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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
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13 novembre 2017

Renzi – Berlusconi: breve storia di due destini incrociati

Dopo più di venti anni dalla sua prima comparsa in politica, il Cavaliere torna fresco e splendente sul suo cavallo bianco, scortato da due sorridenti palafrenieri mentre il suo giovane emulo, il povero Matteo, è costretto a chiedere aiuto senza più veti ai tanti compagni che pensava di avere rottamato. 

Certo che il destino talvolta è strano! Chi avrebbe scommesso, dopo l’esito deludente dei suoi precedenti governi, dopo tutto quello che si è detto e scritto sulle sue malefatte pubbliche e private, che l’uomo di Arcore potesse tornare alla ribalta della scena politica alla veneranda età di ottantun anni?
Chi avrebbe mai pensato che la parabola del giovane rottamatore di Rignano si potesse concludere tanto repentinamente?

Tant’è! Berlusconi torna al centro della vita politica riproponendo il solito tridente con al centro i suoi soliti aficionados forzitalioti, supportati al Nord dalla solita Lega, gestione riveduta e corretta di Salvini, al Centro-Sud dagli eredi di AN, decodificata e reinterpretata nell’aggiornamento Meloni. 

Il ritornello è sempre quello: meno tasse, meno Stato, grandi opere, tipo Ponte sullo Stretto. Nemico da abbattere non più i comunisti, ormai fuori gioco, ma il pauperismo predicato dai 5 stelle, la loro incompetenza amministrativa e di governo. 
Ma non voglio parlare di lui (questo blog ne ha raccontato fatti e misfatti fino alla caduta nel novembre 2011). 

Voglio parlare, invece, della parabola del rottamatore. Dopo aver scalato il Partito democratico e avervi insediato il suo gruppo fidato, ha avviato il suo progetto inteso ad acquisire i voti di un centrodestra in grande affanno dopo la condanna del proprio leader. Con una serie di interventi a sostegno della grande finanza e dell’imprenditoria rampante, con l’attacco ai sindacati e ai diritti dei lavoratori, ha ricevuto il plauso di quella destra che pensava di inglobare in quello che definì il partito della nazione. Il bonus degli 80 euro distribuito a pioggia a quanti non raggiungevano il salario di 1500 euro (esclusi disoccupati e incapienti) gli permise di ottenere il 40% dei consensi alle europee del 2014. Da quel momento cominciò a montarsi la testa mostrando una grande fretta nella realizzazione delle riforme eterodirette, ponendosi come l’uomo solo al comando e attivando una comunicazione piuttosto guascona, atteggiamenti assolutamente inediti nella tradizione del PD. Considerando assolutamente marginale e non meritevole di attenzione l’opposizione interna che, a suo dire, gufava per impedire la realizzazione delle magnifiche sorti e progressive, ne favorì la graduale fuoriuscita dal partito per avere campo libero, senza zavorre, nella realizzazione del suo sogno di cui sopra. Da quel momento sono iniziati i risultati deludenti e le sconfitte a tutte le consultazioni elettorali perché con i deputati cominciavano a lasciare il partito sindaci, amministratori locali e parte dell’elettorato sempre più frastornato per riforme come la buona scuola, il jobs act ecc. 

Ma il momento clou del suo declino lo segnò l’esito del referendum costituzionale del 4 Dicembre scorso e, successivamente, la parziale bocciatura da parte della Consulta della riforma elettorale che avrebbe dovuto essere il coronamento dell’opera. Sul Referendum si buttò sconsideratamente, lancia in resta - qui si fa l’Italia o si muore - usando tutti i mezzi, più o meno leciti, per quel SI che lo avrebbe incoronato dominus dell’Italia per parecchi decenni. Ma l’aggregarsi contro il suo PD di tutte le forze parlamentari, di tanti costituzionalisti critici sulla riforma, di un’opinione pubblica timorosa e preoccupata per lo stravolgimento della Carta operato attraverso una riforma fatta passare con voto di fiducia, ne decretarono il fallimento per 60% a 40%.
Lui si dimise da Presidente del Consiglio passando la mano al fidato Gentiloni, mantenendo quasi per intero la rappresentanza PD in Consiglio, compresa la Responsabile delle riforme passata ad altro incarico, e tenendo per sé la Segreteria del Partito. Lo stile diverso del nuovo premier durante l’anno in corso ha fornito a quest’ultimo riconoscimenti e stima creando preoccupazione nel Segretario che sentiva minacciata la sua leadership. Il conflitto maggiore c’è stato all'atto del rinnovo della carica al Governatore della Banca d’Italia e in occasione del voto sulla nuova, pessima riforma elettorale, sulla quale il governo ha dovuto imporre la questione di fiducia. 


Questo, secondo me, rappresenta l’apice del cupio dissolvi renziano. La Riforma elettorale, detta anche Rosatellum 2.0, fortemente voluta dal Pd e sostenuta da una destra rampante in attesa di rivincita, non garantisce agli elettori libertà di scelta e neanche governabilità, favorisce le alleanze prima e dopo le elezioni e sembra avere due obiettivi sicuri: tenere fuori dai giochi chi non intende coalizzarsi (vedi 5 stelle) e predeterminare la possibile grande coalizione Berlusconi - Renzi a esito elettorale raggiunto. 
Ma il risultato elettorale in Sicilia mostra come il tridente della destra riunita vinca a man bassa, il Movimento 5 stelle, pur con ottima performance, debba accontentarsi di un piazzamento d’onore mentre il cosiddetto centro-sinistra esca spaccato e con le ossa rotte.

Davanti a tanta debacle, consapevoli solo ora degli effetti disastrosi per le prossime politiche della legge costituzionale appena approvata, i piddini cercano di correre ai ripari, pronti a reimbarcare i transfughi senza condizioni e senza veti. A me sembra veramente troppo tardi. E’ ora che nasca dal basso una sinistra credibile che recuperi i suoi valori originali, che non pensi a giochi tattici per le prossime elezioni ma si impegni a rappresentare in tutte le sedi i problemi, i sogni e le speranze di un popolo di sinistra alla diaspora. Mi auguro che questa sinistra, ormai fuori dal Pd, riscopra la propria anima unitaria e torni ad essere credibile. 
Allo stato attuale, siccome il PD di Renzi sembra coincidere sempre più con il suo giglio magico con qualche fogliolina di contorno, c'è da prevedere che la prossima consultazione elettorale vedrà in campo, in uno scontro epocale, il vecchio che più vecchio non si può, già sperimentato per troppi anni al governo del paese, e il nuovo che ha dato solo prove marginali. 
Sembra difficile stabilire chi vincerà, ancora più difficile capire chi andrà a governare questo Paese martoriato e tragicamente senza futuro. 

Ecco la risposta da sinistra ad un Pd che sente di essere giunto al terminale 
Tutto questo agitarsi nel Pd per costruire una coalizione con la sinistra, solo ora, quando si rende palese la loro futura sconfitta è davvero penoso. Sono passati cinque lunghi anni in cui in tutti i modi abbiamo chiesto al governo di fare qualcosa di utile per i più deboli, per i precari, per l’ambiente di questo nostro paese. La risposta era sempre la stessa: va tutto bene così. Emendamenti sempre bocciati, proposte di legge ignorate, insulti quotidiani.
E ora che quasi nulla, in così tanto tempo, è stato fatto per la nostra gente; e ora che così tanto è stato fatto per assicurazioni, banche, grandi poteri economici, secondo loro noi dovremmo fare una coalizione per salvare i loro seggi nei collegi. Siamo quasi all'offesa, nel senso che si offende l’intelligenza della sinistra e degli elettori.
Al Ministro Orlando che dice che senza un’alleanza a sinistra il Pd perderebbe la sua missione, vorrei poter dire che quella missione non è solo già smarrita, ma è completamente fallita. È fallita con questi dieci anni di crisi, in cui il Pd si è progressivamente sempre più spostato dalla parte di interessi diversi da quelli del bene comune.
Ora game over. Noi giochiamo un’altra partita e con un’altra missione, ricostruire una sinistra popolare per riconquistare quei diritti e quelle libertà negati da un mercato senza regole, senza i quali, come si vede, l’Italia diventa ogni giorno un paese peggiore.
Elisabetta Piccolotti




Perché la Sinistra deve stare ferma un giro


Come funziona il Rosatellum

01 maggio 2012

Un 1° Maggio mesto e dolente...

in cui non c'è proprio nulla da festeggiare! 

Difficile risulta, infatti, celebrare conquiste sociali e diritti riconosciuti in un Paese in cui i lavoratori vedono mortificato il loro diritto al lavoro e ad un salario equo, vedono aumentare la disoccupazione che tocca ormai il 10%, vedono allontanarsi il diritto alla pensione, vedono i loro figli, spesso giovani laureati, ricercatori e professionisti, cercare all'estero contratti di lavoro dignitosi, vedono una minoranza di privilegiati e sfruttatori succhiare insensibili il frutto modesto dei loro sacrifici. 

Oggi è sotto gli occhi di tutti la perdita della dignità e dei diritti dei lavoratori in Italia. 


Ecco, perciò, due canti popolari del 1892/95 ancora attuali e ricchi di suggestioni. 

27 marzo 2012

Perché questo governo se ne deve andare

  • Perché non avrebbe mai dovuto nascere se avessimo avuto in parlamento una classe politica degna di questo nome. 
  • Perché non sta governando nell'interesse degli Italiani ma su mandato rigido di strutture ademocratiche esterne. 
  • Perché vuole strafare, essere il primo della classe, andando oltre le stesse indicazioni della Commissione europea in fatto di flessibilità riguardo al mercato del lavoro. 
  • Perché è il rappresentante in loco di una finanza utilizzata come veicolo di speculazione che ha sviluppato profitto senza produzione. 
  • Perché quando il suo capo da Seul (Km 9000 da Roma) lancia al parlamento, alle forze politiche e sociali il monito in forma di editto se il Paese non è pronto non chiederemo certo di continuare per arrivare a una certa data, non dimostra buonsenso ma una rigidezza degna di altre circostanze; carica di significati estrinseci il duro scontro sull'art. 18 avallando, senza volerlo, le ragioni di quanti ne temono lo smantellamento; dimostra insensibilità nei confronti di un parlamento che, seppur screditato, non può e non deve abdicare del tutto alle proprie prerogative di rappresentante legittimo delle istanze espresse dal Paese se non vuole rischiare la fine di un sistema democratico e costituzionale come lo conosciamo.   
(...) non è una crisi ciclica ma crisi dello stesso sistema capitalistico, una crisi che investe infatti il mondo occidentale industrializzato a livello finanziario economico e sociale. 
La conclusione di un periodo trentennale di politiche liberiste, terziarizzazione dell’economia e predominanza della rendita finanziaria ci porta ad oggi, e quel che è peggio sono le scelte imposte da organismi ademocratici come la BCE e l’FMI, ancorati alle politiche liberiste che hanno generato la crisi, causando una spirale negativa che ci porterà nel baratro. L’obiettivo principale di queste misure è far pagare i ceti popolari tutto il peso della crisi, abbattendo i diritti ed il welfare nato dalle lotte dei lavoratori. In Europa molti paesi sono in recessione, 24 milioni sono i disoccupati, il 30 % dei giovani in Italia, dove non si intravvedono politiche espansive; così facendo la situazione sarà sempre più grave, stretti tra recessione ed ottuso rigore la vita sta diventando per grandi masse sempre più difficile, a Milano il 90% degli sfratti sono per morosità e i nuovi poveri sono aumentati del 12% rispetto l’anno precedente, 118.000 disoccupati e tante altre migliaia in CIGS destinate a diventare disoccupazione. I padroni vogliono attaccare in modo definitivo i diritti dei lavoratori, già piegati da flessibilità e precarietà, l’ultimo atto, l’attacco all’art 18. 

L’art.18 è un simbolo, chi vince su questo tema ha vinto per i prossimi 30 anni, non c’entra niente con il rilancio dell’economia e della competitività: è semplicemente l’esercizio di una cosa antichissima che si chiama lotta di classe, in questo caso subita dai lavoratori. Subita anche perché manca una rappresentanza politica. 


Ci portino, per favore, alle elezioni e sono certo che sapremo cavarcela anche senza tecnici e professori al governo, che sembrano essersi assunti il compito di far pagare, ancora una volta, a decine di milioni di persone una crisi di cui non sono responsabili salvaguardando quanti di questo disastro sono i veri colpevoli accertati. 

Articolo 18, così il modello Monti-Fornero è più duro delle proposte della Commissione
Il tabù rovesciato
Difendere l'articolo 18! Unire i comunisti e la sinistra!
L'iniquità del governo in carica
Cosa possiamo aspettarci da un governo di sconosciuti e da un parlamento di nominati?

25 marzo 2012

Questa foto non mi piace affatto!


Le avrà raccontato una freddura irresistibile? L'avrà fatta bere a garganella? L'avrà stimolata con forti dosi di eccitanti! 

Ma io, all'indomani del varo della riforma sul lavoro con la cancellazione dell'art. 18, un'istantanea così non avrei voluto vederla. E tu?  

Sarei curioso di conoscere il giudizio di Cofferati! 

22 marzo 2012

L'iniquità del governo in carica

Togliere 1/2 pollo a quanti ne hanno uno, per consentire a chi ne ha 1000 di mangiarne 500, non è mai stata equità. Men che meno oggi che milioni di italiani quel pollo non ce l'hanno più! 

Ciò che disturba davvero è la supponenza dei cosiddetti tecnici - in primis del capo del governo - che smantellano con l'accetta diritti acquisiti cercando di convincerci che questo è l'unico modo per ampliare la platea dei tutelati. 
Con la supposta equidistanza dai partiti, il cui voto in parlamento però è loro indispensabile, stanno portando a compimento il programma di macelleria sociale che non è riuscito al peggiore governo di destra della storia repubblicana. 
E poi usano il guanto di velluto quando si tratta di risanare la RAI che interessa al padrone di Mediaset, quando si tratta di vendere le frequenze disponibili che il padrone di Mediaset aveva deciso di regalarsi, quando si tratta di mettere seriamente mano alla riforma della giustizia che il plurindagato e processato padrone di Mediaset non può lasciare assolutamente in mani altrui.  

Un governo che si dice di risanamento, di cura, ma che il suo bisturi – tutto politico – affonda nel corpo vivo dei lavoratori: dai tagli economici a quelli delle più elementari tutele. Allora, l’assalto proprio al simbolo della garanzia del diritto al lavoro che l’articolo 18 rappresenta non è un caso. E il fatto che il ministro Elsa Fornero, col suo eloquio al birignao esaltato dagli algidi sorrisi d’ordinanza, pretenda di spacciarlo per modernizzazione è solo esercizio di televendita, funzionale all’incalzante dittatura di un capitalismo che fa cassa sullo sfruttamento di chi lavora e di chi è licenziato

Il leader del Pd potrebbe affermare che non è possibile cancellare la più importante forma di tutela del lavoro dipendente se contemporaneamente non si ridimensionano i privilegi delle categorie sociali antagoniste. Se non si svuotano di ogni potere monopolistico gli ordini e le associazioni professionali, se non si argina la prepotenza di Confindustria e se non diventa possibile licenziare per motivi economici anche i manager delle grandi imprese. Se non si elimina una volta per tutte la miriade di forme contrattuali che oggi consentono ai datori di lavoro di praticare le più becere forme di sfruttamento dei propri dipendenti. Se non si istituisce uno schema organico di assicurazione pubblica contro la disoccupazione corredato da interventi efficaci a sostegno della formazione professionale e del ricollocamento in posizioni dignitose, perché i lavoratori, anche i più svantaggiati, siano messi in condizione di maturare la capacità, gli incentivi e la possibilità materiale di adattarsi ai cambiamenti della domanda di lavoro

Ma, vedrete, non sarà in grado di farlo. E abbozzerà. 

La sostanziale abrogazione dell'art. 18, annunziata nel piano del governo sul lavoro, al di là delle chiacchiere sulla tutela dei lavoratori da comportamenti discriminatori, si risolve nello smantellamento, puro e semplice della tutela pubblica contro il licenziamento illegittimo, in violazione della costituzione e della stessa Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea, che esige (art. 30) la tutela dei lavoratori contro ogni licenziamento ingiustificato. Il problema non è che possono aumentare i licenziamenti, come paventano alcuni, in una situazione già difficile per l'occupazione, il problema è che cambia la natura del rapporto di lavoro. ()... la dignità del lavoratore ed il rispetto dei suoi diritti costituzionali, diventeranno merce di scambio da inserire nella contabilità dei costi e ricavi. 

L'iniquità di questo governo mi è apparsa lampante con la riforma delle pensioni, il suo primo attacco ai diritti del mondo del lavoro che ha fatto piangere lacrime di coccodrillo alla ministra Fornero, non ancora adusa all'english style di Monti. In particolare mi colpì il modo indegno e sfrontato con cui, per fare cassa, si tagliavano per almeno due anni gli adeguamenti, seppur parziali, delle pensioni al costo della vita.

06 settembre 2011

Lo Sciopero Generale coinvolge una Cittadinanza esausta ma non annientata


Quella di oggi è la prima manifestazione nazionale indetta dalla CGIL contro una manovra inadeguata e iniqua, che scarica il costo della crisi sui più deboli (dipendenti pubblici, lavoratori, famiglie, pensionati) salvaguardando i grandi patrimoni e le rendite finanziarie. 

Un governo ottuso e irresponsabile, oltre che arrogante, sembra non voler cogliere i gravi rischi di uno scontro sociale già in atto.



Molte altre manifestazioni seguiranno fino a quando questa classe dirigente indegna e incapace non sarà messa spalle a muro di fronte alle proprie gravi responsabilità dalla protesta popolare.

Manovra: Camusso, un governo che si regge sui privilegi non riesce a tagliare i costi della politica
Sciopero generale: le manifestazioni in programma il 6 settembre
Il Paese da salvare

30 aprile 2011

1° MAGGIO: Roma nella morsa, tra Concertone e Beatificazione

Domani Roma sarà totalmente intasata per i due grandi eventi che cadono nella stessa giornata:  il tradizionale concerto del 1° Maggio in Piazza San Giovanni e la beatificazione di Karol Wojtyla. 

Immagino che i romani de Roma scapperanno dalla città!

Alle 10.00 inizia in piazza San Pietro la celebrazione della beatificazione presieduta da Benedetto XVI. La partecipazione non è regolata da singoli biglietti, tuttavia l'accesso alla Piazza e zone adiacenti sarà sotto la tutela della Sicurezza Pubblica. La venerazione del nuovo Beato sarà possibile subito dopo la cerimonia e proseguirà fino ad esaurimento del flusso dei fedeli. Le spoglie di Karol Wojtyla saranno esposte per la venerazione nella Basilica di San Pietro, davanti l'Altare della Confessione. Si prevede un eccezionale afflusso di turisti e pellegrini da tutte le parti del mondo, ragion per cui sono lievitati a dismisura i prezzi delle camere in alberghi e pensioni.

Il lavoro per unire il Paese è lo slogan coniato da Cgil, Cisl e Uil per la festa dei lavoratori 2011: nell'ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia, i segretari nazionali dei sindacati confederali hanno deciso di celebrare la festa dei lavoratori a Marsala, la cittadina siciliana in provincia di Trapani, teatro l'11 maggio del 1860 dello sbarco dei Mille.

La storia siamo noi è il tema artistico scelto dai sindacati per il concerto del primo maggio 2011, che sarà anche l'occasione per festeggiare il 150 anni dell’unità d’Italia.
Sarà Eugenio Finardi ad aprire il concertone che quest'anno avrà come presentatore Neri Marcorè e come punti cardine La Storia, la Patria, il Lavoro. Ci saranno Ennio Morricone, Gino Paoli, Lucio Dalla e Francesco De Gregori. E la fresca voce di Erica Mou oltre a tutti gli altri artisti tradizionalmente presenti all'evento.

Primo Maggio: Festa del lavoro!
Concerto del Primo Maggio 2011: tutte le informazioni

Wojtyla beato, la Capitale è pronta
Roma blindata per la beatificazione
Beatificazione Giovanni Paolo II: il programma

24 novembre 2010

Dopo l'isola dei cassintegrati, la gru degli immigrati, anche i ricercatori sui tetti

Dopo l'isola dei cassintegrati, la gru degli immigrati, le centinaia di manifestazioni di operai licenziati e precari, arriva la protesta contro la riforma universitaria targata Gelmini con l'occupazione degli atenei, gli scioperi negli istituti superiori, i ricercatori sui tetti. 
Un video e una registrazione radiofonica mostrano lo stato dell'arte che la TV controllata dal governo tende a nascondere.

Comunicato da Palazzo Campana occupato - Torino


Alessandro Pezzella presenta le iniziative



Leggi: In che lingua dobbiamo dirvelo?
Ricercatori per un'Università Pubblica, Libera, Aperta

22 novembre 2010

Con la cultura non si mangia?


Oggi scende in piazza, con tutte le sue sigle sindacali, il mondo dello spettacolo: cinema, teatri, sale da concerto, circhi rimarranno chiusi. Trecentomila lavoratori tra maestranze, tecnici, artisti e indotto esprimeranno in forme originali ed efficaci la loro protesta per il taglio del 36% al fondo unico dello spettacolo. Ci saranno manifestazioni e appuntamenti in tutta Italia con precise richieste e proposre.


In controtendenza rispetto a tutti gli altri paesi europei che investono seriamente nell’istruzione, nella ricerca, nella cultura e nelle infrastrutture tecnologiche, il nostro governo, irresponsabilmente, taglia in questi settori in modo indiscriminato.


Con la cultura non si mangia è stata l'uscita infelice del ministro del tesoro giorni addietro, per non parlare dell'altra, più sorprendente dell'impareggiabile Brunetta, per cui lo spettacolo non è cultura e non va finanziato.  
Non solo l'espressione è falsa e insulsa di per sè perchè con la cultura si costruisce il futuro di una nazione, ma risulta fortemente contraddetta da discutibili voci di spesa nella finanziaria come, per esempio, quelle di sostegno alle scuole private a detrimento della scuola pubblica.


Articolo21 chiede che la Rai voglia consentire anche a questi lavoratori di poter finalmente esprimere le loro ragioni su tutte le reti, in tutti i tg e magari in prima serata.



Dario Fo: Bondi, la cultura non e' un optional

26 maggio 2010

Finalmente, dopo due anni, il governo 'percepisce' la crisi ...

  ... e a chi si rivolge per far cassa? Ai 'soliti noti'!

Dopo la cura da cavallo imposta dalla Gelmini alla scuola e da Brunetta a tutto il pubblico impiego, ecco, ci risiamo! Percepite le difficoltà di cassa, la tremontiana finanza 'creativa' riscopre l'anello debole da colpire: i lavoratori, il pubblico impiego, i pensionati, gli enti locali. Ma bravi, bis! Il ministro 'creativo', dimentico da dove viene questa crisi, a chi ha alleggerito il portafoglio, a chi, invece, lo ha gonfiato a dismisura, torna sul luogo del delitto, ma attenzione, "senza mettere le mani nelle tasche degli italiani". VERGOGNA!
Ministro, mi ascolti, ci sono italiani che avrebbero un gran bisogno di alleggerire le tasche che già scoppiano! Si rivolga a quelli, potrebbero essergliene grati!
Gli Italiani o, meglio, quelli di loro che pagano le tasse, che osservano la Legge, che non hanno più le tasche dove poter mettere le mani; quelli dalle cui tasche il 'pizzo' è stato trattenuto furtivamente prima che si costituisse il reddito, quelli che non riceveranno più i servizi che avevano già pagato con le imposte ringraziano questo governo e questa cossiddetta maggioranza ma avvertono che stanno preparando il conto che saranno lieti di poter presto presentare, opposizione permettendo! 
"Questa non è una finanziaria qualsiasi. Dobbiamo gestirla tutti insieme – ha dichiarato il ministro del Tesoro – perché non sarà una passeggiata".
Da Pechino, Pier Luigi Bersani ha duramente criticato l'atteggiamento e le parole di Tremonti: "ci hanno raccontato che i conti erano in equilibrio, invece non è vero niente. La Grecia non c'entra nulla: è un problema nostro. E non vedo riforme. Questa è una manovra depressiva, è solo un giro di specchi. Non si affronta nulla di strutturale, tagli indiscriminati e nessuna crescita".
Dello stesso parere anche Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, preoccupato per le profonde ripercussioni che la misura da 24 miliardi avrà sugli enti locali: “è una manovra insostenibile per le ricadute che avrà e per i servizi ai cittadini che le Regioni devono erogare”.
“Da giorni è cominciato il “canto delle sirene” che invita il Pd a sostenere la manovra, necessaria ad evitare per l’Italia il “rischio Grecia”. Nessuno però ricorda che in questi due anni il governo ha sistematicamente sminuito la dimensione straordinaria della crisi e ha costantemente negato, tacciando l’opposizione di catastrofismo, ciò che oggi è invece drammaticamente evidente: che l’Italia con il suo debito pubblico enorme e la bassa crescita ha bisogno di misure vere di risanamento e di riforme in grado di far ripartire l’economia”. Così Marina Sereni, vicepresidente dell’Assemblea nazionale del Pd. “Se Berlusconi e Tremonti vorranno confrontarsi in Parlamento – ha aggiunto Sereni – l’opposizione discuterà nel merito su ciascun punto della manovra. Già da ora debbono tuttavia sapere che una seria lotta all’evasione fiscale è incompatibile con l’ennesimo condono (edilizio) e che non si può scaricare i tagli di spesa principalmente sulle spalle dei lavoratori dipendenti, privati e pubblici, degli imprenditori e degli Enti Locali, quando i responsabili di questa crisi sono coloro che in questi anni si sono arricchiti speculando sui debiti degli Stati e delle famiglie e giocando sui mercati finanziari senza regole. Se ci vogliono sacrifici che almeno si abbia il coraggio di scontentare coloro che hanno di più e immeritatamente. Misureremo dai fatti se l’equità e l’etica sono, oltre che oggetto di colte conferenze del ministro Tremonti, anche la bussola vera delle scelte che il governo proporrà stasera al Paese”.

Dai microfoni di UnoMattina, il Vice Presidente del Senato Vannino Chiti ha dichiarato: “finiamola con questa storia che non si mettono le mani nelle tasche degli italiani. Il momento è grave e ci vuole serietà. Se non aumento le tasse ma costringo un bambino ad andare con la carta igienica a scuola, se tanti lavoratori sono in cassa integrazione, se ci sono giovani precari a vita, se aumenta il costo del metano, se non ci sono i posti negli asili nido pubblici, tutti questi sono costi per le famiglie che già non riescono a arrivare a fine mese. Se, come sembra, quasi la meta' di questa manovra, 10 miliardi su 24, viene da tagli a comuni, province e regioni, come fanno a dare i servizi ai cittadini?''
"A pagare saranno ancora un volta i 'soliti noti': famiglie, lavoratori dipendenti, enti locali. Così non va", aggiunge la presidente del Pd Rosy Bindi.

"Dov'è l'equità chiesta da Napolitano?", chiedono i capigruppo Idv di Senato e Camera, Felice Belisario e Massimo Donadi. "Questa manovra - sottolineano - punisce come al solito i lavoratori dipendenti, soprattutto quelli pubblici, massacra le regioni e avrà una ricaduta terribile sulla domanda interna. Insomma, esattamente il contrario di quello che si sarebbe dovuto fare".

24 marzo 2010

SANTORO TRASFORMA IL NEWS BLACKOUT SU ANNOZERO IN BOOMERANG CONTRO LA RAI

Quello che appare sorprendente e paradossale è che domani seguiranno la trasmissione censurata, non solo i telespettatori affezionati di Annozero, ma anche i censori e tutti coloro che hanno contribuito in vario modo ad allontanare per un mese tutti i programmi di approfondimento dal servizio pubblico, con lo scopo dichiarato di colpirne uno, questo. L'effetto che hanno prodotto assomiglia ad un vero e proprio boomerang perchè anche i telespettatori che odiano Santoro, domani saranno in prima fila davanti alle tv libere e nelle piazze per non perdersi una virgola del programma, diventato per l'occasione un vero spettacolo, un evento che sarà seguito anche all'estero.
Mentre questa RAI, che si regge anche sul canone di quanti (e siamo in tanti) non reggono i Minzolini, non si appassionano all''Isola degli sfigati', dovrà registrare l'annunciato default, sia in termini di ascolti che di inserzioni pubblicitarie.
L'unica cosa che la RAI potrà fare e farà per ridurre il danno è di invitare, in tutte le sue trasmissioni, anche da Simona Ventura, il principe delle balle e delle barzellette perchè provi lui a fermare i telespettatori in fuga.
Quando si dice rispettare le leggi del mercato e della concorrenza!

Con: Roberto Benigni, Antonio Cornacchione, Teresa De Sio, Gillo Dorfles, Elio e le Storie Tese, Emilio Fede, Giovanni Floris, Milena Gabanelli, Sabina Guzzanti, Riccardo Iacona, Giulia Innocenzi, Gad Lerner, Daniele Luttazzi, Trio Medusa, Mario Monicelli, Morgan, Nicola Piovani, Norma Rangeri, Filippo Rossi, Michele Santoro, Barbara Serra, Marco Travaglio, Vauro e Antonello Venditti.

L’informazione non si può interrompere, la stampa deve essere libera. Per questo la Fnsi - Federazione Nazionale della Stampa Italiana - ha deciso di organizzare “Rai per una notte, uno sciopero bianco per la difesa della libertà di stampa e dell’informazione che si terrà Giovedì 25 marzo, dalle ore 20 alle 24, al Paladozza di Bologna.
Rai per una notte sarà una manifestazione – trasmissione condotta da Michele Santoro con la partecipazione di Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Vauro, la squadra di Annozero e molti altri ospiti del mondo del giornalismo e dello spettacolo.
La Fnsi e l’Usigrai – Organismo sindacale di base dei giornalisti Rai - metteranno a disposizione su Internet le riprese video e audio della manifestazione e consentiranno a tutti coloro che vorranno di riprendere e trasmettere in Tv o per radio l’intero evento.

Il TG3 annuncia RAIPERUNANOTTE

05 marzo 2010

UN BLOG CHE CHIUDE - UNA VOCE CHE SI SPEGNE

Caro Massimo, non ti conosco personalmente ma come esponente della CGIL a Sciacca e in provincia di Agrigento. Dal tuo blog traspira fortissimo il tuo amore per la città natale, per le persone che nel tempo l'hanno onorata con la loro opera, per quanti non ci sono più e che tu ricordi con immutato affetto. Il tuo blog mi ha permesso di rivisitare momenti, situazioni e personaggi, anche ambigui, di Sciacca e non solo. L'ho trovato, però, sempre animato dal desiderio di contribuire a migliorare la situazione socio-economica di questa città che ha tutte le condizioni naturali e infrastrutturali per diventare un polo turistico notevole, solo che ci fossero gli uomini capaci di farla decollare. Sciacca è la città in cui vivo, che anche a me sta molto a cuore da quando ci ho frequentato il Liceo Fazello, ci sono tornato come insegnante e da otto anni ci risiedo. Anch'io, come te, nutro il sogno di vederla presto in grado di risolvere i suoi annosi problemi.

Per questo ti consiglio di soprassedere sulla decisione di chiudere il tuo blog: cambia ritmo nella pubblicazione dei post, non inseguire necessariamente i fatti del giorno, proponi spunti di riflessione, ma non chiudere. Non fare della tua una voce che si spegne. Le nostre "voci nel deserto" hanno ancora qualche buona ragione per esserci nella babele insopportabile di un'informazione telecomandata, e qualche orecchio attento che le ascolta.

09 febbraio 2010

OLTRE 1000 MORTI SUL LAVORO OGNI ANNO: vergogna tutta italiana

Approfitto della “Proposta di legge di Istituzione del Giorno della memoria delle vittime sul lavoro e altre disposizioni per l'informazione sui problemi della Sicurezza sul lavoro" (sarà presentata presso la Camera dei Deputati nella conferenza stampa organizzata da Articolo21 e dalla Carovana per il Lavoro Sicuro, mercoledì 10 febbraio 2010 alle ore 13.00) per tornare su di un tema scottante cui avevo già dedicato almeno un post nel dicembre del 2008:  Morti sul Lavoro - Pagina nera per l'Italia

I nostri primati in Europa sono purtroppo tutti negativi, spesso scandalosamente negativi, come quello del Paese col maggior numero d’incidenti mortali sul lavoro. Mille funerali, mille dolori inestinguibili e l'incapacità complessiva del Paese di uscire dal tunnel delle morti causate da lavoro. Paola Agnello Modica, segretaria confederale Cgil con responsabilità su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, indica le cause: “precarietà, lavoro nero, forte e deregolato utilizzo di lavoratori migranti, sistema di appalti basato quasi sempre sul prezzo più basso e quasi mai sulla qualità, manutenzioni insufficienti, scarsa attenzione alla salute e all'antinfortunistica considerati, in fondo, costi superflui".

I lavoratori hanno bisogno soprattutto che si torni a parlare del lavoro come valore primario della Società, di superare l'emarginazione culturale a cui sono stati sottoposti in questi anni. I lavoratori morti non sono solo numeri statistici per un bilancio di fine anno, ma persone in carne ossa, con identità, famiglie, vite importanti, uniche e irrepitibili. Vite spezzate, a volte dalla fatalità, ma più spesso dalla mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Questi blog aggiornano l'elenco delle vittime del lavoro:
IL SACRARIO VIRTUALE DEI CADUTI SUL LAVORO
MORTI SUL LAVORO

1328 morti ogni anno, la media dei caduti sul lavoro tra il 2003 e il 2005; 1280 nel 2006, 1140 nel 2008.
Gli infortuni mortali sul lavoro nel 2009 si attestino intorno a 1100; considerata la crisi economica che ha ridotto l'attività lavorativa, non c'è da stare allegri. Sono numeri indegni di un paese civile!

Le morti sui luoghi di lavoro non sono incidenti: dipendono dall' avidità di chi rifiuta di rispettare le norme sulla
sicurezza e dal disprezzo per la vita, la vita degli operai, naturalmente, degli edili, dei braccianti; la vita precaria di chi per tirare avanti è magari costretto a lavorare otto, dieci ore di seguito su di una impalcatura, senza protezioni di sorta o di chi deve manovrare macchine con i sistemi di sicurezza disattivati, per aumentare la produttività.
Dipendono anche dall'incapacità o connivenza di chi dovrebbe approvare leggi più stringenti. e farle rispettare: lo stato.

Un governo e una maggioranza occupati a tempo pieno a scrivere ed approvare leggi che evitino al premier di farsi processare; ministri e parlamentari tuttora intenti a voler dimostrare, anche dopo le sentenze della magistratura, che la morte di Eluana è stato un omicidio, come possono trovare il tempo per intervenire con normative adeguate al fine di ridurre la mortalità sul lavoro?
Sono quelli che, mentre vogliono tenere  artificialmente in vita persone da anni in coma irreversibile lasciando disperate e sole le famiglie coinvolte in tanti casi disperati, non riescono a realizzare quella rete di servizi esterni, prevista dalla legge Basaglia, per provvedere all'assistenza delle persone affette da disturbi mentali.
LEGGE 180
Andare oltre la 180
E i morti sul lavoro?

A proposito testamento biologico e Caso Eluana, vedi anche:
Quanta violenza sul povero corpo di Eluana!
Del testamento biologico e dei "sepolcri imbiancati"

30 aprile 2009

BUON 1° MAGGIO A TUTTI I LAVORATORI

MA ANCHE ALLE FAMIGLIE DI COLORO CHE IL 1° MAGGIO NON LO POSSONO PIÙ FESTEGGIARE



























Per non dimenticare la lotta dei lavoratori e la lunga marcia, mai conclusa, per il riconoscimento dei loro diritti








Per non dimenticare il disastro della Thissen e tutti i morti sul lavoro














Per non dimenticare i terremotati d'Abruzzo










04 aprile 2009

Oggi a Roma con la CGIL

Per dire al governo che occorre cambiare rotta, che non può in mezzo ad una crisi devastante aumentare i profitti di chi ha già molto e togliere diritti e denaro a chi non ce la fa, che si impegna a stabilire come dobbiamo morire "cattolicamente" e dimentica che occorre creare le condizioni per vivere tutti più dignitosamente.

Mi auguro che sia una manifestazione imponente (e lo sarà) che costringa anche i massmedia più restii a parlarne con rispetto, gli altri sindacati confederali a rivedere le loro posizioni, i contatori di teste (tipo l'esilarante Fede) ad abboandonare quella pratica ridicola di dare i numeri. Basterebbe che la Questura impiegasse un elicottero per riprendere dall'alto il Circo Massimo e le strade interessate dal corteo.



12 dicembre 2008

Morti sul Lavoro - Pagina nera per l'Italia

Oggi, in occasione dello sciopero generale indetto dalla CGJL, anch’io voglio ricordare i caduti sul lavoro, morti spesso dovute alla mancata applicazione, nei luoghi di lavoro, delle norme di sicurezza e alla deficienza di controlli. Già questo tema, da solo, avrebbe giustificato la partecipazione allo sciopero di tutte le sigle sindacali.

Per citare un dato de La Repubblica, “Dal rogo del 6 dicembre 2007 che causò la morte dei sette operai torinesi all'orribile fine (due giorni fa) del venticinquenne Matteo Bozza, schiacciato da una pressa nell'azienda cartotecnica di Verona di cui era contitolare, ci sono mille funerali, mille dolori inestinguibili e l'incapacità complessiva del Paese di uscire dal tunnel delle morti causate da lavoro.” Paola Agnello Modica, segretaria confederale Cgil con responsabilità su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, indica le cause:

“precarietà, lavoro nero, forte e deregolato utilizzo di lavoratori migranti, sistema di appalti basato quasi sempre sul prezzo più basso e quasi mai sulla qualità, manutenzioni insufficienti, scarsa attenzione alla salute e all'antinfortunistica considerati, in fondo, costi superflui. In poche parole: un grave regresso culturale in termini di prevenzione e di attenzione alla sicurezza sul lavoro". Un regresso che, tra parentesi, costa (calcolo dell'Inail sulle conseguenze della mancata prevenzione) qualcosa come 45 miliardi di euro pari a tre punti percentuali di Prodotti Interno Lordo.

I nostri primati in Europa sono purtroppo tutti negativi, spesso scandalosamente negativi, come quello del Paese col maggior numero d’incidenti mortali sul lavoro.


Ma voglio citare, in particolare, una interessante ricerca sul tema, prodotta e messa online dalla classe I sez. Operatore Informatico Aziendale dellIstituto Tecnico Industriale "E. Fermi" di Siracusa. Il sito del gruppo di lavoro è: http://www.europaallalavagna.it/200839/index.html I temi affrontati sono di grande interesse; per citarne alcuni, si va da Energia e sviluppo a Difesa dell’ambiente, a Inqinamento, da Leggi razziali a Società multietnica, da Bullismo a Criminalità organizzata, da ONU oggi a Tolleranza e civiltà, a Morti sul lavoro ecc.


Mi soffermo con interesse sul lavoro prodotto da questi ragazzi di 15 anni, guidati dai loro bravi insegnanti, per sfatare (e ce n’è bisogno) quel pregiudizio sul nostro Meridione arretrato, tutto mafia e spazzatura. Nel Sud ci sono punte di eccellenza, in tutti i campi, compresa la scuola, Sig.ra Ministra Gelmini, che andrebbero valutate, sostenute e portate all’attenzione dei media.

Bravi ragazzi, immagino quanto entusiasmo, quanta partecipazione attiva e quanta conoscenza hanno prodotto in voi queste ricerche! Si tratta, certamente, di un’esperienza didattica che vi fa andare volentieri a scuola e che plasmerà positivamente la vostra vita.


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