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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com

22 maggio 2010

LA LETTERA DI MARIA LUISA BUSI A MINZOLINI (testo integrale)

  ... che non ha bisogno di commento.

Ovvero, esempio encomiabile di giornalismo a schiena dritta.

Sono tre cartelle e mezza, affisse nella bacheca della redazione del telegiornale, indirizzate al direttore Augusto Minzolini e al cdr, e per conoscenza al direttore generale della Rai Mauro Masi, al presidente dell'azienda Paolo Garimberti e al responsabile delle Risorse umane Luciano Flussi.
«Caro direttore, ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del Tg1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori.

Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli: "la più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale". Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. È stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola.

Oggi l'informazione del Tg1 è un'informazione parziale e di parte. Dov'è il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale.

L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale.

Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. È lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori. I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. È quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica.
Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente. Pertanto:
 

1) respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della Fnsi - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è più alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.

2) Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.

3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l'intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di "danneggiare il giornale per cui lavoro", con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: "il tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche". Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto.

Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita "tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali" e via di questo passo. Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno. Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del Tg1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere».
La replica di Minzolini: "Se ha questa convinzione, è giusto che abbia preso questa decisione. Se non si riconosce, ha fatto bene. Ma sono motivazioni che non condivido".

Ci mancherebbe che condividesse! Dovrebbe lasciare immantinente e mettersi una maschera se non l'ha fatto ancora!

P.S.: se vuoi lasciare un messaggio di solidarietà a Maria Luisa vai alla sua pagina fb.

21 maggio 2010

OGGI 21 MAGGIO - MANIFESTAZIONE A ROMA CONTRO LEGGE-BAVAGLIO

PIAZZA DEL POPOLO - ore 14

Costituzione degli Stati Uniti d'America, I emendamento
Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances. 
Il Congresso non farà leggi che favoriscano qualsiasi religione, o che ne proibiscano la libera professione, o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per riparazione di torti.

Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, Art. 10
Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiera.


Costituzione italiana, Art. 21
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
In realtà, come sa il lettore di questo giornale ma non sa il 90% degli italiani minzolianamente disinformato, non si tratta di una legge per difendere la nostra privacy. Il controllo illegale, il caimano lo ha sempre incoraggiato e premiato. La legge dovrebbe chiamarsi perciò "criminali liberi" visto che molti di loro senza l’irrinunciabile strumento delle intercettazioni non saranno mai scoperti. E ancor più "giornalisti in galera", visto che questo accadrà per chi vorrà ancora raccontare ai suoi lettori qualche frammento di verità scomoda.
Da Legge bavaglio, Fini scelga: fascismo o democrazia liberale, di Paolo Flores d’Arcais

Non per essere catastrofisti, ma la libertà di stampa e il diritto di cronaca sono cose serissime. Quando si comincia a vietare la pubblicazione di alcune notizie, poi si continua imponendo di pubblicarne altre, quelle gradite al potere. E a quel punto finiamo dritti al Minculpop.
E’ un’esagerazione? Lo speriamo di tutto cuore. Ma chi può, le opposizioni e anche i settori più sensibili della maggioranza, facciano quel che devono fare per scongiurarla.

Da Tutti in piazza contro il Bavaglio, di Patrizia Rettori
Introducono l’omertà di stato. La denuncia di Attilio Bolzoni
NO BAVAGLIO: più ancora che come giornalista, mi sento offesa come cittadina, di Bice Biagi


Il giudice Casson spiega la legge sulle intercettazioni



PROF. RODOTA' - ALLARME LEGGE INTERCETTAZIONI

20 maggio 2010

UNA NOTA DI PIPPO POLLINA SU FACEBOOK E L'EDITORIALE SUL FATTO DI OGGI DI ANTONIO PADELLARO - Il mio viatico per i giorni che verranno!

Siamo davvero messi male se siamo costretti a ricercare nella memoria di un passato più o meno recente le figure cui ispirarci per dare un senso alla nostra vita, e all'impegno di un fotoreporter che muore in Thailandia negli scontri tra esercito e camicie rosse per trovare la forza e il coraggio civile di dire NO! Purtroppo siamo a questo, perché i modelli che abbondano nel nostro quotidiano sono quelli di servi, venduti, ladri, profittatori e affini.
Mentre ringrazio Pippo e Antonio per le pagine di autentica denuncia dei guasti che produce giornalmente questa classe politica al governo del Paese, mi dico certo che l'ultima infamia perpetrata (il bavaglio) non passerà perchè il vaso è già colmo e questa, che non è solo una goccia, lo farà traboccare.
Pippo Pollina - Quello che mi manca -
Sono donne e uomini. Sono pietre sicure su un cammino pieno di vento e di bugie distese al sole. Sono gli interpreti di utopie vecchie come il mattino che verrà. Sono gli occhiali di osso scuro di Pier Paolo Pasolini e le sue eresie in bianco e nero, le sue parole prestate all'arte senza un perchè...
È il canto della terra di Mercedes Sosa, madre di ogni madre, voce dei disperati e di ogni dolore che recita la pioggia al contraio nei barrios sperduti dell'America latina...
È la sigaretta di Leonardo Sciascia, tormentata dalle sue dita colore di seppia, col suo cinismo tenero e oscuro presagio di un desiderio irredimibile e morboso.
È l'occhio smorto di Borgès, la sua cecità inveroconda da oracolo, dove l'incenso ridiventa tempio e il tempio ridiventa radura.
È il ventre sporto di De Moraes, la sua sensualità sboccata che nutre la poesia come il fiore appanza l'ape nell'orgia della primavera.
È il sorriso antico della Magnani, italiana d'Italia tutta, risparmiata alla guerra e alle recite spergiure che vennero dopo il suo precoce addio.
È il naso adunco di Gesualdo Bufalino, chè ascoltarlo parlare aumentava il rimorso di non avere vissuto l'adolescenza a Comiso, a studiare il latino all'ombra di un ficus Magnoliens.
Sono i calciatori con la barba, come Paolo Sollier per gli antidiluviani o come quello della Roma, di recente passato e del quale non ricordo il nome ma l'animo gentile.
Ciò che mi manca è sentire il coraggio per le strade di questo mondo, di questa gente, di questa società di cartone. Il coraggio come un desaparecido, scappato via da ogni anima, da ogni vocabolario, da ogni galateo, da ogni gesto...
Mi manca la parola strascicata di Piero Ciampi, il suo sorriso avvinazzato, la bestemmia toscana a penzolare dal suo labbro tremante.
Mi mancano Berlinguer e Almirante, chè almeno chiamavano le cose con nome e cognome e sull'altare del danaro non c'erano servi a cantare un bordone in maggiore.
Mi mancano le telecronache di Bruno Pizzul (Baggio scende in campo con fiero cipiglio!) che da quando non commenta più l'Italia vince più spesso ma gioca da cani.
Tutto questo mi manca.
Perchè non è vero che si stava meglio quando si stava peggio.
Si stava meglio prima perchè prima era meglio. Punto.

Antonio Padellaro - Non gli daremo tregua -
Molti di noi hanno cominciato a fare i giornalisti spinti da un ideale giovanile.
Dicevamo a noi stessi: troverò le notizie che gli altri non hanno, racconterò le verità che gli altri non raccontano e, se ne vale la pena, rischierò pure la pelle.
Come tutti gli ideali coltivati a vent’anni non sempre sono durati abbastanza e qualche volta la vita con le sue necessità materiali ha reso più astratto il nostro sogno di perfezione. Non è stato così per Fabio Polenghi il fotoreporter italiano caduto a Bangkok. Lui, come centinaia di altri giornalisti uccisi in prima linea, mentre cercavano di cogliere quella immagine o raccontare quella scena che nessun altro avrebbe pubblicato.
L’infamia di una legge sulle intercettazioni voluta da un tirannello borioso per nascondere certe sue vergogne e votata da parlamentari che si nascondono come ladri nella notte, consiste certamente nella violazione del diritto dei cittadini di sapere e del dovere dei giornali di informare, come ha detto Ezio Mauro nell’intervista a Silvia Truzzi. Ma c’è qualcosa che è forse peggio della soppressione di una libertà ed è la spinta alla rassegnazione, all’accettazione supina di un arbitrio. Negli anni abbiamo imparato a conoscere il personale di cui si serve il premier per le sue malefatte. Si tratta di gente che in cambio di denaro e poltrone si è venduta dignità e reputazione. Sono gli eunuchi del sultano, manutengoli sazi e appagati ma con il cruccio che non tutti siano ridotti come loro. Per esempio. Ci sono dei giornalisti che vogliono raccontare le risate degli sciacalli del terremoto o come un senatore si è venduto ai boss o l’affaire di un ministro a cui comprarono la casa sul Colosseo?
Spezziamogli la penna, mettiamogli paura finché si convincano che l’unica informazione possibile in questo Paese è quella autorizzata dall’alto. Naturalmente, è una violenza che non può essere accettata. Naturalmente, se la legge infame passerà, assieme ai tanti giornalisti liberi che ancora ci sono, noi del Fatto ricorreremo a tutte le forme possibili di disobbedienza civile. Lo diciamo ai nostri lettori ed è bene che lo sappiano gli eunuchi di Palazzo: non gli daremo tregua.
Se per una fotografia c’è chi si fa ammazzare, per una notizia si può anche rischiare un po' di galera.

19 maggio 2010

Perchè ricordare Edoardo Sanguineti


Per averci lasciato Laborintus
un ponte teso tra passato e futuro, una testimonianza dolorosa che ancora ci coinvolge.

Per averci lasciato romanzi come Capriccio italiano e Il gioco dell’oca.
 
Per i suoi studi su Dante.
 
Per i suoi aforismi:
Sarei tentato di dire che non esistono cattivi maestri, ma solo cattivi scolari.
La nozione di chiarezza, per nostra disgrazia, pare essere intrinsecamente e fatalmente oscura.
È impossibile separare la scienza dal suo contesto storico sociale concreto. L'immagine dello scienziato chiuso in laboratorio che fa la grande scoperta è un po' comica. A promuovere la scienza sono innanzitutto i gruppi interessati a usarne le ricadute: l'università, l'industria sempre più immateriale, i grandi centri medici e farmacologici, l'esercito. La portata ideologica della scienza lievita dentro questi interessi.
La poesia non è una cosa morta, ma vive una vita clandestina.
Per me la scienza è fatalmente portatrice di valori. Pensando al discorso sul metodo mi viene in mente Galileo e le sue ragioni metodologiche. Non credo che la sua scienza fosse innocua, neutrale, innocente. Per la semplice ragione che le sue ricerche misero in crisi una prospettiva ideologica forte: quella fino ad allora sostenuta dalla Chiesa e dall'autorità scientifica appoggiata dal cardinal Bellarmino.
Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia.
In cinquant'anni molte cose sono profondamente cambiate, la poesia è cambiata, ma non è cambiato il compito dei poeti, quello di disegnare il profilo ideologico di un'epoca.
La virtù principale del capolavoro, se vogliamo continuare a chiamarlo così, è quella di creare un nuovo modo di guardare le cose. 


Perchè non lo ricorda la ministra all'Istruzione, Università e Ricerca (perchè non sa chi sia?).

Il Gruppo 63, quarant'anni dopo, di Umberto Eco
Per una nostalgia del futuro, Intervista a Sanguineti
Edoardo Sanguineti, biografia
Sanguineti muore durante l'intervento
Sanguineti il poeta guastatore, di Mario Baudino

"Dove l'uomo ha lavorato bene..."


PER I SUOI MODI SEMPLICI E GENTILI.
GRAZIE, PROFESSORE!

18 maggio 2010

SE FANNO PERDERE LE STAFFE ANCHE A CARLA FRACCI ...

Irriconoscibile ieri Carla Fracci all'Opera di Roma, durante l'attacco al sindaco Alemanno.
Donna gentile, minuta e di grande equilibrio la Fracci che ho conosciuto personalmente, qualche decennio fa, al Teatro Politeama di Palermo. Accompagnavo una classe liceale ad uno spettacolo di balletto con lei etoile nel Lago dei cigni; è stata superba in scena manifestando una grandissima professionalità, frutto della sua adesione totale ad una forma d'arte che esprimeva al massimo livello.
Ha colpito anche i miei studenti la sua disponibilità a riceverci nel suo camerino alla fine dello spettacolo; ha accettato con un luminoso sorriso il fascio di rose che le abbiamo offerto ed è stata prodiga di consigli con i ragazzi mentre firmava gli autografi che le avevano richiesto. Con estrema naturalezza e affabilità ha invitato i suoi giovani ospiti ad impegnarsi nella vita in qualcosa che desse loro piacere e soddisfazione consigliandoli a non volere bruciare le tappe ma a tendere sempre verso la perfezione, qualsiasi scelta professionale avessero intrapreso. È sembrata a tutti una vera stella senza le leziosità tipiche delle dive e l'incontro con lei si è rivelato una grande lezione di vita!

Mi è sembrata, dunque, irriconoscibile la Carla Fracci che ieri ha perso il controllo all'opera di Roma, usando nei confronti del sindaco Alemanno espressioni assai dure e ingiuriose.
La verità è che questi signori che ci governano sono così sprezzanti dell'arte e della cultura, così volgari nella loro spocchia che sarebbero capaci di far scendere Cristo stesso dalla croce. Altro che far perdere il controllo a Carla Fracci!

CARLA FRACCI SI SCAGLIA CONTRO IL SINDACO ALEMANNO


Gli artisti delle Fondazioni liriche protestano al Teatro dell'Opera di Roma contro i tagli allo spettacolo previsti dal decreto Bondi. Carla Fracci improvvisa un valzer.


Carla Fracci attacca Alemanno, su la Repubblica
Carla Fracci insulta Alemanno, su La Stampa

17 maggio 2010

DUE INTERVISTE ILLUMINANTI: a Roberto Saviano e a Serena Dandini

Oggi due interviste: una in video a Roberto Saviano della RSI - tv svizzera - e l'altra a Serena Dandini sull'Unità di ieri.
In ambedue si sente il peso di un potere illiberale che tende a soffocare tutte le voci fuori dal coro ma anche il coraggio, la forza e la leggerezza di chi crede in quello che fa e semina non tanto per l'oggi, piuttosto per costruire il domani. Gente che sa rispondere con un sorriso e un'alzata di spalle all'ottusità di chi pensa di avere posto un'ipoteca sulla vita e sul futuro del nostro Paese.

L'intervista concessa da Roberto Saviano alla televisone svizzera riporta il discorso sulle critiche di Berlusconi allo scrittore, reo di aver fatto un favore alla mafia scrivendo il libro Gomorra. Saviano critica il comportamento di Berlusconi e del governo, colpevole di voler metter il bavaglio anche a chi, meritoriamente, parla dei meccanismi mafiosi e dei loro risvolti sociali ed economici. Saviano parla di invito al silenzio da parte di Berlusconi sull'argomento e ribadisce che solo attraverso una giusta informazione e l'approfondimento del fenomeno mafioso si potrà contribuire alla formazione di una coscienza civica che l'Italia pare aver perso.




Serena Dandini è estremamente dotata di un sottile senso dell’umorismo e di una comicità innata che la rendono perfetta per trasmissioni fresche e divertenti come Parla con me.
Berlusconi si irrita, pazienza. Figuriamoci, alla mia età, se mi spavento. Non lascia, dall’anno prossimo raddoppia. In seconda serata e anche in prima. Il direttore ha confermato la programmazione di Parla con me da fine settembre. Poi ci ha chiesto anche di provare la prima serata su Rai tre, un esperimento. Gli potevo dire di no?

Per Concita De Gregorio, parlare per strada con Serena Dandini, persino in un giorno di pioggia torrenziale, è uno spettacolo. Si fermano come pellegrini. Il postino, la ragazza, l’anziana coppia. Una signora in età: Ma perché le cose interessanti le date la notte? Signora ci sarà una ragione. Sì, ma poi di giorno tutte 'ste cosce, poi dice che gli uomini si buttano dall’altra parte, e basta co' 'ste cosce. Lei ride spegne la sigaretta a metà: Adoro le donne. Le adoro.
 
Scalfaro, Rodotà, Zagrebelsky coi ragazzi in studio che fanno il tifo: questa cosa dei giovani che applaudono i vecchi è importante. Adesso torna, Scalfari: tra pochi giorni.
Amo i pagatori di canone. Ormai mi mandano le mail e si firmano così: pagatore di canone. E sulla par condicio: se mi danno un manualetto di istruzioni precise io procedo. Mi dicano: Fini al momento è di destra o di sinistra? E Rutelli? Ecco, sono pronta. Poi: tv pubblica, cosa vuol dire lo sanno? No perché non vuol dire di governo. Pubblica è quella che rappresenta la varietà di gusti e di stili presenti nel paese, spirito critico compreso.

16 maggio 2010

Se questo signore è un giornalista ...

... io potrei essere Santa Teresa d'Avila.

"Roberto Saviano, sempre lui, ma non è lui che ha scoperto la lotta alla Camorra, non è lui il solo che l'ha denunciata, ci sono registi e giornalisti come lui ... e che sono morti ... lui invece è ancora protetto, superprotetto, però non se ne può più di sentire che lui è l'eroe, qualcuno gli ha pure offerto la cittadinanza onoraria... di che cosa? Non si capisce. Ha scritto libri sulla Camorra, e l'ha fatto tanta altra gente, senza andare sulle prime pagine, senza fare tanto clamore, senza rompere - ehm senza disturbare la riflessione della gente - un Paese come il nostro è Contro la Mafia, non c'è bisogno che ci sia Roberto Saviano"



Il tipo di cui sopra - che imbastisce in questo modo il suo TG(?) e poi risponde nel modo che segue alle domande che gli vengono poste io proposito - ha tante probabilità di essere confuso con un giornalista, quante ne ho io di essere scambiato per Santa Teresa D'Avila.

15 maggio 2010

LA PENA DI VIVERE IN UN PAESE MALATO

Gli infortuni mortali sul lavoro sono diminuiti; non perchè siano migliorate le condizioni di lavoro o aumentate le protezioni e i controlli ma soltanto perchè, in questi anni di crisi e di grave recessione, sono diminuiti la produzione e il lavoro. In compenso, però, si intensificano i casi di suicidio o di tentato suicidio da parte di quanti, strangolati dai debiti e impossibilitati a mantenere la famiglia, decidono di metttere in atto la soluzione estrema.
Il fenomeno colpisce, in particolare, piccoli imprenditori e commercianti che sono costretti a chiudere la loro attività e si considerano responsabili delle difficoltà in cui mettono i propri dipendenti. Dopo il caso dell'imprenditore edile di Camposampiero (PD), assommano a 18 negli ultimi 16 mesi i suicidi prodotti dalla crisi nella sola Regione Veneto.

Negli ultimi due anni, secondo i dati CISL, sono stati 42 mila tra imprenditori, artigiani e lavoratori autonomi costretti a chiudere la propria attività. L'anno scorso, in Italia sono stati dichiarati 9255 fallimenti, ossia +23% rispetto al 2008. Sia la Confindustria che i Sindacati denunciano la gravità della situazione e prevedono per l'anno in corso la perdita di altri 200.000 posti di lavoro. Perciò chiedono che le politiche di contrasto alla crisi e di rilancio dello sviluppo diventino più incisive e consistenti. 

Le carceri italiane hanno toccato il centesimo suicidio in 18 mesi, il 24° dall’inizio dell'anno, più di uno a settimana. Ma il suicida nel carcere di Como non ha trovato alcuno spazio nei tg. Una situazione che conferisce al paese un vera patente di inciviltà e sulla quale vanno accesi i riflettori. 
Visita in proposito il sito Ristretti orizzonti.

Tragico e inquietante il caso di Mariarca Terracciano, l'infermiera di 45 anni, dell'ospedale San Paolo di Napoli, che nelle scorse settimane aveva protestato contro il mancato pagamento degli stipendi nella Asl Napoli togliendosi 150 ml di sangue al giorno.  La donna che aveva sospeso la sua singolare protesta ma aveva proseguito lo sciopero della fame, è stata colta da un improvviso malore mentre si trovava al lavoro nel reparto di maternità dell'ospedale partenopeo. Si è spenta dopo tre giorni di agonia  ed il marito ha deciso di donare gli organi.



La vicenda di Mariarca Terracciano
su Articolo 21

14 maggio 2010

Forse siamo al REDDE RATIONEM !

Il Paese, schiacciato dagli effetti di una crisi che divora gli ultimi risparmi delle famiglie, vede languire tutte le attività produttive e dovrà sopportare il salasso che gli sta ammannendo il ministro dell'economia. Intanto assiste, frastornato, all'emergere di una corruzione diffusa che ha consentito a chi già gode di grandi privilegi di ottenere servizi illegali e gratuiti in cambio di commesse e altri favori, parlo della cricca e della lista Anemone.
Il famoso motto di Pasquino Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini sembra attagliarsi, rovesciato, alla situazione attuale.

Questi novelli barbari hanno occupato tutte le leve del potere lasciando intendere agli Italiani - creduloni o complici? - che volevano ammodernare e rendere più agile il sistema. Hanno iniziato ad accanirsi contro gli organismi di garanzia con la scusa che rappresentavano una remora al rinnovamento; hanno preso di mira la Costituzione per assicurarsi un potere più ampio e incontrollato; hanno dichiarato guerra ai magistrati - unico vero ostacolo alle loro nefandezze - e contemporaneamente hanno permesso e partecipato al saccheggio del Paese fino allo sfinimento.
Anche la Lega Nord, che era nata per rappresentare una barriera a Roma ladrona, ha partecipato attivamente al nuovo corso continuando a predicare il federalismo da offrire come miraggio al suo popolo a cui ha donato, invece, senza vergogna, la forma più arcaica di nepotismo permettendo alla trota di Bossi, tre volte bocciato agli esami di maturità, di iniziare il suo cursus honorum con laute prebende. Un pugno in faccia a tutti quei giovani  che hanno fatto un corso di studi brillante e che fanno gavetta per quattro soldi negli istituti di ricerca o sono costretti ad andare a lavorare all'estero; un modello negativo al proprio elettorato.

Allora è eccessivo concludere con Concita De Gregorio sull'Unità di oggi - "Di terremoto in terremoto hanno fatto miliardi e lasciato a noi le macerie. Non sono gli italiani senza lavoro né speranze a dover lasciare il paese. Sono loro che devono andarsene. Ricostruiremo da capo. Staremo meglio"?

13 maggio 2010

Il Milionario di Gerry e il gioco da casa

... che porta milioni a Mediaset.
Quello di Gerry Scotti su Canale 5, dalle 18,45 alle 20 di ogni santo giorno, è un programma che coinvolge milioni di teleutenti in attesa della cena e del TG di prima serata. 
Lui è simpatico, gioviale, pacioccone, sempre allegro; è l'idolo di tante casalinghe e di migliaia di padane/i affezionate/i che,  a turno, costituiscono il pubblico in sala facendogli una claque da stadio. Il gioco in sè è onesto perchè ogni sera distribuisce alcune migliaia o decine di migliaia di euro grazie anche ai 4 aiuti che, se ben utilizzati, consentono al concorrente di superare qualche difficoltà. Da casa lo si segue con interesse, vuoi per la simpatia del conduttore vuoi per l'innata voglia di ciascuno di mettersi in gioco cercando di dare la risposta giusta. Quante volte mi sono sentito dire da mia moglie, che è una patita del programma, Vedi che è come dicevo io? Io ci vado! Salvo poi cambiare idea rifiutandosi di metterci la faccia.

Quello che non convince è il gioco da casa che coinvolge anch'esso milioni di teleutenti.
Con un sms al costo di un euro, tutti da casa possono scegliere la risposta tra quattro opzioni ad una domanda idiota, spesso da minorati psichici. Per partecipare al sorteggio che assegna tra € 1000 e € 3000 ad un solo concorrente a serata, non occorre nemmeno avere dato la risposta idiota corretta; basta aver versato nel salvadanaio Mediaset l'obolo previsto, un euro.
Considerato che il gioco da casa ogni sera è pubblicizzato adeguatamente, con i numeri di telefono per l'invio del sms, con l'avvertenza che si tratta di un gioco vietato ai minori, con il richiamo alla pagina Mediavideo per il riscontro del nome del vincitore, sarebbe chiedere troppo di pubblicizzare, per trasparenza, il numero di sms ricevuti per ogni puntata? Almeno un  resoconto settimanale? 
Un solo milione di partecipanti porterebbe in cassa un milione di euro per distribuirne solo qualche migliaio.
Non sarebbe quasi più conveniente per il giocatore investire nel grattaevinci? In questo caso il rapporto tra posta e vincita sembrerebbe più favorevole al giocatore e il banco è rappresentato dal Tesoro che mai come ora avrebbe bisogno di incrementare le entrate.

12 maggio 2010

Una volta Silvio mi chiese: perché non mi vuoi bene?

“Una volta Silvio mi chiese: perché non mi vuoi bene?

E io: con quello che mi hai fatto alla Sme prima e alla Mondadori dopo, pretendi anche che ti voglia bene?”

“Ricordo che Berlusconi veniva da me, si sedeva, chiedeva un bicchiere d’acqua e metteva una pillola vicino al bicchiere. Io naturalmente non dicevo niente: se uno deve prendere una pillola sono fatti suoi. Allora lui, che sperava che io gli chiedessi la ragione di quella pasticca, mi dice: Non mi chiedi perché prendo questa pillola? Dico: No, non te lo chiedo. Perché te lo dovrei chiedere? E lui: Perché con questa pillola io ne mando ‘storte’ (cioè sciancate) due al giorno”, ovviamente parlava di donne, delle sue straordinarie performance sessuali, allora come oggi. Era già un’ossessione ed eravamo nei primi anni Novanta. E oggi non è cambiato: mi dicono che a Roma lui se ne va da solo, non manda neanche l’autista, a fare spesa di cianfrusaglie, bigiotteria e regalini nei negozietti dalle parti di Campo de’ Fiori: tutta quella robetta che poi regala alle donne che arrivano a casa sua con i pulmini.
Che tristezza, si vede un traffico sotto quel palazzo che non è difficile da interpretare. E lui gira con la sacca di plastica piena di farfalline, tartarughine, cianfrusaglie che regala alle ragazze che sbarcano a casa sua a dozzine”.

“È un autocrate come tutti noi imprenditori, ma come persona non è affatto cattiva ed è anzi sicuro di fare il bene. Il suo vero problema è che è un formidabile bugiardo, al punto di credere alle sue stesse bugie di cui alla fine si convince. Il motivo per cui io lo combatto è che, essendo un imprenditore al comando del Paese, è per definizione un rischio per la democrazia. Anch’io, se mi mettessi a fare il politico e pretendessi di applicare all’amministrazione del Paese i criteri con cui ho amministrato le aziende, sarei un pericolo per la democrazia. E tutto ciò che fa Berlusconi, pur essendo probabilmente sicuro di fare il bene del Paese, distrugge la democrazia”. 

Su D'Alema il giudizio é tranciante - Vede, io credo che D’Alema abbia fatto tantissimi errori e non capisca più la sua gente, come il caso Puglia insegna. In quanto a Berlusconi, il mio giudizio su di lui come uomo politico è estremamente negativo, ma almeno Silvio ha fatto qualcosa. D’Alema e quelli come lui non hanno fatto niente. Mi odiano, ci odiano e adesso si sono messi in testa che Ezio Mauro voglia diventare il leader del Pd e questo li fa impazzire, e naturalmente non è vero nulla, è una panzana pura ma se la sono messa in testa e sono scatenati contro di noi. Sono ridotti così male che hanno inventato questa leggenda.

Da un’anticipazione su il Fatto del libro “Guzzanti vs De Benedetti” di Paolo Guzzanti (Aliberti editore) che verrà presentato domani al Salone del Libro di Torino.

P.S.: Non ho altro da aggiungere su Berlusconi; quando gli Italiani vorranno aprire gli occhi, vedranno da soli lo sfacelo! Ma ai D'Alema e Co. posso dire: - perchè non fate un passo indietro? Perchè non fate spazio nel partito alle nuove figure emergenti nel Paese? Perchè non date nuova linfa e vigore ad un partito che rimane l'unica speranza di un possibile cambiamento?
Sappiate che avete tutta intera la responsabilità di avere fatto di Berlusconi il problema italiano per cui il mondo intero ci disprezza e dipende dal partito che indegnamente rappresentate se moriremo tutti quanti sotto il suo regime! 

10 maggio 2010

Andrete via prima o dopo, non ne dubito!

Andrete via prima o dopo, non ne dubito! 
E quando ciò accadrà, avrete lasciato in giro soltanto macerie.
Ma chi rimedierà ai guasti prodotti dalla Premiata Ditta e Co.? 
Il pensiero mi fa star male, lo giuro!




Per non parlare del contenuto della dichiarazione - che si commenta da sè -, "l'efficacità" dell'ex ministra della P.I. mi fa sorridere.
La sua 'successora' (non mi piace succeditrice) Maristella ci ha abituati a strafalcioni ben più gravi! Al peggio non c'è mai fine!



p.s.: Sono coloro che vogliono insegnare la lingua italiana agli extracomunitari, e per far ciò intendono cacciare dalle scuole della "Padania" gli insegnanti non residenti per non dire i meridionali. AUGURI!

LA TV CHE DILEGGIA CHI ?

Più volte nel mio blog ho ribattuto alle uscite del premier che, pur avendo a disposizione metà dell'etere e diversi giornali d'assalto, ha la pretesa inqualificabile di voler censurare ciò che passa nella TV pubblica, pagata con i soldi dei cittadini, quando questa lo critica o fa satira.

Vedi, ad esempio,

Voglio, in proposito, citare L'AMACA di Michele Serra su la Repubblica di ieri, 09/05/2010

"Ci dileggiano con i soldi pubblici", dice il signor B. riferendosi a Dandini, ultima di
una lista così lunga che si fa fatica, ormai, a ricordare i dileggiatori. Ma, "con i soldi pubblici", vivaddio, a noi ci dileggia Minzolini, ci dileggiano i dirigenti RAI spediti direttamente da Mediaset per mondare i palinsesti e indebolire l'azienda che li paga, ci dileggia l'informazione addomesticata, ci dileggiano i reality dove vince chi è più disinvoltamente buzzurro, ci dileggiano i talkshow dove la metà degli ospiti non sa quello che dice, ci dileggiano la mediocrità premiata e la superficialità ostentata, ci dileggia la censura esplicita e quella implicita, ci dileggia la parata di esuberanti entraineuses promosse a conduttrici o opinioniste, insomma, ci dileggia - e sempre "con i soldi pubblici" - una tale quantità di persone, e di cose, e di atteggiamenti, che siamo sicuri di poter confezionare, ne avessimo la voglia e il tempo, un elenco di dileggiatori e di dileggi a nostro danno molto ma molto più cospicuo di quello che fa tanto strillare il premier. Per contro, a differenza del signor B., non abbiamo nemmeno il risarcimento (notevole) di essere al potere e di poter contare i miliardi come Cip e Ciop le noci. La vecchia storia del lupo e l'agnello: più si è prepotenti,  più ci si lagna. 
Ecco invece cosa può permettersi di dire un giornalista(?) della TV del Caimano senza che questi faccia una piega. Sicuro, qui tutto è normale. Quella TV non è pagata con i soldi dei cittadini; ad ingrassare il Cavaliere ci pensa, invece, la pubblicità, pagata ugualmente dai cittadini - consumatori.
                      
V E R G O G N A ! ! !



08 maggio 2010

DELLA COMPAGINE AL GOVERNO GLI ITALIANI NON SOPPORTANO :

  • Trattare i cittadini come fossero minorati;
  • Fare pubbliche dichiarazioni e smentirle nell'arco di ore o minuti;
  • Usare le istituzioni come organismi ad uso privato;
  • Muoversi con ostinazione all'assalto degli spazi della TV pubblica;
  • Usare gli strumenti privati d'informazione come clave contro gli avversari;
  • Ridurre gli spazi di democrazia e di partecipazione;
  • Mettersi strumentalmente al servizio di istituzioni religiose o di gruppi dimenticando il compito primario di governare in nome, per conto e nell'interesse di tutti i cittadini;
  • Volere costruire un Paese a propria immagine e somoglianza dimenticando che le differenze rappresentano una risorsa;
  • Continuare a parlare di riforme senza metterne in atto alcune veramente necessarie;
  • Ostinarsi a mantenere in vigore una legge elettorale incivile;
  • Provare a smantellare gli organismi di garanzia e controllo nel tentativo di aumentare un potere che, di per sè, senza mettersi al servizio del Paese non serve ai governati ma neanche ai governanti;
  • Non sapere utilizzare la grave crisi economica come strumento di cambiamento e di rilancio;
  • Non accorgersi che governare in perenne conflitto d'interessi è esiziale ad una vera democrazia ma, alla lunga, danneggia anche chi ne è titolare.

Commenta i punti sopraelencati, contestali se non ti convincono, aggiungine altri.

07 maggio 2010

Politica e religione, Chiesa e Stato in SCAMBIARSI LA VESTE, di Gustavo Zagrebelsky

GUSTAVO ZAGREBELSKY, ospite di Serena Dandini, parla di uomini, istituzioni, leggi, costituzione, res publica, patria, giustizia con la semplicità e la leggerezza di chi, nel corso della propria attività giurisdizionale e d'insegnamento, ha maturato una concezione della vita e dell'uomo elevata e profondamente laica. Commentando il suo bel libro "Scambiarsi la veste" tratta amabilmente ma con autentica passione di politica e religione, di Chiesa e Stato e valuta l'importanza della reciproca autonomia nei rispettivi ambiti.
Ascoltandolo è come se una brezza d'aria fresca e pulita ci invadesse,  facendoci affrontare più sereni e temprati la quotidianità spesso avvelenata da conflitti, mascalzonate, volgarità e immoralità di ogni genere e natura.
A chi si fosse perso l'intervista di Serena Dandini a Gustavo Zagrebelsky a Parla con me, fornisco il link.
Scambiarsi la veste - Stato e chiesa al governo dell'uomo - di Gustavo Zagrebelsky

Come può la Chiesa aspirare a valere per tutti e non ridursi a credenza e dottrina morale valide solo per chi le professa? Come può esigere di essere riconosciuta come depositaria di verità universali da tradurre in norma morale anzitutto, ma, dove possibile, anche giuridica, imperativa per tutti i membri della società? In breve: in che modo la dottrina cattolica può essere concepita in termini di unicità e universalità quando la fede cattolica è diventata una fede solo particolare? "Non c'è laicità né quando la religione, al singolare o al plurale, si ingerisce nelle cose dello Stato, facendo dello Stato un affare di religione, né quando lo Stato si ingerisce nelle cose della religione, facendo della religione un affare di Stato. Laicità significa divieto di intromissioni, quale che ne sia il contenuto, essendo irrilevante se ostili o benevole. Quello che conta è la non ingerenza. Se si guarda alla storia, questa concezione dei rapporti tra politica e religione appare come un'eccezione, per di più recente, in una vicenda storica plurimillenaria, in cui si intrecciano conflitti e connivenze: conflitti per la pretesa della religione di diventare politica e della politica di diventare religione o, quantomeno, per la pretesa dell'una di piegare l'altra alle proprie finalità; connivenze nel darsi reciproci sostegni, offrendo doveri religiosi a sostegno di obbligazioni civili, e obbligazioni civili a sostegno di doveri religiosi".

06 maggio 2010

A CINEMA CON DRAQUILA di Sabina Guzzanti

Il nuovo film di Sabina Guzzanti, Draquila - L'Italia Che Trema, sara' nelle sale dal 7 Maggio distribuito da Bim. Il film è stato realizzato in Abruzzo tra le macerie del terremoto. Il titolo è stato scelto dagli utenti del blog della Guzzanti. E' un film sulla ricostruzione e sulla gestione del post-sisma con testimonianze, video e commenti. Un duro che vuole dare una scossa al cambiamento. Il diritto di espressione è il cemento della democrazia.

"Una mia amica giornalista un giorno mi dice: “Ho conosciuto un signore che racconta storie stranissime su L’Aquila. Non ho capito molto di quello che diceva, ma gli ho detto di parlare con te perché questo è il genere di cose che ti interessano”.
Non aveva torto. Era luglio, a breve sarebbe iniziato il G8 ed ero decisa a incontrare il signore in questione. Ma in quei giorni la città era sotto assedio e andarci significava farsi fermare dai militari ogni tre metri. Quindi me la prendo comoda, avrei aspettato che i giorni dei grandi della terra fossero passati.
Qualche tempo dopo, alla fine di uno spettacolo, io e due amiche ci rimettiamo in marcia verso L’Aquila partendo da Arezzo.
Il signore che avrebbe detto delle cose che mi avrebbero impressionato, era di casa in un campo autogestito. È stata una serata bellissima, io lì in mezzo al loro, alcuni ragazzi mi hanno offerto l’imitazione di un loro professore in cambio di un Berlusconi.
Poi il clima goliardico della serata è andato sfumando e hanno iniziato a dare spazio ai loro pensieri. La cosa che mi ha colpito è che tutti avevano un’adorazione e una gratitudine sconfinata per i volontari e i vigili del fuoco mentre nei confronti dei dirigenti della Protezione Civile era diffuso un sentimento di diffidenza e di paura". Continua


Ecco cosa ne pensa Bertolaso, c'è da tenerne conto!
"Draquila, che brutta figura"

“In Italia abbiamo fin troppa libertà di stampa”. Lo ha detto Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Rimaniamo senza parole. Ci aspettavamo le critiche, ma non una presa di posizione che lede il diritto di espressione. Che aspettarsi ora? Che l’articolo 21 della nostra Costituzione sia completamente cancellato?
Chiudiamo con Voltaire: “Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinchè tu possa dirlo.”, e andiamo avanti nel difendere la liberà di pensiero, sempre e comunque. 
Dal sito ufficiale di Draquila.

05 maggio 2010

Se quelli del Giornale alla Sallusti o quelli di Libero ...

 I TRE DELL'AVEMARIA: QUELLI CHE SI DICONO GIORNALISTI !
E IL LORO FETICCIO
Se quelli del Giornale alla Sallusti o quelli di Libero usassero lo stesso scrupolo e impegno che mettono nel fare le pulci ai D'alema, ai Di Pietro, ai Travaglio, anche nei confronti di chi fa finta di governare questo Paese, allora sarebbero decisamente più credibili.
Io non sono particolarmente tenero con D'Alema; ma come si fa a mettere sullo stesso piano l'affaire Scajola con l'affitto ad equo canone di appartamenti di enti pubblici di cui negli anni '90 beneficiarono alcuni politici?
La sensazione che riceve da questi attacchi un cittadino che ha ancora la capacità d'intendere e di volere è di grande squallore. Si coglie lontano un miglio il tentativo, maldestro e provocatorio insieme, di aggrapparsi sugli specchi per tentare di dimostrare che dei politici non si salva nessuno, che tutti sono uguali e guardano esclusivamente al proprio tornaconto. Per parafrasare un'espressione del Vangelo, i giornalisti alla Sallusti cercano la 'pagliuzza' nell'occhio dell'avversario (e quando non c'è, la inventano) per nascondere la 'grossa trave' che pesa sull'occhio del loro feticcio.

    QUESTO SI PUO' CHIAMARE ANCORA GIORNALISMO?

D'ALEMA - SALLUSTI a Ballarò


Ezio Mauro sulla presunta evasione fiscale


Leggi: Lo scudo sbrecciato di Ezio Mauro, una pagina di buon giornalismo su la Repubblica di oggi.

P.S.:  Consiglio ai politici e opinionisti che vengono aggrediti nei talk show dai manganellatori  in servizio permanente effettivo di sua emittenza. A mio giudizio bisogna rispondere con poche frasi secche e taglienti che chiudono il discorso prima di essere trascinati nella rissa.
Tipo: "con venduti, pennivendoli, leccaculo come te io non ho argomenti da mettere in discussione. Finchè il responsabile di questo programma avrà il piacere di invitarti, io avrò l'educazione di ascoltare le cazzate che dici, ma non chiedermi di più. Chiuso!"
Naturale, per rispondere così, occorre essere di un'altra pasta!

04 maggio 2010

L'ITALIA ROVESCIATA

Mentre esplode lo scandalo del ministro Scajola che compra casa a Roma con i soldi in nero messigli a disposizione dal noto costruttore Anemone, quello del Salaria Sport Village per intenderci; mentre spunta un caso analogo riguardante l'ex ministro Pietro Lunardi, quello conosciuto dal grande pubblico per aver affermato che "con la mafia bisogna convivere"; mentre il premier mantiene rapporti d'affari semiprivati con i Putin e i Gheddafi tenendone fuori governo e parlamento e attacca Roberto Saviano e quanti informano sulla mafia perchè le farebbero pubblicità; mentre TV pubblica e padronale intrattengono il popolo-bue e gli fanno il lavaggio al cervello portandolo per mano in un mondo falso e insuslso; mentre i giornali della scuderia B&B sparano contro i "nemici" e i "traditori" e si arrampicano sugli specchi per difendere e sostenere l'indifendibile che fa comodo al padrone; mentre succede tutto questo, c'è un Paese intero che va in malora, affossato dai loschi affari della malapolitica; un Paese fatto di uomini e donne, giovani e vecchi che delusi, stanchi e nauseati si arrabattano ad arrivare alla fine del mese mentre assistono allo scempio che si fa dell'economia e della cosa pubblica in mano agli avventurieri della politica.
Non sarebbe ora di dire BASTA?
BASTAAAA!

A questi Italiani per bene ripropongo il video dell'intervento di Roberto Saviano al Festival del Giornalismo di Perugia per ricordare loro che ce la possiamo fare a liberarci dal vero cancro, a patto di non mollare mai.

03 maggio 2010

LO SCAUTISMO ITALIANO ALL'ESTERO 1914 - 1974

Su espressa richiesta dell'amico Maurizio, membro del Centro Studi e Documentazione scout “Don Ugo De Lucchi”,  volentieri pubblico. 

Il 29 maggio 2010, al Collegio Pio X di Treviso sarà presentato il libro dedicato allo scoutismo italiano all'estero, nelle colonie italiane in Africa. Scarica qui il pieghevole

Il lavoro intende documentare la presenza di Unità e Sezioni scout italiane al di fuori dei confini nazionali, nel periodo che va dagli anni dieci agli anni settanta del secolo scorso. Si ha notizia di una prima Sezione del CNGEI al Cairo, in Egitto, già nel 1914.
Al convegno del 29 maggio si avrà la testimonianza di alcuni scout che in quel periodo operarono all'estero. Tutte le testimonianze, le storie ricostruite e numerose immagini sono state raccolte in un libro che sarà disponibile in sala. Il libro può essere anche ordinato e ricevuto per posta. Oltre che un ricordo della giornata del convegno a Treviso, è l'unico documento, nel panorama nazionale, che comprovi ed illustri la presenza scout oltre frontiera. Potrebbe diventare un bell'oggetto di omaggio e/o regalo.
L'edizione è senz'altro di ottimo livello, curata dall'esperto, amico e collaboratore Ing. Andrea Padoin che con arte decisamente fine è riuscito a dare forma e contenuto al convegno medesimo. 

Cedola di commissione
Cedola da compilare e spedire via mail a cerchioscout@scoutstreviso.org o via fax al 0422-910962:
Centro Studi Scout “Don Ugo De Lucchi”, strada dei Biscari, 22 - 31100 Treviso.
Chiedo di prenotare n°  copie del libro “Lo Scautismo Italiano all’estero 1914-1974” al prezzo speciale di euro 12,00 a copia invece del prezzo di copertina di euro 15,00. 
Desidero:
  • ritirare le mie copie in occasione del Convegno del 29 maggio a Treviso senza costi aggiuntivi;
  • ritirare le mie copie di persona (tempi e modi da concordare) senza costi aggiuntivi;
  • che le copie mi vengano spedite al seguente indirizzo, previo versamento nel c.c.postale n°: 78093200 codice Iban IT 87 Z 07601 12000 000078093200 intestato a PEGORER ENZO. Costi aggiuntivi di spedizione euro 3,00 per una copia, euro 10,00 per 5 copie, euro 15,00 per 10 copie)
Nome:.................... Cognome:....................
Indirizzo:............................... CAP: ....... Località:.............................  Prov.: .......
Data .................... e-mail/cell .. .............

Cedola di commissione del libro "Lo scautismo italiano all'estero 1914-1974" (PDF)

Lo scautismo italiano all'estero 1914-1974

I MOSTRI MARINI DI SIRACUSA

A considerare le mostruosità operate in Ortigia, si direbbe che i Siracusani, nostri contemporanei,  non amino il mare, a differenza dei loro antenati greci che del mare e sul mare vivevano rispettandone gli equilibri.

La prima grande opera che ha precluso la vista del mare per un lungo tratto è stata la realizzazione del Parcheggio Talete sul Lungomare di Levante. Non che Ortigia non avesse bisogno di vaste aree di parcheggio ma quella è stata una scelta sconsiderata, molto di più lo è la gratuità del servizio e la mancata custodia della struttura con il conseguente irreversibile degrado.

Il 1° Maggio scorso (due giorni fa), giunto a Siracusa di ritorno da una gita nella penisola sorrentina, sono rimasto profondamente turbato dall'impatto con la muraglia di manufatti cementizi che preclude la vista del Porto Grande da Piazza Marina. Una situazione davvero sconcia e oscena, si chiama "INTERVENTI DI RIQUALIFICA FUNZIONALE DELLE BANCHINE DEL PORTO GRANDE DI SIRACUSA (Consegna lavori 23.05.2008 - Scadenza 8.11.2010). Ma i lavori sono fermi, i blocchi sono rimasti lungo la banchina del porto, la piazza versa in un totale degrado perchè i manufatti realizzati con cemento depotenziato non sono utilizzabili alla bisogna e risultano sottoposti a sequestro da parte della Procura della Repubblica.
Nell'articolo del 31 Agosto 2009 su SIRACUSANEWS "Lavori Porto Grande Siracusa: Entro Febbraio 2010 Il Mare Tornerà A Splendere" si legge "A chi, passeggiando nei dintorni del Foro Italico, non viene una certa malinconia nel vedere la Marina di Siracusa letteralmente “murata” da più di un anno? Sembra quasi un’immagine sbiadita tra i ricordi dei siracusani più nostalgici, quella azzurra distesa di mare, in una cornice paesaggistica tra le più belle del Mediterraneo. Trascorsa la seconda estate senza la possibilità di godere della storica Marina aretusea, dove il "passìo" di una volta ha lasciato la scena ad un mortorio quasi inevitabile, si cerca di capire quanto resta ancora da aspettare per vedere risplendere un panorama rimasto congelato nella memoria dei suoi ammiratori".
C'è da augurarsi che i responsabili di tanto scempio paghino e che i Siracusani e non solo loro possano presto tornare a godere della vista di un panorama unico e incomparabile, denso di memorie storiche e di richiami mitici. Ma, dati i tempi che corrono, non c'è molto da sperare: i reati saranno presto prescritti e i responsabili 'premiati'!

Per onestà devo anche dire che la città, nel suo complesso, appare più curata e pulita rispetto a qualche anno fa, con una viabilità migliorata e strade, piazze e interi quartieri bonificati. 

Ma come non notare, giungendo in Piazza Archimede, cuore pulsante di Ortigia, il degrado incredibile del più antico e austero edificio ornato, si fa per dire, di  ciuffi d'erba che crescono rigogliosi fra gli interstizi dei blocchi di pietra del suo prospetto?

02 maggio 2010

SALUTO AI LETTORI E BREVE RESOCONTO DEL MIO VIAGGIO DI FINE APRILE

Sono rientrato ieri sera dal mio breve soggiorno a Sorrento. Sono rimasto positivamente colpito dai luoghi fantastici che ho visitato e dalla schiettezza dell'umanità che li abita. 
La penisola sorrentina e la costiera amalfitana sono effettivamente un angolo di paradiso. Le casette bianche, incastonate sulla roccia, circondate dal verde dei limoni e degli aranci e da una macchia mediterranea esuberante, sono uno spettacolo singolare per gli occhi. Anche i prezzi mi sono sembrati contenuti, vuoi per la bassa stagione, vuoi per la crisi che anche in questi posti si fa sentire. Un angolo di paradiso, dicevo, che finisce a Meta, ultimo baluardo rispetto ad un mondo che già da Vico Equense e Castellammare di Stabia si presenta 'altro'. Sono stato anche a Castellammare per vedere Agorà, il film di Alejandro Amenàbar che non era in programmazione nella penisola sorrentina. E il ricordo di quella veloce puntata rimane legato alla visione di questo bel film, già presentato in un mio precedente post e che consiglio ancora a tutti gli amici di andare a vedere. Bellissimo il Multisala Montil dove era in programmazione e contenuto il prezzo (4 euro) forse perchè era il mercoledì degli sconti. Per il resto la città appare in uno squallido abbandono e mostra una condizione di antica agiatezza ormai perduta.
Quelli trascorsi a Sorrento e dintorni sono stati giorni riposanti, vissuti in una cornice da favola, con possibilità di spostamenti agevoli da un luogo all'altro grazie ai servizi pubblici su strada e su rotaie molto funzionali.
Insopportabile è stato, invece, il viaggio di andata e ritorno attraverso la Salerno - Reggio: lunghi tratti dell'autostrada continuano ad essere ancora cantieri aperti per la realizzazione della terza corsia, dove si procede incolonnati in un indecente alternantesi zigzagare. Chissà se la vedremo mai finita quella tratta che da tempo immemorabile resta l'incubo degli automobilisti!

Rientrando in Sicilia, ho fatto, come spesso mi accade, una capatina nella bella Siracusa e, fra alcune novità positive, vi ho trovato uno sconcio incredibile di cui parlerò nel prossimo post. 
Ecco un'anteprima: questi blocchi - una muraglia artificiale di manufatti cementizi, posta tra il mare e Piazza Marina - celano alla vista il Porto Grande e producono da oltre due anni un impatto ambientale indecoroso.

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