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24 settembre 2010

IN UN PAESE NORMALE ...

In un Paese normale il Presidente del Consiglio che perde la sua maggioranza in Parlamento non raccoglierebbe tutta la spazzatura disponibile per tirare a campare ma si presenterebbe alle camere, porrebbe la fiducia sul suo programma e, se sfiduciato, correrebbe dal Capo dello Stato a presentare le dimissioni sgomberando il campo da ogni possibile inciucio.
Ma il nostro non è un paese normale e perciò le testate giornalistiche che fanno capo al Presidente del Consiglio continuano a buttare fango sul Presidente della Camera, colpevole di avere posto alla maggioranza il tema della legalità.
In un Paese normale, in una fase critica come quella che stiamo vivendo, l'opposizione farebbe quadrato intorno ad un programma serio e alternativo, raccoglierebbe le istanze irrinunciabili provenienti dalla società civile e si appresterebbe a portare il Paese fuori dal pantano.
Ma il nostro non è un paese normale,  perciò assistiamo ai contrasti incredibili dentro lo stesso partito che dovrebbe per la forza dei numeri guidare il progetto alternativo.
In un Paese normale non potrebbe succedere che un comico diventi capopopolo e che veda crescere i consensi intorno alla sua denuncia, spesso qualunquista, della politica e dei partiti.
Ma il nostro non è un paese normale se la gente si lascia sedurre, non senza ragione, da chi accusa a destra e a manca non distinguendo più tra destra e sinistra ma tra ladri e galantuomini.
In un Paese normale non dovrebbe succedere che un manager, anche se competente, prenda di liquidazione quanto riuscirebbe a guadagnare un normale professionista in duemila anni di servizio.
Ma il nostro non è un paese normale e può accadere che quella liquidazione corrisponda alla normale buonuscita di un normale professionista moltiplicata per  seicentosessantasei e che quel manager possa consentirsi di darne il 5% in beneficenza.
In un Paese normale non potrebbe succedere che un uomo come Berlusconi, concessionario di tre canali televisivi, proprietario di giornali, case editrici, case di produzione e distribuzione cinematografica ecc., diventasse capo di partito, deputato e capo del governo.
Ma il nostro non è un paese normale e assistiamo alla sceneggiata che ogni giorno TV e giornali ci imbandiscono mentre andiamo sempre più giù senza aver toccato ancora il fondo.





Poi quelli che ci stanno portando alla bancarotta, ci ricordano che non dobbiamo alzare troppo la voce perchè la situazione è grave e la crisi non è ancora alle nostre spalle.

Chi, quando e come permetterà a questo Paese di risalire la china?

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