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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

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01 dicembre 2016

Il 4 dicembre si vota RENZI SI o RENZI NO

Ho trovato questa riflessione su una pagina di Facebook e la rilancio perché la condivido totalmente, eccezione fatta per l'espressione Re dei Delinquenti che avrebbe bisogno di un pronunciamento della magistratura per essere utilizzata. 




Volevo evidenziare un aspetto che, ad oggi, non ho ancora letto da nessuna parte, a meno che non mi sia perso qualche cosa nel frattempo.
Si susseguono i post che invitano a "capirne di più", a ricondurre la discussione "sul merito della riforma", a non "personalizzare" il voto pro o contro Renzi o il governo per mero tifo politico.
Premesso che chi vi parla, come sempre fa, si è andato a ricercare ogni possibile e affidabile documentazione per analizzare i pro e i contro di questa riforma e l'ha quindi trovata una vera e propria "schiforma", come giustamente è stata definita, il punto, forse più importante ai fini del nostro personale futuro e quindi della nostra nazione, è un altro, a mio avviso.
Renzi, fin dall'inizio e oserei dire giustamente e furbescamente, ha voluto personalizzare questa sfida e, così facendo, proprio lui ci ha dato la vera chiave di lettura dell' "evento referendario".
Il 4 dicembre non si vota solo una riforma, si vota Renzi SI o Renzi NO, inutile nascondercelo. Perchè, se vince il SI, il Narciso toscano non lo fermiamo più! Per due motivi. Il primo è che lui potrà così dimostrare ai suoi "padroni" che ha fatto diligentemente e con bravura i compiti assegnatigli e quindi accrescere la loro fiducia in lui, caricandolo di altre "incombenze" per accelerare il progetto di sottomissione dell'Italia; infatti, c'è molto da fare ancora, non crediate che sia finita qui, perchè il Re dei Delinquenti ha avuto ampio e preciso mandato e questa schiforma è solo l' INIZIO DEL TUTTO.
Il secondo motivo, per un malato di narcismo come lui, è che si crederà invincibile, intoccabile e, purtroppo per noi...infallibile.
Provate solo a immaginare il fatto che una tale iattura umana, purtroppo a noi capitata e a noi imposta dall'alto, si troverà LEGITTIMATA DA UN QUESITO REFERENDARIO, per alcuni versi più importante di una consultazione elettorale politica, per via dell'espressione diretta della volontà popolare.
Una tale legittimazione lo esalterà ben più di quanto non lo sia mai stato, abbatterà i suoi avversari esterni e, soprattutto, quelli interni al suo stesso partito e gli farà avere ancora più gente alla sua Corte dei Miracoli.
A questo punto, non solo non lo fermeremo più nell'opera di devastazione già iniziata dal Terminator Monti, ma lo faremo arrivare all'appuntamento politico delle elezioni 2018 "più forte e più bello che pria" (per parafrasare un noto sketch di Petrolini, ndr).
Quindi, cari amici, soprattutto voi che avete ancora dubbi, inutile che perdiate il vostro tempo per capirne di più sulla schiforma.
Qui è in ballo il nostro futuro, la nostra futura condizione di schiavi o di liberi.
Seguite lo stesso consiglio del Re dei Delinquenti: "o con me o contro di me". Dopo di che, dovrete semplicemente interrogarvi se siete pro o contro Renzi, cioè se ritenete quest'uomo (si fa per dire, ndr) degno di voi, del vostro essere italiani e soprattutto compatibile con la costruzione di un futuro migliore per noi tutti.
Dopo di che...decidete pure.
Io ho già deciso da tempo: #IovotoNO

01 febbraio 2015

MATTARELLA PRESIDENTE. Prime impressioni

Mi piace che per la prima volta un siciliano onesto raggiunga la massima carica istituzionale. 
Apprezzo molto del nuovo Presidente la grande sobrietà, la semplicità dei modi, la pacatezza. (Doti che lo rendono distante anni luce dalla sguaiatezza che rasenta la cialtroneria di leader come Renzi, Berlusconi, Grillo e Salvini). 

La prima dichiarazione all'atto della comunicazione della sua elezione - Il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini. E' sufficiente questo" - gli fa onore e sembra contenere, nella sua semplicità, un impegno e un progetto di vasta portata. 

Il primo atto, la visita alle Fosse ardeatine, marca la sua profonda fede democratica e il suo impegno nella lotta alle attuali folli manifestazioni di terrorismo. 



Mi piace inoltre il suo energico impegno contro la mafia avendo assistito di persona il fratello Piersanti negli ultimi istanti di vita dopo un attentato mafioso e avendone ereditato il patrimonio morale. 
Sarà un buon Presidente, lo vedremo all'opera. 

Unica nota curiosa: nel corso della terza votazione, alla vigilia dell'elezione di Mattarella, il forte vento che soffia sulla Capitale stacca la bandiera tricolore sventolante sul torrino del Quirinale facendola ammainare alla base del supporto. Gli àuguri di una volta ne avrebbero tratto interpretazioni fosche; noi immaginiamo, invece, che la gestione del nuovo Presidente potrà essere contrastata (ma non sconfitta) per la sua intransigenza sui principi e il suo rigore morale. 

Auguri Presidente, buon lavoro!            

28 gennaio 2015

Berlu-Renzi assieme, alla conquista del Colle

Stiamo assistendo impotenti (?) all'occupazione dell'ultimo baluardo rimasto a difesa della Costituzione e delle istituzioni civili. 
I due capi-bastone attraverso un patto scellerato stanno condizionando la libera scelta del Presidente della Repubblica da parte dell'assemblea dei grandi elettori, proponendosi di votare scheda bianca nelle prime tre votazioni per imporre il loro fantoccio alla quarta, quando sarà eletto agevolmente con la maggioranza assoluta di cui sulla carta dispongono. 

Ci sarebbe un modo di ribaltare questa orribile messinscena se un numero rilevante di grandi elettori di tutti gli schieramenti si liberasse in questa occasione della casacca di appartenenza e indicasse un nome al di sopra delle parti, anche della società civile, dotato veramente di quelle caratteristiche di indipendenza, competenza ed equilibrio da farne il Presidente di tutti gli Italiani onesti. 

In questa fase di grave difficoltà del Paese ciò che non ci serve è l'elezione di un uomo o donna che confermi e consolidi il patto del nazareno e la durata di tale ignobile mercimonio. 
C'è da augurarselo seriamente. Ma sarà realistico in un parlamento di nominati, timorosi di perdere la poltrona? 

29 giugno 2013

L'Italia stregata da Berlusconi?

Sulla condizione attuale dell'Italia traggo da Facebook questa riflessione di Pippo Pollina che di primo acchito mi è sembrata ingenerosa e inutilmente pessimistica. Ma, riflettendoci su, penso di poterla condividere anche se ritengo ancora possibile rimanere in Italia e combattere affinché qualcosa cambi.
Leggo che Berlusconi , dopo la sentenza di primo grado del cosiddetto processo Rubi, vuole rifondare Forza Italia e "riscendere in campo". Poi penso che il PD governa insieme al suo partito dopo che gliene aveva detto peste e corna per decenni e che, nonostante questa evidente stortura che dovrebbe offendere i suoi elettori, i sondaggi lo danno quasi al 30 per cento. Bene, amici connazionali, io sono felice di non vivere più da decenni nel nostro paese. Felice di tornarvi di tanto in tanto e felice di scapparmene via poco dopo. L'Italia non cambierà mai. Tenetevela così in fondo sembra proprio che vi piaccia. p.
Con l'ultimo post del 4 Maggio scorso decidevo di non pubblicare più niente fino a quando non fosse uscito dalla scena politica italiana Berlusconi con il carico insostenibile dei suoi processi e del pesantissimo conflitto d'interessi. 
Ma non succede: l'uomo della provvidenza con tre condanne gravi addosso, di cui una in secondo grado, ha deciso di mantenersi in campo rifondando Forza Italia. 

Io non so come reagiranno, adesso, gli Italiani. Ma di una cosa sono certo: solo una sparuta minoranza di quanti lo sostengono, può ritenerlo innocente, desideroso di operare in politica nell'interesse del Paese, capace di rappresentare una risorsa per l'Italia; i più hanno tratto piccoli e grandi vantaggi dalla sua discesa in campo, e pensano di poterne ancora godere; infine ci sono quelli che lo hanno scelto come campione di immoralità e maestro di illegalità e pensano di potere più agevolmente vivere sotto il suo ombrello. 

21 aprile 2013

Tric e Trac

Napolitano si autocongela al Quirinale per dare sacralità a quell'inciucio altrimenti scandaloso e sacrilego

Il PD si decompone consapevolmente, come se nel suo statuto al primo punto ci fosse l'impegno a garantire il leader del principale partito di opposizione

Grillo propone una categoria parlamentare di duri e puri, inutilizzabile per produrre un possibile, reale cambiamento. 

Ciò che rimane vivo, imperituro nei secoli è il Caimano e la sua banda mentre il popolo può continuare ad attaccarsi al proprio tric-trac. 







18 aprile 2013

Bersani, questo no! Non ce lo puoi fare!

Condivido l'appello di Flores d’Arcais ai parlamentari PD, quello di Barbara Spinelli, Michele Serra e altri, quello di migliaia di cittadini elettori sui social network e sui forum di discussione perché si rimedi all'errore grossolano di Bersani che ha lasciato a Berlusconi la scelta del candidato al Quirinale.  

Questi alcuni commenti su facebook: 

Non esiste nessuna ragione perché il PD non voti Rodotà. I termini dell'accordo con il cavaliere sono chiarissimi: il colle in cambio dell'impunità. Così facendo il PD si impiccherà da solo perché come sempre prevarrà la sua anima inciucista. Sembrerebbe che il controllo di questo partito sia nelle mani del cavaliere che ci gioca come vuole e ottiene tutto ciò che gli fa comodo e utile. Ma questa volta l'errore gli costerà caro e il PD sparirà dalla scena politica perché l'abbraccio con il cavaliere, a partire dall'elezione del Presidente della Repubblica, rappresenterà l'atto di morte del PD. 


Il Pd si sta avviando verso il suicidio politico assistito 
Penso che la sinistra italiana non avrebbe saputo immaginare una fine più vergognosa di quella che sta scrivendo in queste ore ... 
Sto scorrendo la mia time line e ... tutti ma proprio tutti stanno criticando il Pd per la sua proposta shock con Marini presidente (Bersani sappilo!!!) 


L'accordo che sembra chiuso su Marini al Quirinale è una scelta gravissima. Sarebbe la vittoria della conservazione in un momento in cui avremmo bisogno di dimostrare coraggio, magari scegliendo una donna. A quanto pare, ci sono alcuni dirigenti che non resistono alla tentazione di consegnare il Paese a Berlusconi. Debora Serracchiani 

Parlamentari Pd, RIBELLATEVI! di Paolo Flores d’Arcais 
Bersani ha fatto scegliere a Berlusconi il nome del Presidente della Repubblica. Bersani ha così tradito il voto degli elettori del Pd. Parlamentari democratici che avete ancora un minimo di dignità, ribellatevi! Non limitatevi a NON votare Marini, votate Rodotà. Una personalità che come tutti voi sapete (e Bersani per primo) ha esattamente le caratteristiche oggi irrinunciabili per essere un intransigente Custode della Costituzione e dei suoi valori di giustizia e libertà. 
Rifiutare la candidatura di Rodotà (che è stato anche presidente del Pds, da cui è nato il Pd) solo perché avanzata dal M5S, dopo aver rimproverato Grillo perché non aveva il coraggio di proporre un nome, è un incomprensibile harakiri che rende plausibile ogni sospetto di ricattabilità del gruppo dirigente Pd, visto che sotto ogni profilo logico, etico e politico appoggiare Rodotà anziché far scegliere il Presidente a Berlusconi dovrebbe per il Pd andare da sé. 
Mi aspetto che le tante personalità che avevano firmato appelli per il voto al Pd non si iscrivano silenziosamente al partito di Ponzio Pilato, e levino una voce alta e chiara per dire il loro NO all’alleanza col Caimano e SÌ alla candidatura di Rodotà, uomo della legalità, dei diritti del lavoro, della cultura. 

Il momento è ora, votate Rodotà - Appello di Barbara Spinelli, Michele Serra e altri 
Chiediamo ai deputati e alla direzione del Partito Democratico di rompere ogni indugio e di votare fin dal primo scrutinio, per la Presidenza della Repubblica, Stefano Rodotà. Beppe Grillo ha annunciato che sarà lui il candidato del Movimento 5 Stelle, e allo stesso modo si è pronunciato Sel, organicamente legato al Pd e il cui parere non può in alcun modo esser trascurato dai Democratici. Stefano Rodotà è per la maggior parte degli italiani, e certamente per il vostro elettorato, un punto di riferimento ideale. Ha come bussola costante la Costituzione italiana e la Carta dei diritti europei, ha sempre avversato i compromessi con la corruzione, è uno dei più strenui difensori della libertà dell'informazione, compresa la libertà conquistata ed esercitata in rete. È un segno altamente positivo che il Movimento 5 Stelle l'abbia scelto come proprio candidato, ma Stefano Rodotà non è una sua invenzione. Il suo profilo è improntato a massima indipendenza, e le sue radici sono anche nella storia migliore della sinistra italiana. Non abbiate paura, votatelo con convinzione e fin da subito: sarete molto più credibili e forti se non tergiverserete, presi da timori di varia natura, e non accetterete in nessun caso candidati che dovessero nascere da un accordo con Berlusconi.
Ve lo chiediamo da cittadini, convinti che non sia ancora troppo tardi: non riconsegnate l'Italia al tragico ventennio dal quale cerchiamo faticosamente di uscire. Abbiate il coraggio di cominciare a costruire un futuro diverso. Il momento è ora. 

Quirinale, l'intesa su Marini spacca il centrosinistra 

14 aprile 2013

Con Prodi Presidente gli toccherebbe andare all'estero?


Mi chiedo cos'abbia da temere il Bullo da Arcore se Prodi venisse eletto Presidente della Repubblica. Ieri da Bari ha tuonato: con Prodi presidente ci toccherebbe andare all'estero.  

Non nascondo che l'ipotesi che lui con tutta la sua ignobile masnada possa andare presto all'estero non mi dispiacerebbe.  Ma continuo a non capire perché il pacione Prodi potrebbe avverare tale ipotesi. 

Personalmente al Quirinale preferirei nell'ordine Zagrebelsky, Rodotà, Caselli, Gabanelli, Imposimato. Ma l'idea che il Professore possa rappresentare la spina nel fianco per il Caimano mi solletica. E tuttavia ritengo che da buon cattolico saprebbe perdonare e pacificare, checché ne pensi il rivale di sempre che deve avere troppi sensi di colpa per temerlo tanto. 

06 aprile 2013

Identikit del prossimo Presidente della Repubblica

Mi auguro che il prossimo Presidente della Repubblica sia una donna, una vera democratica profondamente innamorata dell'Italia e della nostra Costituzione, capace di guardare al futuro del nostro Paese con gli occhi di una madre che pensa al domani dei propri figli, dotata di grande ottimismo e lungimiranza, con i piedi ben piantati per terra e lo sguardo rivolto verso l'alto, in grado di far rinascere la speranza in una popolazione offesa e delusa dalla mala politica. 

Il Parlamento ha nel suo seno gli uomini e le donne che potrebbero consentire all'Italia un bel salto di qualità attraverso l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. 

26 marzo 2013

Don Gallo contro la logica del peggio

Come si fa a non essere d'accordo con don Andrea Gallo che chiede a Grillo e al M5S di non tirarsi indietro di fronte ai gravi problemi che rischiano di fare affondare irreversibilmente il nostro Paese? 

Quell'espressione usata da don Gallo: non fare il padre eterno io, assieme a milioni di italiani, la tradurrei così: non fare ancora lo stronzo, l'hai fatto già abbastanza

E un'altra cosa possono e devono fare i parlamentari del M5S: indicare e sostenere con convinzione Rodotà, Zagrebelsky o un'altra personalità di uguale levatura intellettuale e morale alla presidenza della Repubblica, in modo da impedire che Berlusconi ottenga un presidente a sua immagine e somiglianza.  





Franco Battiato su Il Fatto Quotidiano: Beppe voti un governo, con Bersani o senza

L'appello di Fiorella Mannoia a Grillo

17 marzo 2013

Cambiamento possibile. Camera e Senato girano pagina

Dopo tanta irrisione del centrodestra verso Bersani che si era intestardito a lanciare ponti fra centrosinistra e M5S rifiutando qualsiasi possibilità di intesa con il partito di little B., le prime votazioni in Parlamento danno ragione al leader PD. Le Presidenze di Camera e Senato vanno a due figure ineccepibili (mi verrebbe da dire onorevoli): Laura Boldrini, ex portavoce Unhcr (Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati) che ha intessuto il suo discorso d'insediamento con i diritti da riconquistare - specialmente a favore degli ultimi e marginali, delle donne, dei giovani - e sui valori democratici e repubblicani da riconfermare; Pietro Grasso, ex procuratore generale antimafia, che ha invitato alla concordia necessaria nei momenti di grande emergenza, all'impegno concreto contro la mafia e per la salvaguardia della democrazia. 

L'elezione di Pietro Grasso alla presidenza del Senato è stata resa possibile al ballottaggio, con lo scarto di 20 voti da Schifani, grazie all'astensione del gruppo centrista e al voto di coscienza di una decisiva pattuglia di senatori 5 stelle che hanno votato in contrasto dal loro gruppo. 

Questo esito positivo fa ben sperare sulla possibilità di avere presto un governo di svolta con pochi, chiari, improcrastinabili obiettivi da raggiungere, per poi ridare la parola agli elettori. Questo è quanto la maggioranza degli italiani si aspetta. 







Camera, Laura Boldrini eletta presidente 
Grasso presidente del Senato, M5S diviso 

16 marzo 2013

Laura Boldrini Presidente della Camera (testo integrale e video)


La straordinaria sensibilità umana, morale, istituzionale del suo discorso d'insediamento lascia presagire quel tanto atteso rinnovamento della politica che tutti auspichiamo. 

Care deputate e cari deputati, permettetemi di esprimere il mio più sentito ringraziamento per l’alto onore e responsabilità che comporta il compito di presiedere i lavori di questa assemblea.
Vorrei innanzitutto rivolgere il saluto rispettoso e riconoscente di tutta l’assemblea e mio personale al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che è custode rigoroso dell’unità del Paese e dei valori della costituzione repubblicana.
Vorrei inoltre inviare un saluto cordiale al Presidente dalla Corte costituzionale e al Presidente del consiglio.
Faccio a tutti voi i miei auguri di buon lavoro, soprattutto ai più giovani, a chi siede per la prima volta in quest’aula. Sono sicura che in un momento così difficile per il nostro paese, insieme, insieme riusciremo ad affrontare l’impegno straordinario di rappresentare nel migliore dei modi le istituzioni repubblicane.
Vorrei rivolgere inoltre un cordiale saluto a chi mi ha preceduto, al presidente Gianfranco Fini che ha svolto con responsabilità la sua funzione costituzionale.
Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi in Italia come in molte periferie del mondo. E’ un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera. Farò in modo che questa istituzione sia anche il luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno.
Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. Dovremmo impegnarci tutti a restituire  piena dignità a ogni diritto. Dovremo ingaggiare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri. In questa aula sono stati scritti i diritti universali della nostra Costituzione, la più bella del mondo. La responsabilità di questa istituzione si misura anche nella capacità di saperli rappresentare e garantire uno a uno.
Quest’Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale. Di una generazione cha ha smarrito se stessa, prigioniera della precarietà, costretta spesso a portare i propri talenti lontano dall’Italia.
Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore. Ed è un impegno che fin dal primo giorno affidiamo alla responsabilità della politica e del Parlamento.
Dovremo stare accanto a chi è caduto senza trovare la forza o l’aiuto per rialzarsi, ai tanti detenuti che oggi vivono in una condizione disumana e degradante come ha autorevolmente denunziato la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.
Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di smarrire perfino l’ultimo sollievo della cassa integrazione, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato.
Ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce ogni giorno gli effetti della scarsa cura del nostro territorio.
Dovremo impegnarci per restituire fiducia a quei pensionati che hanno lavorato tutta la vita e che oggi non riescono ad andare avanti.
Dovremo imparare a capire il mondo con lo sguardo aperto di chi arriva da lontano, con l’intensità e lo stupore di un bambino, con la ricchezza interiore inesplorata di un disabile.
In Parlamento sono stati scritti questi diritti, ma sono stati costruiti fuori da qui, liberando l’Italia e gli italiani dal fascismo.
Ricordiamo il sacrificio di chi è morto per le istituzioni e per questa democrazia. Anche con questo spirito siamo idealmente vicini a chi oggi a Firenze, assieme a Luigi Ciotti, ricorda tutti i morti per mano mafiosa. Al loro sacrificio ciascuno di noi e questo Paese devono molto.
E molto, molto dobbiamo anche al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta che ricordiamo con commozione oggi nel giorno in cui cade l’anniversario del loro assassinio.
Questo è un Parlamento largamente rinnovato. Scrolliamoci di dosso ogni indugio, nel dare piena dignità alla nostra istituzione che saprà riprendersi la centralità e la responsabilità del proprio ruolo. Facciamo di questa Camera la casa della buona politica. Rendiamo il Parlamento e Il nostro lavoro trasparenti, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani.
Sarò la presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato, mi impegnerò perché la mia funzione sia luogo di garanzia per ciascuno di voi e per tutto il Paese.
L’Italia fa parte del nucleo dei fondatori del processo di integrazione europea, dovremo impegnarci ad avvicinare i cittadini italiani a questa sfida, a un progetto che sappia recuperare per intero la visione e la missione che furono pensate, con lungimiranza, da Altiero Spinelli.
Lavoriamo perché l’Europa torni ad essere un grande sogno, un crocevia di popoli e di culture, un approdo certo per i diritti delle persone, un luogo della libertà, della fraternità e della pace.
Anche i protagonisti della vita spirituale religiosa ci spronano ad osare di più: per questo abbiamo accolto con gioia i gesti e le parole del nuovo pontefice, venuto emblematicamente “dalla fine del mondo”. A papa Francesco il saluto carico di speranze di tutti noi.
Consentitemi un saluto anche alle istituzioni internazionali, alle associazioni e alle organizzazioni delle Nazioni Unite in cui ho lavorato per 24 anni e  permettetemi – visto che questo è stato fino ad oggi il mio impegno – un pensiero per i molti, troppi morti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce. Un mare che dovrà sempre più diventare un ponte verso altri luoghi, altre culture, altre religioni.
Sento forte l’alto richiamo del Presidente della Repubblica sull’unità del Paese, un richiamo che questa aula è chiamata a raccogliere con pienezza e con convinzione.
La politica deve tornare ad essere una speranza, un servizio, una passione.
Stiamo iniziando un viaggio, oggi iniziamo un viaggio. Cercherò di portare assieme a ciascuno di voi, con cura e umiltà, la richiesta di cambiamento che alla politica oggi rivolgono tutti gli italiani, soprattutto in nostri figli. Grazie. 




Adesso attendiamo il ballottaggio al Senato! 

Chi è Laura Boldrini/Scheda Adnkronos 

13 marzo 2013

La politica in scacco matto?

Ieri mi è capitato di leggere l'articolo di Marcello Veneziani, Vite parallele dei due ayatollah della politicapubblicato sabato 5 gennaio scorso su ilgiornale.it, e ci ho trovato importanti spunti di riflessione. Aggiungo, per correttezza, che c'è ancora un altro ayatollah in circolazione da vent'anni, che non usa l'incudine e il martello ma con un potente trapano demolitore ha messo in tilt il sistema già da un pezzo. 

Torniamo, però, a Monti e Grillo. Ambedue in questa tornata elettorale si sono incuneati tra centrodestra e centrosinistra con alcune parole d'ordine coincidenti. Per Grillo il M5S non è di destra, né di sinistra, esso vuole realizzare la democrazia diretta, la disintermediazione tra Stato e cittadini, l'eliminazione dei partiti, i referendum propositivi senza quorum, il cittadino al potere; per Monti la destra e la sinistra sono concetti superati, occorre tagliare le ali estreme, considerate conservatrici e costituire un polo di veri riformisti

L'uno veste i panni dell'uomo d'ordine, inviato d'Europa a salvare l'Italia dalla mala politica, l'altro quelli di un novello Robespierre o - se si vuole - Masaniello che agita la piazza contro la casta accomunando in essa tutti i partiti - senza distinzione - e i politici che li incarnano. 

L'esito elettorale non poteva che essere micidiale: Monti ne esce sconfitto; centrodestra e centrosinistra fortemente penalizzati, non solo e non tutto per colpa di Grillo; il M5S vincente porta in parlamento 163 new entries ma aspira a sostituire del tutto i partiti e mira a breve a farli coalizzare per dare loro la stoccata finale alle prossime elezioni anticipate. 

Lo stallo prodotto dall'esito del voto non poteva essere più totale. E non si capisce come ne usciremo. Intanto il Paese langue in una condizione di crescente disagio.

Io sono convinto che destra e sinistra abbiano ancora molto da dire e non possano essere cancellate con un colpo di spugna, a patto che i partiti si rinnovino profondamente liberandosi da tutte le anomalie e gli elementi spuri che li caratterizzano; che la democrazia diretta rimane, ad oggi, una grandiosa utopia. 

09 marzo 2013

Spunti di riflessione di un cittadino qualunque su Grillo, la crisi dei partiti e l'invasamento di massa

Devo premettere che non sono nostalgico di come i partiti hanno gestito la cosa pubblica, anzi al contrario (e lo dimostro nei tanti post sul mio blog sin dal 2006); anche se continuo a considerarli il sale della democrazia e mi attengo all'art. 49 della Costituzione quando recita: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale

Ho avuto sempre paura e ribrezzo, invece, per le manifestazioni di massa antiche e attuali, guidate da capipopolo urlanti, intenzionati a rovesciare, assieme al personale indegno di rappresentarci, anche le regole, le istituzioni e le modalità che costituiscono la democrazia. E Grillo è uno di questi che, sfruttando il malcontento diffuso per le prove indecenti offerte da molti rappresentanti politici e il disagio crescente in vasti strati della popolazione immiserita dalla crisi economica, cavalca l'onda per portarla alle estreme conseguenze. 

Mi ha fatto molto riflettere, in proposito, il commento lasciato da Mix, che si firma Un cittadino italiano, sul post Le mie dieci domande a Grillo (quelle che nessun giornalista gli ha mai fatto), nel blog di Michele Salvo. 
Mix scrive:
22 febbraio 2013 alle 02:43
Brevemente lascio un commento, giusto perché a pochissimi giorni dal voto i dubbi sono molti.
Sinceramente seguo Beppe Grillo da moltissimo tempo, anni, da quando faceva spettacoli in giro per l’italia. L’ho sempre seguito e mi è sempre piaciuto.
E’ un bel personaggio e a modo suo è anche una persona molto informata su vari aspetti e argomenti. Quando ha cominciato a venir fuori questo Movimento 5 stelle mi sono sinceramente rincuorato del fatto che qualcuno finalmente parlasse al popolo.
Personalmente quello che mi ha colpito e mi ha fatto avvicinare alla politica e al M5s (dopo 7 anni di non voto causa delusione e disgusto della classe politica in toto) è stato il parlare direttamente ai cittadini, da parte di un personaggio “ormai possiamo chiamarlo politico”.
Se uno accende rai1 e guarda i TG e con calma si trascrive a mano su un foglio quello che viene detto quotidianamente (io l’ho fatto) sia da politici di destra sia da politici di sinistra, si rimane sbigottiti dall’assenza di senso, di coerenza, di qualità di argomenti, di informazione, di trasparenza.
Passano il tempo a insultarsi a vicenda, invece di dire concretamente cosa loro vogliono fare, passare il tempo a spiegare ai cittadini che ti devono votare cosa vuoi fare, come lo vuoi fare, perché lo vuoi fare, si disperdono in “bersani ha detto bla bla bla” “casini ha detto bla bla bla” “Berlusconi dice che bersani” “Ingroia dice che casini”. Sembra di stare alle elementari.
Poi ci sono i fiumi di scontatezza e luoghi comuni come: “ognuno deve assumersi le proprie responsabilità” (qui vince Casini, ha un terrificante numero di ripetizioni su questa frase) “Facciamo un patto civile” (ma cos’è sto patto civile? con chi? perché? come? quando?) non mi dilungo su queste cose,  perché perdiamo il punto di quello che voglio dire.
In mezzo a questa situazione imbarazzante mi sono sentito letteralmente estraniato e preso in giro dalla politica, dal governo italiano e mi sono più volte vergognato di essere italiano e di vivere qui.
Se potessi tornare indietro con gli anni me ne andrei via ancora adolescente. L’italia è una nazione splendida, distrutta dalla politica, dal mal governo, dalla mafia, dalla corruzione. E stanno tutti a guardare.
Le persone hanno visto in Grillo uno che apre gli occhi, che ha coraggio di andare contro il sistema, e la bravura di Grillo è stata che per molto tempo nei suoi spettacoli portava Professori di Economia (anche esteri) a spiegare le loro tesi e modalità per realizzare varie proposte.
Ha sempre detto cose vere, la regola numero uno in rete è “non dire mai cose false” perché ti scoprono in 5 minuti, non è come la TV.
Insomma, per tagliare corto, mi sono accostato a questo movimento e a Grillo dato che comunque mi è sempre piaciuto come personaggio e comico, quando qualche giorno fa mi sono bloccato per diversi motivi.
Sento l’esigenza di avere delle risposte da parte di Grillo, questa mancanza di trasparenza e di risposte è terrificante. Più di una volta è capitato che un giornalista l’abbia fermato per strada, dopo qualche comizio e abbia tentato la domanda, in queste occasioni si vede chiaramente che lui ha il terrore di rispondere. Questo mi ha completamente smontato.
Mi ha smontato il fatto che aveva deciso di andare in TV; quanto avrei voluto che andasse in TV, anche a modo suo e con le parolacce, ma a far capire alla gente che cosa stava facendo, la grandezza del M5s.
Invece ha fatto una marcia indietro in meno di 48 ore, ci sono rimasto di sasso.
Quando Bersani gli chiese dove prendere i soldi per fare il reddito di cittadinanza lui dal palco di Reggio Emilia gli rispose. Perché non risponde e non si confronta a domande riguardanti la gestione del M5s? Perché non dialoga?
Potrei capire la coerenza con questo suo modo di mandare a casa tutti, e quindi non vuole nemmeno parlare con i politici, ma le persone che vorrebbero chiarezza non sono solo politici. 
Sono anche militanti del m5s, sono anche persone che stavano per votare M5s e che si sono tirate indietro dopo aver visto tutto questo fumo nell’aria.
Sono ancora parecchio confuso su che cosa accadrà e che cosa è realmente il m5s, parecchio confuso su Grillo. Ho sempre avuto la sensazione che sapeva il fatto suo; se è così sicuro e forte, perché non si confronta? Mi ha letteralmente demoralizzato sta cosa.
Soprattutto perché non ho alternative di voto, non mi sento di votare la classe politica attuale, ho visto in Grillo una speranza, ma questa speranza sta svanendo a causa del modo in cui si comporta.
Inoltre a me le parolacce non danno fastidio, ma ho notato un’aggressività devastante delle persone che fanno parte del m5s, giovani rabbiosi, che non sanno né ragionare né tanto meno parlare con calma; è insulto e forza bruta o niente. Caratteristiche che Grillo ha trasmesso velocemente, è stato veramente bravo a cogliere la rabbia della gente e ad usarla.
Come vorrei che fosse un movimento serio ed effettivamente non ci fosse dietro nulla, ma l’essere umano è terrificante e questo si sa.
Volevo solo riportare la mia esperienza, in fin dei conti ancora non so se voterò Grillo o continuare a non votare per l’ottavo anno consecutivo. Fatto sta che il m5s mi è caduto parecchio.
Altra cosa che mi ha lasciato di stucco, poi chiudo promesso, avete notato che nelle piazze prima faceva parlare i candidati m5s, li presentava, le prime volte c’era anche uno scambio di informazione, ora non gli da nemmeno la parola.. Parla solo lui, ho capito che è il megafono del movimento, ma diamine.. uno deve votare persone che non conosce?
Avrei preferito facesse qualcosa di più.. in questo senso..
Scusate la lunghezza del post.
Penso che non voterò per nessuno.
Un cittadino italiano
Due i punti che mi hanno colpito in questo commento (ma va letto anche il post): l'aggressività devastante, rabbiosa, che il comico diffonde nelle piazze e attraverso il suo blog, diventata ormai il linguaggio diffuso tra i suoi fans fidelizzati fino al fanatismo, indisponibili ad ogni tipo di pacata riflessione. Chi non è con loro o ha qualcosa da obiettare va massacrato con l'insulto. E poi la centralità del leader che mantiene nell'ombra assoluta i candidati. Sono le ragioni che hanno fatto prendere le distanze dal M5S anche a me, dopo un iniziale periodo in cui avevo manifestato interesse e vera simpatia. 

Oggi mi fa riflettere anche L’AMACA di Michele Serra su la Repubblica, dedicata al culto della personalità anche post mortem. E mi chiedo se a Grillo toccherà la stessa sorte o sarà demolito prima dai suoi stessi fanatici seguaci, finalmente rinsaviti. 
Il dolore popolare per la morte di Chávez non è finto, non è indotto. È autentico, travolgente dolore devozionale che presto avrà sbocco attorno alla reliquia imbalsamata del Santo, al quale chiedere protezione e sollievo dalle tribolazioni della vita. La salma di Khomeini fu quasi travolta da una folla impazzita d’amore. La mummia di Lenin è stata, per almeno tre generazioni di russi e di asiatici, meta di un infinito pellegrinaggio. 
Facciamo benissimo a chiamare dittatori i dittatori, a diffidare delle adunate oceaniche, a dire che la libertà di pensiero e di critica non è mai abbastanza. Ma spesso ci tocca prendere atto che la democrazia è un lusso che si impara a scuola (chi ci va) o in famiglia (chi ne ha una di liberi pensatori). La democrazia non accende lo spirito come le rivoluzioni, non è innervata di sangue e passione come il Culto del Capo. La democrazia è gentile ed è mediocre, e fa del limite il suo solo vero dogma: non per caso, nessun leader democratico è mai stato imbalsamato dopo la sua morte. A pensarci bene, però, anche la democrazia ha fatto un miracolo: è riuscita a esistere, e considerando come funziona la psicologia di massa, non era affatto scontato. 

Leggi anche quanto segue che può aiutare a capire 
Chi c’è dietro Beppe Grillo e il suo “movimento” di Michele Di Salvo (testo in .pdf)
Introduzione e conclusione in .pdf
Beppe Grillo mente sapendo di mentire

02 marzo 2013

Il M5S e l'Art. 67 della Costituzione

L'Articolo 67 della Costituzione della Repubblica italiana recita: 
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato  
I deputati e i senatori godono, pertanto, del cosiddetto divieto di mandato imperativo, in base al quale ciascun parlamentare, nell’esercizio delle sue funzioni: 
- può agire liberamente, al di là delle promesse fatte in campagna elettorale; 
- non può essere revocato dai suoi elettori fino alla normale scadenza del suo mandato; 
Quindi, nessuno può perseguire legalmente un parlamentare o un partito che disattendano il proprio programma elettorale. 


Questo articolo della Costituzione italiana fu scritto e concepito per garantire la libertà più assoluta ai membri del Parlamento italiano eletti alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. 
In altre parole per garantire la democrazia i costituenti ritennero opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse vincolato da alcun mandato né verso il partito cui apparteneva quando si era candidato, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori che, votandolo, gli permisero di essere eletto ad una delle Camere. Una tale norma non è una esclusiva della costituzione italiana, ma è comune alla quasi totalità delle democrazie rappresentative. Essa deriva dal principio del libero mandato (ovvero del divieto di mandato imperativo), formulato da Edmund Burke già prima della Rivoluzione Francese: Il parlamento non è un congresso di ambasciatori di opposti e ostili interessi, interessi che ciascuno deve tutelare come agente o avvocato; il parlamento è assemblea deliberante di una nazione, con un solo interesse, quello dell'intero, dove non dovrebbero essere di guida interessi e pregiudizi locali, ma il bene generale. Il principio fu poi ulteriormente elaborato da Emmanuel Joseph Sieyès, e venne inserito nella Costituzione francese del 1791: I rappresentanti eletti nei dipartimenti non saranno rappresentanti di un dipartimento particolare, ma della nazione intera, e non potrà essere conferito loro alcun mandato. Una norma simile era presente anche nello Statuto Albertino: I Deputati rappresentano la Nazione in generale, e non le sole provincie in cui furono eletti. Nessun mandato imperativo può loro darsi dagli Elettori

I deputati, dunque, esercitano la rappresentanza della intera Nazione e non dei singoli cittadini, ed ancor meno dei partiti, delle alleanze, dei movimenti o qualsiasi altra forma d’associazione organizzata con il fine di ottenere voti per essere eletti membri del Parlamento italiano. L'assenza di vincolo di mandato rende legittimo per i parlamentari il passaggio ad un gruppo parlamentare diverso da quello originario, relativo alla lista di elezione. L'opportunità di questo tipo di scelta è tuttavia vivacemente discussa tra i commentatori politici. Per esempio, tale facoltà è stata ripetutamente sfruttata nella XVI legislatura, sfociando in veri e propri casi di trasformismo politico. Giovanni Sartori, per contro, sostiene che la causa dei ribaltoni non sia affatto l'articolo 67 della Costituzione, ma piuttosto una pessima legge elettorale. Altri commentatori rilevano come il principio originario del libero mandato tuteli il parlamento dal giogo dei partiti, mentre la Legge Calderoli di fatto lo aggira, permettendo alle segreterie di partito di controllare i deputati e i senatori tramite la minaccia della non rielezione
Da Wikipedia : Articolo 67 della Costituzione italiana 

In Diritto Costituzionale la vulgata del rappresentante-dipendente si chiama Mandato Imperativo. È l’esatto opposto del mandato rappresentativo. L’eletto siede in Parlamento e risponde del suo operato direttamente all’elettore.  
Nel nostro ordinamento costituzionale, il mandato imperativo è vietato. E non è uno scandalo, come qualcuno potrebbe obiettare. La norma è contenuta nell’articolo 67 della Costituzione: Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato

I due capoversi sono strettamente correlati: ogni parlamentare rappresenta la Nazione; ogni parlamentare esercita le sue funzioni senza vincolo di mandatoIl primo contiene il concetto di rappresentanza. Il parlamentare rappresenta la Nazione. Non una categoria particolare o una parte, ma tutta la Nazione, intesa come il popolo nell’insieme delle generazioni passate, presenti e future. Egli non risponde delle sue azioni a nessuno, neanche al proprio partito. 
L’esatto opposto di quel che chiedono i 5 Stelle, che invece vorrebbero sottoporre l’eletto dal popolo non al giudizio di quest’ultimo, che fra l’altro si dovrebbe concretare alle urne con il voto, bensì al giudizio degli iscritti al movimento/partito. 
Questo aspetto è importante: i 5 Stelle dimenticano di essere democratici e vogliono revocare gli eletti con decisioni interne al partito e così facendo spogliano l’elettore dell’unico controllo che ha sull’eletto, ovvero il voto. Se l’eletto – per così dire – fedifrago, non accetta di dimettersi, viene espulso dal Movimento: con una tecnica che subodora di stalinismo, viene messo all’indice dei traditori del M5S. 
Tratto da: M5S / Dimissioni in bianco e divieto di Mandato Imperativo 

18 febbraio 2013

Perché il Papa si dimette e i nostri politici neanche per idea!


Premetto che non sono un credente praticante, sul piano religioso mi considero un agnostico curioso. Ma da quando Benedetto XVI le ha annunciate, continuo a pensare al senso da dare alle sue dimissioni. Sento parlare di coraggio per questa sua decisione, altri si richiamano al gran rifiuto di Celestino V, il monaco eremita Pietro Angelerio del Morrone che rinunciò alla carica quattro mesi dopo la sua incoronazione. 

A differenza del povero frate molisano, lontanissimo per nascita, cultura e formazione dagli intrighi del potere ecclesiastico, Benedetto XVI, alias Joseph Aloisius Ratzinger, è stato apprezzato teologo e uomo di curia già dall'epoca del Concilio Vaticano II. Il 27 giugno 1977 lo stesso papa Paolo VI, dopo averlo nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga, lo creò cardinale chiamandolo in Vaticano e riconoscendolo insigne maestro di teologia

L'anno successivo prese parte ai conclavi che elessero al soglio pontificio rispettivamente Albino Luciani e Karol Józef Wojtyla. Il 25 novembre 1981 papa Giovanni Paolo II lo nominò prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale. Successivamente fu inoltre chiamato a presiedere la Commissione per la preparazione del Catechismo per la Chiesa universale. Il 15 aprile 1993 fu elevato alla dignità di cardinale vescovo e gli fu affidata la sede suburbicaria di Velletri-Segni, che mantenne fino alla sua elezione a papa. Dal 2003 fu presidente della Commissione cardinalizia per la preparazione del Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica. Dopo la morte di papa Giovanni Paolo II, in qualità di decano del Sacro Collegio dei cardinali presiedette la messa Pro Eligendo Romano Pontifice e lo stesso conclave che lo elesse papa. 

Le sue dimissioni, dunque, non possono accostarsi a quelle del santo monaco del Morrone. Lui le giustifica attribuendole all'affaticamento fisico e spirituale, dovuto all'età e ad una presunta malattia. E le motiva per il Bene della Chiesa
Forse le ragioni sono più complesse e meno personali, se pensiamo anche alla sofferenza del suo predecessore, accettata fino alla fine e sopportata come un martirio. 
Se è così non parlerei di coraggio. Coraggio avrebbe avuto a denunciare pubblicamente i contrasti interni ai vertici vaticani che non gli avrebbero consentito di produrre il rinnovamento necessario nel governo della Chiesa, quelle pratiche mondane che tanto danno hanno prodotto nel corpo vivente della Chiesa di Cristo. 

Comunque le si voglia giudicare, queste dimissioni vanno apprezzate come dimostrazione di profonda umiltà e riconoscimento di inadeguatezza da parte di un uomo, vero credente, che pensa di agire per il Bene della Chiesa. Il cui vertice dovrebbe, finalmente, smantellare il pesante apparato temporale liberandosi di tutti gli orpelli materiali e riformandosi per rilanciare nel mondo l'autentico messaggio evangelico. 

Questa straordinaria rinuncia di un Papa per il Bene della Chiesa mi fa pensare all'incapacità di tanti nostri politici, accecati dal potere, di fare un passo indietro per il Bene dell'Italia. 


21 gennaio 2013

La luce in fondo al tunnel. O il buco nero?

Non so come andrà a finire e sono molto preoccupato per la tenuta democratica dell'Italia. E per la crisi che divora gli ultimi risparmi dei cittadini e le residue speranze di poterne uscire a breve. 

Non si vedono all'orizzonte idee originali e parole d'ordine che facciano sperare in un serio cambiamento di rotta. 

Monti ci ha preso gusto e, considerandosi il migliore a tavolino, dopo aver dato il colpo di grazia ad un Paese stremato, in compagnia dei Fini e dei Casini  spera di dirigere il traffico al centro, convinto com'è che destra e sinistra siano parole prive di senso. La sua coalizione è accreditata nei sondaggi intorno al 15%. 

Berlusconi è in campo per salvare quanto gli resta della sua armata brancaleone in disarmo ma, soprattutto, per mettere al riparo le sue cose e la sua persona. Con tutti i cespugli collegati, insieme alla Lega, potrebbe raggiungere il 28-30% e rendere ingovernabile il prossimo parlamento. 

La coalizione di centrosinistra di Bersani sembra ancora accreditata al miglior risultato, se non alla vittoria, con il 37/39% dei consensi che gli darebbe la maggioranza piena alla Camera ma un esito incerto al Senato. Sempre che nell'utimo miglio non riesca - ne sono capaci! - a giocarsi il vantaggio accumulato più per demerito degli altri che per propri meriti. 

Rivoluzione Civile di Ingroia e M5S di Grillo si contenderanno il rimanente 20% e, anche se animati dalle migliori intenzioni, contribuiranno ad affossare ciò che rimane delle nostre Istituzioni democratiche, già ampiamente in crisi. 

Sarà perché non ho più l'entusiasmo dei giovani e non ho ancora acquisito la saggezza degli anziani, devo dire che non vedo la luce in fondo al tunnel. Mi sembra di vedere, piuttosto, un buco nero! 

24 ottobre 2012

La Fornero sui giovani "choosy" fa il paio con l'aggressione del Prefetto di Napoli a Don Maurizio Patriciello

... il prete colpevole di essersi rivolto a S.E. la Signora Prefetto di Caserta con il semplice appellativo "signora". 

Ma si sono bevuti il cervello o provocano per la grande disperazione che li prende quando pensano che il loro tempo è scaduto? 

Di don Maurizio mi è piaciuta la reazione serena, la capacità di subire la provocazione per potere andare oltre ed arrivare all'esposizione di quanto gli stava a cuore (mi ha fatto ripensare al confronto manzoniano tra don Rodrigo e fra' Cristoforo). 
Della ministra Fornero è sempre più insopportabile la spocchia
Del prefetto di Napoli è intollerabile la miscela esplosiva di arroganza, maleducazione e ignoranza (una chicca quel condizionale fuori posto che il signor Prefetto scarica sul povero prete che gli farebbe perdere la conoscenza dell'italiano). 


I commenti non sono riproducibili, puoi ricercarteli in rete


Solo due commenti tratti da youtube:
Ma da quando il termine SIGNORE e SIGNORA è un termine offensivo? Signor Prefetto, Lei potrà essere CAFONE, COGLIONE e VERGOGNOSO, ma penso proprio che non potrà essere mai un SIGNORE. Sono stato Sindaco e sono tuttora Assessore, ma MAI mi sono sentito offeso di un cittadino che mi chiama Signore. Mi sento offeso come cittadino e come Amministratore che ci siano ancora Prefetti come lei in giro!

Questo è l'esempio di come certi individui si danno tante arie per il "titolo" che portano, e dimenticano le enormi  responsabilità e i grandi doveri che hanno nei confronti dei cittadini.

Ministro (Choosy) Fornero, mi consenta, di Federica Colonna

- da L’AMACA di oggi, di Michele Serra
Il prefetto di Napoli è stato subissato da una tale quantità di critiche e sberleffi (meritati) che si esita a infierire. Ma c'è un punto, potentemente politico, che merita una ulteriore riflessione. Il prefetto non sa che “signore” (e ovviamente “signora”) è molto di più di prefetto, eccellenza, commendatore, cavaliere, dottore. Più di signore - che vuol dire Sire, ed è il titolo onorifico di Dio - non esiste nulla. E mano a mano che un appellativo così assoluto diventa appellativo di tutti, finalmente ciascuno diventa signore di se stesso: è la democrazia. Il prefetto De Martino ha parlato nel nome di quell'inguaribile notabilato meridionale - e più in generale di quella inguaribile piccola borghesia italiana - che vive di titoli, onoreficenze, diplomi da appendere dietro la scrivania, perché non è mai stata contagiata dal virus liberatorio della con-cittadinanza.
Quel virus, che la Rivoluzione Francese tentò di esportare quasi ovunque, nel nostro povero Sud morì infilzato sui forconi della Santa Fede, ferale alleanza tra plebi servili e baronie neghittose, con la benedizione del Papato. Le conseguenze le paghiamo ancora: abbiamo molti parrucconi, pochissimi signori.

28 giugno 2012

A volte tornano...


... come le zanzare fastidiose e persistenti e le mosche spudoratamente petulanti nelle ore afose e umide delle giornate estive. 

I Cicchitto, le Santanchè, gli Stracquadanio, anche il Brunetta, imperversano negli spazi della RAI ancora sotto il controllo della Lei, e in quelli Mediaset dominati dal ritorno in scena del padrone non ancora domo. Vengono a propinarci le loro ricette di buon senso, per battere la crisi acuita - a loro dire - dal governo dei tecnici. Che loro, a parole sostengono, ma nei fatti detestano come un'anomalia insopportabile che ha usurpato il potere all'unto del Signore. 

Questi pregusta già la rivincita e il rientro nel suo regno con tutti gli onori. Dopo aver tentato inutilmente di approdare ipso facto alla repubblica presidenziale con l'elezione diretta del capo dello Stato, ha mandato all'aria le primarie proposte dal suo segretario, ex delfino, considerandosi l'unico rappresentante dei moderati cui il popolo avrebbe garantito la premiership. Fallito miseramente anche questo tentativo per i mugugni più o meno rumorosi di una parte cospicua del suo entourage, adesso si propone come ministro dell'economia in un governo presieduto dall'Angelino. Così non dovrà più contrastare con quel Tremonti che si credeva davvero ministro dell'economia. 

Dopo la prova, non proprio esaltnte, di Monti e i suoi tecnici, lo sentiremo, pimpante e giovanile come non mai, blaterare di crisi dell'Europa e dell'euro, di fallimento del governo tecnico rivendicando, in una campagna elettorale senza fine, i meriti del proprio governo che aveva tenuto i rossi lontani dalla stanza dei bottoni, e l'impegno per una rivoluzione liberale che finalmente porterà l'Italia fuori dal guado. Con lui, campione del più insostenibile monopolio mediatico! 
E tutto questo come se nulla nel frattempo fosse accaduto nel Paese in cui povertà, disoccupazione, squilibri sociali sono aumentati a dismisura. 

Gli Italiani non sono scemi del tutto e, dopo 18 anni di favole e illusioni, sono certo che lo manderanno finalmente a quel paese. 

01 marzo 2012

TAV - NO TAV: Appello al Presidente del Consiglio

Dopo solo 7 giorni dal lancio dell'iniziativa, oltre tredicimila persone hanno già sottoscritto l'Appello al Presidente del Consiglio Mario Monti, promosso da Sergio Ulgiati (Università Parthenope, Napoli), Ivan Cicconi (Esperto di infrastrutture e appalti pubblici), Luca Mercalli, (Società Meteorologica Italiana), Marco Ponti (Politecnico di Milano) e sostenuto da 360 Professori, Ricercatori e Professionisti, per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino–Lione. 

Con le firme che i cittadini stanno aggiungendo all'Appello si chiede che il Presidente del Consiglio riceva i promotori che intendono illustrargli le criticità del progetto e il saldo negativo costi-benefici dello stesso. 


Firma anche tu la sottoscrizione al fine di ottenere un serio ripensamento, anche al livello politico e istituzionale, relativamente a fattibilità e sostenibilità dell'opera. 




****************************************** 



Ps: non voglio entrare nel merito del problema perché non ne ho le competenze ma solidarizzo con gli abitanti della Val di Susa. La mega-opera che i Valsusini non vogliono assomiglia tanto al Ponte sullo Stretto che, per fortuna, rimarrà soltanto nei costosi progetti e piani esecutivi. (Solo di progetti, burocrazia e trivellazioni è già costato 300 milioni di euro. Esiste ancora una società pubblica che paga stipendi e butta via risorse). 

L'Italia avrebbe bisogno, un grande bisogno, di opere di risanamento e manutenzione: le scuole pubbliche e gli ospedali cadono a pezzi; il territorio - da Nord a Sud - è in uno stato di dissesto pauroso; le periferie urbane vivono un degrado insopportabile; le ferrovie e le strade nel Sud del Paese sono in una condizione vergognosa, da 3° mondo. 

Qui si potrebbe e dovrebbe investire nell'interesse dei cittadini e guardando al futuro! 

27 febbraio 2012

Come si fa a non leggere e riflettere sull'esaustiva pagina di Franco Cordero in Repubblica di oggi?

Il suo stile scientemente involuto, l'erudizione somma, il lessico ricco, preciso e inconsueto possono renderlo ostico ai più. Ma la vivacità del pensiero, l'ironia e l'indignazione intellettuale ne fanno un pensatore e uno scrittore affascinante. Le sue analisi possiedono il timbro della saggezza ingenua delle favole per bambini, giovevoli specie agli adulti.  

Tutti gli scudi del Cavaliere - di Franco Cordero 
L’Ex-premier è imputato a Milano quale corruttore in atti giudiziari: una parte congeniale, visti i precedenti, stavolta tintinnano 600mila dollari all’avvocato londinese David Mills, esperto in labirinti fiscali nonché servizievole testimone. Lo racconta il predetto, confesso in Inghilterra e Italia, sicché alla difesa resta solo l’arma del perditempo, tanto da estinguere i reati. Monsieur B. aveva ricusato l’intero collegio: è la nona volta e soccombe ancora, impassibile. Le sue guerre forensi sono materia da stomaco forte, dove onore, verità, belle figure dialettiche contano poco. Se l’asserito reato esista e sia ancora punibile, doveva dirlo il Tribunale. 
L'ha detto: esiste e nei suoi calcoli risulta estinto dal tempo; era punto controverso. In lingua meno tecnica, l’impenitente corruttore schiva la pena e gli resta il marchio: fosse dubbio il fatto, sarebbe assolto; non se ne vanti, quindi. Avere schernito Dike con i versi della scimmia è titolo da compagnia equivoca: infatti vi gode un meritato culto, patrono con aureola; Kronos mangia i delitti. 
L’analisi comincia dalla persona. Esistono italiani intolleranti della serietà: preferiscono Crispi a Cavour; detestano Giolitti; liquidano De Gasperi; amano i buffoni, specie quando emergano aspetti sinistri. Mussolini li incanta con le smorfie al balcone e sotto la divisa da primo maresciallo dell’Impero: vola, nuota, balla, scia, miete, batte il passo romano, farnetica glorie militari; dopo vent’anni resterebbe a vita nella sala del mappamondo se non muovesse guerra a tre imperi.  
Berlusco Magnus è catafratto nella sicumera degl’ignoranti: sguaiato megalomane, ha fantasia fraudolenta, menzogna estrosa, occhio sicuro nel distinguere i lati peggiori dell’animale umano; vìola allegramente ogni limite. Le sue gesta stanno in quattro verbi: corrompe, falsifica, froda, plagia (mediante ipnosi televisiva, allevandosi una massa adoperabile); cervelli e midolla sono materia plastica. Due mosse strategiche dicono cos’abbia in mente: appena salito al potere, homo novus, propone guardasigilli l’avvocato che gli combinava ricchi affari loschi (il capolavoro è la baratteria con cui s’impadronisce della Mondadori comprando una sentenza); e degrada a bagatella il falso in bilancio, importantissimo nella diagnostica penale. In due legislature, padrone delle Camere, attua quel che sarebbe appena immaginabile in monarchie piratesche: governo personale, quasi lo Stato fosse roba sua; brulicano voraci faune; i convitati spolpano l’Italia. L’effetto non tarda. Fanno testo i numeri forniti dalla Corte dei conti: 60 miliardi l’anno nel giro d’affari corrotti; e un’evasione fiscale calcolabile in 100-120 miliardi; invano il Consiglio d’Europa raccomanda misure contro la tenia economica (verme nient’affatto solitario, visto come gavazzano P3, P4 et ceterae); il governo non batte ciglio. Metà dell’intera patologia europea fiorisce qui. Dove porti la politica del laissez manger, è presto detto: traslocando nel novembre 2011, sotto l’assalto dei mercati, l’Olonese lascia un debito pubblico pari a 1.905.012 (miliardi d’euro) ossia il decuplo dell’annua emorragia malaffaristica; aveva governato otto anni e mezzo, «uomo del fare». I conti tornano. 
Estinzione del reato, dunque, e se l’è sudata: incasserebbe i quattro anni inflitti a Mr Mills da Tribunale e Corte d’appello se le Camere affollate da uomini e donne del sì non votassero un malfamato lodo che vieta i giudizi penali nei suoi confronti, quia nominatur leo, strapotente capo del governo; quando va in fumo, dichiarato invalido, gli servono un privilegio dell’impedimento d’ufficio a comparire nell’aula. Così passano settimane, mesi, anni. Era latta anche questo scudo: finalmente compare ma nominor leo, quindi concede al massimo un giorno alla settimana e il dibattimento, illo tempore sospeso, deve ripartire davanti a un collegio diverso; il tutto basta appena, essendosi Sua Maestà accorciati i termini della prescrizione, con relativa amnistia occulta. Caso mai non bastasse, aveva pronte due leggi da manicomio: l’imputato ricco allunga finché vuole i dibattimenti arruolando testimoni a migliaia, e sul processo pende una mannaia; scaduto il termine, gli affari penali svaniscono. 
Sembrano incubi d’un cattivo sonno. No, è vergognosa storia recente. Come Dio vuole, sabato 12 novembre 2011 esce dal Palazzo avendo condotto l’Italia a due dita dalla bancarotta, ma non pensiamolo depresso: cova revanche; arrotano i denti dignitari, sgherri, domestici d’ambo i sessi, infuriati dalla prospettiva d’una ricaduta nel nulla. 
Mercoledì 22 febbraio nelle tre ore del colloquio col successore tocca argomenti caldi quali Rai e giustizia: le cosiddette «carriere separate» ossia un pubblico ministero governativo, che dorma o azzanni, secondo gli ordini; non dimentichiamo chi voleva installare in via Arenula. Gli spiriti animali restano integri. Lo confermava l’energico sostegno al piano delle Olimpiadi, come se opere colossali, talora finte, non avessero divorato abbastanza denaro; particolare pittoresco, sedeva a banchetto qualche gentiluomo del papa. La Corte dei conti (16 febbraio) chiede due misure dal senso chiaro: riconfigurare comme il faut il falso in bilancio; e un regime equo della prescrizione, l’attuale essendo criminofilo. 
Ogni tanto lamenta d’avere speso somme enormi in parcelle. Parliamone: ai bei tempi penalisti d’alta classe giostravano nel merito delle cause, fatto e diritto, sdegnando i cavilli procedurali; dura il ricordo d’avvocati giuristi quali Arturo Carlo Jemolo o Alfredo De Marsico, morti quasi poveri dopo una lunga vita in cattedra e sui banchi giudiziari. 
Erano sapienti ma disadatti al mestiere, commentano eroi del Brave New World, scambiando sogghigni porcini. L’immagine viene da Orwell, nella cui molto istruttiva Fattoria degli animali comandano maiali umanoidi dal freddo aplomb manageriale: una specie importante; chiamiamola verres erectus. Siamo salvi dal default. Deo gratias. Rimane una questione grave: quanto mordano nel codice genetico gli ultimi vent’anni; anzi, trenta, se v’includiamo l’antipedagogia televisiva. 

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