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18 febbraio 2013

Perché il Papa si dimette e i nostri politici neanche per idea!


Premetto che non sono un credente praticante, sul piano religioso mi considero un agnostico curioso. Ma da quando Benedetto XVI le ha annunciate, continuo a pensare al senso da dare alle sue dimissioni. Sento parlare di coraggio per questa sua decisione, altri si richiamano al gran rifiuto di Celestino V, il monaco eremita Pietro Angelerio del Morrone che rinunciò alla carica quattro mesi dopo la sua incoronazione. 

A differenza del povero frate molisano, lontanissimo per nascita, cultura e formazione dagli intrighi del potere ecclesiastico, Benedetto XVI, alias Joseph Aloisius Ratzinger, è stato apprezzato teologo e uomo di curia già dall'epoca del Concilio Vaticano II. Il 27 giugno 1977 lo stesso papa Paolo VI, dopo averlo nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga, lo creò cardinale chiamandolo in Vaticano e riconoscendolo insigne maestro di teologia

L'anno successivo prese parte ai conclavi che elessero al soglio pontificio rispettivamente Albino Luciani e Karol Józef Wojtyla. Il 25 novembre 1981 papa Giovanni Paolo II lo nominò prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale. Successivamente fu inoltre chiamato a presiedere la Commissione per la preparazione del Catechismo per la Chiesa universale. Il 15 aprile 1993 fu elevato alla dignità di cardinale vescovo e gli fu affidata la sede suburbicaria di Velletri-Segni, che mantenne fino alla sua elezione a papa. Dal 2003 fu presidente della Commissione cardinalizia per la preparazione del Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica. Dopo la morte di papa Giovanni Paolo II, in qualità di decano del Sacro Collegio dei cardinali presiedette la messa Pro Eligendo Romano Pontifice e lo stesso conclave che lo elesse papa. 

Le sue dimissioni, dunque, non possono accostarsi a quelle del santo monaco del Morrone. Lui le giustifica attribuendole all'affaticamento fisico e spirituale, dovuto all'età e ad una presunta malattia. E le motiva per il Bene della Chiesa
Forse le ragioni sono più complesse e meno personali, se pensiamo anche alla sofferenza del suo predecessore, accettata fino alla fine e sopportata come un martirio. 
Se è così non parlerei di coraggio. Coraggio avrebbe avuto a denunciare pubblicamente i contrasti interni ai vertici vaticani che non gli avrebbero consentito di produrre il rinnovamento necessario nel governo della Chiesa, quelle pratiche mondane che tanto danno hanno prodotto nel corpo vivente della Chiesa di Cristo. 

Comunque le si voglia giudicare, queste dimissioni vanno apprezzate come dimostrazione di profonda umiltà e riconoscimento di inadeguatezza da parte di un uomo, vero credente, che pensa di agire per il Bene della Chiesa. Il cui vertice dovrebbe, finalmente, smantellare il pesante apparato temporale liberandosi di tutti gli orpelli materiali e riformandosi per rilanciare nel mondo l'autentico messaggio evangelico. 

Questa straordinaria rinuncia di un Papa per il Bene della Chiesa mi fa pensare all'incapacità di tanti nostri politici, accecati dal potere, di fare un passo indietro per il Bene dell'Italia. 


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