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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com

25 marzo 2012

Questa foto non mi piace affatto!


Le avrà raccontato una freddura irresistibile? L'avrà fatta bere a garganella? L'avrà stimolata con forti dosi di eccitanti! 

Ma io, all'indomani del varo della riforma sul lavoro con la cancellazione dell'art. 18, un'istantanea così non avrei voluto vederla. E tu?  

Sarei curioso di conoscere il giudizio di Cofferati! 

24 marzo 2012

Su "IL DISAGIO DELLA LIBERTÀ" di Corrado Augias

Del bel saggio di Corrado Augias IL DISAGIO DELLA LIBERTÀ - Sottotitolo: Perché agli italiani piace avere un padrone - Rizzoli Editore, mi piace richiamare la presentazione:  
In novant’anni di storia, dal 1922 al 2011, abbiamo avuto il Ventennio fascista e il quasi-ventennio berlusconiano: per poco meno di metà della nostra vicenda nazionale abbiamo scelto di farci governare da uomini con una evidente, e dichiarata, vocazione autoritaria. Perché? Una risposta possibile è che siamo un popolo incline all’arbitrio, ma nemico della libertà. Vantiamo record di evasione fiscale, abusi edilizi, scempi ambientali. Ma anche di compravendita di voti, qualunquismo: in poche parole una tendenza ad abdicare alle libertà civili su cui molti si sono interrogati. (...) Con la libertà vera, faticosa, fatta di coscienza e impegno sembriamo trovarci a disagio, pronti a spogliarcene in favore di un qualunque Uomo della Provvidenza. L’ultima occasione perduta è stata Tangentopoli, una grande spinta di rivolta contro la corruzione cui non è seguita una stagione di rinnovamento, bensì un periodo tra i più bui della nostra democrazia. Pesa su questo atteggiamento la particolarità di una storia difficile e divisa. Lo spirito civico, infatti, non si improvvisa. La lealtà e l’orgoglio nazionale non si istituiscono per decreto. Ma se c’è un momento in cui avremmo bisogno di una svolta, di un empito d’orgoglio nazionale, è proprio l’attuale. Questo libro, un’indagine colta e curiosa su una pericolosa debolezza del nostro carattere, è anche un appello a ritrovare il senso alto della politica e della condivisione di un destino. La libertà, intesa come il rispetto e la cura dei diritti di tutti, non è un’utopia da sognare ma un traguardo verso cui tendere. 
E la riflessione conclusiva: 
In definitiva, siamo un Paese in cui individui e minoranze possono considerarsi liberi? Sì e no. Se libertà significa lasciar fare all'automatismo delle cose e al capriccio degli individui, raramente un Paese è stato più libero del nostro, una libertà che spesso sconfina addirittura nella licenza. Ma se diamo alla parola libertà il significato attivo e consapevole di difesa dei diritti di tutti, individui e minoranze, di attaccamento alla solida dignità delle istituzioni, la risposta si fa più incerta. Rimane tuttavia una speranza, affidata a un paradosso. È una combinazione non rara nella storia italiana, questa di tenere insieme speranza e paradosso. Negli anni successivi al 1945, con un Paese praticamente distrutto, noi trovammo proprio in quelle rovine la forza per risorgere. In questo libro abbiamo visto e raccontato il frutto durevole di quello slancio. Dal 2008 siamo nella tenaglia di una crisi economica e finanziaria molto dura. Potrebbe essere proprio questo il trauma dal quale ricavare ancora una volta l'energia necessaria a un rinnovato amore per la libertà. 




Ai lettori interessati la valutazione sull'opera di cui consiglio vivamente la lettura, non fosse altro che per le stimolanti citazioni d'autore e per la preziosa bibliografia. 

23 marzo 2012

Cosa possiamo aspettarci da un governo di sconosciuti e da un parlamento di nominati?

Siamo in presenza di un governo di illustri sconosciuti, giunto al potere per chiamata, sostenuto da un parlamento di nominati che gli ha dato carta bianca per realizzare quelle riforme non utili al Paese, che la finanza internazionale gli chiede per saldare i propri conti. Quella finanza internazionale che ha creato la bolla spaventosa nella quale ha invischiato le democrazie di mezzo mondo. 

Siamo in presenza di un governo che non sa e non vuole considerare le reali condizioni in cui vive la maggior parte degli italiani sempre più appesantita dal carovita, dai debiti, dai mutui, dalle bollette, dalle tasse, dalla disoccupazione, dal lavoro precario mal remunerato ecc. 

Siamo in presenza di un governo che, consapevole del fatto che il 10% della popolazione detiene circa il 50% della ricchezza del paese, si ostina a tartassare il rimanente 90% estendendo la fascia di povertà diffusa con l'aumento sconsiderato della forbice fra ricchi e poveri. 

Siamo in presenza di un governo che non riesce ad operare seriamente contro l'evasione, la corruzione, la criminalità organizzata ponendosi come obiettivo primario quello di estirpare definitivamente le male piante.



Non sarebbe l'ora di chiedere a questi signori di tornare alle loro attività professionali ben remunerate e di lasciare libero il campo? 

Non sarebbe l'ora di chiedere con l'energia necessaria a questo parlamento di disporre una decente legge elettorale che ci porti prima possibile alle elezioni? Prima che sia troppo tardi! 

Non sarebbe l'ora di chiedere all'attuale presidente della Repubblica, anch'egli eletto da un parlamento di nominati, di farsi corretto interprete della Costituzione favorendo il normale e legale superamento dell'attuale anomalia, ridando ai cittadini il diritto inalienabile di scegliere i propri rappresentanti e di indicare le eventuali coalizioni di governo? 

L'attuale situazione non può durare ancora a lungo e la corda si potrebbe spezzare in malo modo! 

22 marzo 2012

L'iniquità del governo in carica

Togliere 1/2 pollo a quanti ne hanno uno, per consentire a chi ne ha 1000 di mangiarne 500, non è mai stata equità. Men che meno oggi che milioni di italiani quel pollo non ce l'hanno più! 

Ciò che disturba davvero è la supponenza dei cosiddetti tecnici - in primis del capo del governo - che smantellano con l'accetta diritti acquisiti cercando di convincerci che questo è l'unico modo per ampliare la platea dei tutelati. 
Con la supposta equidistanza dai partiti, il cui voto in parlamento però è loro indispensabile, stanno portando a compimento il programma di macelleria sociale che non è riuscito al peggiore governo di destra della storia repubblicana. 
E poi usano il guanto di velluto quando si tratta di risanare la RAI che interessa al padrone di Mediaset, quando si tratta di vendere le frequenze disponibili che il padrone di Mediaset aveva deciso di regalarsi, quando si tratta di mettere seriamente mano alla riforma della giustizia che il plurindagato e processato padrone di Mediaset non può lasciare assolutamente in mani altrui.  

Un governo che si dice di risanamento, di cura, ma che il suo bisturi – tutto politico – affonda nel corpo vivo dei lavoratori: dai tagli economici a quelli delle più elementari tutele. Allora, l’assalto proprio al simbolo della garanzia del diritto al lavoro che l’articolo 18 rappresenta non è un caso. E il fatto che il ministro Elsa Fornero, col suo eloquio al birignao esaltato dagli algidi sorrisi d’ordinanza, pretenda di spacciarlo per modernizzazione è solo esercizio di televendita, funzionale all’incalzante dittatura di un capitalismo che fa cassa sullo sfruttamento di chi lavora e di chi è licenziato

Il leader del Pd potrebbe affermare che non è possibile cancellare la più importante forma di tutela del lavoro dipendente se contemporaneamente non si ridimensionano i privilegi delle categorie sociali antagoniste. Se non si svuotano di ogni potere monopolistico gli ordini e le associazioni professionali, se non si argina la prepotenza di Confindustria e se non diventa possibile licenziare per motivi economici anche i manager delle grandi imprese. Se non si elimina una volta per tutte la miriade di forme contrattuali che oggi consentono ai datori di lavoro di praticare le più becere forme di sfruttamento dei propri dipendenti. Se non si istituisce uno schema organico di assicurazione pubblica contro la disoccupazione corredato da interventi efficaci a sostegno della formazione professionale e del ricollocamento in posizioni dignitose, perché i lavoratori, anche i più svantaggiati, siano messi in condizione di maturare la capacità, gli incentivi e la possibilità materiale di adattarsi ai cambiamenti della domanda di lavoro

Ma, vedrete, non sarà in grado di farlo. E abbozzerà. 

La sostanziale abrogazione dell'art. 18, annunziata nel piano del governo sul lavoro, al di là delle chiacchiere sulla tutela dei lavoratori da comportamenti discriminatori, si risolve nello smantellamento, puro e semplice della tutela pubblica contro il licenziamento illegittimo, in violazione della costituzione e della stessa Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea, che esige (art. 30) la tutela dei lavoratori contro ogni licenziamento ingiustificato. Il problema non è che possono aumentare i licenziamenti, come paventano alcuni, in una situazione già difficile per l'occupazione, il problema è che cambia la natura del rapporto di lavoro. ()... la dignità del lavoratore ed il rispetto dei suoi diritti costituzionali, diventeranno merce di scambio da inserire nella contabilità dei costi e ricavi. 

L'iniquità di questo governo mi è apparsa lampante con la riforma delle pensioni, il suo primo attacco ai diritti del mondo del lavoro che ha fatto piangere lacrime di coccodrillo alla ministra Fornero, non ancora adusa all'english style di Monti. In particolare mi colpì il modo indegno e sfrontato con cui, per fare cassa, si tagliavano per almeno due anni gli adeguamenti, seppur parziali, delle pensioni al costo della vita.

20 marzo 2012

I regali su Twitter per il compleanno di Monti


...e il mio personale anche se con un giorno di ritardo.  

Per i 69 anni del presidente del Consiglio gli utenti di Twitter si sono sbizzarriti in una serie infinita di regali.  

Ecco i più interessanti che sono riuscito a raccogliere: 
  • Una splendida settimana "A caccia di lavoro" con un 52enne disoccupato ex dipendente FIAT! Non ti annoierai! (Free Man!) 
  • Gli consegnerei l’elenco dei miei debiti, accompagnato da un biglietto con su scritto: “Pagali, grazie”. (Giovanni V.)  
  • Un nuovo mandato ma con un parlamento vero. Prima però 6 mesi da italiano qualunque, per capire i “sacrifici”. (Stefania R.) 
  • Gli regalerei un po di senso di equità; quella che ha declamato tanto ed applicato pochissimo. (Francesca C.) 
  • Un tour in qualche fabbrica, sperando capisca che c’è gente che deve vivere con meno di 1000 euro al mese tasse incluse e ossa rotte. (Sean M.) 
  • Una copia della Costituzione. Con l’articolo 1 scritto in caratteri cubitali. (Marco D.) 
  • Un giorno da cassintegrato. (Antonio D.S.) 
  • Un viaggio a Pamplona per partecipare alla corsa dei tori di San Firmino. (M.S.) 
  • Gli farei avere un lavoro come il mio con una famiglia da mandare avanti, una figlia che studia fuori, bollette... (Roberta) 
  • Una settimana di insegnamento in una scuola in un quartiere “a rischio” del sud d’Italia. (Paola B.) 
  • Un carnet illimitato di SEDUTE dal LOGOPEDISTA così poi ci farà capire se quando ci parla di tasse "gode" o "soffre" (Spartacus) 

Io personalmente gli regalo questi due video di Ascanio Celestini da assumere uno al mattino, appena sveglio, e l'altro la sera, prima di andare a letto. Avendo cura, però, di continuare la terapia almeno fino alla fine del mandato e di non esagerare con le dosi prescritte. Si ricorda che sono farmaci e possono avere effetti indesiderati. 





E tu, cosa gli regaleresti? 

17 marzo 2012

Chi è più pulito ha la rogna

È una coclusione amara alla quale, fino a poco tempo fa, non pensavo di poter pervenire! E non è antipolitica ma vero amore per la buona politica al servizio dei cittadini. Dalla fogna attuale dei partiti è meglio che i cittadini perbene si tengano alla larga! 

E non voglio parlare dei collusi con la mafia, corrotti, corruttori, mascalzoni e venduti che rimangono attaccati ai loro scranni mentre in altra epoca sarebbero scomparsi dalla circolazione. Mi colpiscono specialmente le debolezze incomprensibili di personaggi come il sindaco di Bari Emiliano che affoga in un pacco natalizio a base di ostriche, champagne e cozze pelose;  o di un Berlusconi che, mentre faceva strame di leggi e istituzioni, da trent'anni dimentica di pagare la bolletta della luce per l’illuminazione della via privata San Martino, che costeggia la sua villa, e la spesa finisce sulle spalle del sindaco
Per non dire di quei tanti personaggi di terza fila che, davanti ad una contravvenzione al Codice stradale o alla difficoltà di ottenere un trattamento speciale, non potendo più dire lei non sa chi sono io, si fanno chiamare al cellulare dal potente di turno per rimarcare l'appartenenza alla casta degli intoccabili.  Io manderei loro il cellulare della polizia. 

Questo per affermare con forza che le persone perbene fanno bene a tenersi lontane dal mondo della politica come oggi lo conosciamo. È talmente corrotto e marcio che non può riformarsi ma riesce, invece, ad inquinare chiunque gli si avvicini, anche con le migliori intenzioni. 

Per dimostrare il mio assunto, in un'epoca di grande corruttela e malcostume tanto diffusi tra gli uomini di partito di tutti gli schieramenti - nessuno escluso -, voglio raccontare qualche episodio accadutomi nella mia esperienza d'insegnante e commissario agli esami di maturità. Ero membro interno nel liceo nel quale insegnavo, in Sicilia, e un uomo politico, assai potente all'epoca, mi fece pervenire una richiesta finalizzata ad ottenere il voto di 60/60 per una candidata protetta. Risposi che la ragazza si era impegnata ed era stata tra le migliori durante l'anno ma che non potevo garantire un esito col massimo dei voti perché c'era da valutare il risultato degli esami. In ogni caso, dissi che non avrei sostenuto il 60 se quel voto avesse potuto pregiudicare il risultato finale di altri alunni della classe. Alla fine la candidata uscì con il voto di 58/60 ma io avevo potuto gestire al meglio la valutazione complessiva dei miei alunni con l'apprezzamento - da parte della commissione e degli stessi alunni - del lavoro da me svolto. 
Un'altra volta, ero presidente di commissione e si presentò davanti all'istituto nel quale operavo un genitore che mi chiese di avvicinarmi alla sua macchina e, aperto il cofano posteriore, mi mostrò casse di frutta e primizie di ogni tipo che mi chiese di poter trasferire sulla mia macchina. Rimasi di stucco, incredulo, e lo pregai di andare via e non insistere. Gli dissi che suo figlio, che non conoscevo e non ho voluto conoscere, sarebbe stato trattato correttamente come tutti gli altri candidati. Ci rimase molto male perché - disse - il suo era un pensiero per il quale non si aspettava un ricambio. Conclusi, allora, che se avesse voluto mostrarmi la sua riconoscenza, avrebbe potuto incontrarmi dopo l'affissione in bacheca dei risultati finali degli esami. Non lo vidi mai più. 
E che dire di quel maresciallo dei Carabinieri che, saputo che ero commissario d'esami in un paese vicino a quello di residenza anagrafica ma proveniente da una scuola distante 1400 km, mi convinse a prendere una camera in un albergo della sede di esami - che sarebbe rimasta mia solo sulla carta - per ottenere così la trasferta assai remunerativa mentre io avrei viaggiato da casa fino all'istituto distante solo 35 Km? Non seppi dire di no al potere della divisa e accettai ma la notte non riuscii a dormire e l'indomani, prima di presentarmi a scuola, passai dall'hotel e disdissi la camera. 

Ma questi sono comportamenti da persone ordinarie, che non sanno stare al mondo. Loro sì che possono insegnarci il senso della vita! 

13 marzo 2012

4 video per ridere, anche se un po' amaro

Dopo le dichiarazioni esplicite e, tutto sommato, oneste di Alfano che rovescia il tavolo per non parlare di RAI e media, di giustizia e corruzione; dopo le parole di Bossi su Monti che "rischia la vita, il Nord lo farà fuori" e quelle su Berlusconi che è diventato il sostenitore più convinto del governo Monti perché "è stato assolto in tribunale: prima era un delinquente e poi improvvisamente è stato assolto..." ci sta anche il vilipendio in chiave satirica della Guzzanti e la parodia della ministra Fornero. 









Ragazzi, abbiate il coraggio di ribellarvi alle regole

11 marzo 2012

Lusi e l'uso del denaro pubblico

L’AMACA di Michele Serra ci offre oggi uno spunto di riflessione sull'uso fatto da Lusi dei soldi del partito. 

Il tenore di vita del senatore Lusi, così come sortisce dalla sua contabilità privata (ma con denaro pubblico), ci parla certamente di un disonesto. Ma ci parla soprattutto di un malato. Di uno spenditore compulsivo, forsennato, dalle cui tasche sfondate potevano uscire 700 euro per un pranzetto in coppia dietro il Pantheon (neanche un mafioso russo ci riuscirebbe), o 70 mila euro per una vacanza alle Bahamas. 
Se fossi il suo avvocato chiederei l’infermità mentale (e non è solo una battuta). Se fossi un suo collega di partito, mi domanderei come diavolo sia possibile che una persona del genere abbia potuto, per anni, avere una responsabilità delicata come quella di tesoriere, mansione che gli si attaglia come quella di vigile del fuoco a Nerone; e come mai nessuno si sia accorto di quello che stava accadendo. Da semplice cittadino, mi domando se la politica italiana è ancora in grado di selezionare con qualche criterio il proprio personale; oppure se, malata anche lei, ha perduto la facoltà di difendersi. Storie come quella di Lusi fanno pensare che la vera antipolitica sia dentro il sistema dei partiti: una di quelle terribili malattie autoimmuni che distruggono da dentro. Michele Serra 


Poi si chiedono perché la gente li guarda in cagnesco e li prenderebbe volentieri a randellate, anche quelli che gridavano Roma Ladrona e agitavano il cappio. 

E la chiamano antipolitica, la motivata reazione popolare di quanti, costretti a stringere la cinghia fino a soffocare, si rivoltano fino al vomito nel vedere all'opera tanti ladroni incalliti ! 




La pagherete, la pagherete cara! Ne sono certo. 


PS: Niente lacrime se salta il centrosinistra di Lusi (Lidia Ravera sul Fatto Quotidiano) 
Il denaro non ha cattivo odore, dicevano i latini. È il modo in cui si sperpera, che puzza di morto. Si può rubare per fame, e in genere si finisce in galera, si può anche rubare per avidità, e in genere si resta in libertà abbastanza a lungo. Ma rubare per mangiarsi un piatto di spaghetti al caviale, veramente, sa di stupido. Rubare per una notte da 1988 euro in un albergo di San Remo, rubare per poter spendere 11600 euro in tre giorni soltanto per tenere le chiappe al sole in Montenegro, perchè il “resort” è “esclusivo ”... sa di disprezzo, sa di coazione a strafare, sa di vuoto morale e mentale. Non per fare la lombrosiana, ma basta guardarlo in faccia, il senatore Lusi, per riconoscere l’eroe dei nostri tempi: occhi torvi e furbi su un fisico bovino. Empatia zero. Bulimia mille. Spiccata propensione alla minaccia. Incapacità patologica a riconoscere i propri torti. “Se parlo io salta il centro sinistra”, ha detto, fingendo di non sapere che lo stavamo tutti ascoltando. Parli senza remore, senatore Lusi: se nel centro sinistra è cresciuto un personaggio come Lei, che salti pure per aria, che vada in pezzi, in briciole, in vacca... Non verseremo una lacrima. 

10 marzo 2012

L'Italia e la sua considerazione nel mondo

Ma guarda te! Gli esponenti più accreditati dell'ex maggioranza, tutti lì a notare la scarsa considerazione in cui è tenuta l'Italia nel consesso internazionale! 
In India i nostri marò, accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati, sono trattenuti in carcere, in attesa di stabilire a chi spetti la gestione dell'eventuale processo; in Nigeria fallisce il blitz delle teste di cuoio inglesi, attuato all'insaputa del governo italiano, con la conseguente uccisione dei due ostaggi, l'italiano Franco Lamolinara e l'inglese Cristopher Mc Manus. 
E tutti lì a gridare allo scandalo, fino alla richiesta di dimissioni del ministro degli esteri da parte del leghista Maroni. 

Come se ci fossimo dimenticati che questo governo è in carica da poco più di 100 giorni proprio per tappare e gestire le falle che il governo precedente aveva lasciato! Come se ci fossimo dimenticati quale fosse la politica estera e la considerazione dell'Italia nell'era Berlusconi! Come se ci fossimo dimenticati che l'attuale governo, solo qualche giorno fa, è stato accusato di interferire in ambiti non di sua competenza, avendo come missione riconosciuta il risanamento economico e finanziario! 

Io non amo particolarmente l'attuale governo perché non mi è apparso affatto equo il modo in cui ha avviato il risanamento della nostra economia e delle  nostre finanze, anche se alcuni provvedimenti sembrano andare nella giusta direzione. Ma vivaddio, è proprio al governo Monti che dobbiamo se l'Italia comincia a riconquistare faticosamente credito e fiducia in ambito internazionale! Quel credito e quella fiducia che il precedente governo-barzelletta era riuscito, in pochi anni, a dissipare completamente. 

Pare sia rientrato solo ieri dalla sua visita privata all'amico Putin. Mi chiedo come mai non gli abbia chiesto la cittadinanza russa.  


O forse l'ha fatto: è l'ultima possibilità che gli rimane dopo aver perso i veri amici africani


La verità è che la malapolitica, messa nell'angolo dai tecnici con il beneplacito dell'opinione pubblica, scalpita per il timore concreto di perdere completamente la faccia e il consenso presso gli elettori.  
Ma ogni suo maldestro tentativo di uscire dall'angolo sembra destinato a produrne l'uscita di scena definitiva. 

09 marzo 2012

Il Pasdaran col QUID

Finalmente mostra il suo Quid l'ex ministro della giustizia berlusconiana, e fa saltare il vertice con il presidente del Consiglio nel quale si dovevano concordare gli interventi legislativi in tema di giustizia, corruzione e tv. 
Ecco perché non andrò al vertice stasera da Monti con Bersani e Casini: non vogliamo parlare di Rai e di giustizia - ha detto. 
E sì! Perché loro, il popolo della libertà e dell'amore, a questo governo tecnico avevano appaltato esclusivamente il lavoro sporco, compreso quello di affamare il popolo del lavoro e delle pensioni minime. Interventi, si badi bene, che sarebbero stati in grado anche loro di fare ma a costo di un danno politico insostenibile. 

Come si permettono, dunque, questi tecnici del c.... d'intervenire in settori di esclusiva competenza dell'ex maggioranza del non governo! Come fanno a non ricordare che il pasdaran col quid in quel governo occupava il ministero della giustizia, nientedimeno!? E aveva già fatto tutti gli interventi legislativi necessari ad affossarla, essa giustizia, nell'interesse esclusivo del committente! Come fanno a non vedere in quale stato è stata ridotta la Rai - servizio pubblico col duplice obiettivo: quello di disinformare e obnubilare i poveri spettatori mostrando le mirabilie del governo del fare e l'altro, di assicurare al competitore privato vantaggi negli ascolti e nella raccolta di pubblicità? 
Si limitino, per cortesia, i tecnici a risanare il Paese in campo economico e finanziario: questa la loro missione! Al resto ci hanno pensato e ci penseranno loro, i pasdaran del partito della libertà e dell'amore.  


Ma pensano davvero che gli Italiani siano rincoglioniti del tutto? Credono davvero che i cittadini di questo povero Paese siano disposti a fare i sacrifici oggi loro richiesti, dopo 10 anni e forse più di nascondimento mediatico della realtà miserabile in cui erano stati portati dai governi del fare una mazza? Se non vedono che si faccia sul serio anche in settori in cui lo sfascio prodotto è ormai sotto gli occhi di tutti? 

Poi si lamentano se a un ministro tecnico gli scappa detto in privato che schifo! E alzano gli scudi e ne chiedono le dimissioni. Ma non si accorgono del senso di schifo che trapela dai volti dei cittadini indignati e stanchi di vederli ancora lì a voler dettare la linea dopo aver fallito su tutta la linea?! 

Ps: adesso che il suo delfino ha mostrato il quid e che l'amministratore unico, quel tal Fedele, ha rappresentato al governo le difficoltà della sua azienda che rischia di licenziare, il padre nobile può andarsene tranquillo in Russia, a celebrare i fasti di Putin, l'unico amico, ancora in sella, rimastogli nel consesso internazionale . 

Che schifo! Voi non lo dite? 

07 marzo 2012

Un 8 Marzo problematico, non solo per le donne


Domani è l'8 Marzo 2012, la data che ricorda lo sfruttamento, le discriminazioni e le violenze subite dalle donne nel mondo del lavoro e in famiglia, ma anche le conquiste socio-economiche e politiche realizzate nel corso degli anni. 

Nella maggior parte dei casi questa ricorrenza si risolve in un'occasione per le donne di darsi al divertimento sfrenato, trasgressivo con l'esclusione dei rispettivi compagni; per gli uomini nel regalo del rametto di mimosa alle donne della propria cerchia, a partire dalla moglie o fidanzata.  

Difficilmente si riflette sulla strada fatta dalle donne nel processo di emancipazione e di riconoscimento della parità e su quanta ne rimane ancora da fare. Dai trattamenti discriminanti nel campo del lavoro, nel ruolo domestico e in quello della rappresentanza politica. Per non parlare della violenza e dei maltrattamenti che le donne subiscono dentro e fuori la famiglia, fenomeno che l'ISTAT ha monitorato e che negli ultimi mesi, non che ridursi nelle sue dimensioni, ha registrato un preoccupante incremento.   

Io penso che la donna a tutte le latitudini, per il compito esoso che svolge nell'ambito familiare, per l'impegno e la dedizione che mette nell'attività lavorativa, per il contributo notevole che offre nel sociale e in politica alla costruzione di un mondo più giusto, più umano e solidale, meriti il riconoscimento unanime e il sostegno di tutte le persone di buona volontà.

Voglio riproporre gli auguri formulati su questo blog esattamente un anno fa e sempre validi:

  • che le donne, tutte le donne, siano riconosciute nel lavoro che svolgono alla pari dell'uomo; 
  • che le donne, tutte le donne, abbiano lo spazio che meritano in politica e nella società; 
  • che lo stupro venga condannato ovunque come uno dei reati più odiosi; 
  • che il lavoro domestico della donna venga riconosciuto come un servizio sociale primario; 
  • che le donne, tutte le donne, siano riconosciute in Italia e nel mondo come costruttrici di pace; 
  • che le donne, tutte le donne, vengano apprezzate anche per quello che sono dentro e non solo per quello che mostrano fuori; 
  • che finisca lo sfruttamento vergognoso del corpo della donna; 
  • che tutti boicottino quei prodotti pubblicizzati attraverso messaggi ammiccanti al sesso femminile; 
  • che le donne, tutte le donne, si emancipino totalmente dalla subordinazione ad un potere corrotto; 
  • che le donne, tutte le donne, aiutino i loro uomini a diventare o rimanere persone libere.




Link utili: 
Al via un percorso contro violenza e discriminazione
Giornata internazionale della donna
8 MARZO, FESTA DELLA DONNA ?
Movimenti di emancipazione della donna
Le Donne Italiane tra Famiglia e Carriera

06 marzo 2012

Débâcle Primarie: boomerang, 'svendola' o 'cetriolo' ?

Serpente di Sicilia a boomerang 
Finora nelle primarie di schieramento avevamo assistito alla sconfitta del candidato ufficiale del PD a tutto vantaggio del candidato della sinistra, come a Milano con Pisapia, a Cagliari con Zedda, a Genova con Doria, alle regionali in Puglia, con Vendola. Avevamo visto anche il fallimento delle primarie a Napoli e la candidatura autonoma di De Magistris sbaragliare sia la coalizione di centrosinistra che quella di centrodestra. 

Non era ancora successo che il candidato indicato e sostenuto dai tre partiti del centrosinistra (PD, IDV e SEL) venisse battuto da un fuoruscito del Partito umanista approdato ed espulso dall’Italia dei Valori proprio in seguito alla sua decisione di candidarsi alle primarie. 


Questo è avvenuto Domenica 4 marzo a Palermo dove Fabrizio Ferrandelli ha battuto per una manciata di voti la candidatura - unitaria sulla carta - di Rita Borsellino. 
A farne le spese non è soltanto un centrosinistra allo sfascio - che dovrebbe ridefinire il proprio progetto politico oltre che ripensare a come gestire lo strumento delle primarie - ma la realtà siciliana ormai priva di riferimenti credibili. 
E poi c'è lo sbando di un vertice PD che non sa più chi è e chi rappresenta. Si direbbe che qualunque scelta faccia ormai, gli si rivolti contro come un boomerang. Non sarebbe l'ora che gli uomini dell'apparato ne traessero tutte le conseguenze? 


Palermo, caos Pd 
Primarie, ennesima sconfitta 

04 marzo 2012

Ciao Lucio

Te ne vai con i tuoi angeli e le tue rondini dopo avere conosciuto la profondità del mare e il dramma dello stare al mondo; ci hai accompagnato per cinquant'anni con le tue canzoni ma la tua musica rimarrà con noi mentre tu raggiungerai le stelle.  

La Chiesa istituzionale ti concede funerali in San Petronio ma non vuole che nelle sue navate risuonino le tue note.  
Sono certo che esse riecheggeranno altissime in tutte le piazze e strade d'Italia.  



Certo, nessuno pensa di mettere un juke-box sull'altare di San Petronio o una pianola nel confessionale. Però fatico a comprendere quale danno produrrebbe alla dimensione spirituale dell'evento la presenza di un violinista che accogliesse l'ingresso della bara con gli accordi di 4 marzo 1943. La rigidità dei principi rimane un dono finché non si trasforma nell'incapacità di sintonizzarsi sul sentimento comune, su quella voce d'angelo che per sempre ci canterà "aspettiamo che ritorni la luce - di sentire una voce - aspettiamo senza avere paura domani". da Funeral party di Massimo Gramellini su La Stampa 



Quasi un testamento spirituale, la sua ultima Henna



Roberto Vecchioni: E’ stato il cantore di ogni sfumatura dell’affettività. Nei suoi versi comprende tutto l’umano, dal dramma dello stare al mondo a quello politico e sociale. C’è il senso del riscatto, la forza della rivincita. 
Andrea Mingardi: Mi sento come se avessi giocato finora a biliardo e all’improvviso il mio compagno non c’è più. 

L'ultima intervista: Io, l'amore, la musica
Dalla e la fede: In ogni uomo vedo Gesù
Quell’anarchico - religioso di Lucio Dalla
Lucio Dalla è un peccatore: no al funerale religioso

01 marzo 2012

4 Marzo 1943 - 1 Marzo 2012: la parabola esistenziale e artistica di Lucio Dalla, un Grande della musica italiana

Io lo ricordo così ... 


Se ne va in punta di piedi, così come era vissuto, con il suo aspetto clownesco e domestico anche nei travestimenti da barbone randagio, al culmine del successo, all'inizio dell'ultimo suo tour europeo


Ci lascia 50 anni di successi e un'attività artistica senza pari. 
Le sue canzoni Itaca, Il gigante e la bambina, 4/3/1943, Nuvolari, Come è profondo il mare, Quale allegria, L'ultima luna, Stella di mare, L'anno che verrà, Piazza Grande, Ma come fanno i marinai, Balla balla ballerino, Cara, Futura, Se io fossi un angelo, Caruso, Attenti al lupo, Apriti cuore, Canzone, Tu non mi basti mai, Telefonami tra vent'anni, Due dita sotto il cielo, Malinconia d'ottobre, fino a Nanì, presentata a Sanremo con il giovane Pierdavide Carone, hanno rappresentato la colonna sonora di molte generazioni. 




Se n'è andato ma la sua musica e i suoi testi continueranno a tenerci compagnia in questi anni bui e per molto altro tempo ancora. 

Addio Lucio, la tua morte improvvisa ci addolora come quella di un familiare. 

TAV - NO TAV: Appello al Presidente del Consiglio

Dopo solo 7 giorni dal lancio dell'iniziativa, oltre tredicimila persone hanno già sottoscritto l'Appello al Presidente del Consiglio Mario Monti, promosso da Sergio Ulgiati (Università Parthenope, Napoli), Ivan Cicconi (Esperto di infrastrutture e appalti pubblici), Luca Mercalli, (Società Meteorologica Italiana), Marco Ponti (Politecnico di Milano) e sostenuto da 360 Professori, Ricercatori e Professionisti, per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino–Lione. 

Con le firme che i cittadini stanno aggiungendo all'Appello si chiede che il Presidente del Consiglio riceva i promotori che intendono illustrargli le criticità del progetto e il saldo negativo costi-benefici dello stesso. 


Firma anche tu la sottoscrizione al fine di ottenere un serio ripensamento, anche al livello politico e istituzionale, relativamente a fattibilità e sostenibilità dell'opera. 




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Ps: non voglio entrare nel merito del problema perché non ne ho le competenze ma solidarizzo con gli abitanti della Val di Susa. La mega-opera che i Valsusini non vogliono assomiglia tanto al Ponte sullo Stretto che, per fortuna, rimarrà soltanto nei costosi progetti e piani esecutivi. (Solo di progetti, burocrazia e trivellazioni è già costato 300 milioni di euro. Esiste ancora una società pubblica che paga stipendi e butta via risorse). 

L'Italia avrebbe bisogno, un grande bisogno, di opere di risanamento e manutenzione: le scuole pubbliche e gli ospedali cadono a pezzi; il territorio - da Nord a Sud - è in uno stato di dissesto pauroso; le periferie urbane vivono un degrado insopportabile; le ferrovie e le strade nel Sud del Paese sono in una condizione vergognosa, da 3° mondo. 

Qui si potrebbe e dovrebbe investire nell'interesse dei cittadini e guardando al futuro! 

29 febbraio 2012

Perché consiglio i concerti di Pippo Pollina

- perché le sue canzoni fanno bene al cuore;

- perché i suoi amici sono i miei amici;

- perché l'arte, quando è tale, non può avere padroni
e non si prostituisce.  

In questo senso, e con immutata fiducia, vi comunico quindi le date del mio prossimo tour italiano nell'intima speranza di vedere tantissimi di voi in teatro. Il teatro, quel luogo dove si celebra la memoria, e che gli assassini delle coscienze stanno cercando di cancellare dal vocabolario comune di una società volgare e piegata dalla viltà. (P.P.)



Con queste parole Pippo Pollina chiude la nota in Facebook con cui annuncia il suo tour di  primavera in Italia, dopo aver denunciato la crisi, anche della cultura e delle arti, in cui affoga il nostro Paese. 

Il tour di Pippo che partirà il 26 marzo da FAENZA (RA), in Sicilia toccherà LICATA (AG) il 28 Marzo e PALERMO il giorno successivo. 
Il concerto abitare il sogno: un viaggio di musica e parole lungo 30 anni darà a Pippo l'opportunità di fare riferimento ad episodi e aneddoti tratti dal suo racconto autobiografico Abitare il sogno, scritto in collaborazione con Franco Vassia. Ma, soprattutto, di offrirci un'antologica della sua straordinaria produzione musicale, accompagnato dalla sua chitarra, dal suo pianoforte e dal sax di Gaspare Palazzolo.  





 


Voglio citare di Pippo un'altra nota, ospitata nel mio blog il 20 maggio 2010, in cui poesia e rimpianto per cose e persone di un tempo che fu diventano un unicum armonico.  
Quello che mi manca 
Sono donne e uomini. Sono pietre sicure su un cammino pieno di vento e di bugie distese al sole. Sono gli interpreti di utopie vecchie come il mattino che verrà. Sono gli occhiali di osso scuro di Pier Paolo Pasolini e le sue eresie in bianco e nero, le sue parole prestate all'arte senza un perchè... È il canto della terra di Mercedes Sosa, madre di ogni madre, voce dei disperati e di ogni dolore che recita la pioggia al contraio nei barrios sperduti dell'America latina... (Pippo Pollina)

Dai giornali poveretti: "Solo un cretinetti"


Condivido pienamente la nota di Michele Serra su La Repubblica di oggi. Mi piacerebbe soltanto vedere in faccia qualche lettore di questi sedicenti giornali e scambiarci qualche parola. Forse riuscirei a convincerli che, nella maggior parte dei casi, non si tratta di giornali ma di carta straccia. E molti di coloro che li imbrattano, non sono giornalisti ma pennivendoli prezzolati che spesso, individuato il nemico di turno del loro padrone, gli scaricano addosso tutto il veleno di cui dispongono nel tentativo di fidelizzare i loro lettori (?). 

Forse è davvero responsabilità loro se in questo Paese si è perduta, ormai da tempo, la civiltà del dialogo e dell'ascolto. 


“È solo un cretinetti” è l'elegante titolo che il Giornale dedicava ieri, a tutta prima pagina, al manifestante no-Tav caduto dal traliccio. In termini semantici, politici, soprattutto umani, la derisione dell'agonizzante fa da perfetto pendant alle scritte sui muri della sedicente area antagonista contro Caselli. Nessuna differenza, né di stile né di significato, quando si cancella la fisionomia umana del  “nemico”. Da tempo, del resto, un pezzo importante del giornalismo italiano di destra sembra avere perduto ogni rispetto: di se stesso. Vanno in televisione (su tutte le reti, a tutte le ore del giorno) in giacca e cravatta, sfoderando sorrisi e discorrendo amabilmente: e quelle sono le pubbliche relazioni. 
Poi in privato, sui loro giornali, per la cerchia ristretta dei loro lettori, il linguaggio diventa sputo. Non le idee, ma le singole persone, con nome e cognome, sono esposte all'odio e al disprezzo, come teste mozze sulle picche. Meritevoli di sghignazzo anche da rapiti o da morti, come fecero con il povero, umile, coraggioso Ernesto Baldoni, ammazzato dagli assassini islamisti e trattato da coglione perché (pensate!) viaggiava da free-lance in zona di guerra. Adesso c'è il cretinetti morente. Tanto, in capo a un paio di giorni, tutto passa in cavalleria. C'è un nuovo dibattito televisivo da affrontare con piglio british, e un nuovo titolo sul quale infilzare la preda di turno. 
Speriamo che il prossimo sia almeno in buona salute. Michele Serra

A questi pseudo-giornali e ai loro sedicenti gionalisti ho dedicato alcuni post. Leggili.
Eroici i giornalisti del Giornale e di Libero! 
Se quelli del Giornale alla Sallusti o quelli di Libero ... 
COSA CI POSSIAMO ASPETTARE DA QUELLI DI LIBERO E DEL GIORNALE? 

27 febbraio 2012

Come si fa a non leggere e riflettere sull'esaustiva pagina di Franco Cordero in Repubblica di oggi?

Il suo stile scientemente involuto, l'erudizione somma, il lessico ricco, preciso e inconsueto possono renderlo ostico ai più. Ma la vivacità del pensiero, l'ironia e l'indignazione intellettuale ne fanno un pensatore e uno scrittore affascinante. Le sue analisi possiedono il timbro della saggezza ingenua delle favole per bambini, giovevoli specie agli adulti.  

Tutti gli scudi del Cavaliere - di Franco Cordero 
L’Ex-premier è imputato a Milano quale corruttore in atti giudiziari: una parte congeniale, visti i precedenti, stavolta tintinnano 600mila dollari all’avvocato londinese David Mills, esperto in labirinti fiscali nonché servizievole testimone. Lo racconta il predetto, confesso in Inghilterra e Italia, sicché alla difesa resta solo l’arma del perditempo, tanto da estinguere i reati. Monsieur B. aveva ricusato l’intero collegio: è la nona volta e soccombe ancora, impassibile. Le sue guerre forensi sono materia da stomaco forte, dove onore, verità, belle figure dialettiche contano poco. Se l’asserito reato esista e sia ancora punibile, doveva dirlo il Tribunale. 
L'ha detto: esiste e nei suoi calcoli risulta estinto dal tempo; era punto controverso. In lingua meno tecnica, l’impenitente corruttore schiva la pena e gli resta il marchio: fosse dubbio il fatto, sarebbe assolto; non se ne vanti, quindi. Avere schernito Dike con i versi della scimmia è titolo da compagnia equivoca: infatti vi gode un meritato culto, patrono con aureola; Kronos mangia i delitti. 
L’analisi comincia dalla persona. Esistono italiani intolleranti della serietà: preferiscono Crispi a Cavour; detestano Giolitti; liquidano De Gasperi; amano i buffoni, specie quando emergano aspetti sinistri. Mussolini li incanta con le smorfie al balcone e sotto la divisa da primo maresciallo dell’Impero: vola, nuota, balla, scia, miete, batte il passo romano, farnetica glorie militari; dopo vent’anni resterebbe a vita nella sala del mappamondo se non muovesse guerra a tre imperi.  
Berlusco Magnus è catafratto nella sicumera degl’ignoranti: sguaiato megalomane, ha fantasia fraudolenta, menzogna estrosa, occhio sicuro nel distinguere i lati peggiori dell’animale umano; vìola allegramente ogni limite. Le sue gesta stanno in quattro verbi: corrompe, falsifica, froda, plagia (mediante ipnosi televisiva, allevandosi una massa adoperabile); cervelli e midolla sono materia plastica. Due mosse strategiche dicono cos’abbia in mente: appena salito al potere, homo novus, propone guardasigilli l’avvocato che gli combinava ricchi affari loschi (il capolavoro è la baratteria con cui s’impadronisce della Mondadori comprando una sentenza); e degrada a bagatella il falso in bilancio, importantissimo nella diagnostica penale. In due legislature, padrone delle Camere, attua quel che sarebbe appena immaginabile in monarchie piratesche: governo personale, quasi lo Stato fosse roba sua; brulicano voraci faune; i convitati spolpano l’Italia. L’effetto non tarda. Fanno testo i numeri forniti dalla Corte dei conti: 60 miliardi l’anno nel giro d’affari corrotti; e un’evasione fiscale calcolabile in 100-120 miliardi; invano il Consiglio d’Europa raccomanda misure contro la tenia economica (verme nient’affatto solitario, visto come gavazzano P3, P4 et ceterae); il governo non batte ciglio. Metà dell’intera patologia europea fiorisce qui. Dove porti la politica del laissez manger, è presto detto: traslocando nel novembre 2011, sotto l’assalto dei mercati, l’Olonese lascia un debito pubblico pari a 1.905.012 (miliardi d’euro) ossia il decuplo dell’annua emorragia malaffaristica; aveva governato otto anni e mezzo, «uomo del fare». I conti tornano. 
Estinzione del reato, dunque, e se l’è sudata: incasserebbe i quattro anni inflitti a Mr Mills da Tribunale e Corte d’appello se le Camere affollate da uomini e donne del sì non votassero un malfamato lodo che vieta i giudizi penali nei suoi confronti, quia nominatur leo, strapotente capo del governo; quando va in fumo, dichiarato invalido, gli servono un privilegio dell’impedimento d’ufficio a comparire nell’aula. Così passano settimane, mesi, anni. Era latta anche questo scudo: finalmente compare ma nominor leo, quindi concede al massimo un giorno alla settimana e il dibattimento, illo tempore sospeso, deve ripartire davanti a un collegio diverso; il tutto basta appena, essendosi Sua Maestà accorciati i termini della prescrizione, con relativa amnistia occulta. Caso mai non bastasse, aveva pronte due leggi da manicomio: l’imputato ricco allunga finché vuole i dibattimenti arruolando testimoni a migliaia, e sul processo pende una mannaia; scaduto il termine, gli affari penali svaniscono. 
Sembrano incubi d’un cattivo sonno. No, è vergognosa storia recente. Come Dio vuole, sabato 12 novembre 2011 esce dal Palazzo avendo condotto l’Italia a due dita dalla bancarotta, ma non pensiamolo depresso: cova revanche; arrotano i denti dignitari, sgherri, domestici d’ambo i sessi, infuriati dalla prospettiva d’una ricaduta nel nulla. 
Mercoledì 22 febbraio nelle tre ore del colloquio col successore tocca argomenti caldi quali Rai e giustizia: le cosiddette «carriere separate» ossia un pubblico ministero governativo, che dorma o azzanni, secondo gli ordini; non dimentichiamo chi voleva installare in via Arenula. Gli spiriti animali restano integri. Lo confermava l’energico sostegno al piano delle Olimpiadi, come se opere colossali, talora finte, non avessero divorato abbastanza denaro; particolare pittoresco, sedeva a banchetto qualche gentiluomo del papa. La Corte dei conti (16 febbraio) chiede due misure dal senso chiaro: riconfigurare comme il faut il falso in bilancio; e un regime equo della prescrizione, l’attuale essendo criminofilo. 
Ogni tanto lamenta d’avere speso somme enormi in parcelle. Parliamone: ai bei tempi penalisti d’alta classe giostravano nel merito delle cause, fatto e diritto, sdegnando i cavilli procedurali; dura il ricordo d’avvocati giuristi quali Arturo Carlo Jemolo o Alfredo De Marsico, morti quasi poveri dopo una lunga vita in cattedra e sui banchi giudiziari. 
Erano sapienti ma disadatti al mestiere, commentano eroi del Brave New World, scambiando sogghigni porcini. L’immagine viene da Orwell, nella cui molto istruttiva Fattoria degli animali comandano maiali umanoidi dal freddo aplomb manageriale: una specie importante; chiamiamola verres erectus. Siamo salvi dal default. Deo gratias. Rimane una questione grave: quanto mordano nel codice genetico gli ultimi vent’anni; anzi, trenta, se v’includiamo l’antipedagogia televisiva. 

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