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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
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19 settembre 2011

Lui non molla! Capito? - Perché dovrebbe? Lo giudicherà la Storia.

Quando in una sola persona si concentra una miscela insana di volgare, illimitato narcisismo, la mancanza assoluta di senso morale e del limite, un potere immenso su cose e persone, una disponibilità economica pressoché illimitata, allora si produce il mostro che ci governa e che può affermare che non ho fatto mai nulla di cui io debba vergognarmi e a tempo perso faccio il primo ministro.

Il resto del mondo lo ha già mollato da un pezzo, la maggioranza degli Italiani ha fatto altrettanto. E lui stesso volentieri - credo - se ne andrebbe se non ci fosse in Parlamento e fuori una masnada di Scilipoti che non riesce a fare a meno di lui e che pratica su di lui un accanimento terapeutico per tenerlo in piedi. Dovrebbero essere le persone decenti, ancora presenti nella sua compagine, e lo stesso Capo dello Stato a metterlo con le spalle al muro per una transizione veloce e pacifica in nome dell'Italia, della sana politica, del futuro del suo stesso partito e delle sue aziende.
Ne saranno capaci prima che il fango, assieme a lui, sommerga l'intero Paese?

“Nessun erotismo né passione, solo perversione" di Wanda Marra

Nessun erotismo, nessuna arte della seduzione, nessuna passione. Nel sesso quest’uomo cerca piuttosto la prova della sua esistenza”. Dunque, “il vero luogo del bunga bunga non è il letto, ma il sacrario, il mausoleo cimiteriale dove si prepara illusoriamente un posto nell’eternità”.
Massimo Recalcati, psicanalista lacaniano così legge la figura (e la patologia) di Berlusconi, anche alla luce delle ultime vicende emerse dalle intercettazioni. Un crescendo angosciante di ossessione sessuale, che viene prima di ogni altra cosa, che copre ogni realtà (“Sono uno che non fa niente che possa essere assunto come notizia di reato... a me l'unica cosa che mi possono dire è che scopo”, diceva B. in una telefonata a Lavitola). Una “schiavitù” compulsiva e inesorabile che altro non è che “un potente rimedio nei confronti della sua angoscia della morte”. “Perversione” la definisce tecnicamente Recalcati. Che spiega: “La prestanza fallica del proprio corpo è l’unico suo vero tarlo”. E dunque, non stupisce che arrivi a dire “faccio il premier a tempo perso”:
“Come potrebbe dedicarsi, se non a tempo perso, ad altro? – spiega lo psicanalista – Magari ad assicurare un’immagine dignitosa delle istituzioni e una guida al governo del nostro paese... Meglio fare “girare la patonza” (testuale in un’altra intercettazione, ndr), l’amuleto che lo protegge dalla morte, assicurandogli di essere ancora vivo”. Recalcati usa le stesse parole del premier citando “la moltiplicazione affannosa dei corpi”, “la ricerca incestuosa (‘ho due bambine’) e vampiresca della loro giovinezza (‘a 29 anni è già vecchietta’), la verifica ossessionata della propria resistenza fallica (‘me ne sono fatte otto’), per spiegare un punto centrale: “Il godimento perverso di S.B .” non dà in realtà “alcuna soddisfazione”, ma esige “la sua ripetizione compulsiva”.
Per questo, lo psicanalista mette in relazione “il rituale del bunga-bunga” con “il sacrario monumentale che S.B. ha edificato nella sua villa di Arcore”. Con un’immagine forte: “Una specie di viagra di marmo che dovrebbe permettere all’uomo, mortale come tutti, di erigersi come un fallo gigante nell’eternità”. Insomma, il sesso non è altro che un tentativo disperato di esorcizzare la morte: “Tutta la tragica e farsesca verità del bunga bunga” dunque è “in quest’esorcismo dello spettro della morte”, come “nel rifiuto del tempo che passa”.
Altro che il tanto sbandierato “amore per le donne” che dovrebbe creare invidia e ammirazione.
Dietro questo, infatti, “si nasconde un uso psicofarmacologico e non erotico dei corpi femminili”. Per questo, come avviene frequentemente in questi casi clinici, spiega Recalcati “gli fa perdere la testa esponendolo ai comportamenti più autolesivi, rendendolo, per esempio, vittima di ricattatori senza scrupolo”. Dunque, nessuna gioia, nessuna vitalità. Solo l’angoscia “che trasuda da questo corpo anziano”: “Il vero padrone non è lui, ma è, come per tutti, la morte”.

L’abbuffata primordiale del berlusconismo - di Pino Corrias

A differenza dei molti che se ne sentono nauseati, penso che questo travolgente romanzo telefonico, questa sgrammaticata versione del “Pasto nudo”, sia il più istruttivo, il più completo, il più penetrante ritratto di quella schiuma sociale che ci assedia da una quindicina d’anni: il berlusconismo. Che si è diffuso esercitando una sua primordiale attrazione in ogni strato sociale, dai milioni di giovani analfabeti coltivati, tatuati e avvelenati dalla diseducazione tv, fino agli squali d’alta finanza, le dinastie di boiardi di Stato o di impresa. Capace in ogni luogo identitario – come il posto di lavoro, l’Outlet, il bar, il partito politico, il clan familiare – di inglobare i peggiori difetti per trasformarli, come una carta assorbente che smacchia, in uno sfacciato catalogo di qualità correnti, astuzie, persino giocoso antidoto alla noia del moralismo.
Il quale è sempre un ostacolo antiquato al traguardo dell'indiscriminata equivalenza etica, la sola matematica ammessa dal berlusconismo. Che sempre persegue il reciproco vantaggio e insieme il reciproco ricatto, come deve essere tra i complici che si accordano per spartirsi il prossimo affare e scannare la prossima patonza.

Al telefono il Caimano rivela ciò che non riesce a reprimere di sé, la sua essenza:
  • “La Arcuri ha fatto la figura da troia, una figura da prostituta di strada”
  • “Poi ce le prestiamo, la patonza deve girare”
  • “Per favore non pigliamole alte, perché noi non siamo alti”
  • “Le ragazze hanno l'idea di essere di fronte a uomini che possono decidere il loro destino”
  • “Voglio passare il tempo con le mie bambine”
  • “A tempo perso faccio il primo ministro”
  • “Erano undici, me ne sono fatto solo otto perché non potevo fare di più”
  • “Sono contento della mia resistenza”
  • “Ti ho dato dei colpi pazzeschi, ho mantenuto un ritmo colossale”
  • “A 29 anni si inizia a essere vecchiette”
Nocciolina sulla torta: il Terrypensiero

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