Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.
Adesso, a spoglio ultimato, appare chiaro che la maggioranza dei Siciliani che hanno disertato le urne, assieme a quelli che hanno imbucato la scheda bianca, hanno voluto esprimere tutta la loro contrarietà ad una classe politica che non ha saputo affrontare e dare soluzioni credibili ai problemi che attanagliano l'isola, mostrando anche di non sperare che l'esito di questa tornata elettorale possa produrre concreti cambiamenti.
Di quanti, invece, hanno espresso il loro voto, il 15% lo ha attribuito al m5s che diventa, di fatto, il primo partito rappresentato nell'assemblea regionale, con 15 consiglieri eletti e con un'affermazione esaltante anche per il suo candidato presidente Cancelleri che, con il 18,20% di preferenze, si colloca in terza posizione, dopo Crocetta e Musumeci.
L'altro risultato significativo è quello che segna la disfatta del polo di centro-destra guidato da Musumeci, rappresentante di quell'area politica che da sempre è stata maggioranza nell'isola.
In questo cataclisma di notevoli proporzioni, l'alleanza PD - UDC tiene e riesce ad esprimere oltre alla maggioranza relativa nell'assemblea regionale, anche il presidente nella persona di Rosario Crocetta che, per governare, dovrà ricercare, comunque, voti e sostegno fuori dall'area di riferimento.
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Approfitto per complimentarmi con Matteo Mangiacavallo, giovane serio, impegnato nel sociale e attivo nel movimento per la salvaguardia dei beni comuni. Non l'ho votato ma se gli altri eletti nel m5s gli somigliano, sono convinto che sapranno produrre novità importanti nell'ambito dell'assemblea regionale e nella situazione asfittica della politica locale. I più sinceri auguri di buon lavoro.
Non ci credono neanche loro, i cosiddetti grillini, cui la gioiosa speranza fa tremare anche i polsi per l'eredità che i Siciliani potrebbero avere affidato loro: governare un'isola sull'orlo del baratro!
I dati arrivati a chiusura dei seggi li vedono favoriti, sia per l'alta percentuale degli astenuti (ha votato soltanto il 47,42 per cento degli aventi diritto), sia per l'unico exit poll circolante in serata che vede il M5S primo partito a Palermo con il 26% e Giancarlo Cancelleri al 27%, davanti a Musumeci, Crocetta, Miccichè e Marano.
Comunque vada - lo vedremo oggi nello spoglio più atteso della storia repubblicana - la disfatta politica delle forze che negli anni hanno portato l'isola al default è lampante. Il 53% dei Siciliani ha fatto ricorso all'astensione (conteremo anche le schede bianche) e una percentuale ancora imprecisata al voto di protesta (ultima spiaggia) per dire chiaro e forte: ORA BASTA! Ne uscirà male anche la sinistra che non ha saputo costruire alleanze convincenti e programmi credibili e porta la responsabilità delle scelte fatte nelle precedenti legislature.
Temo che vivremo giorni neri!
P.s: Considerato il dato allarmante dell'astensione al 53% e quello delle schede bianche da valutare, chiunque vinca tenterà di governare la Sicilia col voto del 10% circa dei cittadini e senza la maggioranza nell'assemblea regionale. Di fatto l'isola risulterà ingovernabile e il trasformismo imperante. Non c'è da stare allegri!
Non so cosa ne pensano i miei connazionali ma io non riesco più a seguirlo, mi fa venire le vertigini. Non riesco più a trovare le parole per scrivere di questo funambolo che da vent'anni pretende di piegare gli interessi di un Paese occidentale come l'Italia ai suoi personali problemi giudiziari e finanziari. Non è più possibile sopportare che un personaggio di tal fatta possa portare in Parlamento i suoi avvocati, quelli che lo difendono nei tribunali, per fare le leggi che gli servono per evitare, allungare, prescrivere, svuotare i processi che lo riguardano. E poi chieda la separazione - anche fisica - delle carriere nella magistratura.
Utilizzo, perciò, per l'ultima sua conferenza stampa. la scheda di rainews24.ite le considerazioni di Luca Telese su Pubblico.
Oggi Europa apre con il titolo: Non si libera delle sentenze e noi non ci liberiamo di lui.
Io sono convinto invece che ce ne libereremo: prima lo faremo, meglio sarà per questo Paese, rincoglionito dalle sue TV e dalla sua protervia, ormai intollerabile ai più.
Con un triplo salto mortale carpiato con avvitamento Silvio Berlusconi ribalta tutto e, il giorno dopo la sentenza Mediaset, torna in campo con la forza di un carro armato. Contro Monti, a cui minaccia di togliere la fiducia, contro la deriva verso la 'magistratocrazia' e brandendo ancora una volta il vessillo della lotta alla pressione delle tasse, a quella che chiama l'"estorsione fiscale".
Un attacco inaspettato, per tutti. Probabilmente anche per lo stesso Monti. Da Palazzo Chigi non trapela a caldo nessuna reazione. Probabilmente in attesa di comprendere la portata dell'affondo del Cavaliere. La veemenza con la quale riprende in mano lo scettro del centrodestra per guidarlo verso il voto ("ma - assicura - senza candidarmi premier") porta molti a parlare di un nuovo 'Predellino'.
É scatenato l'ex premier, confessa di essere stato in disparte per un anno sperando di fare il bene dell'Italia: ma ora che la spirale della recessione, provocata dalla politica di Monti, minaccia seriamente la ripresa, dice basta e minaccia di far cadere il governo. "Nei prossimi giorni esamineremo la situazione e decideremo se sia meglio togliere immediatamente la fiducia a questo governo o conservarla dato l'arrivo delle elezioni". C'è, spiega, il timore di un rialzo dello spread. Ma l'impressione è che il Cavaliere sia fortemente tentato di arrivare subito allo show down e che a frenarlo siano le solite 'colombe'. Comunque, la mossa di Berlusconi scatena una sorta di reazione a catena.
Mina il senso e la portata delle primarie del Pdl, a cui il centrodestra guardava con sollievo come l'unica possibilità di rifondare e rilanciare il partito. Chiude, nonostante un appello rivolti ancora oggi a Udc e Montezemolo ("devono considerarsi parte del centrodestra") alla possibilita' di un'alleanza tra Alfano e Casini, ipotizzabile solo in presenza di un suo effettivo passo indietro. E, allo stesso tempo, rafforza il nascente rassemblement dei moderati e dà una mano alla campagna elettorale di Bersani e Vendola che ora hanno gioco facile ad unirsi nella battaglia contro il ritorno del 'caimano'.
"Altro che unione dei moderati nel nome del Ppe! Le parole di Berlusconi sono il manifesto politico del populismo antieuropeo e autoritario", commenta Gianfranco Fini. Casini tace ma il segretario Udc Cesa è sulla stessa onda del leader di Fli. Plaude invece Maroni, rafforzando l'ipotesi di una nuova ripresa dell'alleanza con la Lega. Il Berlusconi di oggi si togli parecchi sassolini dalla scarpa. A partire dal rapporto con tedeschi e francesi nel pieno della bufera economica.
"Con quei sorrisi la Merkel e Sarkozy tentarono l'assassinio politico della mia credibilità internazionale", si sfoga l'ex premier che si scaglia contro l'egemonia tedesca, contro le misure imposte all'Italia e contro quel rigore che, unito al trattamento usato dalla Guardia di Finanza con i suoi blitz nei negozi e nelle località di grido, deprime l'economia. "Gli italiani sono spaventati, c'è un trattamento violento del contribuente", dice Berlusconi che lancia cosi' il 'suo' programma per vincere le elezioni. Con i punti nodali tante volte declinati negli anni: le riforme costituzionali che devono dare più potere al governo, la riforma della giustizia, il taglio delle tasse, a partire da quelle sulla casa, suo cavallo di battaglia.
"Le sue intemerate odierne vanno considerate per quello che sono: uno sfogo, legittimo seppur tardivo, di uno statista che ha dovuto mandar giù qualche rospo per il bene dell'Italia" spiega Osvaldo Napoli, il primo a scommettere che Berlusconi non intendeva ricandidarsi premier, come sembrava invece da alcune sue dichiarazioni della mattina. "Dopo quello che è successo mi sento obbligato a restare in campo", aveva detto il Cavaliere. Lasciando tutti di stucco. Poi il chiarimento. "Confermo la mia decisione di non presentarmi a candidato premier". Le primarie ci saranno, ma senza di lui. Ma è l'unico posto, promette, nel quale non farà sentire il suo peso. Da rainews24.it
TELE-DISFATTA CREPUSCOLARE
Una conferenza in «stile Mubarak» di Luca Telese su Pubblico
Eh-em, ehem... Anche la voce non è più salda. Ci sono il fiatone - pant, pant - e le parole che non arrivano come dovrebbero, sulla punta della lingua. È una conferenza stampa - Eh-em, ehem.. - satrapico-crepuscolare, una esibizione in “stile Mubarak” che ricorda gli addii degli sfrattati della primavera araba, le dichiarazioni improvvisate nelle salette di albergo quando le sedi ufficiali sono inibite, con lo sfondo della tappezzeria damascata rossosangue e con i fedelissimi che applaudono freneticamente, nel tentativo (vano) di dissipare l’atmosfera decadente. Non ci sono più i fondali azzurrini, non c’è più «il credo» di Silvio recitato dalle voci bianche, non ci sono più le hostess, non ci sono le folle, le riprese con il dolly, non c’è la regia mainstream del maestro Giuseppe Sciacca, il regista che fece grande la rappresentazione del tele-berlusconismo, non ci sono più (a ben vedere) nemmeno le notizie. Qui purtroppo c’è solo una camera fissa.
Da villa Gernetto, in una cornice che sembra molto più casa di riposo che una fastosa tribuna catodica, Silvio Berlusconi chiude la telenovela azzurra della settimana con tre mezze minacce, con tre petardi (leggete qui a fianco la cronaca analitica di Tommaso Ciriaco) che scoppiano male, con una aspettativa pirotecnica suggellata da un retrogusto amaro di polveri bagnate. Il padre di Forza Italia si presenta con i capelli così ben profilati che ricordano quelli dei Playmobil, il volto aggrinzito, il trucco incipriato che esalta il disegno acuminato delle sopracciglia, il sorriso che lo rese leggendario che non si illumina (fateci caso) nemmeno una volta. Berlusconi lascia intendere che potrebbe fondare una sua lista, come si paventava (ma non dice mezza parola che trasformi questa chiacchiera in eventualità concreta). Dice che deciderà insieme ai suoi colleghi nei prossimi giorni «se è meglio togliere immediatamente la fiducia al governo». Aggiunge, in un crescendo: «Non credo che dopo questa soppressione della democrazia ci sia ancora il posto e il tempo» (per Monti). Preannuncia, come se fosse una bomba atomica, la rivelazione di un retroscena sulla speculazione tedesca: «Venne dato ordine di vendere i titoli italiani...». Dice che vuole abolire l’Imu (quella stessa tassa che lui e i suoi parlamentari hanno votato, difeso, sostenuto in televisione in questi mesi!).
Inizia con immagini sublimi: gli ospedali per i bambini in giro per il mondo da far costruire a Guido Bertolaso (una garanzia) spiega che le primarie ci saranno. Oppure che non ci saranno se dovesse candidarsi lui («Ma ho deciso di non candidarmi»). Oppure che non ci saranno se cambia la legge elettorale (quindi si deve dedurre che la vuole cambiare e che non vuole le primarie). E in mezzo a tutto questo, quell’ansimare - pant pant - che mai gli aveva tagliato il fiato, quei sospiri, quel perdere il filo: «Mi può ricordare la prima parte della sua domanda?».
In questi 50 minuti di televisione araba, in questa diretta boomerang vagamente claustrale, tutto parlava di Berlusconi più di Berlusconi.
La prima fila apprensiva dei supporter, con in primo piano il corrucciamento scolpito, e amicalmente turbato di Paolo Bonaiuti. Oppure la faccia spaurita di Mariastella Gelmini, con il dito poggiato sul labbro, e una maschera su cui si dipinge una espressione interdetta: come se Berlusconi sesse dicendo troppo, o troppo poco, ma comunque qualcosa che non le torna, e che le turba i pensieri. Anche Daniela Santanché, poco più indietro, viene sorpresa dall’operatore mentre annuisce, più per fare coraggio a se stessa che a Silvio. La Santanché aveva preannunciato questo ritorno con le sue interviste di ieri, è l’ultima partigiana della resurrezione del Cavaliere, ma stasera, davvero, non c’è trippa per gatti.
I primi boatos e i retroscena che vengono consegnati in rigoroso off the records raccontano senza filtri che dietro le quinte è andato in onda un mezzo psicodramma. Da una lato il Cavaliere, dall’altro i colonnelli: Angelino Alfano, Gianni Letta, lo stesso Bonaiuti, tutti perlessi di fronte all’idea che fosse possibile tornare in campo armando la crociata: «Non torno in campo - ha detto il Cavaliere - non sono mai andato via». Eppure le ultime ore ci avevano regalato una lettera di commiato e persino un video che spiegava il ritiro. Eppure sono mesi che il leader non c’è più, si frattura, si ammala, cancella gli impegni, salta persino le partite del Milan, si ritira nella dacia di Putin, si confina sulla nave da crociera de Il Giornale (senza giornalisti), compulsa i sondaggi della Ghisleri, prepara liste che vengono smantellate prima ancora di essere testate. Insomma, non c’è.
Forse per sfuggire a questa trappola di impotenza e di rassegnazione Berlusconi aveva pronto l’ennesimo colpo di scena della sua carriera, e una congiura degli innocenti (si fa per dire) gli ha impedito il coup de theatre. È rimasto solo, isolato, dilaniato fra le spinte divergenti dei colonnelli, e i segnali di sfilacciamento. Non è un mistero che ieri Angelino Alfano fosse pronto a corrergli contro, se avesse annunciato di correre alle primarie. La recita è finita, ma il Cavaliere non se ne accorge. Oppure finge di non accorgersene, che è lo stesso.
Al fianco c’è il volto pallido di Niccolò Ghedini, che incastonato in questa cornice sembra un caratterista di qualche serie orrorifica in bianco e nero. Sì, è davvero scattata l’ora surreale del berlusconismo. Chiusa questa pagina di storia del ventennio breve di Arcore con le ultime cronache della decadenza, bisogna davvero pensare al futuro.
Come si fa a non parlare di lui? Di diritto o di rovescio, è sempre presente sulla scena, come un'ombra, un'anima nera, un incubo!
Un giorno annuncia alle agenzie che si ritira, l'altro con un video incita i giovani a proseguirne l'opera (speriamo che nessuno lo prenda sul serio). Adesso, nel giorno dell'ergastolo a Parolisi in un processo indiziario passato in sordina, peste e corna sui giudici che hanno emesso una sentenza esemplare sulla sua truffa milionaria ai danni del fisco ma anche dell'azienda e degli azionisti.
"Sentenza politica", "accanimento giudiziario intollerabile", condannato senza prove", "ferita alla democrazia", "caccia all’uomo", "tentativo di omicidio politico" - questo il solito piagnisteo da parte del PDL, dimenticando che il processo arriva finalmente a conclusione dopo "10 anni di indagini, 6 anni di cammino accidentato in aula per i “mostri disseminati nei codici e nelle procedure” (come diceva Giuseppe D’Avanzo), con il Lodo Alfano, le ricusazioni, i ricorsi, i “legittimi” impedimenti, le prescrizioni brevi e i processi lunghi" (dal commento di Ezio Mauro su Repubblica).
Se volesse davvero fare il bene dell'Italia - che dice di amare - ma anche della parte politica che per troppo tempo si è identificata con lui, dovrebbe mollare tutto e andare in pensione, magari in un'isola caraibica, a godersi il sole e il mare. Per consentire a questo Paese tormentato di ricominciare e a se stesso di trovare qualche momento di pace e serenità. Ma non lo farà, ha già dichiarato: mi sento obbligato a restare in campo per riformare il pianeta giustizia perché ad altri cittadini non capiti ciò che è capitato a me.
Scese in campo il 26 gennaio 1994 attraverso questo messaggio televisivo registrato e inviato a tutti i telegiornali.
Esce di scena - o, almeno, dice di volerlo fare - il 24 ottobre 2012 con questo testo inviato a tutte le agenzie:
"Per amore dell’Italia si possono fare pazzie e cose sagge. Diciotto anni fa sono entrato in campo, una follia non priva di saggezza: ora preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d’amore che mi spinsero a muovermi allora. Non ripresenterò la mia candidatura a Premier ma rimango a fianco dei più giovani che debbono giocare e fare gol. Ho ancora buoni muscoli e un po’ di testa, ma quel che mi spetta è dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intrusività. Con elezioni primarie aperte nel Pdl, sapremo entro dicembre chi sarà il mio successore, dopo una competizione serena e libera tra personalità diverse e idee diverse cementate da valori comuni.
La continuità con lo sforzo riformatore cominciato diciotto anni fa è in pericolo serio. Una coalizione di sinistra che vuole tornare indietro alle logiche di centralizzazione pianificatrice che hanno prodotto la montagna del debito pubblico e l'esplosione del paese corporativo e pigro che conosciamo, chiede di governare con uno stuolo di professionisti di partito educati e formati nelle vecchie ideologie egualitarie, solidariste e collettiviste del Novecento.
Sta al Popolo della Libertà, al segretario Angelino Alfano, e a una generazione giovane che riproduca il miracolo del 1994, dare una seria e impegnativa battaglia per fermare questa deriva".
Ciò che sta tra queste due date lo sappiamo tutti per averlo vissuto sulla nostra pelle e fa parte del dibattito culturale e politico in Italia e all'estero. Il miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni, sceso in campo 18 anni fa con l'obiettivo di salvare le sue aziende, esce di scena stimolato dalla medesima preoccupazione, dopo aver portato al fondo l'Italia, il Paese che ama.
Io voglio festeggiare l'evento come meglio non si potrebbe! Con la bella canzone di Antonello Venditti a lui dedicata.
... il prete colpevole di essersi rivolto a S.E. la Signora Prefetto di Caserta con il semplice appellativo "signora".
Ma si sono bevuti il cervello o provocano per la grande disperazione che li prende quando pensano che il loro tempo è scaduto?
Di don Maurizio mi è piaciuta la reazione serena, la capacità di subire la provocazione per potere andare oltre ed arrivare all'esposizione di quanto gli stava a cuore (mi ha fatto ripensare al confronto manzoniano tra don Rodrigo e fra' Cristoforo).
Della ministra Fornero è sempre più insopportabile la spocchia.
Del prefetto di Napoli è intollerabile la miscela esplosiva di arroganza, maleducazione e ignoranza (una chicca quel condizionale fuori posto che il signor Prefetto scarica sul povero prete che gli farebbe perdere la conoscenza dell'italiano).
I commenti non sono riproducibili, puoi ricercarteli in rete
Solo due commenti tratti da youtube:
Ma da quando il termine SIGNORE e SIGNORA è un termine offensivo? Signor Prefetto, Lei potrà essere CAFONE, COGLIONE e VERGOGNOSO, ma penso proprio che non potrà essere mai un SIGNORE. Sono stato Sindaco e sono tuttora Assessore, ma MAI mi sono sentito offeso di un cittadino che mi chiama Signore. Mi sento offeso come cittadino e come Amministratore che ci siano ancora Prefetti come lei in giro!
Questo è l'esempio di come certi individui si danno tante arie per il "titolo" che portano, e dimenticano le enormi responsabilità e i grandi doveri che hanno nei confronti dei cittadini.
Il prefetto di Napoli è stato subissato da una tale quantità di critiche e sberleffi (meritati) che si esita a infierire. Ma c'è un punto, potentemente politico, che merita una ulteriore riflessione. Il prefetto non sa che “signore” (e ovviamente “signora”) è molto di più di prefetto, eccellenza, commendatore, cavaliere, dottore. Più di signore - che vuol dire Sire, ed è il titolo onorifico di Dio - non esiste nulla. E mano a mano che un appellativo così assoluto diventa appellativo di tutti, finalmente ciascuno diventa signore di se stesso: è la democrazia. Il prefetto De Martino ha parlato nel nome di quell'inguaribile notabilato meridionale - e più in generale di quella inguaribile piccola borghesia italiana - che vive di titoli, onoreficenze, diplomi da appendere dietro la scrivania, perché non è mai stata contagiata dal virus liberatorio della con-cittadinanza.
Quel virus, che la Rivoluzione Francese tentò di esportare quasi ovunque, nel nostro povero Sud morì infilzato sui forconi della Santa Fede, ferale alleanza tra plebi servili e baronie neghittose, con la benedizione del Papato. Le conseguenze le paghiamo ancora: abbiamo molti parrucconi, pochissimi signori.
Mai, come in questa tornata elettorale siciliana, la mia difficoltà è stata non tanto di individuare il partito e gli uomini cui affidare il mio voto, quanto, invece, quella sofferta di rinunciare ad esprimerlo.
1600 sono i candidati che si contendono gli scranni di Sala d'Ercole, ben sapendo che giunti lì la loro vita e il loro futuro avranno garanzie e privilegi impensabili per i milioni di cittadini che continueranno a languire nelle difficoltà aggiuntive prodotte dalla crisi che ci attanaglia. Comprensibile, dunque, l'impegno dei 1600 a fregiarsi del titolo di deputato, ancor più quello dell'80% dei deputati uscenti che, avendo già gustato il lardo, non vogliono allontanarsene.
Forse domenica prossima mi asterrò dal voto perché questa nostra autonomia, per come è stata ed è tuttora interpretata dagli eletti ed eleggendi, non corrisponde alle aspettative della stragrande maggioranza dei siciliani.
Solo nel degrado politico e morale degli uomini che si sono susseguiti negli ultimi decenni alla guida della regione - dediti esclusivamente al loro tornaconto personale - e nella loro incapacità di promuovere il rilancio socio-economico dell'isola, può trovare giustificazione l'exploit di Beppe Grillo che, attraversando lo Stretto a nuoto, si è presentato con l'estro del liberatore affascinando tanti siciliani che lo considerano ormai l'ultima spiaggia.
A questo siamo ridotti!
Qualcuno potrebbe obiettare che, rinunciando ad esprimere il mio voto, lascerei ad altri la possibilità di decidere anche per conto mio. Ho considerato tale obiezione e rispondo che nutro la precisa convinzione che chiunque vinca - se potrà parlarsi di vittoria - nulla cambierà nel destino della nostra martoriata isola.
Faccio, tuttavia, i miei personali auguri ai giovani volenterosi e socialmente impegnati che si sono candidati nelle liste del M5S e a quanti, animati da sincero desiderio di rinnovamento, sono presenti nelle altre formazioni perché non vengano fagocitati dal sistema duro a morire e le loro e nostre speranze non vengano tradite.
Che fosse un'anomalia, era evidente anche a quanti lo votavano; che avrebbe dato un colpo fatale alla destra italiana, era nelle cose: un uomo che scende in campo al solo fine di proteggere i propri interessi ma con la motivazione di unire il centro-destra contro i rossi comunisti, non può che impantanare il sistema fino al collasso.
Ma quel che è più grave è che ha esaltato nei suoi emuli e seguaci gli istinti più bestiali, fino all'inverosimile, e trascinato nel tracollo anche una parte dell'opposizione, sopravvissuta traccheggiando all'ombra dei suoi ne-fasti.
Mentre riconosciamo con Montanelli che gli italiani, forse, dopo ampie e ripetute dosi di vaccino, hanno riacquistato la capacità d'intendere, rendiamo l'onore delle armi ad un Veltroni che se ne va, troviamo sempre più antipatico un D'Alema disposto a restare su richiesta insistita da parte del partito mentre ci appare buffo e incredibile un Formigoni che intende trovare il modo di rimanere a galla.
Lui assiste in silenzio ala devastante, fragorosa deflagrazione del proprio giocattolo e anche da essa cerca di trarre vantaggio.
Noi per non piangere, ridiamoci un po' sù con Crozza.
... l'arte del camaleonte ovvero: il cucciolotto indifeso.
Di fronte alla crisi che sta affamando mezza Italia, che divora le sue aziende e il suo partito, gli andrebbe bene anche un Monti-bis, purché continui a salassare i poveracci stendendo un cordone di protezione intorno a lui e a ciò che gli appartiene. Ma si candidi pure e vediamo quanti sono disposti a dargli ancora credito.
Sinistra, se ci sei, batti un colpo e parla finalmente la tua lingua!
La lettera di Lavitola, ritrovata nel computer sequestrato all’imprenditore Carmelo Pintabona (l’italo-argentino usato come messaggero per raggiungere l’ex premier) a margine dell'inchiesta sulla presunta, tentata estorsione ai danni di Berlusconi, è uno spaccato straordinario che dimostra con quali mezzi e con l'utilizzo di quali personaggi il leader del Popolo della Libertà sia riuscito a costruire e mantenere il suo potere personale, in più occasioni traballante. E come abbia confezionato le sue vendette private nei confronti di chi abbia tentato di opporsi al suo strapotere nella gestione del partito.
La lettera (i magistrati ne riscontreranno l'autenticità e se e come sia pervenuta al destinatario) riesce anche a fare aprire gli occhi a quanti non hanno finora voluto vedere quanto da tempo appariva lampante. Che l'Uomo della Provvidenza era soltanto un grande corruttore (parola di Fini) che, approfittando di un'ingentissima disponibilità di denaro, ha comprato tutto ciò che ha potuto, cose, persone, voti, giornali e giornalisti, tv e programmi progettati al fine di esaltarne le gesta, amplificarne le false verità e demolire gli avversari.
Fino a portare il Paese nello stato in cui si trova attraverso un ventennale esercizio delle più turpi pratiche corruttive che hanno corredato il suo improbabile cursus honorum.
E pensare che sarebbe bastato, agli albori della sua discesa in campo, che fosse dichiarato ineleggibile e non legittimato a governare il Paese perché titolare di concessioni governative relative al suo impero mediatico!
P.S.: sarà solo un caso che il PDL - il famoso partito degli onesti di alfaniana memoria - si mostri refrattario a votare la legge anticorruzione proposta dal governo?
La lettera di Lavitola (tutta da leggere)
Sig. Presidente, La prego di scusarmi se con la consuetudine che Lei mi ha concesso, Le scrivo con estrema chiarezza. (...) Le dico francamente, non so se le Sue prese di distanza sono reali, o frutto di un misto di istinto di conservazione, vigliaccheria e cattivi consigli, o come spero, di un giusto e normale gioco delle parti. Comunque, leggere che Lei mi accomunava ad un mafioso, motivo per il quale Lei non mia avrebbe più parlato, mi ha fatto molto male (...) . Io sono un uomo d'onore, e voglio continuare ad esserlo. (…) Lei, subito dopo la formazione del Governo, in questa Legislatura, con Verdini e Ghedini presenti, mi disse che era in debito con me e che Lei era uso essere almeno alla pari. Era in debito per aver io "comprato" De Gregorio, tenuto fuori dalla votazione cruciale Pallaro, fatto pervenire a Mastella le notizie dalla procura di Santa Maria Capua V etere, da dove erano arrivate le pressione per il vergognoso arresto della moglie, e assieme a Ferruccio Saro e al povero Comincioli "lavorato" Dini. Ciò dopo essere stato io a convincerLa a tentare di comprare i Senatori necessari a far cadere Prodi. Ciò in viaggio verso Reggio Calabria in aereo, per una manifestazione di De Gregorio, presente Valentino. Anche allora mi indagò Piscitelli, senza risultato, motivo per il quale Ghedini ammise che non era opportuna la mia candidatura. Non candidò neppure Sica (salvo poi premiarlo, con i risultati noti), io nonostante la mia delusione, mi adoperai a che il Sica non impazzisse. Lei mi ha promesso: - Più volte di entrare al Governo (persino mi chiamò dopo la nomina della Brambilla e mi disse che era dispiaciuto di non riuscire solo con me a mantenere la parola); - Di mandarmi al Parlamento Europeo (alle percedenti pressi da solo 54.000 preferenze); - Di entrare nel cda della Rai; - Che il primo incarico importante che si fosse presentato, sarebbe stato per me (inizio 2010); - Di collocare la Ioannuci nel cda ENI; - Di nominare Pozzessere, almeno direttore generale di Finmeccanica. Mi ha concesso: - La Ioannuci nel cda delle Poste (aveva promesso di darle anche la presidenza di Banco Posta, anche ciò non ò stato mantenuto); - Il commissario delle dighe (ruolo inventato da me con Masi). Ho ottenuto da Lei anche: - Che Forza Italia concedesse all'Avanti! un finanziamento di 400.000 euro nel 2008, altro non era che il rimborso di soldi che Lei mi aveva autorizzato a dare a De Gregorio nel 2007 (se ne occuparono Ghedini e Crimi); 400/500.000 euro (non ricordo) di rimborso spese per la "Casa di Montecarlo", dove io ce ne ho messi almeno altri 100.000 euro. Martinelli ha contribuito con 150.000, oltre che con il volo privato da Panama a Rotna (circa 300.000 euro), quando Le portai i documenti originali di di Santa Lucia (circa 300.000 euro).
Certo non potevo rischiare a Roma che me li trovassero (li portarono fuori i piloti). Ovviamente gli ho restituito le somme compensandole con altre partite. Tutte somme non concordate con lei (ma di cui lei era a conoscenza) e che quindi non voglio essere restituito. Mentre per Tarantini le devo io 255.500 euro (che è ovvio le restituirò). - Lei ha regalato a Martinelli, 100. 000 euro (forse meno) di diritti televisivi. Quanto sopra solo quale sintetico promemoria, degli ultimi tempi. Andando agli inizi: - Io e non Chiara Moroni spaccai il piccolo PSI, quando lei non candidò Martelli e De Michelis. Lei mi telefono personalmente per candidarmi, e non lo fece, per il veto di De Michelis e Martelli (sic!) . - Il povero Bettino, si sentiva preso in giro. (...) Dissi a Craxi che Lei aveva risanato il giornale, ed era vero Lui però era certo che avevo ricevuto i 6 miliardi di lire da lui richiesti. Lei ha creato, dato potere, ricchezza e fama a tanti. Difeso a spada tratta Verdini, Brancher, Dell'Utri, Previti, Bertolaso, Ciarrapico, Cuffaro e Romano da accuse ben più infamanti che le mie. Vediamo quali sono le abberanti accuse a me mosse. (...) Nello specifico: - Tarantini e Montecarlo non serve che mi dilunghi; - P4, per averLe insistentemente raccomandato il maresciallo La Monica. Era la fonte che ha quantomeno contribuito a salvare Bertolaso (glielo puo chiedere), ci ha coperti nell'indagine sull'acquisto dei Senatori, ha datto una mano sul serio nelle indagini su Saccà (con le intercettazioni) e Cosentino, ed ha elliminato alcune foto che La vedevano ritrato assieme a Bassolino e ad alcuni mandanti della Camorra, per la vicenda rifiuti (sono certo che lei non sapesse chi fossero). Eravamo in grande debito, e lui si era reso conto che Bisignani e Papa lo sfruttavano e lo prendevano in giro promettendogli di andare ai Servizzi, per guadagnare 2000 euro in più al mese. (...) Non c'è nulla di più pericoloso di un amico che si sente tradito, abandonato e senza vie di uscita; - Finmeccanica: A Panama come Lei sa, non avevo bisogno di corrompere nessuno, in Brasile non si è concretizzato nulla (non ho alcuna preoccupazione); - l'Avanti!: Realmente ho prodotto false fatture, per ottenere i 2.5 milioni di euro annui appena sufficienti per il gionale (...). Non è mia intenzione rinfacciarLe nulla, ma Lei mi diede la Sua parola che avremmo visto assieme Letta e Ghedini per riepilogare quanto da me fatto e quanto fosse ingiusta la loro avversione nei miei confronti. (...) Non voglio impietosirLa e francamente credo di non averne bisogno per ottenere il Suo aiuto. È necessario però, farLe presente che circa 4 mesi di latitanza e quanto riportato dalla stampa, sono stati sufficenti a: - bruciare anni di lavoro; - mettere in crisi la mia famiglia; - Farmi rompere con la mia storica fidanzata (8 anni ed un figlio); - Bruciare l'ambizione di fare politica e la mia immagine in società. Il tutto, solo per Tarantini (...). La prego di aver chiaro che si trata dell'escussione di un credito morale che sono convinto di avere. (...) Ho bisogno che: - Si trovi lavoro almeno ad alcuni di quelli (19) che lo hanno perso con l'Avanti! Si tratta di: - Mia moglie (3/4.000 euro/mese) giornalista; - Mia sorella: Laureata in psico pedagogia (2/3. 000 euro/mese); - Il mio ex autista, 2 ragionere, 1 giornalista. - Si restituiscano ad Angelo Capriotti (è in contatto con Suo fratello) 500.000$, da lui spesi a vuoto a Panama, dei quali mi ritiene forse anche giustamente responsabile (me ne interessai su pressione di Suo fratello e di Valentino). - Si paghi una società cinese (900.000 dollari),che mi ha fornito e sta contnuando a farlo, i servizi necessari alla definizione del piano di sfruttamento della mia concessione di taglio in Amazzonia, che ho in gran parte venduta, come Le dissi; -Si paghi lo studio di avvocati che si occuperà dell'arbitrato (mi hanno fatto un preventivo di circa 5.000.000,00 euro), per non perdere il saldo di 230 milioni di euro (dei 260 stipulati), che si è reso necessario,essendo stato io inadempiente per non aver potuto firmare, entro il termine concordato la voltura del piano e della concessione esecutiva di taglio e rimboschimento.
Il clamore della vicenda giudizziaria sta determinando un comprensibile, ma odioso ostracismo nei miei confronti. Nessuno vuole firmare nulla che mi riguarda e Purtroppo il presidente Lula (che si sta confermando un vero amico) non conta già quasi più nulla. (…) La prego di non "mollarmi", sarei rovinato.
Come procedere: Per lo studio legale e la società cinese, la prego di farmi sapere a chi fatturare (...); Per Capriotti, l'unico contatto ragionevole è tramite Suo fratello (al quale dice di essere molto legato) o Valentino, che lo conosce. La prego di farlo contattare al più presto, è inaffidabile ed avendo perduto a suo avviso l'affare della sua vita (le carceri a Panama), perchè io non me ne sono voluto interessare è pericoloso. (…) Tranne che le assunzione (per le quali La prego impegnarsi al massimo, ci tengo moltissimo e francamente non mi sembra possa rappresentare per Lei un grosso problema), si tratterebbe di un prestito. Assieme alla somma prima elencata (900.000$ + 500.000$ + 5.000.000 euro), ovviamente Le restituirò anche i 255.500 euro (residuo dei 500.000 affidatimi per Tarantini). Sarò in grado di restituirLe la somma con uno o più trasferimenti giustificabili da fatture o in varie trance da 500.000 euro in contanti in Italia o dove Lei vorrà. (…) Le ho fatto pervenire questa lettera sigilata, tramite Caselli, che essendo un parlamentare che va e viene dal Sud America, non desta sospetti e non è perquisibile. (…). Ne approfitto per augurarLe un Natale sereno (capisco che tra problemi, famiglia e fidanzate non sarà semplice, neppure per Lei, ma glielo auguro sinceramente) e un Nuovo Anno molto migliore di quello agli sgoccioli. Dopo i casini devono arrivare soddisfazioni proporzionali.
Lo scandalo alla Regione Lazio ci segnala lo squallore a tutti i livelli di una politica che è vissuta ormai come mestiere ben remunerato e non come servizio fornito alla cittadinanza.
Se i signori che siedono ancora in Parlamento - nominati dalle segreterie dei partiti - sull'onda dell'indignazione di un'opinione pubblica imbestialita si degneranno di modificare l'attuale legge elettorale restituendo agli elettori l'indicazione della preferenza, i cittadini potranno scegliere i loro candidati escludendo gli indegni a rappresentarli.
C'è da augurarsi che si riduca il numero degli elettori decisi a disertare le urne perché in tal modo darebbero ai votanti anche la loro delega a rappresentarli.
Mi sembra, infine, positivo l'ingresso in Parlamento di una quota rilevante di neofiti di m5s che, se non altro, avranno un merito: quello di lasciare fuori dal consesso un buon numero di vecchie cariatidi; così come vedo positivamente le primarie vere che si annunciano nell'area di centro-sinistra: produrranno un reale rinnovamento ai vertici di quel partito, in qualunque modo si concludano.
La politica non ha saputo riformarsi, come sarebbe stato auspicabile alla luce dei vergognosi scandali e malefatte denunciati aspramente dall'opinione pubblica.
C'è da augurarsi che siano i cittadini con il loro voto oculato e responsabile a fare il miracolo.
Immagino, sì! Immagino che fino a quando fioriranno nei partiti personaggi come Lusi, Belsito, Fiorito, Minetti; finché ci sarà qualcuno che, prestando la sua faccia, pronuncerà cinque sillabe in uno spot pubblicitario quadagnando milioni, non ci sarà speranza di futuro per milioni di persone normali in carne e ossa che si dedicano, o vogliono dedicarsi, con coerenza, ad un lavoro normale o alla Politica con la P maiuscola.
Che il Caimano sogni di acquisire al suo impero mediatico anche la piccola La7 è comprensibile e - dal punto di vista di un gran liberale (?), leader di un partito che si definisce liberale e moderato (?) - logico e ragionevole. Si tratta di una piccola emittente nazionale che vede crescere sensibilmente la sua audience e, di conseguenza, le entrate pubblicitarie; l'unica fuori dall'orbita d'influenza del padrone delle tv commerciali e tuttora controllore di quella di Stato.
La7 è l'emittente che, mantenendo un profilo equilibrato ed equidistante nel fornire informazione e approfondimenti, dà voce e spazio a movimenti, personalità e gruppi che restano esclusi dai grandi circuiti tradizionali.
Per l'uomo che non ama il dissenso, che mira ad espandere all'infinito la propria sfera d'influenza, che non ha saputo sfruttare la maggioranza bulgara che il porcellum gli aveva apparecchiato su un piatto d'argento, che deciderà se ricandidarsi o meno solo in funzione della legge elettorale vigente al momento di andare alle urne, una voce non allineata e spesso dissonante come La7 - specialmente se riesce a sfondare il cono d'ombra aprendo spazi alternativi di riflessione - rappresenta una ferita intollerabile da rimarginare al più presto. Ecco perché si accinge ad accaparrarsela direttamente o tramite docili prestanome.
Quello che rappresenta una gravissima anomalia per la nostra fragile democrazia è che quest'uomo, che ha fallito nel ventennale tentativo di ammodernare (?) il Paese, guidi ancora un partito che attende passivamente il suo oracolo e sembra pronto a seguirlo nella prossima avventura. Sembrano nani e ciechi guidati da un nano strabico.
Ma quello che fa più impressione è che un elettorato che si dichiara liberale e moderato si affidi ad un monopolista onnivoro e predone al fine di realizzare le cosiddette riforme liberali.
Il 16 maggio del 2009 pubblicavo un post dal titolo SUFFRAGIO UNIVERSALE: un pensiero mi arrovella! che invito a ri-leggere. In esso riflettevo sugli esiti non proprio esaltanti del suffragio universale, una grande conquista di democrazia che ha contribuito nel tempo a fossilizzare la democrazia stessa.
Per attivare il diritto di voto, dunque, oltre al raggiungimento della maggiore età, occorrerebbe dimostrare di essere cittadini maturi e consapevoli. Ciò potrebbe accertarsi attraverso una serie di test e prove facilitate per anziani e disabili. In mancanza di tali requisiti, si renderebbe necessario frequentare dei corsi gratuiti di formazione civica e socio-politica al termine dei quali rifare la prova.
Il certificato elettorale, rinnovabile ogni dieci anni previo superamento della prova, dovrebbe somigliare ad una sorta di patente a punti che attribuisca un peso differenziato al voto, da 1 a 10.
Un esame ben più impegnativo dovrebbero, a mio avviso, superare quanti si accingano a candidarsi ai vari livelli del Governo della Cosa Pubblica. Non solo dovrebbero dimostrare di conoscere gli ingranaggi strutturali del sistema ma anche sottoporre a verifica le specifiche competenze di cui siano in possesso.
Insomma, prima di dare il proprio voto, occorre che l'elettore consapevole sappia chi è il candidato, cosa ha fatto nella vita e cosa intenda fare una volta eletto.
Gli effetti della crisi finanziaria ed economica in Italia ci mostrano in tutta la loro plateale rilevanza le inadempienze di una classe politica predona e ottusa, che non ha saputo operare nell'interesse del Paese e ha pensato solo a perpetuarsi al potere lasciando marcire i problemi. Salvo poi, gettare la spugna e lasciare ai cosiddetti tecnici di fare il lavoro sporco.
E che quello dei tecnici sia stato un lavoro sporco è sotto gli occhi di tutti. Non sto qui ad indicare gli effetti gravemente recessivi dei loro provvedimenti; fior di economisti lo fanno puntualmente ogni giorno. Quello che è più grave è che milioni di cittadini, intere fasce sociali si sono impoverite pesantemente fino alla rinuncia drammatica a beni di prima necessità, fino alla fame e alla disperazione mentre una piccola ma significativa minoranza non sa come spendere il troppo denaro e non si fa scrupolo di sprecarlo in modo massiccio in beni e acquisti spudoratamente voluttuari.
Sono quelli che si allarmano se sentono parlare di prelievi sui grandi patrimoni e sui redditi milionari e non si curano se la loro riottosità contribuisca a buttare nel lastrico milioni di famiglie. Poi, magari, si meravigliano se i Tedeschi ed altre nazioni più fortunate si rifiutano di intervenire a favore dei paesi in difficoltà come il nostro. E non capiscono perché il 45% degli elettori intenda disertare le urne mentre crescono i consensi al movimento capeggiato da Beppe Grillo che della lotta aperta e senza quartiere alla partitocrazia ha fatto il suo cavallo di battaglia.
La rabbia dei cittadini contro questa classe politica è tale che in tanti, pur di allontanarla dalle leve del potere, sono pronti ad affidarsi ad un comico verboso e parolaio e ad una moltitudine di sconosciuti, presumibilmente onesti.
L'ho letto tutto d'un fiato, a dimostrazione della fluidità della scrittura, della mia dimestichezza con i temi sviluppati ma anche della necessità di non lasciarmi impaniare nelle sottili e suggestive volute fantastiche dell'assunto, che vuole dimostrare come i miti degli antichi continuino a vivere nel presente, spesso cristallizzati in moduli e formule attuali, mentre le mitologie attuali sarebbero fugaci ed effimere come meteore.
Dell'autore conoscevo la straordinaria erudizione, il gusto per la battuta salace e colta, l'eloquio forbito e, talora, involuto ma non sapevo che delle armoniose ridondanze del corpo femminile - appartenessero ad una dea dell'Olimpo o ad una creatura terrestre - Michele il dotto privilegiasse quelle posteriori, del lato B, come si dice con involontaria allusione alla facciata secondaria del vecchio 45 giri.
Perciò mostra di essere rimasto attratto, come milioni di comuni mortali dalle fattezze posteriori della Pippa regale che acquista notorietà fugace reggendo lo strascico nuziale della più fortunata (?) sorella Kate. Come mostra di apprezzare da sempre le belle forme deretane di Venere Callipigia, e le immagina anche quando la dea è per sempre fissata nel marmo in prospettiva frontale, e le indovina seguendo lo sguardo della dea che si osserva compiaciuta.
L'autore non disdegna, altresì, l'occasionale ricorso al turpiloquio che usa con eleganza, quasi giustificandolo data la prosaicità del tema trattato. Le sue scorribande tra il mito e la volgare quotidianità sono punteggiate di scintillanti e argute considerazioni che non risparmiano la politica e i suoi protagonisti contemporanei mostrandoci - se ce ne fosse bisogno - che il fantastico, il sogno e la cultura ci aiutano a evadere dal grigiore del presente consigliandoci di non prenderlo troppo sul serio.
Ma chi potrà impedire all'avvenente Pippa di rimanere fissata, per i secoli futuri, nel ruolo di damigella sculettante anche quando Filippa, divenuta frattanto cognata del re, sarà invecchiata grinzosa o sarà morta decrepita?
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P.S.: per i lettori non disposti ad acquistare Cantami, o mouse, il testo in .pdf è scaricabile free dalla rete (gli internauti adusi alla navigazione di frodo sapranno come e dove trovarlo). L'autore che, oltre all'immagine di Aurora, avrà ricercato e compulsato in rete ben altro materiale, non se ne adonterà.
Perché con tutte le loro pecche e pecore nere rappresentano l'unico baluardo di legalità contro la corruzione, la mafia e la malapolitica;
perché hanno avuto e hanno tuttora fulgidi esempi di abnegazione nella ricerca della verità e nella lotta alla criminalità organizzata;
perché una classe politica delegittimata tenta di delegittimarli mettendoli all'angolo;
perché in un Paese che rischia di diventare giungla, in cui il più forte e violento potrebbe costruirsi la sua ragione con la prevaricazione, occorre che venga sempre rispettato il principio che la Legge è uguale per tutti;
perché, sebbene ci sia chi a torto sostenga che il sospetto è l'anticamera della verità, non è accettabile che ci siano cittadini considerati al di sopra di ogni sospetto;
perché una giustizia che funzioni e applichi la Legge in tempi ragionevoli è una garanzia per tutti, specialmente per i più deboli;
perché non ci sono vie di mezzo: o si sta con la Legge e con gli uomini e le donne impegnati/e a farla rispettare o si sta con il malaffare, la corruzione, la protervia e l'illegalità diffusa che stanno devastando il Bel Paese.
L'iperbole montiana più verosimile della cagata bossiana d'agosto
La frase di Monti non è stata né diplomatica né opportuna, considerato che il suo governo dipende anche dai voti del cavaliere di Arcore. Ma l'iperbole adoperata dal Professore rappresenta plasticamente un'ipotesi realistica e verosimile. Nessuno di noi, infatti, ha dimenticato quei drammatici giorni e la scarsa considerazione di cui godevano l'Italia e il suo governo nel mondo.
Infelice anche l'uscita montiana, nell'intervista ad un giornale tedesco, sui parlamenti che devono essere educati dai governi; che ha fatto scattare il mondo politico tedesco in una denuncia unanime contro il presunto attacco alla democrazia, trovando echi anche in Italia, specialmente tra i deputati della destra.
Il parlamento dei nominati e, parzialmente, degli inquisiti e asserviti, si è rivoltato contro il premier. Il PDL, addirittura, ha levato gli scudi e i giavellotti per stigmatizzare l'onta grave subita dal proprio leader ipotizzando anche la possibile uscita dalla maggioranza e l'affossamento del governo dei tecnici.
Gli uomini e le donne del PDL, poverini/e, non ricordano le continue gaffes, sia gestuali che verbali, del loro leader al governo. Di tale entità e smisuratezza da riempire uno scaffale di biblioteca. Ma lui è fatto così, dicevano.
Io voglio ricordarne solo due: quando disse che per snellire i lavori delle camere basterebbe che ogni raggruppamento politico esprimesse un solo voto, quello del capogruppo, e quando ingiuriò i milioni di italiani che non votano per lui con l'appellativo di coglioni.
Né nell'uno né nell'altro caso i suoi scherani hanno avuto da ridire. Lui era fatto cosi!
Ieri, dopo mesi di travagliati a mia insaputa, è tornato alla ribalta il leader storico dei celto-padani, il vecchio compagno delle cene arcoriane del lunedì, con la sparata più grossa che va ad arricchire il suo notevole repertorio di cagate extragalattiche. Alessandro Manzoni, a suo dire, è stato in sostanza un traditore che ha lavorato per il re. Scrivendo, infatti, in italiano i suoi Promessi Sposi, ha contribuito alla formazione di una lingua italiana comune e di un comune sentire. Questa la sua grave colpa!
Tanto grossa la cagata che Tosi, un altro padano più a sud ha sentito il bisogno di puntualizzare che il suo vecchio capo deve aver preso un abbaglio, data l'eccezionale calura di questi giorni.
Io sostengo che i colpi di sole al vertice della celtica padania sono stati troppi, e non sempre frutto dei solleoni agostani.
Bossi dimentica che Manzoni e Verdi furono ferventi sostenitori dell'unificazione del Paese e lo dimostrarono in tutti i modi e in tutte le salse.
Lo stesso suo - si fa per dire - Va pensiero, scritto in perfetta lingua italiana, rappresentò nell'ottocento e per tutto il secolo scorso un vessillo sublime di italianità e amor di patria.
Forse Bossi dovrebbe leggere i versi di Marzo 1821 prima di dare della canaglia e traditore a Manzoni che, per sua fortuna, non poteva prevedere né immaginare - lui che conosceva Cattaneo e il suo pensiero - che sugli scranni del parlamento italiano un giorno si sarebbero assisi Bossi e la masnada che lo circonda.
Oggi, o forti, sui volti baleni Il furor delle menti segrete: Per l’Italia si pugna, vincete! Il suo fato sui brandi vi sta. O risorta per voi la vedremo Al convito de’ popoli assisa, O più serva, più vil, più derisa Sotto l’orrida verga starà. Oh giornate del nostro riscatto! Oh dolente per sempre colui Che da lunge, dal labbro d’altrui, Come un uomo straniero, le udrà! Che a’ suoi figli narrandole un giorno, Dovrà dir sospirando: io non c’era; Che la santa vittrice bandiera Salutata quel dì non avrà.
I Poveri: in tempo di guerra, carne da macello; in tempo di crisi, numeri contabili
Sembra che per far cassa il governo dei tecnici consideri la possibilità di tagliare la tredicesima mensilità a dipendenti e pensionati pubblici. Dopo aver aumentato imposte e accise, dopo essere intervenuto massicciamente e proditoriamente sulle pensioni, dopo una serie di tagli ad ampio spettro, l'esecutivo tecnico si accorge, ahimè, che il pil si riduce, le aziende chiudono, aumentano i disoccupati e il debito pubblico continua a crescere mentre lo spread raggiunge nuovi record per niente esaltanti.
Non ci voleva una laurea in economia nè una cattedra alla Bocconi per capire che i provvedimenti dei tecnici avrebbero ancor più depresso l'economia reale in una spirale micidiale e irreversibile. La cura da cavallo imposta alla Grecia, i massicci salassi subiti dalla Spagna abbiamo visto chiaramente dove portano. L'Italia segue a ruota e, continuando di questo passo, la sua sorte sembra segnata.
Occorre un cambio di passo deciso e coraggioso. I soldi vanno presi dove ci sono, e in abbondanza, e rimessi in circolazione a favore delle imprese e delle classi più deboli, e non delle banche. Solo rimettendo in circolazione liquidità, si può dare ossigeno indispensabile a quella che, finalmente, lo stesso Monti chiama economia reale.
Non è un caso che a contestare l'eventuale taglio delle tredicesime non siano stati per primi gli stessi interessati ma i rappresentanti delle categorie commerciali che si sono immediatamente resi conto che il provvedimento inciderebbe pesantemente su un settore già profondamente colpito dalla crisi.
Vorrei solo aggiungere che le tredicesime, sia quelle pubbliche che le private, sono soltanto un accantonamento annuo su stipendi e pensioni che viene aggiunto alla mensilità di dicembre, non un dono grazioso da parte dello Stato e dei datori di lavoro privati. Fanno parte integrante, cioè, dello stipendio e non sono, perciò, nella disponibilità del governo o di chiunque altro voglia appropriarsene.
Se è vero che il 10% della popolazione possiede il 50% della ricchezza del Paese, se è vero che i beni dello Stato corrispondono all'incirca all'ammontare del debito pubblico, è lì che un governo serio e amante dell'equità andrebbe a cercare risorse, oltre naturalmente a ridurre con equilibrio e oculatezza le voci di spesa. Accanirsi contro i poveri cristi, non solo è profondamente ingiusto ma, a pensarci bene, anche controproducente.
Deve dimettersi da consigliere regionale, e deve farlo in fretta - glielo impone senza mezzi termini niente di meno che il Segretario del partito, l'Angelino senza il Quid; se ne è accorta anche la Santanché che Nicole non è più idonea alla politica. Adesso che il Cavaliere ha avviato l'ultimo travestimento, indossando gli abiti dell'anziano politico casto e morigerato, ridisceso in campo per rilanciare la rivoluzione liberale e salvare il Paese dai Tecnici e dai comunisti, non c'è più spazio per le Minetti, le Olgettine, i bunga bunga e le lap dance.
Adesso si fa sul serio: gli italiani hanno bisogno di lui, della sua sesta discesa in campo e glielo chiedono con insistenza, in tutti i modi. E gli cantano, fino alla presentazione dell'inno del nuovo partito, meno male che Silvio c'è.
Ma siamo sicuri che basteranno le dimissioni di Nicole per tonificare Culo Flaccido?
Lei, intanto, resiste.
Starà contrattando un'onorevole buonuscita o perfezionando qualche arma segreta?
Il governo dei tecnici, condizionato da questi politici, ha offerto di sè una prova modesta e spesso controproducente. In tutti i suoi provvedimenti ha mostrato un atteggiamento da puro contabile che, nel tentativo di ridurre gli sprechi, ha tagliato servizi essenziali; allo scopo di far cassa, ha aumentato tasse, imposte e accise colpendo di preferenza i ceti più deboli e bisognosi di sostegno; ha continuato, un giorno sì e l'altro pure, a parlare di crescita senza avere un'idea, un modello di sviluppo per il Paese. Sembra aver agito con l'unico scopo di salvare le banche e mostrare numeri migliori all'Europa della Merkel, spesso senza neanche riuscirci, e portando l'economia reale in una condizione di gravissima recessione.
L'unico merito che gli si può, senz'altro, attribuire è quello di avere messo nell'angolo un personaggio da barzelletta, spernacchiato in tutti i consessi internazionali, mostrando all'estero finalmente il volto della serietà e della sobrietà. Salvo, però, avergli dato fiato con le scelte impopolari, spesso anche inadeguate, compiute.
Se a parlare di macelleria sociale nelle scelte del governo non sono i sindacati, i rossi comunisti o i cittadini tartassati, ma addirittura il vertice della Confindustria, i sobri tecnici se ne adombrano e tirano in ballo lo spread. Se gli industriali fanno intravedere la possibilità di ricorrere ad una patrimoniale che colpisca le grandi ricchezze consolidate, fanno finta di non sentire.
I politici, da parte loro, continuano a giocare a rimpiattino e, mentre annunciano una riforma costituzionale complessa e inattuabile, non riescono a produrre uno straccio di legge elettorale decente che ci porti alle urne in un clima sereno con programmi chiari per il futuro. Intanto quella che chiamano antipolitica cresce assieme alla rabbia e all'indignazione dei cittadini.
Avessi l'arte del vignettista, rappresenterei l'Italia attuale come una pecora impaurita e frastornata, tenuta strettamente per le zampe dai rappresentanti parlamentari di maggioranza e opposizione mentre i tecnici al governo, gelidi e disumani, la tosano a sangue, insensibili ai belati e ai lamenti. Essi, tutto sommato, stanno facendo il loro mestiere, impegnati come sono a risanare, con una certa coerenza, le finanze dello Stato e a tentare di riportarci nel gregge europeo. I pecorai, invece, mostrano la più insopportabile ipocrisia quando li invitano ad operare con delicatezza, senza fare male.
Nello stato in cui siamo sprofondati, risulta comprensibile la reazione rabbiosa di quanti strappano il certificato elettorale dichiarando di astenersi dal voto alle prossime politiche; comprensibile appare anche l'insistenza di molti nel richiedere alle maschere dei politici di lungo corso di uscire dalla scena lasciando il campo a nuovi soggetti; giustificato sembra, altresì, l'improvviso e incredibile exploit della formazione capitanata da un personaggio discutibile come Grillo. Meno comprensibile sembra, invece, l'astioso attacco al governo tecnico per le scelte impopolari che è costretto a fare. Ancora meno comprensibile e, direi, inspiegabile, l'atteggiamento di quanti - e non sono pochi - auspicano il ritorno in pista del campione dello sfascio; di colui che ha promesso da decenni la rivoluzione liberale e le grandi riforme mai attuate; ha usato il potere e le istituzioni con istinto predatorio a fini esclusivamente privati.
E a quella cantante italiana che invitava gli elettori a provarlo, tanto se non ci convince possiamo sempre cacciarlo a calci in culo, chiederei se il tempo di quel calcio, anche da parte sua, non sia venuto da lunga pezza.