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25 luglio 2012

Tredicesime: trovata finale per far cassa?

I Poveri: in tempo di guerra, carne da macello; in tempo di crisi, numeri contabili

Sembra che per far cassa il governo dei tecnici consideri la possibilità di tagliare la tredicesima mensilità a dipendenti e pensionati pubblici. Dopo aver aumentato imposte e accise, dopo essere intervenuto massicciamente e proditoriamente sulle pensioni, dopo una serie di tagli ad ampio spettro, l'esecutivo tecnico si accorge, ahimè, che il pil si riduce, le aziende chiudono, aumentano i disoccupati e il debito pubblico continua a crescere mentre lo spread raggiunge nuovi record per niente esaltanti. 
Non ci voleva una laurea in economia nè una cattedra alla Bocconi per capire che i provvedimenti dei tecnici avrebbero ancor più depresso l'economia reale in una spirale micidiale e irreversibile. La cura da cavallo imposta alla Grecia, i massicci salassi subiti dalla Spagna abbiamo visto chiaramente dove portano. L'Italia segue a ruota e, continuando di questo passo, la sua sorte sembra segnata. 
Occorre un cambio di passo deciso e coraggioso. I soldi vanno presi dove ci sono, e in abbondanza, e rimessi in circolazione a favore delle imprese e delle classi più deboli, e non delle banche.  Solo rimettendo in circolazione liquidità, si può dare ossigeno indispensabile a quella che, finalmente, lo stesso Monti chiama economia reale.
Non è un caso che a contestare l'eventuale taglio delle tredicesime non siano stati per primi gli stessi interessati ma i rappresentanti delle categorie commerciali che si sono immediatamente resi conto che il provvedimento inciderebbe pesantemente su un settore già profondamente colpito dalla crisi. 
Vorrei solo aggiungere che le tredicesime, sia quelle pubbliche che le private, sono soltanto un accantonamento annuo su stipendi e pensioni che viene aggiunto alla mensilità di dicembre, non un dono grazioso da parte dello Stato e dei datori di lavoro privati. Fanno parte integrante, cioè, dello stipendio e non sono, perciò, nella disponibilità del governo o di chiunque altro voglia appropriarsene.
Se è vero che il 10% della popolazione possiede il 50% della ricchezza del Paese, se è vero che i beni dello Stato corrispondono all'incirca all'ammontare del debito pubblico, è lì  che un governo serio e amante dell'equità andrebbe a cercare risorse, oltre naturalmente a ridurre con equilibrio e  oculatezza le voci di spesa. Accanirsi contro i poveri cristi, non solo è profondamente ingiusto ma, a pensarci bene, anche controproducente. 

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