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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
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19 gennaio 2013

La Scuola e il Carnevale

Ricevo da un lettore attento ai casi di Sciacca e volentieri pubblico perché condivido, anche se parzialmente, le sue preoccupazioni.  

Cosa vuoi che sia, la scuola. Tutti arrabbiati, adesso. Tutti contro il carnevale.   Francesco Ciaccio 

Uno dopo l’altro, a rotazione, i diversi Consiglieri e le altre autorità saccensi alzano la voce contro il carnevale. Beh, cosa si può dire, meglio tardi che mai! Io, da comune cittadino l’aveva detto già ben prima. Avevo detto che spendere quelle cifre folli, tolte, ma potrei dire scippate, alla gente comune con salassi quali Imu, Tares e roba varia per fare un carnevale, era assolutamente deprecabile. Avevo detto perfino che la storia della tassa di soggiorno era un trucchetto per trovare un po’ di fondi da destinare, in qualche modo, anche al carnevale. Cosa dire, ci siamo salvati per un pelo dal dissesto finanziario e a cosa pensiamo subito dopo, immediatamente a un carnevale. Oh, bisognava pure festeggiare l’evento e quindi quale miglior modo se non fare il Carnevale? Io non so se, come dice il Sindaco, alla fine ciò non peserà più di tanto sul bilancio del Comune, resta il fatto che si farà perché è stato promesso in campagna elettorale e quindi bisogna farlo, costi quel che costi. E dopo, che ci hanno chiesto di fare le formichine, rinunciando a questo e a quello e magari dopo essere riusciti a convincere tutti in famiglia a fare a meno di qualcosa perché pagare quella tassa era giusto poiché, da responsabili cittadini, bisognava salvare la città dal dissesto finanziario, in un attimo da formiche diventiamo cicale e brindiamo al carnevale. Adesso, però che tutti, seppure in ritardo, hanno scoperto che forse spendere soldi per una festa fuori stagione non è ragionevole, adesso io mi aspetto che si parli anche del fatto che fare un Carnevale nel periodo in cui ci si avvia alla chiusura dell’anno scolastico sia assolutamente fuori luogo. 
Per cui, rivolgo a tutti un accorato appello: affinché quelle formichine già trasformate in cicale non finiscano per divenire finanche dei poveri ciuchi, che quella festa, se proprio si deve, si faccia in un periodo diverso, ad esempio d’estate e poiché si parla da sempre di destagionalizzare il turismo, perché no, si faccia a Settembre, proprio prima che cominci la scuola. Ma aggiungo una riflessione, se intendi rivolgere una proposta del genere alla città intera, a chi penseresti di chiedere sostegno? Di certo, io credo, a tutti gli insegnanti e ai Presidi, in particolare. E invece no, ti sbagli. Per il Preside del Liceo Classico, la scuola che per eccellenza è la roccaforte della cultura cittadina, le cose non stanno proprio così. 
Come ogni anno, infatti, tra pochi giorni le scuole chiuderanno per festeggiare il Patrono, ma non un solo giorno, come avviene ovunque in Italia, bensì due e questo, dopo aver chiuso già dodici giorni per le elezioni regionali e le festività di tutti i santi e dopo che, fra breve, assisteremo, ancora una volta, alla solita chiusura per le elezioni nazionali. Non bastasse ciò, bisogna aggiungere al già ricco programma pasquale, l’inevitabile precetto, doveroso certamente per uno Stato che si dice laico, la festa (?) (non so cosa ci sia da festeggiare) della Autonomia Siciliana e infine il periodo carnevalesco o come dicono toscanamente gli sciacchitani “carnascialesco”, il quale si presume non richiederà un impegno limitato ai soli due giorni previsti da calendario, bensì a tutto il periodo di preparazione; praticamente, scuola già finita. Facendo una rapida e approssimativa somma, per l’appunto, oltre un mese e più di vacanze da aggiungere a quelle già previste dal calendario, tanto che si rischia di mettere seriamente a rischio il minimo dei 200 giorni effettivi richiesti, cioè di giorni di lezione effettivamente svolti, per la validità dell’anno scolastico. Ma cosa vuoi che sia per la formazione culturale dei ragazzi tutto questo? In effetti, se perfino il Preside di una scuola come il Classico, scuola che una volta era sinonimo di dedizione, impegno e ancor più di cultura, arriva ad affermare che fare il carnevale è più importante di andare a scuola, a questo punto, capisco tutto il resto. Capisco perché nessun insegnante e dirigente scolastico ha mai provato ad alzare la voce o meglio a prendere carta e penna per denunciare ciò di cui si è detto e che potrebbe estendersi fino alla discutibile e deprecabile abitudine del ritiro anticipato dalle lezioni a fine Maggio in uso da tempi memorabili oramai a Sciacca. Capisco anche che, se si dice, come ha detto il Preside, che la città per guardare al futuro deve puntare su manifestazioni come il carnevale più che sulla cultura, non ci si può poi preoccupare banalmente dei pochi giorni persi. Capisco infine che una città che non trova in queste dichiarazioni nulla per cui valga la pena di indignarsi, inevitabilmente è una città che non ha un futuro. 
Concludo questa mia preghiera nonché questo mio accorato appello, invitando tutti i cittadini a far proprie le parole di Nelson Mandela, uomo e premio Nobel della cui saggezza credo nessuno possa in alcun modo dubitare, il quale affermava: L’istruzione e la formazione sono le armi più potenti che si possono utilizzare per cambiare il mondo. 

Carnevale di Sciacca, Di Paola incontra Battiato: Non voglio sprecare fondi comunali 
Incontro con i carristi per fissare la data dell’edizione 2013 del Carnevale di Sciacca 

19 maggio 2012

Perché a Brindisi un ordigno uccide davanti a scuola?

Oggi, nel clima politico arroventato delle elezioni amministrative, alla vigilia dei ballottaggi, mentre tace la campagna elettorale, in una fase di grave discredito della politica e in una condizione sociale assai pesante, a 4 giorni dal ventennale della strage di Capaci, in coincidenza con la Carovana della legalità organizzata in città, una bomba potente ma rudimentale esplode davanti ad una scuola di Brindisi, l'Istituto "Morvillo Falcone", uccide una ragazza innocente e ne ferisce altre; avrebbe potuto essere una strage. Perché? 
 
L'Istituto "Morvillo Falcone" aveva vinto il Primo premio della prima edizione del concorso sulla Legalità con la foto allegata. 


In questi occhi aperti e vigili che vogliono scrutarci nel profondo, ci sembra di ritrovare quelli di Melissa Bassi, la 16enne morta,  quelli di Veronica Capodieci, che lotta tra la vita e la morte e quelli di milioni di giovani che chiedono da troppo tempo VERITÀ e GIUSTIZIA. 

VOGLIAMO CONOSCERE LA VERITÀ VERA. 
TEMO CHE AVREMO, COME ALTRE VOLTE, FORSE I NOMI DEGLI ESECUTORI. 

03 febbraio 2012

LA GARDERIE UNAUTREMONDE CRESCE!

Ricevo da Franca Banti, e volentieri pubblico 

Inaugurata il 15 gennaio 2009 la Garderie Unautremonde è una struttura scolastica unica e speciale. 
È nata con l'obiettivo di creare un asilo per garantire educazione, nutrizione e crescita; per assottigliare significativamente le disparità di genere e di classe nell'accesso all'istruzione. 

Dopo un iter relativamente breve rispetto alla consuetudine, la Garderie Unautremonde ha ottenuto il riconoscimento ufficiale dal Ministero dell'Educazione Senegalese. 

Attualmente l'asilo ospita gratuitamente circa 40 bambini provenienti da una baraccopoli del quartiere di Medina e 40 bambini di estrazione sociale più abbiente del quartiere di Gibraltar 2 di Dakar, che versano un contributo mensile di circa 15 euro. Diversamente da tutte le strutture scolastiche pubbliche o private del Senegal, la Garderie Unautremonde è l'unico asilo a tempo pieno (dalle 8.00 alle 17.00) con 4 classi di 15 bambini per garantire una formazione educativa accurata e di ottimo livello, fornendo giornalmente il pranzo e due merende. 

Il personale impiegato è aumentato sensibilmente con una supplente che aiuta nella classe dei bambini più piccoli e un insegnate di arabo che tiene un corso di avvicinamento alla lingua di due ore alla settimana per classe. In più una giovane stagista sta frequentando la garderie per imparare ad insegnare.

Visita Garderie Unautremonde per contribuire al progetto o per saperne di più. 


GUARDA IL VIDEO



Ecco come sta evolvendo o involvendo la situazione in Senegal.  

Le proteste di queste giorni stanno continuando in tutte le città. A Podor durante una manifestazione sono morte due persone e ci sono sette feriti gravi ricoverati in ospedale. Alcuni giornalisti hanno ricevuto minacce di morte, un numero imprecisato di militanti del movimento M23, tra cui uno dei portavoce nazionali, sono stati arrestati senza rendere note le motivazioni delle misure detentive. Altri a Saint Louis sono stati liberati dopo due giorni di detenzione grazie alla mobilitazione popolare della città.

Tutti i ricorsi presentati alla Corte Costituzionale sono stati respinti, aumentando esponenzialmente la tensione. 
Fallita la strada giudiziaria, tutta l'opposizione si prepara per domani.... In tutti i quartieri di Dakar e delle altre città sono in corso riunioni organizzative.... L'obiettivo dichiarato è uno solo: risolvere la candidatura di Wade una volta per tutte.

La Corte Costituzionale Senegalese ha convalidato la candidatura per il terzo mandato dell'attuale presidente della repubblica Abdoulaye Wade. La protesta contro questa decisione che va contro la democrazia si è diffusa ben presto per tutte le città del Senegal. 
Vorremmo fare in modo che la comunità internazionale e quanta più gente possibile accenda l'attenzione e faccia pressioni per chiedere il ritiro di Abdoulaye Wade dalle prossime elezioni presidenziali del 26 febbraio. 
L'immagine è una sintesi grafica del nome di Wade con la W di abbasso. E' stata pensata per comunicare rapidamente un giudizio netto e inappellabile del molto poco democratico presidente Wade.  
Maurizio Polenghi - Responsabile Italia Garderie Unautremonde

01 dicembre 2011

Qualche riflessione estemporanea su "Togliamo il disturbo" di Paola Mastracola

"Se non siamo più d'accordo sul fatto che sia bene studiare, allora smettiamo di farlo. Ma smettiamo tutti insieme. Io non vorrei più forzare nessuno. Lo dico più chiaro: io non vorrei più forzare i miei studenti a studiare. Non credo che sia giusto, né per i forzati né per i forzanti. [...] Sia ben chiaro: per parte mia, io vorrei che tutti quanti studiassero." Paola Mastracola


Oggi m'intriga parecchio il libro di Paola Mastracola, Togliamo il disturbo - sottotitolo: Saggio sulla libertà di non studiare. Vi ho trovato, leggendolo, un po' di saccenteria e tanta provocazione. 
Non vi è dubbio che la scuola di oggi è vissuta come una sovrastruttura e sembra non interessare nessuno: non gli studenti che la vivono come una necessità loro estranea e la riempiono solo con i loro corpi; non le famiglie che, nella migliore delle ipotesi, la intendono come un parcheggio in attesa di assicurare ai loro rampolli un futuro da calciatore o da velina o, in ogni caso, un'attività in cui fare presto la grana; non i docenti che sembrano aver rinunciato da tempo al loro ruolo di fornitori di conoscenza e, soprattutto, di metodo; non la società che non la considera più un'agenzia di formazione e men che meno di informazione. Eppure dovrebbero essere loro, i docenti, supportati da famiglie consapevoli, a coinvolgere e incuriosire i ragazzi loro affidati con tutti gli strumenti culturali e didattici a loro disposizione. Intanto dovrebbero essere padroni delle discipline che intendono insegnare e avere acquisito un metodo di lavoro. Non dovrebbero, poi, considerare i loro allievi alla stregua di sacchi da riempire ma come individualità uniche e irripetibili con le quali interagire. 
I ragazzi di ogni tempo sono l'espressione della società e delle famiglie nelle quali vivono, dell'aria che respirano, della cultura dominante e delle mode che assorbono. Sta proprio alla scuola l'onere di farne persone autonome, consapevoli e critiche. Voler cambiare la scuola senza intervenire sulla realtà sociale nella quale la stessa opera mi sembra un'operazione velleitaria e deresponsabilizzante. E poi i docenti farebbero bene ad avvicinarsi senza pregiudizio ai nuovi strumenti di comunicazione quali il pc ed internet, che non andrebbero lasciati alla mercè dei discenti ma sfruttati seriamente come potenti mezzi didattici. 
Un'ultima considerazione, piutttosto personale: fino a quando mi sono sentito come il fratello maggiore dei miei studenti, ho operato nella scuola assai positivamente producendo iniziative entusiasmanti e coinvolgenti, con enorme soddisfazione mia e dei giovani che mi venivano affidati; ancora interessante è stata l'epoca della maturità, quando mi sono sentito anagraficamente come il padre, con un approccio più responsabile ed equilibrato; quando, invece, sono diventato noioso, ripetitivo e intollerante come un nonno ansioso e insopportabile, allora ho capito che era venuto il momento di mollare.
Ergo, l'età conta, eccome, nel lavoro dell'insegnante! E non solo quella anagrafica.

Paola Mastrocola a CHE TEMPO CHE FA 

23 ottobre 2011

LA SCUOLA PUBBLICA - Gestione Gelmini

Occorre ripartire dal dettato costituzionale per capire cosa è diventata la scuola pubblica gestione Gelmini. 
La maggior parte degli edifici scolastici sono in uno stato d'incuria e abbandono che chiamare degrado è un eufemismo. 
Le classi scoppiano per il numero di alunni che vi vengono stipati; scarseggiano gli insegnanti, per non parlare di quelli di sostegno. 
Il diritto allo studio non è più garantito.
Se è vera la notizia data ieri dal TG3 delle ore 19.00, a Noto (SR) 72 bambini in età scolare vengono privati del servizio perché mancano le maestre e le aule.
Art. 33. L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
Art. 34. La scuola è aperta a tutti.
L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.
Gli articoli 33 e 34 della Costituzione nel commento di Sergio Lariccia

Una volta, in tempi non proprio remoti, le istituzioni scolastiche si facevano carico di denunciare le famiglie che non assolvevano all'obbligo scolastico dei loro figli avviandoli prematuramente al lavoro invece che a scuola. Oggi avviene il contrario.
A Noto (SR) e chissà in quanti altri centri, le mamme accompagnano a scuola i loro figli che devono tornare a casa perché non c'è posto.



TAGLI ALLA SCUOLA PUBBLICA, UNA MAESTRA RACCONTA
Scuola dell'infanzia: 27 sezioni tagliate - Genitori e bimbi scendono in piazza
Scuola, le maestre dell'infanzia a lutto
Senza diritto di asilo

02 maggio 2011

Meno male che INTERNET c'è!

... che in tempo reale ci fa entrare in contatto con persone, informazioni, saperi, immagini e suoni, senza intermediazioni e senza censure. 
Non a caso le dittature più odiose, che non tollerano la libera circolazione delle idee, provano in tutti i modi ad imbavagliare il Web.
Meno male che c'è Google, che con il suo motore di ricerca e con tutti gli altri servizi offerti agli utenti, consente di ottenere tutte le informazioni che ci servono e di mettere online le nostre conoscenze; che c'è YouTube che ci aiuta a ricercare e trovare i video che avevavamo perso di vista e tutti i documenti video-sonori che ci permettono di ricostruire momenti importanti della nostra storia politica, artistica  e culturale; che c'è Google Earth che ci spiattella tutti gli angoli di questo nostro mondo, dal nostro quartiere alle più lontane plaghe dell'Australia o dell'America latina; che c'è skype per vedere e parlare gratis con amici, conoscenti e parenti, in ogni landa sperduta del pianeta; che c'è Facebook che ci permette di contattare amici e tanti conoscenti che condividono i nostri interessi, con i quali comunicare idee, opinioni e scambiare informazioni; che c'è Wikipedia, enciclopedia online, collaborativa e gratuita, disponibile in oltre 270 lingue, liberamente editabile e utilizzabile.

So che Internet è il sistema di comunicazione più sfruttato dalle nuove generazioni che con il pc e i videogame sono nati. Ma io sono convinto che al pc e al web dovrebbero avvicinarsi con meno timore e senza pregiudizi anche i miei coetanei, quelli cioè che hanno visto la luce nel dopoguerra o all'inizio di questa nostra età repubblicana. Quelli che come unico mezzo d'informazione e formazione nella loro infanzia hanno avuto la radio in onde medie, neanche in FM, e una scuola povera ma assai autorevole e rispettata come agenzia educativa. Poi nell'adolescenza hanno avuto accesso ad una Tv, anch'essa povera, in bianco e nero, con l'effetto neve che deformava e sfumava le immagini; una Tv che ha avuto il merito di costruire e diffondere una lingua italiana comune, che ha fornito programmi culturali e d'intrattenimento degni di tal nome, che ha permesso l'accesso di larghe masse popolari al teatro  e al cinema d'autore. 
Era la TV in cui un maestro d'altri tempi insegnava a leggere e scrivere a gente del popolo.




Grazie a quella scuola, a quella TV, a quella radio e alle radio libere e popolari tante generazioni, oggi mature e anziane, hanno avuto modo di formarsi opinioni e di diventare persone autonome, capaci di esprimere idee e giudizi critici.

Oggi la TV ha raggiunto livelli di perfezione tecnologica un tempo inimmaginabili, ma è controllata e manipolata da un GF per niente occulto, che l'ha svuotata di contenuti significanti rendendola solo strumento di potere per la formazione del consenso. Basta vedere programmi come il Grande Fratello, Affari tuoi, L'isola dei Famosi per rendersi conto che milioni di teleutenti sono irretiti e trasformati in teleidioti. Per non parlare di programmi d'intrattenimento come Amici di Maria De Filippi o L'Arena di Giletti dove ha ragione chi grida di più sul nulla o sull'ultimo pettegolezzo discettando, per esempio, sul lato B di Filippa Middleton o sulla presunta sciatteria dell'abito da sposa di Kate.
RAI e Mediaset ormai si somigliano fino a confondersi, con lo scopo dichiarato di incitrullire la gente. E si può comprendere perché la scuola, l'impegno serio nello studio e nel lavoro siano diventati noiosi, insulsi e vecchi per tanti giovani che intendono bruciare le tappe utilizzando le nuove (si fa per dire) agenzie formative ed educative. Si può capire, allora, perché si sostenga che gli insegnanti inculcano..., e a loro si preferisca un Lele Mora, un Fabrizio Corona, un Emilio Fede, un concorso per Miss Itralia. Si può capire perché qualche piccola rete come La7 sia occultata e qualche programma serio d'informazione e approfondimento, sopravvissuto tra le pieghe di una TV svuotata di servizi e di valori, venga mal sopportato e disturbato nella sua gestione e programmazione.

Per questo sostengo Meno male che INTERNET c'è e mi piacerebbe che ci fosse anche per i miei coetanei e per i più anziani di me; quelli, cioè, che hanno conosciuto un'altra scuola, un'altra TV, un'altra radio, altre agenzie d'informazione, più povere sicuramente ma più libere e più autentiche. 

Potrà apparire nostalgica la mia posizione ma non lo è.
Sappiate che INTERNET fa paura, come la scuola, a chi vuole continuare a controllare i nostri cervelli e riempirli di nulla. 

Lui è vecchio, i mezzi a sua disposizione sono vecchi!


Se sapremo fare questo salto di qualità e sapremo far funzionare le nostre capacità intellettive, non l'avrà vinta, non ci metterà il bavaglio; la scuola e l'informazione vivranno stagioni migliori e più feconde.

Ciò che mi piace rivedere della programmazione TV di ieri


17 aprile 2011

CHI INCULCA A CHI

A volte, sconsolato, mi chiedo quali gravi, antiche colpe debbano scontare il nostro popolo e il nostro Paese per avere la sventura di vivere questa lunga fase crepuscolare dei valori civili, sociali e politici che fino a qualche tempo fa sembravano sufficientemente condivisi. Non voglio entrare nei dettagli delle eversive, maniacali, gravissime espressioni usate ieri dal presidente del consiglio contro i giudici, gli insegnanti della scuola pubblica, l'opposizione ecc. Non voglio più parlarne perché ormai è un disco rotto e le sue parole si commentano da sole.
Mi chiedo, piuttosto, come facciano milioni di italiani a sopportare lo scempio
dei valori condivisi, che da troppo tempo ormai si sta facendo, da parte di un plurinquisito che straparla da una posizione di forza e di potere.
Mi chiedo come faccia il capo dello Stato a consentire tanta barbarie senza fornire un'indicazione e un orientamento chiaro e forte.
Mi chiedo come facciano i giornali e le TV a non dire un BASTA grande quanto una casa.





Io sono stato insegnante e ho cercato nel mio piccolo di fornire ai miei giovani studenti gli strumenti idonei ad analizzare la realtà che li circonda; a guardare agli avvenimenti della storia con atteggiamento critico e curioso; a leggere le pagine immortali dei nostri grandi perché, oltre all'aspetto estetico, ne apprezzasero il messaggio morale e civile che da esse emana; non ho dedicato particolare attenzione allo studio della Costituzione, e me ne rammarico, perché non era ancora sottoposta - e non era pensabile che lo fosse da lì a breve - ai violenti attacchi ai quali quotidianamente soggiace ad opera di chi ha giurato di difenderla.
Quando entravo in classe sentivo che mi stavano di fronte giovani vite facilmente plagiabili, assetate di conoscenza, desiderose di verità assolute. Sapevo che non potevo e non dovevo profittare del loro stato di minorità e dipendenza e mi sforzavo - come la maggior parte dei colleghi che ho conosciuto nel mio lavoro mal pagato ma bellissimo - di farli riflettere sugli aspetti contraddittori della vita e della storia, di seminare in loro il dubbio fecondo che li spingesse ad approfondire ogni aspetto della realtà data senza indugiare in facili semplificazioni. Mi interessava, insomma, che acquisissero un metodo di indagine che andasse oltre gli anni di scuola, e servisse loro anche nella vita adulta.
Quando li incontro, diventati padri e madri di famiglia, professionisti seri e responsabili, politici un po' meno, ancora mi mostrano affetto e gratitudine e ripenso con qualche nostalgia a quegli anni belli trascorsi con loro, e sento che il mio lavoro non è stato inutile.

Se rifletto sul lavoro dell'insegnante, difficile, scarsamente remunerato ma gratificante,  è perché considero denigratorie e oltraggiose le affermazioni del presidente del Consiglio sugli insegnanti che inculcano...

E mi chiedo, allora, cosa inculchi lui, dall'alto della sua cattedra amplificata, alla luce della sua vita pubblica e privata; a chi attribuire la responsabilità di avergli inculcato quella concezione della vita, della società, della realtà di cui si fa portatore; quanto danno possano produrre nei giovani di oggi e di domani i suoi insulti infamanti e gratuiti.

06 marzo 2011

Attualità di Piero Calamandrei e del suo discorso sulla scuola

Ieri sera, da Fazio, Massimo Gramellini ne ha letto un brano. Vi si sente tutta la passione dell'antifascista che visse gli anni bui della dittatura ma anche tutta la fiducia dell'uomo che credette nella lotta di liberazione e nella capacità di rinascita di un popolo. Questo discorso sulla scuola pubblica e sui rischi del sostegno alla scuola privata a detrimento della scuola di tutti ha qualcosa di profetico. Perciò merita un'attenta rilettura e un'accurata riflessione.

Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950
“Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo. La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre:
- che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre.
- che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione.
Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c’erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l’espressione, “più ottime” le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione. Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. La fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […].


Le parole di Piero Calamandrei ritornano attuali



Piero Calamandrei Discorso sulla Costituzione - 1955


Piero Calamandrei Biografia

28 febbraio 2011

Appassionarmi, "senza perdere salute e tempo con gente che ho volentieri lasciato sul molo"

Non riesco più ad appassionarmi alle solite esternazioni di un premier fuori di testa, tipo: potere educare i figli liberamente e liberamente vuol dire di non essere costretto a mandarli a scuola in una scuola di stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell'ambito della loro famiglia; né alle reazioni più o meno piccate delle categorie di volta in volta prese di mira (giornalisti, giudici, comunisti, gay, insegnanti, oppositori ecc.) e neanche alle smentite o, più frequentemente, alle accuse di travisamento, tipo: Come al solito anche le parole che ho pronunciato sulla scuola pubblica sono state travisate e rovesciate da una sinistra alla ricerca, pressoché ogni giorno e su ogni questione possibile, di polemiche infondate, strumentali e pretestuose.

Basta!!! Lasciamolo parlare in libertà: prima o poi i cittadini capiranno come le sue parole siano solo strumentali all'obiettivo che intende raggiungere e, soprattutto, quanto le stesse siano distanti dall'azione in oltre 10 (dico dieci) anni di governo. 
Ci sono gli strumenti per liberarsene: 
1. un'opposizione seria, propositiva e progettuale;
2. le manifestazioni di piazza;
3. il voto da parte di cittadini-elettori consapevoli e informati. 
E, in ultima istanza, quello che i giovani maghrebini, che stanno dando un nuovo volto agli stati nordafricani, ci stanno dimostrando come possibile.

Oggi anch'io, come tanti insegnanti, genitori, politici, avrei voluto commentare l'ultima sparata del nostro sulla scuola di stato, sui comunisti, sulla famiglia, sui valori della tradizione cristiana, sul valore irrinunciabile della vita ma presto mi sono reso conto che non serve a niente. 
La sua vita pubblica e privata, le sue azioni come cittadino, imprenditore e politico screditano, demoliscono, smantellano il suo bla bla bla.
Leggi Anche noi abbiamo un sogno!



Voglio, piuttosto, nella Giornata Mondiale della Lentezza riportare la riflessione di Simone Perotti Vivere con lentezza  (da www.cadoinpiedi.it)
L'altro giorno i giornali titolavano scandalizzati: "Siamo tornati ai livelli del 1999!". Cioè siamo andati indietro invece che crescere. Io mi sono spaventato. Poi però ci ho ragionato su. Non sono riuscito a capire l'allarme. Perché, nel '99 stavamo male? Non mi ricordo tutto sto malessere.
Mi viene una domanda: ma dove dobbiamo andare? E perché dobbiamo andarci di fretta? Qual è la ragione di questa corsa verso la crescita?
Domani si celebra la Giornata Mondiale della Lentezza. Non so che celebrazione sia. Non vedo niente da celebrare. È un richiamo, forse, un remind, come certi appuntamenti che mettiamo in agenda a lungo termine: "Ricordati di pagare il bollo che scade". Cioè ricordiamoci di non correre sempre. Mah!
Io ho lasciato lavoro, carriera, biglietto da visita, ruolo sociale, metropoli, appartamento fighetto in centro, e l'ho fatto per scrivere, per avere tempo. Scrivere un romanzo richiede tempo per pensare, per studiare, per sedimentare emozioni e intuizioni, per cancellare, per tornare indietro, per correre avanti, per fermarsi. Cioè tempo asincrono, non sempre uguale, aritmico, cioè che batte in modo sincopato, o non batte, per poi riprendere e fermarsi ancora.
Ci sono giorni in cui mi perdo nel silenzio, che seguo un pensiero fin dove mi porta, o in cui parlo con una persona incontrata per caso, poi ci ripenso. Le giornate hanno smesso di volare via. Hanno smesso di essere tempo, e sono diventate vita.
Eppure in questo cambiamento non sono morto, non sono diventato infelice, non mi sono neanche auto emarginato. Al contrario. Il tempo liberato ha portato aria nelle vele. Ero un uomo senza vento. Oggi la mia barca ha preso un passo suo, lento come ogni barca a vela, ma che porta per la mia rotta, senza consumo inutile di energia, senza motore, senza inquinare (per quel che riesco), senza perdere salute e tempo con gente che ho volentieri lasciato sul molo. Guardavano troppo l'orologio, per i miei gusti.
Un'altra vita, non solo un tempo più lento. Il tempo non guida le cose, le segue. È quello che facciamo che conta, non tanto il tempo che corre. Solo che in queste poche righe sembra che ci sia una rivoluzione, un messaggio così eversivo da far arricciare il naso a sociologi e politici. Sono tutti così presi dalla lotta per il lavoro, dalla battaglia politica, da dimenticare che ciò per cui combattono è un mondo sbagliato, e anche se vincessero, l'errore sarebbe il loro premio. Io al mondo per cui tutti sembrano combattere rinuncio volentieri. Meglio a rischio nel bosco, che al sicuro in gabbia. Non ho mai amato i canarini. Troppo poco coraggiosi. (Simone Perott)

25 gennaio 2011

APRIRE GLI OCCHI: L'ITALIA MERITA DI MEGLIO



Una bella lettera di una giovane studentessa universitaria, trovata nelle pagine della posta de Il Messaggero.
Mi ha fatto riflettere sul senso di frustrazione che colpisce anche i giovani migliori del nostro Paese. Non hanno più sogni da realizzare, non hanno speranze, non hanno futuro e provano tristezza, smarrimento e vergogna per la situazione in cui si dibatte questa Italia, aggrovigliata negli scandali di un potere cieco e ottuso. 
In una fase di progressivo invecchiamento demografico, dovrebbero rappresentare la grande, irrinunciabile risorsa su cui investire per costruire un futuro degno della nostra straordinaria tradizione culturale e artistica e sono, invece, abbandonati a se stessi, trascurati e spesso additati come violenti e sovversivi.

Terribile è l'epoca in cui gli idioti governano i ciechi, di Flavia Macerola 
Buongiorno a tutti. Sono una venticinquenne, studentessa universitaria alla facoltà di chimica della Sapienza di Roma, stanca di essere ogni giorno raggiunta da notizie inerenti il nostro mondo politico che di sapore politico hanno ben poco. L'Italia è in crisi. E non mi riferisco solo a quella economica, data per sconfitta, ma che in realtà vede in ginocchio noi "comuni" italiani. Quando un ragazzo, che dovrebbe essere il futuro della sua Nazione, sogna la sua vita lontano; quando un giovane non spera neanche più in un lavoro nel suo Paese d'origine; quando si vergogna a dire da dove viene - per il timore di essere considerato parte delle maggioranza che ha votato questo governo - allora c'è un problema! Il nostro Paese va in pezzi, smembrato e colpito nella sua dignità, nel suo orgoglio e nel suo ricordo di culla di arte e cultura. Non c'è più l'Italia del Leonardo che ammaliò la Francia, del Michelangelo che tutt'ora incanta il mondo, degli scienziati, inventori o geni senza tempo. E se anche ci fosse qualcuno con capacità per diventarlo, perderebbe ogni speranza, perchè studiare non paga più! Ormai, c'è posto solo per l'Italia del chiacchiericcio e del gossip volgare. E anche i politici, giocano al rilancio di faccende scomode e scottanti. Certo è che, se chi è a capo di questo Paese assumesse un comportamento decoroso e più che ineccepibile, non offrendo il fianco, dando l'opportunità di colpire il suo tallone d'Achille, magari si potrebbero portare avanti discussioni costruttive sulla crescita di quest'Italia! Più di una volta mi è capitato di accogliere confidenze di chi, votando uno schieramento, se ne è poi sentito tradito e insoddisfatto. Sarà anche perchè, ormai, le ideologie di destra e sinistra sono solo specchietti per le allodole, infiocchettamenti per attirare le masse, ma ecco che un governo poco raccomandabile - ma molto raccomandato - e un'opposizione debole e poco risolutiva, gettano noi nel disorientamento e nella delusione più totale. Sarebbe inutile chiedere coerenza ed onestà morale ai nostri politici, dimettendosi e facendo spazio ai giovani, o per lo meno a chi ha veramente a cuore il destino di questa Nazione: nessuno venderebbe mai la gallina dalle uova d'oro! Vorrei invece parlare a tutti quelli che si sentono vittime, privati del diritto di avere gli stessi trattamenti, di ottenere un posto di lavoro per merito o di costruire concretamente una famiglia prima dei quarant'anni. Non abbiamo ancora capito che loro dipendono da noi e noi 'dobbiamo' pretendere rispetto e considerazione. Perdonate lo sfogo, ma queste sono veramente le parole di una giovane delusa, amareggiata e molto triste, perchè vede il suo Paese - di cui è stata sempre estremamente orgogliosa - essere ridicolizzato dal mondo intero, additato come patria della lussuria, della clientela e della prostituzione intellettuale. Saggio Shakespeare nel dire che terribile è l'epoca in cui degli idioti governano dei ciechi. Bene, decidiamo, allora, di aprire gli occhi: l'Italia merita di meglio.
Fonte: Il Messaggero

23 dicembre 2010

Bravi ragazzi. Grazie!

Grazie, figli, di questa lezione memorabile che avete dato a noi che solo per voi lavoriamo e viviamo e che per voi avevamo paura, dicevamo va bene vai ma stai attento, come sempre avremmo voluto essere al posto vostro per aiutarvi e proteggervi e chissenefrega oggi di destra sinistra e centro, l'unica cosa che conta è il vostro futuro e il futuro è di tutti, anche – avete visto – di quei poliziotti e di quei finanzieri che vi applaudivano al passaggio, ce n'era un gruppo sotto al ministero Gelmini che si è messo a scherzare vi ha detto “non vi fate fregare che dipende solo da voi”, sono gli stessi agenti che manifestano davanti a Montecitorio e ad Arcore, gli stessi che vi hanno scritto, sono ragazzi anche loro, ce ne sono tanti come voi anche fra loro. Non tutti, ma tanti. Avevamo paura per voi e insieme speranza, come sempre, e come sempre non potevamo esserci perché il tempo è vostro, adesso, e da voi dipende il nostro. Grazie di aver sconfitto con l'unica arma possibile, l'intelligenza e l'ironia, la minaccia grande e reale di chi ha cercato e ancora cercherà di farvi passare per estremisti, ignoranti, provocatori, di aver sconfitto la torva arroganza del fascismo di ritorno spiazzandolo, come vi avevamo suggerito e certo sappiamo bene che non è successo perché ve l'abbiamo detto noi però lasciateci la gioia di vedere incarnato un pensiero, un testimone che passa di mano, un'idea che si muove e da qualche parte, del resto, verrà. Grazie di aver reso ridicoli semplicemente ignorandoli quelli che chiedevano il sangue sull'asfalto, quelli che vi volevano arrestare prima, che volevano trattarvi da ultras, che vi temono e vi odiano perché non vi ascoltano, non sanno quanto sia difficile stare nei vostri panni perché non ci stanno mai, stanno nei loro. Grazie per aver pensato l’idea di libertà che lascia le trincee a chi le ha costruite. Così, a Roma, vi abbiamo visti in periferia, lontano dalla zona rossa. Vestiti da Babbo Natale, coi pacchi regalo su cui avete scritto “Lotta all’evasione fiscale”, “Riconoscimento delle coppie di fatto”, “Acqua pubblica”. Diritto allo studio, avete detto al Presidente della Repubblica. Avete visto, Napolitano ha aperto la porta. I nonni e i nipoti, sono anni che lo andiamo dicendo: è questa l’alleanza che salverà l'Italia. La saggezza dei nonni, la forza dei nipoti. Scriveva Luigi Manconi, ieri, che siete un vero movimento politico. Jolanda Bufalini Claudia Fusani e Maria Grazia Gerina sono state con voi e raccontano per esempio di Alessandro, che aveva al collo una poesia di Franco Fortini. Istruitevi, abbiamo bisogno della vostra intelligenza. Non fermatevi, la battaglia è appena cominciata. L'Italia siete voi. Restituiteci la dignità che abbiamo cercato in questi tempi di fango di tenere in salvo come i libri ai tempi delle alluvioni, le mani in alto. Bianche, le mani, come le vostre. È un Paese bello e onesto e dignitoso, il nostro, avete ragione. È un Paese migliore di quella gentaglia. Prendetelo, figli. Restituitecelo. Vi guarderemo portarlo lontano, dove merita e dove meritate. Fonte: l'Unità

Li volevano arrestare “preventivamente”; li hanno definiti violenti, invitando le famiglie a non farli uscire di casa; hanno detto che Roma li detestava, perché - ed è vero - martedì della scorsa settimana una minoranza di scalmanati ha messo a ferro e fuoco il centro della capitale; la “zona rossa”, in occasione della odierna manifestazione, era stata ampliata a dismisura. Tutto questo, nei giorni scorsi, lo avevamo saputo dai giornali, ma soprattutto dai telegiornali. Lo spettacolo entusiasmante andato in onda oggi a Roma, con più di ventimila studenti che sfilano pacificamente in ben tre cortei, che snobbano la “zona rossa”, che strappano applausi dai cittadini, anche da quelli bloccati nel traffico; questa splendida manifestazione pacifica, “santificata” dall’incontro al Quirinale nel tardo pomeriggio: tutto ciò avrebbe meritato uno spazio analogo a quello elargito agli sciacalli che istigavano alla violenza. da: Articolo21

Gli slogan cantati: 
Portace, portace, portace
a mignotte, o Silvio 
portace a mignotte

Guarda che succede a votà Silvio,
guarda che succede,
guarda che succede
a votà Silvio

Tutta nostra la città,
questa notte Silvio piangerà

26 novembre 2010

Spigolando qua e là ... per capire dove si va

Gli studenti percorrono le strade della città. Striscioni, slogan. È come il ritorno della primavera, nel tempo/weather, quello delle stagioni, ciclico, generoso. Mette allegria vederli incazzati. Molto peggio era vederli tristi. Rassegnati. Sì, sì, vado a scuola, almeno incontro un po’ di gente. Sì, sì, mi laureo, così rimando di qualche anno l’angoscia. Quale angoscia? Quella di quando cerchi un lavoro e non lo trovi.
O trovi un lavoro per cui studiare non era necessario. Ma lo sai che nei Call Center fanno carriera soltanto quelli che non hanno istruzione? Gli studenti, quando manifestano davanti a Montecitorio, non hanno più occhi stanchi, sguardi da vecchi, distratti e spaventati. Hanno occhi da giovani. Battaglieri, furenti. Determinati a non farsi derubare, di un domani decente. Perché poter sperare è un diritto per tutti, in democrazia. E anche un dovere. Lidia Ravera

Il 14 dicembre, il fattore che manca di Salvatore Cannavò 
E’ una boccata d’ossigeno salutare la protesta studentesca che ha segnato l’Italia intera. Il fattore che finora mancava in una politica fatta solo di tattiche, di manovre, di avanzamenti e arretramenti insopportabili in un avvitamento di palazzo distante dalle vite reali. Continua
La conoscenza nel mirino del potere - Colloquio con Girolamo De Michele di Franz Baraggino
Quella del ministro Gelmini non è una semplice riforma. I tagli alla pubblica istruzione misurano l'involuzione del Paese e i rischi che corriamo. Economia, lavoro, welfare, globalizzazione. Tutto dipende dalla salute della scuola pubblica, imprescindibile indice di democrazia. Considerata la posta in gioco, non può trattarsi di una questione di risorse. Continua

Lavoro: Camusso, facciamo notizia solo se litighiamo                                                 Non ci sono paragoni tra le ore di televisione dedicate al caso di Avetrana e quelle concesse ai servizi sulle morti sul lavoro... E' un confronto fra ore e minuti. Perchè noi facciamo notizia solo se litighiamo ma mai viene dato spazio ad una elaborazione, una proposta, una strategia. La realtà è che dobbiamo avere il coraggio di opporci all'agenda dei potenti per contrapporre l'agenda delle donne e degli uomini di questo Paese. Continua

Il diritto alla vita e a una Rai decente, di Ennio Remondino
Il governo affonda nel pantano della sua inconcludenza e l'opposizione si arrampica sui tetti della protesta di studenti e ricercatori. Nel nostro Paese la società civile torna a dire la sua. L'impressione è che ancora manchino orecchie capaci di ascoltare. Troppo attente ad ascoltarsi in trasmissione. Colpa, anche, di un eccesso di sondaggi. Continua

25 ottobre 2010

IL BEL PAESE E IL DISPREZZO PER LA CULTURA

Ma è possibile che l'Italia con il 64% dei Beni Culturali del mondo, la lirica  più importante del palcoscenico, il teatro prestigioso da Goldoni a Strehler e altri; la danza ed il Cinema che sono entrati nella storia della Cultura mondiale, la letteratura tra le  più importanti dell'Europa intera: è possibile che l'Italia abbia sempre un Ministro che oltre a fare il titolare della Cultura, faccia sempre anche un altro mestiere, dal Coordinatore al segretario di partito? Come se i problemi e gli scopi della Cultura fossero sempre meno importanti ed impegnativi di qualcosa d'altro....  

Possibile che un ministro della cultura come l'attuale on. Bondi, in Italia non riesca a difendere la Cultura che è il nostro vero patrimonio, da quella degli artisti sino agli artigiani della cultura contadina? Purtroppo è possibile, come è possibile che il ministro del Tesoro dica che la Cultura non si mangia...
Non c'è da stupirsi, purtroppo, se con questi ministri nella finanziaria non ci siano soldi per la cultura, per il Cinema !!
Sono in partenza, ma sarò con voi se si deciderà una grande manifestazione unitaria del mondo della Cultura ed un presidio davanti a Montecitorio di tutte le associazioni dello spettacolo, dell'Editoria, del Cinema e della Comunicazione e della Cultura tutta, in occasione della discussione della Finanziaria". Giuliano Montaldo su articolo21
Io direi che è un fatto, come lo è quello di una ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca che non riesce a promuovere i settori di sua competenza.
Questi pseudo-ministri sembrano messi là con l'unico scopo di affossare i dipartimenti dei quali si occupano. D'altra parte chi ha deciso di tagliare in quei settori ha affermato che la cultura non si mangia.  E chi li ha messi in quel posto ritiene che l'italiano sia un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente. 

E forse non ha tutti i torti se è vero che gli Italiani gli danno ancora fiducia!

17 giugno 2010

CHIODO FISSO SULLA COSTITUZIONE ITALIANA

Chiodo Fisso è uno spazio su Radio 3 che offre nella sua brevità la tensione narrativa di un racconto. Il programma va in onda alle ore 10.50, dal lunedì al venerdì. Ogni mese chiodo fisso batte su un tema. Ogni giorno torna sullo stesso tema per circa 10 minuti, ma nella chiave sempre diversa del protagonista della singola puntata.

La cosituzione italiana è il chiodo fisso di giugno. La possiamo conoscere, studiare, modificare, amare, difendere, superare. Ma la cosa più ovvia è anche la più difficile: attuare la costituzione.

Nella puntata di oggi è stato affrontato il tema LA SCUOLA APERTA A TUTTI (art.34). Nel racconto di Eraldo Affinati, insegnante e srcittore, la condizione dei ragazzi marginali e dei giovani stranieri nella scuola e nella società italiana.

Per conoscere Eraldo Affinati, ecco un video in cui lo scrittore parla del suo ultimo libro, La citta' dei ragazzi, nato dall'esperienza di educatore che da anni lavora a Roma presso l'omonima struttura e dal confronto con la storia del padre, orfano come i ragazzi con i quali l'autore affronta un viaggio verso il Marocco, loro paese d'origine.
Lo scrittore romano ci conduce per mano nella città dei ragazzi, la piccola repubblica alle porte di Roma dove giovanissimi dai 13 ai 18 anni, prevalentemente extracomunitari, imparano l'italiano, assumono i primi rudimenti di un mestiere, e cominciano a svelare quel grande patrimonio di esperienze, umanità e passioni che giaceva nascosto e soffocato da anni di sofferenze, abbandono, nomadismo fisico e spirituale.



Il chiodo fisso nella satira pungente di Ascanio Celestini

10 maggio 2010

Andrete via prima o dopo, non ne dubito!

Andrete via prima o dopo, non ne dubito! 
E quando ciò accadrà, avrete lasciato in giro soltanto macerie.
Ma chi rimedierà ai guasti prodotti dalla Premiata Ditta e Co.? 
Il pensiero mi fa star male, lo giuro!




Per non parlare del contenuto della dichiarazione - che si commenta da sè -, "l'efficacità" dell'ex ministra della P.I. mi fa sorridere.
La sua 'successora' (non mi piace succeditrice) Maristella ci ha abituati a strafalcioni ben più gravi! Al peggio non c'è mai fine!



p.s.: Sono coloro che vogliono insegnare la lingua italiana agli extracomunitari, e per far ciò intendono cacciare dalle scuole della "Padania" gli insegnanti non residenti per non dire i meridionali. AUGURI!

05 marzo 2010

RISPONDO AD UNA MAIL A PROPOSITO DI LEGALITA'



Ringrazio Maurizio per avermi passato un'incredibile notizia che ha letto prima di me pur vivendo lui a 1400 chilometri da Favara ed io solo a poche decine. 


Me ne parla come di un fatto a cui io darei scarsa importanza.

"Carissimo,
nel tuo blog, vorrei che venisse posto e discusso con serenità, l'allucinante episodio dell'Alberghiero di Favara, dove gli studentelli sciocchi hanno preso a sassate dei poliziotti che erano in Istituto per spiegare cosa viene inteso per legalità e come raggiungerla e mantenerla.
E' proprio inutile parlare ed evidenziare più che giustamente ogni presunto episodio di malaffare, quando oggi come oggi succedono episodi di malavita perfino in una scuola superiore.
Gli insegnanti dove sono? Cosa insegnano? Perchè non fanno il loro lavoro di educatori?
Ed ecco che torniamo al problema. Gente pagata con i soldi prelevati anche dal mio portafoglio che non rendono in insegnamento ed educazione probabilmente per incapacità ed ignoranza.
Fossi io il ministro della pubblica istruzione (per fortuna che non lo sono) chiuderei, dall'oggi al domani, quella scuola, così insegnanti incapaci e studenti stupidi e gradassi potrebbero andare a zappare la terra (invece di far sfruttare dei poveri immigrati).
E' uno sfogo il mio, perdonami, non voglio assolutamente offendere nessuno, ma l'amarezza mi ha lasciato triste e perplesso. Questo episodio, probabilmente, potrebbe succedere anche in altre luoghi.
Povera la nostra bella, dolce, cara Italia. Politici incapaci, incapaci perfino di procurarsi le sedie su cui giacere, nullafacenti per almeno una legislatura.
Ciao, Maurizio"
La Stampa: Lezione di legalità a Favara, i ragazzi assaltano la polizia 

Viviamo, caro Maurizio, in una realtà rovesciata, e il peggio forse non l'abbiamo ancora visto.
La cittadina di Favara è nota per i suoi gravi problemi socio-economici e per i fatti di criminalità ivi succedutesi nel tempo (è tornata alla ribalta della cronaca solo poche settimane fa in seguito al crollo di un'abitazione fatiscente che ha sepolto due bambine, Chiara e Marianna, i funerali delle quali il Vescovo di Agrigento non ha voluto presiedere per protesta contro l'insipienza della politica: 56 alloggi popolari ultimati da tempo, mai assegnati, danneggiati dai vandali e lasciati al degrado). 
Io non conosco la situazione della scuola in quel centro e neanche il livello di preparazione e di sensibilità alla legalità del corpo docente di quell'istituto. Mi auguro soltanto che sappiano identificare quei giovani e prendere seri provvedimenti nei loro confronti, oltre ad avviare un intenso programma di rieducazione anche nei confronti delle loro famiglie. Da lì, infatti, bisogna ripartire, caro Maurizio, per ricostruire la condizione essenziale di civile convivenza e di rispetto della legalità.
Non condivido invece quella frase in cui affermi: "E' proprio inutile parlare ed evidenziare ogni presunto episodio di malaffare, quando oggi come oggi succedono episodi di malavita perfino in una scuola superiore".
Vorrei che riflettessi sul fatto che la scuola è specchio della società e dell'ambiente in cui è inserita. Se il mondo politico, economico, ecclesiastico dessero esempi e modelli sempre positivi, non sarebbe malaccio! Purtroppo gli esempi e i modelli che abbiamo sotto gli occhi fanno presagire che il peggio ancora dobbiamo vederlo!


Comsentimi, Maurizio, siamo nella m.... fino al collo, come mostravo visivamente in un post di qualche tempo fa. A permetterci di respirare ancora sono la responsabilità e il senso del dovere di tanti oscuri cittadini, fra questi non pochi poliziotti e insegnanti che, per quattro soldi, nonostante tutto cercano di assicurare alla giustizia bande di criminali e alla società civile piccoli delinquenti.
Ma ti assicuro, è una fatica improba: il vento soffia in senso contrario!

17 gennaio 2010

Se fossi un insegnante di religione ...


... un vescovo o il segretario di Stato vaticano farei di tutto per dimostrare al ministro Tremonti, anche in nome dei principi cristiani, che gli scatti stipendiali solo per gli insegnanti di religione rappresentano un privilegio intollerabile e una palese sperequazione rispetto agli altri docenti precari.


Mentre i sindacati della scuola sono alle prese con un complicato rinnovo del contratto in favore di tutti i docenti e gli Ata della scuola, alla chetichella quelli di religione nella busta paga del mese di maggio troveranno una gradita sorpresa: il "recupero" degli scatti (del 2,5 per cento per ogni biennio, a partire dal 2003) sulla quota di retribuzione esclusa in questi anni dal computo. Supplenti compresi.
Il diritto agli scatti biennali in favore degli insegnanti di religione è stabilito da una legge del 1980, che poteva anche avere un senso: siccome i docenti di religione erano precari a vita, non era prevista cioè la loro stabilizzazione, era necessario stabilire un meccanismo per aggiornare loro lo stipendio. Ma poi nel 2005 arrivò il concorso e l'immissione in ruolo. E mentre per i precari della scuola non è previsto nessun aumento di stipendio in relazione all'anzianità di servizio, quelli di religione conservano questo trattamento: incremento del 2,5 per cento ogni due anni.

Secondo alcuni calcoli effettuati dai sindacati l'aumento potrebbe valere 220 euro in più in busta paga, arretrati esclusi. Niente male per quasi 12 mila insegnanti di religione a tempo determinato attualmente in forza alle scuole italiane.
Per il rinnovo del contratto degli insegnanti, invece, i sindacati hanno chiesto un aumento di 200 euro mensili da erogarsi in tre anni, ma il ministro della pubblica amministrazione è disposto a concederne appena 20. E non solo. Vorrebbe agganciare gli aumenti di stipendio dei docenti al merito. Vedi: Aumenti ai prof di religione

Siccome non sono un insegnante di religione né un vescovo o il segretario di Stato vaticano ma solo un cittadino di questa repubblica, visto che gli insegnanti sono troppi, mi chiedo se non sia ora di togliere gli insegnanti di religione cattolica dalla scuola pubblica. In nome della laicità dello Stato e del rispetto delle altre confessioni non concordatarie.

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