Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.
Immaginate di avere una macchinetta dove metti un euro ed esce un panino e una macchinetta identica dove metti sempre un euro ed escono un milione di panini. Voi che scegliereste? Un milione, è chiaro. Ecco questo è il vantaggio dell'energia nucleare per il genere umano.
(Antonio Zichichi, Assessore alla Cultura della Regione Sicilia)
Più apprezzabile Crozza-Zichichi che spiega la cellula artificiale o Zichichi, Assessore alla Cultura della Regione Sicilia che sogna un'isola piena di centrali nucleari?
A voi la scelta. Io, per quanto mi riguarda, saprei dove mandarlo.
Non voglio commentare le modalità con le quali in questi giorni che precedono il ballottaggio si è tentato di offuscare l'esito del primo turno. I fatti parlano da sè.
Rivedendo, invece, il video del confronto finale su Rai1, sono stato colpito dalla perentoria sicumera con cui lo sfidante scandisce:
Misure immediate: la volontà di dare con 21miliardi di euro 100 € netti al mese a tutti coloro che guadagnano meno di 2000 € netti al mese per 13 mensilità.
Proposte concrete e puntuali: noi dobbiamo rimettere in tasca i soldi al ceto medio.
Mi ha fatto ripensare agli slogan con i quali un altro figuro ha turlupinato più volte gli Italiani con:
Meno tasse per tutti
Un milione di posti di lavoro in più
Aboliremo l'ICI sulla prima casa, avete capito bene?
Poi sappiamo come è andata a finire.
Ciò che fa sempre più meraviglia è scoprire come i gonzi abbocchino sempre!
Fa impressione vedere ben due formazioni politiche - un raggruppamento unto e bisunto e uno nuovo di zecca con sentore di stantio - che si pongono al centro (di che?) vivendo nell'attesa di Monti-Godot, nella convinzione di poter accrescere con lui le loro modeste fortune.
Sono divisi e concorrenti perché vorrebbero Godot, ciascuno pe sè. Insieme fanno sì e no il 7-8%, non hanno nulla di serio da proporre se non aspettare che Godot scenda in campo a guidare le loro falangi.
Monti-Godot, purtroppo, non è un alieno, è un tecno-politico in carne e ossa. L'abbiamo già visto all'opera e tuttora lo vediamo e viviamo sulla pelle il fallimento della sua politica. L'unica cosa apprezzabile è il suo stile, all'apparenza sobrio e moderato, che non fa rimpiangere chi l'ha preceduto; per il resto ne è solo la copia presentabile.
Cosa sperano da lui i centristi di un centro che non c'è? La maggioranza degli italiani ne fa volentieri a meno. Si rassegnino e vengano seriamente a proporre un progetto per l'Italia più originale e calato nella realtà.
Ieri, grazie alle primarie del PD, si è scritta una bella pagina di democrazia partecipata, con una affluenza ai seggi che ha superato i tre milioni e risultati che sanciscono la necessità del ballottaggio tra Bersani e Renzi. Buona l'affermazione di Vendola i cui voti potrebbero essere decisivi per l'esito finale rinviato a domenica prossima.
Finalmente il centrosinistra comincia a dettare l'agenda alla politica italiana: sia a Berlusconi con il suo strappo che sottolinea il proprio personale fallimento, sia agli orfani del PDL in frantumi, costretti ad ammirare l'uscita dall'angolo del popolo del centrosinistra e a seguirne ansiosamente le mosse nella costruzione di un'alternativa seria, democratica e credibile alla malapolitica e all'antipolitica messe all'angolo.
Adesso occorre avere chiari gli obiettivi da perseguire, nel rispetto delle attese irrinunciabili degli italiani sinceramente democratici, e far tesoro di questa riconquistata credibilità per avviare quella fase nuova nella politica italiana che avvii il Paese alla ricostruzione morale, civile, economica, culturale e sociale.
I guasti sono tanti e non c'è più tempo da perdere in giochi sottobanco e inciuci insopportabili.
Mentre il popolo di centrosinistra si accinge ad indicare con le primarie il proprio candidato premier, nel campo di centrodestra si consuma l'ultimo, mortale strappo tra il Cavaliere e la dirigenza del suo (ex?) partito con quell' ultimatum ad Angelino: Rifaccio Forza Italia, vieni o resterai solo.
Mandando, con ciò, all'aria le primarie del centrodestra e la stessa segreteria Alfano che già sembra in procinto di presentare le sue dimissioni.
Il padrone del partito torna in campo spiazzando tutti.
E già! L'uomo del fare non può lasciare la sua opera incompiuta: chiederà agli italiani il 50+1% dei consensi per cambiare la Costituzione e modellarla alle sue urgenze.
Una è quella espressa con la sua ultima, demenziale barzelletta: Scusate - ha esordito l'ex premier incontrando i giornalisti davanti a Palazzo Grazioli il 23 novembre - ho un problema. È un problema di famiglia. C'è mio fratello che va dal medico ogni momento perché pensa di essere una gallina e il medico mi ha detto: 'Deve portarlo qui e deve restare in clinica almeno un mese'. E io ho risposto: 'Ma questo è un problema. Come facciamo per le uova?'.
Oggi, invece, le primarie del centrosinistra con larga partecipazione popolare decreteranno la leadership alla guida del prossimo governo e, speriamo, per il futuro di un'Italia ormai emancipata rispetto all'uomo del monte e a quello del fratello-gallina.
Come fa Alfano a cacciare gli indagati dalle primarie e considerarsi ancora erede e delfino di Berlusconi? Hanno ragione le Santanché, gli Sgarbi, i Proto, i Samorì quando affermano che quell'uscita è proprio contro Berlusconi. Come farebbe, infatti, il cavaliere, nell'ipotesi che volesse partecipare alle primarie di Alfano, con le pendenze giudiziarie che ha sulle spalle? Per di più già condannato?
Alla fine rimarranno in corsa solo lui, la Meloni e Cattaneo, il giovane sindaco di Pavia. Mentre i piccoli dinosauri si accaseranno nella formazione del Caimano che rientra in campo con la sua nuova cosa.
Ma chi sono questi parlamentari della Repubblica? Chi li ha selezionati per quell'incarico di prestigio?
Non hanno più pudore come io non ho più parole da spendere e mi servo dell’AMACA di Michele Serra su la Repubblica di oggi per dire tutto il mio schifo!
Forse sperano ancora, i bastardi, che il vecchio padrone non si dimentichi di loro nel giorno del giudizio!
Nonostante, negli ultimi anni, ci si sia abituati a tutto, si fatica a credere che davvero un gruppo di senatori del Pdl abbia tentato, anzi stia tentando di introdurre un quarto grado di giudizio pur di impedire o almeno ritardare l'esecuzione della sentenza sul Lodo Mondadori. Per quanta faccia tosta e pelo sullo stomaco questi signori abbiano già messo in campo, qui siamo all'ennesimo salto di qualità: il partito de “processo breve”, che per anni ha battuto la grancassa per accorciare i tempi lunghi della giustizia italiana, ora quei tempi vorrebbe stiracchiarli quel tanto che basta per rimettere in tasca al loro padrone mezzo miliardo di euro. Non viene data spiegazione al voltafaccia, né è ritenuto necessario darne alcuna: parla oramai l'evidenza. Volevano accorciare i tempi dei processi quando i processi a Berlusconi erano ancora in corso, per poterli annullare; vogliono allungare i tempi dei processi ora che le sentenze (sfavorevoli) sono state emesse, per poterle invalidare o procrastinare. Di buono c'è che non sentono neppure più il bisogno di giustificarsi raccontando palle sulla “giustizia giusta” e altri inconoscibili scrupoli etico-politici. Ben oltre la faccia tosta, c'è la palmare contentezza di fare apertamente il gioco sporco. Al fischio finale, faranno il gesto dell'ombrello al pubblico.
Nell'area di centrodestra ci sono molte persone, orfane di Berlusconi di cui a suo tempo si erano infatuate, che adesso sembrano ammaliate da Renzi e dalla sua verbosità smodata. Alcuni li conosco di persona: sono professionisti con i quali non riuscivo a scambiare parola quando l'unto del Signore era in auge, sempre pronti a difenderlo e giustificarlo anche di fronte all'evidenza che lo inchiodava alle sue responsabilità; caduto in disgrazia, continuano a sostenerlo attribuendo ai nemici comunisti, alle TV e ai giornali la colpa della sua fine ingloriosa. Adesso, non potendo contare più nella resurrezione del loro vecchio idolo, hanno trovato Renzi come campione delle loro rivalse contro il comunismo in agguato. Molti di loro sono in procinto di sottoscrivere l'appello Italia Bene Comune e iscriversi all'albo degli elettori del centrosinistra allo scopo di vedere Renzi uscire vincitore alle primarie dei Fantastici 5. Nell'ipotesi che Renzi non ce la facesse, non si peritano di dire che alle elezioni politiche cercherebbero altre sponde senza vergogna per l'impegno sottoscritto.
Questa è una riflessione rivolta al popolo autentico di centrosinistra perché vada a votare alle primarie e faccia una scelta oculata; ma, soprattutto, ai responsabili di seggio perché non avallino indecenze del genere.
...all'approssimarsi della data delle elezioni anche i banchi del mercato elettorale si affollano di nuove e vecchie mercanzie, tutte però in confezioni regalo, cariche di lustrini e ben infiocchettate. C'è il M5S che vuole ripetere il successo di vendita ottenuto alle regionali siciliane; c'è il PD che si dibatte fra la rottamazionerenzina e l'usato sicuro di Bersani; c'è il PDL che cerca di evitare di andare in frantumi affidandosi alle primarie di Alfano (sono già 20 i competitors l'un contro l'altro armato); c'è Casini (and company) che, posizionato al centro, come unica proposta e prospettiva opportunistica ha la prosecuzione dell'esperimento Monti; c'è, infine, Luca Cordero di Montezemolo che apre un nuovo banchetto al centro, in concorrenza con Casini, proponendo di andare Verso la (fantomatica) terza repubblica avendo anch'egli come stella polare l'esperienza Monti.
C'è, nello sfondo, un parlamento agli sgoccioli che non riesce a varare una legge elettorale decente, in grado di facilitare l'espressione della volontà popolare e, in tribuna, un popolo sovrano che non ne può più dei contorsionismi di una classe politica incapace e onnivora che ha portato il Paese nel baratro; per 1/2 deciso a non votare e, per l'altro 1/2, a ricercare il modo più idoneo per mandarli tutti a quel paese.
A sorridere, sornione, di fronte alla fibrillazione dei politici c'è un presidente del consiglio tecnico che sa che tutto gioca a suo vantaggio, consapevole del fatto che, comunque vadano le elezioni, sarà richiamato in servizio permanente effettivo per proseguire l'opera di risanamento avviata e fornire all'Europa e ai mercati finanziari quelle garanzie che vengono richieste all'Italia.
L'unica speranza che si può nutrire - e dipende, questo sì, dal nostro voto - è che il nuovo parlamento venga costituito da personalità più degne, consapevoli delle difficoltà in cui ci dibattiamo, con rapporti di forza modificati.
... con i partiti ridotti a cadaveri ambulanti sui quali si riversano gli sputi rabbiosi dei cittadini, anche gli intellettuali e gli opinionisti sembrano aver perso la fiducia - non dico nei partiti - ma nella stessa possibilità di immaginare una politica che sappia riformarsi e riprendere il cammino.
Nel suo CONTROMANO sul Venerdì di Repubblica di ieri, Curzio Maltese sostiene che la politica è morta e prevede una continuazione dell'esperimento Monti anche dopo le elezioni perché non è credibile, a suo giudizio, che in una fase come questa il Paese possa presentarsi sulla scena internazionale con un governo Bersani o Renzi o Vendola al posto di quello del Professore. La crisi italiana non si capirà fino a quando non si prenderà atto che la professione del politico nel nostro Paese è morta vent’anni fa, sepolta da Tangentopoli.
Va addirittura oltre Massimo Cacciari nella sua rubrica Parole nel vuoto su l'Espresso in edicola e scrive una lettera aperta al professor Monti invitandolo caldamente a candidarsi per portare a compimento l'opera di risanamento appena avviata, nella consapevolezza che il Pdl è in stato confusionale e il Pd naviga nel bicchier d’acqua in tempesta delle sue primarie. Crolla perfino Di Pietro! E per forza: Berlusconi e Di Pietro sono stati i due unici prodotti di Tangentopoli. Simul stant, simul cadunt (insieme stanno, insieme cadono). E credo che il motto valga per tutte le forze della sciagurata seconda Repubblica. C’è Grillo, magari al 20 per cento, ma è un po’ arduo presentarlo alla Bundesbank, le pare? E avanti, allora, con il Monti politico!
Cinicamente disfattista può apparire l'analisi di Paolo Flores d'Arcais che nel suo blog sul Fatto Quotidiano annuncia: il 25 novembre alle primarie voterò Matteo Renzi, firmando anche il “giuramento” per il centrosinistra alle elezioni di primavera. Nelle quali invece, hic stantibus rebus, voterò Grillo. Non mi sentirò in contraddizione e meno che mai disonesto. Flores d'Arcais considera pessimo il programma di Renzi e lo stile media-set puro, un “format” di spettacolo replicato in ogni teatro con scenografie, spezzoni di filmati e un caravanserraglio di effetti speciali e battute ad effetto. Perché allora votare questo Berlusconi formato pupo, che per soprammercato vuole turlupinarci parlando (di tanto in tanto) di “sinistra”? Perché la sua vittoria distruggerebbe il Pd, lo manderebbe letteralmente in pezzi, lo disperderebbe come un sacchetto di coriandoli. E in questo modo i milioni di elettori animati da volontà di “giustizia e libertà” e dall’intenzione di realizzare la Costituzione non sarebbero più imbrigliati, congelati, manipolati, usati dalla nomenklatura partitocratica (il Pd, ma anche Idv, Sel e residui rifondazionisti). Una situazione del genere sarebbe rischiosa, ovviamente. Ne potrebbe scaturire un peggio. Ma per Paolo Flores d'Arcais non c'è nulla di peggio di un governo Napolitano-Montibis e non si accorge che a questo porterebbe fatalmente la sua scelta.
Per Gustavo Zagrebelsky solo la COSTITUZIONE può farci uscire dal pantano, suscitare coraggio, energie, entusiasmo, in un momento di depressione politica come quello che viviamo. In essa possiamo trovare l’ideale d’una società giusta, che meriti che si mettano da parte gli egoismi e i privilegi particolari, che ci renda possibile intravedere una società in cui noi, i nostri figli e i figli dei nostri figli, si possa vivere in libertà e in giustizia. Ed è sorprendente per Zagrebelsky che non si dia significato – forse perché non se ne ha nemmeno sentore – all’entusiasmo che accoglie, tra i giovani soprattutto, ogni discorso sulla Costituzione, sul suo significato storico e sul valore politico e civile attuale. E conclude sostenendo che il nostro Paese avrebbe bisogno di una STAGIONE COSTITUZIONALE e che chi facesse sua questa parola d’ordine compirebbe un atto che metterebbe in moto fatti, a loro volta produttivi d’idee, anzi d’ideali.
Ma c'è ancora tempo - mi chiedo - per rispolverare la nostra bella Costituzione, portata nel fango da tanti, troppi che su essa hanno spergiurato quando hanno scalatole vette del potere e le istituzioni?
Il sogno di Zagrebelsky mi sembra, purtroppo, fuori tempo massimo perché possa avverarsi. In tempi di dissoluzione di ogni certezza e didisfacimento di ogni valore, sembra avere la meglio la logica del tanto peggio tanto meglio.
Bella lezione di coerenza e di impegno in politica come servizio reso ai cittadini.
Ho la precisa sensazione che, grazie a questi ragazzi, la Sicilia (e di conseguenza l'Italia tutta) vivrà una fase di cambiamenti epocali.
Ieri i 15 eletti del M5S all'Assemblea Regionale siciliana hanno formalizzato la rinuncia ai circa 800mila euro, assegnati loro come rimborso elettorale. Rispettiamo così la volontà dei cittadini che nel '93 abrogarono, con un referendum, il finanziamento pubblico ai partiti, poi tornato sotto forma di rimborso per le spese elettorali - ha dichiarato il capogruppo Cancelleri. Intendono, altresì, tagliarsi di circa 3/4 l'indennità spettante ai 90 consiglieri regionali.
Questi non sono soltanto atti simbolici ma importanti riduzioni di spesa per una regione portata al default dall'irresponsabilità miope delle precedenti amministrazioni.
Sono atti che saranno percepiti favorevolmente dai cittadini ed esempi efficaci per gli altri gruppi che siedono a Sala d'Ercole.
Lui contrae la mascella, tira fuori gli occhioni dalle orbite, mostra il labbrone volitivo squadernando l'improbabile traguardare una fase nuova, nel tentativo di accreditarsi quel Quid che il padre-padrone gli nega.
Certo, non è facile emanciparsi da un padre che ha sempre servito e riverito, fino a partorire il lodo, e ottenere quei riconoscimenti che gli servono per sostituirlo. Lui è stato figlio devoto fino a quando il tiranno era sul trono, ne ha accettato l'investitura, ha sopportato le gelosie dei fratelli, gli è stato al fianco in tutte le sue capricciose giravolte. Ora vorrebbe ereditarne titolo e regno non come dono grazioso elargito per volontà divina ma attraverso una volgare investitura popolare. Questo è troppo, non si può, non è contemplato nella tradizione delle monarchie che si rispettano.
Così il vecchio e confuso padre-padrone va alla forsennata ricerca di un erede col Quid e lo intravede in un tal Gianpiero Samorì, (totalmente sconosciuto ai più ma non al Caimano e alla sua corte ristretta controllata dal maggiordomo Dell'Utri), e sembra volerlo indicare come suo dinosauro. Il Caimano, dunque, appare disposto a farsi uccidere (metaforicamente) da un Dinosauro ammenoché - come vaticina Libero - non voglia incarnarsi lui stesso nel Dinosauro.
Al povero segretario Alfano, a questo punto, non rimane altro da fare che indossare i panni di Bruto e andare à la guerre comme à la guerre con gli altri congiurati, nella speranza che possa bastargli.
Più che i Fantastici 5 sembravano cinque scolaretti alle prese con la necessità di condensare le risposte, nel minuto a disposizione, a domande che avrebbero avuto bisogno di maggiore approfondimento. In tale compito la performance di Renzi è sembrata vincente: anche se la lezioncina memorizzata e più volte ripetuta nel suo tour risultava appiccicaticcia. Il più naturale e autentico mi è sembrato Bersani, anche se costretto, nel suo ruolo di segretario di un partito contenitore di posizioni diverse e spesso contrastanti, a non esporsi troppo tra Vendola e Renzi. La Puppato appariva la meno adeguata ad affrontare il grande pubblico e le insidie della diretta; ma ha saputo dignitosamente sostenere le sue convinzioni e tenere testa con garbo al confronto con 4 maschi. Vendola mi è sembrato il più danneggiato a mantenersi nella gabbia stretta dei minuti contati: la sua naturale logorrea ne è uscita un pò mortificata, ma le sue visioni, a tratti poetiche, hanno colto nel segno. Tabacci è apparso come il contabile con le idee chiare e con un organigramma in mente.
La trasmissione ha mostrato finalmente dei politici che parlano di cose da fare e non si azzannano nei modi sconvenienti e volgari, non più tollerabili, cui siamo stati costretti da anni.
Vince l'America pulita, solidale, democratica e progressista contro quella gretta, meschina, egoista e reazionaria.
Sono le 3.12 e sono ancora speranze ma sono contento! Buona notte. Alle 5.15 il dato è confermato. Chissà se e quando sarà concesso anche a noi di eleggere il Presidente degli USE (Stati Uniti d'Europa)!
Succedeva già ai tempi dell'analogico, adesso anche col digitale terrestre.
Appena scoppia un temporale seguito da un fulmine e da un tuono, ecco che salta la tv.
Non tutta per la verità, i canali mediaset resistono, resiste con qualche fermo-immagine anche La7, resistono i nuovi canali, saltano invece tutti i canali RAI, compreso quello di Rainews24.
Paradossalmente la tv commerciale resiste mentre quella pubblica che paghiamo col canone, quella che dovrebbe assicurare il servizio pubblico va in blackout, un giorno sì e l'altro quasi. E l'interruzione può durare ore e ore, senza avvisi, senza scuse.
Questo succede in Sicilia dove vivo e mi chiedo se la stessa cosa capita altrove in Italia. E mi chiedo anche se non sarebbe il caso di calcolare e dedurre dal canone quote corrispettive per il mancato servizio.
Vero è che da troppo tempo ormai la RAI lavora per la concorrenza e che risulta azzardato definirla servizio pubblico. Ma se la sua missione è diventata un'altra, per favore non la interpreti con i nostri soldi!
Dietro ad una scrivania, seduto ad una poltrona presidenziale, con alle spalle uno scaffaletto di libri distribuiti un po' alla rinfusa - senza la Treccani ma con in bella vista Processo agli economisti di Roberto Petrini - con un aspetto più curato - più da leader di un movimento che si avvia alla normalizzazione che da capopopolo avventurista e disperato alla Masaniello - nel suo Comunicato Politico 53 Beppe Grillo lancia le primarie di lista online con votanti registrati e candidati da scegliere tra coloro che hanno fatto parte di liste locali ma non siano stati eletti. Loro faranno qualcosa di diverso rispetto a quelli che fanno parte della politica 'normale'.
Nel comunicato usa espressioni e termini come straordinario, regole, non sbagliare, garantire, bisogno, iscrizione, documento, dentro e fuori dal parlamento, referendum propositivo, leggi popolari, aiutateci.
Un Grillo che, anche alla luce del risultato siciliano, si assume il ruolo e la responsabilità di capo politico del movimento con toni e atteggiamenti inediti.
Adesso, a spoglio ultimato, appare chiaro che la maggioranza dei Siciliani che hanno disertato le urne, assieme a quelli che hanno imbucato la scheda bianca, hanno voluto esprimere tutta la loro contrarietà ad una classe politica che non ha saputo affrontare e dare soluzioni credibili ai problemi che attanagliano l'isola, mostrando anche di non sperare che l'esito di questa tornata elettorale possa produrre concreti cambiamenti.
Di quanti, invece, hanno espresso il loro voto, il 15% lo ha attribuito al m5s che diventa, di fatto, il primo partito rappresentato nell'assemblea regionale, con 15 consiglieri eletti e con un'affermazione esaltante anche per il suo candidato presidente Cancelleri che, con il 18,20% di preferenze, si colloca in terza posizione, dopo Crocetta e Musumeci.
L'altro risultato significativo è quello che segna la disfatta del polo di centro-destra guidato da Musumeci, rappresentante di quell'area politica che da sempre è stata maggioranza nell'isola.
In questo cataclisma di notevoli proporzioni, l'alleanza PD - UDC tiene e riesce ad esprimere oltre alla maggioranza relativa nell'assemblea regionale, anche il presidente nella persona di Rosario Crocetta che, per governare, dovrà ricercare, comunque, voti e sostegno fuori dall'area di riferimento.
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Approfitto per complimentarmi con Matteo Mangiacavallo, giovane serio, impegnato nel sociale e attivo nel movimento per la salvaguardia dei beni comuni. Non l'ho votato ma se gli altri eletti nel m5s gli somigliano, sono convinto che sapranno produrre novità importanti nell'ambito dell'assemblea regionale e nella situazione asfittica della politica locale. I più sinceri auguri di buon lavoro.
Non ci credono neanche loro, i cosiddetti grillini, cui la gioiosa speranza fa tremare anche i polsi per l'eredità che i Siciliani potrebbero avere affidato loro: governare un'isola sull'orlo del baratro!
I dati arrivati a chiusura dei seggi li vedono favoriti, sia per l'alta percentuale degli astenuti (ha votato soltanto il 47,42 per cento degli aventi diritto), sia per l'unico exit poll circolante in serata che vede il M5S primo partito a Palermo con il 26% e Giancarlo Cancelleri al 27%, davanti a Musumeci, Crocetta, Miccichè e Marano.
Comunque vada - lo vedremo oggi nello spoglio più atteso della storia repubblicana - la disfatta politica delle forze che negli anni hanno portato l'isola al default è lampante. Il 53% dei Siciliani ha fatto ricorso all'astensione (conteremo anche le schede bianche) e una percentuale ancora imprecisata al voto di protesta (ultima spiaggia) per dire chiaro e forte: ORA BASTA! Ne uscirà male anche la sinistra che non ha saputo costruire alleanze convincenti e programmi credibili e porta la responsabilità delle scelte fatte nelle precedenti legislature.
Temo che vivremo giorni neri!
P.s: Considerato il dato allarmante dell'astensione al 53% e quello delle schede bianche da valutare, chiunque vinca tenterà di governare la Sicilia col voto del 10% circa dei cittadini e senza la maggioranza nell'assemblea regionale. Di fatto l'isola risulterà ingovernabile e il trasformismo imperante. Non c'è da stare allegri!
Non so cosa ne pensano i miei connazionali ma io non riesco più a seguirlo, mi fa venire le vertigini. Non riesco più a trovare le parole per scrivere di questo funambolo che da vent'anni pretende di piegare gli interessi di un Paese occidentale come l'Italia ai suoi personali problemi giudiziari e finanziari. Non è più possibile sopportare che un personaggio di tal fatta possa portare in Parlamento i suoi avvocati, quelli che lo difendono nei tribunali, per fare le leggi che gli servono per evitare, allungare, prescrivere, svuotare i processi che lo riguardano. E poi chieda la separazione - anche fisica - delle carriere nella magistratura.
Utilizzo, perciò, per l'ultima sua conferenza stampa. la scheda di rainews24.ite le considerazioni di Luca Telese su Pubblico.
Oggi Europa apre con il titolo: Non si libera delle sentenze e noi non ci liberiamo di lui.
Io sono convinto invece che ce ne libereremo: prima lo faremo, meglio sarà per questo Paese, rincoglionito dalle sue TV e dalla sua protervia, ormai intollerabile ai più.
Con un triplo salto mortale carpiato con avvitamento Silvio Berlusconi ribalta tutto e, il giorno dopo la sentenza Mediaset, torna in campo con la forza di un carro armato. Contro Monti, a cui minaccia di togliere la fiducia, contro la deriva verso la 'magistratocrazia' e brandendo ancora una volta il vessillo della lotta alla pressione delle tasse, a quella che chiama l'"estorsione fiscale".
Un attacco inaspettato, per tutti. Probabilmente anche per lo stesso Monti. Da Palazzo Chigi non trapela a caldo nessuna reazione. Probabilmente in attesa di comprendere la portata dell'affondo del Cavaliere. La veemenza con la quale riprende in mano lo scettro del centrodestra per guidarlo verso il voto ("ma - assicura - senza candidarmi premier") porta molti a parlare di un nuovo 'Predellino'.
É scatenato l'ex premier, confessa di essere stato in disparte per un anno sperando di fare il bene dell'Italia: ma ora che la spirale della recessione, provocata dalla politica di Monti, minaccia seriamente la ripresa, dice basta e minaccia di far cadere il governo. "Nei prossimi giorni esamineremo la situazione e decideremo se sia meglio togliere immediatamente la fiducia a questo governo o conservarla dato l'arrivo delle elezioni". C'è, spiega, il timore di un rialzo dello spread. Ma l'impressione è che il Cavaliere sia fortemente tentato di arrivare subito allo show down e che a frenarlo siano le solite 'colombe'. Comunque, la mossa di Berlusconi scatena una sorta di reazione a catena.
Mina il senso e la portata delle primarie del Pdl, a cui il centrodestra guardava con sollievo come l'unica possibilità di rifondare e rilanciare il partito. Chiude, nonostante un appello rivolti ancora oggi a Udc e Montezemolo ("devono considerarsi parte del centrodestra") alla possibilita' di un'alleanza tra Alfano e Casini, ipotizzabile solo in presenza di un suo effettivo passo indietro. E, allo stesso tempo, rafforza il nascente rassemblement dei moderati e dà una mano alla campagna elettorale di Bersani e Vendola che ora hanno gioco facile ad unirsi nella battaglia contro il ritorno del 'caimano'.
"Altro che unione dei moderati nel nome del Ppe! Le parole di Berlusconi sono il manifesto politico del populismo antieuropeo e autoritario", commenta Gianfranco Fini. Casini tace ma il segretario Udc Cesa è sulla stessa onda del leader di Fli. Plaude invece Maroni, rafforzando l'ipotesi di una nuova ripresa dell'alleanza con la Lega. Il Berlusconi di oggi si togli parecchi sassolini dalla scarpa. A partire dal rapporto con tedeschi e francesi nel pieno della bufera economica.
"Con quei sorrisi la Merkel e Sarkozy tentarono l'assassinio politico della mia credibilità internazionale", si sfoga l'ex premier che si scaglia contro l'egemonia tedesca, contro le misure imposte all'Italia e contro quel rigore che, unito al trattamento usato dalla Guardia di Finanza con i suoi blitz nei negozi e nelle località di grido, deprime l'economia. "Gli italiani sono spaventati, c'è un trattamento violento del contribuente", dice Berlusconi che lancia cosi' il 'suo' programma per vincere le elezioni. Con i punti nodali tante volte declinati negli anni: le riforme costituzionali che devono dare più potere al governo, la riforma della giustizia, il taglio delle tasse, a partire da quelle sulla casa, suo cavallo di battaglia.
"Le sue intemerate odierne vanno considerate per quello che sono: uno sfogo, legittimo seppur tardivo, di uno statista che ha dovuto mandar giù qualche rospo per il bene dell'Italia" spiega Osvaldo Napoli, il primo a scommettere che Berlusconi non intendeva ricandidarsi premier, come sembrava invece da alcune sue dichiarazioni della mattina. "Dopo quello che è successo mi sento obbligato a restare in campo", aveva detto il Cavaliere. Lasciando tutti di stucco. Poi il chiarimento. "Confermo la mia decisione di non presentarmi a candidato premier". Le primarie ci saranno, ma senza di lui. Ma è l'unico posto, promette, nel quale non farà sentire il suo peso. Da rainews24.it
TELE-DISFATTA CREPUSCOLARE
Una conferenza in «stile Mubarak» di Luca Telese su Pubblico
Eh-em, ehem... Anche la voce non è più salda. Ci sono il fiatone - pant, pant - e le parole che non arrivano come dovrebbero, sulla punta della lingua. È una conferenza stampa - Eh-em, ehem.. - satrapico-crepuscolare, una esibizione in “stile Mubarak” che ricorda gli addii degli sfrattati della primavera araba, le dichiarazioni improvvisate nelle salette di albergo quando le sedi ufficiali sono inibite, con lo sfondo della tappezzeria damascata rossosangue e con i fedelissimi che applaudono freneticamente, nel tentativo (vano) di dissipare l’atmosfera decadente. Non ci sono più i fondali azzurrini, non c’è più «il credo» di Silvio recitato dalle voci bianche, non ci sono più le hostess, non ci sono le folle, le riprese con il dolly, non c’è la regia mainstream del maestro Giuseppe Sciacca, il regista che fece grande la rappresentazione del tele-berlusconismo, non ci sono più (a ben vedere) nemmeno le notizie. Qui purtroppo c’è solo una camera fissa.
Da villa Gernetto, in una cornice che sembra molto più casa di riposo che una fastosa tribuna catodica, Silvio Berlusconi chiude la telenovela azzurra della settimana con tre mezze minacce, con tre petardi (leggete qui a fianco la cronaca analitica di Tommaso Ciriaco) che scoppiano male, con una aspettativa pirotecnica suggellata da un retrogusto amaro di polveri bagnate. Il padre di Forza Italia si presenta con i capelli così ben profilati che ricordano quelli dei Playmobil, il volto aggrinzito, il trucco incipriato che esalta il disegno acuminato delle sopracciglia, il sorriso che lo rese leggendario che non si illumina (fateci caso) nemmeno una volta. Berlusconi lascia intendere che potrebbe fondare una sua lista, come si paventava (ma non dice mezza parola che trasformi questa chiacchiera in eventualità concreta). Dice che deciderà insieme ai suoi colleghi nei prossimi giorni «se è meglio togliere immediatamente la fiducia al governo». Aggiunge, in un crescendo: «Non credo che dopo questa soppressione della democrazia ci sia ancora il posto e il tempo» (per Monti). Preannuncia, come se fosse una bomba atomica, la rivelazione di un retroscena sulla speculazione tedesca: «Venne dato ordine di vendere i titoli italiani...». Dice che vuole abolire l’Imu (quella stessa tassa che lui e i suoi parlamentari hanno votato, difeso, sostenuto in televisione in questi mesi!).
Inizia con immagini sublimi: gli ospedali per i bambini in giro per il mondo da far costruire a Guido Bertolaso (una garanzia) spiega che le primarie ci saranno. Oppure che non ci saranno se dovesse candidarsi lui («Ma ho deciso di non candidarmi»). Oppure che non ci saranno se cambia la legge elettorale (quindi si deve dedurre che la vuole cambiare e che non vuole le primarie). E in mezzo a tutto questo, quell’ansimare - pant pant - che mai gli aveva tagliato il fiato, quei sospiri, quel perdere il filo: «Mi può ricordare la prima parte della sua domanda?».
In questi 50 minuti di televisione araba, in questa diretta boomerang vagamente claustrale, tutto parlava di Berlusconi più di Berlusconi.
La prima fila apprensiva dei supporter, con in primo piano il corrucciamento scolpito, e amicalmente turbato di Paolo Bonaiuti. Oppure la faccia spaurita di Mariastella Gelmini, con il dito poggiato sul labbro, e una maschera su cui si dipinge una espressione interdetta: come se Berlusconi sesse dicendo troppo, o troppo poco, ma comunque qualcosa che non le torna, e che le turba i pensieri. Anche Daniela Santanché, poco più indietro, viene sorpresa dall’operatore mentre annuisce, più per fare coraggio a se stessa che a Silvio. La Santanché aveva preannunciato questo ritorno con le sue interviste di ieri, è l’ultima partigiana della resurrezione del Cavaliere, ma stasera, davvero, non c’è trippa per gatti.
I primi boatos e i retroscena che vengono consegnati in rigoroso off the records raccontano senza filtri che dietro le quinte è andato in onda un mezzo psicodramma. Da una lato il Cavaliere, dall’altro i colonnelli: Angelino Alfano, Gianni Letta, lo stesso Bonaiuti, tutti perlessi di fronte all’idea che fosse possibile tornare in campo armando la crociata: «Non torno in campo - ha detto il Cavaliere - non sono mai andato via». Eppure le ultime ore ci avevano regalato una lettera di commiato e persino un video che spiegava il ritiro. Eppure sono mesi che il leader non c’è più, si frattura, si ammala, cancella gli impegni, salta persino le partite del Milan, si ritira nella dacia di Putin, si confina sulla nave da crociera de Il Giornale (senza giornalisti), compulsa i sondaggi della Ghisleri, prepara liste che vengono smantellate prima ancora di essere testate. Insomma, non c’è.
Forse per sfuggire a questa trappola di impotenza e di rassegnazione Berlusconi aveva pronto l’ennesimo colpo di scena della sua carriera, e una congiura degli innocenti (si fa per dire) gli ha impedito il coup de theatre. È rimasto solo, isolato, dilaniato fra le spinte divergenti dei colonnelli, e i segnali di sfilacciamento. Non è un mistero che ieri Angelino Alfano fosse pronto a corrergli contro, se avesse annunciato di correre alle primarie. La recita è finita, ma il Cavaliere non se ne accorge. Oppure finge di non accorgersene, che è lo stesso.
Al fianco c’è il volto pallido di Niccolò Ghedini, che incastonato in questa cornice sembra un caratterista di qualche serie orrorifica in bianco e nero. Sì, è davvero scattata l’ora surreale del berlusconismo. Chiusa questa pagina di storia del ventennio breve di Arcore con le ultime cronache della decadenza, bisogna davvero pensare al futuro.