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14 gennaio 2012

Abbiamo perso la corsa. Riprendiamo la strada

Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all'infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista. (Kenneth Boulding)

Tutti invocano la crescita per tornare a correre, per essere competitivi. La crescita di che? Di chi? 
Rispetto ai Paesi emergenti le cui giovani popolazioni sono lanciate alla conquista di un benessere che appare a portata di mano, noi siamo ormai una nazione (?) frantumata, corrotta e in metastasi avanzata, abitata da vecchi pensionati e nuove badanti. Non abbiamo saputo, quando sarebbe stato possibile, avviare una politica di risanamento ambientale, tutelare le nostre bellezze paesaggistiche e monumentali, favorire il turismo internazionale che avrebbe potuto diventare il primo cespite di ricchezza. Abbiamo sprecato i nostri saperi e favorito la delocalizzazione delle nostre attività più redditizie. Abbiamo costretto le nostre poche, giovani risorse umane a lasciare il Paese per cercare altrove fortuna. Abbiamo lasciato il governo della Cosa pubblica nelle mani di lestofanti privi di pudore ma soprattutto di progetti per il futuro, avviluppato in un sistema burocratico sordo e cieco. 

Le nostre città e tutte le infrastrutture sono sul punto di collassare e continuiamo a invocare la crescita al costo di enormi sacrifici che diventeranno assolutamente insostenibili se non si cambia registro. Quale crescita può essere possibile in un Paese devastato dalle fondamenta, in cui regna il più ottuso individualismo? Abbiamo perso la corsa, facciamocene una ragione e cominciamo a diventare portatori sani di una decrescita sopportabile, se non proprio felice. 




 

Leggi:
Movimento per la decrescita felice
Il pensiero di Serge Latouche su Wikipedia
Voglio un mondo all'altezza dei sogni che ho, dal blog di Vilma
Fermiamo il consumismo sfrenato - Wilma Massucco

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