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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
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08 novembre 2016

IL MIO NO AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE


Avrei voluto scrivere le ragioni che mi spingono a votare e far votare NO al referendum costituzionale. Ma sull'argomento è stato già detto e scritto tutto o quasi; anche sulle risibili ragioni del SI.
Non so come finirà il 4 Dicembre: sebbene i sondaggi continuino a dare il NO in vantaggio, temo che la cosiddetta maggioranza di governo non lascerà nulla di intentato per ottenere il tanto sospirato risultato, sarebbe in grado di fare carte false pur di raggiungere il suo scopo. 
In proposito ritengo che occorra stare con gli occhi ben aperti ai seggi perché il voto dei cittadini possa essere veramente libero da ogni e qualsiasi condizionamento. 
L'esito si giocherà su una mangiata di voti! 

Non volendo ripetere in modo approssimativo quanto già detto e scritto con efficace puntualità da illustri e benemeriti costituzionalisti, mi limito a pubblicare qui la Lettera a mia figlia elettrice sul perché voterò No, di Arturo Primavera 

E la offro come argomento di riflessione a mia figlia, ai miei nipoti e ai tanti giovani italiani confusi e disorientati da una propaganda frastornante e senza ritegno. 
Ma penso anche ai tanti anziani che in questa bolgia fuorviante ritengono di non presentarsi al seggio lasciando agli altri di decidere per loro. 


Mi chiedi perché al referendum, voterò no alla riforma costituzionale? Ti chiedi perché, al contrario, tanti tuoi amici, i più giovani, si aspettino molto dalle recenti modifiche, soprattutto da quelle che riguardano il Senato, le uniche – in pratica - ad essere rese note a un’opinione pubblica più interessata a un presunta futura riduzione dei “costi della politica” che conscia delle reali conseguenze delle riforme? Perché molti di loro dicono che bisogna “cambiare”, senza precisare perché?
Ci sono vari spunti di riflessione, di diversa natura, che spesso si intersecano gli uni con gli altri: cercherò di trasformarli in argomenti, per quanto personalissimi, e comunque legati alla mia non professionale conoscenza della materia.
Sia bene inteso, non ho mie soluzioni per i problemi, reali o presunti che questa riforma, secondo i suoi ideatori, risolverebbe. Ma sai pure che non sono un conservatore, amante e “lodator del tempo passato”, in maniera pregiudiziale: il cambiamento mi sembra, invece, insito nella natura e nel mondo e quindi anche negli uomini: la storia umana è una lunga e continua transizione da uno stato all’altro, ma non sempre al meglio; ti basti pensare, ad esempio, agli orrori delle dittature e delle guerre del novecento. E allora, lungi da me ritenere che questa Costituzione, nata dalle ceneri della guerra e dopo le mostruosità del nazifascismo, possa essere millenaria o sia “la più bella del mondo”, come enfaticamente diceva qualche anno fa un noto comico che da ultimo ha voltato la gabbana, o sia la fonte perfetta e immodificabile della giustizia in terra: sarebbe solo ideologia, che, come puoi indovinare, sconfina quasi sempre nell’atto di fede e cioè in una sorta di religione; lasciamo questa a ciò che è rivelato, ma non a quanto viene dall’uomo. Noi dobbiamo cercare, più modestamente, di ragionare e capire se questa ulteriore riforma sia positiva o meno, nell’ottica generale che ogni cambiamento si debba fondare essenzialmente sul miglioramento dell’uomo.
Il primo motivo è talmente palese che bastano poche parole a spiegartelo: questa riforma è un vero e proprio passo indietro della democrazia, perché non consentirà ai cittadini di scegliere con elezioni dirette i membri di una delle camere, e quindi di un organo che, sia pure, in maniera limitata, e con diverse competenze, continuerà a far parte del potere legislativo.
In pratica l’esercizio del potere verrà di nuovo concentrato in pochi, anziché maggiormente diffuso tra i molti.
Chi vuole questo cambiamento è, per paradosso, un conservatore, mentre chi non lo vuole è un progressista.
E non stare a sentire quelli che dicono che comunque i membri del Senato saranno sempre di creazione popolare, in quanto nominati tra i consiglieri regionali e i sindaci, che a loro volta vengono eletti nelle amministrative. Una elezione non può essere bivalente: un candidato scelto come consigliere o come sindaco, perché dovrebbe star bene anche come senatore? Che efficacia può avere un voto del genere? E poi chi sceglierà i designati a prender parte del Senato? Non certo l’elettore in sede amministrativa, ma probabilmente il partito cui questi, gli eletti appartengono, che opterà per quelli più affidabili e legati alla segreteria politica, tempo per tempo dominante. E saranno liberi di poter decidere secondo coscienza, oppure saranno di volta in volta soggetti a interferenze e pressioni da parte dei vertici dei partiti?
E poi, dubito che questi consiglieri-sindaci/senatori saranno in grado di poter svolgere bene tutte e due le mansioni: anche se ‘tanto devono venire a Roma almeno una volta alla settimana’, non sono esonerati comunque dalla istruttoria e dalla preparazione dei lavori della camera di appartenenza; d’altra parte, specialmente se sindaci, non possono lasciare a metà il loro lavoro sul territorio.
Ma quale il motivo reale di tutto ciò? Non è il risparmio, che è ben poca cosa rispetto a quel che va perso; e non è nemmeno la semplificazione normativa, come puoi renderti conto, se provi a leggere la ridda di norme introdotte dal nuovo testo dell’art. 70.
A parer mio la vera posta in gioco è ben altra, se dai un’occhiata anche alle altre modifiche, alcune limitative della democrazia diretta, altre dell’autonomia regionale o, addirittura dei poteri del Presidente della Repubblica (e non trovi strano questo groviglio di riforme, proposte tutte insieme, da risolvere con un unico quesito?)
È invece la governabilità del Paese, vero mito di tutti i politici, che sarebbe ostacolata fin dalla nascita della Repubblica dalla pluralità delle forze politiche presenti nelle Camere, la cui dialettica ostacolerebbe una “stabile politica di governo”. Del resto politici appartenenti a un passato recente, che non puoi ricordare (vedi Craxi e Berlusconi), hanno spesso puntato sul controllo del dibattito parlamentare per l’approvazione di leggi, in materie delicate, quando l’opposizione diventava un serio ostacolo, e, gli stessi membri della maggioranza erano riottosi a seguire la politica del governo e si mettevano pure a votare contro (i c.d. franchi tiratori).
Ma siamo poi sicuri, che, in definitiva, la governabilità corrisponde a efficienza? Di che cosa? Nel fare veloci-veloci delle leggi per una più snella politica di governo? Hai visto, non molto tempo addietro, che quando una legge deve passare, tra fiducia, sedute fiume, tour de force, canguri, ghigliottine, voti palesi, ma anche segreti e in codice e cose simili, passa in un batter d’occhio anche oggi.
Tu pensi veramente che questo sia un vantaggio, dico, il fatto che una legge possa essere discussa in breve tempo, magari da una sola camera? E le varie leggi porcate, che sarebbero tutte passate tranquillamente (e velocemente)? È vero che è il Governo, quale espressione di una maggioranza politica, che dà l’indirizzo politico generale, ma è anche vero che è il Parlamento, nei suoi due rami, quale espressione anche delle minoranze, il vero fulcro del sistema (almeno nella democrazia che fondarono i Costituenti).
Sospetta, da ultimo, l’affermazione proveniente da qualche agenzia di valutazione finanziaria, che stigmatizzava, come dannosa per l’economia, la troppa libertà concessa ai popoli dalle costituzioni antifasciste: che, niente-niente, può far comodo una camera con poteri ridotti che approva, di fatto senza obiezioni, tutto quello che viene imposto dalla Commissione Europea (in nome del: ‘ce lo chiede l’Europa’), dai trattati internazionali (vedi il TTIP), da alleati più o meno invadenti, dalle multinazionali (che spesso sono dietro di questi)?
Tralascio le altre parti della riforma, ignote ai più, la cui attenzione è sempre indirizzata verso il “contenimento dei costi di funzionamento”: si disciplinano, tra l’altro, le materie più diverse, ché la riforma ritocca svariati istituti, che apparentemente, non sono correlati tra loro, come le modifiche relative all’elezione del Presidente della Repubblica e ai suoi poteri, o quelle che riguardano i giudici della Corte Costituzionale, o quelle relative al referendum abrogativo.
Oltre a quanto sopra, in maniera molto semplificata (nell’unico modo che so fare), mi sovvengono, naturalmente, altri argomenti, che hanno carattere più di metodo, al di là della condivisione o meno del contenuto.
In sintesi trovo assurdo il fatto che queste modifiche, vengano proposte, tra l’altro quasi come una condizione assoluta, direttamente da parte di un governo, nominato a seguito di intrighi di palazzo, e sia stata votata dalla maggioranza che lo sostiene, fatta di parlamentari di varia e precaria provenienza, eletti sulla base di una legge successivamente dichiarata incostituzionale e ciò in un momento in cui le priorità del paese sembrano essere altre.
Vorrei che tu ti soffermassi, anzitutto, sul fatto che la riforma sia stata proposta dal Governo: di norma le modifiche alla Costituzione, soprattutto di sì gran peso, devono rispondere ad una esigenza generale, ad un idem sentire della stragrande maggioranza dei cittadini e dalla quasi totalità delle forze politiche che li rappresentano. Dovrebbero essere il frutto di anni di dibattiti, di studi, di lotte e comunque sono un risultato condiviso di istanze nuove e reali, e perciò comuni a tutti.
Ha di norma un’origine parlamentare o addirittura è frutto di un sentimento popolare, diffuso, più o meno formalizzato.
Nel nostro caso la riforma viene calata dall’alto e la sua approvazione posta addirittura come condizione di permanenza del Presidente del Consiglio, cioè del Governo, cioè della maggioranza di governo, cioè, in definitiva delle Camere, sulle quali pende il rischio di elezioni anticipate, questa volta sotto una nuova legge elettorale, che potrebbe riservare delle sorprese: chi sa quanti personaggi, che attualmente occupano gli scranni del Parlamento, dopo aver cambiato più volte casacca, verrebbero riconfermati da un elettorato non più disposto a farsi prendere in giro?
Ma c’è dell’altro: la sintesi e la chiarezza sono una caratteristica della nostra Costituzione del 1948; il cui testo, prima della approvazione finale, è stato sottoposto ad una vera e propria revisione linguistica, al fine di consegnare ai cittadini un dispositivo corretto e chiaro; al contrario, alle poche e chiare parole utilizzate dai Costituenti, si sostituisce una cascata di articoli, di norme, commi, rimandi, di estrema farraginosità e complessità: immaginati la ridda di interpretazioni, che tutti, titolati e no, organi costituzionali e semplici cittadini, daranno a questa bella costruzione normativa, e i conflitti, i ricorsi, i processi, le sentenze, magari contrastanti, che spunteranno a seconda del punto di vista (e gli interessi) di chi legge il testo.
Questa riforma - ripeto - di fondamentale importanza, in quanto dalla sua introduzione, può derivare una nuova forma di stato, è stata votata, in tempi e a denti stretti, dalla sola maggioranza assoluta di Camera e Senato, e per questo viene sottoposta obbligatoriamente a un referendum: un anticorpo che i padri costituenti previdero a loro tempo, intuendo quali pericolose deviazioni avrebbero potuto portare le maggioranze che si sarebbero di volta in volta formate: spetta ora a noi, ancora una volta, il dover impedire che questa deriva possa essere portata a compimento. 



Leggi anche: Referendum, la percezione di un un cittadino qualunque sulle riforme renziane

22 ottobre 2016

REFERENDUM: BASTA UN SI O SERVE UN NO ?



Due eserciti in campo, più sui social che nella realtà, che attaccano senza esclusione di colpi l'avversario di turno, mentre il Paese va a catafascio senza possibilità di riscatto.
Si combatte ferocemente per sostenere le ragioni di un SI o un NO senza, spesso, conoscere la posta in campo.
Un campione che ha impostato la sua azione politica sul conflitto permanente con tutte le categorie che, di volta in volta, hanno ostacolato la sua ascesa al potere, ha deciso di affidare alla sua Riforma Costituzionale e al conseguente Referendum la funzione di Giudizio di Dio sul proprio operato e sulla sua stessa persona. 
Dall'altra parte un composito schieramento che raccoglie tutte le opposizioni sostenute da illustri costituzionalisti che, mentre discettano sul merito della riforma di per sé confusa e non in grado di snellire il procedimento legislativo, sembrano covare il retro-pensiero di usare il Referendum per azzoppare il premier e rimescolare le carte.
In mezzo sta una popolazione  spesso incerta e frastornata, divisa in fazioni come allo stadio, che fa il tifo per l'uno o per l'altro schieramento. Con strascichi di ostilità fra posizioni diverse anche all'interno delle famiglie. 
Fino al 4 Dicembre assisteremo a un'escalation di aggressività polemica, con il premier che prometterà mari e monti per quanti 'basta un sì' e gli altri che sostengono 'l'Italia giusta vota no'.
Comunque finirà, saranno sfracelli e penso che, a parte una minoranza di elettori che esprimerà un voto consapevole sul merito, i più daranno un giudizio pro o contro Renzi, le sue riforme e il suo modo di governare. 

A scanso di equivoci, io voterò NO perché la riforma mi sembra confusa, pasticciata e non in grado di ottenere i risultati annunciati dai proponenti.
Ma non nascondo che nutro la speranza che il NO serva anche a riportare con i piedi per terra questo Esecutivo tanto autoreferenziale in modo che, finalmente, esca dalla propaganda demagogica e cominci ad affrontare i reali problemi del Paese. 

07 marzo 2016

Uno sguardo retrospettivo alle Terme di Sciacca

Quando penso agli esiti fallimentari del nostro Statuto per l'Autonomia, al disastro amministrativo del Governo della nostra regione, mi viene alla mente quel detto denso di tanta autoironia secondo cui proprio i siciliani sono arrivati a dire che "Dio creò la Sicilia in sei giorni, donandole tutte le cose più belle, il cielo più azzurro, i paesaggi più meravigliosi, i frutti più gustosi, gli alberi più profumati, i pesci più saporiti, i fiori più splendidi, la montagna più straordinaria, ma il settimo giorno, seccato per aver dato vita ad un nuovo Eden, creò noi, i Siciliani". 


 (A' megghiu parola è chidda ca non si dici)


La vicenda delle Terme di Sciacca è emblematica dello stato dell'arte in questo territorio destinato all'autoconsunzione. 

Per farsene un'idea non voglio usare altre parole e consiglio, perciò, al paziente lettore di aprire uno alla volta i seguenti link e leggerli. Si convincerà che non è facile ma - con tanta tenacia e pazienza - si può riuscire a portare alla bancarotta un territorio prosciugandone le risorse e annichilendone le aspirazioni.  

LE TERME DI SCIACCA

Terme di Sciacca S.p.a

Chiusura per le Terme di Sciacca  Nei privati l'ultima speranza

La Sicilia che cola a picco: chiudono le Terme di Sciacca

Il lusso (sprecato) del centro termale di Sciacca dove tutti possono entrare (tranne i turisti)

Buttanissima Sciacca

01 marzo 2016

SICILIA: territorio a perdere, popolato da ultrasessantenni, vecchi pensionati e badanti.


Principali indici demografici calcolati sulla popolazione residente in Sicilia (Dati ISTAT)
Anno     0-14 anni             15-64 anni           65+ anni               Tot. residenti    Età media
2002      848.993                3.275.431            841.245                4.965.669            39,1
2003      839.912                3.275.087            857.125                4.972.124            39,4
2004      832.533                3.298.410            872.319                5.003.262            39,6
2005      822.385                3.303.943            886.753                5.013.081            39,8
2006      811.484                3.303.844            901.884                5.017.212            40,1
2007      798.930                3.307.350            910.581                5.016.861            40,4
2008      786.933                3.325.126            917.624                5.029.683            40,6
2009      778.143                3.337.173            922.483                5.037.799            40,8
2010      772.193                3.342.440            928.359                5.042.992            41,0
2011      765.932                3.348.932            936.211                5.051.075            41,3
2012      744.793                3.309.268            945.793                4.999.854            41,7
2013      738.117                3.295.065            966.750                4.999.932            41,9
2014      744.022                3.352.167            998.748                5.094.937            42,1
2015      736.079                3.343.050          1.012.951               5.092.080            42,4

La suesposta tabella rende appena l'idea del progressivo invecchiamento della nostra popolazione e della fuga dei giovani (formati, laureati e non) verso il Nord e verso i più ricchi Paesi della CEE.
Solo oggi ho incontrato l'ennesimo giovane, medico mio conoscente, che, pur lavorando in provincia, ha deciso di trasferirsi nell'area di Bologna per seguire la moglie che, avendo ottenuto il ruolo come insegnante, non spera in un facile e veloce trasferimento in Sicilia. E poi considera la possibilità di dare un futuro ai figli in una zona più ricca di stimoli e opportunità. 

Questo, invece, il post appassionato che la cara amica Francesca dedica a suo padre in FB ricordando che la sorella e la madre sono costrette a vivere lontane dalla Sicilia per lavoro:
Caro amore mio P. C. oggi dopo pranzo ti guardavo... eri stanchissimo e ti sei addormentato due secondi sul divano... ho letto dentro di te... le tue stanchezze, i tuoi sacrifici... Sei riuscito a non farci mai mancare nulla, in particolare a me!!!!!! Io ti amo papà e senza di te non potrei mai vivere. Sei la luce dei miei occhi. Io e te a casa da soli stiamo bene, anche se mamma A. D. e F. C. sono in altre città (non per volontà loro, ma per lavoro)... Noi insieme siamo una coppia stupenda e io ti curerò e proteggerò sempre!!!!! Lo voglio scrivere pubblicamente affinché tutti sappiano quanto Ti Amo!!!!!!


L'allungamento della vita media, la riduzione delle nascite, l'aumento del numero dei pensionati e il ridotto turn-over stanno facendo del Sud e della Sicilia, in particolare, un territorio popolato da ultrasessantenni e badanti. La cattiva gestione della crisi, poi, in ambito nazionale e regionale non ha consentito e non consente l'utilizzo delle risorse disponibili a vantaggio delle nuove generazioni che si vedono costrette a cercare lavoro altrove.


Senza dire dell'abbandono e del degrado in cui sono ridotti i nostri centri urbani i cui governi riescono a malapena a gestire l'ordinaria amministrazione. In una città come Sciacca, ricca di arte e di un paesaggio incomparabile, dotata di strutture turistiche ed alberghiere notevoli, si è permesso di far fallire la risorsa più importante che l'ha caratterizzata sin dall'epoca della Magna Grecia, le sue Terme. (Terme Selinuntine
Ma su quest'ultimo argomento mi riprometto di tornare con i necessari e documentati approfondimenti. Per il momento mi permetto di affermare che un territorio in cui aumenta la popolazione non più attiva, in cui non si riesce a trovare spazio adeguato alle risorse umane costrette ad un flusso migratorio crescente, è un territorio a perdere, destinato a morire. 




17 novembre 2015

La lettera di Antoine Leiris ai terroristi che nella notte di Parigi gli hanno strappato la moglie

“Vous n’aurez pas ma haine”

Vendredi soir vous avez volé la vie d’un être d’exception, l’amour de ma vie, la mère de mon fils mais vous n’aurez pas ma haine. Je ne sais pas qui vous êtes et je ne veux pas le savoir, vous êtes des âmes mortes. Si ce Dieu pour lequel vous tuez aveuglément nous a fait à son image, chaque balle dans le corps de ma femme aura été une blessure dans son coeur.
Alors non je ne vous ferai pas ce cadeau de vous haïr. Vous l’avez bien cherché pourtant mais répondre à la haine par la colère ce serait céder à la même ignorance qui a fait de vous ce que vous êtes. Vous voulez que j’ai peur, que je regarde mes concitoyens avec un oeil méfiant, que je sacrifie ma liberté pour la sécurité. Perdu. Même joueur joue encore.
Je l’ai vue ce matin. Enfin, après des nuits et des jours d’attente. Elle était aussi belle que lorsqu’elle est partie ce vendredi soir, aussi belle que lorsque j’en suis tombé éperdument amoureux il y a plus de 12 ans. Bien sûr je suis dévasté par le chagrin, je vous concède cette petite victoire, mais elle sera de courte durée. Je sais qu’elle nous accompagnera chaque jour et que nous nous retrouverons dans ce paradis des âmes libres auquel vous n’aurez jamais accès.
Nous sommes deux, mon fils et moi, mais nous sommes plus fort que toutes les armées du monde. Je n’ai d’ailleurs pas plus de temps à vous consacrer, je dois rejoindre Melvil qui se réveille de sa sieste. Il a 17 mois à peine, il va manger son goûter comme tous les jours, puis nous allons jouer comme tous les jours et toute sa vie ce petit garçon vous fera l’affront d’être heureux et libre. Car non, vous n’aurez pas sa haine non plus.

"Non avrete il mio odio"

Venerdì sera avete rubato la vita di un essere di eccezione, l'amore della mia vita, la madre di mio figlio ma non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio saperlo, siete delle anime morte. Se questo Dio per il quale uccidete ciecamente ci ha fatto a sua immagine, ogni proiettile nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. 
Allora no, non vi farò questo regalo di odiarvi. L'avete ben cercato ma rispondere all'odio con la rabbia sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Volete che io abbia paura, che guardi i miei concittadini con un occhio diffidente, che sacrifichi la mia libertà per la sicurezza. Perso. Stesso giocatore gioca ancora. 
L'ho vista stamattina. Infine, dopo notti e giorni d'attesa. Era così bella come quando è uscita questo venerdì sera, così bella come quando me ne sono innamorato perdutamente più di 12 anni fa. Naturalmente io sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma essa sarà di breve durata. So che lei ci accompagnerà ogni giorno e che ci ritroveremo in questo paradiso delle anime libere a cui voi non avrete mai accesso. 
Siamo due, io e mio figlio, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho peraltro più tempo da dedicarvi, devo raggiungere Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi, va a mangiare il suo pasto come tutti i giorni, poi andiamo a giocare come tutti i giorni e tutta la sua vita questo piccolo ragazzo vi farà l'affronto di essere felice e libero. Perché no, voi non avrete neanche il suo odio. 

01 novembre 2015

EXPO, tra cardo e decumano


Attraverso expo 2015 molti italiani hanno scoperto il 'decumano' e forse anche il 'cardo'. Non c'è stata trasmissione televisiva in cui conduttore ed ospiti non li citassero, specialmente il primo. 
Cosa sarà mai 'sto decumano, si saranno chiesti! 
Chi ha cercato di informarsi consultando qualche enciclopedia, ha scoperto che le due parole non sono peculiarità di expo ma antichi termini che indicavano gli assi principali della struttura dell'accampamento militare e poi dell'urbanistica romana. 
Mi vien da pensare che per molti, forse, questa è stata la più importante scoperta fatta grazie ad expo.
Il resto, per dirla alla lombarda, è fuffa. 

23 agosto 2015

A TE, MATER VETUSTA (alle persone più care i miei frammenti più intimi)

Sollecitato dalla mia cara nipote Matilde, rendo fruibili a tutti i miei versi sparsi, raccolti e salvati in questo post sotto il titolo A te, Mater vetusta
Mi auguro che qualcuno li legga e ne apprezzi almeno la sincerità.

Prefazione di Matilde Fagotto
Difficile trasferire su carta - o su di una pagina virtuale, potremmo dire - la profonda emozione che mi coglie sfogliando il libriccino di poesie del caro zio Vito. Non sono un'esperta in materia, e tanto meno voglio apparire melensa, ma quei versi hanno da sempre la capacità di toccare alcune corde del mio cuore, e sono convinta che meritino una diffusione maggiore di quella che la modestia dell'autore ha loro concesso finora. E dunque, perché non farli rivivere attraverso le pagine di questo blog?
Natura e sentimenti - personalissimi eppure universali - sono qui declinati e intrecciati di volta in volta a rappresentare inquietudini e gioie, paure e coraggio, caducità e sublime bellezza che sembra destinata a non aver mai fine: dal tormentato rapporto con la terra madre, al profondo legame con la figlia, la sua "dolce bambina"; dalla schietta e toccante analisi di un vissuto sofferto, allo slancio vitale verso un futuro ignoto ma carico di nuovi auspici.
"A te Mater vetusta" é una raccolta che costituisce un piccolo ma significativo tassello di una natura umana estremamente sensibile, un dono per gli affezionati lettori di questo spazio e per chi vi si imbatterà casualmente.
Con la viva speranza che l'autore si decida a regalarci ancora qualcuna delle sue riflessioni in versi, auguro a tutti voi una buona lettura!

MATER VETUSTA
A te, mater vetusta, me redùce
calda l'eco di cantilene antiche.
Plaga assolata, tu mi desti vita         
d'incanto aprendo agli occhi miei la luce.
Risento stridule quelle cicale:
il canto rauco al cuore si figge
mentre col palpito azzurro si fonde
del mare, memore, che ti recinge.
Terra di miti e d’un sogno di luce, 
dimmi che tornano le tartarughe
quando la rupe d’Eraclea s'indora!
Dimmi le sabbie del Belice riarse,
solcate ancora da scarabei egizi!
Niun mostro omai tra Scilla e Cariddi.

SERA DI MAGGIO
Scende attesa la sera nel sereno
e perdura la luce del tramonto
che accende le balze aspre del monte
scavando solchi d’ombra nel terreno.
Sale denso il profumo delle rose,
dura a lungo la zagara fragrante
mentre gli uccelli s'attardano nei canti
aspettando la lieve notte nera.
Fanno un concerto di mille suoni, quanti,
tutti intonati alla malinconia,
come ogni sera han messo a punto in tanti
gli strumenti per la sinfonia.
Solo le piante piegano le fronde
in un applauso silenzioso e vero;
esse soltanto colgono il mistero
che accompagna il momento del tramonto,
e le campane dell’Avemaria.

A ROBERTA
Esterrefatto, muto, sonnolento,
ricordo il giorno freddo dell’addio;
insieme a me pranzasti e poi scrivendo
sulla mia agenda ed implorando Dio,
mi afferrasti ché non scappassi via.
T'accompagnai, era Sabato, all'ora 
di disegno: la destra nel taschino
e l'altra riscaldavi nella mia.
Dovetti comperarti cartoline
con bimbi che facevan l'occhiolino,
quasi pegno del mio ripensamento.
Ora star qui, senza di te, detesto
e mi divora notte e dì, lo sento, 
il rimpianto di te, il mio tormento.

PAURA DI BIMBA
Un brivido brucia la pelle,
t'afferra pei polsi,
ti stringe alla gola,
ti toglie le forze.
Il sangue raggela di colpo,
il cuore non batte,
poi pulsa più forte,
imporpora il viso
e scioglie d’un tratto
di lacrime calde
la limpida fonte.

E LA TERRA TREMÒ...
Squarci ne lacerarono le membra
e la terra patì con affanno
e lanciò ululati di morte
e rigurgitò bava schiumosa
ed ebbe sussulti inauditi.
Cielo e mare le furono solidali
e scatenarono forze selvagge
sfogando una rabbia incontenibile
sull'orgogliosa miseria dell'uomo.

SONO STANCO
Sono stanco 
di camminare
per plaghe desolate,
aride, abbandonate.
Ma anche se ritrovassi
i fiori, i colori, i suoni,
il deserto rimarrebbe nel mio cuore.

VIVO GIORNATE VUOTE
Vivo giornate vuote,
inutili, noiose:
chi ha rubato alla mia vita
il senso?

CAMMINO SENZA META
Cammino senza meta
per strade fatte
da altri
che non so dove portano.
Ma almeno la notte
vorrei riposare
e non pensarci.                                          

NON SO PERCHÉ SCRIVO
Non so perché scrivo:
tutto il dolore del mondo
le mie parole
non possono contenerlo;
neanche il mio male
ci sta intero.
                                                                                   
IL MIO CUORE
Il mio cuore
è come quel muro sgretolato,
grezzo, cadente:
solo una parvenza
di nuovo
gli darebbe l'intonaco.

L'AMORE E' COME LA LUNA
L'amore è come la luna:
risplende, sorride lontana,
ti fa sognare;
ma chi la raggiunge
non trova che terra.

SEMBRO UN RELITTO
Sembro un relitto
che ha toccato il fondo,
una larva d’uomo alla deriva
che è riemersa inerte, vuota e priva
di senso.
Mi sballottano
senza meta i venti
e le onde sconvolgono
i pensieri, la mente vaga
senza scopo e i piedi
non hanno direzione né sentieri.
In certi momenti,
disperato, prego l'onde
che coprano il mio corpo
e lo affidino al nulla più profondo.
Ma poi mi sembra di riprender fiato
e spero nel futuro e scopro il pianto.

POSARE IL CUORE
Posare il cuore
in un angolo,
fuggire per mete
lontane,
disfar la valigia:
sognare
di essere giunto
al traguardo.

OGGI MI TRADIRÒ
Oggi mi tradirò perché, sognando
mi perderò negli occhi tuoi smarrendo
il ben dell’intelletto e, sospirando,
ti chiederò di starmi ancora accanto.

DOMANI MENTIRÒ
Domani mentirò perché, parlando,
pronuncerò parole senza senso;
ma sento che dirò, in un lamento:
“Non ti scordar di me, t’ho amato tanto!”.

IL VOLO
Evviva, evviva!
Il volo
verso verdi orizzonti
ho già spiccato.
E chi potrà fermarmi!
Volano
mente e cuore,
a stento la ragione
li riprende.
E’ un attimo
e poi via, lontano,
per sentieri inesplorati,
dalle remote densità dell’abisso,
oltre la lieve chiarità
della gioia.
Io sono qui e palpito,
in mille anfratti
mi cerco e mi trovi,
mi perdo
e mi ritrovano. 
Le parole non dicono,
non spiegano:
è la vita che in me scorre, 
che a me torna per mille
rigagnoli e torrenti
irruenti; è la vita
che riprende.
Mi riverbero
e via ancora per sentieri
più vorticosi,
sopra abissi ignoti.
Il carico ho buttato
e volo! 
Fallo anche tu,
librati sulle tue ali,
reggono, se vinci
la vertigine
del vuoto.

SOGNO D’ESTATE
Fresco un ruscello
t'accarezza di notte le ciglia,
agile svetta e zampilla 
fra luci e colori
d'immagini nuove
e d'antiche promesse.

SCALPITANO CAVALLI
Scalpitano cavalli,
al vento le criniere;
folate sconvolgono
il fumo sui comignoli:
seduto l'uomo fissa
lontano punti neri,
sorride, il vento
gli carezza i pensieri.

DOLCE SIRENA
Dolce sirena del cuor mio
randagio, portami lontano
in volo planare
sulle gelide acque
lacustri dove libellule
danzano felici!

TRA CIANE E ARETUSA
Tra Ciane e Aretusa
stasera
la Luna si veste
d'argento
nel mare d'Ortigia.

MUSICA LE PAROLE
Musica... 
le parole, 
quando sgorgano
chiare, acqua fresca
di sorgente dal colle
limpida fluente
al mar 
che la riceve dolcemente...


Postfazione di A. B. 
Tristezze intessute di luci, velate di emozioni. Desiderio di esporsi lasciandosi andare, sorvegliato dall'insopprimibile urgenza di capire, mantenendo misura e distacco per mettere a fuoco. Rapporto con il passato, non solo nostalgico, e insieme voglia di vivere il presente aggrappandosi alle sensazioni suscitate dalla realtà, per altri, forse, non altrettanto positiva. Più aperta, immediata, serena nel dolore “A Roberta”, in cui domina incontrastato il sentimento, a discapito di quella  “misura” sempre mantenuta.
Dove conduce la continua fuga?  Qual è l’approdo? A. B.

          Breve nota sull'autore
Vito Raia è nato a Menfi nel 1946. Il terremoto del Belice, che lo ha visto testimone attento e critico di fatti e misfatti ormai insanabili, ha segnato profondamente la sua vita. Si è laureato in Lettere a Palermo, discutendo la tesi “Ricerche sulla situazione socio-culturale di Menfi”. Si considera discepolo di Giusto Monaco di cui ha sempre ammirato, sin dagli anni universitari, l'amore per la civiltà classica, la profonda umanità e lo stile impareggiabile. Ha insegnato per quasi un ventennio in istituti tecnici del Trentino e successivamente si è trasferito a Siracusa dove ha deciso di interrompere, almeno per qualche tempo, il suo peregrinare. Sente, infatti, sempre più potente, il legame allo scoglio di Ortigia dove il destino lo ha fatto approdare, naufrago, in cerca della “mater vetusta”.   
Queste povere, piccole cose, tessere in frantumi di un mosaico impossibile, intende donare ad Ortigia ospitale, miniatura affascinante, emblematica, della mitica madre. 

01 febbraio 2015

MATTARELLA PRESIDENTE. Prime impressioni

Mi piace che per la prima volta un siciliano onesto raggiunga la massima carica istituzionale. 
Apprezzo molto del nuovo Presidente la grande sobrietà, la semplicità dei modi, la pacatezza. (Doti che lo rendono distante anni luce dalla sguaiatezza che rasenta la cialtroneria di leader come Renzi, Berlusconi, Grillo e Salvini). 

La prima dichiarazione all'atto della comunicazione della sua elezione - Il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini. E' sufficiente questo" - gli fa onore e sembra contenere, nella sua semplicità, un impegno e un progetto di vasta portata. 

Il primo atto, la visita alle Fosse ardeatine, marca la sua profonda fede democratica e il suo impegno nella lotta alle attuali folli manifestazioni di terrorismo. 



Mi piace inoltre il suo energico impegno contro la mafia avendo assistito di persona il fratello Piersanti negli ultimi istanti di vita dopo un attentato mafioso e avendone ereditato il patrimonio morale. 
Sarà un buon Presidente, lo vedremo all'opera. 

Unica nota curiosa: nel corso della terza votazione, alla vigilia dell'elezione di Mattarella, il forte vento che soffia sulla Capitale stacca la bandiera tricolore sventolante sul torrino del Quirinale facendola ammainare alla base del supporto. Gli àuguri di una volta ne avrebbero tratto interpretazioni fosche; noi immaginiamo, invece, che la gestione del nuovo Presidente potrà essere contrastata (ma non sconfitta) per la sua intransigenza sui principi e il suo rigore morale. 

Auguri Presidente, buon lavoro!            

28 gennaio 2015

Berlu-Renzi assieme, alla conquista del Colle

Stiamo assistendo impotenti (?) all'occupazione dell'ultimo baluardo rimasto a difesa della Costituzione e delle istituzioni civili. 
I due capi-bastone attraverso un patto scellerato stanno condizionando la libera scelta del Presidente della Repubblica da parte dell'assemblea dei grandi elettori, proponendosi di votare scheda bianca nelle prime tre votazioni per imporre il loro fantoccio alla quarta, quando sarà eletto agevolmente con la maggioranza assoluta di cui sulla carta dispongono. 

Ci sarebbe un modo di ribaltare questa orribile messinscena se un numero rilevante di grandi elettori di tutti gli schieramenti si liberasse in questa occasione della casacca di appartenenza e indicasse un nome al di sopra delle parti, anche della società civile, dotato veramente di quelle caratteristiche di indipendenza, competenza ed equilibrio da farne il Presidente di tutti gli Italiani onesti. 

In questa fase di grave difficoltà del Paese ciò che non ci serve è l'elezione di un uomo o donna che confermi e consolidi il patto del nazareno e la durata di tale ignobile mercimonio. 
C'è da augurarselo seriamente. Ma sarà realistico in un parlamento di nominati, timorosi di perdere la poltrona? 

21 gennaio 2015

Flat tax, not in my name!

Mentre Obama tenta di inasprire le tasse ai più ricchi a favore della middle class, pur essendo consapevoli che dopo la crisi del '29 e nel secondo dopoguerra le economie dei Paesi occidentali si risollevarono con incentivi al mondo del lavoro sostenuti attraverso una forte tassazione dei grandi patrimoni, Berlusconi, Salvini e i loro sostenitori hanno ancora il coraggio di proporre la flat tax impunemente e nel silenzio quasi assoluto dei mass media. 


Se è vero che - anche grazie alla crisi e alle politiche di liberismo selvaggio attuali - i poveri diventano sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi, la flat tax non farebbe altro che allargare a dismisura tale divario. 

Non serve essere economisti di fama mondiale per capire che occorre urgentemente una redistribuzione dei redditi, un ridimensionamento della spesa pubblica (salvaguardando, però, sanità, scuola, servizi), una tassazione più drastica dei grandi patrimoni, l'esenzione fiscale per redditi da lavoro e pensioni vicini al minimo esistenziale e una forte riduzione d'imposta per i redditi medi. 

Solo scelte di tal natura potrebbero dare un po' di respiro ad un'economia languente e sostenere la produzione e la crescita. Scelte che inizialmente favorirebbero i ceti medio-bassi ma che, in tempi più lunghi, produrrebbero effetti positivi anche per gli altri.
Scelte oculate del genere non possono chiedersi a un Berlusconi qualsiasi il cui unico vero interesse da vent'anni a questa parte si è dimostrato essere la salvaguardia delle sue aziende. Nè possono entrare nel programma di Renzi (figlio politico naturale dell'ex cavaliere di Arcore) e del suo partito, forgiato ormai a sua immagine. 
Rimane solo la recondita speranza che dalla costola di quel che fu il PD e dai cespugli sparsi di una sinistra vagante possa nascere una formazione seria di sinistra con un progetto credibile e sostenibile. Solo speranza vana? 

La metà della ricchezza mondiale nelle tasche dell'1% della popolazione

La flat tax di Salvini e Berlusconi: togliere ai poveri per dare ai ricchi

La flat tax e la restaurazione fiscale

08 gennaio 2015

Inizia la caccia all'extracomunitario?

Dopo l'orribile carneficina di stampo terroristico-islamista che ieri ha sconvolto la Francia, l'Europa e il mondo intero, riprende con vigore, anche da noi, l'indecente e sconsiderata caccia all'extracomunitario in quanto tale, a prescindere da ciò che fa e da come vive. 

Come antidoto a questa denigratoria campagna sempre attiva, consiglio la lettura di Ghetto Economy curato da Antonello Mangano, che ci documenta in modo dettagliato sulle condizioni di vita e di lavoro di decine di migliaia di migranti sfruttati, ricattati e violentati, manodopera a basso costo nelle regioni del profondo sud e in alcune aree del nord industrializzato. 


Dalla quarta di Copertina:
Le serre del doppio sfruttamento, sessuale e lavorativo. Le braccianti rumene e la loro dignità violata. I ghetti di Stato e le baraccopoli africane ai margini dei campi. I semi che diventano sterili. Le multinazionali e le società finanziarie. Ma anche tonnellate di succo d’arancia tagliate con sostanze chimiche. 
Sono solo alcuni orrori nascosti dietro l’etichetta del supermercato. Dagli aranceti di Rosarno alle vigne del Piemonte, un’economia arcaica e tecnologica, schiavista e finanziaria produce arance, vino, pomodoro. Il cibo che arriva sulle nostre tavole.
Durante un viaggio sorprendente raccontiamo un incubo che ci appare lontano e legato ai migranti. Ma che sta diventando il nostro futuro. 

Un consiglio spassionato e non richiesto al premier Renzi

Dopo la norma salva-Berlusconi, approvata dal Consiglio dei ministri la notte di Natale - che potrebbe di fatto graziare l’ex Cavaliere condannato dalla Cassazione - e la successiva istanza dei suoi legali intesa ad ottenerne la liberazione anticipata per buona condotta: Il progetto rieducativo si è arricchito dello svolgimento dei lavori di pubblica utilità (…) da cui ha accolto con entusiasmo uno spunto di riflessione sulla condizione degli anziani, -
invece di arrampicarsi sugli specchi con l'esito sgradevole che ne consegue e costringere il poveretto a chiedere una riduzione di pena, perché il premier Renzi non compie un atto di forza decisivo candidando l'ex premier ed ex cavaliere al Quirinale per i grandi meriti conseguiti come imprenditore e politico?
Consideri che si tratta del miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni, prima, cioè, che lui stesso gli soffiasse il podio con la strabiliante attività messa in campo.

Pensi Renzi all'esito che ne conseguirebbe: 
- metterebbe finalmente fuori gioco quell'opposizione interna, vera spina nel fianco che rallenta e indebolisce il suo slancio vitale;
- otterrebbe applausi sperticati e riconoscimenti fastosi dal partito e dal mondo degli affari orbitante attorno all'ex cavaliere;
- assicurerebbe al patto del nazareno una durata almeno settennale con la prospettiva di cambiare definitivamente i rapporti di forza nel Paese e di fare le grandiose riforme da entrambi auspicate e volute.

Dico questo perché sono convinto che sarebbe la mossa azzeccata e vincente, in grado di garantire al premier lunga vita politica e l'ambito riconoscimento di grande statista.

Faccia come il Duce che si assunse la responsabilità politica, morale e storica del delitto Matteotti, tacitando così l'opposizione e la fronda nascente nel suo stesso partito e dando vita alla fase autoritaria del regime.

Forza Renzi, che ce la fai!

29 dicembre 2014

ANNO NUOVO. VITA VECCHIA ?

Fra poche decine di ore festeggeremo in tutto il mondo (intendo su questo nostro pianeta) il passaggio dall'anno 2014 al 2015. Lo faremo non tutti nello stesso momento ma secondo lo scaglionamento in 24 fusi orari; pertanto l'inizio dei festeggiamenti avverrà nell'arco di 24 ore nelle 24 sezioni nelle quali il nostro globo è diviso. Il capodanno islamico e il cinese non coincidono con quello occidentale fissato dal Calendario gregoriano. 
Già solo questi fatti ci dicono che il tempo storico è una pura convenzione e si calcola secondo criteri più o meno precisi di aggiustamento al tempo astronomico. 
Anche questo, però, è una formulazione scientifico-filosofica intorno alla quale fior di studiosi hanno dibattuto costruendo diverse concezioni del tempo, dalla ciclica, alla lineare fino alla spirale. 

Non mi dilungherò sulla concezione sidero-spaziale, filosofica, scientifica del tempo per la quale rinvio i miei lettori alla puntuale esposizione presente in Wichipedia
Solo un cenno al tempo storico che è quello della sistemazione cronologica e periodizzazione che gli storici fanno della loro materia. 

Mi soffermerò, invece, sul concetto di tempo individuale che è quello che a ciascuno di noi è dato da vivere e che procede secondo criteri del tutto personali e, direi, interiori. E per far ciò mi rifaccio alla teoria di Henri Bergson secondo cui per il tempo non esistono singoli istanti ma un loro continuo fluire non scomponibile; istanti vissuti nella loro durata reale nella coscienza di ognuno dove gli stati psichici non si succedono ma convivono. Diverso è quindi il tempo della scienza da quello reale che ciascuno di noi vive nella propria coscienza. 

Per questa ragione il mio/nostro tempo può contrarsi o dilatarsi. Non è un tempo scandito dallo scorrere lineare e regolare delle ore e dei giorni del calendario, ma costituito di ritagli della realtà percepita in un tempo fuori dal tempo, una durata che la memoria poi raccoglie e incasella nel tempo reale. E qui soccorre Proust che nella sua Recherche fece uso della concezione bergsoniana: Un'ora, non è solo un'ora, è un vaso colmo di profumi, di suoni, di progetti, di climi

Questa concezione del tempo legata alle nostre percezioni è affascinante, ci libera dalla costrizione nel tempo come svolgimento monotono e lineare, dalla concezione ciclica dell'eterno ritorno e sprigiona, invece, le nostre potenzialità creative perché ci dà modo di ritagliarci il nostro tempo da vivere, liberi dall'estenuante riferimento all'orologio fisico a vantaggio di quello interiore. 

Esperienze di questo tipo tutti ne abbiamo fatte. Quante volte ci accorgiamo che il tempo dell'attesa non passa mai - sembra durare più a lungo di quanto stimiamo - e guardiamo insofferenti i minuti che scorrono sull'orologio. Altre volte, invece, il tempo dell'azione e delle esperienze piacevoli sembra sfuggirci di mano, tanto passa in fretta! 
E questa percezione del tempo è comune a tutti gli uomini - occidentali, cinesi, musulmani - senza distinzione culturale o religiosa. 

Per tornare ai festeggiamenti che accompagneranno l'arrivo del 2015, anch'io allo scoccare della mezzanotte del 31 Dicembre (fuso orario di Roma) parteciperò al brindisi augurale perché mi troverò in compagnia di persone accomunate dalla stessa voglia di salutare l'anno nuovo. Altre volte, invece, mi sono ritrovato solo in casa, sono andato a dormire prima e l'anno è entrato ugualmente. 

22 dicembre 2014

... e fra due giorni è ancora Natale!

 A volte mi trovo a riflettere sulla efferatezza di certi comportamenti umani che supera di gran lunga quella degli animali più feroci. Ultimo fatto atroce che mi viene in mente è l'uccisione crudele di Loris, un bambino di otto anni, a Santa Croce Camerina. Penso poi a questo mondo, abitato da miliardi di persone in estreme difficoltà materiali ed esistenziali a fronte di una minoranza che possiede ricchezze incommensurabili. E mi chiedo che senso abbia condividere questo cielo, questo paesaggio straordinario, tanti beni che la natura è propensa ad offrire a tutti se non riusciamo a condividere gli elementi primari di sussistenza. Molti abitanti di questo pianeta non riescono neanche a godere di quello che possiedono, tanto è eccessivo e - in sostanza - superfluo, altri debbono arrabattarsi in tutti i modi per mettere insieme il pranzo con la cena. 


Non occorre nemmeno proporre la rilettura del bel saggio di Erich From, Avere o Essere, per rendersi conto di quella che sarebbe la via per realizzare la felicità universale. Basterebbe tener presenti i precetti contenuti nelle dottrine delle grandi religioni o, anche, gli insegnamenti dei grandi filosofi - da Platone a Kant - per capire che la nostra attuale società è gravemente malata. Ma l'egoismo spropositato che ci possiede non ci permette di cambiare rotta. 

Al di là di ogni altra considerazione, Il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me - la bella frase di Kant a chiusura della sua Critica della ragion pratica - se adeguatamente considerata, oltre a lasciarci con occhi stupiti dinnanzi alla bellezza della natura, dovrebbe stimolarci a ritrovare dentro di noi, in quanto esseri umani, la primordiale distinzione tra Bene e Male, che dovrebbe guidare sempre le nostre azioni. 
Ma in un'epoca in cui il dio denaro governa gli Stati, le comunità grandi e piccole, il cuore stesso dei singoli uomini che lo adorano spesso solo per accumularlo, altre volte per soddisfare bisogni voluttuari ed effimeri, i valori primari sono passati in secondo piano a favore di una corsa distruttiva all'avere. E non voglio parlare della corruzione e degli scandali sempre attuali che coinvolgono politici ed amministratori perché non meritano neanche di essere citati in quest'occasione.

 

In questi giorni mi sono chiesto, piuttosto, come apparirà a Samantha Cristoforetti - la nostra astronauta di Missione Futura - questo nostro piccolo atomo opaco del male e quali sensazioni susciti da quelle altezze. 
Ma è già Natale e per un giorno le convenzioni e le buone maniere ci impongono di essere più buoni con il Prossimo. Con l'anno nuovo riprenderemo la forsennata corsa verso un traguardo già fissato da sempre. 

06 dicembre 2014

Il Rapporto 2014 del CENSIS



Una foto sconvolgente quella che il Censis traccia della situazione socio-economica del nostro Paese. Sembra mancarci la capacità di guardare al futuro, di fare sistema, di credere nella possibilità di uscire dalla crisi con l'impegno comune. 
Sembrano più disposti a dar credito all'Italia gli stranieri che non gli stessi italiani. 



Giunto alla 48ª edizione, il Rapporto Censis interpreta i più significativi fenomeni socio-economici del Paese nella difficile congiuntura che stiamo attraversando. Le Considerazioni generali introducono il Rapporto sottolineando come il Paese viva una profonda crisi della cultura sistemica: nella «società delle sette giare», i poteri sovranazionali, la politica nazionale, le sedi istituzionali, le minoranze vitali, la gente del quotidiano, il sommerso e la comunicazione appaiono come mondi non comunicanti, che vivono di se stessi e in se stessi. Nella seconda parte,«La società italiana al 2014», vengono affrontati i temi di maggiore interesse emersi nel corso dell'anno, descrivendo una società satura dal capitale inagito, la solitudine dei soggetti, i punti di forza e di debolezza dell'Italia fuori dall'Italia. Nella terza e quarta parte si presentano le analisi per settori: la formazione, il lavoro e la rappresentanza, il welfare e la sanità, il territorio e le reti, i soggetti e i processi economici, i media e la comunicazione, il governo pubblico, la sicurezza e la cittadinanza. 



In una società senza ordine sistemico i singoli soggetti sono a dir poco a disagio: non capiscono dove si collocano, negli anfratti o nei relitti di un assetto sistemico che essi ritengono comunque necessario; soffrono tutti gli effetti negativi, anche psicologici, della crisi radicale delle giunture sistemiche; e si sentono alla fine abbandonati a se stessi (vale per il singolo imprenditore come per la singola famiglia), in una obbligata solitudine.
Il sistema finisce per esser vissuto come cosa estranea e resta solo potenziale oggetto di rancore e di denuncia. Con la conseguenza inevitabile che tale estraneità porta a un fatalismo quasi cinico (tanto, tutto è fuori controllo e nessuno riesce a padroneggiarlo) e talvolta anche a episodi di secessionismo sommerso, ormai spesso presente in varie regioni e realtà locali, specie al Sud. 
C'è una profonda crisi della cultura sistemica. Poteri sovranazionali, politica nazionale, istituzioni, minoranze vitali, gente del quotidiano, sommerso e comunicazione sono sette mondi non comunicanti, che vivono di se stessi e in se stessi in un parallelo sobollire. La politica sia arte di guida. 

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