poi sottolineato come «non possiamo permetterci neanche lontanamente che vada deserta un'asta pubblica di titoli di Stato. Ci sarebbe una carenza di liquidità per pagare pensione e stipendi e faremmo come l'Argentina»."

La reazione del Pd non si è fatta attendere: "Quanto affermato dal ministro Sacconi è segno di assoluta irresponsabilità: manifestare preoccupazione per un rischio di default per il nostro paese è di una gravità inaudita", afferma Michele Ventura, ministro dell'attuazione del programma nel governo ombra del Pd, che attacca: "un allarme di bancarotta dello stato può avere infatti pesanti ripercussioni proprio sulla questione della fiducia che invece il governo dovrebbe trasmettere al paese e ai mercati internazionali". "Per fortuna che per il governo i pessimisti eravamo noi. Se l'ottimismo invece è quello del ministro Sacconi, allora c'è poco da stare allegri" gli fa eco Andrea Orlando, portavoce del Pd. «Tremonti chiarisca», ha chiesto il Senatore Tiziano Treu. «I pessimisti sono al Governo, che non riesce a mettere in campo provvedimenti coraggiosi», gli ha fatto eco il compagno di partito Giorgio Tonini.
"Noi chiediamo di mettere più coraggio e decisione" dice il ministro dell'Economia del governo ombra del Pd Pier Luigi Bersani. '"on siamo matti, ma chiediamo interventi a sostegno dei redditi e un'accelerazione degli investimenti", spiega Bersani in una audizione del titolare del Tesoro sul piano europeo anti-crisi. Secondo l'esponente del Pd siamo 'di fronte a un problema sociale acuto' ed è per questo che chiediamo al governo di mettere in campo ulteriori interventi". (mix da L'Unità, La Repubblica, Corriere della Sera e ANSA)

Ma possibile che siamo davvero alla bancarotta? Ma è normale che di fronte ad una situazione economica e finanziaria di una gravità senza pari, la maggioranza e l'opposizione non riescano a trovare un comune terreno di confronto? A volte mi sembrano come i polli di manzoniana memoria, che si beccano a sangue, inconsapevoli del loro destino. Purtroppo per noi, è il nostro destino che è nelle loro mani! C'è da augurarsi che qualche volta se ne ricordino.

03 dicembre 2008

SANTA SEDE CONTRO

Dopo il caso sull'omosessualità, oggi la controversia è sulla Convenzione Onu sui diritti dei disabili. Alla vigilia della giornata internazionale delle persone con disabilità, promossa dalle Nazioni Unite sul tema "Dignità e giustizia per tutti noi", il Vaticano annuncia ufficialmente di non voler firmare la suddetta Convenzione. "La protezione dei diritti, della dignità e del valore delle persone con disabilità - aveva spiegato monsignor Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso l'Onu - rimane una delle preoccupazioni e dei capisaldi dell'azione della Santa Sede, e la Convenzione contiene molti articoli utili" al riguardo. Però, aveva aggiunto, la Santa Sede "si oppone all'inclusione nel testo dell'espressione 'salute sessuale e riproduttiva' perchè in alcuni Paesi i servizi sanitari e riproduttivi comprendono l'aborto, negando dunque il diritto alla vita di ogni essere umano, affermato peraltro dall'art. 10 della Convenzione stessa" e, quindi, "non è in grado di firmarla" (sic).
Ma com'è pensabile che la Chiesa che vanta - almeno quando si rifà alle parole di Gesù - una tradizione e un ministero impegnati nella difesa dei più deboli, dei marginali, dei peccatori, diventi sostenitrice delle posizioni degli stati e dei governi più retrogradi quando si tratta di affermare alcuni principi che sostanzialmente condivide? Nessuno impedisce alla Chiesa di considerare peccato l'omosessualità, ma temere che la depenalizzaziome della stessa consenta di mettere alla gogna gli stati con legislazioni omofobe è una vera aberrazione! La Chiesa può e deve (?) continuare a considerare l'aborto come un abominio, ma può, condividendone il merito, rifiutare la firma alla Convenzione Onu sui diritti dei disabili perchè in alcuni Paesi i servizi sanitari e riproduttivi comprendono l'aborto?
Queste posizioni grottescamente causidiche non possono che avere un solo effetto, quello di isolare sempre di più la chiesa "benedettina" dagli stati con legislazioni civili e democratiche, spingendola in un mortale abbraccio con le posizioni più reazionarie e codine, con buona pace di tanti cattolici impegnati nel sociale e sensibili ai segni dei tempi. Leggi in proposito l'intervista all'ex ministro francese:Lang: che errore

02 dicembre 2008

Depenalizzazione dell'omosessualità. No del Vaticano alla proposta Onu

Da "La Repubblica" di oggi
CITTA' DEL VATICANO - E' scontro tra Onu e Vaticano. La Santa Sede boccia, con decisione, il progetto di una depenalizzazione universale dell'omosessualità. Un' iniziativa presa dalla presidenza di turno francese dell'Unione europea, e accolta da tutti i 27 Paesi della Ue. Immediato il "no" della Santa Sede: "Gli stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' - dice monsignor Celestino migliore - verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni". Affermazioni che scatenano una serie di reazioni polemiche che, in serata, provocano una nuova presa di posizione del Vaticano. Che, però, nella sostanza è tutt'altro che una retromarcia. "Nessuno vuole difendere la pena di morte per gli omosessuali", afferma padre Federico Lombardi che ricorda come altri 150 paesi non abbiano aderito alla proposta - ma la proposta cerca di 'introdurre una dichiarazione di valore politico che si puo' riflettere in meccanismi di controllo in forza dei quali ogni norma che non ponga esattamente sullo stesso piano ogni orientamento sessuale, puo' venire considerata contraria al rispetto dei diritti dell'uomo''. In pratica il rischio paventato è che gli Stati che non riconoscono le unioni gay vengano "mesi alla gogna".
Durissima la replica dell'associazione Arcigay: "È di una gravità inaudita che il Vaticano, e quindi, la Chiesa cattolica tutta, si adoperi affinché questa richiesta non passi e, si prefigura come un vero e proprio atto di condanna a morte contro i milioni di gay e di lesbiche che hanno la sfortuna di abitare in paesi sanguinari".
L'Arcigay ricorda che in decine di paesi del mondo sono previste sanzioni, torture, pene e persino l'esecuzione capitale contro le persone omosessuali. "La scusa per cui la richiesta francese non dovrebbe passare perché da quel momento gli stati che non riconoscono le unioni gay sarebbero messi all'indice, - conclude l'Arcigay - non solo non ha alcun senso, ma è una studiata e cinica bugia per nascondere ciò che realmente il Vaticano vuole: mantenere la pena di morte e il carcere per le persone omosessuali".

Incredibile la posizione della Chiesa al riguardo. Vedi: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/12/02/ossessione-del-peccato.html di Michele Serra su La Repubblica. Sono convinto che Giovanni Paolo II, per quanto conservatore, non avrebbe mai avallato un atteggiamento così discriminante, ingiustificato e illogico. Sono curioso di vedere come lo commenterà il prossimo numero di Famiglia Cristiana. E per sapere cosa pensa il Cardinale Carlo Maria Martini (peccato che nell'ultimo conclave lo Spirito Santo non li abbia illuminati abbastanza!) vai al blog: http://www.cardinalrating.com/cardinal_60__article.htm
Leggi anche il comunicato stampa di NoiSiamoChiesa

01 dicembre 2008

La fiducia nel futuro

(da: "il filo rosso di oggi", 1 dicembre)
Scrive oggi Marco Travaglio nella sua "Ora d'aria" che evocare il conflitto d'interessi per raccontare dell'assalto di Berlusconi alle tv del concorrente Murdoch è riduttivo e ormai persino ridicolo. Ha ragione, siamo oltre. Siamo a «un impresario che impossessatosi dello Stato usa le istituzioni e addirittura la crisi finanziaria per spezzare le reni alle imprese rivali». Poi si lamenta, per giunta. È qui che farebbe ridere, avendone la forza. Riassumiamo. In teoria raddoppiare l'Iva sugli abbonamenti alla pay tv sarebbe giusto in tempi di crisi e di tagli. Se non che ecco come il premier padrone delle tv usa la crisi economica a vantaggio delle sue imprese private: se per Mediaset la pay tv conta 1 per Murdoch conta 100. Sky è solo e tutta sul satellite. Gli oltre 4 milioni e mezzo di italiani abbonati (quelli che pagheranno d'ora in avanti il doppio di Iva) sono liberissimi di rinunciare al satellite: vedano pure la tv in chiaro. Quella di Mediaset, quella della Rai alla quale Berlusconi ha appena fornito un presidente della Vigilanza su misura, il tenace senatore Villari. La parabola (in senso biblico) del presidente padrone è da mandare a memoria, quella di Murdoch (in senso tecnico) si può anche buttare. Tanto c'è Emilio Fede, che c'importa. Tenete d'occhio RaiTre, prossima merce di scambio.

Siamo messi male davvero! Quando gli italiani non asserviti apriranno gli occhi e gli daranno il benservito, in tutti i sensi?

30 novembre 2008

Bossi junior non ce la fa: bocciato per la terza volta all'esame di maturità - Corriere della Sera


Bossi junior non ce la fa: bocciato per la terza volta all'esame di maturità
Era la ripetizione della prova già fallita in luglio. Il figlio del Senatùr non si è presentato di persona a vedere i risultati
VARESE - Neanche al terzo tentativo Renzo Bossi è riuscito a superare l'esame di maturità. Il secondogenito del leader leghista ha ottenuto 'esito negativo' anche alla prova orale-bis.
La bocciatura, seguita alla ripetizione dell'esame che ebbe già esito negativo in luglio, è stata formalizzata nell'albo del Collegio Arcivescovile Bentivoglio di Tradate (Varase) dove Bossi junior venerdì mattina aveva ripetuto da privatista la parte orale della maturità. L'interessato non si è presentato di persona a guardare il tabellone (che peraltro conteneva solo il suo nome). A quanto pare la scuola ha avvisato telefonicamente la famiglia."

Poveretto! La Commissione si è riunita straordinariamente solo per lui, sotto il controllo occhiuto di un ispettore ministeriale mandato direttamente dalla Gelmini, ma non ce l'ha fatta: è riuscito a farsi bocciare di nuovo! Verrebbe da pensare che la scuola è uguale per tutti, anche per i figli dei potenti.
No comment.
P.S.: Mi chiedo solo quanto è costata questa prova di forza del senatur con la "scuola ladrona"!

29 novembre 2008

Berlusconi ai ministri: «Non andate ospiti in tv da Maurizio Crozza»


Una voce "sfuggita" dal Consiglio dei ministri racconta che Berlusconi ha lanciato un nuovo editto contro i conduttori televisivi: non più dai microfoni durante le conferenze stampa (come quando dalla Bulgaria attaccò Biagi, Santoro e Luttazzi), ma niente meno che nelle sale di Palazzo Chigi.
Secondo Berlusconi - a quanto riporta l'agenzia di stampa AdnKronos - i politici che vanno da Crozza hanno pochissimo tempo per rispondere, ma chi fa la trasmissione ha almeno una settimana per studiare delle domande che possono mettere in difficoltà... Che è esattamente quello che dovrebbe fare un buon giornalista: prepararsi coscienziosamente. Qui, invece, si tratta addirittura di una trasmissione e di domande satiriche, che spesso non vogliono neppure risposta.
Crozza ha replicato a stretto giro di posta: ha ringraziato il premier «per aver pensato a me, nonostante tutti gli impegni che ha». E invitato Silvio Berlusconi alla puntata del suo programma del 7 dicembre, assicurando che gli darà una settimana di tempo per «pensare alle risposte». «Ringrazio il presidente del Consiglio che nonostante tutte le cose importanti che ha da fare trova sempre un minuto per me, è davvero carino», premette Crozza. Che subito dopo aggiunge: «In ogni caso non voglio sfuggire al dibattito, riconosco che è vero: io preparo le domande con anticipo e un povero ministro deve rispondere al volo. Gli verremo incontro: domenica prossima, in diretta, farò qualche domanda a Berlusconi, e lui avrà una settimana per pensare alle risposte. Lo aspettiamo dunque in diretta la domenica successiva, 7 dicembre, ultima puntata di Crozza Italia Live. Venga, Presidente!».

La terza volta di Bossi jr alla maturità

Il figlio del leader leghista scherza: «Una tesina in fisica, niente politica»

TRADATE (VARESE)
Ha ripetuto stamani l’esame orale di maturità scientifica, Renzo Bossi, figlio del segretario federale della Lega Nord e ministro delle Riforme. Al Collegio arcivescovile Bentivoglio di Tradate, nel Varesotto, Bossi junior è tornato, da privatista, dopo la bocciatura all’esame lo scorso mese di luglio (la seconda per lui) e il conseguente ricorso della famiglia al Tar. Non è tuttavia servita la pronuncia del Tribunale amministrativo per ripetere la prova, perchè la commissione esaminatrice è stata riconvocata nel frattempo alla presenza di un ispettore del ministro dell’Istruzione e ha deciso di far ripetere l’orale al ragazzo, che aveva contestato di essere stato interrogato la scorsa volta su parti del programma che non erano state affrontate nel corso dell’anno scolastico.
L’esito dell’interrogazione ripetuta stamani, lontano da curiosi e riflettori, non si saprà oggi, ma probabilmente a partire da domani. Renzo Bossi si è presentato comunque rilassato al collegio Bentivoglio. Nessun familiare stretto con lui, il secondogenito del leader leghista è stato accompagnato da alcuni amici. L’esame è iniziato con un pò di ritardo per via della neve che ha reso difficoltoso l’accesso alla scuola. Al termine, Bossi junior ha anche scherzato: «Questa volta ho portato una tesina in fisica, niente politica», ricordando che a luglio il testo che aveva preparato era su Carlo Cattaneo e il federalismo.

Non voglio commentare il fatto che il figlio del boss abbia potuto ripetere la prova orale dopo la seconda bocciatura, su un argomento diverso da quello presentato in prima istanza (si provi ad immaginare a quanti altri maturandi sarebbe possibile!), ma la bocciatura, attraverso l'esame del figlio, dell'uso strumentale e di parte che Bossi e la Lega fanno del pensiero di Carlo Cattaneo. In verità, a differenza dei "lumbard", l'obiettivo principale del programma del grande storico ed economista milanese era la fondazione di tante repubbliche da unire in una Federazione. Non era favorevole, a differenza di Mazzini, ad una repubblica unitaria; temeva che l'accentramento avrebbe sacrificato l'autonomia dei comuni, delle regioni e delle zone più povere, soprattutto il Mezzogiorno. Il raggiungimento di una vera libertà e di una reale indipendenza era possibile, per Cattaneo, solo attraverso l'educazione delle masse lavoratrici e l'eliminazione delle grandi ingiustizie sociali, delle troppo marcate differenze tra ricchi e poveri. Al problema politico Cattaneo abbinava anche la questione sociale.
A chi lo legge in modo obiettivo, quella di Carlo Cattaneo appare una visione politica illuminata, liberale e progressista; utopistica, se si vuole, per i suoi tempi, ma ben lontana dalle pratiche opportunistiche e strumentali della Lega di potere al governo!

28 novembre 2008

Bersani: «Servono interventi, non bonus e social card»


Non va bene che il governo chieda all'opposizione di collaborare quando ormai sulle misure anti-crisi ha già deciso gli interventi. È il ministro dell'Economia nel governo ombra del Pd, Pierluigi Bersani, a replicare alla sollecitazione arrivata oggi dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «Non ci siamo. Qua e là - risponde Bersani in una nota - sbuca qualcosa delle nostre proposte ma siamo molto al di sotto delle esigenze. Dopo tre decreti e una finanziaria sui quali abbiamo inutilmente avanzato proposte, suona davvero curioso che a giochi fatti Berlusconi ci chieda collaborazione». «Per le famiglie e per il lavoro - sostiene l'esponente del Pd - ci voglio interventi strutturali e non bonus o social card. Tra l'altro l'insieme di queste risorse non arriva alla metà di quello che finiremo di spendere per Alitalia. Per le imprese gli interventi sono ben lontani da quelli che qualche ministro aveva incautamente lasciato intravedere. E infine per gli investimenti non succede nulla di concreto e dovremmo nei prossimi mesi appassionarci di nuovo alle procedure».

Ponte sullo stretto. Ne vale la pena?

Alla vigilia della riunione del Cipe emergono nuovi dubbi sull'iter e sulla fattibilità. E i soldi già stanziati potrebbero finire altrove

Ponte: impossibile fare espropri, i tempi si allungano ancora.

Nonostante le garanzie del governo e le speranze di Cuffaro e Lombardo, la Grande Opera non ha ancora un progetto definitivo.

Ponte, impossibile fare espropri i tempi si allungano ancoraREGGIO CALABRIA - Il sogno del Ponte sullo Stretto di Messina passa per la riunione del Cipe in programma domani. E non è solo una questione di soldi. L'amministratore delegato della "Stretto", Pietro Ciucci, ma soprattutto il General Contractor, vincitore dell'appalto per la progettazione e la realizzazione della megaopera, aspettano i finanziamenti necessari per far ripartire l'iter e, ancor di più, garanzie dal Governo affinché questo non venga più bloccato.

Sono un siciliano che pensa, e se i tempi per la realizzazione di questo "mostro" si allungano, non può che farmi piacere. A voler prescindere dall'impatto ambientale, dai rilevantissimi problemi tecnici e dai costi che l'opera comporta, rilevo quanto segue:
  • la Sicilia e la Calabria sono tra le regioni più carenti d'infrastrutture (strade, ferrovie, porti, per non parlare di scuole e ospedali). In epoca di alta velocità i collegamenti ferroviari in Sicilia sono da terzo mondo. La tratta Agrigento-Catania non elettrificata, binario unico (minimo 4 ore di percorrenza) penso sia conosciuta soltanto dal personale viaggiante e di servizio nelle stazioni e da qualche turista non organizzato;
  • la rete stradale interprovinciale e intercomunale che convoglia, oltre a quello locale, tutto il traffico pesante è da ristrutturare totalmente (nella tratta Agrigento-Trapani della statale 115, che ci ostiniamo a definire strada a scorrimento veloce, se capiti dietro una colonna di mezzi pesanti, sei costretto ad andare alla loro velocità, spesso fino a destinazione;
  • la Calabria si trova nella medesima situazione: la SA-RC è un cantiere aperto e non s'intravede la conclusione dell'opera.
  • in tale contesto, il ponte sullo stretto, sempre che sia fattibile, rappresenterebbe un punto di accelerazione del traffico fra la Sicilia e il "continente", insostenibile dalle attuali reti viarie e ferroviarie; insomma un collo di bottiglia rigonfiato.
Di ben altro avrebbe bisogno il nostro Sud e con costi forse più sostenibili. Questo le persone di buon senso lo sanno, solo i politici non vogliono capirlo. Certamente non occorre che vengano progettate opere faraoniche a vantaggio di imprese controllate dalla mafia.

«Il dito di Bossi all'inno di Mameli? Vilipendio ma non da ministro»

La richiesta del Procuratore aggiunto al collegio dei giudici del Tribunale dei ministri

VENEZIA - Il «gestaccio» di Umberto Bossi verso l'inno di Mameli configura l'ipotesi di vilipendio, ma non commesso in veste di ministro. A decidere sul dito medio alzato dal leader del Carroccio nel corso di un comizio il 20 luglio scorso dovrebbe così essere l'autorità giudiziaria di Padova e non il Tribunale dei ministri.

Ormai siamo abituati ai gesti volgari dei leghisti, ma questo è qualcosa di più, è un'offesa grave a tutti coloro che si sentono italiani, a quanti in nome dell'Italia hanno patito e sono morti, a quanti all'estero vivono nel ricordo della terra d'origine. Un gesto simile è intollerabile e va severamente punito, anche se a compierlo è un ministro in carica di bassa lega.

27 novembre 2008

Scuola crollata, migliaia ai funerali di Vito. Assente il governo


Dietro al feretro, a Pianezza, c’era tutta la gente del piccolo comune alle porte di Torino, e insieme a loro tanti studenti provenienti dalla Città e dai paesi limitrofi. In migliaia hanno dato l’ultimo saluto a Vito Scafidi, lo studente di 17 anni ucciso dal crollo del soffitto del liceo Darwin di Rivoli. Una folla commossa, che prima e dopo l’omelia ha tributato al giovane un lungo applauso. Sopra la bara, e accanto alle corone di fiori, maglie, bandiere e sciarpe della Juventus, squadra di cui lo studente era appassionato tifoso, e gli striscioni degli amici e dei compagni di scuola di Vito: «Sarai sempre nei nostri cuori. Non ti dimenticheremo mai».
In chiesa il momento più toccante, durante la lettura di un lunga lettera scritta dalla sorella del giovane, ricordato come «l'angelo custode di tutti gli studenti del mondo, ma anche un martire di chi ristruttura i castelli ma lascia cadere a pezzi case e scuole». Ad attendere la salma, accanto ai familiari e ai parenti di Vito, c’era anche il primo cittadino di Pianezza, Claudio Gagliardi, che per oggi ha proclamato un'intera giornata di lutto cittadino, e il sindaco di Torino Sergio Chiamparino.
Insomma a Pianezza c’erano proprio tutti: le persone che conoscevano bene Vito e quelle che hanno condiviso con lui i momenti di svago, come i compagni del Bvs, la squadra di calcio dove il ragazzo aveva cominciato a giocare lo scorso settembre. Con loro, davanti alla chiesa, si sono ritrovati tutti i compagni della 4/a G, compresi quelli che portano ancora i segni della tragedia nel fisico, oltre che nell'animo. C'era chi è arrivato su una sedia a rotelle, chi portava il collarino, c'era anche Giuseppe Preziuso, il ragazzo che avrebbe dovuto essere al posto di Vito e che invece era a casa per una tonsillite. Tutti in cerchio, a piangere. Mancava solo Andrea Macrì, che proprio oggi è stato sottoposto ad un intervento chirurgico durato cinque ore al Cto di Torino, «per stabilizzare», hanno detto i medici, «la colonna vertebrale» rimasta schiacciata sotto i mattoni del soffitto crollato.
Ma a Pianezza c’era anche la gente comune, che Vito non lo aveva mai conosciuto, ma che ha sentito il dovere di partecipare comunque ai funerali, per ricordare il giovane, per stare vicino, in qualche modo, alla sua famiglia e ai suoi amici. Unica presenza non pervenuta, quella del Governo. Assente il ministro dell’Istruzione Gelmini, assente il premier Berlusconi, assenti persino i rappresentati e i portavoce dell’Esecutivo.
Al posto loro, insieme al gonfalone della presidenza della Repubblica, soltanto una corona di fiori con su scritto: presidenza del Consiglio dei Ministri.

Come si può giustificare l'assenza di un rappresentante del Governo? La Ministra Gelmini era ancora impegnata nei tagli? Il Presidente del Consiglio studiava i colori per la Social Card? Il Brunetta, cercava ancora i suoi fannulloni? Anche se risulta comprensibile che nessuno di loro abbia voluto metterci la faccia, è incredibile che non siano riusciti a trovare un sottosegretario presentabile!

Vladimir Luxuria e l'Isola dei "famosi"


«La mia Isola di tolleranza che ha cambiato (un po’) l’Italia»
Vladimir Luxuria sta mangiando la sua prima pastasciutta dopo tre mesi. È un’Italia un po’ diversa quella che ha lasciato e quella che lunedì l’ha incoronata regina dell’Isola dei famosi: la prima transgender ad entrare in Parlamento, e la prima a vincere un reality televisivo di fronte a milioni di telespettatori, viene festeggiata a Foggia, sua città natale, viene festeggiata al Pigneto, il quartiere romano dove abita, viene festeggiata in tutte le televisioni del Bel Paese. È popolare, Vladimir (sette milioni e passa di Audience, roba da partita della Nazionale), è amata: in un modo o nell’altro, l’Italia delle Carfagne, delle Binetti e del Vaticano ha visto infrangersi qualche barriera in più. (da L'Unità)

A me sembra il prodotto malato di una società "corrotta". Per una volta potrei essere d'accordo con la Binetti e con il Vaticano, non con la Carfagna che appartiene di diritto al mondo di cui sopra.

26 novembre 2008

Quattro settimane a Natale


Faccio i miei più sentiti auguri ai miei amici e parenti, ma specialmente a tutte quelle persone, e sono tante, che avranno difficoltà in questo Natale 2008 a mettere qualcosa sotto l'albero.
Molto difficile, invece, è fare gli auguri a quanti, e non sono pochi, hanno contribuito a creare l'attuale situazione politico-finanziaria.
Un augurio specialissimo va a Barack Obama, neo-eletto Presidente degli U.S.A. che sembra seriamente intenzionato a rovesciare la demenziale politica del suo predecessore: buon lavoro.

25 novembre 2008

BERLUSCONI E IL CONFLITTO D'INTERESSI


BERLUSCONI E IL CONFLITTO D'INTERESSI
"Dire che nell'attività di governo e politica ci sia stato qualche volta un interesse personale, non solo del signor Berlusconi, ma anche di altri membri di Forza Italia, è una vergogna" (14-12-95). "La vecchia classe politica che facendo politica prendeva soldi. Io posso dire che per fare politica ne ho spesi parecchi" (15-12-95). Il primo governo Berlusconi passerà alla storia per due provvedimenti: il
decreto Biondi, che vietava le custodia in carcere per corruzione alla vigilia dell'arresto di Paolo Berlusconi per corruzione; e la legge Tremonti, che ha fruttato alla Mediaset dello stesso Berlusconi (Silvio) sgravi fiscali per 243 miliardi. "Ho dato incarico ai miei manager di avviare le dismissioni delle mie proprietà" (23-3-94). "Ho sempre riconosciuto che c'era un'anomalia da sanare... Sono il primo a proporre una soluzione di separazione drastica tra l'esercizio dei doveri di governo e l'esercizio dei diritti proprietari" (2-8-94). "Le mie aziende o le congelo o le vendo. Voglio assolutamente dividere i miei interessi privati che ho come azionista Fininvest dalla mia attività pubblica che svolgerò nell'interesse di tutti. Credo che quella del blind trust americano sia la soluzione ideale" (11-4-94). "Oggi vi annuncio che ho deciso di vendere le mie aziende, perché credo che qualcuno, quando si prende un impegno e dentro questo impegno ci sono certe condizioni che sono ostative allo svolgimento globale dell'impegno, deve avere anche il coraggio di sacrificarsi... Non sarà facile trovare un compratore, ma andremo in Borsa con la televisione e terrò una quota assolutamente non di maggioranza" (23-11-94). "Da novembre ho dato mandato irrevocabile alla Fininvest di vendere le tv " (18-3-95). "Venderò le tv adimprenditori internazionali" (Il Giornale, 1-4-95). "Il conflitto d'interessi sarà risolto nei primi cento giorni del mio governo" (5-5-2001). Nove anni dopo il suo primo governo e due anni dopo l'avvio del secondo, Berlusconi non ha risolto il conflitto d'interessi né tantomeno ha ceduto alcuna delle sue aziende. Anzi, il 21 dicembre 2001, comunica agli italiani che "il conflitto d'interessi esiste solo nel senso che le mie aziende ci hanno rimesso da quando sono entrato in politica al servizio del Paese". E il 7 maggio 2003, ancora più esplicito: "Il conflitto d'interessi è una scusa. Tutti vedono bene che non c'è nessun conflitto d'interessi. Anzi, io non posso fare che cose sfavorevoli al mio gruppo. Non c'è stata una sola decisione assunta da questa maggioranza e da questo governo che abbia portato cose a mio favore. Da quando sono sceso in politica, il mio gruppo ha subìto soltanto danni enormi".

Che gran faccia di C....!

24 novembre 2008

Ricomincio da qui

A proposito della “carineria” su Barack Obama “bello, giovane e abbronzato” espressa da Berlusconi - ex cantante da crociera e affarista miliardario, conosciuto all’estero tanto per le sue gaffes quanto per la sua abbronzatura permanente, il trapianto di capelli e la chirurgia plastica - a ripensarci a freddo si coglie, più che una vena di razzismo, un sentimento piccino d’ invidia malcelata. L’osservazione del settantaduenne magnate dei media nasceva probabilmente da un rispecchiamento insostenibile: lui bello non è, non è più giovane, per provare a stare alla pari con gli altri ha bisogno dei tacchi e di salire sul gradino più alto, per nascondere la pelata ha fatto ricorso al trapianto, con lampade e lifting cerca di dare tono e colore alla sua pelle. Insomma più passa il tempo, più diventa la maschera di se stesso facendo sembrare più autentica l’imitazione della Guzzanti.
Nessuna meraviglia, dunque, se prova un po’ d’invidia per Barack che ha tutto quello che a lui manca!
Penso che quando al telefono gli ha spiegato tutto questo, anche Barack ha capito e, come noi, l’ha compatito.

22 gennaio 2007

La più bella Lupa di Roma

In attesa delle nuove inpostazioni
(per rifarti gli occhi al posto delle pecorelle di lontana memoria)
eccoti
la più bella Lupa di Roma

STIAMO LAVORANDO PER VOI

Lavori in corso Work in progress

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