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07 settembre 2011

L'ultima volgarità di un premier sputtanato in tutto il mondo

Tutti noi, che siamo stati sempre critici dello stile di vita e di governo del sultano di Arcore, abbiamo avuto un conato di vomito quando abbiamo letto l'espressione dallo stesso usata in privato con uno dei suoi servitori a pagamento per definire l'Italia. La stessa sensazione abbiamo provato quando ha definito - allora pubblicamente -  'coglioni' e 'senza cervello' quanti non lo amano e non lo votano. 

Questa volta, però, ha superato ogni limite se definisce quella che era l'Italia che amava, per cui era sceso in politica dedicandole tutte le sue cure, Paese di m....! E questo dopo averne fatto il suo cesso per 17 lunghi anni!
La riflessione che ho trovato nel blog di Massimo Fini sul Fatto Quotidiano - e che di seguito riporto - non mostra alcuna reticenza nel descrivere il livello di degrado raggiunto da un personaggio che la storia si incaricherà di collocare fra i peggiori esponenti che l'Italia abbia espresso nella sua millenaria vicenda storico-politica. Degrado che lo stesso ha saputo magistralmente trasmettere all'intero Paese. 

Paese di m.? Per forza, c’è B.  di Massimo Fini 
“L’Italia è un Paese di merda”. Capisco che il presidente della Repubblica, che pur ogni giorno ci rompe i timpani con la retorica dell’Unità d’Italia, abbia le mani legate perché quell’espressione Berlusconi l’ha usata in una conversazione privata, peraltro con uno di quegli avanzi di galera di cui il premier italiano ama circondarsi. Capisco, per gli stessi motivi, il silenzio del presidente della Camera e del Parlamento oltre che la dovuta inerzia della Magistratura.
Ma mi aspettavo un sussulto, un soprassalto di dignità da parte degli italiani, che a differenza delle cariche istituzionali non hanno obblighi di forma. Non per un malinteso senso di orgoglio nazionale, ma perché quella frase, privata o meno, offende tutti noi, uomini e donne, singolarmente presi, dandoci dei ‘pezzi di merda’. 
Mi aspettavo quindi che gli italiani scendessero in strada, non per il solito e inutile sciopero politico alla Camusso, ma per dirigersi, con bastoni, con randelli, con mazze da baseball, con forconi verso la villa di Arcore o Palazzo Grazioli o qualsiasi altro bordello abitato dall’energumeno per cercare di sfondare i cordoni di polizia e l’esercito di guardie private da cui è difeso, e dirgli il fatto suo. Invece la cosa è passata come se nulla fosse. Encefalogramma piatto. A parte un articolo sul Fatto del solito Travaglio, che ha trattato l’argomento, se così vogliamo chiamarlo, con la consueta, magistrale ironia. Ma non è più il tempo dell’ironia, che depotenzia la gravità dei fatti.
Sono 17 anni che costui delegittima, di volta in volta, impunemente tutte le Istituzioni dello Stato: il presidente della Repubblica, il presidente della Camera, la magistratura ordinaria, la Corte costituzionale, la Cassazione, la magistratura civile, la Corte dei conti, il Tar, il governo (quando non c’è lui), il Parlamento (quando non ne ha il controllo) e adesso, in blocco, il popolo italiano.
Sono 17 anni che costui insulta tutti impunemente: “Pm eversivi”, “Pm sovversivi”, “Pm peggio della criminalità”, “i magistrati milanesi come la mafia”, “magistratura metastasi”, “magistratura cancro della società”, “i giudici sono antropologicamente dei pazzi”, “l’opposizione è criminale”, “i giornali sono criminali”. E non è che un florilegio minimo di un repertorio che va avanti da 17 anni. Fino a quando tollereremo che questo mitomane schizoide, questa faccia di bronzo, questa faccia di palta, questo corruttore di magistrati (nessuno crederà, sul serio, che Previti abbia pagato in nome proprio il giudice Metta perché ‘aggiustasse’ il Lodo Mondadori a favore della Fininvest), corruttore di testimoni (Mills), corruttore della Guardia di Finanza, concussore della polizia (caso Ruby), creatore di colossali ‘fondi neri’, campione, attraverso decine di società ‘offshore’, di quell’evasione fiscale che oggi dice di voler combattere (proprio lui che incitò gli italiani a ‘eludere’ le tasse)? 
Democraticamente non c’è difesa quando esiste una maggioranza parlamentare che, in spregio a ogni principio di uguaglianza, sforna a raffica leggi ‘ad personam’ ed è persino disposta ad avallare la tesi che la marocchina Ruby fosse creduta nipote del presidente egiziano Mubarak. E se oggi “l’Italia è un Paese di merda” è perché abbiamo permesso a questo inqualificabile individuo, con la complicità dei suoi sgherri e ‘servi liberi’, di cacarci sopra per 17 anni.

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