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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com

31 luglio 2011

Lampedusa d'estate: il rito delle vacanze copre il dramma dei migranti

A Lampedusa in questi mesi di piena estate si fronteggiano due mondi: quello del turismo - che occupa tutta la scena - e quello dei migranti, in ombra nello sfondo. Le Tv e i giornali di quest'ultimo non parlano più e, dunque, è come se non esistesse.
L'isola mostra il suo volto migliore, leggero e tranquillizzante. Ma a pochi passi dalle spiaggette affollate, dai ristorantini che servono pesce fresco, dai localini che accolgono i più giovani nelle loro lunghe nottate, dalle scogliere sulle quali si frangono le onde spumeggianti del mare di un azzurro che cangia verso il verde smeraldo, continua il dramma degli arrivi di barconi alla deriva, dell'isolamento dei poveri cristi in padiglioni che con un eufemismo intollerabile vengono detti centri di accoglienza, dei trasferimenti in Italia, dei rimpatri nei paesi d'origine.
Per non contare la percentuale di loro che il mare, per altri ambita meta di vacanza, ingoia inesorabilmente quasi come prezzo da pagare dai più fortunati.

I due mondi si percepiscono ma non si incontrano, non si confrontano. Rimangono opportunamente separati ed estranei per non turbare la tranquillità di quanti hanno scelto l'isola come meta delle vacanze e vengono a spendervi i loro soldi. 

A Lampedusa d'estate gli opposti si toccano ma non si incontrano: qui si vede soltanto la faccia di un mondo che ha costruito il suo infelice benessere sull'esclusione e l'isolamento dell'altro. 
Dopo i mesi estivi si riprenderà a parlare di loro.

Il servizio L'attrice venuta dal mare, pubblicato su Venerdì di Repubblica di questa settimana, mi ha fatto riflettere molto sulla condizione del mondo che ci fronteggia, separato soltanto da una lingua di mare, e attendo con interesse l'uscita nelle sale del film Terraferma di Crialese.


E tutto questo per la ventura di nascere da una famiglia o da un'altra, 
in un luogo o in un altro, 
nel regno di un Dio piuttosto che di un altro!

28 luglio 2011

Mario Borghezio: la voce della Lega in Europa

Questo brutto razzista nostrano, commentando i deliri del criminale di Oslo, ha detto che il cento per cento delle idee di Breivik sono buone, in qualche caso ottime. Le sue posizioni collimano con quelle dei movimenti che in Europa ormai vincono le elezioni.

Questo brutto provocatore, che quando apre bocca vomita tutto il veleno che tiene in pancia, guida ancora la delegazione leghista al Parlamento europeo, dove rappresenta anche il governo italiano di cui la Lega è parte.

In Europa siamo rappresentati al meglio!
Quale meraviglia se i suoi sodali governano l'Italia e in nome del federalismo trasferiscono al Nord i ministeri del governo centrale e tengono chiuse in prigioni, all'uopo allestite, persone che non hanno commesso alcun reato?





PS: Non è Borghezio che colpisce né le sue idee che condivide con i suoi sodali, ma il fatto che milioni di Italiani diano ancora credito alle loro farneticanti esternazioni e li mantengano alla guida del nostro Paese.

25 luglio 2011

IL TAPPO SULL'ITALIA

Lui ormai è un tappo sull'Italia ma anche sul suo partito. Se ne rendono conto le opposizioni, i più consapevoli degli alleati ed anche i più capaci di pensiero autonomo nel cosiddetto Popolo delle Libertà.

Se ne accorge anche lui e se avesse un briciolo di senso dello Stato e un pizzico di amore per il proprio Paese, si stapperebbe da sè e renderebbe possibile un rinnovamento della compagine di governo con la formazione di nuove alleanze o il ricorso al popolo sovrano attraverso elezioni anticipate. Questo è ciò che farebbe un uomo di Stato e di governo che avesse a cuore le sorti della nazione. Questo è ciò che lui non farà rimanendo aggrappato, come uno Scilipoti qualsiasi, alla barca che affonda. 
Sarebbe bene, allora, che le personalità capaci di autonomia dentro l'alleanza di governo decidessero di sfiduciarlo togliendogli la zattera dei (ir)responsabili e lasciandolo alla deriva prima che ad affondare sia l'Italia. 
Questo è quanto il Paese - che non può più attendere - si aspetta per uscire dalle secche e riprendere la navigazione con una rotta ben definita.

17 luglio 2011

La casta trova ancora la quadra! Usque tandem ...?

Da oggi, con una velocità impressionante, partono i ticket sul pronto soccorso e sulle visite specialistiche, il primo odioso balzello a danno dei poveri cristi! Con la dichiarazione dei redditi del 2012, relativa al 2011, seguiranno i tagli alle detrazioni sulla produzione del reddito, sulla prima casa, sui mutui, sulle spese sanitarie, sui figli a carico e sui minori, asssieme alle sforbiciate all'adeguamento al costo della vita delle pensioni. 
Gli interventi sul costo della politica partiranno, ad andar bene, dalla prossima legislatura.

Tutto questo mentre l'ISTAT ci informa che i poveri in Italia hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 8 milioni, di cui oltre 3 milioni di poveri assoluti. Grazie, ben fatto!

Contemporaneamente scopriamo che Bossi fa marcia indietro riguardo alla richiesta di arresto per l'on. Papa da parte della procura partenopea. Il boss lo avrà convinto che sarebbe pericolosissimo darla vinta ai giudici. Diventerebbe difficile tornare indietro sul caso Milanese e, ancora di più, su quello del ministro Romano, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Bene, bravi, bis!
Ma pericolosissimo per chi? Non di certo per i poveri cristi che, se accusati di più o meno gravi reati, non hanno alcuno strumento per evitare la detenzione preventiva e nessun garantista di governo, di maggioranza o di opposizione che si impegni ad avitarne la carcerazione fino all'esito del processo.
E questo mentre le carceri straripano di poveracci, di immigrati, di imputati in attesa di giudizio e di tanti altri detenuti per piccoli reati. E mentre il numero di suicidi in cella aumenta a dismisura e Pannella per questo è in sciopero della fame da mesi. Splendido, bravi, ben fatto!


Grazie, grazie di tutto, grazie di vero cuore.
L'Italia vi guarda e vi prepara il conto che sarà salato, salatissimo! 
Non dubitate!

Allarme Istat: la povertà aumenta 

11 luglio 2011

Lettera aperta a Silvio Berlusconi con auspicio

 Da' retta a me: paga! Fai il signore per una volta!
   
Non dar retta ai tuoi subalterni devoti che ti stanno affossando. Non buttarla per una volta in caciara. Del resto Mondadori rimane tua, dopo che per vent'anni l'hai illecitamente posseduta. I giudici nel penale generosamente ti hanno dato le attenuanti, consentendoti di accedere alla prescrizione. Ma i danni prodotti, almeno quelli, li vuoi pagare? In prima istanza ti hanno permesso di rinviare il risarcimento previa fideiussione, adesso in appello hanno ridotto significativamente la somma a tuo carico.
Accontentati! Non tirare la corda. Fallo per l'Italia che si trova a vivere la crisi più spaventosa dell'età repubblicana, anche a causa del governo da te presieduto. Fallo per il tuo partito che vuole rinnovarsi e che sotto la guida del tuo Angelino aspira orgogliosamente a diventare il partito degli onesti. Prendila come una compensazione imposta da un vero antitrust, in Italia latitante. Consenti alla giustizia di fare il suo corso, accertando responsabilità ed eventuali reati commessi da uomini del tuo partito come Papa e Milanese. 

Fai un passo indietro e permetti alle persone responsabili (forse ce ne sono ancora) che siedono in parlamento di avviare una politica di salute pubblica per la salvezza di un Paese affacciato al baratro. Lo sai, del resto, che questa opposizione che hai dileggiato e calunniato in tutti i modi, non aspetta altro  che darti una mano - come ha sempre fatto - per tirarti fuori dai guai. 

Libera i tuoi giornali dalle iene che azzannano agli stinchi sostenendo platealmente anche il falso, e fai in modo che diventino normali mezzi d'informazione. Permetti alla RAI di tornare a svolgere il suo ruolo di servizio pubblico, anche nell'interesse dei tuoi canali privati.

Fai in modo che ti si ricordi come il fondatore del più importante gruppo privato operante in Italia nel settore dei media (e non solo) e non come il politico sceso in campo con l'esclusivo scopo di coprire le magagne commesse da imprenditore.
Abbi il coraggio di un bel gesto! Mostra a tutti di che pasta sei fatto. Potrebbe essere l'inizio del riscatto per te e per il Paese.

09 luglio 2011

Quando lo schifo produce senso di nausea e vomito

Non mi farete fare la fine di Boffo! È l'avvertimento del rigoroso ministro dell'economia, quello che dà del cretino al collega durante la presentazione pubblica della manovra, quello che per risanare i conti dello Stato sfila dalle tasche di dipendenti e pensionati i miseri adeguamenti annuali al costo della vita; quello che vive in una casa a Roma di un suo consulente di fiducia che paga per la stessa 8.500 euro al mese (a sua insaputa?), accusato di vendere nomine, prebende, informazioni riservate in cambio di gioielli, viaggi, macchine di lusso e contanti.
L'avvertimento è rivolto all'amico Silvio, padrone del Giornale che, dopo aver fatto fuori il Direttore di Avvenire con accuse infamanti rivelatesi false, oggi esce con il titolo Oggi forse  rapinano il Cav. E chiama rapina il giusto risarcimento per la rapina della Mondadori, quella sì, ai danni della Cir di De Benedetti, perpetrata vent'anni fa grazie anche alla corruzione di giudici. Risarcimento che qualcuno ha cercato di rinviare (a sua insaputa?) inserendo un improvvido codicillo nella manovra finanziaria varata dal governo.

Il Paese è in estrema sofferenza, la speculazione aggredisce la nostra economia a rischio di default per la sfiducia dei mercati internazionali e noi assistiamo increduli e impotenti all'ultimo valzer di una classe politica degenerata, screditata, arruffona e intrigante che rimane fermamente attaccata alla poltrona.
Sappiamo con certezza che sprofonderà nel baratro in un sol colpo e ci auguriamo soltanto che non trascini con sè, nella sua catastrofe, l'intero Paese!

PS: La corte d'appello ha deciso in mattinata che la somma che deve essre versata all'ing. Carlo De Benedetti è di € 560 milioni (190 milioni meno di quella definita in prima istanza) da pagare sull'unghia. Peccato che non abbia funzionato il rinvio spudoratamente inserito nella manovra!

06 luglio 2011

L'Italia dopo la cura del Caimano. O dell'incredibile faccia di bronzo di chi ci governa.

Quello che segue è un brano di una lettera aperta inviata al sito online Orizzonte Scuola  da una persona di mia conoscenza. 

Voglio dire un sincero “grazie” a tutti quelli che hanno contribuito, Berlusconi, Tremonti, Gelmini e i già citati parlamentari responsabili in testa, i sindacati “gialli” e “rossi”, i parlamentari e i senatori tutti per la loro fattiva partecipazione, per l’ottima riuscita di questo “straordinario progetto fallimentare” costruito, in questi lunghissimi, “meravigliosi ed esaltanti” 10 anni “persi”, dai tanti figli “precari”, dai tanti mariti/mogli “precari” e dalle tante maestre/maestri “precari” che si sono affidati alle vostre leggi, decreti e regolamenti che hanno fatto si che questo “straordinario progetto fallimentare” si realizzasse perfettamente. “Grazie” ".
A proposito di Graduatorie ad esaurimento e di 10 anni "persi"!

Si tratta della lettera disperata di un cittadino - padre e marito  offeso da una politica sciatta e indecorosa - che rimaneva 10 anni fa in Sicilia con i suoi tre figli piccoli mentre la moglie partiva per il Veneto per svolgere la sua funzione di insegnante con incarico a tempo determinato. Che, dopo dieci anni di onesto lavoro al servizio dello Stato e a detrimento dei propri familiari, si ritrova disoccupata perché il decreto per lo sviluppo 13 Maggio 2011 art.9 al comma 18 ha escluso la possibilità di trasformare, per il personale della scuola, i contratti a tempo determinato, anche se reiterati per tre anni ed oltre, in contratti a tempo indeterminato.
Di situazioni di tal fatta e anche più gravi il Paese ne vive a iosa. Voglio citare solo l'orgogliosa lettera di una cittadina qualunque al ministro Rotondi che in un'intervista a Repubblica pochi giorni fa sosteneva di non riuscire quasi più a campare la famiglia, costretto com'è a fare i conti della serva.
 
E la politica - quella che non mette le mani nelle tasche degli italiani - imbastisce una manovra finanziaria che scarica tutto il peso della crisi sulle spalle dei più deboli e di quello che una volta era detto ceto medio, salvaguardando gli interessi delle cricche, delle caste e dei soliti noti. E, come se non bastasse, tra le pieghe della stessa nasconde un codicillo con cui il padrone di Mediaset sospende per sè e per quanti gli somigliano, l’esecutività del risarcimento - prevista per legge dopo l'appello -, rinviandola alla decisione finale della Cassazione.

La norma salva Fininvest, in sostanza, aggiungendo un comma all’articolo 283 e modificando, in parte, l’articolo 373, sospende per l'azienda del Caimano il salasso economico derivante dalla possibile condanna in appello (prevista il 9 luglio) per il lodo Mondadori. 
La norma sarebbe stata pensata dal premier con il guardasigilli Alfano e il deputato e avvocato del premier Niccolò Ghedini. "L'hanno cucinata loro - spiegano fonti del ministero dell'Economia - i cuochi sono da rintracciare da quella parte, pur essendo chiaro che non ha alcuna coerenza con l'oggetto del decreto".  A dar credito a questa fonte, l'autore sarebbe il maestro dei Lodi, oggi Segretario del Pdl per acclamazione plebiscitaria. Quello, insomma, che vuole costruire il partito degli onesti.
Adesso pare che la suddetta norma sia scomparsa dalla manovra ma, sono certo, comparirà da qualche altra parte.
Mentre il Paese affonda, essi trovano il tempo e i modi per continuare a governare e legiferare pro domo sua!
Ma siete giunti alla meta, statene certi. Gli Italiani presto vi presenteranno il conto. E sarà salato!
VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA!
Il Testo della manovra consegnato al Quirinale
La ventesima legge ad personam del premier
Norma pro Fininvest, imbarazzo nel governo

04 luglio 2011

Le teste di ponte di Mediaset dentro la RAI

Nel 2005 erano Clemente Mimun, direttore del TG1 dal 2002 al 2006, tra i fondatori del TG5 che dirige dal 2007; Alessio Gorla, assistente di Berlusconi, dal 2002 dirigente di Rai Fiction, dal 2009 componente del cda Rai; Fabrizio Del Noce, ex giornalista del TG1, dal 2002 al 2009 direttore di Rai1, attualmente direttore di Rai Fiction; Gianfranco Comanducci, ai settori Risorse umane e Acquisti, dal 2009 vicedirettore generale; Deborah Bergamini, ex vicedirettore marketing della Rai. Quello che si scopre dalle intercettazioni è gravissimo. Forse già si sapeva, ma sentire questi funzionari Rai impegnarsi a nascondere per il grande pubblico (che paga il canone) le notizie scomode al capo del governo nonché padrone di Mediaset, fa davvero impressione.

Non solo chi ci governa si è servito dei suoi potentissimi strumenti privati di disinformazione per turlupinare un popolo di minorati - un fatto di un'anomalia impensabile altrove -, ma ha sistemato le sue teste di ponte dentro il servizio pubblico per metterlo totalmente al servizio suo e del suo apparato.
Si spiega così anche la lotta senza quartiere condotta contro le voci ancora libere rimaste nella tv pubblica: l'uscita di Santoro e tutti i tentativi di ridimensionare i Flores, i Fazio, le Gabanelli ecc.
Mentre si svuota la Rai di tutti i programmi che fanno audience, si opera in modo che i reprobi non vengano acquistati da La7 con i ricatti tipici delle peggiori dittature; si favorisce, di converso, la concorrente Mediaset e la struttura di sua pertinenza.




Chi non volesse ancora capire cosa sia il conflitto d'interessi e chi ancora credesse alla favola che un presidente del consiglio, ricco di suo, non possa approfittare del ruolo pubblico per arricchirsi ulteriormente, veda questi video, si legga i passaggi della finanziaria e si faccia un'idea di chi è sempre il beneficiato in questo sistema del c. e di chi viene tartassato in tutti i modi. Capirà anche a chi veramente serva la stretta sulle intercettazioni e di cosa parla quando invoca la privacy.

LA STRUTTURA DELTA IN RAI
Manovra tra 43 e 47 miliardi

Ecco la manovra da 47 miliardi: 1,8 quest'anno
Patrimoniale contro poveri e ceto medio

03 luglio 2011

L'Angiolino vola alto: vuole il partito degli Onesti

"da cielo in terra a miracol mostrare"
Compito immane quello del nuovo segretario del PDL, nominato da Berlusconi e riconfermato con applauso plebiscitario dall'assemblea. Ha volato alto il bell'angiolino, si è allargato fino a dichiarare di voler costruire il partito degli onesti, premiando merito e talento. Anche Papa, in attesa del voto della camera sull'arresto richiesto dalla procura di Napoli, applaude giulivo alla proposta.

Il partito delle cricche sembra pronto al gran salto di qualità: trasformarsi in partito degli onesti! Prima della presentazione del Delfino, anche per rassicurarle le cricche, il capo annuncia le prossime mosse del governo: legge sulle intercettazioni e riforma della giustizia e della Costituzione. Le cose, infatti, che gli Italiani attendono con ansia.

Il partito del'amore, diventato partito del bordello e di bande, una contro l'altra armata, sotto la guida dell'Alfano diventerà partito dei giovani e degli onesti per la felicità dei Papa, dei Cosentino, dei Verdini, degli Scaiola e dello stesso padre fondatore. 
Una spericolata inversione a U che può funzionare più come annunciato proposito che come reale progetto.
D'altra parte, tutta la messinscena, la stessa cerimonia di investitura dall'alto, l'applauso confermativo con una sola voce dissonante - che appariva parte integrante del copione - mostravano tutta la debolezza dell'evento mediatico e anticipavano tutte le difficoltà per l'Angiolino nell'ipotesi che volesse davvero tentare di ristrutturare il partito padronale in totale autonomia.

Auguri, comunque, per la ventata d'aria nuova introdotta in un ambiente asfittico e melmoso. Chissà come reagirà alla cura un partito costruito ad immagine di un padre-padrone ancora operativo! Se ci sarà una cura!

30 giugno 2011

Ben venga il referendum contro la porcata calderoliana

Da questo parlamento, da questa maggioranza e dall'attuale governo non possiamo aspettarci più nulla di buono. Ma prima di mandarli definitivamente a casa, è bene che il popolo sovrano cancelli con il referendum la legge porcata che, oltre a dare un premio di maggioranza ad una minoranza espressa col voto, toglie ai cittadini elettori il diritto di indicare le loro preferenze in liste bloccate. Gli eletti dipendono esclusivamente da chi li ha nominati e si considerano totalmente svincolati dal corpo elettorale.
Quello che è successo in questa legislatura e il vergognoso cambio di casacca di molti parlamentari sono anche frutto dell'attuale sistema elettorale.

Esiste nel nostro ordinamento una legge elettorale maggioritaria talmente sconcia che è stata battezzata ‘porcellum’. A proporre un’altra consultazione dopo il successo dei quesiti su acqua, nucleare e legittimo impedimento è Enrico De Mita, professore emerito di Giurisprudenza presso l’Università Cattolica di Milano, che ha lanciato l’appello dalla prima pagina del Sole 24 Ore. Un parere autorevole che si unisce alle voci che in Rete e nella società civile chiedono l’abrogazione della legge elettorale.

L’iniziativa principale è Io Firmo. Riprendiamoci il voto promossa dall’ex senatore Ds Stefano Passigli, del Comitato per il Referendum sulla legge elettorale, che evidenzia i quattro principali difetti del Porcellum: le liste bloccate, il premio di maggioranza, le deroghe alla soglia di sbarramento e l’obbligo di indicazione del candidato premier.

Da settimane Valigia blu e Libertà e Giustizia hanno lanciato l'appello permanente Ridateci la nostra democrazia, per cambiare la legge elettorale. I promotori hanno inviato un messaggio anche a Giorgio Napolitano.

Forse è il momento che il POPOLO SOVRANO si riprenda i propri diritti conculcati impegnandosi nella raccolta delle firme per abrogare il PORCELLUM.

I miei post precedenti sull'argomento:
FIRMA L'APPELLO DI LeG
LEGGE ELETTORALE 'PORCATA'? CAMBIAMOLA!

24 giugno 2011

"Quest'uomo e la cricca di cui s'è circondato hanno trasformato il Paese in un bordello"


Questo è il commento di Corrado Augias ad una lettera pubblicata su la Repubblica di oggi a proposito di Bisignani e intercettazioni. Condivido totalmente sia la lettera che il commento, e quest'ultimo ho il piacere di ripubblicare.


Questa lettera era arrivata quattro giorni fa, talmente giusta l'intuizione che se ne sono subito accorti anche nel PDL: le intercettazioni sono una delle poche vere armi di cui la magistratura disponga in un Paese dove, come sostiene l'accusa, può esistere  ai massimi livelli  "un'associazione per delinquere organizzata e mantenuta in vita allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione". Anche la reazione immediata è stata semplice: bloccare tutto. Nessuno deve sapere che l'astuto Bisignani teme che Berlusconi possa cadere e andare a processo e  "con le regole normali, lo condannano sicuro, finisce la festa per tuttii". Ogni volta che escono verbali d'intercettazione si capisce meglio perché il presidente del Consiglio li tema. Non è la privatezza dei cittadini a preoccuparlo, figurarsi! Un uomo che ha trafficato, insieme a suo fratello, con verbali illecitamente sottratti.
È che l'uomo è circondato da lestofanti, gente rotta a tutto, pregiudicati che continuano a frequentare gli uffici del governo, il suo domicilio pubblico e semi-privato. Che vergogna vedere gente di questa risma frequentare la presidenza del Consiglio dei ministri come se fosse casa sua. Quest'uomo e la cricca di cui s'è circondato hanno trasformato il Paese in un bordello, in senso proprio e nel senso dantescamente figurato. Per questo si vorrebbe impedire in ogni modo che la verità finisca sui giornali. Esattamente per le stesse ragioni è bene che gli italiani che nulla hanno da nascondere continuino a battersi. Per sapere. In uno dei suoi non rari slanci di autocompiacimento, l'astuto Bisignani ha detto  "assumere informazioni è il primo passo del potere".  Di quel  "potere" vorremmo poter usufruire anche noi. (Corrado Augias)

23 giugno 2011

La barca alla deriva riuscirà a galleggiare fino alla primavera del 2013?

Bossi chede l'uscita dall'impegno militare in Libia e l'allontanamento dei profughi, la riduzione delle tasse e i ministeri al Nord; il Presidente Napolitano è determinato a far rispettare gli impegni internazionali con l'ONU e con le potenze europee; il ministro delle Finanze vuole mantenere fede all'impegno con l'Europa per il rientro dal debito entro il 2014, un impegno gravoso di finanza pubblica che non consente l'alleggerimento delle imposte; tutta l'opposizione e una parte della maggioranza, capeggiata da Alemanno e Polverini, fanno pernacchie ai ministeri al Nord con cui la Lega intende camuffare i suoi fallimenti.
I risultati delle amministrative e dei referendum hanno dimostrato platealmente la distanza esistente tra il paese reale e chi lo governa. Berlusconi continua a parlare da 17 anni di riforme, non attuate in tempi di vacche grasse, meno che mai realizzabili oggi, con questi chiari di luna e con una maggioranza raccogliticcia in parlamento, oltretutto dilaniata da profonde divergenze politiche, risultato di interessi diversificati e difficilmente componibili. L'unico collante che li tiene ancora assieme è quello del controllo del potere attraverso l'attività di consorterie che gestiscono affari più o meno loschi e speculazioni all'ombra delle istituzioni.
Gli Italiani, invece, in questa primavera appassionante, hanno voltato decisamente pagina e attendono di potere assestare, prima possibile, il colpo finale al governo del fare, che ha saputo fare soltanto chiacchiere per gli allocchi e salvaguardia di interessi privati e settoriali.
E tuttavia, nella situazione allarmante, sia sul piano sociale che su quello economico, intendono galleggiare fino al 2013, incuranti delle condizioni disastrose in cui lasceranno  il Paese. Se avessero un briciolo di senso di responsabilità, uscirebbero dalla torre che cade in pezzi e proporrebbero un governo di salute pubblica nell'interesse dell'Italia;  o, in alternativa, porterebbero alle elezioni anticipate lasciando al popolo sovrano di decidere del suo futuro.
Ma da gente che ha occupato le istituzioni, spinta esclusivamente da privatissimi interessi, non ci si può aspettare un tale soprassalto di dignità e generosità. Tireranno a campare finché la barca non affonda.
 
Deve essere in un cul de sac per ricercare un faccia a faccia con Di Pietro, il leader dell'opposizione senza se e senza ma! 
Sarebbe interessante sapere cosa si siano detti!

19 giugno 2011

A Pontida la Lega non stacca la spina. Mica scema!


Sembrava davvero ammosciato lo spadone di Alberto da Giussano, a giudicare almeno dalle parole strascicate del Senatur. In un passaggio del suo discorso, il Capo ha detto che parlare è facile, fare è più difficile. Ad un comune ascoltatore restava, tuttavia, difficile capire il senso di un discorso disarticolato e incerto. Il senatur, in sostanza, ha chiesto un fisco più leggero -  anche se si rende conto delle difficoltà finanziarie dello Stato - da attuare grazie al risparmio derivante dall'uscita dalla guerra in Libia e dal taglio della spesa pubblica. Continua a chiedere il trasferimento di quattro ministeri in padania, per il quale avvierà la raccolta delle firme, seguita dalla raccolta-contro capeggiata dai romanisti Polverini e Alemanno. Sembra accontentarsi, infine, di tre o quattro piccoli interventi a favore del popolo del nord.
La base della Lega sembrava, però, più di lotta che di governo, se punteggiava l'intervento di Bossi con cori continui a base di se-ce-ssio-ne! se-ce-ssio-ne! se-ce-ssio-ne! 
 È intervenuto poi  il moderato Maroni che, democristianamente, si è attribuito il merito di tutto il buono prodotto dal governo e, da perfetto ministro degli interni della Repubblica italiana, ha chiuso con le parole d'ordine: Padania libera e indipendente! 

La manfrina, dunque, continuerà con la Lega di governo che batte la Lega di lotta per 1/0.

E il conto lo paghiamo noi, i soliti noti, a qualsiasi latitudine apparteniamo!

18 giugno 2011

Quando un regime dà gli ultimi rantoli. Perché anche i regimi tirano le cuoia!

Mi chiedo spesso quali effetti produrrà nella sua rovinosa caduta questo regime ormai agli sgoccioli. Come si adatterà il sultano di Arcore a vivere lontano dal potere che ha gestito per quasi un ventennio; dove trascorrerà, e con chi, il crepuscolo della sua esistenza. Che ne sarà degli uomini e delle donne che gli hanno tenuto bordone in politica, negli affari e nell'informazione. Sarei curioso di sapere che ne sarà di Fede, di Vespa, di Minzolini, di Cicchitto, di Gasparri, di Alfano, di Verdini, di Brambilla, di Santanchè, di Stracquadanio, di Brunetta, di Bisignani, di ...!
E le sue aziende, che fine faranno? E le sue donne, troveranno un nuovo e diverso finanziatore? 
E quelli che hanno cantato e cantano ancora meno male che Silvio c'è, come cambieranno il testo della loro canzone? E quelli che lo hanno proposto al Nobel per la pace, a quale personaggio rivolgeranno la loro attenzione per la stessa onorificenza? 
È proprio un mondo di cartapesta che si sgretola, lasciando tanti orfani in carne ed ossa che non riusciranno facilmente a darsi pace.
E poi mi piacerebbe immaginare come reagiranno, nel momento fatidico, i milioni di italiani e italiane che hanno riempito le piazze, che hanno esultato per l'esito delle amministrative, dei ballottaggi, dei referendum.  
Tutta una generazione di giovani è vissuta sotto questo regime che sembrava necessario e ineluttabile. Il vaccino - per usare un'espressione del compianto Montanelli - si è tramutato in una cura da cavallo che ha quasi stremato l'intossicato! 
E dire che sarebbe bastato, all'inizio, far valere il principio che impediva, e impedisce tuttora, a un grande concessionario dello Stato di sedere in parlamento, per evitarci tante offese alla nostra democrazia e tanti danni al nostro Paese!

Adesso rimarrà agli storici l'onere di ricostruire le vicende di questi anni e a qualche pignolo curatore di memorie e biografie, quello di raccogliere tutte le panzane extragalattiche e le volgarità da postribolo; le promesse mirabolanti e le marce indietro; le affermazioni sperticate e le frettolose ritrattazioni invereconde; le aggressioni verbali e non, da parte dei centurioni del regime, a tutti i nemici veri o presunti;  tutte le porcate, insomma, che sono state dette, fatte e scritte, perché possano rimanere ai posteri come memoria di un'epoca che non avremmo voluto vivere. 

16 giugno 2011

Se Brunetta è un ministro, io sono Santa Giovanna D'Arco


Alle sue uscite credevamo di essere già abituati; e alla sua sgradevolezza pure. Ma questa volta ha perso decisamente il controllo definendo i precari che volevano interloquire con lui, l’Italia peggiore. Nel video che pubblica successivamente in yutube, rincara la dose e definisce i giovani che lo avevano contestato   signori un po’ attempati che non hanno niente da fare che organizzare agguati. Con giornali compiacenti, pieni di precari
D'altra parte, l'emerito Stracquadanio, per spiegare l'esito del referendum e la contestazione al ministro Brunetta si esprime così: Per forza noi non vinciamo su Internet. Loro hanno un esercito di impiegati pubblici che dalle due alle dieci di sera stanno a casa e non hanno un cazzo da fare, è ovvio che hanno il tempo di montare un casino sulla Rete.



Dell'on. ministro Brunetta gustatevi queste altre chicche: 
A sinistra sono tutti dei poveretti, la superiorità dei dirigenti del centrodestra è indiscutibile.
Volevo vincere il premio Nobel, lo avrei vinto, ma ho scelto la politica. 
Questa élite di merda! La sinistra per male vada a morire ammazzaa!
Ovvio: le donne uscivano dall’ufficio per fare la spesa e poi tornavano furtivamente.
Non posso camminare per strada senza che mi dicano: ‘Ministro vada avanti!’

Io lo apprezzo soltanto nelle impareggiabili imitazioni di Crozza delle quali fornisco sotto un esempio.



A chi pensasse di presentare una mozione di sfiducia individuale nei confronti dell'on. ministro, io dico che non serve; sarebbe come considerare all'altezza della situazione tanti altri ministri e personalità di questo governo, a partire dall'uomo di Stato che li ha scelti e nominati. 
Occorre, invece, avere nervi saldi e continuare a denunciare le loro malefatte. Saranno in grado di affossarsi da soli e tutti insieme.

15 giugno 2011

Dopo lo chock dei referendum

Ripresisi dallo shock dei numeri del referendum, è probabile che abbiano finalmente capito che non c'è tempo da perdere per rimediare ai guasti fin qui prodotti nella gestione della cosa pubblica. Hanno capito che i cittadini vogliono contare nelle decisioni che li riguardano e non sopportano di dover tirare la cinghia per sostenere un apparato costosissimo ancorché improduttivo. 
Occorrerebbe ridurre sensibilmente i costi dell'apparato politico intervenendo su: auto blu, numero dei parlamentari, finanziamento pubblico ai partiti, province ecc. Occorrerebbe mettere in soffitta piani come quello del ponte sullo stretto e destinare i fondi alle infrastrutture minori, necessarie soprattutto nelle regioni del sud. Occorrerebbe una più equa redistribuzione del reddito e una revisione delle aliquote fiscali a vantaggio delle piccole imprese e dei redditi medio-bassi. Occorrerebbe un rilancio delle attività produttive, specie quelle connesse alla ricerca e produzione di energia alternativa. Occorrerebbe creare le condizioni per dare un futuro certo e accettabile  alle nuove generazioni. Occorrerebbe, occorrerebbe, occorrerebbe ....!
Ma un governo che ha avuto e mantiene come primo punto all'O.d.G. il chiodo fisso dell'impunità per il premier e non sembra disposto a modificare la sua compagine, può essere in grado di affrontare le urgenze improcrastinabili per i cittadini e per il Paese? 
Io non ci scommetterei, come tanti dei 27 milioni che si sono accodati ai seggi per dire il loro Sì ai quesiti referendari. Si decidano, almeno, a darci una legge elettorale d e c e n t e e poi si vada al voto al più presto.

14 giugno 2011

La spudoratezza senza limiti delle facce di bronzo e da c...

Questo è il governo che ha fatto le leggi e assunto gli impegni sulla partecipazione dei privati alla gestione dell'acqua, sulle centrali all'uranio, sul legittimo impedimento; è il governo che ha costretto il parlamento a discutere da oltre 3 anni di tutti gli scudi giudiziari possibili e immaginabili a favore del suo leader plurindagato e in attesa di giudizio; è il governo che ha impedito l'election day collocando i referendum il 12 e 13 giugno nell'intento di far fallire il raggiungimento del quorum, con un notevole aggravio di spesa; è il governo che ha tentato in extremis tutte le carte per impedire che si tenesse quello sul nucleare, il più atteso dagli Italiani; che ha boicottato in tutti i modi la consultazione popolare, fino a lasciare intendere che era inutile, invitando i cittadini a disertare le urne e andare al mare.
Dopo il risultato clamoroso che vede una straordinaria partecipazione al voto, che si attesta sopra il 57% con i Sì intorno al 95%, cosa farebbe un governo serio e responsabile? Prenderebbe atto del fallimento della sua politica, chiederebbe scusa agli Italiani per il disturbo e toglierebbe l'incomodo.

No, non fanno questo. Loro sostengono il loro diritto-dovere di continuare a governare (si fa per dire). Governare cosa? Come? Per chi? Il premier ha rilasciato una dichiarazione in cui prende atto, graziosamente, del risultato e s'impegna a tenerne conto. Dunque, niente legge sulla privatizzazione dell'acqua, niente centrali nucleari, ma niente leggi ad personam di alcun tipo dopo che i cittadini hanno annullato l'ultimo simulacro di legittimo impedimento che la Corte costituzionale aveva mantenuto in vigore.

Ma non hanno proprio voluto leggere e capire il senso profondo dell'esito referendario? Sarò fazioso ma, a mio modesto avviso, i cittadini hanno voluto dire: ne abbiamo ormai le tasche piene; da questo governo e dalla sua maggioranza non ci aspettiamo più niente di buono per il Paese, perciò sgombrate il campo; iatevenne!

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Invece, il serafico Capezzone - gli occhi a me - dichiara amabilmente che la consultazione si svolgeva su tre temi precisi, che il governo rispetterà l'esito del referendum ed è legittimato a governare; e si augura che la sinistra non strumentalizzi la consultazione popolare. Onore al povero Quagliariello che, partecpando ad un dibattito da Mentana, ha perso la sua grinta studiatamente garbata non sapendo più dove nascondere la faccia e, arrampicandosi sugli specchi, pensando forse ai suoi trascorsi radicali, ha cominciato inopinatamente a balbettare.

13 giugno 2011

Oggi l'Italia gli presenta il conto e lo sollecita a fare le valigie

Ventimilioni e passa di vecchi e nuovi coglioni hanno affollato ieri i seggi elettorali per dirgli perentoriamente che è finita. Non sappiamo ancora quanti oggi se ne aggiungeranno, certamente molti di più di quelli che servono per raggiungere il 50% + 1 del quorum. E non sono andati soltanto per smantellare la politica ambientalista ed energetica del governo, per dire cioè che l'acqua è un bene comune su cui non si può lucrare, che il nucleare venga bandito dai nostri piani energetici; sono andati soprattutto per riaffermare il principio costituzionale della legge uguale per tutti, compresi i ministri e il presidente del consiglio. Oggi saranno di più, molti di più, quelli che daranno il benservito a lui e a tutta la cricca che lo ha assecondato e sostenuto non solo in parlamento ma anche nei giornali e nelle tv; a lui e a quanti hanno sempre minimizzato la sua inadeguatezza e giustificato e avallato i colpi micidiali inferti alle regole della convivenza civile e agli organismi istituzionali.
L'Italia onesta, civile e democratica, quel popolo sovrano che da qualche tempo non cita più se non per dire che è senza cervello, oggi finalmente si ribella e gli scrive un verdetto chiaro, puntuale e incontrovertibile. Gli dice che è giunta l'ora di sollevare le chiappe dalla sede istituzionale per troppo tempo improvvidamente occupata. Diversamente non saranno le monetine evocate dalla Santanchè ma tante pasticche di viagra  a subissarlo.
C'è sempre un modo idoneo - anche se odioso - per liquidare i tiranni, specialmente quando non sentono più gli umori del popolo e ne disprezzano i bisogni, le speranze e le attese;  quando, cioè, si ritengono investiti di una superiore missione e pensano di poterlo dominare sempre e comunque (jure divino?).

11 giugno 2011

Al voto, al voto! Per tre e più buone ragioni.

Lui e quanti gli sono vicini hanno sempre sostenuto che la TV non influenza il voto degli italiani, tanto che ( ... la solita tiritera). Adesso, dopo la scoppola alle amministrative, ha il coraggio di dichiarare che il risultato negativo sarebbe stato determinato da Annozero di Santoro. Con due chiari effetti principali: di considerare gli elettori non in grado di intendere e di volere e di attribuire ad un giornalista, per quanto bravo e fazioso, il (de)merito della sua sconfitta. Delle due l'una: o le tv non condizionano - allora occorrerebbe lasciare in pace i Santoro, i Flores, i Fazio, le Dandini, le Gabanelli - oppure condizionano, allora bisognerebbe annullare l'elezione di un personaggio che di canali  televisivi ne possiede tre e ne controlla altri tre quando assume l'incarico di capo del governo.
La verità è che non si può chiedere di capire cosa sia libertà e democrazia ad un autocrate monopolista, oltretutto affetto dalla sindrome di Narciso!

A proposito dei servi liberi e forti di Giuliano Ferrara: i veri servi - Dio li riscatti - non sono né liberi né forti. Sono in una condizione forzata di dipendenza che li rende deboli e assolutamente privi di decisioni autonome. La contraddizione in termini dei servi liberi e forti è applicabile esclusivamente ad una categoria minoritaria del genere umano. A quanti, cioè, avendo la possibilità di essere uomini liberi, autentici e autonomi, si asserviscono per scelta e opportunismo e si credono forti perché pensano di poter dare consigli al padrone che gliene dovrebbe essere grato. A me pare la categoria più abietta di individui perché non si vendono per la pagnotta ma per vivere all'ombra privilegiata del padrone munifico che si sono scelti. Salvo trovarne un altro quando il primo sarà caduto in disgrazia.

Le ragioni per andare domani a votare sono ormai a conoscenza di tutti ma penso che un'altra molti cittadini elettori l'hanno individuata ed è quella di mandare a fondo un governo e una maggioranza parlamentare prima che essi affondino tutto il Paese.

10 giugno 2011

Il ritratto impietoso che The Economist dà dell'Italia e di Berlusconi nell'editoriale di oggi (Traduzione dall'inglese)

L'uomo che ha fregato un intero paese
L'era Berlusconi graverà sull'Italia per gli anni a venire

Silvio Berlusconi ha molto da sorridere. Nei suoi 74 anni, ha creato un impero mediatico che lo ha reso l'uomo più ricco d'Italia. Ha dominato la scena politica dal 1994 e ora è il primo ministro più longevo d'Italia dopo Mussolini. Egli è sopravvissuto a innumerevoli previsioni della sua imminente fine. Eppure, nonostante i suoi successi personali, è stato un disastro come leader nazionale in tre modi.

Due di loro sono ben noti. Il primo è la saga lurida dei suoi "Bunga Bunga" party del sesso, uno dei quali ha prodotto lo spettacolo poco edificante di un primo ministro messo sotto processo a Milano con l'accusa di pagare per fare sesso con una minorenne. Il processo Rubygate non ha infangato solo Berlusconi, ma anche il suo paese.

Tuttavia l'impatto del vergognoso scandalo sessuale sulle prestazioni del signor Berlusconi come uomo politico è stato limitato, per cui questo giornale lo ha in gran parte ignorato. Abbiamo, tuttavia, a lungo protestato per il suo secondo difetto: i suoi imbrogli finanziari. Nel corso degli anni, è stato accusato più di una dozzina di volte per frode, falso in bilancio e corruzione. I suoi difensori sostengono che non è mai stato condannato, ma questo è falso. Diversi casi si sono conclusi con condanne, poi annullate per procedure contorte, o andati in prescrizione, almeno due volte, perché lo stesso onorevole Berlusconi ha cambiato la legge. Ecco perché questo giornale ha affermato nell'aprile del 2001 che era inadatto a governare l'Italia.
Non abbiamo trovato alcun motivo per cambiare questo giudizio. Ma è ormai chiaro che né il sesso né la storia dodgy della dubbia attività imprenditoriale deve essere la ragione principale perché gli italiani guardino indietro su Berlusconi come un disastro. Di gran lunga peggiore è stato il terzo difetto: il suo totale disprezzo per la condizione economica del suo paese. Forse a causa della distrazione per i suoi grovigli legali, ha fallito in quasi nove anni come primo ministro non ponendo rimedio o almeno riconoscendo realmente le gravi carenze economiche dell'Italia. Come risultato, si lascerà dietro di sé un paese in difficoltà.

Una malattia cronica, non una crisi acuta
Tale conclusione cupa potrebbe sorprendere gli studiosi della crisi dell'euro. Grazie alla rigorosa politica di bilancio del ministro delle Finanze di Berlusconi, Giulio Tremonti, l'Italia ha finora sfuggito all'ira dei mercati. L'Irlanda, non l'Italia, è la I nel PIGS (con Portogallo, Grecia e Spagna). L'Italia ha evitato una bolla immobiliare, le banche non vanno in fallimento. L'occupazione ha resistito: il tasso di disoccupazione è dell'8%, rispetto a oltre il 20% in Spagna. Il disavanzo di bilancio nel 2011 sarà al 4% del PIL, contro il 6% in Francia.

Eppure questi numeri rassicuranti sono ingannevoli. La malattia economica dell'Italia non è di tipo acuto, ma una malattia cronica che rode lentamente in vitalità. Quando le economie europee si comprimono, quella italiana si restringe di più; quando crescono, cresce di meno. Secondo il nostro rapporto speciale in tema di punti, solo in Zimbabwe e Haiti la crescita del PIL era minore che in Italia nel decennio fino al 2010. Il PIL pro capite in Italia è sceso realmente. La mancanza di crescita significa che, nonostante Tremonti, il debito pubblico è ancora al 120% del PIL, il terzo più grande del mondo industriale avanzato. Ciò è tanto più preoccupante dato il rapido invecchiamento della popolazione in Italia.

Un quarto dei giovani, molto di più in alcune zone del sud depresse, sono senza lavoro. Il tasso di partecipazione femminile nella forza lavoro è del 46%, il più basso in Europa occidentale. Un mix di bassa produttività e alti salari sta erodendo la competitività: mentre la produttività è aumentata di un quinto in America e un decimo nella Gran Bretagna nel decennio fino al 2010, in Italia è sceso del 5%. L'Italia è ottantesima nell'indice "Doing Business" della Banca Mondiale, sotto la Bielorussia e la Mongolia, e quarantottesima nella classifica della competitività del World Economic Forum, dietro l'Indonesia e Barbados.

Il governatore uscente della Banca d'Italia, Mario Draghi, ha fatto di recente il punto sulla situazione economica in un incisivo discorso d'addio (prima di prendere in mano le redini della Banca centrale europea). Ha insistito sul fatto che l'economia ha disperatamente bisogno di grandi riforme strutturali. Ha individuato la produttività stagnante e attaccato le politiche del governo che "non riescono ad incoraggiare, e spesso ostacolano, lo sviluppo [in Italia]", come i ritardi nel sistema della giustizia civile, la povertà delle università, la mancanza di concorrenza nei servizi pubblici e privati, il doppio mercato del lavoro con insiders protetti e outsider esposti e le poche grandi imprese.

Tutte queste cose stanno iniziando ad influenzare la giustamente acclamata qualità della vita d'Italia. Le infrastrutture sono sempre più logore. I servizi pubblici sono lenti. L'ambiente è in sofferenza. I redditi reali sono, nel migliore dei casi, stagnanti. I giovani italiani più ambiziosi abbandonano il loro paese in massa, lasciando il potere nelle mani di un anziano e out-of Elite-touch. Pochi europei disprezzano i loro politici viziati tanto quanto fanno gli italiani.

Eppur SI Muove
Quando questo giornale ha denunciato per la prima volta Berlusconi, molti imprenditori italiani hanno risposto che solo la sua maliziosa facciatosta imprenditoriale poteva offrire qualche possibilità di modernizzare l'economia. Ora nessuno lo sostiene più. Invece essi offrono la scusa che la colpa non è sua, ma è del loro paese irriformabile.

Eppure l'idea che il cambiamento sia impossibile, non è solo disfattista, ma anche sbagliata. Nella metà degli anni '90 successivi governi italiani, preoccupati di non essere lasciati fuori dall'euro, spinsero attraverso alcune importanti riforme. Anche Berlusconi ha di tanto in tanto fatto passare alcune misure di liberalizzazione negli intervalli dello scontro con i magistrati: nel 2003 la legge Biagi sul mercato del lavoro riducendo la burocrazia e aumentando l'occupazione, e molti economisti hanno lodato in Italia la riforma delle pensioni. Avrebbe potuto fare molto di più se avesse usato il suo vasto potere e popolarità per fare qualcosa di diverso dal tutelare i propri interessi. L'imprenditoria italiana pagherà a caro prezzo per i suoi piaceri.

La crisi dell'euro sta obbligando Grecia, Portogallo e Spagna a far passare riforme straordinarie in mezzo alla protesta popolare. A breve termine, questo farà male, nel lungo periodo,  dovrebbe dare nuovo slancio alle economie periferiche. Alcune sono anche suscettibili di ridurre il loro indebitamento grazie alla ristrutturazione. Un'Italia non riformata e stagnante, con un debito pubblico fermo al oltre il 120% del PIL, potrebbe trovarsi esposta come il più grande fanalino di coda nell'euro. Il colpevole? Berlusconi, che continuerà senza dubbio a sorridere ancora.

Fonte: The Economist

Niente di nuovo sotto il sole: gli Italiani da qualche tempo sono sufficientemente informati, compresi i più refrettari alla conoscenza della verità. Fa, tuttavia, una certa impressione leggere ciò che sappiamo nella cruda essenzialità di un testo in lingua inglese. 

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