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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com

12 marzo 2010

PIGGHIA A LA 'N CAPU COMU LI BUTTANI:

vecchio modo di dire siciliano avente diverse varianti, ma ormai fuori corso da quando la vecchia tipologia femminile summenzionata ha fatto il salto di qualità verso la più attuale figura della escort.

Ma il trino in uno, più chiaramente "l'unto del Signore, il miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni, l'incontrastato messia del popolo dell'amore", sembra in grado di applicare con successo quella arcaica espressione. Ogni volta che viene a trovarsi in grande difficoltà, quando i fatti sembrano dargli torto marcio e gli stessi suoi proseliti non possono che verificare l'errore, acquista una forza straordinaria (Carnera al confronto diventa un pivello) che gli fa ribaltare il tavolo e, novello Don Chisciotte lancia in resta, va a scovare i presunti nemici che continuano imperterriti ad intralciargli il luminoso cammino intrapreso.

Ieri, per esempio, dal palco del Pdl nel Lazio "l'uomo del fare e dell'amore", scatenato come non mai, ha attaccato giudici e sinistra accusandoli di complotto. Le espressioni usate: "Stanno tentando di fare una grande insopportabile porcheria" "Dietro c'è un disegno ben pensato, in piazza gli daremo una lezione" "La sinistra e la sua mano giudiziaria non hanno perso il vizio. Non ne possiamo più di certi giudici e di certa sinistra" "la magistratura di sinistra sta dettando i tempi di questa campagna elettorale, prima inventando una tangentopoli che non c'è, ora inventandosi questa situazione di rigetto delle nostre liste".
Riferendosi poi a Di Pietro, Bonino e Bersani, il Cavaliere senza macchia e senza paura: "E' un amalgama terrificante" "Sabato 20 saremo noi in piazza per dar una lezione alla sinistra. Se loro ritornassero al potere l'Italia sarebbe meno libera".
Ma poi con la simpatia che gli è innata: "Volevo venire qui con la camicia blu da combattimento ma è intervenuto Bonaiuti dicendomi che erano tutti vestiti eleganti... non che la camicia blu non sia elegante, io ritengo che quando si scende in campo bisogna liberarsi di ogni orpello" "Facendo il giro in mezzo a voi per salire qui, mi sono caricato così tanto che è come se mi avessero attaccato dietro la schiena la spina della corrente, ho tanta di quell'energia che se ci fosse il pugile Carnera lo batterei anche a braccio di ferro..."

Come se non bastasse, l'apostolo più fedele e ispirato del partito dell'amore (il ministro-poeta, per
indenterci) parla di clima che favorisce un attentato al Cavaliere, di "un clima infiammato, alimentato dalle parole e dalle dichiarazioni politiche più irresponsabili e violente". E si appella alla sinistra: "Se c'è ancora qualcuno a sinistra capace di intendere e di coltivare ancora la politica, batta un colpo e soprattutto faccia sentire la sua voce".

Per inciso, non siamo alla vigilia di elezioni politiche ma solo all'inizio di una campagna elettorale per le elezioni regionali che interessano tredici regioni a statuto ordinario, in una delle quali, il Lazio, gli errori commessi nella presentazione della lista PDL sono talmente gravi che neanche il famigerato decreto interpretativo ha potuto porvi rimedio. Ecco scattare allora l'impulso suaccennato e l'uomo dell'amore indossa i guantoni e si trasforma - ipso facto - in un boxer sul ring, tra gli applausi di fan e sostenitori eccitati.
Finora, va detto, la metamorfosi gli è riuscita ma il gioco ormai sembra troppo scoperto per ottenere risultati convincenti.

PER CONCLUDERE:
Nel post di due giorni addietro SE FOSSE L'UOMO DI STATO E DI GOVERNO cercavo di spiegare cosa ci si attende normalmente da un uomo di stato e di governo e perchè a lui risulta impossibile.

Ecco quello che scriveva ieri The Economist (autorevole settimanale inglese, apertamente a favore di una politica liberale in Berlusconi's burlesque
Nell'articolo il periodico inglese ricostruisce lo scenario in vista delle regionali del prossimo 28 marzo e definisce "tipica" la reazione di Berlusconi che in questi ultimi giorni "si presenta come una vittima, accusando l’opposizione  e i giudici di sinistra" di aver cospirato contro di lui.
Mentre sul Mattino di Padova, (un altro brutto giornale di sinistra) si può trovare uno spassoso ritratto ante litteram di Silvio Berlusconi, anticipato appunto da un personaggio del racconto "Morte a Venezia" di Thomas Mann

E per finire:
LE BUGIE DI BERLUSCONI...NON L'HO MAI DETTO!


P.S.: Ecco alcuni tratti dela figura di Massimo Carnera che ne fanno l'opposto del nostro.
Era grande e grosso. Per il fisico imponente e per il cuore d'oro fu definito "il gigante buono". Nato da famiglia poverissima, con il sudore della fronte, i sacrifici e l'immensa fatica si conquistò il suo posto al sole. La figlia del campione Giovanna Maria, circa la vita del padre ha avuto modo di raccontare: "...ci ha trasmesso la dedizione e la cura verso gli altri. Ci ha insegnato che nessuno rimane in cima per sempre e che il vero carattere di una persona si giudica da come affronta la discesa. Era un uomo dolcissimo e tenero. So che il regime fascista lo elesse a icona, ma la verità è che il regime usò mio padre, come usava ogni sportivo di quei tempi. Papà non è mai stato fascista e non apparteneva a nessun partito politico. Adoravo mio padre, ero rapita dal suo coraggio e dalla sua forza, sia fisica sia spirituale. Amava la letteratura classica, l'arte e l'opera. Cercava sempre di migliorarsi e ha voluto fortemente che mio fratello e io studiassimo. Quando mi sono diplomata a Los Angeles, si trovava in Australia e mi ha mandato un telegramma e un mazzo di rose rosse, scusandosi di non poter essere con me. Mentre ricevevo il mio diploma, ho cercato mia mamma seduta in prima fila e vicino a lei c'era mio padre. Aveva fatto il viaggio dall'Australia a Los Angeles per assistere alla cerimonia. Poi ripartì quella sera stessa".
Da Il Gigante italiano più forte del mondo

11 marzo 2010

PER DECRETO INTERPRETATIVO

I compiti in classe si considerano consegnati, a prescindere dall’effettiva compilazione del foglio, a condizione che lo studente si trovi all’interno della classe prima del suono della campanella.

I decreti legge si considerano promulgati, a prescindere dall’effettiva apposizione della firma, a condizione che il presidente della Repubblica si trovi all’interno del Quirinale con la penna in mano prima di addormentarsi.

I pasti si considerano consumati, a prescindere dall’effettiva masticazione, a condizione che l'avventore si trovi all’interno del ristorante mentre bolle l'acqua della pasta.

I gol si considerano realizzati, a prescindere dall’effettiva entrata della palla in porta, a condizione che il centravanti si trovi all’interno dell'area di rigore entro il novantesimo più recupero.

Nelle elezioni regionali del 2010, qualora in una singola regione una lista diversa da quelle approvate dal proprietario di una società di produzione televisiva il cui nome inizia per 'M' e finisce per 'T' dovesse ottenere la maggioranza dei voti, la Legge 108 del 17 febbraio 1968 deve interpretarsi, per quella sola regione, nel senso che gli elettori che hanno apposto il segno sul simbolo di una lista in realtà non volevano sceglierla, ma escluderla.

10 marzo 2010

SE FOSSE L'UOMO DI STATO E DI GOVERNO ...

 ... che presume di essere,
  • si dedicherebbe seriamente al governo del Paese;
  • misurerebbe le parole nei suoi interventi pubblici e non consentirebbe a se stesso e ai suoi ministri esternazioni aggressive, denigratorie, spesso eversive;
  • approfitterebbe della larga maggioranza in Parlamento per creare un clima di distensione con le forze di opposizione in modo da avviare la fase delle vere, grandi riforme di cui l'Italia ha estremo bisogno;
  • rispetterebbe il ruolo delle opposizioni, senza le quali non può esserci vera democrazia;
  • sentirebbe i bisogni espressi nel Paese dalle forze sociali e dal mondo dell'economia e del lavoro proponendo leggi in grado di far fronte alla grave emergenza socio-economica;
  • rispetterebbe gli ambiti operativi delle varie istituzioni riconoscendone le funzioni e i ruoli;
  • avrebbe considerazione per la stampa libera e la funzione degli organi d'informazione, anch'essi strumenti indispensabili di controllo in una democrazia che voglia dirsi tale;
  • si impegnerebbe a creare nel Paese un clima di comprensione, di concordia, di serenità, necessario ad affrontare e risolvere le urgenze di cui sopra, ad avviare un serio processo di crescita e sviluppo e a sconfiggere definitivamente la criminalità organizzata.
Se fosse l'uomo di Stato e di Governo che presume di essere, lascerebbe fuori dall'impegno istituzionale tutte le sue personali urgenze, tutti i suoi privati interessi e si dedicherebbe anima e corpo alla RES PUBLICA, il compito più alto e onorevole cui un cittadino possa essere chiamato, con un pensiero, perchè no, alla memoria che lascerà di sè alle generazioni che verranno e alla storia.

Ma, ahinoi, non è un uomo di Stato e di Governo, è solo un piccolo uomo vanesio, gran venditore di fumo e di sogni, che ha fatto le sue fortune all'ombra della prima repubblica, è sceso nell'agone politico con l'esclusivo obiettivo, neanche celato, di salvaguardare e accrescere il suo patrimonio d'impresa, realizzato con modalità non sempre trasparenti, sempre ossessionato dalla giustizia che lo insegue. 
Da quindici anni stressa le istituzioni dello Stato, gli organi di garnzia e di controllo con leggi, decreti e provvedimenti vari, tesi a imporre il principio che l'eletto dal popolo è al di sopra della Legge perchè lui è la legge; divide il paese in uno scontro senza precedenti fra "quelli che amano" e stanno dalla sua parte e i giudici, la sinistra, i comunisti che "nutrono solo odio e invida"; tra le "persone perbene" (quelle che lo amano) e i "coglioni" (quelli che lo detestano).

Che non sia un uomo di Stato e di Governo, lo dimostra l'ultimo decreto salva-liste, spudoratamente illegittimo e anticostituzionale, inteso a consentire la presentazione fuori tempo massimo di una lista mai presentata.
Di fronte a due organi giurisdizionali (il TAR del Lazio e l'ufficio circoscrizionale elettorale presso il tribunale di Roma) che respingono la lista provinciale del Pdl nel Lazio per gravi vizi di forma e di sostanza, un uomo di Stato e di Governo si asterrebbe dall'andare, armi in resta, alla guerra contro i giudici e l'opposizione che gli hanno contestato il suddetto decreto e chiederebbe agli esponenti del suo partito di essere più attenti e puntuali nel rispetto delle regole.

Invece vedremo il capo del maggior partito di governo, nonchè presidente del consiglio, scendere in piazza contro "una sinistra che semina menzogne, invidia e odio" e contro la magistratura che non ha accolto il ricorso, a incitare i suoi con espressioni come "non abbiate timore, sfidate a viso aperto l'arroganza della sinistra: impegnatevi, datevi da fare, scendete in campo, sensibilizzate le forze sane del Paese e convincete tutti a schierarsi dalla parte del buongoverno, dalla parte della democrazia, dalla parte della libertà". 
Si rivolgerà direttamente agli Italiani che vedranno "i suoi fuochi d'artificio" per rivendicare di essere il capo del partito del "bene contro il male".

OCCORRE UNA GRANDE FANTASIA PER IMMAGINARLO UOMO DI STATO E DI GOVERNO!

09 marzo 2010

TRAVAGLIO SUL DECRETO INTERPRETATIVO (FEDRO DOCET)

Può apparire eccessivo e strabordante, e forse in qualche passaggio lo è, ma non si può dire che la sua analisi sugli ultimi avvenimenti non sia lucida ed esauriente.



Io voglio aggiungere la favola di Fedro che stigmatizza in modo esemplare come opera il più forte nella "giungla". Proprio per evitare che l'agnello soccombesse sempre alla forza, nella società civile ci siamo dati le leggi (uguali per tutti) e gli organismi a tutela e garanzia. 
C'è qualcuno che crede di trovarsi ancora nella giungla o che alla legge della giungla vorrebbe farci tornare. Penso che non gli sarà facile: gli uomini che applicano la Legge e il popolo dirozzato, che della Legge accetta anche la severità per non tornare alla giungla, si opporranno fermamente.
VIVA LA COSTITUZIONE - VIVA LO STATO DI DIRITTO
Ad rivum eundem Lupus et Agnus venerant siti compulsi: superior stabat Lupus, longeque inferior Agnus: tunc fauce improba latro incitatus jurgii causam intulit. Cur, inquit, turbulentam fecisti mihi istam bibenti? Laniger contra timens, qui possum, quaeso, facere quod quereris, Lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor. Repulsus ille veritatis viribus, ante hos sex menses male, ait, dixisti mihi. Respondit Agnus: equidem natus non eram. Pater hercle tuus, inquit, maledixit mihi. Atque ita correptum lacerat injusta nece.
Haec popter illos scripta est homines fabula, qui ficti caussi innocentes opprimunt.

Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere nello stesso ruscello. Il lupo era più a monte, mentre l'agnello beveva a una certa distanza, verso valle. La fame però spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: "Perché osi intorbidarmi l'acqua?"
L'agnello tremando rispose: "Come posso fare questo se l'acqua scorre da te a me?"
"E' vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole".
"Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato".
"Allora" riprese il lupo "fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie". Quindi saltò addosso all'agnello e se lo mangiò.
Questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti.
MEDITATE GENTES!

08 marzo 2010

MONTA LA RIVOLTA NEL PAESE DEI DECRETI INTERPRETATIVI


La rivolta popolare contro il decreto salva-liste acquista forme e modalità inedite: nella rete la rabbia esplode in modo spontaneo con video, vignette, canzoni e fotomontaggi; nelle piazze e per le strade d'Italia si affollano cittadini di tutte le età e tendenze politiche che dicono BASTA e chiedono a viva voce il rispetto delle regole. Sembra davvero che l'ultimo strappo abbia fatto traboccare il vaso. L'attacco che prende di mira la scandalosa gestione della cosa pubblica attuata dal governo in carica con un incredibile, costante ricorso a leggi ad personam, non risparmia questa volta il Quirinale che ha avallato l'ultima lacerazione alla legge elettorale vigente, reinterpretata ad usum delphini, e neanche il maggiore partito all'opposizione, responsabile di aver praticato, finora, un'opposizione debole se non connivente.

A proposito del PD e della presa di posizione della senatrice Finocchiaro, una mia lettrice assidua, Antonella, mi chiede di pubblicare una sua riflessione accorata. Lo faccio volentieri:
Signora Finocchiaro, vorrei porle alcune domande. Spero in un modo o nell'altro risponderà, perchè queste che le pongo sono quelle che dopo la Sua intervista, molti italiani si porranno.
1) cosa vuol dire che "ora le cose cambieranno"? Perchè prima cosa facevate, invece dell'opposizione? Ci spieghi, per favore.
2) cosa vuol dire che "il Presidente è il garante"?
Di cosa? Nostro o della "maggioranza"? Cosa ha fatto per garantirci, per fermare la rovina dell'Italia, oltre a firmare immediatamente ogni squallido decreto? Oltre a dare addosso, a volte addirittura senza sentire anche la seconda campana, a chi discuteva, come suo dovere, il suo operato?
3) Cosa significa che "senza decreto si sarebbe potuta trovare una soluzione condivisa"? Non è un gioco. Le elezioni non sono un gioco. La democrazia non è un gioco. Sono state presentate liste con firme false. Sono state ammesse liste che non erano state presentate. C'è chi si candida, e per legge non lo può fare. Non si può intavolare un dialogo con chi con prepotenza, arroganza, minacce, pressioni, abuso di potere e di mezzi televisivi, infrange le regole più elementari, basilari, di una democrazia.
Ci spieghi cortesemente cosa significa per Lei, per voi, legge - democrazia - diritti - opposizione. Perchè, evidentemente, forse non intendiamo le stesse cose. Però, essendo una persona civile, democratica, educata, sono sempre disponibile a capire, ad ascoltare. Direi che (non è certamente una minaccia, ma un dato di fatto) vi conviene spiegare agli italiani prima del 28 marzo, perchè così come stanno le cose, credo avrete delle grosse sorprese elettorali. Ed anche un gran peso sulla vostra coscienza. Ci spieghi perchè isolate, criticate Di Pietro, che dice ciò che pensiamo tutti noi onesti, noi che se arriviamo in stazione dieci minuti dopo l'orario, abbiamo perso il treno, noi che se dovessimo mai fare una firma falsa andremmo in galera, noi che, con i nostri 1000 euro al mese, resistiamo nell'onestà, cosa che chi ne prende 20.000 ha il "coraggio" di calpestare. 

Questo è lo stato d'animo più diffuso tra le persone normali, che vivono con difficoltà i problemi quotidiani e rispettano la legge per principio ma anche solo per non incorrere nei suoi rigori, e poi assistono allo scempio di legalità consumato a cuor leggero e in barba a tutti da chi crede di poter impunemente fare della 'res publica' una cosa propria.
Sarà bene che almeno le forze d'opposizione (gli altri ormai sono ciechi e sordi) comincino a tenere nella dovuta considerazione il disagio e l'insofferenza montanti nel paese.

07 marzo 2010

BUTTA LA MASCHERA E DICCELO CHIARO

Per chi non l'avesse ancora capito: il popolo della libertà è solo una bella invenzione. Mi serviva questa formula per lasciare intendere che, stando con noi, può essere garantita oltre alla mia libertà - cioè fare quello che mi pare - anche quella degli altri, cioè di quanti accettano di impegnarsi a garantire il mio arbitrio.
 
So bene che i comunisti sono una minoranza sparuta e non più in grado di ferire (si fanno male da soli, fra di loro) ma il loro spauracchio mi torna sempre comodo per convincere i gonzi che, senza di me, arriverebbero a Roma i cosacchi, ad abbeverare i loro cavalli nelle fontane di piazza San Pietro.
E' evidente a tutti che non è la democrazia che mi sta a cuore, nè la libertà, nè il popolo pirla: quello che mi interessa veramente è costruire un sistema a mia misura, immagine e somiglianza, e devo dire che ci sto riuscendo alla grande.
Per molto tempo ho temuto di non farcela: il presidente della repubblica sempre con la Costituzione in mano, a vedere se i miei decreti d'urgenza erano coerenti con quelle norme anacronistiche; non capiva, poveretto, che erano quei precetti che intendevo tenacemente demolire ma dovevo farlo in modo graduale e senza molto allarmare.
L'opposizione mi ha fatto sempre un baffo da quando ho capito che avevano capito qual era il mio progetto:
molti li ho conquistati alla mia causa con la promessa di farli entrare nell'entourage, altri con minacce e ricatti li ho tenuti buoni per evitare il peggio, altri ancora, illusi, pensano che democraticamente e col voto riusciranno ad avere il soppravvento. Più di tutti mi hanno preoccupato questi giudici del c...., che sono quasi riusciti a mandare all'aria il mio piano ripescando nel mio passato di grande imprenditore di successo tutte le violazioni della legge necessarie alla mia affermazione (come se non sapessero che non si costruisce una grande impresa dal nulla, nel rispetto della legge); ma non pensavano, poveretti anche loro, che le leggi le faccio io e il mio parlamento le vota, tiè! Adesso se la vedranno col processo breve, col legittimo impedimento, con la mia legge sulle intercettazioni, con tutti i lodo di questo mondo che sarò in grado di mettere in campo con le firme della premiata ditta Alfano-Chedini. 

Per ultimo, hanno tentato lo smacco di escludermi dalla competizione elettorale nelle regioni Lazio e Lombardia, me che sono il capo incontrastato, unico e indiscutibile del popolo della libertà. Non l'avessero mai fatto! Mi hanno dato l'opportunità - consulente la massima carica istituzionale, ma ancora per poco - di scoprire il decreto interpretativo (c'è sempre qualcosa da imparare, lo ammetto) col quale diventa una bazzecola reinterpretare a proprio uso e consumo le leggi che al momento non possono essere modificate. Adesso vedranno come mi servirò di questo incredibile strumento (la bacchetta magica che mi mancava) per reinterpretare - ipso-facto - tutto quanto in questo paese c'è da reiterpretare per decreto. Sarà reinterpretabile quella brutta carta costituzionale? Lo chiederò al mio Ghedini, anzi gli telefono subito! Alfano mi dirà senz'altro di no, lo conosco.
I giornali della sisnistra possono continuare a sbraitare quanto vogliono, le bocche di fuoco in mano mia (TV e giornali) sono sempre in grado di farne scempio, specie dopo che ho chiuso la bocca ad alcuni spaventapasseri della TV di Stato.
A questo punto potrò affermare con forza e senza tema di smentita di essere diventato il capo del partito universale dell'amore.

Adesso sapete tutti da dove vengo e dove sono arrivato!

06 marzo 2010

DECRETO FATTO: schiaffo finale al diritto e alla legalità

All'art.2 si stabilisce che ci sono 24 ore di tempo, a partire dall'accettazione delle liste, per sanare le eventuali questioni di irregolarità formale. Ma una norma transitoria stabilirebbe che - solo ed unicamente per quanto riguarda le elezioni regionali che si terranno in Lazio e Lombardia - le 24 ore decorrono non dal momento di accettazione delle liste, ma da quello di attuazione del decreto. Infine, nell'art.3 si stabilisce che con ogni mezzo di prova si potrà dimostrare di essere stati presenti nell'ufficio competente al momento della chiusura della presentazione delle liste (Sarà valida anche la dichiarazione personale?).

Dopo lo scandalo del riciclaggio, quello dei grandi eventi, le notizie false in tv sul processo Mills, il processo sulla trattativa tra Stato e mafia, la chiusura delle trasmissioni di approfondimento della Rai, arriva il Decreto interpretativo. Il governo, cioè, con un decreto ad hoc, che chiama "interpretativo" entra a gamba tesa a partita iniziata e riformula le regole del gioco valevoli solo per Lazio e Lombardia per consentire l'ammissione alle elezioni di liste che erano state escluse per gravi vizi di forma e di sostanza. E questo mentre sono ancora in corso presso i Tribunali amministrativi  interessati gli esami dei ricorsi presentati.

Da quando si vota in Italia ci sono sempre state liste escluse dalla competizione per il mancato rispetto delle norme vigenti, sono state presentate istanze e ricorsi e, alla fine, i partiti hanno sempre accettato il responso finale. Da questo momento non è più così: un governo e una maggioranza che in ogni loro atto dimostrano di avere "la legge in gran dispitto", hanno inondato il parlamento di decreti d'urgenza, hanno piegato le leggi ai desiderata personali del premier, hanno alimentato bande di criminali lanciandole all'arrembaggio senza regole e ritegno, hanno dimenticato di guardare alle condizioni e bisogni del paese, che dicono di governare, perchè assorbiti dalle loro privatissime faccende e impellenze, hanno abituato gran parte dei loro proseliti a fare come meglio gli aggrada (tanto comandiamo noi e le leggi sono nostra prerogativa, in nome del popolo sovrano) adesso salvano per decreto le liste amiche (conta la sostanza). Per i "nemici," invece, tutti i cavilli formali tornano utili.
Mi dispiace soltanto che il Presidente della Repubblica avalli questo misfatto anche se posso comprendere le considerazioni che lo spingono in tale direzione.  Ma a colpi di piccone si può distruggere un palazzo, qui abbiamo all'opera un carro armato tenacemente impegnato a distruggere la casa comune.
Quello che stiamo vivendo in Italia è uno dei momenti più oscuri della nostra storia repubblicana. E la colpa non è solo di Berlsuconi, del Pdl, della maggioranza. È anche colpa nostra che lo abbiamo consentito. In qualsiasi paese democratico e civile del mondo, per una minuscola porzione di quello che accade qui sarebbero tutti a casa, a nascondersi per la vergogna.  
Fino a quando saremo disposti a tollerare?

Cosa accadrà da qui in avanti è imprevedibile, ma io non mi aspetto nulla di buono.

05 marzo 2010

RISPONDO AD UNA MAIL A PROPOSITO DI LEGALITA'



Ringrazio Maurizio per avermi passato un'incredibile notizia che ha letto prima di me pur vivendo lui a 1400 chilometri da Favara ed io solo a poche decine. 


Me ne parla come di un fatto a cui io darei scarsa importanza.

"Carissimo,
nel tuo blog, vorrei che venisse posto e discusso con serenità, l'allucinante episodio dell'Alberghiero di Favara, dove gli studentelli sciocchi hanno preso a sassate dei poliziotti che erano in Istituto per spiegare cosa viene inteso per legalità e come raggiungerla e mantenerla.
E' proprio inutile parlare ed evidenziare più che giustamente ogni presunto episodio di malaffare, quando oggi come oggi succedono episodi di malavita perfino in una scuola superiore.
Gli insegnanti dove sono? Cosa insegnano? Perchè non fanno il loro lavoro di educatori?
Ed ecco che torniamo al problema. Gente pagata con i soldi prelevati anche dal mio portafoglio che non rendono in insegnamento ed educazione probabilmente per incapacità ed ignoranza.
Fossi io il ministro della pubblica istruzione (per fortuna che non lo sono) chiuderei, dall'oggi al domani, quella scuola, così insegnanti incapaci e studenti stupidi e gradassi potrebbero andare a zappare la terra (invece di far sfruttare dei poveri immigrati).
E' uno sfogo il mio, perdonami, non voglio assolutamente offendere nessuno, ma l'amarezza mi ha lasciato triste e perplesso. Questo episodio, probabilmente, potrebbe succedere anche in altre luoghi.
Povera la nostra bella, dolce, cara Italia. Politici incapaci, incapaci perfino di procurarsi le sedie su cui giacere, nullafacenti per almeno una legislatura.
Ciao, Maurizio"
La Stampa: Lezione di legalità a Favara, i ragazzi assaltano la polizia 

Viviamo, caro Maurizio, in una realtà rovesciata, e il peggio forse non l'abbiamo ancora visto.
La cittadina di Favara è nota per i suoi gravi problemi socio-economici e per i fatti di criminalità ivi succedutesi nel tempo (è tornata alla ribalta della cronaca solo poche settimane fa in seguito al crollo di un'abitazione fatiscente che ha sepolto due bambine, Chiara e Marianna, i funerali delle quali il Vescovo di Agrigento non ha voluto presiedere per protesta contro l'insipienza della politica: 56 alloggi popolari ultimati da tempo, mai assegnati, danneggiati dai vandali e lasciati al degrado). 
Io non conosco la situazione della scuola in quel centro e neanche il livello di preparazione e di sensibilità alla legalità del corpo docente di quell'istituto. Mi auguro soltanto che sappiano identificare quei giovani e prendere seri provvedimenti nei loro confronti, oltre ad avviare un intenso programma di rieducazione anche nei confronti delle loro famiglie. Da lì, infatti, bisogna ripartire, caro Maurizio, per ricostruire la condizione essenziale di civile convivenza e di rispetto della legalità.
Non condivido invece quella frase in cui affermi: "E' proprio inutile parlare ed evidenziare ogni presunto episodio di malaffare, quando oggi come oggi succedono episodi di malavita perfino in una scuola superiore".
Vorrei che riflettessi sul fatto che la scuola è specchio della società e dell'ambiente in cui è inserita. Se il mondo politico, economico, ecclesiastico dessero esempi e modelli sempre positivi, non sarebbe malaccio! Purtroppo gli esempi e i modelli che abbiamo sotto gli occhi fanno presagire che il peggio ancora dobbiamo vederlo!


Comsentimi, Maurizio, siamo nella m.... fino al collo, come mostravo visivamente in un post di qualche tempo fa. A permetterci di respirare ancora sono la responsabilità e il senso del dovere di tanti oscuri cittadini, fra questi non pochi poliziotti e insegnanti che, per quattro soldi, nonostante tutto cercano di assicurare alla giustizia bande di criminali e alla società civile piccoli delinquenti.
Ma ti assicuro, è una fatica improba: il vento soffia in senso contrario!

UN BLOG CHE CHIUDE - UNA VOCE CHE SI SPEGNE

Caro Massimo, non ti conosco personalmente ma come esponente della CGIL a Sciacca e in provincia di Agrigento. Dal tuo blog traspira fortissimo il tuo amore per la città natale, per le persone che nel tempo l'hanno onorata con la loro opera, per quanti non ci sono più e che tu ricordi con immutato affetto. Il tuo blog mi ha permesso di rivisitare momenti, situazioni e personaggi, anche ambigui, di Sciacca e non solo. L'ho trovato, però, sempre animato dal desiderio di contribuire a migliorare la situazione socio-economica di questa città che ha tutte le condizioni naturali e infrastrutturali per diventare un polo turistico notevole, solo che ci fossero gli uomini capaci di farla decollare. Sciacca è la città in cui vivo, che anche a me sta molto a cuore da quando ci ho frequentato il Liceo Fazello, ci sono tornato come insegnante e da otto anni ci risiedo. Anch'io, come te, nutro il sogno di vederla presto in grado di risolvere i suoi annosi problemi.

Per questo ti consiglio di soprassedere sulla decisione di chiudere il tuo blog: cambia ritmo nella pubblicazione dei post, non inseguire necessariamente i fatti del giorno, proponi spunti di riflessione, ma non chiudere. Non fare della tua una voce che si spegne. Le nostre "voci nel deserto" hanno ancora qualche buona ragione per esserci nella babele insopportabile di un'informazione telecomandata, e qualche orecchio attento che le ascolta.

03 marzo 2010

MA I GIORNALISTI A SCHIENA DRITTA CI SONO ANCORA, PER FORTUNA!

 ... e questo blog continuerà a dare voce e spazio alle loro iniziative.

Questa mattina nel mio post L'INVOLUZIONE DELL'INFORMAZIONE TELEVISIVA IN ITALIA mettevo a confronto alcuni video in memoria di Biagi e Montanelli con gli editoriali di un tal Minzolini.
Onore dunque a Montanelli e a Biagi che sono morti in piedi ma grazie a quanti, seguendono le orme, riscattano questo Paese dalla vergogna e dalla barbarie in cui sembra appiattito. Quelli che seguono sono alcuni degli interventi che si sono susseguiti ieri sera nel sit-in a via Teulada contro la censura tv. E ci dicono che non tutto è perduto finchè ci restano giornalisti a schiena dritta, che credono nel loro lavoro, che ne conoscono la funzione e l'importanza e che non sono disposti a farsi mettere i piedi sul collo.











E grazie a questi giovani, costituenti la Compagnia Teatrale Musicale chiamata Voci nel deserto, che meritano di essere ascoltati per la freschezza delle loro performance.
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L'INVOLUZIONE DELL'INFORMAZIONE TELEVISIVA IN ITALIA ATTRAVERSO 3 + 6 VIDEO ILLUMINANTI

Dopo l'ennesima falsificazione del TG1 che ha trasformato la prescrizione sul caso Mills in assoluzione, torna prepotente il ricordo e la nostalgia di giornalisti veri, e vengono in mente le belle figure di Enzo Biagi e Indro Montanelli dei quali porto all'attenzione dei miei amici i tre video che seguono.





Oggi, decisa la chiusura per un mese dei programmi di approfondimento sulla RAI, se non vogliamo cascare su Fede siamo nelle mani del Minzolini di turno che ci delizierà da par suo con le sue scodinzolinate. I video che seguono sono un esempio luminoso di giornalismo di regime che nasconde o manipola le notizie scomode al Governo.
Secondo gli stessi giornalisti RAI, Minzolini deve comprendere "qual è il compito del direttore di una testata del servizio pubblico, tenuta a raccontare e rappresentare, con tutti i punti di vista, i fatti che hanno rilevanza nella vita del Paese. Un impegno che mai può venir meno e mai può permettersi di tacere notizie o impedire una loro corretta e completa lettura". Ma lui non ha ancora capito che il TG1 è la principale testata del servizio pubblico RAI, pensa che sia proprietà del suo padrone, come TG4. Qualcuno dovrà pure spiegargli che se sopportiamo Fede non possiamo accettare le minzionate sul TG1.
Editoriale d'insediamento di Augusto Minzolini


L'editoriale di Augusto Minzolini su gossip - 22 giugno 2009

Minzolini su Manifestazione per libertà di stampa - 03.10.09

Augusto Minzolini su deposizione Spatuzza - 11.12.2009

Minzolini su Craxi: "Ricordarlo da subito come uno statista"

Minzolini su intercettazioni, Bertolaso - 18.02.2010

02 marzo 2010

LE PAROLE DEI POETI PIUTTOSTO CHE I COMIZI


Mentre la RAI (servizio pubblico pagato da noi col canone) chiude gli spazi di approfondimento a vantaggio di una propaganda elettorale incontrollata e a reti unificate e i Minzolini scodinzolano impunemente e il parlamento si accinge a varare una serie di norme per evitare al premier di ottenere giustizia alla stregua degli altri cittadini, cento poeti italiani, giovani e meno giovani, famosi e sconosciuti, levano alta la loro voce contro la rimozione della memoria repubblicana, della cultura e della poesia nella società telecratica italiana.

Calpestare l’oblio è stata una grande operazione che dal web si è tradotta in acceso dibattito sulle principali testate giornalistiche italiane ed in un’assemblea nazionale dei poeti, che si è tenuta l’8 gennaio del 2010 al BebadoSamba di Roma.

Calpestare l’oblio vuol dire che i poeti italiani del Duemila non intendono più restare in silenzio di fronte allo sfacelo culturale del proprio Paese, sfacelo che se può essere definito sinteticamente berlusconismo, più propriamente è la Storia del trentennio dell’interruzione culturale e della colonizzazione televisiva della società italiana. Contro questo Trentennio di interruzione culturale i poeti di Calpestare l’oblio si ribellano. Essi dicono anche che l’ideologia della separazione è finita e reclamano il proprio diritto alla cittadinanza nella Polis del dibattito politico e culturale.

Io qui propongo i versi di uno dei meno noti tra questi poeti perchè mi hanno colpito profondamente; si tratta de Il risveglio di Angelo Ferrante.

Sarà una polvere di versi a seppellire
questo tempo marcio, incivile, che uccide
il vero della vita, e nel suo fluire
tra danaro, potere, indifferenza, irride
quel poco di pensiero che resiste.
Sarà pàtina, strato, a far fiorire
lemmi rigonfi d'ira, che la triste
faccia dell'ignoranza vorrebbe azzerare.
E si son dati, i servi, al migliore
del mercato, al più ricco, al più arrogante,
pestifero profeta del nulla, venditore
di vuote immagini, falso amante
di un’uguaglianza sempre più ineguale.
E parlano, sbraitano, strepitano,
in preda ad un delirio che fa male,
offendendo la vita, l'etica, la più banale
idea di dignità, di sé e degli altri. Verrà
il tempo, presto, di un nuovo decoro.
E questo è certo come certo è il vero.
La polvere dei versi perderà
molte scorie. Brilleranno di oro puro
le parole, tutte, di una nuova poesia
ritornando alla luce dalla cloaca
di questo tempo infame che le affoca.
Sveglia, allora, poeti. Lungo è stato
il sonno che ha sepolto nell’oblio
ciò che abbiamo pensato e cancellato.
È tempo di cantare. Nell’urlo
scomposto e sconcio di questa babele
che ci sovrasta, è tempo, ormai, di uscire
allo scoperto. Troppo amaro è il fiele
che intossica la forza del sentire.
Libertà. Dignità. Basta subire.
Tacere ancora è un po' come morire…


Di questo componimento mi colpisce l'analisi puntuale e severa della realtà
"E parlano, sbraitano, strepitano,
in preda ad un delirio che fa male,
offendendo la vita, l'etica, la più banale

idea di dignità, di sé e degli altri" e la certezza manifesta di un riscatto possibile
"Verrà il tempo, presto, di un nuovo decoro.
E questo è certo come certo è il vero."

Il tutto ponderato in una misura ritmica matura e consapevole.

Perciò, amici, vi consiglio di scaricare il prezioso volumetto da qui > Calpestare l’oblio, di leggerlo e farlo circolare.

01 marzo 2010

INTERVISTA VOLANTE A VITO BONO, SINDACO DI SCIACCA

Questa mattina ho incontrato per Via Cappuccini il Dottor Vito Bono, Sindaco democratico di Sciacca. Come ha sempre fatto, va a piedi da casa fino all'edicola Coco per prendere i giornali e si ferma a parlare con tutti, come un qualsiasi cittadino. Gli ho chiesto un'intervista volante per il mio blog sui problemi della città e sulle difficoltà che incontra chi l'amministra. Si è dimostrato disponibile e ne è nato questo confronto che riporto liberamente.
Alla domanda - "Quali sono le difficoltà che un sindaco proveniente dal mondo delle professioni incontra nell'amministrare una città come Sciacca? - mi ha risposto che chiunque si trovi a fare questa esperienza vive le stesse difficoltà: la burocrazia che fa marcire i problemi, la scarsa collaborazione dei dipendenti comunali, il bilancio in deficit che non consente neanche l'ordinaria amministrazione. Se per qualsiasi intervento, anche per la potatura degli alberi un sindaco è costretto a ricorrere alle conoscenze personali, ad affittare il cestello necessario per l'intervento, si capisce come sia difficile programmare interventi straordinari per far fronte alle frane, per rispondere alla crisi dell'agricoltura, della pesca ecc.
Poi gli ho chiesto come si spiega che cittadine turistiche del centro-nord conservano ancora il loro decoro e garantiscono servizi efficienti. Mi ha risposto che qui, noi, siamo come una famiglia oberata dai debiti, che alla fine del mese non riesce a far quadrare il bilancio, neanche a far fronte alle spese di prima necessità. "I cittadini dovrebbero capire in quale situazione d'emergenza ci troviamo ad operare". Inoltre i parlamentari, a causa dell'attuale legge ellettorale (da cambiare al più presto) hanno abbandonato ogni rapporto con le comunità che dovrebbero rappresentare perchè sanno che la loro elezione discende dall'alto.
Alla domanda se la Regione potrebbe intervenire concretamente per affrontare i problemi straordinari quali le frane, il degrado di alcuni quartieri, la viabilità, mi ha risposto che "sono più indebitati di noi".
Dalle sue parole traspare un profondo scetticismo e alla mia domande se si ricandiderebbe alla fine di questo mandato, mi ha risposto che ogni buon cittadino prova a fare qualcosa per il comune in cui vive, lui questa esperienza la sta facendo e a otto mesi dal suo insediamento è in grado di dire che alle attuali condizioni non riproporrebbe più la sua candidatura.
Poi con amarezza aggiunge che i sindaci, in un Paese in grave disfacimento, sono rimasti l'ultimo baluardo inerme in trincea, alla difesa di uno Stato che fa acqua da tutte le parti e sono con le mani legate. 
Giunti in prossimità di casa sua mi rendo conto che adesso inizia la sua giornata di lavoro al servizio della città e lo saluto - "Auguri Signor Sindaco e grazie per la sua grande disponibilità e per essere rimasto la persona semplice e affabile di sempre".

28 febbraio 2010

PRIMO MARZO CON GLI STRANIERI PER UN PAESE CIVILE

Primo Marzo 2010 Sciopero degli stranieri
Stranieri non tanto dal punto di vista anagrafico, ma perché estranei al clima di razzismo che avvelena l'Italia del presente. Autoctoni e immigrati, uniti nella stessa battaglia di civiltà.

Una Gioconda di colore per protestare contro il razzismo in Italia


Un manifesto contro il razzismo 

FIRMA L'APPELLO DI SOS RAZZISMO

Primavera Antirazzista

Articolo 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoii di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

27 febbraio 2010

ANCHE PER QUESTE RAGIONI OGGI SAREMO COL POPOLO VIOLA!

Alterare l’informazione prendendo possesso dei media vuol dire disinformare metodicamente i cittadini, che voteranno senza sapere per chi votano e per cosa. Il vero attacco alla sovranità del popolo, sbandierata dal presidente del Consiglio, è qui. (Barbara Spinelli su Il Fatto Quotidiano)

Pensate come sarebbero felici gli studenti se la prescrizione valesse anche a scuola. Hai preso 2 ma è stato tempo fa, era ottobre ormai è di nuovo estate, passa pure. Il meccanismo è questo: l'avvocato Mills è colpevole di corruzione, ci sono tutte le prove e c’è anche chi lo ha corrotto dato che sempre quando corre denaro c'è chi lo riceve perché c'è chi lo dà. Però è stato corrotto qualche settimana prima della fine del vecchio quadrimestre, hanno dimostrato eserciti di avvocati opportunamente ingaggiati dal corruttore (che col corrotto è in combutta). Quindi come non detto. Avete violato la legge ma il tempo della punizione è scaduto. (Concita De Gregorio su L'Unità)

Senza tre leggi ad personam, fatte apposta per lui e per Cesare Previti, ieri Silvio Berlusconi sarebbe stato  prelevato dalle forze dell’ordine e accompagnato a San Vittore per scontare la pena dopo la condanna definitiva per corruzione giudiziaria di David Mills. Stessa sorte sarebbe toccata, con le opportune procedure di estradizione, per il legale (si fa per dire) inglese. (Gomez e Travaglio su Il Fatto Quotidiano  )

Ma ricomincia la solita solfa: il livore di Berlusconi contro i magistrati è inestinguibile. Dopo la prescrizione stabilita dalla Cassazione per Mills, che resta comunque un falso e corrotto testimone a favore del Premier, ha dichiarato "La sovranità non è più del popolo, ma è dei pm". E via con la tiritera: la riforma della giustizia "la facciamo. Non credo che piacerà molto ai talebani dentro la magistratura. Per fortuna la grande maggioranza dei giudici non appartengono a questa banda di magistrati talebani. Ma che questi magistrati talebani esistano, che siano molto forti e che intervengano con propositi eversivi nella vita democratica, è una realtà assolutamente incontrovertibile". Il segretario dell’Anm Cascini ha chiesto “alle istituzioni di reagire” "Basta insulti e aggressioni". "Ormai - commenta Cascini - non si contano più le ingiurie. Noi invitiamo tutti a rispettare le decisioni dei tribunali italiani, si possono criticare le sentenze ma non è ammissibile continuare in questa escalation di insulti e aggressioni. Le sezioni unite della Cassazione hanno confermato l'impianto delle decisioni del tribunale e della corte d'appello di Milano, e sono la dimostrazione piena che non c'è stata alcuna persecuzione o manovra politica". Quella messa in atto da Berlusconi è una "escalation di insulti e aggressioni che non è ammissibile continuare. L'ultima uscita del premier "richiede un sussulto di indignazione da parte di tutte le persone rispettabili". L'Anm non ha dubbi: "il male dell'Italia sta nella gravissima corruzione della politica e della pubblica amministrazione e non certo in magistrati che facendo in solitidine il loro dovere individuano i responsabili di tali crimini".

E tutto questo un giorno dopo il monito del presidente della Corte Costituzionale, Francesco Amirante, in riferimento indiretto alla bocciatura del lodo Alfano. "Quando si delegittima un’istituzione, a lungo andare, privo di istituzioni rispettate, un popolo può anche trasformarsi in una massa amorfa". Nel tradizionale incontro con la stampa seguito all'inaugurazione dell'anno giudiziario ha ribadito che la Corte "non ha orientamento politico". E ha spiegato: "Quando una Corte o un Tribunale costituzionale dichiara l’illegittimità di una legge non compie nulla di strano, o peggio di illegittimo, ma emette una decisione che rientra nello svolgimento del principale dei suoi compiti istituzionali. Forse ora la vera bizzarria potrebbe consistere nel meravigliarsene".

Io mi chiedo e vi chiedo: 
  • Come fa un presidente del Consiglio a definire "talebani" i giudici che compiono il loro dovere, nel giorno poi del grave attentato a Kabul costato la vita a 17 persone, tra cui Pietro Antonio Colazzo, Consigliere diplomatico della nostra Ambasciata? 
  • Chi agisce in questa vicenda con propositi eversivi? Chi è 'l'impunito' che crede gli Italiani incapaci d'intendere e di volere?
  • Come si fa a non tenere in considerazione il monito del presidente della Consulta di un giorno prima "Quando si delegittima un’istituzione, a lungo andare, privo di istituzioni rispettate, un popolo può anche trasformarsi in una massa amorfa"?

ANCHE PER QUESTE RAGIONI OGGI SAREMO COL POPOLO VIOLA!

26 febbraio 2010

NOI STIAMO COL POPOLO VIOLA

L’unica bella notizia degli ultimi anni è il popolo viola, spero che le prossime manifestazioni siano ancora più massicce e visibili. Se si ribellano i ragazzi, non tutto è perduto. (Giorgio Bocca)

In piazza domani ci saranno delegazioni di lavoratori della ThyssenKrupp, dell’Alcoa, dei call center, rappresentanti di Articolo 21 e poi esponenti politici di tutta l’opposizione di centrosinistra tranne l’Udc, ma soprattutto tanta gente comune. Gli argomenti ruotano intorno alla difesa della Costituzione, in particolare agli articoli 1, 3 e 21, quelli relativi alla libertà individuale, d’espressione e dei diritti fondamentali. Per dire la nostra su quanto accade nel Paese: un Parlamento bloccato a risolvere i problemi personali del premier e che non si occupa dei problemi dei cittadini, tra i quali naturalmente in primo piano le questioni del lavoro e della libertà di informazione. La protesta di sabato a piazza del Popolo si trasferirà domenica all'Aquila per sostenere con le carriole la lotta dei cittadini per i necessari interventi nel centro storico.

L’Associazione Nazionale Partigiani aderisce alla manifestazione 
Il saluto del Segretario della CGIL Epifani
La Flc-Cgil aderisce: per una Italia piú libera
De Magistris in piazza con il popolo viola
Camilleri, Hack, Flores d’Arcais: “No all’illegittima impunità
L’adesione di Articolo21
Il popolo viola riprende la parola 
Luttazzi: Berlusconi sa bene che le sue debolezze lo aiutano, è una tecnica americana 

25 febbraio 2010

SI PENSI A METTERE IN SICUREZZA IL TERRITORIO! POI IL PONTE?

Pubblico per intero l'appello di Libertà e Giustizia  per sottolineare una proposta di buon senso che già, nel mio piccolo, avevo anticipato nel post PONTE SULLO STRETTO: PER COLLEGARE 2 REGIONI IN UNA SOLA FRANA? 
L'appello ha già raccolto, nell'arco di due giorni, 2400 firme. Ti invito ad aggiungere la tua per chiedere che venga avviato un Piano di prevenzione e difesa del suolo di cui il Paese ha urgente bisogno. La realizzazione del Ponte, se pure dovrà farsi, può attendere.
Appello di Libertà e Giustizia, 23-02-2010
Partiamo dall’ultima che ha detto Guido Bertolaso, capo del Dipartimento della Protezione civile. Segnatevi queste parole molto importanti: “Arriveranno i soldi per consentire ai sindaci gli interventi urgenti, ma non dobbiamo illudere nessuno; il danaro non basta per mettere in sicurezza il territorio”. Lunedì 22 febbraio 2010, frazione Janò di Catanzaro. Sì, parole importanti pronunciate subito dopo un sopralluogo ad una delle innumerevoli situazioni di crisi. Dunque, il danaro non basta per mettere in sicurezza il territorio italiano sconvolto dalle frane e irrimediabilmente sfregiato dalla speculazione. Non basta. Non c’è proprio. E Bertolaso lo dice. Anzi, tiene a sottolineare che lo sostiene da anni. Ad un certo punto le immagini dei tg mostrano il ministro per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, accanto a Bertolaso. Anch’ella in missione nelle zone franose. Il ministro ha rincarato la dose: si parla – è il concetto – di emergenza mentre abbiamo bisogno di prevenzione. E, dunque, di ingenti risorse finanziarie.
Il fatto che ci sia necessità di ingenti risorse finanziarie lo ha ricordato in questi giorni un rapporto di Lega Ambiente. Che ha fornito un dato allarmante: in Italia il territorio è quasi totalmente a rischio idrogeologico, con ben 5.581 comuni, pari al 70 per cento del totale, che si trovano a potenziale rischio elevato. Di quanti soldi pubblici ci sarebbe bisogno? C’è chi ha quantificato una somma minimale di due miliardi di euro ogni anno per 12 anni. Insomma: 25 miliardi di euro. Allo scopo di scongiurare – se si fa in fretta – l’accadere di nuove “Giampilieri”, di altre “Maierato” o di altre “San Fratello”, ci vuole, appunto, un grande piano di prevenzione. Parole dell’onorevole Prestigiacomo, per rimediare al disastro di decenni che si può riassumere nel giudizio di Bertolaso: “Non è colpa della pioggia, si sono costruiti edifici dai piedi d’argilla senza chiedere preventivamente ai geologi”.
I grandi movimenti franosi riguardano l’intero territorio nazionale ma la Sicilia e la Calabria ne sono particolarmente colpite. Le due Regioni che dovrebbero ospitare le due grandi zampe del Ponte sullo Stretto a campata unica. Ecco, l’interrogativo si impone automaticamente. Perché uno Stato che non dispone di grandi riserve, indebitato sino al collo, quasi il doppio dei parametri consentiti (il 60% del rapporto tra deficit e prodotto interno lordo) dal Trattato di Maastricht sulla moneta unica, dovrebbe destinare miliardi  di euro per la costruzione del Ponte piuttosto che dirottarli sulla prevenzione del territorio e per altre infrastrutture urgenti? L’investimento per il Ponte, secondo le ultime stime del dicembre 2009, è indicato in 6.349.802.000 di euro. Il 40%, pari a 2,5 miliardi di euro, dovrebbe essere coperto da risorse della società (la Stretto di Messina, s.p.a. in larga maggioranza in mano ad Anas) e con “contributi in conto impianti”; il 60% coperto da finanziamento sul mercato internazionale, senza garanzie da parte dello Stato. Ma, intanto, da dove arriveranno i soldi pubblici destinati al Ponte? Il governo ha già deciso di stornare 1,3 miliardi dal Fondi Fas (per le aree sottoutilizzate). Una decisione clamorosa visto che la Calabria e la Sicilia si trovano sotto una delle più micidiali emergenze idrogeologiche. Altrimenti, bisogna concludere che Bertolaso e Prestigiacomo parlano a vanvera. E sarebbe molto grave.
Le polemiche sulla costruzione del Ponte sono note. Come lo sono le forti contrarietà espresse anche da esponenti della comunità scientifica, da amministrazioni locali e autorità statali. La Corte dei Conti, per esempio, pur non entrando nel merito dell’adeguatezza del progetto sotto il profilo tecnico-amministrativo e delle risorse quantificate per il progetto e la realizzazione,  ha espresso in una recentissima sentenza alcune considerazioni su punti che “hanno mostrato significativi elementi di criticità”. Che sono: le stime del traffico sul Ponte che sembrano in forte diminuzione, la necessità di un’azione costante di verifica sugli “aspetti di fattibilità” anche alla luce degli sviluppi tecnologici, una “valutazione attenta” degli aspetti ambientali e l’”anomalia” sulla riutilizzazione di somme liquide versate dall’ex Fintecnica e che vengono destinate a “finanziare spese correnti”. Insomma, sia pure con prudenza, emergono dubbi e richieste di chiarimento rilevanti.
L’unica decisione, in questa fase storica, sarebbe quella di bloccare quell’informe cantiere che il 23 dicembre è stato aperto in sordina (forse per vergogna) nei pressi di Cannitello, sul versante calabrese, spacciandolo per la “prima pietra” del Ponte. È la proposta che “Libertà e Giustizia” si sente di avanzare al mondo politico, alla comunità scientifica, agli amministratori, agli imprenditori, al mondo accademico e culturale dell’intero Paese. Si dia vita, non al Ponte, ma a quel Piano urgente di prevenzione e difesa del suolo di cui il Paese ha bisogno. Quel Ponte, altrimenti, crescerebbe sui “piedi di argilla” ricordati da Bertolaso. Anche ammettendo che possa essere una delle meraviglie del mondo (ipotesi, peraltro, discutibile), il Ponte esalterebbe il disastro del famoso “sfasciume pendolo” di cui scrisse Giustino Fortunato. La prima pietra del Ponte gettiamola in mare prima che ci cada sulla testa.

23 febbraio 2010

IL RE DI PANDORA

Immaginate un criminale incallito, un ladro patentato o un pluriomicida che, sfruttando la rendita di posizione raggiunta attraverso le sue nefandezze, non solo riesca a farla in barba alla giustizia ma anche a diventare re di Pandora (parlo come vedete di un'ipotesi fantasiosa) e si circonda del peggio che il Paese gli mette a disposizione e ne conquista la fiducia. 
Ad un certo punto, però, sentendo traballare il proprio sistema di potere, decide che i gravi crimini contro lo Stato e contro la società debbano essere rigorosamente perseguiti e puniti: i ladri devono essere condannati a pene non inferiori a 10 anni di prigione; i corrotti e i corruttori devono avere l'ergastolo; i pluriomicidi, la pena di morte.

Cosa pensate che direbbero i pandoriani che l'avevano messo sul trono a furor di popolo? E gli accoliti che l'hanno accompagnato nella strepitosa carriera?
Se lo prendono sul serio diranno: Questo è matto! Pensa di applicare una legge più rigorosa contro se stesso e contro di noi per scavarsi e scavarci la fossa?
Altri penseranno: E' troppo furbo! Vedrai che distinguerà fra rubare per dar da mangiare ai figli (reato gravissimo) e rubare nell'interesse di Pandora (giustificato); uccidere per gusto personale (violenza gravissima) e uccidere per tappare la bocca a chi può mettere in crisi Pandora (giustificato); corrompere e lasciarsi corrompere per ottenere un piccolo, normale diritto (reato gravissimo); corrompere e lasciarsi corrompere per garantire solidità al gruppo di potere che opera nell'interesse di Pandora costituendo una forte rete di relazioni (giustificato).
Qualche ingenuo, invece, penserà: Finalmente si ravvede, donerà tutto il maltolto ai poveri, lascerà le leve del potere, accetterà di espiare le sue colpe e si dedicherà, novello San Francesco, ad aiutare gli umili e i deboli, nella speranza di ottenere, con quello dei pandoriani, il perdono di Dio.

Voi, invece, amici miei, come giudichereste una decisione tanto grave per Pandora, presa a cuor leggero dal suo monarca?

21 febbraio 2010

QUESTA L'ITALIA CHE CI PIACE RICORDARE E CANTARE

Il festival di Sanremo è finito, M il festival di Sanremo!
Dopo l'esito prevedibile ma ugualmente sconcertante di Sanremo 2010, voglio proporre alla vostra attenzione questa triade per ricordare la nostra Italia vera e la musica che la fa grande nel mondo.
Adesso capisco perchè i veri cantanti, quelli che hanno doti canore ma, anche, testa e cuore, rifuggano da quel mondo di lustrini e cartapesta, falso e venduto. 








A Malika Ayane e a tanti altri artisti che hanno voce per cantare e idee da mettere in musica, dico: tenetevi lontani da quel palcoscenico che sembra fatto apposta per fare business, alimentare gossip e premiare ciò che va buttato nella spazzatura.

20 febbraio 2010

IL PAESE FRANA? "Nearer, My God, to Thee"


Oggi non voglio mettere insieme nulla di mio, sono attratto totalmente da questa splendida pagina di Ottavio Olita su Articolo21, Il Paese frana? "Italia amore mio" che sintetizza magistralmente la realtà, e voglio pubblicarla per intero nel mio blog.
<- Distribuzione dei fenomeni franosi in Italia
Il messinese e il vibonese stanno diventando il simbolo della distanza abissale che ormai si è
costruita tra l’Italia reale e quella che il governo ama tanto rappresentare. Mentre il Paese frana e scivola a mare, invece di provvedere a intervenire con urgenza per sanare il territorio, impedire altre pericolose speculazioni, ricostruire, esecutivo e maggioranza continuano ad insistere sulla costruzione del ponte sullo stretto. Le due stesse regioni che urlano a gran voce la loro richiesta di aiuto vengono sbeffeggiate dal centrodestra che sa soltanto brandire la promessa di una di quelle cosiddette grandi opere che accentueranno i già gravi problemi dei territori, invece di risolverli. E' la logica del colpo di scena, della spettacolarità, dell’immagine ad uso televisivo, al posto dei sempre più  necessari lavori sul lungo e lunghissimo periodo. Un po’ come è successo per L’Aquila e per il G8 a La Maddalena, salvo poi a non riuscire ad impedire i meccanismi aberranti che stanno all’origine del mancato rispetto delle regole, o, peggio, a favorirli di fatto, con le sollecitazioni a fare in fretta.
Solo chi vuol essere politicamente cieco e sordo può far finta di non capire che l’allarme lanciato dal Presidente della Corte dei Conti, davanti al Capo dello Stato e ai presidenti di Senato e Camera sulla diffusione e l’aumento della pratica della corruzione, non riguardi il funzionamento del rapporto tra pubblica amministrazione e appalti. Cecità e sordità perché la denuncia è stata molto netta e chiara e pronunciata esattamente 18 anni dopo l’esplosione di tangentopoli con l’arresto del ‘mariuolo’ Chiesa e pochi giorni dopo il nuovo episodio di corruzione e concussione, sempre a Milano, dalle caratteristiche più gravi perché dal “Pio Albergo Trivulzio” ci siamo spostati in piena attività amministrativa del capoluogo lombardo.
Questione morale? Ormai la solleva un giudice, come il Presidente della Corte dei Conti; quando
lo faceva Enrico Berlinguer, fischiato e osteggiato dai craxiani, cercarono in tutti i modi di dimostrare che il suo era opportunismo politico. Berlinguer purtroppo morì prima che il ‘mariuolo’ venisse preso con le caramelle in mano. Oggi tutto ci scivola addosso in modo indecente. Gli sciacalli che ridevano dei morti e dei senzatetto dell’Aquila, pregustando almeno dieci anni di affari, non solo presto saranno dimenticati, ma non è escluso che rientreranno anche nel giro degli appalti e dei lavori pubblici. Degli operai di Termini Imerese e dell’Alcoa ci si ricorda solo se vanno a creare disagi a Roma o negli aeroporti. Non esistono più, e possono essere facilmente cancellati, se seguono le strade tradizionali della lotta sindacale. Anni fa il mondo del lavoro riusciva anche a incontrare sensibilità del mondo dello spettacolo, come, ad esempio, Pippo Baudo che ospitò a Sanremo i lavoratori dell’Italsider. Oggi in quella stessa manifestazione, altro che caschi di sicurezza o luci da minatore: spazio ad un rampollo di una decaduta e decotta Casa Reale che pubblicamente dichiara di non essere lì come cantante ma per affermare il suo amore per l’Italia. Perché solo lui sì? Chi è?  E almeno avesse qualche merito artistico: "Io credo sempre nel futuro, nella giustizia e nel lavoro/ nell’equilibrio che ci unisce, intorno alla nostra famiglia./ Io credo nelle tradizioni, di un popolo che non si arrende/ e soffro le preoccupazioni, di chi possiede poco o niente./ Io credo nella mia cultura e nella mia religione,/ per questo io non ho paura di esprimere la mia opinione./ Io sento battere più forte il cuore di un’Italia sola,/ che oggi più serenamente si specchia in tutta la sua storia”. Mi fermo qui, perché il resto di questa canzone, "Italia amore mio", stroncata giustamente dalla giuria sanremese, è peggio. E’ vero che sopportiamo anche Apicella per doveri presidenziali, ma qui non si capisce se è stato ospitato un aspirante politico, oppure l’erede di quel ‘Re Sciaboletta’ che mentre il popolo italiano – quello sì – non si arrendeva e lottava per la propria liberazione dal nazifascismo scappava a Brindisi per mettersi al sicuro. E quella buffonata dei tricolori fatti sventolare in sala al termine della brillante esibizione!
Ora attendiamo che "Italia amore mio", dopo aver tanto affascinato i selezionatori delle canzoni da ammettere alla gara canora venga cantata dai siciliani e dai calabresi le cui case sono state spazzate via dalle frane, dai sardi e dai veneti che rischiano di essere scaricati, lunedì prossimo, da Alcoa, dai precari, dai disoccupati, dai pensionati, dai giovani senza prospettive, dai cassintegrati. Provi Emanuele Filiberto a proporla loro, chissà se non avrà più fortuna che a Sanremo.
Purtroppo la TV riesce a far passare simili oltraggi al buon senso comune, e il ripescaggio consentirà a quel brano di andare in finale. E mentre tutto frana, non solo in senso materiale, mentre il paese va a catafascio, gli italiani canteranno 'Italia amore mio' come sul Titanic dove l'orchestra continuò a suonare fino alla fine l'ultimo brano, che era almeno "Nearer, My God, to Thee".  

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