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13 novembre 2017

Renzi – Berlusconi: breve storia di due destini incrociati

Dopo più di venti anni dalla sua prima comparsa in politica, il Cavaliere torna fresco e splendente sul suo cavallo bianco, scortato da due sorridenti palafrenieri mentre il suo giovane emulo, il povero Matteo, è costretto a chiedere aiuto senza più veti ai tanti compagni che pensava di avere rottamato. 

Certo che il destino talvolta è strano! Chi avrebbe scommesso, dopo l’esito deludente dei suoi precedenti governi, dopo tutto quello che si è detto e scritto sulle sue malefatte pubbliche e private, che l’uomo di Arcore potesse tornare alla ribalta della scena politica alla veneranda età di ottantun anni?
Chi avrebbe mai pensato che la parabola del giovane rottamatore di Rignano si potesse concludere tanto repentinamente?

Tant’è! Berlusconi torna al centro della vita politica riproponendo il solito tridente con al centro i suoi soliti aficionados forzitalioti, supportati al Nord dalla solita Lega, gestione riveduta e corretta di Salvini, al Centro-Sud dagli eredi di AN, decodificata e reinterpretata nell’aggiornamento Meloni. 

Il ritornello è sempre quello: meno tasse, meno Stato, grandi opere, tipo Ponte sullo Stretto. Nemico da abbattere non più i comunisti, ormai fuori gioco, ma il pauperismo predicato dai 5 stelle, la loro incompetenza amministrativa e di governo. 
Ma non voglio parlare di lui (questo blog ne ha raccontato fatti e misfatti fino alla caduta nel novembre 2011). 

Voglio parlare, invece, della parabola del rottamatore. Dopo aver scalato il Partito democratico e avervi insediato il suo gruppo fidato, ha avviato il suo progetto inteso ad acquisire i voti di un centrodestra in grande affanno dopo la condanna del proprio leader. Con una serie di interventi a sostegno della grande finanza e dell’imprenditoria rampante, con l’attacco ai sindacati e ai diritti dei lavoratori, ha ricevuto il plauso di quella destra che pensava di inglobare in quello che definì il partito della nazione. Il bonus degli 80 euro distribuito a pioggia a quanti non raggiungevano il salario di 1500 euro (esclusi disoccupati e incapienti) gli permise di ottenere il 40% dei consensi alle europee del 2014. Da quel momento cominciò a montarsi la testa mostrando una grande fretta nella realizzazione delle riforme eterodirette, ponendosi come l’uomo solo al comando e attivando una comunicazione piuttosto guascona, atteggiamenti assolutamente inediti nella tradizione del PD. Considerando assolutamente marginale e non meritevole di attenzione l’opposizione interna che, a suo dire, gufava per impedire la realizzazione delle magnifiche sorti e progressive, ne favorì la graduale fuoriuscita dal partito per avere campo libero, senza zavorre, nella realizzazione del suo sogno di cui sopra. Da quel momento sono iniziati i risultati deludenti e le sconfitte a tutte le consultazioni elettorali perché con i deputati cominciavano a lasciare il partito sindaci, amministratori locali e parte dell’elettorato sempre più frastornato per riforme come la buona scuola, il jobs act ecc. 

Ma il momento clou del suo declino lo segnò l’esito del referendum costituzionale del 4 Dicembre scorso e, successivamente, la parziale bocciatura da parte della Consulta della riforma elettorale che avrebbe dovuto essere il coronamento dell’opera. Sul Referendum si buttò sconsideratamente, lancia in resta - qui si fa l’Italia o si muore - usando tutti i mezzi, più o meno leciti, per quel SI che lo avrebbe incoronato dominus dell’Italia per parecchi decenni. Ma l’aggregarsi contro il suo PD di tutte le forze parlamentari, di tanti costituzionalisti critici sulla riforma, di un’opinione pubblica timorosa e preoccupata per lo stravolgimento della Carta operato attraverso una riforma fatta passare con voto di fiducia, ne decretarono il fallimento per 60% a 40%.
Lui si dimise da Presidente del Consiglio passando la mano al fidato Gentiloni, mantenendo quasi per intero la rappresentanza PD in Consiglio, compresa la Responsabile delle riforme passata ad altro incarico, e tenendo per sé la Segreteria del Partito. Lo stile diverso del nuovo premier durante l’anno in corso ha fornito a quest’ultimo riconoscimenti e stima creando preoccupazione nel Segretario che sentiva minacciata la sua leadership. Il conflitto maggiore c’è stato all'atto del rinnovo della carica al Governatore della Banca d’Italia e in occasione del voto sulla nuova, pessima riforma elettorale, sulla quale il governo ha dovuto imporre la questione di fiducia. 


Questo, secondo me, rappresenta l’apice del cupio dissolvi renziano. La Riforma elettorale, detta anche Rosatellum 2.0, fortemente voluta dal Pd e sostenuta da una destra rampante in attesa di rivincita, non garantisce agli elettori libertà di scelta e neanche governabilità, favorisce le alleanze prima e dopo le elezioni e sembra avere due obiettivi sicuri: tenere fuori dai giochi chi non intende coalizzarsi (vedi 5 stelle) e predeterminare la possibile grande coalizione Berlusconi - Renzi a esito elettorale raggiunto. 
Ma il risultato elettorale in Sicilia mostra come il tridente della destra riunita vinca a man bassa, il Movimento 5 stelle, pur con ottima performance, debba accontentarsi di un piazzamento d’onore mentre il cosiddetto centro-sinistra esca spaccato e con le ossa rotte.

Davanti a tanta debacle, consapevoli solo ora degli effetti disastrosi per le prossime politiche della legge costituzionale appena approvata, i piddini cercano di correre ai ripari, pronti a reimbarcare i transfughi senza condizioni e senza veti. A me sembra veramente troppo tardi. E’ ora che nasca dal basso una sinistra credibile che recuperi i suoi valori originali, che non pensi a giochi tattici per le prossime elezioni ma si impegni a rappresentare in tutte le sedi i problemi, i sogni e le speranze di un popolo di sinistra alla diaspora. Mi auguro che questa sinistra, ormai fuori dal Pd, riscopra la propria anima unitaria e torni ad essere credibile. 
Allo stato attuale, siccome il PD di Renzi sembra coincidere sempre più con il suo giglio magico con qualche fogliolina di contorno, c'è da prevedere che la prossima consultazione elettorale vedrà in campo, in uno scontro epocale, il vecchio che più vecchio non si può, già sperimentato per troppi anni al governo del paese, e il nuovo che ha dato solo prove marginali. 
Sembra difficile stabilire chi vincerà, ancora più difficile capire chi andrà a governare questo Paese martoriato e tragicamente senza futuro. 

Ecco la risposta da sinistra ad un Pd che sente di essere giunto al terminale 
Tutto questo agitarsi nel Pd per costruire una coalizione con la sinistra, solo ora, quando si rende palese la loro futura sconfitta è davvero penoso. Sono passati cinque lunghi anni in cui in tutti i modi abbiamo chiesto al governo di fare qualcosa di utile per i più deboli, per i precari, per l’ambiente di questo nostro paese. La risposta era sempre la stessa: va tutto bene così. Emendamenti sempre bocciati, proposte di legge ignorate, insulti quotidiani.
E ora che quasi nulla, in così tanto tempo, è stato fatto per la nostra gente; e ora che così tanto è stato fatto per assicurazioni, banche, grandi poteri economici, secondo loro noi dovremmo fare una coalizione per salvare i loro seggi nei collegi. Siamo quasi all'offesa, nel senso che si offende l’intelligenza della sinistra e degli elettori.
Al Ministro Orlando che dice che senza un’alleanza a sinistra il Pd perderebbe la sua missione, vorrei poter dire che quella missione non è solo già smarrita, ma è completamente fallita. È fallita con questi dieci anni di crisi, in cui il Pd si è progressivamente sempre più spostato dalla parte di interessi diversi da quelli del bene comune.
Ora game over. Noi giochiamo un’altra partita e con un’altra missione, ricostruire una sinistra popolare per riconquistare quei diritti e quelle libertà negati da un mercato senza regole, senza i quali, come si vede, l’Italia diventa ogni giorno un paese peggiore.
Elisabetta Piccolotti




Perché la Sinistra deve stare ferma un giro


Come funziona il Rosatellum

01 marzo 2016

SICILIA: territorio a perdere, popolato da ultrasessantenni, vecchi pensionati e badanti.


Principali indici demografici calcolati sulla popolazione residente in Sicilia (Dati ISTAT)
Anno     0-14 anni             15-64 anni           65+ anni               Tot. residenti    Età media
2002      848.993                3.275.431            841.245                4.965.669            39,1
2003      839.912                3.275.087            857.125                4.972.124            39,4
2004      832.533                3.298.410            872.319                5.003.262            39,6
2005      822.385                3.303.943            886.753                5.013.081            39,8
2006      811.484                3.303.844            901.884                5.017.212            40,1
2007      798.930                3.307.350            910.581                5.016.861            40,4
2008      786.933                3.325.126            917.624                5.029.683            40,6
2009      778.143                3.337.173            922.483                5.037.799            40,8
2010      772.193                3.342.440            928.359                5.042.992            41,0
2011      765.932                3.348.932            936.211                5.051.075            41,3
2012      744.793                3.309.268            945.793                4.999.854            41,7
2013      738.117                3.295.065            966.750                4.999.932            41,9
2014      744.022                3.352.167            998.748                5.094.937            42,1
2015      736.079                3.343.050          1.012.951               5.092.080            42,4

La suesposta tabella rende appena l'idea del progressivo invecchiamento della nostra popolazione e della fuga dei giovani (formati, laureati e non) verso il Nord e verso i più ricchi Paesi della CEE.
Solo oggi ho incontrato l'ennesimo giovane, medico mio conoscente, che, pur lavorando in provincia, ha deciso di trasferirsi nell'area di Bologna per seguire la moglie che, avendo ottenuto il ruolo come insegnante, non spera in un facile e veloce trasferimento in Sicilia. E poi considera la possibilità di dare un futuro ai figli in una zona più ricca di stimoli e opportunità. 

Questo, invece, il post appassionato che la cara amica Francesca dedica a suo padre in FB ricordando che la sorella e la madre sono costrette a vivere lontane dalla Sicilia per lavoro:
Caro amore mio P. C. oggi dopo pranzo ti guardavo... eri stanchissimo e ti sei addormentato due secondi sul divano... ho letto dentro di te... le tue stanchezze, i tuoi sacrifici... Sei riuscito a non farci mai mancare nulla, in particolare a me!!!!!! Io ti amo papà e senza di te non potrei mai vivere. Sei la luce dei miei occhi. Io e te a casa da soli stiamo bene, anche se mamma A. D. e F. C. sono in altre città (non per volontà loro, ma per lavoro)... Noi insieme siamo una coppia stupenda e io ti curerò e proteggerò sempre!!!!! Lo voglio scrivere pubblicamente affinché tutti sappiano quanto Ti Amo!!!!!!


L'allungamento della vita media, la riduzione delle nascite, l'aumento del numero dei pensionati e il ridotto turn-over stanno facendo del Sud e della Sicilia, in particolare, un territorio popolato da ultrasessantenni e badanti. La cattiva gestione della crisi, poi, in ambito nazionale e regionale non ha consentito e non consente l'utilizzo delle risorse disponibili a vantaggio delle nuove generazioni che si vedono costrette a cercare lavoro altrove.


Senza dire dell'abbandono e del degrado in cui sono ridotti i nostri centri urbani i cui governi riescono a malapena a gestire l'ordinaria amministrazione. In una città come Sciacca, ricca di arte e di un paesaggio incomparabile, dotata di strutture turistiche ed alberghiere notevoli, si è permesso di far fallire la risorsa più importante che l'ha caratterizzata sin dall'epoca della Magna Grecia, le sue Terme. (Terme Selinuntine
Ma su quest'ultimo argomento mi riprometto di tornare con i necessari e documentati approfondimenti. Per il momento mi permetto di affermare che un territorio in cui aumenta la popolazione non più attiva, in cui non si riesce a trovare spazio adeguato alle risorse umane costrette ad un flusso migratorio crescente, è un territorio a perdere, destinato a morire. 




19 gennaio 2014

Lo spregiudicato che chiama il pregiudicato a fare le riforme

Non si era ancora vista una cosa del genere. Ma in questo paese tutto è possibile. Anche che un segretario PD, democraticamente eletto, chiami l'uomo che ha sgovernato l'Italia per anni, condannato per frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita, prostituzione minorile, concussione aggravata; sotto processo per corruzione e diffamazione aggravata; in attesa di essere assegnato ai servizi sociali o ai domiciliari, a fare le riforme da tempo attese - legge elettorale compresa - dopo la cancellazione da parte della Consulta del porcellum dallo stesso prodotto. 

Complimenti e auguri! 


I buontemponi lo chiamano pragmatismo, a me sembra becero azzardo o cinismo babbeo. 



Leggi anche:
Umiliante Sintonia di Norma Rangeri


15 dicembre 2013

Cerco me stesso ...

Questa vignetta di Altan mi ha dato l'estro per il post di oggi. Nella baraonda di questa politica gridata, che fa ammuina per non mettere in atto le cose che servono veramente ai cittadini e al Paese - forse perché non ne ha più il tempo - mi sono perso e non so più in quale direzione mi muovo. 

Grillo spara contro tutto e tutti; Letta mette in campo lo stop ai rimborsi elettorali per decreto "come cibo in pasto al leoni nel Colosseo" (leggi intervista a Fabrizio Barca su Repubblica e il Fatto Quotidiano); Berlusconi, condannato da mesi ed estromesso dal Senato da settimane, invece che essere costretto ai servizi sociali o ai domiciliari, incontra i suoi fans, grida al colpo di stato in atto e sembra quasi evocarlo simpatizzando con i forconi e con Grillo, spara le sue ultime cartucce nel patetico tentativo di riconquistare l'onda. 
Poi c'è Renzi che parla, parla molto per slogan e per immagini accattivanti ma sfiderei i suoi fans a ricordare cosa in concreto pensa di fare. 
E siamo già a Natale e il 2014 bussa alle porte! 


Leggi anche: 
Un paese che perde il senso delle parole di Eugenio Scalfari

28 novembre 2013

Non riesco a gioire per l'esito del voto di ieri in Senato


Non riesco assolutamente a gioire per l'esito del voto di ieri in Senato. Sia perchè non mi va di sputare vilmente sul decaduto sia perché trovo che non ci sia niente di cui godere. 

C'è stata semplicemente la presa d'atto definitiva che un uomo condannato in terzo grado per frode fiscale non possa sedere nell'alto consesso dei rappresentanti del popolo, si trattasse anche di chi per 20 anni ha occupato le istituzioni del Paese piegandole ai suoi personali interessi. 


Quello che invece non finisce di sorprendermi è il fatto che ci siano ancora tanti italiani che gli perdonano tutto, tanti sostenitori che si aggrappano sugli specchi per difenderlo, tante sostenitrici che si vestono al lutto per dire che con lui muore la democrazia, che parlano di colpo di stato, di plotone di esecuzione. E poi quell'ignobile ricorrente parallelo tra magistrati e brigate rosse!

Questo blog è testimonianza appassionata e puntuale delle nefandezze perpetrate dall'uomo e dai suoi accoliti ai danni del Paese. Oggi mi auguro che si possano presto liberare i luoghi istituzionali da quanti, nominati, vi siedono indegnamente; che il bene dell'Italia e il suo futuro torni ad essere impegno primario di chi ci rappresenta e governa. 

22 novembre 2013

Votare PD? Qualcuno dovrebbe fornirmi almeno una buona ragione.

Qualcuno dovrebbe fornirmi almeno una buona ragione per continuare a votare Pd dopo che 101 dei suoi grandi elettori hanno impallinato il fondatore del partito che avevano indicato come candidato alla presidenza della Repubblica; dopo che ha creato le condizioni per il governo delle larghe intese Letta-Letta; dopo che, pur con i naturali distinguo di rito, ha votato contro la  sfiducia a una ministra impresentabile come la Cancellieri. 


Il Pd mi sembra ormai un partito inemendabile, qualunque cosa Renzi dica o dica di voler fare. Mi aspetto che finisca al macero come presto succederà al famigerato competitore cui per troppo tempo ha tenuto bordone.

07 novembre 2013

Il poveretto sa bene che è finita ...!


Il poveretto sa bene che è finita, non riesce più ad attirare l'attenzione, nemmeno dei suoi. Perciò è costretto a spararla sempre più grossa nella speranza che qualcuno abbocchi. 
Prima ha fatto sapere a Napolitano che è ancora in tempo a concedergli la grazia, ma l'altro ha fatto orecchio da mercante; poi ha fatto paragonare il caso Cancellieri a quello suo con Ruby tirando fuori quella dei due pesi e due misure ma nessuno gli ha dato retta; infine il suo fedele scudiero, quel tal Bondi, ha dichiarato di essere pronto ad uscire dal partito nel caso il parlamento votasse la decadenza del suo signore, producendo solo una grande ilarità. 


Ma adesso ci siamo, paragonando i suoi figli agli Ebrei sotto Hitler ha raggiunto lo scopo, tutti parlano di lui e della sua famiglia in pena e lo stesso Napolitano si dice SBIGOTTITO. 








Marco Travaglio la vede così: 

La soluzione finale 



Cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione”. Parola dell’architetto Rambaldo Melandri in Amici mieiatto II di Mario Monicelli. Anche Berlusconi però non scherza. Dal 13 agosto Napolitano non vede l’ora di dargli la grazia, gli spiega come fare, lo prega almeno di chiedergliela, poi basta che sconti un giorno di servizi sociali ed è fatta. Intanto la maggioranza di larghe intese, ma soprattutto di lunghe attese, ha trasformato il voto sulla decadenza in una telenovela talmente noiosa e a tratti odiosa (vedi il cambio delle regole sul voto palese) che qualcuno potrebbe financo 
scambiarlo per un perseguitato politico. Insomma, ci eravamo quasi. Poi gli piomba in casa Bruno Vespa per raccogliere le sue ultime volontà da stampare nel nuovo (si fa per dire) libro, che come di consueto esce quotidianamente sui giornali per mesi e mesi, a rate, in ghiotte dispense dette “anticipazioni”. E lui se ne esce con quello strepitoso paragone fra i suoi figli e “le famiglie ebree durante il regime di Hitler”. Così s’incazzano tutti e non se ne fa più nulla. Va detto, a parziale discolpa, che l’uomo dai sette nei ci ha messo del suo, profittando della demenza senile del pover’ometto. 
Le cose potrebbero essersi svolte così. Il Cainano, davanti all’insetto, attacca la solita pippa sulla persecuzione e si paragona un’altra volta a Tortora. Vespa fa notare che l’ha già detto mille volte: è un déja vu, non fa notizia, non dà scandalo, nessuno lo riprende. E il libro bisogna pur che qualcuno lo compri: lo vuole lui, ma pure la Mondadori. Ci vorrebbe qualcosa di più forte. 
“E se paragonassi i miei processi alla Shoah e i miei figli agli ebrei nei forni crematori?”. “Ecco, così va meglio, però sa, presidente, non vorrei che i suoi figli se ne avessero a male”. “Ma figurati, Bruno, sono vent’anni che giuro sulle loro teste certe cazzate da fargli venire la dissenteria cronica. Tranquillo, se dicono qualcosa li diseredo. Allora siamo d’accordo: i giudici come Hitler, il Pd come i nazisti, Marina e Piersilvio come gli ebrei nei lager. Mettila giù bene. Così giornali e tv abboccano, e magari pure qualche lettore. Naturalmente i miei diranno che ho ragione io, che il paragone regge, anzi sono stato troppo buono. E, se qualcuno si dovesse offendere (ma non credo: gli ebrei li hanno gasati tutti, no? ahah), faccio la solita smentita e dico che mi hanno frainteso, così se ne parla due volte e le vendite schizzano”. Cos’è il genio? Appunto.  


La scena ne ricorda un’altra, subito dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, mentre l’Occidente preparava l’attacco all’Afghanistan. Per rassicurare gli arabi che non ce l’aveva con l’Islam, ma solo con al Qaeda, Bush abbracciava due o tre imam al giorno e visitava a tappeto tutte le moschee d’America. Poi intervenne il nostro. Il 26 settembre, in visita a Berlino, sparò davanti alle telecamere di tutto il mondo: “Noi dobbiamo essere consapevoli della superiorità della nostra civiltà, che ha dato luogo al benessere e al rispetto dei diritti umani, religiosi e politici. Un rispetto che certamente non esiste nei paesi dell’Islam. Dobbiamo evitare di mettere le due civiltà, quella islamica e quella nostra, sullo stesso piano. La libertà non è patrimonio della civiltà islamica... La nostra civiltà deve estendere a chi è fermo ad almeno 1400 anni fa i benefìci e le conquiste che l’Occidente conosce... L’Occidente è destinato a occidentalizzare e a conquistare i popoli. L’ha fatto con il mondo comunista e l’ha fatto con una parte del mondo islamico”. Nel giro di cinque minuti presero le distanze tutti i Paesi occidentali, la Lega Araba e tutti i governi islamici dell’orbe terracqueo chiesero le scuse dell’Italia. Fu allora che Stefano Disegni, in una vignetta memorabile, ritrasse la fine del mondo con un paesaggio di rovine fumanti e due soli sopravvissuti: un mostriciattolo verde con due trombe al posto del naso, e il figlio. “Papà, ma come finì il pianeta Terra?”. “Niente, Bin Laden stava trattando, poi Berlusconi per sdrammatizzare raccontò quella dell’araba pompinara...”. 

03 ottobre 2013

La plateale sconfitta del Cav. e un'ipotetica, dignitosa via d'uscita

Se Berlusconi fosse uomo di Stato, rispettoso delle istituzione e dell'autonomia dei poteri, avrebbe da tempo lasciato il seggio in senato e favorito un naturale, pacifico avvicendamento nel suo partito. 




La sua clownesca piroetta di ieri in senato lo mostra sfiancato, alle corde, in un angolo; perdente rispetto all'ex delfino senza il quid che vince su tutta la linea. 


Quello che adesso gli rimane da fare seriamente, se fosse in grado di capire, sarebbe di uscire dignitosamente di scena, accettare l'esito dei suoi processi, impegnarsi a mantenere unita la sua creatura politica avviandola a diventare finalmente partito moderato di destra, liberale ed europeo. Così facendo limiterebbe i danni che ha prodotto e favorirebbe la nascita di qualcosa di utile e positivo dalle macerie che ha disseminato ovunque. Ne sarà capace? 

29 settembre 2013

Il Caimano è finito!

E per sua stessa improvvida decisione 



Il 4 maggio 2013 nel post Questo blog si sospende ...! scrivevo: 
Questo blog ha seguito passo passo lo sfacelo prodotto nella politica, nella società, nell'economia e nel costume dalla presenza di Berlusconi e del suo partito personale nella vita pubblica. Adesso si sospende, fino a quando non potrà annunciare con gioia che l'insopportabile anomalia sia stata definitivamente cancellata. A presto! 


Oggi riprendo la pubblicazione, convinto come sono, che la storia non torna indietro e che il Caimano può ancora comandare su quella parte di servi disposta a seguirlo nel suo disperato azzardo: ritirare dal governo di cui fa parte - ultima sponda per una destra impresentabile - la delegazione PDL e andare ad elezioni anticipate. Per la ragione che il governo e il Presidente Napolitano non si starebbero impegnando sufficientemente a facilitare la sua 'agibilità politica' contro la magistratura 'rossa' che lo perseguita. 

Alla viglilia del suo 77° compleanno - (le gambe delle donne) il Caimano rovescia il tavolo e decide l'azzardo proposto dalla Pitonessa assieme a Verdini, riprendendo il solito attacco ai mulini a vento. Ma questa volta non potrà che soccombere: le condizioni disastrose in cui versa il Paese non gli consentiranno di aprire una campagna elettorale a pochi mesi dall'inizio della legislatura. E un governo senza di lui e dei suoi servi farà quelle cose che appaiono improcrastinabili agli occhi di tutti, con buona pace per i suoi problemi giudiziari.

29 giugno 2013

L'Italia stregata da Berlusconi?

Sulla condizione attuale dell'Italia traggo da Facebook questa riflessione di Pippo Pollina che di primo acchito mi è sembrata ingenerosa e inutilmente pessimistica. Ma, riflettendoci su, penso di poterla condividere anche se ritengo ancora possibile rimanere in Italia e combattere affinché qualcosa cambi.
Leggo che Berlusconi , dopo la sentenza di primo grado del cosiddetto processo Rubi, vuole rifondare Forza Italia e "riscendere in campo". Poi penso che il PD governa insieme al suo partito dopo che gliene aveva detto peste e corna per decenni e che, nonostante questa evidente stortura che dovrebbe offendere i suoi elettori, i sondaggi lo danno quasi al 30 per cento. Bene, amici connazionali, io sono felice di non vivere più da decenni nel nostro paese. Felice di tornarvi di tanto in tanto e felice di scapparmene via poco dopo. L'Italia non cambierà mai. Tenetevela così in fondo sembra proprio che vi piaccia. p.
Con l'ultimo post del 4 Maggio scorso decidevo di non pubblicare più niente fino a quando non fosse uscito dalla scena politica italiana Berlusconi con il carico insostenibile dei suoi processi e del pesantissimo conflitto d'interessi. 
Ma non succede: l'uomo della provvidenza con tre condanne gravi addosso, di cui una in secondo grado, ha deciso di mantenersi in campo rifondando Forza Italia. 

Io non so come reagiranno, adesso, gli Italiani. Ma di una cosa sono certo: solo una sparuta minoranza di quanti lo sostengono, può ritenerlo innocente, desideroso di operare in politica nell'interesse del Paese, capace di rappresentare una risorsa per l'Italia; i più hanno tratto piccoli e grandi vantaggi dalla sua discesa in campo, e pensano di poterne ancora godere; infine ci sono quelli che lo hanno scelto come campione di immoralità e maestro di illegalità e pensano di potere più agevolmente vivere sotto il suo ombrello. 

21 aprile 2013

Il Maiale esulta


Sto aspettando un altro avviso di garanzia - dice Silvio Berlusconi appena entra a Montecitorio. I volti dei parlamentari Pdl intorno a lui si fanno subito scuri. É per strage. Ho distrutto il Pd

No caro, non puoi attribuirti colpe che non hai. E non puoi fare ironia sui mali altrui. 
Occupati seriamente delle responsabilità pesanti che hai verso lo Stato, le sue istituzioni, la magistratura e il popolo italiano. Delle quali prima o dopo dovrai rendere conto! 

Il PD è stato capace di affossarsi da solo e non puoi vantarne il merito; questo almeno lascialo intero ai cosiddetti democrat, ne vanno fieri! 

Se pensi, poi, che un buon numero di loro ha operato - e continua a farlo - per salvarti il c..o, sii generoso! 

Tric e Trac

Napolitano si autocongela al Quirinale per dare sacralità a quell'inciucio altrimenti scandaloso e sacrilego

Il PD si decompone consapevolmente, come se nel suo statuto al primo punto ci fosse l'impegno a garantire il leader del principale partito di opposizione

Grillo propone una categoria parlamentare di duri e puri, inutilizzabile per produrre un possibile, reale cambiamento. 

Ciò che rimane vivo, imperituro nei secoli è il Caimano e la sua banda mentre il popolo può continuare ad attaccarsi al proprio tric-trac. 







20 aprile 2013

Quelli che dovevano smacchiare il giaguaro ...


Harakiri del primo partito italiano ovvero come ci si scioglie nell'acido muriatico dopo aver fatto fuori i propri leader. 

Il tutto sotto gli occhi divertiti e increduli dello stesso giaguaro. 

Complimenti per l'operazione assolutamente inedita, da Guinness dei Primati! 



18 aprile 2013

Bersani, questo no! Non ce lo puoi fare!

Condivido l'appello di Flores d’Arcais ai parlamentari PD, quello di Barbara Spinelli, Michele Serra e altri, quello di migliaia di cittadini elettori sui social network e sui forum di discussione perché si rimedi all'errore grossolano di Bersani che ha lasciato a Berlusconi la scelta del candidato al Quirinale.  

Questi alcuni commenti su facebook: 

Non esiste nessuna ragione perché il PD non voti Rodotà. I termini dell'accordo con il cavaliere sono chiarissimi: il colle in cambio dell'impunità. Così facendo il PD si impiccherà da solo perché come sempre prevarrà la sua anima inciucista. Sembrerebbe che il controllo di questo partito sia nelle mani del cavaliere che ci gioca come vuole e ottiene tutto ciò che gli fa comodo e utile. Ma questa volta l'errore gli costerà caro e il PD sparirà dalla scena politica perché l'abbraccio con il cavaliere, a partire dall'elezione del Presidente della Repubblica, rappresenterà l'atto di morte del PD. 


Il Pd si sta avviando verso il suicidio politico assistito 
Penso che la sinistra italiana non avrebbe saputo immaginare una fine più vergognosa di quella che sta scrivendo in queste ore ... 
Sto scorrendo la mia time line e ... tutti ma proprio tutti stanno criticando il Pd per la sua proposta shock con Marini presidente (Bersani sappilo!!!) 


L'accordo che sembra chiuso su Marini al Quirinale è una scelta gravissima. Sarebbe la vittoria della conservazione in un momento in cui avremmo bisogno di dimostrare coraggio, magari scegliendo una donna. A quanto pare, ci sono alcuni dirigenti che non resistono alla tentazione di consegnare il Paese a Berlusconi. Debora Serracchiani 

Parlamentari Pd, RIBELLATEVI! di Paolo Flores d’Arcais 
Bersani ha fatto scegliere a Berlusconi il nome del Presidente della Repubblica. Bersani ha così tradito il voto degli elettori del Pd. Parlamentari democratici che avete ancora un minimo di dignità, ribellatevi! Non limitatevi a NON votare Marini, votate Rodotà. Una personalità che come tutti voi sapete (e Bersani per primo) ha esattamente le caratteristiche oggi irrinunciabili per essere un intransigente Custode della Costituzione e dei suoi valori di giustizia e libertà. 
Rifiutare la candidatura di Rodotà (che è stato anche presidente del Pds, da cui è nato il Pd) solo perché avanzata dal M5S, dopo aver rimproverato Grillo perché non aveva il coraggio di proporre un nome, è un incomprensibile harakiri che rende plausibile ogni sospetto di ricattabilità del gruppo dirigente Pd, visto che sotto ogni profilo logico, etico e politico appoggiare Rodotà anziché far scegliere il Presidente a Berlusconi dovrebbe per il Pd andare da sé. 
Mi aspetto che le tante personalità che avevano firmato appelli per il voto al Pd non si iscrivano silenziosamente al partito di Ponzio Pilato, e levino una voce alta e chiara per dire il loro NO all’alleanza col Caimano e SÌ alla candidatura di Rodotà, uomo della legalità, dei diritti del lavoro, della cultura. 

Il momento è ora, votate Rodotà - Appello di Barbara Spinelli, Michele Serra e altri 
Chiediamo ai deputati e alla direzione del Partito Democratico di rompere ogni indugio e di votare fin dal primo scrutinio, per la Presidenza della Repubblica, Stefano Rodotà. Beppe Grillo ha annunciato che sarà lui il candidato del Movimento 5 Stelle, e allo stesso modo si è pronunciato Sel, organicamente legato al Pd e il cui parere non può in alcun modo esser trascurato dai Democratici. Stefano Rodotà è per la maggior parte degli italiani, e certamente per il vostro elettorato, un punto di riferimento ideale. Ha come bussola costante la Costituzione italiana e la Carta dei diritti europei, ha sempre avversato i compromessi con la corruzione, è uno dei più strenui difensori della libertà dell'informazione, compresa la libertà conquistata ed esercitata in rete. È un segno altamente positivo che il Movimento 5 Stelle l'abbia scelto come proprio candidato, ma Stefano Rodotà non è una sua invenzione. Il suo profilo è improntato a massima indipendenza, e le sue radici sono anche nella storia migliore della sinistra italiana. Non abbiate paura, votatelo con convinzione e fin da subito: sarete molto più credibili e forti se non tergiverserete, presi da timori di varia natura, e non accetterete in nessun caso candidati che dovessero nascere da un accordo con Berlusconi.
Ve lo chiediamo da cittadini, convinti che non sia ancora troppo tardi: non riconsegnate l'Italia al tragico ventennio dal quale cerchiamo faticosamente di uscire. Abbiate il coraggio di cominciare a costruire un futuro diverso. Il momento è ora. 

Quirinale, l'intesa su Marini spacca il centrosinistra 

30 marzo 2013

San Giorgio, pensaci tu!

Oggi finalmente, 5 settimane dopo il voto, alla vigilia di Pasqua, dopo una notte di riflessione, il grande vecchio, politico di razza e di lungo corso, indicherà il nome che darà un governo a questo paese disastrato. E poi dirà: adesso cavatevi da soli dai guai. Arrangiatevi, io ho fatto ciò che potevo e vado via. Non tiratemi più per la giacca! 

Anch'io riflettevo sulla drammatica situazione nella quale ci siamo cacciati. 
L'uomo della Provvidenza, quello sceso in campo vent'anni fa per rinnovare - a suo dire - il Paese e riformare la politica, è lì che cerca ancora un salvacondotto per sé e per le sue cose. 
I dirigenti del partito di sinistra, che più volte ha cambiato nome per non cambiare personale, per troppo tempo hanno trescato con lui allo scopo di rimanere a galla. 

La crisi, le politiche recessive e gli abusi della casta hanno prodotto una miscela tanto esplosiva da consentire ad un comico dal linguaggio truculento di raccogliere il voto di oltre 8 milioni di cittadini rabbiosi e indirizzarlo su illustri sconosciuti, con lo scopo dichiarato di cacciare vecchi notabili dalla stanza dei bottoni. Questi signor nessuno, giovani e incompetenti, hanno bloccato di fatto il Parlamento perché incapaci di fare scelte e di esprimere una linea politica, costretti come sono a seguire direttive esterne, perentorie e indiscutibili.  E siamo nella m.... come e più di prima! 



26 marzo 2013

Don Gallo contro la logica del peggio

Come si fa a non essere d'accordo con don Andrea Gallo che chiede a Grillo e al M5S di non tirarsi indietro di fronte ai gravi problemi che rischiano di fare affondare irreversibilmente il nostro Paese? 

Quell'espressione usata da don Gallo: non fare il padre eterno io, assieme a milioni di italiani, la tradurrei così: non fare ancora lo stronzo, l'hai fatto già abbastanza

E un'altra cosa possono e devono fare i parlamentari del M5S: indicare e sostenere con convinzione Rodotà, Zagrebelsky o un'altra personalità di uguale levatura intellettuale e morale alla presidenza della Repubblica, in modo da impedire che Berlusconi ottenga un presidente a sua immagine e somiglianza.  





Franco Battiato su Il Fatto Quotidiano: Beppe voti un governo, con Bersani o senza

L'appello di Fiorella Mannoia a Grillo

23 marzo 2013

Il Caimano: affoga nella satira e riemerge nelle piazze


Ieri ha dichiarato: Quegli otto punti del programma di Pier Luigi Bersani si sovrappongo a quelli che sono i provvedimenti che noi abbiamo già preparato nella forma di decreti legge per uscire dalla recessione e per far ripartire l'economia
Edoardo Baraldi la vede così   -----------------> 












Eccolo protagonista della nuova pubblicità della Ford per lanciare il modello Figo in India.  

Questo il messaggio pubblicitario: 
Lasciatevi le preoccupazioni alle spalle grazie al bagagliaio extra-large della nuova Figo! 





Oggi lo si potrà trovare in carne ed ossa a Roma, in Piazza del Popolo, dove arringherà i suoi fans contro la magistratura (che lo vuole processare e, a suo dire, lo perseguita) e la crisi. 

A Piazza Santi Apostoli, invece, come in altre piazze italiane, andrà in scena una manifestazione sull'ineleggibilità di Berlusconi, nata dall'appello di Micromega che, nel momento in cui scrivo, ha già raccolto 234.700 firme. 

Le due Italie del 23 marzo 

15 marzo 2013

Grillo e il grillismo. J'Accuse lucido e appassionato di Pietro Orsatti


Ho letto con grande interesse La Rivoluzione Presunta, la bella analisi di Pietro Orsatti sul fenomeno Grillo, un ebook gratuito che puoi scaricare qui

Di essa riprendo l'appassionata e lucida conclusione, un J'Accuse…!, circostanziato e condivisibile che non assolve nessuno e ci stimola a prendere coscienza del piano inclinato sul quale allegramente ma pericolosamente ci stiamo muovendo. 

La ripropongo qui per quanti volessero riflettere seriamente sui propri errori e su quanto ci rimane da fare per emendarli. 
Se c'è ancora qualcosa da fare! 

Ma come è possibile che milioni di italiani si siano fatti incantare ancora da Berlusconi e dalle sue balle? E come è possibile che altri milioni di italiani si siano fatti incantare dal guru Grillo, dalle sue panzane, dai suoi toni violenti e fascistoidi, dai suoi banalissimi slogan? È di questo che voglio parlare e non del risultato definitivo del voto e della composizione del governo. Perché una situazione del genere rischia non solo di non farci uscire dalla crisi economica, culturale e morale causata dal ventennio di berlusconismo. Anzi, questo voto rischia di farci precipitare in una crisi ben peggiore, profonda e irreversibile. E questa situazione ha dei responsabili. 
Accuso gli italiani di pigrizia, ignoranza e opportunismo. Pigrizia perché non si informano, non comprano i giornali, non cercano riscontri su internet, non escono dal loro bar dove sentenziare banalità come “destra e sinistra sono tutti uguali”, “il più pulito ha la rogna”, “è tutto un magna magna”. Ignoranza dolosa perché ignorano di esserlo, e se ne vantano. Essere consapevoli dell’essere ignoranti già sarebbe un passo avanti, ma neanche quella consapevolezza si intravede nella penisola. Opportunismo perché l’italiano mette in vendita tutto se stesso, tutto quello che ha e anche quello che non è suo ma è di chi lo circonda per un beneficio materiale anche misero, piccolo, volatile come una promessa elettorale bufala come la restituzione dell’Imu, la cancellazione della casta, la rivoluzione salvifica dietro l’angolo, l’uscita dall’Euro come se bastasse. Già metà di questo paese per vent’anni aveva dato ampia dimostrazione di questo “carattere” affidando a Berlusconi il destino dell’Italia per un condono ogni tanto, una “leggina comoda anche per me” e una manciata di bufale. Ora c’è un altro pezzo di Italia che in più ha buttato via il proprio voto preferendo le macerie alla ricostruzione, il “capo” alla mobilitazione, il “pensiero unico” alla critica, la faida alla democrazia.  
Accuso quegli italiani, e in particolare quegli elettori di sinistra delusi che si sono ubriacati di chiacchiere e slogan telefonati, insulti facili e voglia di appartenere al branco offerti da Grillo e dai suoi sodali, di aver contribuito dolosamente a mandare a rotoli i sacrifici, le idee, i sogni di un paese sfiancato da un ventennio berlusconiano e da una crisi economica mai così drammaticamente vissuta in epoca repubblicana. Gente che ha dismesso idee e intelligenza, senso e progetto, anima e cultura per affidare il proprio voto al nulla. Al figlio spurio della cultura berlusconiana, a chi ha saputo veicolare e condizionare e soprattutto manipolare il web dopo vent’anni di ubriacatura e lavaggio del cervello televisivo messo in atto da Berlusconi. Che non si sentano migliori di chi ha tenuto in piedi Berlusconi. Sono a loro strettamente imparentati. Loro i primi pigri, i più responsabili. Che non si sono informati, che si sono bastati nel sentirsi parte della folla plaudente, trasformati in massa manipolata dall’alto e non in collettività e movimento. Come scrive sul suo blog lo scrittore Sandrone Dazieri “Perché il pensiero di un movimento, è, appunto, la sintesi del pensiero di una moltitudine, non la moltiplicazione del pensiero di un singolo”. Qui sta la differenza fra un movimento e una setta. Rinunciando alla fatica della costruzione di un pensiero collettivo, maturato, attento e rinunciando a informarsi, criticare, mettere in discussione se stessi e la propria visione del mondo nel confronto con gli altri (e tutta l’azione politica di M5S si è fondata sull’assioma del “non riconoscimento” dell’avversario, della critica, della stampa, dell’informazione non “ufficialmente riconosciuta” da Grillo o dai suoi sodali). Loro, gli ex elettori di sinistra che hanno incenerito il proprio voto votando Grillo (che rappresenta un’idea di società e di paese lontana galassie perfino dall’ombra di un pensiero di sinistra sociale, solidale e progressista), sono i principali responsabili di questo crollo non politico ma sociale e culturale e umano che la fase di incertezza e di scontro che ora sarà inevitabile provocherà. 
Accuso i partiti e gli esponenti della sinistra di non aver saputo rinnovarsi, di essere rimasti aggrappati alle proprie cariche (o presunte tali) e alle proprie faide interne. Li accuso di aver trascorso gli ultimi vent’anni sulla difensiva (davanti al marketing dei sogni irrealizzabili di Berlusconi) senza trovare un nuovo modo di comunicare, di vivere la politica anche sul piano personale. Anche loro pigri, ignoranti e opportunisti. Hanno perso di vista le idee gettando via le ideologie, hanno perso il contatto con la realtà cercando ossessivamente un punto di ricaduta, un accordo possibile. Con chi? Con Berlusconi e con il suo irreale nuvolone di promesse. Per ottenere cosa? La sopravvivenza, anche personale. Soprattutto personale. Alleandosi anche con quel centro “della pagnotta”, dei poteri economici che si sperava “accettabili”. Si sperava. Ci si illudeva. O peggio, si sapeva. 
Accuso il Pd, poi, per aver accettato di sostenere la “ricetta” Monti. Si poteva andare al voto, si poteva vincere a mani basse, si poteva ridare respiro al paese dissanguato dal ventennio berlusconiano. Ma si è preferito prima risolvere le faide interne e fare apparente pulizia. Cercando, con risibili risultati, di normalizzare anche il rottamatore Renzi senza capire che Renzi, figlio di questo ventennio, il partito se lo prenderà mettendo in archivio perfino quel po’ di odore di sinistra sopravvissuto non a vent’anni di Berlusconi ma a vent’anni di D’Alema e Veltroni e Rutelli e Bindi e Fioroni etc etc. 
Accuso Bersani di non aver detto una cosa che fosse una di sinistra in questa campagna elettorale come la necessità di fare una patrimoniale seria sulle rendite finanziare, di rifondare profondamente e facendone uscire la politica dalle fondazioni bancarie, di puntare sul lavoro e sulle tutele del lavoro e sui tagli reali e non tardivamente e confusamente annunciati a una settimana dal voto delle spese militari. Tutto per correre dietro a Monti e Fini e Casini. E Ichino. E ICHINO! E ancora. 
Accuso i sindacati di non aver saputo pensare un modello diverso di lavoro e di società mentre il lavoro e la società mutava. Anche loro sulla difensiva davanti al modello neo liberista. Anche loro pigri e impauriti dall’uscire dai particolarismi. 
Accuso l’informazione di pigrizia criminale, di opportunismo corporativistico e di presunzione di essere, nella forma attuale, indispensabile. E fra gli opportunisti non metto solo i giornali e i giornalisti che per anni hanno cercato di appattarsi con la politica, ma anche quei finti rigorosi rivoluzionari della libera informazione che intanto si inchinavano ai nuovi potenti che emergevano: parlo di Travaglio e di Santoro. 
Accuso Giorgio Napolitano, il politico e non l’istituzione del Presidente della Repubblica, di essere uno dei principali responsabili di questa drammatica fase economica che stiamo vivendo. E dell’imbarbarimento culturale e sociale che stiamo subendo. Ha scelto per anni di fare il semplice notaio del peggior saccheggio mai messo in atto in questo paese. I quattro anni di governo Berlusconi. Per poi mettere in atto e guidare una congiura di palazzo che ha portato al governo Mario Monti e il tecnicismo inumano dei teorici del neo liberismo. E lo accuso di esserne talmente consapevole da scegliere di essere all’estero (e non a caso in Germania) al momento del voto e soprattutto dello spoglio delle schede elettorali. Per non rispondere, nell’immediato, a quello che è uscito dalle urne.
Accuso questo popolo che non si merita questo paese ma questa politica (vecchia e nuova) si.
E spero di poter sopravvivere alla nausea che mi travolge al solo pensare a questa fase che si prospetta da oggi in poi. Alla ricerca del consenso dei nuovi potenti.
In una delle ultime interviste rilasciate Indro Montanelli diceva che gli italiani non avevano un carattere nazionale. In realtà sapeva benissimo di mentire (come spesso ha fatto nella sua lunga carriera) perché un carattere nazionale l’italiano medio lo ha inciso nel DNA a fuoco e si fonda principalmente su un “valore” ben definito e diagnosticabile: l’opportunismo. La storia italiana è un incredibile succedersi di collettivi atteggiamenti opportunistici. Interi pezzi della società si smuovono, dopo decenni di stasi, grazie a spinte opportunistiche. Ci si deve garantire la pagnotta, anche se presunta, anche se minimale. E si scommette sul vincitore possibile di volta in volta anche e soprattutto se quel vincitore sembra intenzionato a calpestare l’orticello da cui si è sempre bene o male mangiato. E la stampa italiana, ovviamente, non è immune dal gene dell’opportunismo alla faccia del ruolo e della deontologia professionale.
Ieri pomeriggio. Genova. Non sono ancora le 16. Una folla di cronisti bivacca da ore davanti alla villa dell’unico vincitore di queste elezioni, Grillo. Lui esce e i cronisti si precipitano, accendono microfoni e telecamere, lo circondano. Lui esordisce con un pistolotto su quello che i giornalisti “devono” capire, su quale presunta notizia “devono” puntare, di fatto su quali domande “devono” fare. Dopo venti anni di Berlusconi niente di nuovo. E il cronista di SKY (credo che sia stato lui anche se nella concitazione è difficile esserne certi) dice: “Se non le faccio domande sulle coalizioni risponde a qualche domanda?”. Cioè, rinuncio a fare l’unica domanda sensata dopo il voto per avere due battute due da spendermi. Il vincitore, benevolo, accondiscende. 
Basta farsi un giro su Twitter in queste ore per avere ulteriore conferma. Dopo anni di critiche feroci oggi fior di penne indipendenti sembrano essersi iscritte a fare del volontariato all’ufficio stampa di Grillo. Sarà perché il vincitore minaccia da anni di tagliare i fondi pubblici all’editoria? Sarà perché si spera di essere uno dei graziati dalla mattanza occupazionale che quei tagli provocheranno? Il DNA non mente mai. 

La Rivoluzione Presunta di Pietro Orsatti 
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13 marzo 2013

La politica in scacco matto?

Ieri mi è capitato di leggere l'articolo di Marcello Veneziani, Vite parallele dei due ayatollah della politicapubblicato sabato 5 gennaio scorso su ilgiornale.it, e ci ho trovato importanti spunti di riflessione. Aggiungo, per correttezza, che c'è ancora un altro ayatollah in circolazione da vent'anni, che non usa l'incudine e il martello ma con un potente trapano demolitore ha messo in tilt il sistema già da un pezzo. 

Torniamo, però, a Monti e Grillo. Ambedue in questa tornata elettorale si sono incuneati tra centrodestra e centrosinistra con alcune parole d'ordine coincidenti. Per Grillo il M5S non è di destra, né di sinistra, esso vuole realizzare la democrazia diretta, la disintermediazione tra Stato e cittadini, l'eliminazione dei partiti, i referendum propositivi senza quorum, il cittadino al potere; per Monti la destra e la sinistra sono concetti superati, occorre tagliare le ali estreme, considerate conservatrici e costituire un polo di veri riformisti

L'uno veste i panni dell'uomo d'ordine, inviato d'Europa a salvare l'Italia dalla mala politica, l'altro quelli di un novello Robespierre o - se si vuole - Masaniello che agita la piazza contro la casta accomunando in essa tutti i partiti - senza distinzione - e i politici che li incarnano. 

L'esito elettorale non poteva che essere micidiale: Monti ne esce sconfitto; centrodestra e centrosinistra fortemente penalizzati, non solo e non tutto per colpa di Grillo; il M5S vincente porta in parlamento 163 new entries ma aspira a sostituire del tutto i partiti e mira a breve a farli coalizzare per dare loro la stoccata finale alle prossime elezioni anticipate. 

Lo stallo prodotto dall'esito del voto non poteva essere più totale. E non si capisce come ne usciremo. Intanto il Paese langue in una condizione di crescente disagio.

Io sono convinto che destra e sinistra abbiano ancora molto da dire e non possano essere cancellate con un colpo di spugna, a patto che i partiti si rinnovino profondamente liberandosi da tutte le anomalie e gli elementi spuri che li caratterizzano; che la democrazia diretta rimane, ad oggi, una grandiosa utopia. 

11 marzo 2013

Fondamentalismo + Demagogia = Miscela esplosiva



Mediti Grillo, mediti Casaleggio

Il “demagogo” deteriore pone se stesso come insostituibile, crea il deserto intorno a sé, sistematicamente schiaccia ed elimina i possibili concorrenti, vuole entrare in rapporto con le masse direttamente (plebiscito, ecc., grande oratoria, colpi di scena, apprato coreografico fantasmagorico: si tratta di ciò che il Michels ha chiamato “capo carismatico”). Antonio Gramsci (dal Quaderno n. 6, Paragrafo 97, Pagine 771-772)
Assistiamo agli appelli più svariati sul web e sui giornali. 

“Berlusconi ineleggibile” di Paolo Flores d’Arcais su Micromega 5 marzo 2013 ha già raccolto 160.000 firme 

Appello a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle: se non ora, quando? 
Oltre 32.000 firme raccolte 

"Facciamolo!", nuovo appello per governo 
"Mai, dal dopoguerra a oggi il Parlamento italiano è stato così profondamente rinnovato dal voto popolare. Per la prima volta i giovani e le donne sono parte cospicua delle due Camere. Per la prima volta ci sono i numeri per dare corpo a un cambiamento sempre invocato, mai realizzato. Sarebbe grave e triste che questa occasione venisse tradita, soprattutto in presenza di una crisi economica e sociale gravissima".
Lanciato il 10 marzo 2013 ha già raggiunto 7.500 firme

Ma i giovani eletti nel M5S rispondono così: Nessun referendum su alleanza col Pd. Napolitano accetti un governo a 5 Stelle. 

E Grillo ammonisce: Qualora ci fosse un voto di fiducia dei gruppi parlamentari del M5S a chi ha distrutto l'Italia, serenamente, mi ritirerò dalla politica. Anche Casaleggio avrebbe affermato che lascerebbe il M5S se i neoeletti decidessero di dare l’appoggio a qualche partito. 

Don Gallo su Grillo e Casaleggio: Sembra che si siano chiusi in un bunker. In questi giorni so che ad alcuni amici, a lui ancora più vicini, butta giù il telefono. A me Grillo aveva detto che avrebbe aspettato le elezioni per poi avere, alla tornata successiva, una maggioranza assoluta

Io sono convinto da sempre che Berlusconi fosse ineleggibile. Tant'è, molti se ne accorgono solo ora. Ben venga, dunque, la mobilitazione intorno all'appello di Paolo Flores d’Arcais nella speranza che il parlamento si comporti di conseguenza. 

Ben vengano gli appelli dal mondo della cultua, dell'arte, dello sport riguardo alle scelte che i neo parlamentari del M5S dovranno fare. Al di là degli ammonimenti-minaccia di Grillo e Casaleggio e di quanto prevede il loro non statuto, ritengo, però, che da soli potrebbero avere la capacità di capire il senso da dare al loro mandato, le attese riversate su di loro da parecchi milioni di cittadini, non solo quelli che li hanno votati. 

Spero che non vorranno rinunciare all'opportunità di avviare un processo radicale di cambiamento non più procrastinabile e optare per nuove elezioni nella speranza di ottenere la maggioranza assoluta. 
Non vorrei che questo movimento si sgonfiasse come una bolla di sapone ancor prima di nascere, o che si trasformasse in qualcosa di cui, onestamente, non abbiamo proprio bisogno.

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