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21 giugno 2009

FINALE INQUALIFICABILE PER LA SOAP OPERA POLITICA ITALIANA

Beautiful, la soap opera che impazza su Canale 5, ha superato già le 5400 puntate, e non accenna a concludersi: invecchiano e muoiono gli attori, invecchiano gli autori, ma la narrazione continua, in un intrico di vicende che coinvolgono tante casalinghe annoiate trasferendole in un mondo dorato in cui regnano estremizzati sentimenti positivi e negativi presenti nel mondo della realtà.

La soap italiana con il cavaliere protagonista, viceversa, sembra giunta invece alle ultime battute: non è immaginabile, infatti, che possa continuare a vivere nuovi e interessanti risvolti comico-drammatici, con la prevedibile, prossima uscita di scena dell'autore-attore che la interpreta da 15 anni in modo perfetto. Sì, da 15 anni, da quando cioè è "sceso in campo" (non alla benignimaniera) perchè, oberato dai debiti, non trovava nel panorama politico del tempo un altro leader carismatico come Craxi, disposto a sostenerlo senza condizioni. Quindi la svolta alla propria vita e un nuovo corso ai suoi media liberandosi di Montanelli al Giornale, indisponibile a rinunciare alla propria autonomia per diventare "primo trombone" del potere nascente; allontanando Paolo Brosio dalla scalinata del tribunale di Milano dove bivaccava, raccogliendo indiscrezioni sugli ultimi strascichi dei processi in corso, gestiti da Di Pietro, la toga più acclamata del momento, che l'"unto del signore" successivamente tentò di cooptare nel suo sistema di potere e, non riuscendo nell'intento, cominciò a criminalizzare nelle sue TV e sui suoi giornali.
Un sistema di potere perfetto, non c'è che dire, basato su alleanze composite di formazioni politiche distanti, disposte a compromessi impossibili, interessate a guadagnare dalla gestione del potere vantaggi consistenti per i rispettivi progetti: con la vecchia destra italiana di nostalgie fasciste (sdoganata all'uopo per lo scontro frontale con il fantasma del comunismo che il crollo del muro di Berlino si era incaricato di demolire e che l'impavido cavaliere, che si era fatto da sè, ha continuato a combattere fino ad oggi, come i mulini a vento di donchisciottesca memoria; con la Lega Nord, quanto di più becero, violento e antidemocratico abbia prodotto il Nord ricco ed egoista, nel tentativo di corrispondere alle richieste di pancia di un'area economicamente avanzata che vuole recingersi come in un giardinetto fiorito cacciando all'esterno, per non vederli, meridionali, extracomunitari, irregolari, rom e quant'altro, inventando il nemico di turno anche quando non esiste; spezzoni consistenti di DC e PSI, partiti demoliti dall'operazione "Mani pulite" e orfani di altre piccole formazioni scomparse che hanno trovato rifugio nel grande assemblement del "cavaliere senza macchia e senza paura".
Tutto questo con il supporto insostituibile delle tre reti televisive di proprietà e dei giornali di famiglia, strumenti impareggiabili di disinformazione di massa e micidiali mezzi di intimidazione e annientamento di ogni oppositore che assumesse visibilità e riconoscimento pubblico.

Così l'uomo delle lunghe "traversate nel deserto" in quasi 10 anni di governo ha potuto vivere su annunci di mirabolanti riforme mai portate a termine; su una serie sterminata di vergognose leggi "ad personam", queste sì, rapidamente approvate nell'arco di poche ore, anche con il Parlamento convocato di notte nel cuore dell'estate; con un'incredibile criminalizzazione di chiunque sembrasse inceppare la sua luminosa ascesa, senza curarsi dei danni irreparabili prodotti alle istituzioni e al paese: di volta in volta nel suo mirino e in quello dei suoi "tromboni" i magistrati, colpevoli di portare alla luce il sistema di corruzione su cui è stato costruito il suo potere economico, i "comunisti", invidiosi del suo successo e determinati a mandarlo sul lastrico, i pochi giornali e giornalisti rimasti ancora a "schiena dritta" che costruiscono "notizie-spazzatura" e gossipare in complotto con i "poteri forti" e con la stampa estera per distruggerlo; adesso anche i giovani che lo contestano ad ogni sua uscita e lo costringono ad ascoltare i loro fischi e pernacchi.

L'impalcatura delle ipocrisie, delle menzogne, delle dichiarazioni e smentite, delle verità nascoste ha retto a lungo, ma arriva il momento in cui cede e s'incrina di fronte all'evidenza. In un paese civile, con un'opinione pubblica libera e un'informazione non piegata e strisciante ai voleri del "signore di Arcore, il disvelamento sarebbe avvenuto in tempi molto più rapidi e senza la denuncia pubblica, puntuale, motivata e accorata di una moglie che si fa portavoce autentico e credibile di uno stato d'animo che avrebbe dovuto essere da tempo presente e diffuso nel paese.

E siamo, ormai e finalmente, alla viglilia del botto, al finale che si prepara paradossalmente nel momento in cui la soap opera aveva fatto il pieno delle adesioni. Siamo ad un 24 luglio da operetta, al naufragio del Titanic che affonda fra canti, balli e danze mentre i "topi avvertiti" fuggono come impazziti e i suonatori continuano con il loro ritornello fatto di "spazzatura", "complotto", "invidia della sinistra" e "poteri forti che remano contro". Fino a toccare punte di comicità involontaria come quella del povero Ghedini "mavalà", parlamentare e avvocato a tempo pieno del premier, che per difenderlo arriva a presentarlo come "utilizzatore ultimo" delle prostitute, neanche d'alto bordo, che s'intrattengono sul suo "letto grande", o come l'impassibile Feltri che arriva a sostenerne l'impotenza per scagionarlo dall'accusa di fare sesso con donne a pagamento.
"...oggi un paese ridotto a un bordello da Berlusconi, finisce per una storia di bordelli..."
La soap opera nostrana è giunta, dunque, alla peggiore conclusione che si potesse immaginare. L'autore-attore che aveva elaborato meticolosamente la sceneggiatura, non è riuscito a scrivere un finale decente. L'uomo che avrebbe voluto "rivoltare l'Italia come un calzino" si trova avvoltolato in una spirale senza uscita dove liberamente s'è cacciato senza l'aiuto di alcuno.

Immaginiamo quale sia in questa fase l'impegno dei collaboratori più vicini come Gianni Letta, nel tentativo disumano di attutire il botto. Sappiamo, invece, come stanno operando i lacchè più accreditati come i Cicchitto, i Bondi, i Ghedini, i Capezzone, i Bonaiuti, i Fede, i Minzolin, solo per citarne alcuni; pochi di questi, tuttavia, si meriteranno l'onore di non accettare la scialuppa di salvataggio e naufragheranno fragorosamente assieme al capitano. Ma i topi, i topi! Ci sono sempre i topi che fiutano il disastro e già saltano sulla zattera che li spinge lontano, alla deriva.

4 commenti:

  1. oramai la politica è un reality...

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  2. Ciao,
    anche io sono prof e faccio le tue stesse riflessioni. Però bisogna indicare a tutti una via di uscita, un obiettivo, Dare una prospettiva au disoccupati e ai cassintegrati.
    Un mio incoraggiamento a sentirti libero, anche se ti troverai almeno una volta ad essere fra i pochissimi a farlo.

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  3. Ciao Giovanni, ho dato uno sguardo al tuo blog che trovo molto interessante. Mi riprometto di tornarci presto. Intanto, se ti va, firma la mia petizione. A presto

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  4. Ciao mie idee,
    sono contento che ti interessi il mio blog.
    Anche a me piace come scrivi e come argomenti. Quanto alla raccolta firme credo che dovremmo perseguire il cambiamento di tutto questo sistema pseudo-democratico, cioè entrare nell'ordine di idee che la democrazia borghese è ed è sempre stata un'illusione, anche se i risultati del voto devono essere oggetto di studio, come può essere oggetto di studio un qualsiasi sondaggio.

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Stai per lasciare un commento? Lo leggerò volentieri ma ti chiedo per correttezza di firmarlo. In caso contrario sarò costretto a cestinarlo.
Ti ringrazio, Victor

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