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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com

09 febbraio 2012

La lettera di Libertà e Giustizia a Bersani

La Costituzione non è una merce di scambio, e se occorre riformarne alcuni aspetti ciò potrà essere fatto da un nuovo Parlamento, eletto con una legge che non grugnisca

Caro Bersani, 

leggiamo oggi di un comunicato congiunto tra il suo partito e il PDL, nel quale si dichiara, anzitutto, che i due partiti concordano sull’esigenza di cambiare l’attuale sistema elettorale, restituendo ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Libertà e Giustizia non potrebbe essere più d’accordo, visto che da più di due anni ha fatto della cancellazione del Porcellum una delle sue battaglie prioritarie, e che ha partecipato lo scorso settembre, alla raccolta firme per abrogare la legge elettorale. Aggiungiamo solo che va parimenti cambiata la disposizione che prevede l’attuale abnorme premio di maggioranza, il cui effetto è di consegnare la maggioranza assoluta del Parlamento al raggruppamento che ottiene più voti, anche se rappresenta magari solo il 30 per cento degli elettori.

Leggiamo poi nel comunicato congiunto che si vuole altresì porre mano – congiuntamente – alle “riforme istituzionali” e che “i due aspetti vanno collegati”. Risulta, in particolare, che si discuta di  superamento del bicameralismo, riduzione del numero dei parlamentari, rafforzamento dei poteri dell’esecutivo.
Ci permetta di manifestarle il nostro dissenso: una cosa è la modifica della legge elettorale, che è certamente indispensabile al fine di dare ai cittadini la possibilità di eleggere un Parlamento degno di questo nome. Altra e ben diversa cosa – che non riteniamo affatto debba essere “collegata” – è imbarcarsi in una inutile e perniciosa trattativa con il PDL sulle “riforme costituzionali”.
Inutile perché appare evidente che il fine fondamentale perseguito da Berlusconi con l’insistenza sulle riforme costituzionali condivise è la possibilità di “tornare in campo” con una nuova legittimazione, addirittura quella di riformatore della Costituzione! Ricordiamo, peraltro, cosa hanno pensato i cittadini italiani nel 2006 degli interventi berlusconiani sulla Costituzione…
Perniciosa perché se il PD fosse così malaccorto da prestarsi a riaccreditare Berlusconi sulla scena politica italiana ne verrebbe travolto, perdendo definitivamente la propria credibilità agli occhi dei cittadini: i quali sanno bene che la condizione disastrosa in cui versa oggi il paese è il risultato di quasi vent’anni di governi berlusconiani, e del loro caratteristico mix di insipienza e corruzione.
Così come lo sanno i governi di tutto il mondo civile, i quali non capirebbero né potrebbero tollerare un rientro di Berlusconi sulla scena politica italiana.
La Costituzione non è una merce di scambio, e se occorre riformarne alcuni aspetti – con la dovuta cautela e competenza – ciò potrà essere fatto da un nuovo Parlamento, eletto con una legge che non grugnisca. 

L'Italia attanagliata da freddo polare e gelo


Sembra non volersi arrestare l'ondata di neve e gelo che adesso interessa anche le estreme regioni meridionali e le isole. A consultare i bollettini meteo non c'è da stare allegri. 
Da domani, infatti, una nuova ondata di aria polare proveniente dalla Russia investirà nuovamente la penisola. Tra la notte di giovedì e quella di venerdì un vortice di aria gelida porterà un calo delle temperature, con pioggia al sud e sulle isole e nevicate anche a quote di pianura su Trentino alto Adige, Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise. 

Il maltempo, che avrà il suo apice tra la notte di venerdì e quella di sabato, farà registrare in tutta Italia temperature glaciali con nuove ed abbondanti nevicate al centro-sud, sulle zone costiere e anche su Roma. 
Se le previsioni meteorologiche non dovessero cambiare le città più colpite dalle precipitazioni nevose saranno Genova, Bologna, Trento, Bolzano, Rimini, Ancora, Perugia, Firenze l’Aquila, Campobasso e Nuoro durante la giornata di venerdì, mentre sabato le situazioni più critiche si vivranno a Udine, Venezia, Milano, Alghero, Olbia e Roma dove sono previsti almeno 10 cm di neve. 
Freddo polare e gelo continueranno almeno fino a fine mese. Questa volta amministrazioni comunali e Protezione Civile dovrebbero essere più preparate ad affrontare l’emergenza. 

Ciò che meraviglia è che regioni dell'estremo nord europeo, come l'Islanda  e l'Irlanda, stanno vivendo intanto una primavera anticipata con temperature miti e senza precipitazioni nevose. Faremmo bene a migrare verso Nord? 

08 febbraio 2012

Il lungo inverno di Berlusconi

Nella lunga intervista rilasciata a Philip Delves Broughton, pubblicata online su The Atlantic con il titolo Berlusconi in Winter, l'uomo appare stanco e provato.

Risulterebbe anche patetico se non lo pensassimo come il vecchio caimano in letargo, sempre pronto al risveglio improvviso. 



Ripercorre la sua carriera di imprenditore e politico utilizzando il solito armamentario, noto al grande pubblico; ma lo fa con un certo distacco, come se raccontasse le imprese di un altro. Si sente tutta la sofferenza per aver dovuto lasciare, con il governo, anche le luci della ribalta. 


Gigioneggia, però, raccontando del nipote Alessandro che a 4 anni mostra interesse per una bella cameriera di pizzeria che vuole portare allo zoo a vedere i coccodrilli. 
Si vanta di essere giudicato il politico più in grado di muovere le folle e di aver creato un museo di cactus, tra i più completi al mondo. 
Dichiara con convinzione di non aver fatto niente di cui vergognarsi e dover chiedere scusa. 

L'unica cosa di cui non mi hanno mai accusato - aggiunge con malcelato orgoglio - è di essere gay. Non ho nulla contro gli omosessuali, sia chiaro. Anzi - conclude - ho sempre pensato che più gay ci sono in giro,  meno concorrenza c'è


Dal momento che Monti e i suoi tecnici lo hanno defenestrato anche dalle prime pagine dei giornali e dai notiziari tv, si ritaglia questi spazi per non farsi dimenticare, per dirci che c'è e veglia sui destini del Paese, per prepararci al suo ipotizzato ritorno. 

L'intervista è da leggere, ci aiuta a capire come trascorre i suoi ozi dorati e quali potrebbero essere le prossime mosse. A partire dall'accordo sulla legge elettorale per tornare in campo, fino alla scalata al Quirinale nel 2013. 
Al di là delle apparenze, non sembra disposto a mollare la presa. Per capire quanto sia per niente rassegnato, leggere anche, su la Repubblica di oggi, Quell'etica finta del nuovo caimano di Franco Cordero . 

07 febbraio 2012

Schettino sta a nave = Alemanno sta a neve

















Per dimostrare l'equazione ricorro alla nota di  Lidia Ravera, oggi su Il Fatto Quotidiano:
Un primo cittadino che sembra Schettino 
Il Generale Inverno è arrivato in soccorso ai professori. Da quando si è installato con i suoi letali dieci centimetri di neve, non si parla più di tasse, di pensioni, di tagli, di macelleria sociale. A malapena regge l’articolo 18, ma se lo tirano addosso fiaccamente, in un “pink” pong un po’ stereotipato, la signora Ministro e la signora Sindacato. Tutto il volume di fuoco della stampa nazionale si è spostato: dalla politica alla meteorologia. Si scruta il cielo, con l’angoscia che era riservata agli indici mibtel. Riuscirò a partire? E se parto riuscirò a tornare? Ci sarà ancora lo zucchero al supermercato? L’emergenza, comunque, è garantita. Ed è bene. Dell’emergenza non si può più fare a meno. Siamo tutti drogati da emergenza. Ci piace avere sempre un vigliacco, un incompetente, un bugiardo da condannare. Due settimane fa era Schettino, adesso è Alemanno. Variazioni sul tema dell’irresponsabilità personale! Uno lascia la nave appena affonda, l’altro sparge il sale sulla pioggia e quando nevica l’ha finito. Che cosa voleva fare? Un Resort di Thalassoterapia? Roma Capitale Termale? Gli è andata male. E ha ripiegato su qualche sport invernale: pattinaggio involontario, sci di fango e lancio di palle da neve... che si aggiungono a tutte le altre.

Il sindaco Alemanno? Come Schettino - da il Futurista

06 febbraio 2012

Possiamo tornare a vedere di notte le lucciole?


Quando usiamo il termine lucciole, pensiamo a corpi in vendita ad ogni angolo che offrono l'amore a saldo, come recita la poesia di Cresy Crescenza,  e non alla lucciola della filastrocca che 
brilla di notte e nessuno sdrucciola,
di notte brilla con mille sorelle
e par che il cielo abbia perso le stelle
che son cadute tutte sul prato
e tu cammini… in un cielo stellato! 


Già nel 1975, in Scritti corsari, Pasolini sosteneva che nei primi anni sessanta, a causa dell'inquinamento dell'aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell'inquinamento dell'acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c'erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta). Quel qualcosa che è accaduto una decina di anni fa lo chiamerò dunque scomparsa delle lucciole.  

Ma il fotografo giapponese Tsuneaki Hiramatsu ha catturato la loro bellezza in una luce completamente nuova, utilizzando la fotografia time-lapse. Le immagini sono state scattate in tutto il Giappone, l'effetto è stato ottenuto utilizzando diverse esposizioni e aperture sulla sua macchina fotografica Nikon. Queste fotografie di Hiramatsu sono state scattate nelle zone selvagge della Prefettura di Okayama - nessuna di esse è stata catturata con i flash della fotocamera o la luce artificiale. 







Le lucciole vivono ancora e prosperano in condizioni di umidità, e possono trovarsi in tutti i continenti eccetto l'Antartide. Ma stanno scomparendo in tutto il mondo a causa dell'inquinamento dell'habitat, dell'immissione di veleni nell'atmosfera e dell'incremento del traffico. Ci sono, tuttavia, alcune cose che possiamo fare per aiutare le lucciole a fare ritorno nelle nostre zone. Lasciare un certo margine di natura selvaggia sulla nostra proprietà: alberi della foresta, letame ed erbe lunghe creano ambienti accoglienti per le lucciole. Stagni e corsi d'acqua sono fondamentali per il loro ambiente, e si può incoraggiare ulteriormente il loro numero, riducendo la quantità di luce nel nostro giardino di notte ed eliminando i fertilizzanti chimici e i pesticidi. Seguendo queste indicazioni (ed altre ancora) - come suggerisce Firefly, è possibile tornare a vedere le lucciole. 

Fonti:
Daily Mail Online
Digital Photo Blog
Firefly
Portfolio poetico
La fattoria di Nonna Sara
P.P. Pasolini - Scritti Corsari

05 febbraio 2012

Le immagini più curiose di Roma sotto la neve

Il solito pupazzo 
Alemanno
presidia il Campidoglio,

pronto ad intervenire contro

i cittadini incazzati 
I gladiatori in ritirata  
Il punto di vista del Papa 
Una cittadina volenterosa si adopera come può 
Tre turiste giapponesi davanti a Fontana di Trevi 
La scalinata di Trinità dei Monti 
Il Colosseo 
Automobili parcheggiate 

Piazza San Pietro 
Piazza Navona 

Isola Tiberina 
Piazza Venezia e Altare della Patria 
Viale di Roma sotto la neve 

03 febbraio 2012

LA GARDERIE UNAUTREMONDE CRESCE!

Ricevo da Franca Banti, e volentieri pubblico 

Inaugurata il 15 gennaio 2009 la Garderie Unautremonde è una struttura scolastica unica e speciale. 
È nata con l'obiettivo di creare un asilo per garantire educazione, nutrizione e crescita; per assottigliare significativamente le disparità di genere e di classe nell'accesso all'istruzione. 

Dopo un iter relativamente breve rispetto alla consuetudine, la Garderie Unautremonde ha ottenuto il riconoscimento ufficiale dal Ministero dell'Educazione Senegalese. 

Attualmente l'asilo ospita gratuitamente circa 40 bambini provenienti da una baraccopoli del quartiere di Medina e 40 bambini di estrazione sociale più abbiente del quartiere di Gibraltar 2 di Dakar, che versano un contributo mensile di circa 15 euro. Diversamente da tutte le strutture scolastiche pubbliche o private del Senegal, la Garderie Unautremonde è l'unico asilo a tempo pieno (dalle 8.00 alle 17.00) con 4 classi di 15 bambini per garantire una formazione educativa accurata e di ottimo livello, fornendo giornalmente il pranzo e due merende. 

Il personale impiegato è aumentato sensibilmente con una supplente che aiuta nella classe dei bambini più piccoli e un insegnate di arabo che tiene un corso di avvicinamento alla lingua di due ore alla settimana per classe. In più una giovane stagista sta frequentando la garderie per imparare ad insegnare.

Visita Garderie Unautremonde per contribuire al progetto o per saperne di più. 


GUARDA IL VIDEO



Ecco come sta evolvendo o involvendo la situazione in Senegal.  

Le proteste di queste giorni stanno continuando in tutte le città. A Podor durante una manifestazione sono morte due persone e ci sono sette feriti gravi ricoverati in ospedale. Alcuni giornalisti hanno ricevuto minacce di morte, un numero imprecisato di militanti del movimento M23, tra cui uno dei portavoce nazionali, sono stati arrestati senza rendere note le motivazioni delle misure detentive. Altri a Saint Louis sono stati liberati dopo due giorni di detenzione grazie alla mobilitazione popolare della città.

Tutti i ricorsi presentati alla Corte Costituzionale sono stati respinti, aumentando esponenzialmente la tensione. 
Fallita la strada giudiziaria, tutta l'opposizione si prepara per domani.... In tutti i quartieri di Dakar e delle altre città sono in corso riunioni organizzative.... L'obiettivo dichiarato è uno solo: risolvere la candidatura di Wade una volta per tutte.

La Corte Costituzionale Senegalese ha convalidato la candidatura per il terzo mandato dell'attuale presidente della repubblica Abdoulaye Wade. La protesta contro questa decisione che va contro la democrazia si è diffusa ben presto per tutte le città del Senegal. 
Vorremmo fare in modo che la comunità internazionale e quanta più gente possibile accenda l'attenzione e faccia pressioni per chiedere il ritiro di Abdoulaye Wade dalle prossime elezioni presidenziali del 26 febbraio. 
L'immagine è una sintesi grafica del nome di Wade con la W di abbasso. E' stata pensata per comunicare rapidamente un giudizio netto e inappellabile del molto poco democratico presidente Wade.  
Maurizio Polenghi - Responsabile Italia Garderie Unautremonde

02 febbraio 2012

Monti, la volpe e l'uva


Il premier sostiene che il posto fisso è monotono e che i giovani farebbero bene a non tenerlo da conto. 
Il guaio è che si rivolge ad una platea di giovani e meno giovani che il problema non se lo pongono perché se è diventato una chimera il posto fisso, il posto di lavoro - tout court -  è ormai, per tanti di loro, una fata morgana

A quelli che, pur di far qualcosa e non pesare sulle magre entrate dei genitori o dei nonni, accettano di lavorare senza tutele per 15-20 euro al giorno, farebbe bene il premier a non parlare della noia del posto fisso. Non pensi che essi, poiché ormai è irraggiungibile, possano autoingannarsi come la volpe con l'uva. 

Presto dell'inganno si accorgeranno anche le bambine, appena riusciranno a valutare consapevolmente il futuro che sta loro preparando nonno Mario







30 gennaio 2012

Così Feltri dà sul Giornale la notizia della morte di Oscar Luigi Scalfaro

Mi sembra logico! Lui e gli altri che scrivono su quel foglio possono santificare solo il loro padrone, che per questo li paga lautamente. 

Tante cose si possono non condividere di Scalfaro ma di una cosa sono certo: capì prima di tanti altri dove stava il marcio che corrodeva lo Stato alle sue fondamenta. Questo il motivo dell'attacco violento di Feltri nel giorno della sua morte. E per far questo il grande pennivendolo non si perita di scomodare Montanelli che farebbe bene a non nominare. 

E a proposito dello scontro fra Berlusconi e Scalfaro, voglio citarlo anch'io Montanelli che in un editoriale sulla Voce del 15 marzo 1995 scriveva:  Berlusconi è soltanto un uomo di partito ed anche come tale un principiante cui non si può chiedere il rispetto per il capo dello Stato visto che non ha nessuna idea di cosa sia lo Stato.  

Sarei curioso di sapere se l'esimio Feltri ha già pronto il necrologio per il caro Silvio!



Il galantuomo e il cavaliere - Eugenio Scalfari 
Il senso dello Stato e i suoi nemici - Oscar Luigi Scalfaro 

28 gennaio 2012

"Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario" - Primo Levi

"Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo"  

Voi che vivete sicuri 
Nelle vostre tiepide case, 
Voi che trovate tornando a sera 
Il cibo caldo e visi amici: 

Considerate se questo è un uomo 
Che lavora nel fango 
Che non conosce pace 
Che lotta per mezzo pane 
Che muore per un sì o per un no. 




Considerate se questa è una donna, 
Senza capelli e senza nome 
Senza più forza di ricordare 
Vuoti gli occhi e freddo il grembo. 
Come una rana d'inverno 
Meditate che questo è stato: 
Vi comando queste parole: 
Scolpitele nel vostro cuore 
Stando in casa andando per via, 
Coricandovi alzandovi; 
Ripetetele ai vostri figli. 
O vi si sfaccia la casa, 
La malattia vi impedisca, 
I vostri nati torcano il viso da voi.

Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.
Sarà bene ricordare a chi non sa, ed a chi preferisce dimenticare, che l'olocausto si è esteso anche all'Italia, benché la guerra volgesse ormai alla fine, e benché la massima parte del popolo italiano si sia mostrata immune al veleno razzista.
In realtà, e nonostante alcune contrarie apparenze, il disconoscimento, il vilipendio del valore morale del lavoro era ed è essenziale al mito fascista in tutte le sue forme. Sotto ogni militarismo, colonialismo, corporativismo sta la volontà precisa, da parte di una classe, di sfruttare il lavoro altrui, e ad un tempo di negargli ogni valore umano. [...] Allo stesso scopo tende l'esaltazione della violenza, essa pure essenziale al fascismo: il manganello, che presto assurge a valore simbolico, è lo strumento con cui si stimolano al lavoro gli animali da soma e da traino.
Oggi è domenica lavorativa, Arbeitssonntag: si lavora fino alle tredici, poi si ritorna in campo per la doccia, la rasatura e il controllo generale della scabbia e dei pidocchi, e in cantiere, misteriosamente, tutti abbiamo saputo che la selezione sarà oggi. La notizia è giunta, come sempre, circondata da un alone di particolari contraddittori e sospetti: stamattina stessa c'è stata selezione in infermeria; la percentuale è stata del sette per cento del totale, del trenta, del cinquanta per cento dei malati. A Birkenau il camino del Crematorio fuma da dieci giorni. Deve essere fatto posto per un enorme trasporto in arrivo dal ghetto di Posen. I giovani dicono ai giovani che saranno scelti tutti i vecchi. I sani dicono ai sani che saranno scelti solo i malati. Saranno esclusi gli specialisti. Saranno esclusi gli ebrei tedeschi. Saranno esclusi i Piccoli Numeri. Sarai scelto tu. Sarò escluso io.
Distruggere l'uomo è difficile, quasi quanto crearlo: non è stato agevole, non è stato breve, ma ci siete riusciti, tedeschi.
Eccoci docili sotto i vostri sguardi: da parte nostra nulla più avete a temere: non atti di rivolta, non parole di sfida, neppure uno sguardo giudice.
È dell'uomo operare in vista di un fine: la strage di Auschwitz, che ha distrutto una tradizione ed una civiltà, non ha giovato a nessuno.
Esiste un contagio del male: chi è non-uomo disumanizza gli altri, ogni delitto si irradia, si trapianta intorno a sé, corrompe le coscienze e si circonda di complici sottratti con la paura o la seduzione al campo avverso.
Gli altri prigionieri di Auschwitz popolano la mia memoria della loro presenza senza volto e se potessi racchiudere in un'immagine tutto il male del nostro tempo, sceglierei questa immagine, che mi è familiare: un uomo scarno, dalla fronte china e dalle spalle curve, sul cui volto e nei cui occhi non si possa leggere traccia del pensiero.
I nazisti e i fascisti hanno dimostrato per tutti i secoli a venire quali insospettate riserve di ferocia e di pazzia giacciano latenti nell'uomo dopo millenni di vita civile, e questa è opera demoniaca.
Kafka comprende il mondo (il suo e anche meglio il nostro di oggi) con una chiaroveggenza che stupisce, e che ferisce come una luce troppo intensa.
Le leggi razziali furono provvidenziali per me, ma anche per gli altri: costituirono la dimostrazione per assurdo della stupidità del fascismo. Si era ormai dimenticato il volto criminale del fascismo (quello del delitto Matteotti per intenderci); rimaneva da vederne quello sciocco.
Nelle intenzioni fasciste, [in Italia] la caccia all'ebreo non avrebbe dovuto essere meno accanita che nella Germania alleata, ma è stata ampiamente vanificata dalla sensibilità umana degli italiani, dalla indifferenza politica di allora, e dal discredito di cui il fascismo si era ormai coperto.
La maggior parte tra noi erano ebrei: ebrei provenienti da tutte le città italiane, ed anche ebrei stranieri, polacchi, ungheresi, jugoslavi, cechi, tedeschi, che nell'Italia fascista costretta all'antisemitismo dalle leggi razziali di Mussolini, avevano incontrato la benevolenza e la civile ospitalità del popolo italiano.
Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele.
Quest'anno è passato presto. L'anno scorso a quest'ora io ero un uomo LIBERO: fuori legge ma LIBERO, avevo un nome e una famiglia, possedevo una mente avida e inquieta e un corpo agile e sano. Pensavo a molte lontanissime cose: al mio lavoro, alla fine della guerra, al bene e al male, alla natura delle cose e le leggi che la governavano, e inoltre alle montagne, a cantare, all'amore, alla musica, alla poesia.
Devo dire che l'esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho avuto.
Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione alla felicità sulla terra. Ma questa è una verità che non molti conoscono.
Nella storia e nella vita pare talvolta discernere una legge feroce, che suona "a chi ha sarà dato; a chi non ha, a quello sarà tolto".
Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.
Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell'aria.
Oggi io penso che, se non altro per il fatto che Auschwitz è esistito, nessuno dovrebbe ai nostri giorni parlare di Provvidenza: ma è certo che in quell'ora il ricordo dei salvamenti biblici nelle avversità estreme passò come un vento per tutti gli animi.
Guai a sognare: il momento di coscienza che accompagna il risveglio è la sofferenza più acuta. Ma non ci capita sovente, e non sono lunghi sogni: noi non siamo che bestie stanche.
Avevamo deciso di trovarci, noi italiani, ogni domenica sera in un angolo del Lager; ma abbiamo subito smesso, perché era troppo triste contarci, e trovarci ogni volta più pochi, e più deformi, più squallidi. Ed era così faticoso fare quei pochi passi: e poi, a ritrovarsi, accadeva di ricordare e di pensare, ed era meglio non farlo.
Ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere quest'offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati in fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile. Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero.
Si sa che sono qui di passaggio, e fra qualche settimana non ne rimarrà che un pugno di cenere in qualche campo non lontano, e su un registro un numero di matricola spuntato.
Avevo una enorme, radicata, sciocca fiducia nella benevolenza del destino, e uccidere e morire mi parevano cose estranee e letterarie. I miei giorni erano lieti e tristi, ma tutti li rimpiangevo, tutti erano densi e positivi; l'avvenire mi stava davanti come una grande ricchezza.
In questa nostra epoca fragorosa e cartacea, piena di propaganda aperta e di suggestioni occulte, di retorica macchinale, di compromessi, di scandali e di stanchezza, la voce della verità, anziché perdersi, acquista un timbro nuovo, un risalto più nitido.
Della mia vita di allora non mi resta oggi che quanto basta per soffrire la fame e il freddo; non sono più abbastanza vivo per sapermi sopprimere.
Pochi sono gli uomini che sanno andare a morte con dignità, e spesso non quelli che ti aspetteresti.
L'uomo è per natura gregario. Ricerca più o meno consapevolmente la vicinanza non già del suo prossimo generico, ma solo di chi condivide le sue convinzioni più profonde (o la sua mancanza di tali convinzioni).
In ogni gruppo umano esiste una vittima predestinata: uno che porta pena, che tutti deridono, su cui nascono dicerie insulse e malevole, su cui, con misteriosa concordia, tutti scaricano i loro mali umori e il loro desiderio di nuocere. 


Se questo è un uomo (scarica testo completo in pdf) 
Centro Internazionale Studi Primo Levi 
Primo Levi Biografia 

27 gennaio 2012

Cresce in Italia il ri-sentimento antitedesco

Siamo sinceri: qualcuno si è meravigliato che il capitano coinvolto nella tragedia della Costa Concordia fosse italiano? Qualcuno riesce ad immaginare che un capitano tedesco o, meglio ancora, uno britannico avrebbero potuto compiere una tale manovra, comprensiva di omissione di soccorso? 

Questo è l'incipit dell'articolo di Jan Fleischhauer su Der Spiegel, dall'emblematico titolo Omissione di soccorso all’italiana

Già da questi soli elementi si coglie la becera idea di razza sottesa al punto di vista dell'esimio giornalista. 
Il capitano Schettino ha sbagliato - è vero - una, due, tre volte e più. Adesso è in attesa di giudizio assieme ad altri eventuali responsabili del disastro. Ma da qui ad identificare le gravissime responsabilità di un individuo con il carattere di un popolo ce ne corre, Sehr geehrter Herr Fleischhauer. 

Rispondere, d'altra parte, come fa Sallusti sul Giornale, A noi Schettino, a voi Auschwitz significa mettersi sullo stesso piano di un settimanale cafone, che parla più alla pancia che alla testa dei suoi lettori tedeschi. 
Alle persone di buon senso, sia italiane che straniere, basta considerare il comportamento encomiabile degli abitanti del Giglio, l'impegno incondizionato e spasmodico di tutte le unità di soccorso, finalizzato a recuperare le vittime, salvare i superstiti e le loro suppellettili, per esprimere giudizi seri sul popolo italiano. Siamo fatti così, Sehr geehrter Herr Fleischhauer, se ne faccia una ragione. E questo è ciò che pensano anche tanti suoi connazionali, quelli che hanno avuto tempo e modo di riflettere sulle boiate più antiche e recenti, prodotte da una Weltanschauung, cui la storia vi inchioda. 
Non Mussolini, nè Berlusconi o Bossi, con i loro mezzi, sono riusciti a cambiarci i connotati. 
Non credo possa riuscirci  Lei con le sue idiozie. Buona fortuna! 

Se lo Spiegel ci dà degli Schettino
Spiegel online: Ma vi sorprendete che il comandante fosse un italiano? 
A NOI SCHETTINO, A VOI AUSCHWITZ 

24 gennaio 2012

In ricordo di Vincenzo Consolo

(Sant'Agata di Militello, 18 febbraio 1933 – Milano, 21 gennaio 2012)  

Vincenzo Consolo con Sciascia e Bufalino 
Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all'interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta di addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca. 
(Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, 1988) 


La narrativa di Vincenzo Consolo presenta un originale rapporto tra memoria storica e ricerca linguistica. Egli è infatti attento alle più varie possibilità di linguaggio, e questo lo conduce a una appassionata interrogazione del passato. 
La sua ricerca riguarda il mondo della Sicilia: il suo passato e il suo presente, la sua bellezza affascinante e il suo disfacimento, i suoi odori forti, la sua natura seducente portano questa contraddizione all'estremo, le danno una singolare capacità conoscitiva. 
Io ho apprezzato la sua scrittura in Retablo e nei racconti Le pietre di Pantalica, opere che conservo nelle edizioni originali del 1987 e 1988.

 

Voglio ricordarlo con questa intervista-racconto di Oreste Pivetta, pubblicato su l'Unità il 23 dicembre 2009 
Il razzismo di Milano spaventa Consolo, meglio la Sicilia, approdo per popoli diversi  
Nessun addio ancora e Vincenzo Consolo, tra qualche giorno, tornerà a Milano, "patria immaginaria" da quarant’anni, da una notte di San Silvestro, scendendo dal treno la mattina dopo, alla Stazione Centrale: primo gennaio 1968. A Sant’Agata di Militello, il paese in provincia di Messina dove è nato, ieri splendeva il sole. Immigrato, anche se nella valigia teneva una laurea, un romanzo già pubblicato, l’amicizia di tanti intellettuali. Non è la neve a tener lontano da Milano Vincenzo Consolo, ma è la paura che quella patria immaginaria che è ormai nella memoria poco alla volta si sgretoli. C’è una voce particolare del degrado: il razzismo di Milano spaventa Consolo, che ricorda quando la città era accoglienza, solidarietà, era ancora una comunità. Lo scrittore parla della Sicilia e delle sue tragedie, ma cita in fila Bossi, Calderoli, Borghezio e i loro slogan e infine Berlusconi, complici di una malattia nefasta. Dice che la Sicilia soffre di infiniti mali, ma almeno è libera dal razzismo, dalla xenofobia, perché è sempre stata un approdo per popoli diversi, ricorda i re normanni che parlavano arabo e ricorda di un viaggiatore arabo, che, partito da Gerusalemme, riattraversando la Sicilia normanna contò trecento moschee, accanto alle sinagoghe, accanto alle chiese cristiane di rito ortodosso e di rito latino. "Mi capitò a Marsiglia, nel 1978 - ricorda - di partecipare a un convegno sull’immigrazione, con Mitterand, ancora solo segretario del partito socialista francese. Raccontai della presenza maghrebina a Mazara del Vallo. I maghrebini sono tornati. Hanno occupato di nuovo le case che furono dei loro antenati nel quartiere che è diventato la casbah. Così eravamo e così siamo rimasti, abituati e aperti a presenze straniere. Non sento razzismo in Sicilia. Ci resta molto di cattivo. Ci resta la mafia, ma la mafia, come diceva Sciascia, è una palma che sale al nord. Le palme in Sicilia magari muoiono essicate dal punteruolo rosso, l’insetto che le divora". 

Vincenzo Consolo fa il pendolare tra Milano e la Sicilia. La prima volta, nel 1952, si fermò per studiare alla Cattolica (almeno fino al servizio militare). Poi si laureò a Messina. Studiava legge e leggeva romanzi acquistandoli a rate dalla Einaudi. Viveva nella pensione della signorina Colombo, proprio muro contro muro con la basilica di S.Ambrogio. Attraversava la chiesa per raggiungere più alla svelta le aule dell’università e una mattina vide sull’altare una donna molto bella e un uomo elegantissimo in frac. Qualcuno gli disse che erano Franca Rame e Dario Fo e che quello era il loro matrimonio. All’università frequentava Ciriaco De Mita e Gerardo Bianco. Dopo la laurea tornò in Sicilia per insegnare in un istituto agrario. Poi si disse che quella scuola era una beffa: preparava quei ragazzi a diventare emigranti. E si chiese se non dovesse tornare anche lui emigrante. "Chiesi consiglio a Lucio Piccolo, cugino di Tomasi di Lampedusa, e a Leonardo Sciascia: l’aristocratico poeta mi suggerì di tenermi lontano dai grandi centri culturali, così nell’isolamento avrei ottenuto maggiore visibilità, Sciascia mi confidò che se non avesse avuto famiglia sarebbe partito pure lui. Lo ascoltai. Partii la seconda volta per Milano. Quarant’anni a Milano, che per me, malgrado il tramonto d’oggi, è stata la città degli illuministi, di Manzoni, di una grande siciliano come Giovanni Verga, di Elio Vittorini, che avevo conosciuto quando pubblicai il mio primo libro… La città di Salvatore Quasimodo, del lavoro, degli operai. Soprattutto con un’anima che accoglieva tutti". 

CAMBIO ANTROPOLOGICO 
Un’anima tormentata: in fondo lì comincia la strategia della tensione, in piazza Fontana: "Tenevo una rubrica per l’Ora di Palermo. Dopo la strage, mi affidarono un’intervista a Licia Pinelli. Giuseppe era di origine siciliana. Portai alcuni doni alle bambine e tra questi un angelo, lavorato dagli artigiani del mio paese". Che cosa ha corrotto Milano? "Come scriveva Pasolini, è avvenuta una mutazione antropologica. La fine del lavoro operaio ha cancellato i luoghi e i riferimenti della formazione culturale". Non solo Bossi e Berlusconi. Loro sono soltanto gli imprenditori politici che hanno colto il segno della deriva. Resta l’individualismo che genera paura. White Christmas, come succede a Coccaglio, provincia di Brescia. Nel segno della mistificazione di una storia, della tradizione tanto rivendicata, della fede. Quando anche l’arcivescovo diventa un bersaglio. Vincenzo Consolo non lascerà Milano. Altre volte l’aveva detto. Un impulso, ma il legame è forte: "Chissà, forse fra un anno, quando avrò sistemato alcuni lavori". Immaginiamo che il sindaco Moratti decida di premiare Vincenzo Consolo con l’Ambrogino d’oro. In fondo è un milanese dell’immigrazione che ha dato il suo cuore alla cultura: "Dovrei rimanere. Nella speranza di rivedere quella città che mi è sparita sotto gli occhi". 

22 gennaio 2012

L'incredibile lettera del Presidente e A.D. Costa Crociere ai Soci CostaClub

A sette giorni dall'episodio funesto davanti all'isola del Giglio con 11 morti accertati, 21 persone ancora disperse e 110 feriti, mentre la magistratura cerca di far luce sulle responsabilità che, oltre al capitano Schettino, sembrano coinvolgere altri membri dell'equipaggio e la stessa Società Costa, mentre tutte le testimonianze dei superstiti convergono nel racconto degli episodi di disinformazione, inadeguatezza e abbandono degli ospiti al loro destino da parte del gruppo di comando e del personale di bordo - salvo individuali episodi di raro eroismo -, mentre fervono intorno al relitto la ricerca dei cadaveri e gli interventi per la messa in sicurezza dell'area a rischio inquinamento, il Presidente e A.D. di Costa Crociere, trova il tempo di produrre e inviare alla nutritissima mailing list dei clienti Costa una lettera di tal tenore: 

                                                                        
 

Gentile ...... .......,

in un momento così delicato, mi preme rendere conto a chi, come Lei, ci dimostra da tempo la propria fiducia e vicinanza in qualità di Socio CostaClub.
Il terribile incidente della Costa Concordia ci ha colpito nei nostri affetti più cari: i nostri Ospiti, i nostri dipendenti, una delle nostre magnifiche navi.
Soffriamo per le sofferenze e il disagio che queste persone hanno subito e per il dolore delle famiglie delle vittime. Circa 1.100 persone di Costa Crociere in tutto il mondo sono oggi impegnate senza sosta dalla serata di venerdì nella gestione di questo terribile incidente per supportare le operazioni di salvataggio e assistere Ospiti ed equipaggio per farli ricongiungere alle loro famiglie, riportandoli ai loro luoghi di residenza.
Questo drammatico evento straordinario, apparentemente causato da un unico errore umano, che non dovrà più ripetersi così come è accaduto, non doveva verificarsi.
In questo frangente, sappiamo degli atti di eroismo di membri dell'equipaggio che hanno anteposto l'altrui salvezza alla propria. L'equipaggio si è comportato in modo encomiabile in una situazione di estrema difficoltà, riuscendo nelle condizioni terribili in cui si trovavano, ad evacuare oltre 4.000 persone nel minor tempo possibile: siamo fieri dell'impegno che dedichiamo, e le nostre persone con noi, alla Vostra sicurezza.
Chi ci conosce sa che Costa Crociere opera nel pieno rispetto di tutte le norme relative alla sicurezza e le sue procedure sono in linea, e in alcuni casi vanno oltre, con gli standard internazionali.
Tutti i membri dei nostri equipaggi dispongono di uno specifico addestramento per la gestione delle emergenze e per assistere gli Ospiti in caso di abbandono nave. Ogni membro dei nostri equipaggi dispone di una specifica certificazione (BST - basic safety training) e tutti sono formati attraverso esercitazioni di abbandono nave che si ripetono costantemente ogni 2 settimane.
Ruoli, responsabilità e compiti sono chiaramente definiti e assegnati per consentire la gestione di una situazione così importante.
La preparazione degli equipaggi Costa Crociere viene anche periodicamente verificata dalla Guardia Costiera e dagli enti di classificazione indipendenti in linea con il rispetto dei requisiti specificati nel sistema SMS (Safety Management System).
Per tutti gli Ospiti in crociera è prevista un'esercitazione entro 24 ore dal giorno dell'imbarco, come richiesto dalla legge. Costa Crociere ha un sistema computerizzato che consente di verificare che tutti gli Ospiti abbiano partecipato all'esercitazione.
Per garantire la massima sicurezza, poi, in tutte le navi Costa sono disponibili giubbotti di salvataggio, lance e zattere in numero superiore al massimo delle persone che possono essere ospitate dalla nave. Nelle lance sono presenti dotazioni di sicurezza, come riserve d'acqua e cibo, cassette medicinali e strumenti di segnalazione e comunicazione, che consentono di aspettare in sicurezza l'arrivo dei soccorsi. Le lance sono inoltre oggetto di scrupolose verifiche periodiche da parte del personale della nave e degli organismi di certificazione.
Tutte le navi Costa Crociere sono certificate dal RINA e sono costruite secondo i più elevati standard e tecnologie.
Siamo consapevoli della responsabilità che abbiamo verso chi ripone in noi la propria fiducia e le attestazioni che ci vengono da chi è stato sulle nostre navi e ha incontrato le nostre persone ci confortano in questo momento.
Il mantenimento di questa stessa fiducia anche da parte sua, nonché l'auspicio di averla nuovamente a bordo delle nostre navi, saranno per noi il miglior premio a tutti i nostri sforzi. 

Con sincera gratitudine,
Pier Luigi Foschi
Presidente e A.D. Costa Crociere Spa
Il recupero propagandistico d'Immagine al di sopra di ogni altra considerazione! 
La lettera ai Soci Costa Club
"Costa chiese l'inchino: ci fa pubblicità"

21 gennaio 2012

Mario Monti, il bullo di Arcore e Bersani al bar con una bionda

Mentre Mario Monti e il suo governo cercano di rimuovere, come possono, anche con errori, le incrostazioni che ingessano da decenni il sistema Italia, il bullo di Arcore, tra una comparsata e l'altra in tribunale, dichiara che la cura non ha dato alcun frutto: ci aspettiamo di essere richiamati. 
Richiamati, dove! Richiamati da chi! Stiano alla larga, per favore, dal paniere della frutta che hanno fatto inacidire. 

Il controcanto glielo fa Mediaset che, in seguito alla sospensione per 90 giorni della procedura del Beauty contest per le frequenze digitali tv, ritiene che tale atto sospenda una situazione di legalità che deve invece essere al più presto ristabilita e si riserva di valutare le azioni necessarie alla tutela degli interessi di una società quotata. 
Di quale legalità parla Mediaset? Di quella ignominia prodotta nella gestione della Cosa pubblica dal suo padrone, con le leggi ad personam e ad aziendam che sono state l'unico suo pensiero fisso nel lungo tempo trascorso a Palazzo Chigi dove pensa ancora di tornare? 

Mentre assistiamo ai tentativi per niente nascosti con i quali PDL e compagnia di giro cercano di contrastare la ventata di aria nuova che il governo vuole portare nel Paese, ci piace riproporre la foto che riprende Bersani mentre prepara da solo un discorso (guarda video) bevendo una birra al bar. E uso le parole di Mario Adinolfi che dal suo account di Twitter commenta: L’immagine di Bersani che beve una birra da solo a Campo de’ Fiori e si scrive il discorso di oggi è bella, sembra un quadro. 

Al governo chiediamo più coraggio. 
Ai parlamentari PDL chiediamo di lasciar lavorare il manovratore. 
Ai parlamentari PD chiediamo un impegno serio per cambiare la legge elettorale. 
Agli Italiani chiediamo di avere fiducia e di guardare al futuro. 

Allora potremo dire che l'Italia è cambiata davvero e non tornerà più indietro. 

18 gennaio 2012

Quel gigante incagliato davanti all'isola del Giglio

... con uno spuntone di roccia conficcato nelle viscere squarciate, mi appare più autentico e naturale rispetto a quando imponente e maestoso solca i mari, enorme palazzo galleggiante, per assicurare ai suoi ospiti una settimana di svago e divertimento. 
Gli interni, addobbati con paillettes e lustrini, riproducono confortevoli ma improbabili ambienti di ritrovo. Bar, teatri, gallerie di negozi e casinò danno immediatamente l'idea di artificioso e kitsch, fornito ai clienti per trasferirli in un mondo di favola che possa distrarli dal vissuto quotidiano. La maestosità della struttura e le soluzioni architettoniche, spettacolari e talvolta suggestive, contrastano fortemente con la modestia del personale di servizio, di diversa nazionalità e provenienza, pagato con gli spiccioli dell'organizzazione e le mance dei clienti. 

Alla fine di novembre 2010 anch'io sono salito su uno di questi colossi, la Costa Magica per la precisione, PER LA MIA CROCIERA NEL MEDITERRANEO  (allora si toccava anche il porto di Tunisi). In quell'occasione ho tratto le suesposte impressioni ed altre ancora. Come quella di entrare in un immenso, galleggiante Luna Park o quella di confondere la mole della nave, ancorata nel porto, con i palazzoni nello sfondo, se non fosse stato per quel fumaiolo giallo con la vistosa "C" del logo Costa che la sormonta. 

Adesso Concordia, la più grande fra le navi della flotta, giace inerte davanti al Giglio. 11 i morti accertati, 28 le persone che risultano disperse, 67 i feriti, lo stordimento nei volti dei superstiti. Le indagini e le inchieste in corso accerteranno le responsabilità, le assicurazioni saranno chiamate a risarcire i danni. Il capitano Schettino sembra il diretto responsabile dell'incidente ma adesso occorre impedire che altri disastri del genere possano ancora verificarsi. 
  
L'immagine di Costa Crociere esce dall'evento profondamente offuscata ma le crociere proseguiranno e le sue navi continueranno a solcare i mari, a inquinare i porti del mondo, però senza di me. 

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