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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com

11 marzo 2011

La buona informazione scaccia sempre la cattiva

Dunque, da lunedì, dopo il TG targato Minzolini, gli italiani da bere saranno allietati per cinque minuti dalla mole corpulenta di Giuliano Ferrara che, con la sua naturale oggettività, farà il punto sui fatti del giorno. Per mettere subito le mani avanti, ha già dichiarato: spero di fare polemica, di rompere la cappa di ipocrisia, di dispiacere a certi giornali, a certi commentatori.  
Non c'è che dire! Per la modica cifra di 600 euro al minuto per cinque giorni la settimana - contratto per due anni - gli italiani che pagano il canone avranno a disposizione anche questo pezzo da novanta che li aiuterà a formarsi un'opinione. In quello stesso spazio pubblico d'informazione, gestito sapientemente e con onore dal compianto Enzo Biagi.

Il mio modesto consiglio è di lasciarlo vomitare la sua bile perché sarà in grado di spegnersi da solo. Del resto il suo discepolo Minzolini è riuscito da solo ad affossare il primo TG della RAI.
Gli spazi di RAI 1 dedicati all' informazione politica e all' approfondimento, come milioni di italiani, io li evito deliberatamente. Per fortuna il telecomando serve a questo. E chi non volesse sintonizzarsi sul terzo canale della RAI (perché lo trova troppo appiattito) ha a disposizione il bel TG di Mentana su La7equilibrato, documentato e completo. E gli spazi di approfondimento che La7 offre a tutte le ore, a partire da 8 1/2 che, da quando è condotto da Lilli Gruber, ha visto aumentare vertiginosamente il suo share.


 La buona informazione  scaccia sempre la cattiva.

Ecco il personaggio che vi intratterrà dopo il tg di Minzolini


Tremila euro al giorno, così difendo Silvio senza ipocrisie
L’intervista di Giuliano Ferrara a Goffredo De Marchis

Tanto oro quanto pesa - il commento di Marco Travaglio

Due commenti raccattati online:
Io pago il cannone a rate perché 110 € sono tanti per me operaio, e voi mi dite che sono obbligato a pagare per dare a Ferrara 3000 € al di !!! l'imposibilità di difesa, di gridare per l'ingiutizia, per l'arroganza con la quale siamo trattati, ha superato ogni decenza!

Vergognati !!! pagato dal servizio pubblico per una crociata a favore del tuo datore di lavoro che fino a ieri diceva di non pagare il canone rai ...vai a fare il James Bond per la CIA che è meglio per tutti !!!

10 marzo 2011

Solo ora, cara Concita? E solo INADATTO AL COMPITO?

Nel suo bell'editoriale di oggi sull'Unità, Inadatto al compito, Concita De Gregorio ci dimostra una verità lapalissiano, che non si riforma la giustizia con chi è imputato. Con la stessa modalità lapalissiana, Concita scopre che Allo stesso modo non si discute di riassetto del sistema radiotelevisivo con chi ne detiene il monopolio. Infine, la cara direttrice scopre che Semplicemente: si impedisce a chi detiene il monopolio del sistema radiotelevisivo di governare.


D'accordissimo, ovvio, lapalissiano, cara Concita. Un solo appunto mi va di fare alla tua analisi tanto disarmante quanto corretta: che è tardiva perché arriva con un ritardo di oltre 17 anni.

Per me la grave anomalia è stata tale sin dalla famosa discesa in campo. E da allora mi sono chiesto, con vero rammarico, come mai fior di liberali ed esponenti di rilievo di una sinistra matura non se ne accorgessero o fingessero di non accorgersene. Il centro-sinistra ha avuto due buone occasioni per legiferare sul conflitto di interessi e per regolamentare il servizio pubblico televisivo e il monopolio dell'etere da parte dell'unico detentore delle TV private. 
Per insipienza, per mancanza di coraggio, per connivenza o chissà perché, non l'ha fatto.

A questo punto le opposizioni farebbero bene a sgombrare il campo. I responsabili delle omissioni di cui sopra avrebbero dovuto, già da tempo, togliersi dai piedi e, per amor di patria, fare spazio a figure più idonee e capaci di produrre un cambiamento radicale per tornare alla normalità. Le stesse firme raccolte dal povero Bersani dimostrano, da sole, che i cittadini sono più consapevoli dello sfascio vergognoso in cui viviamo, di quanto lo siano gli stessi vertici del più grande partito di opposizione.
Giunti a questo punto, cosa si può fare se non sperare che s'impicchi con le sue stesse mani o che il padreterno lo chiami a miglior vita?  
Gli si può dar torto quando accusa l'opposizione di essere senza leader né idee? 


A meno che questi parlamentari della cosiddetta opposione, consapevoli delle loro responsabilità pregresse e della loro incapacità di metterlo in crisi e costringerlo alle dimissioni, non facciano l'unico atto coraggioso e responsabile che potrebbe portarci al voto: dimettersi in massa facendo harakiri. I cittadini elettori, eccetto quelli che hanno portato il cervello all'ammasso delle TV Mediaset e del Giornale, sono pronti a rimpiazzarli degnamente e mi sembrano in numero sufficiente a creare le condizioni per nuove e diverse maggioranze politiche.

Abbiamo firmato in massa e sostenuto l'iniziativa del PD Berlusconi dimettiti, parteciperemo compatti alla manifestazione di sabato 12 Marzo A difesa della Costituzione ma ci aspettiamo quell'atto di coraggio e di responsabilità che finora è mancato!


p.s.: per evitare sin dall'inizio la vergogna, sarebbe bastato applicare, anche per il parlamento e il governo, le norme relative a ineleggibilità, incandidabilità e incompatibilità vigenti negli enti locali.

09 marzo 2011

Il Mediterraneo: ponte o barriera tra i popoli?

Nelle settimane scorse abbiamo assistito al mutare repentino della situazione geopolitica del Nord Africa e alla caduta, come birilli, dei vecchi raìs sotto i colpi di una rivolta popolare che si è estesa a macchia d'olio in tutta l'area del Maghreb ed oltre.
In Libia lo scontro cruento è ancora in corso perché il sistema politico strutturatosi attorno al colonnello Gheddafi è duro a cadere e intende vendere cara la pelle.
Mentre le giovani popolazioni del Maghreb abbattono i loro vecchi tiranni che già si preparavano a lasciare ai figli l'eredità del potere corrotto, e chiedono democrazia, lavoro e migliori condizioni di vita, gli Stati dell'Europa civile e democratica sembrano guardare con sorpresa e timore ai sommovimenti in corso in quell'area, che mettono in discussione i vecchi assetti politici ed economici.
L'Italia, in particolare, che con gli Stati maghrebini coltiva stretti rapporti politici ed economici, è stata presa in contropiede e si mostra assai tentennante ad abbandonare al loro destino i vecchi referenti. Mentre occorrerebbe, con realismo e lungimiranza, iniziare un avvicinamento serio alle forze nuove che hanno soppiantato i vecchi regimi, per orientarne e guidarne il cammino verso la democrazia. Il nostro governo sembra, invece, preoccupato quasi esclusivamente di contenere la pressione che masse di profughi nordafricani esercitano sulle nostre coste, e poco o niente dell'opportunità per il nostro Paese di rinsaldare i vincoli di collaborazione e solidarietà con quelle popolazioni che si affacciano prepotentemente alla ribalta della storia.

Se la politica degli Stati è lenta e talvolta miope, specie quando si chiude nel proprio orticello, è la cultura che spesso apre le strade dell'innovazione e del cambiamento.
Mi è capitato sottomano in questi giorni, visitando il sito del CENSIS, il Sondaggio che precedeva di un mese la Conferenza internazionale Mediterraneo: Porta d’Oriente tenutasi a Palermo nel mese di maggio 2010.
La Fondazione Roma Mediterraneo ha promosso la realizzazione della Conferenza con l’obiettivo di fornire un contributo originale al dibattito in corso, tramite il coinvolgimento di esperti, studiosi, imprenditori, uomini di cultura. Dal Mediterraneo orientale all’Egitto, alla Mesopotamia, all’Asia minore, alla Grecia, fino a Roma, qui si è dipanato il cammino di popoli, di culture, di civiltà che hanno segnato la storia dell’intera umanità e che sono la madre di questa nostra Europa. Così si è espresso il presidente della Fondazione Roma, Emanuele, aprendo i lavori della conferenza, aggiungendo che La Sicilia è una testa di ponte avanzata dell’Europa verso l’Africa e parte dell’Asia.
Il Mediterraneo deve costituire per l’Unione europea un’area geo-politica prioritaria all’interno dello scacchiere internazionale - ha detto Emanuele -, e l’Italia deve spingere fortemente in questa direzione, assai più di quanto ha fatto finora.

Dal Sondaggio di cui sopra si rileva che il 49,1% degli italiani (con un picco del 62,8% tra i residenti al Sud) manifesta un prevalente sentimento di appartenenza al Mediterraneo. Mentre per oltre il 57% dei rispondenti l’area mediterranea è destinata a giocare un ruolo sempre più determinante nello scenario globale. Gli italiani  individuano rilevanti possibilità di sviluppo economico per la regione mediterranea, strategicamente caratterizzata, per un verso, dalla stabilità europea, per l'altro dalle grandi potenzialità di sviluppo dei paesi che si affacciano alla sponda sudorientale del Mare Nostrum
In un ambito di fattiva collaborazione e integrazione, la regione, contraddistinta da un'importante eredità storica e culturale, dalla bellezza dei paesaggi e da un clima particolarmente favorevole, potrebbe produrre una spinta propulsiva sul piano economico, sociale e culturale nei confronti della vecchia Europa.

Cinque sono i pilastri della nuova cooperazione euromediterranea, secondo Emanuele: sicurezza internazionale, immigrazione, ambiente, partnership economica, formazione e cultura.
Con questi persupposti il Mediterraneo potrebbe tornare ad essere un laboratorio politico-culturale dove sperimentare un modello alternativo all’accumulazione incontrollata del capitale e alla finanziarizzazione dell’economia perché si possano costruire le condizioni per un sistema economico che operi a vantaggio della produzione e dei bisogni fondamentali delle persone.

In questi termini, camicie verdi permettendo, andrebbe costruito l'approccio con quel mondo, apparentemente tanto lontano, ma a noi sostanzialmente così vicino.

07 marzo 2011

I miei auguri per l'otto marzo delle donne

Con il dono di questa mimosa, un fascio di auguri sentiti, validi anche per gli altri giorni dell'anno: 


  1. che le donne, tutte le donne, siano riconosciute nel lavoro che svolgono alla pari dell'uomo; 
  2. che le donne, tutte le donne, abbiano lo spazio che meritano in politica e nella società; 
  3. che lo stupro venga condannato ovunque come uno dei reati più odiosi; 
  4. che il lavoro domestico della donna venga riconosciuto come un servizio sociale primario; 
  5. che le donne, tutte le donne, siano riconosciute in Italia e nel mondo come costruttrici di pace; 
  6. che le donne, tutte le donne, vengano apprezzate anche per quello che sono dentro e non solo per quello che mostrano fuori; 
  7. che finisca lo sfuttamento vergognoso del corpo della donna; 
  8. che tutti boicottino quei prodotti pubblicizzati attraverso messaggi ammiccanti al sesso femminile; 
  9. che le donne, tutte le donne, si emancipino totalmente dalla subordinazione ad un potere corrotto; 
  10. che le donne, tutte le donne, aiutino i loro uomini a diventare o rimanere persone libere.

L'arte del lecchinaggio a oltranza

Si direbbe che di questi tempi molti parlamentari, (rappresentanti del popolo dovrebbero essere) si distinguano in lecchinaggio viscido e appiccicoso nei confronti del padrone del vapore. 
Hanno bisogno di esserci, di farsi notare per ottenere di essere posti nella lista dei fedelissimi a futura memoria. Sono morti che camminano anche i cosiddetti responsabili che saranno ricordati per avere consentito il perdurare della vergogna con la possibilità della riproposizione vendicativa e relativa approvazione di nuove e turpi indecenze. 
Con il loro sperticato attivismo alcuni di loro riescono ad infastidire perfino gli addetti ai lavori, coloro, cioè, che impegnano la vita e le preziose giornate a costruire scudi al loro signore.
Ci ha provato l'on. Vitali con la prescrizione brevissima e la concessione delle attenuanti generiche per tutti gli ultrasessantacinquenni e per gli incensurati. 
Stracquadaniopensiero
Avrebbe potuto essere più chiaro: per tutti gli ultrasettantenni che hanno rivestito o rivestono la carica di presidente del consiglio, che sono nati a Milano e risultano divorziati allo stato civile, l'eventuale processo per ogni grado di giudizio non potrà prolungarsi oltre i 6 mesi. La norma vale anche per i processi in corso.
A meno che l'emerito rappresentante del popolo non abbia avuto in mente qualche altro caso spinoso e si comprenderebbe perché si sia allargato.

Poi c'è l'indegna proposta del sen. Butti, membro della Commissione di Vigilanza Rai. A suo dire, per evitare il determinarsi di una evidente posizione dominante da parte di alcuni operatori dell'informazione rispetto ad altri, la Rai dovrebbe sperimentare l'apertura di altri spazi informativi affidati ad altri conduttori, da posizionare negli stessi giorni alla stessa ora sulle stesse reti e con le stesse risorse esistenti secondo una equilibrata alternanza settimanale.

Quest'ultima sconcezza non voglio commentarla e riproduco, invece, la nota di Michele Serra da L'Amaca di ieri su Repubblica.
Nell'asfissiante pressing che gli uomini del governo infliggono alla RAI, e alle persone che per la RAI lavorano e alla RAI portano ascolti e quattrini (Gabanelli, Santoro, Floris, Fazio, Dandini e a chi tocca tocca), c'è un aspetto particolarmente grave e particolarmente insopportabile. Nessuno di questi censori, regolamentatori, suggeritori ha ombra di titolo professionale per dare lezioni di televisione a persone che la televisione la fanno - e bene -  da una vita. Non ne sanno niente, e se discettano di un prodotto della cui natura e della cui fattura ignorano tutto, è solo in virtù di un mandato politico. Sono, di fatto, pretoriani di partito che fanno irruzione in una fabbrica pretendendo (come fa l'onorevole Butti con la sua ridicola proposta di "alternanza dei conduttori" di insegnare alle maestranze di quella fabbrica come si lavora. E il colmo è che accusano di "politicizzazione" (proprio loro, che senza un mandato politico in RAI non potrebbero mettere piede nemmeno come figuranti), interi pezzi di palinsesto, guarda caso tra i più premiati dagli ascolti.
La pura verità è che del prodotto non gli importa un fico, e anzi (vedi il caso di "Vieniviaconme") li rattrista un'impennata di ascolti che, fossero davvero interessati dei destini della RAI, dovrebbe farli felici. Al di là del tentativo di controllo politico, quando li senti parlare lasciano l'impressione di mediocri che odiano i meritevoli.

P.S.: quanto sarebbe apprezzabile che tanti rappresentanti del popolo (si fa per dire) sollevassero gli occhi e qualcos'altro dal culo del padrone e guardassero ai reali bisogni dei cittadini a carico dei quali gozzovigliano e intendono continuare a farlo! 
Potrebbero esercitare la loro fantasia in proposte utili al Paese e, morti per morti, lascerebbero un messaggio onorevole. 
Ma quando si nasce servi e leccaculi, purtroppo, ... non si può morire eroi!

06 marzo 2011

Attualità di Piero Calamandrei e del suo discorso sulla scuola

Ieri sera, da Fazio, Massimo Gramellini ne ha letto un brano. Vi si sente tutta la passione dell'antifascista che visse gli anni bui della dittatura ma anche tutta la fiducia dell'uomo che credette nella lotta di liberazione e nella capacità di rinascita di un popolo. Questo discorso sulla scuola pubblica e sui rischi del sostegno alla scuola privata a detrimento della scuola di tutti ha qualcosa di profetico. Perciò merita un'attenta rilettura e un'accurata riflessione.

Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950
“Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo. La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre:
- che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre.
- che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione.
Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c’erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l’espressione, “più ottime” le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione. Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. La fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […].


Le parole di Piero Calamandrei ritornano attuali



Piero Calamandrei Discorso sulla Costituzione - 1955


Piero Calamandrei Biografia

05 marzo 2011

La realtà rovesciata tutto l'anno e la saggezza del carnevale

 Venite tutti al bunga bunga!
Una volta il carnevale rappresentava il rovesciamento della realtà. Re Carnevale, tra lazzi, frizzi e sberleffi assicurava tre giorni di licenza gioiosa contro la serietà e l'ipocrisia dell'ordinario quotidiano.

Oggi, purtroppo, carnevale non fa più ridere perchè consente per pochi giorni di riflettere seriamente sulla realtà diventata farsa durante l'arco dell'anno.

Volete qualche esempio? Ne offro solo alcuni ma chiunque, volendo, può trovarne a iosa.

1. Il tiranno di Tripoli qualche giorno fa ha dichiarato che il popolo lo ama e che lui è la Libia.  Prima aveva detto che lui non ha alcun potere e che tutto il potere è nelle mani del popolo. 

2. Un ministro italiano, durante una manifestazione in teatro, ha scalciato un giornalista importuno; ha invitato, poi, la sicurezza ad allontanarlo dalla sala sostenendo che fosse l'altro a prendere lui a calci.

3. Un premier di un paese, fanalino di coda fra le nazioni europee, dichiara di essere il miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni e non arrossisce.

4. Un ministro degli interni dello stesso paese in crisi non riesce ad accorpare due scadenze elettorali in un'unica data, fissandole separatamente a 15 giorni di distanza l'una dall'altra, con un dispendio aggiuntivo calcolato in 300 milioni di euro.

5. Qualche giorno prima, lo stesso ministro e altri due della stessa razza avevano votato contro la festività per i 150 anni dell'Unità nazionale, adducendo la scusa del risparmio di denaro.

6. Un premier, di cui non faccio il nome perché siamo a carnevale, impegna incessantemente governo e parlamento del suo paese alla ricerca ossessiva di proposte e progetti di legge al fine di evitare di farsi giudicare per reati più o meno presunti.

7. Lo stesso premier dichiara imperterrito che la scuola pubblica (che, va detto, viene saccheggiata da un ministero guidato da una sua femmina) non va bene perchè gli insegnanti inculcano agli alunni principi contrari a quelli dei genitori degli stessi.

8. Lo stesso premier dichiara imperterrito che la Costituzione, sulla quale ha giurato, non va bene perché bolscevica.

9. Un altro premier di un altro paese (ex bolscevico sia il premier che il paese) vedendo che l'amico premier di cui sopra si trova in palese difficoltà, dichiara che l'amico non si interessa solo di ragazze ma anche di tante cose concrete.

10. Il nostro premier, ai vertici di una democrazia occidentale fra le più avanzate nel mondo, si è vantato (adesso, però, un po' meno visto l'andazzo) di essere amico personale dei peggiori dittatori del mondo.

11. Lo stesso premier, mentre si fa sostenitore dei valori irrinunciabili della famiglia, si costruisce un lupanare in casa dove pratica l'innocente bunga bunga, presenti anche fanciulle minorenni.

12. Una di queste, la più famosa (diventata intanto maggiorenne) partecipa, su invito di un vecchio magnate austriaco e pagata con 40.000 euro, al tradizionale ballo delle esordienti.

13. C'è poi una sottosegretaria, famosa nel mondo, che quando non trova le parole giuste per rispondere (anche se le parole a vanvera non le mancano) mostra il dito medio della mano destra alzato.

14. C'è, infine, un dirigente di una grande azienda che, dopo aver costretto col ricatto la maggioranza dei suoi lavoratori a votare sì ad un contratto capestro, adesso ottenuto il risultato, ha dichiarato di volere ugualmente delocalizzare perché gli torna più conveniente. (tra parentesi, i suoi compensi come AD dell'azienda nel 2010 sono stati intorno a 4 milioni di euro, sufficienti per rinnovare il guardaroba e dismettere quell'arcaico maglione dolcevita). 

15. Gli uomini di Chiesa, almeno quelli che la governano, non trovano nel Vangelo che predicano ai poveri cristi le parole e gli esempi per denunciare le malefatte dei potenti.

Quando la realtà è di tal fatta, cosa volete che serva carnevale? Non può farci più sorridere e nemmeno dimenticare per qualche giorno la durezza della vita. Ci costringe, piuttosto, a riflettere seriamente sulla realtà rovesciata cui assistiamo quotidianamente.

Eppure, una prerogativa gli è rimasta: quella dell'abbuffata alimentare ancora in voga.
Una volta ci si rimpinzava nei giorni di carnevale, a fronte della miseria diffusa nel resto dell'anno (almeno tra la gente del popolo) e per affrontare con decenza il lungo periodo di digiuno e astinenza dell'imminente quaresima.
Adesso persiste la vecchia abitudine, ma come contrappeso alle ferree diete che servono a tenere il corpo sempre in linea e, apparentemente, sempre giovane.
Riguardo alle trasgressioni sessuali, non occorre che venga carnevale: il lassismo e l'indecenza sono in vigore tutto l'anno.

POVERO CARNEVALE! 
VUOI VEDERE CHE CI INSEGNERÀ LA DECENZA E I BUONI COSTUMI?

03 marzo 2011

Col denaro si possono comprare ville, giornali, pulzelle e altro ancora, non dignità e onore

Nella sua collezione di vergogne pensavo mancasse solo il plagio d'autore. Adesso scopro che c'è stato anche quello. Certo, aveva una ventina di anni in meno e non era presidente del consiglio. Era, tuttavia, un uomo di potere e successo, in grado di intendere e di volere, già padrone di Mediaset.

Mi piacerebbe rivederlo quel programma su canale 5 con la giovane dipendente che ne vanta l'enorme bagaglio culturale e a lui che si schermisce per il pudore - pensate - quella di rincalzo: Lei è anche un grande studioso dei classici, non faccia il modesto. Lei, dottore, ha appena pubblicato un’edizione pregiata dell’Utopia di Tommaso Moro, con una bellissima prefazione e una perfetta traduzione dal latino.

In questa storia c'è già in nuce tutto il personaggio: l'essersi appropriato della traduzione dell'Utopia di Tommaso Moro, prefazione di Luigi Firpo compresa, averla fatta pubblicare a suo nome in un'edizione pregiata per pochi cultori e averla fatta circolare fra gli amici, mi sembra una cosa inverosimile ma è successa. Fa il paio col modo spregiudicato col quale si è appropriato di Villa San Martino strappandola ad un'orfana minore, non in grado di proteggersi.

Un personaggio del genere, capace di tanto, che poi vada a caccia di belle fanciulle, anche minorenni, per allietare le sue serate oscene, se fosse il nostro vicino di casa, lo terremmo alla larga e cercheremmo di evitare di incrociarlo per strada. Essendo, invece, il padrone di mezza Italia e il presidente del consiglio, non solo lo giustifichiamo ma addirittura gli permettiamo di distinquere ciò che è lecito da ciò che non lo è, ciò che è legale da ciò che legale non è, e ci accingiamo a conformarci ai suoi voleri.

Adesso, per esempio, mentre gli Italiani chiedono, tra l'altro, una giustizia giusta, efficace nei tempi e nella certezza della pena, il miglior imbonitore degli ultimi 150 anni e passa è tutto preso da leggi, leggine e sotterfugi vari che gli consentano di scansare i processi che lo riguardano e i conseguenti giudizi. E si ritrova intorno tanti yesman proni, pronti ad assecondarne ogni velleità perchè nati per essere servi.
In un Paese in cui il 30% dei giovani e il 50% delle donne non trova lavoro, con la situazione esplosiva sulle coste del Mediterraneo meridionale, l'agenda di governo ha come priorità assolute il processo breve, l'immunità parlamentare, la legge sulle intercettazioni, contrabbandate come urgenti e, addirittura, reclamate dagli Italiani.

Le dimissioni da ministro e da deputato del barone tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg, in seguito allo scandalo della sua tesi di dottorato ampiamente scopiazzata, ha riportato alla ribalta il caso italiano dell'appropriazione da parte di Berlusconi di una versione dell'Utopia di Tommaso Moro, prodotta dal compianto professor Luigi Firpo, emerito studioso di cultura rinascimentale, con particolare attenzione alla stagione tra Rinascimento e Controriforma.

Grazie al professor Firpo e alla moglie, signora Laura Salvetti, per averci dato modo di completare il quadro sull'uomo in tutta la sua cialtronesca volgarità.

Riproduco qui il racconto che la Sig.ra Laura ha fatto dell'episodio, riportato da Olga Piscitelli in Libertà e Giustizia

Da la Repubblica del 23 marzo 2006 -
Il Cavaliere e il libro copiato allo storico.
Così mio marito Firpo lo smascherò, di Marco Travaglio
TORINO – Un giorno d’estate di metà anni 80 Luigi Firpo se ne stava in poltrona nella sua villa sulla collina torinese con la moglie Laura. Faceva zapping in tv. Su Canale 5 una graziosa signorina intervistava il padrone, Silvio Berlusconi. E ne magnificava l’enorme bagaglio culturale: «Lei è anche un grande studioso dei classici». Il Cavaliere si schermiva: «Ma no, non dica così». E lei: «Sì, invece, non faccia il modesto. Lei, dottore, ha appena pubblicato un’edizione pregiata dell’Utopia di Tommaso Moro, con una bellissima prefazione e una perfetta traduzione dal latino». E lui: «Beh, in effetti il latino non lo conosciamo tutti, bisogna tradurlo». Firpo, grande intellettuale torinese, polemista della Stampa con i suoi “Cattivi pensieri”, ma soprattutto docente universitario di Storia delle dottrine politiche e fra i massimi esperti di cultura rinascimentale, drizzò le antenne. Anche perché aveva da poco tradotto e commentato un’edizione dell’Utopia per l’editore Guida di Napoli. L’intervistatrice attaccò a leggere la prefazione del Cavaliere. Dopo le prime due frasi, l’anziano studioso fece un salto sul divano: «Ma quella prefazione è la mia! È tutta copiata! Ma chi è questo signore? Ma come si permette?». L’episodio è tornato in mente a Laura Salvetti, la vedova di Firpo, qualche giorno fa, quando Silvio Berlusconi in una delle sue tele-esternazioni elettorali si è così descritto in terza persona: «Il presidente del Consiglio si è nutrito di ottime letture e ha un curriculum di studi rilevantissimo …». È corsa in archivio, ha estratto una cartella intitolata “Berlusconi”, ne ha cavato uno strano bigliettino autografo del Cavaliere e ha deciso di raccontarne il retroscena. «Era subito dopo le vacanze estive, credo in settembre. Firpo (lei lo chiama rispettosamente così, ndr), quando scoprì in tv che Berlusconi aveva copiato la sua versione dell’Utopia, si attaccò subito al telefono per avere quel libro. Gli risposero che era un’edizione privata, in pochi esemplari, riservata all’entourage del Cavaliere. Ma lui, tramite l’associazione milanese degli Amici di Thomas More, riuscì a procurarsi una copia in visione. La sfogliò e sbottò: “Non è un plagio, è peggio! Quello ha copiato interi brani della mia prefazione e la mia traduzione integrale dal latino, mettendoci la sua firma. Non ha cambiato nemmeno le virgole!“. Prese carta e penna e scrisse a Berlusconi, intimando di ritirare subito tutte le copie e annunciando che avrebbe sporto denuncia. Qualche giorno dopo squillò il telefono di casa: era Berlusconi». A questo punto inizia un irresistibile balletto telefonico, con il Cavaliere che cerca scuse puerili per placare l’ira dell’austero cattedratico, e questi che, sbollita la furia, si diverte a giocare al gatto col topo. Firpo minaccia di mettere in piazza tutto e trascinarlo in tribunale. «Berlusconi – ricorda la moglie – incolpò subito una collaboratrice, che a suo dire avrebbe copiato prefazione e traduzione a sua insaputa. E implorò Firpo di soprassedere, pur precisando di non poter ritirare le mille copie già stampate e regalate ad amici e collaboratori. Firpo, capito il personaggio, cominciò a divertirsi alle sue spalle. Lo teneva sulla corda con la causa giudiziaria. E Berlusconi continuava a telefonare un giorno sì e un giorno no, con una fifa nera. Pregava di risparmiarlo, piagnucolava che uno scandalo l’avrebbe rovinato». Pure Franzo Grande Stevens, famoso avvocato e consigliere di casa Agnelli, che di Firpo era amico anche per via della comune candidatura nel Pri, seguì la faccenda da vicino: «Firpo mi raccontò di quel plagio. Era esterrefatto. Anche perché Berlusconi, anziché scusarsi, dava la colpa a una segretaria. Poi cercò di rabbonirlo con regali costosi, che il professore rispedì sdegnosamente al mittente». «Passava – ricorda la moglie Laura – intere mezz’ore al telefono col Cavaliere. E alla fine correva a raccontarmele, fra l’indignato e il divertito: sapessi quante barzellette conosce quel Berlusconi. E’ un mercante di tappeti, una faccia di bronzo da non credere, sembra di essere in una televendita». Il tira e molla si trascinò per mesi. Anche con uno scambio di lettere, ancora riservate (saranno pubbliche solo nel 2009, vent’ anni dopo la morte dello studioso). Per ora c’è solo quel bigliettino rimasto nei cassetti della signora Laura, visto che era indirizzato anche a lei: «Accompagnava un doppio regalo per Natale, credo del 1986. Nel frattempo Berlusconi aveva pubblicato un’edizione riveduta e corretta dell’Utopia, senza più la prefazione copiata e con la traduzione di Firpo regolarmente citata. Ma Firpo seguitava a fare l’offeso, ripeteva che la cosa era grave e la stava ancora valutando con gli avvocati. Un giorno lo invitarono a Canale 5 per parlare del Papa e si ritrovò Berlusconi dietro le quinte che gli porgeva una busta con del denaro, “per il suo disturbo e l’onore che ci fa”. Naturalmente la rifiutò. Poi a Natale arrivò un corriere da Segrate con un bouquet di orchidee che non entrava neppure dalla porta e un pacco: dentro c’era una valigetta ventiquattr’ore in coccodrillo con le cifre LF in oro». Il biglietto d’accompagnamento è intestato Silvio Berlusconi, datato “Natale 1986? (ma l’ultima cifra è uno scarabocchio) e scritto a penna: “Molti cordiali auguri ed a presto. Spero! Silvio Berlusconi”. Poi una frase aggiunta a biro: “Per carità non mi rovini!!!”. Ma Firpo continuò il suo gioco: «Rispedì la borsa a Berlusconi, con un biglietto beffardo: “Gentile dottore, la ringrazio della sua generosità, ma gli oggetti di lusso non mi si confanno: sono un vecchio professore abituato a girare con una borsa sdrucita a cui sono molto affezionato. Quanto ai fiori, la prego anche a nome di mia moglie Laura di non inviarcene più: per noi, i fiori tagliati sono organi sessuali recisi” Non lo sentimmo mai più».
Questa è l'ultima volta (giuro) che dedico il mio tempo e la mia attenzione a tratteggiare aspetti della vita e dell'opera di un personaggio tanto spregevole. Gli Italiani hanno da tempo tutti gli strumenti per capire in quali mani hanno affidato le sorti del Paese.
Mi riservo di tornare a parlare ancora di lui quando sarà costretto a lasciare, con grande infamia spero, la guida di un governo del fare solo ciò che a lui aggrada e fa comodo. Per esultare assieme a quanti, da tempo, ne osservano con raccapriccio le indecenti gesta.

Leggi: Thomas More - Utopia, a cura di Luigi Firpo

Quel libro di Firpo firmato Berlusconi

Visita anche la Fondazione Luigi Firpo

02 marzo 2011

A proposito di testamento biologico

Qualunque porcata andranno ad approvare con le loro maggioranze acerebrate - simili a truppe cammellate - e in combutta con le gerarchie vaticane, io, assieme a milioni di cittadini, ritengo di avere il diritto di conoscere la verità sulla mia eventuale malattia e il diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte (consenso informato).

Nell'ipotesi, pertanto, di una malattia gravemente invalidante che dovesse togliermi la capacità di intendere e di volere per motivi biologici, ritengo mio diritto inviolabile quello di poter  lasciare una dichiarazione anticipata di trattamento a un mio congiunto o a un rappresentante legale, di cui il medico curante non potrà non tenere conto.


Ripubblico qua il modulo di testamento biologico, come proposto dalla Fondazione Umberto Veronesi.


TESTAMENTO BIOLOGICO
IO SOTTOSCRITTO/A


Nome ................................................................................................

Cognome ...........................................................................................

Luogo di nascita ..................................................................................

Data di nascita ....................................................................................

Domicilio ...........................................................................................

Documento di identità ........................................................................

NEL PIENO DELLE MIE FACOLTÀ MENTALI E IN TOTALE LIBERTÀ DI SCELTA DISPONGO QUANTO SEGUE:
IN CASO DI
• malattia o lesione traumatica cerebrale invalidante e irreversibile CHIEDO DI NON ESSERE SOTTOPOSTO AD ALCUN TRATTAMENTO TERAPEUTICO O DI SOSTEGNO (alimentazione e idratazione forzata)

DISPOSIZIONI PARTICOLARI.
• Autorizzo la donazione dei miei organi per trapianti SÌ NO

NOMINO MIO RAPPRESENTANTE FIDUCIARIO IL SIGNORE/LA SIGNORA:

Nome ................................................................................................

Cognome ...........................................................................................

Luogo di nascita .................................................................................

Data di nascita ...................................................................................

Residente a ....................................................................................

Recapito telefonico ........................................................................

LE PRESENTI VOLONTÀ POTRANNO ESSERE DA ME REVOCATE O MODIFICATE IN OGNI MOMENTO CON SUCCESSIVA/E DICHIARAZIONE/I.
Luogo e data .........................................................................................

Firma del sottoscrittore ..........................................................................

Documento di identità .............................................................................

Firma del fiduciario .................................................................................

Documento di identità .............................................................................


Per un maggiore approfondimento sull'argomento, rinvio alla Carta di Autodeterminazione, prodotta dalla Consulta di bioetica  e alle Riflessioni di dieci giuristi sul Testamento biologico, edite dalla Fondazione Umberto Veronesi

TESTAMENTO BIOLOGICO - Modulo

Leggi anche:

Legge sul testamento biologico L'esame al Senato slitta al 19 marzo
La legge proposta dal governo sul testamento biologico viola i diritti umani
Testamento biologico regno dell’ambiguità
Dichiarazione anticipata di trattamento


Lo chiamano testamento biologico: l'ultimo aborto di un governo "liberale"


Testamento biologico - la libertà di scegliere - Carla Castellacci

01 marzo 2011

PIOVE. POPOLO BUE!


Da oltre 17 anni, con un accanimento mai visto prima, attacca a testa bassa tutto quanto non gli sembra perfettamente in linea con i suoi desiderata
Ma la sua vita pubblica e privata, le sue azioni come cittadino, imprenditore e politico screditano, demoliscono, smantellano alla base tutto il suo bla bla bla


Ecco un elenco, approssimato per difetto, di persone e istituzioni che hanno avuto l'onore di un suo attacco sconsiderato:

1. il presidente della Repubblica (ultimamente perché troppo puntiglioso);

2. il presidente della Camera (traditore);

3. la Corte costituzionale (covo di comunisti);

4. la magistratura (giudici rossi);

5. il parlamento (pletorico, rallenta l'attività del governo);

6. la stampa (quella di sinistra, l'altra la controlla lui direttamente);

7. i programmi TV (quelli comunisti, gli altri sono tutti nelle sue mani);

8. la scuola pubblica e i suoi insegnanti (non educano liberamente e inculcano principi contrari ai suoi);

9. i comunisti (la sua ossessione);

10. tutti quelli che non lo votano (coglioni, perché non fanno il proprio interesse);

11. la Carta Costituzionale (perché filosovietica).


PIOVE. POPOLO BUE!

28 febbraio 2011

Appassionarmi, "senza perdere salute e tempo con gente che ho volentieri lasciato sul molo"

Non riesco più ad appassionarmi alle solite esternazioni di un premier fuori di testa, tipo: potere educare i figli liberamente e liberamente vuol dire di non essere costretto a mandarli a scuola in una scuola di stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell'ambito della loro famiglia; né alle reazioni più o meno piccate delle categorie di volta in volta prese di mira (giornalisti, giudici, comunisti, gay, insegnanti, oppositori ecc.) e neanche alle smentite o, più frequentemente, alle accuse di travisamento, tipo: Come al solito anche le parole che ho pronunciato sulla scuola pubblica sono state travisate e rovesciate da una sinistra alla ricerca, pressoché ogni giorno e su ogni questione possibile, di polemiche infondate, strumentali e pretestuose.

Basta!!! Lasciamolo parlare in libertà: prima o poi i cittadini capiranno come le sue parole siano solo strumentali all'obiettivo che intende raggiungere e, soprattutto, quanto le stesse siano distanti dall'azione in oltre 10 (dico dieci) anni di governo. 
Ci sono gli strumenti per liberarsene: 
1. un'opposizione seria, propositiva e progettuale;
2. le manifestazioni di piazza;
3. il voto da parte di cittadini-elettori consapevoli e informati. 
E, in ultima istanza, quello che i giovani maghrebini, che stanno dando un nuovo volto agli stati nordafricani, ci stanno dimostrando come possibile.

Oggi anch'io, come tanti insegnanti, genitori, politici, avrei voluto commentare l'ultima sparata del nostro sulla scuola di stato, sui comunisti, sulla famiglia, sui valori della tradizione cristiana, sul valore irrinunciabile della vita ma presto mi sono reso conto che non serve a niente. 
La sua vita pubblica e privata, le sue azioni come cittadino, imprenditore e politico screditano, demoliscono, smantellano il suo bla bla bla.
Leggi Anche noi abbiamo un sogno!



Voglio, piuttosto, nella Giornata Mondiale della Lentezza riportare la riflessione di Simone Perotti Vivere con lentezza  (da www.cadoinpiedi.it)
L'altro giorno i giornali titolavano scandalizzati: "Siamo tornati ai livelli del 1999!". Cioè siamo andati indietro invece che crescere. Io mi sono spaventato. Poi però ci ho ragionato su. Non sono riuscito a capire l'allarme. Perché, nel '99 stavamo male? Non mi ricordo tutto sto malessere.
Mi viene una domanda: ma dove dobbiamo andare? E perché dobbiamo andarci di fretta? Qual è la ragione di questa corsa verso la crescita?
Domani si celebra la Giornata Mondiale della Lentezza. Non so che celebrazione sia. Non vedo niente da celebrare. È un richiamo, forse, un remind, come certi appuntamenti che mettiamo in agenda a lungo termine: "Ricordati di pagare il bollo che scade". Cioè ricordiamoci di non correre sempre. Mah!
Io ho lasciato lavoro, carriera, biglietto da visita, ruolo sociale, metropoli, appartamento fighetto in centro, e l'ho fatto per scrivere, per avere tempo. Scrivere un romanzo richiede tempo per pensare, per studiare, per sedimentare emozioni e intuizioni, per cancellare, per tornare indietro, per correre avanti, per fermarsi. Cioè tempo asincrono, non sempre uguale, aritmico, cioè che batte in modo sincopato, o non batte, per poi riprendere e fermarsi ancora.
Ci sono giorni in cui mi perdo nel silenzio, che seguo un pensiero fin dove mi porta, o in cui parlo con una persona incontrata per caso, poi ci ripenso. Le giornate hanno smesso di volare via. Hanno smesso di essere tempo, e sono diventate vita.
Eppure in questo cambiamento non sono morto, non sono diventato infelice, non mi sono neanche auto emarginato. Al contrario. Il tempo liberato ha portato aria nelle vele. Ero un uomo senza vento. Oggi la mia barca ha preso un passo suo, lento come ogni barca a vela, ma che porta per la mia rotta, senza consumo inutile di energia, senza motore, senza inquinare (per quel che riesco), senza perdere salute e tempo con gente che ho volentieri lasciato sul molo. Guardavano troppo l'orologio, per i miei gusti.
Un'altra vita, non solo un tempo più lento. Il tempo non guida le cose, le segue. È quello che facciamo che conta, non tanto il tempo che corre. Solo che in queste poche righe sembra che ci sia una rivoluzione, un messaggio così eversivo da far arricciare il naso a sociologi e politici. Sono tutti così presi dalla lotta per il lavoro, dalla battaglia politica, da dimenticare che ciò per cui combattono è un mondo sbagliato, e anche se vincessero, l'errore sarebbe il loro premio. Io al mondo per cui tutti sembrano combattere rinuncio volentieri. Meglio a rischio nel bosco, che al sicuro in gabbia. Non ho mai amato i canarini. Troppo poco coraggiosi. (Simone Perott)

27 febbraio 2011

Il nostro NO CHIARO E FORTE a Ferrara su RAI1

                                                                                     Giuliano Ferrara è stato tutto e il contrario di tutto ed ha un passato, un presente ed un futuro complementari ed interscambiabili. L'unica cosa che non cambia è la fedeltà ad un padrone finchè gli conviene.

No, caro Mazzetti. Noi non assisteremo alla vergogna. Noi che abbiamo amato Enzo Biagi e il suo Fatto e abbiamo abbandonato da un pezzo il TG targato Minzolini, non assisteremo alla sconcezza che ci viene ammannita. 
Anche se siamo cittadini paganti regolarmente il canone. 
A furia di insulti, Ferrara si è preso il posto di Biagi - di Loris Mazzetti
Accostare Giuliano Ferrara a Enzo Biagi è un’eresia. Il Fatto nacque (presidente Rai Letizia Moratti), per un’esigenza di palinsesto: creare un break pubblicitario in più nella fascia di maggior ascolto, quella dopo il Tg1. Fu realizzato uno studio con tanto di sondaggio da cui risultò che il giornalista, che per credibilità professionale e per statura morale, in grado di andare in onda per pochi minuti tra due spazi pubblicitari, senza far perdere ascolto a Rai 1, era Enzo Biagi (secondo risultò Piero Angela, non ricordo di aver letto il nome di Ferrara già allora sulla breccia).
Il Fatto di Enzo Biagi (il vero titolo della trasmissione) andò in onda per 8 edizioni con una media di ascolto del 24% di share con oltre 6 milioni di telespettatori a puntata, con punte addirittura di 11 milioni. Il Fatto è stato premiato nel 2004 come il miglior programma dei primi cinquant’anni della Rai. La trasmissione approfondiva l’avvenimento del giorno partendo da un punto di vista, quello di Biagi, dando la parola a tutti i protagonisti, nessuno escluso. Al di là dell’editto bulgaro (la puntata di Benigni, durante la campagna elettorale del 2001 fu una scusa, a B. dava fastidio l’indipendenza di Biagi e la goccia che fece traboccare il vaso fu l’intervista a Indro Montanelli di qualche mese prima).
Il Fatto è sempre stato citato come esempio di tv di servizio pubblico. Lo stesso B. intervenne diverse volte.
Ferrara, mi auguro che non si offenda se lo definisco il vero fazioso, lui stesso si è dichiarato: “Un maestro di partigianeria”, arriva in Rai solo per “ragioni politiche” e non professionali.
Credo che nessuno si sia accorto della sua assenza, ormai triennale, dal video. Lilli Gruber lo ha sostituito più che degnamente a 8 1/2, triplicandone gli ascolti. Il direttore, ex comunista, ex socialista, ex parlamentare europeo, ex ministro, torna in Rai solo perché B. è un bulimico: non si accontenta di avere a disposizione tutto lo spazio mediatico, vuole di più: si è reso conto che i suoi “addetti” (i Sallusti, i Belpietro, le Santanchè, le Bernini, ecc.), non bucano il video, anzi alla lunga la loro arrogante antipatia diventa controproducente alla causa. Ferrara, invece, è capace di stare davanti ad una telecamera, anche se il guizzo di Radio Londra è lontano e lo stesso giornale da lui fondato, Il Foglio, non fa più opinione ed è in profonda crisi. Non si può fare il giornalista e il politico allo stesso tempo.
Della sua discesa in politica alle elezioni del 2008, con la lista Aborto?
No grazie, ci si ricorda per il suo spiritoso commento al risultato: “Più che una sconfitta, una catastrofe: io ho lanciato un grido di dolore per un dramma e gli elettori mi hanno risposto con un pernacchio”. Ferrara per anni ha scritto male di Biagi, spacciandosi come il Robin Hood di B. Con il distacco che il tempo inevitabilmente porta, penso che quel suo modo di fare più che dettato dall’essere un dipendente di B. era la conseguenza di una profonda umiliazione che Biagi e il suo amico Montanelli gli avevano dato. Quando Ferrara andò a dirigere Panorama, Biagi e Montanelli si dimisero dal settimanale.
Ricordo le sue telefonate per convincere Biagi a rimanere. L’ultima volta che i due si parlarono, Biagi gli disse che la sua presenza sarebbe stata di intralcio al suo lavoro .
Sia Biagi che Montanelli avevano capito la vera intenzione di Ferrara: quella di trasformare lo storico giornale, che era stato diretto da due grandi: Lamberto Sechi e Claudio Rinaldi, in house organ di Forza Italia.
Cosa che avvenne regolarmente. Il punto più basso Ferrara lo toccò l’anno dopo durante la direzione di Rossella. Dedicò la sua rubrica, l’Arcitaliano, ai due grandi giornalisti, ricoprendoli di insulti. Il vero inizio della macchina del fango. Ottanta colleghi di Panorama mandarono una lettera, a difesa di Biagi e Montanelli, al direttore per dissociarsi da quell’articolo.
Se, nonostante i tanti cloni che sostituirono Il Fatto (Battista, Giannino, Berti, Mimun, i conduttori), durati il tempo di un sospiro, si continua a parlare solo della trasmissione di Biagi, una ragione ci sarà.
Sempre su Panorama nel 2001 Ferrara scrisse: “Mi sono chiesto se avrei mai fatto contro un D’Alema ciò che ha fatto Enzo Biagi in tv contro Berlusconi. In quel caso, sarei andato in camerino, e mi sarei sputato in faccia”. Rimango in attesa di vederlo in onda il 14 marzo dopo il tg. (da Il Fatto Quotidiano)
No, caro Mazzetti. Noi non assisteremo alla vergogna. Noi che abbiamo amato Enzo Biagi e il suo Fatto e abbiamo abbandonato da un pezzo il TG targato Minzolini, non assisteremo alla sconcezza che ci viene ammannita. 
Anche se siamo cittadini paganti regolarmente il canone. 
Firma anche tu la petizione No a Ferrara in prima serata su RAI 1

26 febbraio 2011

Come sul Titanic...



"Anche la sinistra è stata conquistata dalla mia visione della vita e oggi mi ha accolto al grido di bunga bunga... Vogliono farlo anche loro. Vogliono divertirsi e ballare"
(Silvio Berlusconi, ieri durante una conferenza stampa)

"Lotteremo fino alla morte, la rivoluzione ha reso la Libia il leader del terzo mondo, vi chiedo di cantare, ballare e gioire" (Gheddafi ieri ai suoi sostenitori)

Dividendi e lifting
Nel bellissimo ritratto di Gheddafi scritto da Robert Fisk, un ritratto comprensivo delle figure di contorno - i leader occidentali che negli anni sono stati a genuflettersi da lui - c’è un capoverso apparentemente di dettaglio, una di quelle pennellate di colore che illuminano il quadro. Riferisce un episodio di cronaca recentissimo, la Libia già in macerie. “Qualche giorno fa mentre faceva i conti con la collera della sua gente il colonnello Gheddafi ha incontrato una sua vecchia conoscenza. Il colloquio è durato quattro ore. Venti minuti li ha dedicati a chiedergli se conosceva un bravo chirurgo plastico perché voleva farsi un lifting al viso. Questo è l’uomo. C’è altro da aggiungere? Il giovincello ormai invecchiato aveva l’aria stanca, la faccia ingiallita e gonfia, un comico costretto a recitare una tragedia, un vecchio guitto che mentre il sipario sta per calare aspetta ancora la truccatrice”. Bisogna immaginare la scena, il Colonnello nella tenda che ordina di sterminare i “ratti drogati” che manifestano per strada - una guerra di tribù, ci spiega bene oggi Umberto De Giovannangeli - e intanto si tocca con la mano la guancia flaccida, domanda al suo illustre interlocutore se per caso conosca il più bravo, il migliore del mondo in grado di far risalire lo zigomo, dare un colpo di bisturi al contorno viso. Costi quel che costi, il mio regno per un lifting.
Un perfetto esempio dello spirito del tempo che, ad ogni latitudine, risulta subordinare l’etica del potere ad una perpetua battaglia contro le flaccidità nella supremazia dell’estetica.
In origine fu il denaro, certamente. Motore e conseguenza delle cose. L’amico italiano, oggi in leggerissimo fastidioso imbarazzo rispetto all’alleato libico ( “abbiamo scelto il gasdotto del Sud perchè quello del Nord attraversava paesi instabili”, ha spiegato a suo tempo. Un investimento sulla stabilità libica non proprio lungimirante) ha altri motivi di soddisfazione. Nell’anno peggiore della crisi - i cassintegrati della Vinyls un simbolo per tutti, da 12 mesi barricati nell’isola - Silvio Berlusconi e i suoi cinque figli incassano 165 milioni di euro di dividendi. 544 milioni di liquidi solo nelle casse delle holding del capofamiglia. La crisi non è uguale per tutti, con fragorosa evidenza. Le aziende del capo del governo rifioriscono mentre l’economia crolla tutto attorno. Domande? Nessuno ha quesiti da porre? Gli italiani in maggioranza sono convinti che questo sia il frutto delle abilità imprenditoriali di famiglia? Vediamo. Le rendite finanziarie sono tassate al 12.5 per cento. La prima aliquota sul lavoro dipendente è al 23. La cedolare secca sugli affitti al 21. Tre metri e tre misure, per così dire. Volendo fare politica nel segno dell’equità ecco un dettaglio da cui si potrebbe cominciare. Se l’opinione pubblica non è avvertita dei dettagli delle cose servirà una buona informazione in proposito. Quindi ecco che dopo il tg di Minzolini avremo Sgarbi e Giuliano Ferrara. Tutto torna, basta pagare. Concita De Gregorio su l'Unità

Berlusconi: "La sinistra conquistata dal bunga bunga"



Annozero 2011 - INTERVISTA INTEGRALE A FINI

25 febbraio 2011

Il senso della vita

Mentre tutto un popolo lotta e muore per cacciare un tiranno sanguinario che, impossessatosi del potere 42 anni fa con un colpo di stato, sembra ormai destinato a cadere sotto l'urto deciso della rivolta popolare, introducendo un brano di Paola Mauri, voglio citare le parole di un grande intellettuale ceco, Václav Havel, sostenitore della Primavera di Praga e promotore del manifesto Charta 77 - (...) la salvezza di questo mondo non risiede altrove se non nel cuore dell'uomo, nel suo potere di riflettere, nella sua gentilezza e nella sua responsabilità.




Che cos’è la vita? di Paola Mauri
Un venire al mondo. Uno starci nel mondo. Ma il come ci si sta è quello che è importante e determinante. Non per raccontarlo, ma per vivere il momento, i momenti, gli anni. E forse, il mistero dei giorni nostri, di tanta scontentezza, di un malessere profondo che avvolge in molti, è il non capire appieno, il "come" starci in questo mondo. 
Con le lotte di rivendicazione sociale, molto si è ottenuto e l’asticella della misurazione del benessere è stata più benevola per tutti. Tante illusioni e veri e propri affari, in particolare per chi si occupava di mattone. Poi, con il tempo diluito negli anni, questo benessere del boom economico si è ridimensionato anche se per alcuni, tutto è rimasto invariato e più o meno affidato ad un credito illimitato dovuto ai fasti del passato "illustre", del vivere di rendita.
Ciò che rimane è l’oggi che ha assaporato promesse come fossero aromi, da consumare in virtù di una tradizione antica, e che difficilmente possono o potranno riprodursi. Ci sono messaggi, tanti, e altrettanti diktat della felicità, ma alle fondamenta c’è un punto di partenza che non parte mai e un "vedrai", "avrai", trasformato in prendi, e ottieni. Forse, il modo non è appropriato. 
Una volta le magliette avevano la targhetta all’interno, ora la stessa targhetta è all’esterno, in bella vista. Quello che una volta non andava esibito, ora è il messaggio costante del logo che dice del “ceto”. Tutto in bella vista. Apparenza.
E se il panorama è invece "così, così", che si fa?
Non c’è una ricetta e lo sciroppo è scaduto.

24 febbraio 2011

Non avrò imparato l'arte della politica politicante ma sarebbe il colmo che ...

... dopo l'accoglienza-farsa in Italia dell'amico Gheddafi - i baciamano - gli onori spropositati - le parole in libertà, lo sfacelo macabro prodotto dal tiranno di Tripoli permettesse a Berlusconi di rialzare la cresta e di ottenere il sostegno delle opposizioni nella gestione della crisi umanitaria che si prevede inquietante.
Non avrò imparato l'arte della politica (e forse è un bene) ma un'opposizione che per anni è stata sbeffeggiata da un premier incurante dei reali problemi del Paese - dedito quasi esclusivamente a risolvere i propri di problemi e tuttora in questo impegnato più che mai - non può e non deve fargli da sponda in nome di superiori interessi dell'Italia. 
 
Quando un capo di governo si accinge a ridimensionare il potere della Corte costituzionale, continua in tutti i programmi radio e TV a lanciare maledizioni contro i giudici, torna a chiedere il bavaglio contro la libera stampa che fa il suo mestiere e usa quella in suo possesso per denigrare quanti non stanno al suo gioco, si impegna a fare leggi che introducano la censura e limitino le intercettazioni, strumento indispensabile alla magistratura per perseguire i reati; quando un personaggio di tal fatta chiede collaborazione all'opposizione per far fronte alle nuove difficoltà incombenti, la risposta chiara dovrebbe essere: NO, MAI.

Anzi, preso atto che questa maggioranza di governo è irredimibile, tutti i membri delle opposizioni dovrebbero lasciare, con un'intesa unanime, gli scranni che occupano nel parlamento e nelle commissioni e costituire, casomai, un governo-ombra che si attivi a portare con urgenza il Paese alle elezioni.

In attesa di queste, a noi cittadini preoccupati del futuro del nostro Paese non rimane altro che far sentire la nostra voce partecipando in massa a tutte le manifestazioni che invocano la salvaguardia della Costituzione e delle istituzioni e il rispetto dei diritti.

NEI GIORNI 8, 12, 17 MARZO L’ITALIA CIVILE TORNA IN PIAZZA 
PER I DIRITTI, PER LE DIMISSIONI DEL GOVERNO, PER NUOVE ELEZIONI

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