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02 agosto 2011

Il Paese in una morsa micidiale: tra gli attacchi della speculazione finanziaria e l'estrema debolezza della politica

L'Italia sta vivendo una fase veramente drammatica, tra una classe politica impallata - che non riesce a prendere decisioni efficaci e radicali sul piano economico, dell'equità e dello sviluppo - e gli attacchi della speculazione finanziaria che manifesta una sfiducia crescente riguardo alle capacità del nostro Paese di produrre una vera svolta verso il risanamento economico e aprire una nuova fase virtuosa coinvolgendo nei sacrifici necessari tutti i cittadini, ciascuno in relazione alle proprie possibilità e condizioni. 

Dopo averci raccontato per troppo tempo che la crisi è passata, che stiamo meglio degli altri, che i nostri conti sono in ordine, che l'economia italiana tiene, solo adesso, dinnanzi ai rovesci della borsa, alla fuga dei capitali, all'aumento dello spread tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi, la maggioranza al governo si accorge che balliamo sul Titanic che sta affondando.
Nessuno di loro sembra disposto a riconoscere le proprie responsabilità scaricandole comodamente sugli altri: la Lega sul PDL, Berlusconi su Tremonti, l'opposizione sulla maggioranza e sul governo, Scilipoti su Di Pietro e così via. 

Neanche il PD, a dire il vero, è in buona salute: dopo aver predicato bene contro questa destra irresponsabile e arruffona capeggiata da Berlusconi, si trova gravemente impelagato nella vicenda delle mazzete miliardarie di Penati, suo esponente di spicco a Milano, e in tanti altri piccoli episodi inqualificabili di malapolitica.

Il Paese è allibito e non vede via d'uscita in tempi brevi da una situazione di pericolosissimo stallo: una maggioranza arroccata, capace soltanto di far passare in parlamento le vergognose leggi che servono urgentemente al premier per sfuggire ai suoi processi, e un'opposizione che, vissuta per anni all'ombra dell'anomalia berlusconiana, non ha saputo rinnovarsi per rappresentare agli occhi degli Italiani la vera alternativa.

Non si capisce ormai cosa si possa sperare, quale sia il male minore, a quale santo votarsi. Personalmente sono convinto che l'uscita di scena di questo governo, che ci ha portati allo stato in cui siamo, potrebbe creare le condizioni per rasserenare le acque e favorire una presa di coscienza di maggioranza e opposizione sui gravi rischi che corre il Paese, per produrre finalmente quei pochi provvedimenti urgenti che possano avviare il cambio di rotta ormai improcastinabile, o la discontinuità, come dicono le parti sociali.

Ma questo non succederà pacificamente. Soltanto se il Titanic tocca il fondo e il Paese trova ancora la forza di ribellarsi al malgoverno e alla malapolitica dilagante, dopo un perido di commissariamento da parte di un governo tecnico guidato da un uomo fuori dai giochi di Palazzo, indicato dal Presidente, si potrà tornare a votare in un clima diverso.
Ma a quel punto l'Italia sarà ancora un Paese avanzato, libero e democratico?

Domani, intanto, il premier in parlamento dirà che tutto va bene madama la marchesa? E che la crisi percepita è solo virtuale, prodotta dai nemici dell'Italia: la stampa di sinistra, l'opposizione irresponsabile, la speculazione internazionale e, magari, i giudici rossi? 

Possibile! Ma sarebbe il colpo di grazia inferto ad Paese ormai in ginocchio!

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