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22 febbraio 2013

PROMEMORIA PER IL 24 E 25 FEBBRAIO


Come vademecum al voto di Domenica prossima ho trovato questa bella pagina di Riccardo Orioles in I Siciliani giovani e mi piace condividerla con i miei amici.  




Quattro domande ai nostri amici - di Riccardo Orioles in I Siciliani giovani

Grillo: ma davvero Alemanno e Vassallo sono la stessa cosa?
Bersani: ma insomma, fra Marchionne e la Fiom, chi dei due ha ragione?
Vendola: perché il mio partitino è sempre l'unico buono e tutti gli altri no?
Ingroia: un'idea: ma perché non fa una bella lista della società civile? Magari 
funzionerebbe... 
D'accordo, Bersani non è Berlinguer, Grillo non è Totò, e Ingroia e Vendola... beh, lasciamo andare. Ma quasi tutti quelli che conosco, che hanno una qualche voglia di “mettere a posto le cose”, votano per uno di loro: questo passa il convento. 
Il bello è che quasi tutti i miei amici del bar vogliono, con poche varianti, le stesse 
cose: a sentirli non si direbbe mai che i loro Lìder (grandissimi, s'intende, uno più napoleonico dell'altro) si accapiglino così tanto. Certo, è tempo d'elezioni.
Il brutto è che purtroppo le cose da volere (o non volere) ormai non sono molto complicate. Siamo arrivati al termine, non c'è più tempo per grandi strategie. L'Italia non sopravviverà fino al 2015, se non si cura. Non è solo il fallimento economico, è che proprio non sappiamo più chi siamo. Abbiamo lasciato la democrazia ormai da vent'anni, e non ci ricordiamo più neanche come funzionava. 
La democrazia eravamo noi, non chi ci governava. Sapevamo di avere dei diritti (lavorare, votare, scegliere qualche cosa) e persino, alla nostra maniera, dei doveri. 
Adesso aspettiamo i lìder, Padre Pio o qualcun altro (Monti, come taumaturgo, non ha funzionato) che ci tirino su per il colletto dal pantano. Ma questo non è mai successo.
L'Italia, in tutta la sua lunga storia, non ha mai avuto dei salvatori. Ogni volta, quasi all'osso del collo, s'è salvata da sé. Il tenente Innocenzi, il compagno Peppone, Salvo che occupò il suo liceo nel Sessantotto: questi sono stati l'Italia. I lìder sono venuti sempre  dopo, a cose fatte. 
   * * *
Usciamo da vent'anni di dominio assoluto degli imprenditori. Sotto nomi diversi, la musica è stata questa. Il risultato s'è visto. Davvero basta cambiare un nome? Perché nessuno ha 
proposto  - come sarebbe stato normale nella repubblica - di nazionalizzare la Fiat alle prime avvisaglie del suo (perché di ciò s'è trattato) colpo di stato? C'è stato un golpe sociale, e nessuno s'è opposto. 
Abbiamo perso più di cento compagni, giornalisti e giudici, quaggiù in Sicilia, combattendo la mafia. Perché la provincia di Reggio – per dirne una – è ancora in mano ai mafiosi? Perché i soldati a Kabul e non, come sarebbe logico, a liberare Reggio dall'occupazione mafiosa? 
Calvi, Sindona, Banco Ambrosiano, Ior. Il capitale mafioso, vent'anni fa, si stava inserendo bene nel sistema. Adesso l'ha praticamente conquistato. Perché abbiamo ancora il segreto bancario? Perché Boris Giuliano, se tornasse ora, non dovrebbe essere ancora autorizzato a leggere i conti bancari, a fare indagini vere e non da disperato?
Non sono domande difficili, come vedete. Eppure nessuno le fa. Certo, non per malafede. Ma si parla d'altro.
È 
dubbio che, come Italia, siamo ancora in grado (ormai siamo troppo piccoli per farlo) di risolvere i problemi economici che ci stanno strozzando. E che si chiamano, essenzialmente, deregulation e delocalizzazione. Riuscivamo a fatica, trent'anni fa, a tenere a bada gli allora poteri economici di medie dimensioni. Adesso è del tutto impossibile. Ogni singola multinazionale (e la Fiat fra queste) da sola ha già un potere superiore a quella di una piccola Nazione come la nostra. La soluzione è in Europa. Ma l'Europa è quella che ci bastona più di tutti, perché abbiamo permesso che diventasse, essa stessa, una multinazionale. 
Perché la parola Europa è quasi totalmente estranea a queste elezioni? È presente come spauracchio, come oscura potenza da propiziarsi o da maledire, ma non come quello che è, cioè il nostro Paese, che tocca a noi cittadini di governare? 
Governare l'Europa – e si può, visto che nelle principali regioni (Francia, Germania 
e Italia) ormai la maggioranza è, o sta per essere, democratica e civile – significa governare le banche, togliere gli artigli all'oligarchia. Ogni altra strada è illusoria, è come vincere le elezioni a Modena mentre Scelba e Tambroni governano indisturbati il resto del Paese. 
L'Europa non era nata così, non con le banche. L'Europa, da Mazzini in poi, era nata come una cosa di sinistra. Un'Europa dei popoli, si diceva. È tempo di riprendere quest'idea. L'Europa come Unione europea non esiste più. Può nascere ricominciando da zero, dai primi paesi storici (Francia, Italia, Germania, Benelux) che stavolta, sull'onda del cambiamento elettorale, potrebbero anche pensare - per disarmare le banche e salvarsi dalla crisi - a 
qualcosa di molto più radicale che un'unione monetaria.
Non è lasciare l'euro la soluzione, ma cambiargli il padrone. Nessuno lo può fare da solo, ma si può fare benissimo tutti insieme. Questo sarebbe potuto essere il tema portante di questa campagna elettorale. Ma siamo ormai troppo deboli culturalmente - almeno la classe politica - per guardare al di là del nostro naso. Ci rassegniamo ai poteri, o ci “ribelliamo” urlando. Invece potremmo travolgerli, tranquillamente. 

Leggi anche: Kit di sopravvivenza per la guerra mediatica - di Carlo Gubitosa

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