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17 dicembre 2010

Il potere corrotto, le manifestazioni di massa e i cattivi maestri

"Siamo ad una fase veramente cruciale e chi ha a cuore il futuro di questo paese disgraziato, sia che faccia parte di organismi politici, sia che si trovi a vivere i problemi da cittadino pensante, deve sentire l'imperativo morale ancor prima che politico di unire tutte le forze positive disponibili per fermare la deriva morale, politica e culturale cui assistiamo da troppo tempo. L'imperativo categorico di cui parlo è: liberare il paese dalla cancrena prima che diventi metastasi avanzata e, poi, disfacimento totale. Per fare tutto questo è indispensabile informare e chiamare i cittadini ad un'azione attiva e partecipata, di là dalle appartenenze politiche di parte. Per evitare la deriva verso la quale stiamo correndo è urgente vincere ogni remora, i ma e i distinguo e capire che per la salvezza del Paese non c'è da attendere altro tempo. Domani può essere troppo tardi. Saremo capaci di capire il pericolo che si sta correndo? Il mondo politico riuscirà a farsi interprete della posta in gioco e dell'urgenza di operare il cambiamento? Io temo che non agendo tempestivamente la guerra civile è alle porte"
Chi ha lanciato un sasso alla manifestazione di Roma lo ha lanciato contro i movimenti di donne e uomini che erano in piazza, chi ha assaltato un bancomat lo ha fatto contro coloro che stavano manifestando per dimostrare che vogliono un nuovo paese, una nuova classe politica, nuove idee.
Ogni gesto violento è stato un voto di fiducia in più dato al governo Berlusconi. I caschi, le mazze, i veicoli bruciati, le sciarpe a coprire i visi: tutto questo non appartiene a chi sta cercando in ogni modo di mostrare un'altra Italia.
I passamontagna, i sampietrini, le vetrine che vanno in frantumi, sono le solite, vecchie reazioni insopportabili che nulla hanno a che fare con la molteplicità dei movimenti che sfilavano a Roma e in tutta Italia martedì. Poliziotti che si accaniscono in manipolo, sfogando su chi è inciampato rabbia, frustrazione e paura: è una scena che non deve più accadere. Poliziotti isolati sbattuti a terra e pestati da manipoli di violenti: è una scena che non deve più accadere. Se tutto si riduce alla solita guerra in strada, questo governo ha vinto ancora una volta. Ridurre tutto a scontro vuol dire permettere che la complessità di quelle manifestazioni e così le idee, le scelte, i progetti che ci sono dietro vengano raccontate ancora una volta con manganelli, fiamme, pietre e lacrimogeni. Bisognerà organizzarsi, e non permettere mai più che poche centinaia di idioti egemonizzino un corteo di migliaia e migliaia di persone. Pregiudicandolo, rovinandolo.
Così inizia la Lettera ai ragazzi del movimento di Roberto Saviano. Leggendola attentamente l'ho trovata di molto buonsenso, quasi troppo. Mi ha fatto pensare alla famosa riflessione che Alessandro Manzoni fa fare a Renzo durante l'assalto ai forni:  
Questa poi non è una bella cosa, se concian così tutti i forni, dove voglion fare il pane? Ne' pozzi? 
Che appare il giudizio di buonsenso dello scrittore conservatore illuminato più che il pensiero del modesto contadino di paese capitato a Milano nel bel mezzo del tumulto.


All'analisi di Saviano si oppone in modo radicale il punto di vista di Bifo Berardi,  Dopo Roma sarà un decennio di conflitti dal blog di Dario Fo.
Quello che sta accadendo a Roma e in molte altre città italiane, mentre un Parlamento di corrotti festeggia la vittoria del Mammasantissima, quel che è accaduto a Londra giovedì scorso mentre un Parlamento di traditori votava la distruzione della scuola pubblica, è l’inizio del nuovo decennio. Sarà un decennio di conflitto e di autodifesa da parte della società, contro una classe dominante violenta, corrotta, assassina, contro il capitalismo finanziario che affama letteralmente la società, contro la mafia che occupa i posti di potere per spartirsi le risorse prodotte dal lavoro. L’enorme massa di studenti, ricercatori, cittadini lavoratori che si sono dati appuntamento a Roma non aveva l’obiettivo di abbattere un governo di mafiosi per istaurare un governo di sfruttatori e di assassini. L’obiettivo dei movimenti è distruggere il potere nei suoi fondamenti, portare il conflitto in ogni luogo, destabilizzare continuamente l’ordine dello sfruttamento e dell’ignoranza, restituire autonomia alla società, conquistare reddito.
Ora sappiamo che nel pozzo nero di Montecitorio siede una maggioranza di venduti, di corrotti. Il Mammasantissima che governo a Palazzo Chigi li ha comprati con i soldi depredati ai lavoratori, alla scuola, alla società intera. Non rispetteremo la legge dei mafiosi e dei venduti. Dovunque porteremo la rivolta, organizzeremo il bisogno di autonomia dal capitale.
Gli studenti di Roma hanno risposto come avevano fatto gli studenti di Londra qualche giorno prima: occupando la città, difendendo il loro diritto di manifestare, dichiarando che l’insurrezione europea è iniziata, e durerà per tutto il tempo necessario.
Durerà. Non è una breve esplosione, è il levarsi in piedi di una generazione, è la dichiarazione di autonomia dell’intelligenza collettiva dalla putredine di un sistema corrotto, violento, ignorante e moribondo. E’ il cambio di clima culturale che annuncia un decennio di conflitto e di costruzione di un mondo libero dallo sfruttamento.

Non mi pare che gli studenti, i precari, i ricercatori, i lavoratori, gli abitanti di Terzigno e dell'Aquila che hanno manifestato a Roma nel giorno in cui il parlamento offriva quello spettacolo indecente e ignobile, avessero in mente di distruggere il potere nei suoi fondamenti e di dare il via all' insurrezione europea decennale. Credo volessero reagire con forza ad un governo che produce conflitti invece che risolverli, che non intende ascoltare le voci che si levano dai settori più disparati della società, trincerandosi ottusamente dietro slogan abusati e insulsi come non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani o facciamo ricorso al popolo sovrano. Credo volessero far conoscere al Paese le condizioni di difficoltà e disagio in cui si trovano a vivere ed operare mentre i mezzi di comunicazione di massa diventano cassa di risonanza per la propaganda di un potere corrotto e intrattenimento volgare su fatti di cronaca nera.

Le posizioni estremiste di Bifo Berardi e le violenze gratuite di piazza di pochi provocatori sembrano voler ottenere l'effetto contrario a quello per cui si intende manifestare e lottare.

Vorrei aggiungere, a questi spunti di riflessione forniti, che non è il tempo e l'ora di disquisire fra destra, sinistra, centro-destra, centro-sinistra. Siamo ad una fase veramente cruciale e chi ha a cuore il futuro di questo paese disgraziato, sia che faccia parte di organismi politici, sia che si trovi a vivere i problemi da cittadino pensante, deve sentire l'imperativo morale ancor prima che politico di unire tutte le forze positive disponibili per fermare la deriva morale, politica e culturale cui assistiamo da troppo tempo. L'imperativo categorico di cui parlo è: liberare il paese dalla cancrena prima che diventi metastasi avanzata e, poi, disfacimento totale. Berlusconi deve essere sradicato dal potere e messo nelle condizioni di non più nuocere. Per questo occorre subito unire le forze per
  • richiedere e votare una legge elettorale che elimini lo scandaloso premio di maggioranza e dia ai cittadini elettori la possibilità di esprimere la preferenza
  • riordinare il sistema televisivo (pubblico e privato) eliminando ogni forma monopolistica di controllo sull'informazione
  • legiferare sul conflitto di interessi per evitare finalmente le commistioni scandalose fra attività pubblica e interessi privati
  • rafforzare e tutelare le istituzioni di garanzia e controllo.
Per fare tutto questo è indispensabile informare e chiamare i cittadini ad un'azione attiva e partecipata, di là dalle appartenenze politiche di parte. Per evitare la deriva verso la quale stiamo correndo è urgente vincere ogni remora, i ma e i distinguo e capire che per la salvezza del Paese non c'è da attendere altro tempo. Domani può essere troppo tardi.
Saremo capaci di capire il pericolo che si sta correndo? Il mondo politico riuscirà a farsi interprete della posta in gioco e dell'urgenza di operare il cambiamento?
Io temo che non agendo tempestivamente la guerra civile è alle porte.

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